Geronzi sotto accusa per estorsione. La difesa: processo a Milano o Roma

Caso Parmalat, il banchiere è indagato per l’operazione Eurolat

PARMA - Cesare Geronzi finisce sott’accusa anche per estorsione aggravata nel processo - in fase di udienza preliminare - sulla vendita di Eurolat effettuata da Cirio alla Parmalat nel 1999. Ieri, la Procura di Parma ha deciso di contestare all’allora numero uno della Banca di Roma e oggi presidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca anche questo reato oltre a quello di concorso in bancarotta fraudolenta.

Gli stessi capi d’imputazione sono stati contestati all’ex numero uno di Cirio, Sergio Cragnotti e a un ex manager della multinazionale laziale, Riccardo Bianchini Riccardi. Secondo la Procura, se da un lato Calisto Tanzi è stato vittima dell’estorsione posta in atto da Geronzi e Cragnotti in relazione alla vendita di Eurolat, dall’altro l’ex patron Parmalat aveva i margini di volontà per rifiutare un acquisto che sarebbe ricaduto sui creditori.
Immediata la reazione della difesa di Geronzi che ha chiesto di rimettere gli atti alla Procura e spostare il procedimento Eurolat in un’altra sede: Milano o Roma. L’avvocato di Geronzi, Ennio Savo Amodio, ha sostenuto che il pm di Parma Paola Reggiani non ha rispettato l’ordinanza del gup Roberto Spanò (nella quale si chiedeva una modifica del capo di imputazione), e che quindi inserendo un secondo reato c’è bisogno di tornare alla fase di indagini, con una nuova eventuale richiesta di rinvio a giudizio. «L’estorsione poi - ha concluso Amodio - non ha alcun fondamento. Le dichiarazioni di Fausto Tonna (ex direttore finanziario Parmalat, ndr) in relazione alle asserite pressioni esercitate sulla Parmalat sono smentite dallo stesso Tanzi». Di fronte alla nuova formulazione della Procura, il gup Spanò si è riservato fino a domani mattina prima di prendere una decisione.