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24 settembre 2008

Rassegna stampa

Mercoledì 24 settembre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "Riso sempre amaro. L’Italia piange la crisi del chicco" – di Jenner Meletti – pag. 25

La Repubblica – "Mutui, le banche non fanno sconti, costa caro ridurre la rata di 100 euro" – di Rosa Serrano – pag. 35

La Repubblica Torino e Prov. – "Bus spia nelle corsie riservate Gtt" – di Diego Longhin, Stefano Parola – pag. I-II-III

La Stampa – "Nella rete Lehman 100 mila risparmiatori" – di Gianluca Poalucci – pag. 26

La Stampa – "In breve" ( Risparmio tradito. Stock: sui T – bond proposte inadeguate) – pag. 27

La Stampa Torino e Prov. – "Ovvietà sul caro libri" – di Ulisse Jacomuzzi – pag. 47-56

La Stampa Torino e Prov – "Specchio dei tempi" ( L’Eni non c’è) – pag. 51

La Stampa Torino e Prov – "La Cgil in corteo contro il caro vita" – di M. Cas. – pag. 59

Free Press

Leggo – "Telecom, stop al sovrapprezzo" – pag. 2

Metro – "Latte avvelenato, controlli a tappeto" – pag. 4

Internet

HelpConsumatori.it – "10 regole etiche per l’agente immobiliare a tutela del cliente" –

HelpConsumatori.it – "Istat: vendite al dettaglio in ripresa a luglio con più 2,1% rispetto al 2007" –

La Repubblica

Pag. 25

Riso sempre amaro. L’Italia piange la crisi del chicco

(Jenner Meletti)

Le disgrazie non sono finite. «Ad agosto ci sono state grandinate e trombe d´aria e negli ultimi giorni è arrivato il "brusone": Pjricularia orizae, il fungo che attacca il riso e impedisce la maturazione». Il brusone è il killer delle risaie: attacca la spiga, la stringe in un anello e la strozza. «Solo per colpa di questo fungo alcune aziende perderanno il 30% del raccolto, il calo medio sarà di almeno il 15%. Tutto questo nell´anno in cui, grazie al rialzo dei prezzi nel mercato mondiale, anche qui si sperava di fare finalmente buoni affari». Facce scure anche alla cascina Venerìa, dove nel 1949 è stato girato il film "Riso amaro", con Silvana Mangano e Vittorio Gassman. «La grandine - dice Carlo Sesia, il perito agrario dell´azienda - ha distrutto il 100% dell´Indica, un riso che basta toccarlo e cade a terra, e almeno il 50% dello Japonica». La Casa dell´Agricoltore, in piazza Zumaglini, è la capitale del riso italiano. Stanno tutti assieme, nello stesso palazzo, L´Unione Agricoltori di Vercelli e Biella, la Coldiretti, l´Ente Risi. A piano terra c´è la sala borsa, la Wall Street del riso che ogni martedì e venerdì, dalle 8 alle 13, fissa il prezzo dell´Arborio e dei suoi fratelli. Decine di mediatori con strette di mano e pacche sulle spalle cercano di sopravvivere in un mercato globale dove migliaia di tonnellate di riso si acquistano con un clic sul computer. I produttori di riso non sono "una" ma "la" ricchezza di Vercelli e il palazzo costruito nel Ventennio racconta a tutti la loro potenza. Davanti all´ufficio di Quirino Barone, presidente dell´Unione agricoltori, la Confagricoltura locale, c´è il busto del fondatore dell´associazione, "Senator Marchese Ing. Vincenzo Ricci". «Cinquant´anni fa - dice - anch´io sarei stato chiamato "Sciur parun da li beli braghi bianchi", signor padrone dalle belle braghe bianche. Un agrario, insomma, conosciuto in mezzo mondo grazie al film di Giuseppe De Santis. Io non amo il revisionismo immotivato e non voglio difendere a tutti i costi gli agrari del passato. Conosco tutte le canzoni delle mondine, che raccontano la fatica vera e la miseria di quegli anni. Ma, anche in Riso amaro, si scopre che qui è stato costruito lo Stato sociale. Per le mondine c´erano il medico e l´infermeria, i dormitori, le docce, i bagni? Tutto questo in un´Italia dove il lavoro era duro ovunque. Nel "contratto di monda" del 1907 sono state decise per la prima volta le 8 ore. Erano immigrate a tempo, le mondine, ed avevano un contratto che stabiliva anche il menù della mensa». Grandine e brusone a parte, il presidente degli agrari (600 aziende con 80.000 ettari, produzione di 600.000 quintali di riso) resta ottimista. «La riforma radicale del mercato europeo ci ha costretto al confronto con il mercato mondiale. Prima, se non vendevi, portavi il riso allo stoccaggio, siamo arrivati anche a 7 milioni di quintali. Così ci veniva garantito un reddito minimo. La fine di questo regime ci ha costretto ad abbassare i prezzi, per resistere alla concorrenza americana e asiatica. Poi, in primavera, c´è stato il miracolo. In tante parti del mondo si sono accorti del valore del cibo: non più solo una merce, ma un prodotto che serve a sfamare miliardi di persone. Anche in Italia si è capito che il cibo non può essere usato per riempire i serbatoi delle auto. I prezzi sono aumentati e noi stiamo vedendo la luce. Dal 2000 al 2003 il riso ci era stato pagato una miseria, anche 15 euro al quintale, ma il consumatore non se n´è accorto perché ha sempre speso almeno un euro al chilo. Quest´anno speriamo che il prezzo arrivi almeno a 45 euro, lo stesso che abbiamo ottenuto con le ultime partite del 2007». Tutto è cambiato, nelle campagne vercellesi. Le piccole risaie sono scomparse, per lasciare spazio ad immense distese di riso. A metà degli anni ?80 è arrivata la livellatrice laser, che spiana perfettamente il terreno, così ogni pianta di riso può ricevere l´acqua che le serve. La Coldiretti, fra Vercelli e Brescia, conta 4.000 coltivatori, azienda media di 25 ettari, produzione di 500.000 quintali di riso. «Come in gran parte dell´agroalimentare - dice il direttore, Domenico Pautasso - anche qui siamo penalizzati da una filiera troppo lunga. E questo è assurdo per un prodotto che non deperisce in fretta: il riso vive a lungo, non è che se non lo vendi oggi domani devi buttarlo. Il consumatore deve sapere che se per il riso spende 100, il 17 - 18% va al produttore, il 22 - 23% all´industria e il resto alla grande distribuzione. Noi produttori sappiamo quanto spendiamo e non sappiamo quanto potremo incassare. L´anno scorso, ad esempio, un quintale di urea, il concime azotato, costava 34 euro. Quest´anno ne costa 56. La produzione di riso 2007, subito dopo il raccolto, è stata venduta a 18 - 20 euro. A fine anno è salita a 28 euro e le ultime partite sono state vendute a 40 - 50, un prezzo altissimo. Fare previsioni sui prezzi 2008 è quasi impossibile: è come giocare in borsa. E in più, in questo mercato in altalena, resistono le figure dei mediatori, che riescono a mettere mano su quasi tutto il nostro riso. Noi della Coldiretti, assieme all´associazione degli agricoltori, vogliamo sederci a un tavolo con l´industria e anche con la grande distribuzione. I mediatori sono figure del passato e nel passato debbono restare». Anche con la nuova Pac (Politica agricola comune) la risicoltura, come tutto il resto, è ampiamente assistita. Un´azienda di 25 ettari riceve 22.000 euro all´anno, con 100 ettari si arriva a 100.000 euro. Le grandi aziende di 1000 ettari portano a casa 1 milione di euro, esentasse. «Noi proponiamo - dice Domenico Pautasso - che sopra una certa cifra si facciano delle trattenute e i soldi vengano usati per costruire ciò che serve ai coltivatori, come risiere o impianti di stoccaggio. I contributi Pac debbono creare reddito, non rendita». La cascina Venerìa - ai tempi di "Riso amaro" era della famiglia Agnelli, ora appartiene al gruppo Saiagricola - è ancora un´azienda modello, ma è come un nano vestito con gli abiti di un gigante. «Lavoravano qui - dice Carlo Sesia, il responsabile tecnico - 150 operai fissi e fra le 600 e le 800 mondine. Ora siamo 18 in tutto, più qualche mondina cinese che lavora nelle camere del riso da semina». Dal produttore al consumatore, con risaia, essiccatoio, macchine per selezione e impacchettamento e anche lo spaccio aziendale. Ma tutti gli impianti usano una parte minima di questo che era un paese, con la chiesa, il parroco, l´asilo e la scuola elementare, il caseificio, il macello, il negozio di alimentari. C´è ancora il cimitero, ormai abbandonato. Le Silvana Mangano arrivate dalla Cina oggi vorrebbero lavorare di più, non le 204 ore al mese previste dal contratto, straordinari compresi, con una busta paga di 1800 - 1900 euro. «Ogni tanto - dice Carlo Sesia - arriva un pullman con le mondine di una volta. Vengono con figli e nipoti, a fare vedere dove lavoravano da ragazze». Nell´ultimo pullman c´erano le mondine di Nonantola, con il loro coro. «Sciur parun dali beli braghi bianchi?».

La Repubblica

Pag. 35

Mutui, le banche non fanno sconti, costa caro ridurre la rata di 100 euro

(Rosa Serrano)

ROMA - Tagliare la rata di 100 euro al mese non è più un problema. Le banche rinegoziano il mutuo, alleggeriscono la spesa mensile e allungano la durata del contratto. Il taglio è dunque assicurato, così come voleva il Tesoro che ha sottoscritto un accordo con l´Abi. Dal primo gennaio chi ha un mutuo a tasso variabile "tarato" sul bilancio familiare è dunque salvo, non più strozzato dalle rate, perché con quell´accordo è come se il tempo si fosse fermato. Per i mutui stipulati prima del 2007 si prenderà in considerazione la media dei tassi pagati nel 2006. Per i finanziamenti sottoscritti dopo il 31 dicembre 2006, la nuova rata sarà pari alla prima pagata. I nuovi tassi e le relative rate rimarranno "inchiodati". Quello che c´è da pagare di più (ma anche di meno se i tassi scendessero), va invece a finire in un altro conto. Ed è proprio quel conto che fa la differenza, perché lo spread applicato e il metodo di calcolo degli interessi fa aumentare o diminuire il numero delle rate come un elastico. Dunque se l´accordo Abi-Tesoro sembra garantire a tutti un risparmio immediato di 100 euro, il costo finale cambierà in base alle condizioni che gli istituti di credito applicheranno sul conto accessorio. E secondo Progetica, che ha elaborato uno studio per Repubblica, le banche medie e piccole si stanno comportando meglio dei grandi istituti. Per capirlo bisogna partire dall´accordo Abi-Tesoro là dove stabilisce che sul conto accessorio (dove va la differenza tra nuova e vecchia rata) verranno addebitati gli interessi annui calcolati sulla base dell´Irs a 10 anni (cioè il parametro che serve per determinare i mutui a tasso fisso), alla data della rinegoziazione, maggiorabile fino a un massimo di uno spread dello 0,50 per cento. Dunque la convenzione parla di "massimo", il che significa che le banche hanno la possibilità di offrire condizioni migliori: scendere sotto quello 0,5 per cento e soprattutto abolire la capitalizzazione degli interessi. E la differenza si vede. Su un mutuo trentennale a tasso variabile di 100mila euro stipulato nel novembre 2005, applicando l´accordo senza agevolazioni e in uno scenario di tendenziale stabilità dei tassi, il mutuo si allunga di 75 mesi. Con l´eliminazione dello spread nel calcolo del tasso d´interesse da applicare al conto corrente di appoggio, la durata aggiuntiva risulta di 68 rate. «Miglioramenti decisamente più alti - spiega Egidio Vacchini, amministratore delegato di Progetica - risultano con l´abolizione della capitalizzazione degli interessi sul conto corrente di appoggio». In questo caso le rate si riducono a 55. Meglio ancora ha fatto la Banca di Credito commerciale di Cremeno, che con uno spread a 0,35 per cento e nessuna capitalizzazione sugli interessi fa scendere le rate a 54. Il mutuo dell´esempio dunque alla fine costerà 57mila euro nelle banche che non fanno "sconti" sull´accordo, 43mila al Credito commerciale di Cremeno. Una bella differenza.

La RepubblicaTorino e Prov.

Pag. I-II-III

Bus spia nelle corsie riservate Gtt

Stop alle auto che viaggiano sulle corsie riservate ai mezzi pubblici. Dal 1 ottobre partirà, in fase sperimentale, un progetto di controllo delle corsie riservate Gtt attraverso le telecamere installate sugli autobus con l´obiettivo di disincentivare l´utilizzo improprio delle carreggiate riservate ai mezzi pubblici. Tutte le corsie soggette a monitoraggio saranno segnalate con cartelli che riporteranno la scritta "corsia controllata con telecamere". I mezzi pubblici su cui sono state installate le telecamere sono, al momento, 165. Per motivi di sicurezza, l´autista abilitato attiva la telecamera premendo un pulsante, solo quando il veicolo è bloccato. Scettico il Garante della privacy Franco Pizzetti che chiederà spiegazioni a Gtt: «Si sta esagerando con la videosorveglianza. Giusto punire chi viola le regole ma qui si sta pagando un prezzo altissimo. Il personale deve inquadrare solo la targa e va istruito. Bisogna scegliere bene anche chi conserverà e controllerà i filmati».

Corsie gialle, arrivano i bus-spia

(Diego Longhin)

Non ci sarà più scampo per i furbetti che usano le corsie riservate ai mezzi pubblici. Gli automobilisti non dovranno temere il civich di turno all´incrocio, ma l´autista-vigile che colpisce alle spalle. Gli addetti di Gtt dal primo ottobre, oltre al clacson, avranno un´arma in più per convincere i torinesi a non oltrepassare le strisce gialle e a piazzarsi davanti ai bus, rallentandone la marcia. Una telecamera che, una volta attivata, registra l´infrazione senza possibilità di appello. E passato qualche giorno, tempo di scaricare i filmati e di verificare se il mezzo non è autorizzato a percorrere le corsie preferenziali, il verbale arriva direttamente nella buca delle lettere. Una multa salata: 74 euro. Torino è la prima città in Italia che ha deciso di usare gli occhi al silicio per pinzare gli indisciplinati delle vie riservate ai bus. Scopo? Cercare di ridurre i mezzi privati che circolano nelle corsie per aumentare la velocità commerciale dei mezzi pubblici. «Chi pensa che l´obiettivo sia quello di fare cassa sbaglia - spiegano Maria Grazia Sestero, assessore alla Viabilità del Comune, e il collega alla Polizia Municipale, Beppe Borgogno - le telecamere entrano in funzione solo quando le auto rappresentano un intralcio vero per i bus, causando ritardi». Le telecamere non sono sempre accese, ma riprendono solo quando l´autista decide di accenderle, a veicolo fermo per motivi di sicurezza. Gli addetti, per ogni registrazione, annotano su un apposito modulo la via, il numero civico e l´ora dell´infrazione. Verranno quindi filmate solo le auto che intralciano in fermata e ai semafori. Non solo. Se l´auto deve imboccare per forza la via riservata ai mezzi pubblici, causa macchine in seconda fila, allora verranno ripresi e multati i veicoli che intralciano la normale circolazione, costringendo gli altri a prendere la corsia preferenziale. Il servizio di controllo sarà sperimentale e segnalato con appositi cartelli all´inizio delle vie riservate. Si inizierà con corso Duca degli Abruzzi, tra largo Orbassano e corso Einaudi, corso Vittorio Emanuele, tra piazza Adriano e corso Massimo d´Azeglio, corso Einaudi, tra corso Duca degli Abruzzi e corso Re Umberto, via Vanchiglia, tra corso Regina Margherita e corso San Maurizio, via Accademia Albertina, tra via Mazzini e corso Vittorio Emanuele. Al termine dei lavori si accenderanno le telecamere anche sui bus in via Cernaia, tra corso Galileo Ferraris e porta Susa. Al momento saranno 165 i bus dotati di occhi elettronici con una spesa di circa 247 mila euro. Circa 1.500 euro ad impianto. Il filmato della targa del veicolo che intralcia il mezzo pubblico viene registrato sul computer di bordo e scaricato da personale specializzato una volta che il bus entra in deposito. Solo in un secondo momento vengono visionate le immagini, con il supporto della polizia municipale e di 5T. Se il mezzo non ha il permesso per passare parte il verbale. L´obiettivo di Gtt è quello di estendere il controllo: «Uno dei fattori che produce disguidi e disservizi - dice l´amministratore delegato di Gtt, Tommaso Panero - sono le auto che invadono le corsie. Ad ogni fermata ed incrocio si perdono minuti preziosi. Siamo convinti che le telecamere possano rappresentare un deterrente importante».

"Qui si sta esagerando con la videosorveglianza"

(Stefano Parola)

«Chiederemo informazioni e chiarimenti sul meccanismo di funzionamento di tutto il sistema». L´idea degli "autisti-vigili" fa storcere il naso al Garante per la privacy, Franco Pizzetti, che è anche ordinario di diritto costituzionale all´Università di Torino.

Professor Pizzetti, cosa ne pensa di questa novità?

«Per noi è fondamentale avere informazioni adeguate sulle modalità con le quali le riprese vengono fatte, su chi sono le persone che le visionano - perché devono essere strutture della polizia municipale - e che siano rispettate le regole basilari sulla privacy».

Quali?

«La telecamera deve inquadrare solo la targa del veicolo e non le persone a bordo. Banalizzando, bisogna evitare che l´autista possa mettersi a fotografare una bella ragazza che passa per strada. Poi bisogna escludere in ogni modo che si possa fare un uso personale delle riprese o che gli stessi autisti ne prendano visione».

E una volte che le immagini sono state acquisite?

«Occorre valutare in che luogo sono conservati i filmati, chi li tiene in custodia e dopo quanto tempo vengono distrutti. Insomma, c´è tutto un lavoro per fare in modo che questo controllo video non si traduca in un ulteriore invasivo provvedimento contro quel minimo di libertà e di vivibilità della città».

È corretto a livello legale che sia l´autista a rilevare una violazione?

«Sì, l´importante è che sia fatta una formazione completa, cioè che non riguardi solo l´uso strumentale del dispositivo ma anche gli aspetti giuridici ed etici. Può sembrare strano, ma è meglio che si usi questo strumento solo di fronte a un´ipotetica infrazione piuttosto che ci sia una ripresa video 24 ore su 24, perché in questo caso il controllo sarebbe troppo pervasivo».

Come garante della privacy interverrà in qualche modo?

«Quando avremo dal Comune e dal Gtt tutte le delucidazioni necessarie, faremo una valutazione ponderata e valuteremo se assumere iniziative».

Siamo di fronte all´ennesimo tentativo di videosorvegliare la vita delle persone?

«Guardo con grande preoccupazione questo aumentare di controlli finalizzati al rispetto delle norme. È apprezzabilissimo il voler punire chi viola le regole. Ma a mio giudizio il prezzo che stiamo pagando è altissimo, direi anche eccessivo. Soprattutto quando si tratta di problemi di traffico e non c´è di mezzo la sicurezza delle persone».

"Apparecchi invisibili per evitare ritorsioni"

(Stefano Parola)

Basterà un "clic" e l´autista dell´autobus si farà giustizia da solo degli usurpatori di corsie preferenziali. Ai sindacati l´idea piace, anche se è necessario qualche piccolo accorgimento, come spiega Danilo Bonucci, funzionario della Filt-Cgil per il Gruppo torinese trasporti.

Bonucci, ora l´autista diventa anche un videoperatore. Che cosa ne pensa il sindacato?

«Abbiamo già affrontato questa discussione con l´azienda qualche mese fa e abbiamo dato il nostro benestare. Abbiamo dato l´avallo soprattutto per una questione politica: un maggiore controllo delle auto nelle corsie preferenziali rientrava nelle nostre richieste, perché è l´unico modo per migliorare i tempi di percorrenza e, di conseguenza, per rendere più efficiente tutto il servizio».

Come funzionerà?

«Le telecamere verranno installate su alcune linee specifiche in maniera da essere invisibili alla cittadinanza, cioè non ci sarà scritto nulla. L´autista, quando sarà fermo al semaforo su una corsia preferenziale e avrà una vettura davanti, dovrà semplicemente premere un pulsante per immortalarne la targa».

Perché è importante che il dispositivo non venga notato dall´esterno?

«È l´unica cosa che abbiamo richiesto in particolare, perché non vogliamo che l´autista venga vessato o preso di mira con azioni violente. E l´azienda ci ha garantito che non sarà possibile capire se su un autobus c´è o no questa telecamera. Ora però vediamo come funziona l´applicazione vera e propria».

Tutti i conducenti andranno a caccia di automobilisti distratti?

«Dato che per il momento si tratta solo di una sperimentazione, soltanto pochi di loro verranno coinvolti, tutto personale volontario, in modo che non si creino problemi tra le maestranze e che nessuno venga costretto a farlo contro la propria volontà. Anche perché è previsto un piccolo corso di formazione».

Sono previste delle integrazioni economiche i conducenti che aderiscono?

«Nessun incentivo. Si tratta di un punto che è parte di un pacchetto generale di accordi. Non lo abbiamo ancora siglato, perché stiamo discutendo la questione del contratto integrativo, però abbiamo dato un avallo di massima».

Questo ruolo di "controllori del traffico" non va oltre ai semplici compiti che spettano a chi guida gli autobus?

«In realtà è un compito quasi irrilevante per l´autista: si tratta solo di schiacciare un pulsante».

LA STAMPA

Pag. 26

Nella rete Lehman 100 mila risparmiatori

(Gianluca Paolucci)

Un numero certo e attendibile potrebbe uscire già oggi, quando al ministero dell’Economia si vedranno per la seconda volta i rappresentanti di Bankitalia, Isvap e Consob. Le stime parlano di circa 100 mila risparmiatori italiani coinvolti nel crac Lehman, la maggior parte dei quali con polizze index linked con sottostante titoli della banca americana. A questi andrebbero poi aggiunti coloro che hanno comprato bond emessi da veicoli Lehman, che fino al sabato precedente figuravano nell’elenco dei titoli a basso rischio di Pattichiari: sarebbero alcune migliaia, ma anche in questo per avere un numero attendibile del fenomeno sarà necessario aspettare oggi, al termine della riunione al ministero. Numeri ancora più elevati ma poco significati si raggiungono se si sommano a questi anche i sottoscrittori di fondi con quote di Lehman. In questo caso sono già arrivate le precisazioni e le rassicurazioni di Assogestioni sulla scarsa indicenza del fenomeno. Il numero di 100 mila è lo stesso del crac Parmalat ma si tratta di due casi molto diversi, precisano le fonti interpellate da La Stampa, tra i quali fare un parallelismo è quantomeno fuorviante data la diversità degli strumenti finanziari e dei soggetti coinvolti. Le associazioni dei consumatori parlano di circa 40 mila, ma il conteggio appare decisamente sottostimato anche solo in virtù della considerazione che Mediolanum (10500 clienti) e Unipol (8500) ne fanno da sole quasi la metà. A indicare un numero tra 70 mila e 100 mila risparmiatori solo per quanto riguarda le polizze assicurative è invece Marcella Frati di Nmg Financial services, che ricorda come, oltre a Unipol e Mediolanum, polizze con sottostante Lehman sono state vendute in quantità dalle reti bancarie attraverso gli accordi di bancassicurazione. È il caso della ex Capitalia (ora Unicredit) con Cnp Capitalia Vita e delle banche di credito cooperativo con Bcc Vita e Assimoco. A fare il punto sui priflessi per le compagnie ci ha provato ieri l’Ania, secondo la quale l’esposizione delle assicurazioni italiane verso le obbligazioni Lehman Brothers potrebbe ammontare a 1,5 miliardi di euro. Una cifra tale da non compromettere la tenuta del sistema ma che merita comunque attenzione, tanto che l’Ania ha dedicato parte del Comitato esecutivo dell’associazione riunitosi ieri a Milano a valutare la possibile risposta da dare agli assicurati per coprirne eventuali perdite. Dalla riunione - cui ha partecipato anche il presidente dell’Isvap, Giancarlo Giannini, che in questi giorni ha raccolto informazioni sull’esposizione - non sembra essere emersa una posizione unica, «di sistema». Le singole assicurazioni propenderebbero infatti a muoversi autonomamente per tutelare i propri assicurati esposti sul modello di quando già annunciato da Unipol e promesso da Mediolanum. Nel frattempo, lo spacchettamento delle attività internazionali di Lehman Brothers prosegue imperterrito. In evidenza la giapponese Nomura, che ieri ha rilevato le attività nelle regioni dell’Asia e del Pacifico per 225 milioni di dollari e oggi ha annunciato l’acquisto del business europeo e mediorientale, all’interno del quale rientrano anche gli uffici di Lehman a Roma e Milano. Al momento, ha spiegato Nomura, tutte le attività europee sono «sotto revisione», quindi anche quelle italiane nel campo dell’investment banking e dell’equity. Prima del crack di Lehman Brothers, nelle sedi di Milano e Roma erano impiegate circa 140 persone, e la banca giapponese spera che la maggior parte del personale attualmente in servizio voglia rimanere.

LA STAMPA

Pag. 27

In breve

Risparmio tradito. Stock: sui T-bond proposte inadeguate

«La proposta di ristrutturazione del debito argentino elaborata da alcune banche d’affari internazionali e presentata al governo di Buenos Aires sembra peggiorativa rispetto a i termini dell’offerta di scambio del 2005». Lo dice Nicola Stock, presidente della Tfa che rappresenta gli interessi degli obbligazionisti individuali italiani.

LA STAMPATorino e Prov.

Pag. 47-56

Ovvietà sul caro libri

(Ulisse Jacomuzzi) (*)

Ho letto su «La Stampa» di domenica l’intervista al libraio Claudio Aicardi sui libri di testo, dal titolo: «La vera colpa è degli editori». Che la colpa – dei costi - sia degli editori è diventata una banale ovvietà, tant’è che ormai è affermazione che non richiede prove a sostegno, è un assioma, un principio primo: nessuno si sognerebbe mai di andare a vedere, a studiare, come nasce un libro scolastico. Ma poiché faccio parte della mai abbastanza vituperata razza degli editori, con l’aggravante dell’attributo «scolastico», ho avuto di che meditare, pensando alla mia attività e a quella di chi lavora con me. Vorrei fare un esempio. Abbiamo pubblicato un corso di Storia per le scuole medie; il primo volume è di pagine 436 a quattro colori (quale ragazzo ormai studierebbe su un libro in bianco e nero?) più un testo allegato della preziosa Educazione Civica di 180 pagine a quattro colori. A quest'opera hanno lavorato per tre anni tre autori, poi un redattore per circa 2000 ore di lavoro, poi iconografi, consulenti (l'opera va testata con dei docenti per vedere e mettere in prova le caratteristiche didattiche, i laboratori, la scansione degli argomenti, il linguaggio in relazione all'età degli studenti). Poi ancora impaginatori e infine, naturalmente, carta, stampa e legatura. Ora, senza alcuna vena polemica, ma anzi ponendomi seriamente il problema, mi piacerebbe capire quale potrebbe essere il prezzo "giusto" di tale volume e di tanta mole di lavoro, per non definirlo "caro". Oggi costa 21,00 euro, cioè circa come la classica pizza+birra+caffè o tre ingressi al cinema. E’ troppo? E’ terribilmente caro? Se si, questo scardina completamente la mia scala di valori, e cominciano a mancarmi i punti di riferimento. E’ troppo davvero che tanto lavoro, intellettuale e pratico, questa ricchezza non solo informativa ma anche formativa (e c’è una bella differenza tra "informare" e "formare"!) si risolva in un prezzo di Euro 21,00? Ma è troppo rispetto a che cosa? Quali sono gli elementi di confronto per esprimere questo giudizio, quali le priorità? Mi viene il sospetto – ma sono pronto a respingerlo, nel caso – che sia "comunque" troppo, e che l’assioma di cui parlavo prima abbia comunque la meglio: il libro di scuola è, per definizione, "troppo" caro, indipendentemente dal suo valore per la formazione e la crescita culturale, a prescindere dalla ricchezza dei suoi contenuti e della sua utilità, senza tenere conto di quanto lavoro e quanta ricerca vi sono raccolti. Mi rendo conto che, un libro sull’altro la spesa può essere talvolta pesante per la famiglia: è una questione che va affrontata, della quale però non possono farsi carico solo gli editori. Pensiamoci, impegniamoci, riflettiamo, ma al di là del luogo comune e del passa parola. E conserviamo al libro, e a chi lavora per il libro, la sua dignità. Evitiamo anche, se possibile, che per i nostri ragazzi questo bene prezioso abbia un’unica dimensione, e si risolva nella ripetizione di un ebete mantra: "Il libro? Troppo caro".

(*) Amministratore Delegato della S.E.I. Società Editrice Internazionale

LA STAMPATorino e Prov.

Pag. 51

Specchio dei tempi

L’Eni non c’è

Un lettore scrive:

«Altro che scegli Eni, sempre a disposizione 24 ore su 24 come dice la pubblicità! Vogliamo segnalare quanto ci sta capitando. Il 18 luglio abbiamo presentato domanda per un nuovo impianto gas per il riscaldamento di una casa bifamiliare, abitata tra gli altri da una persona quasi novantenne. «Due mesi dopo, pure avendo seguito correttamente la procedura (sopralluogo, accettazione del preventivo), siamo tuttora in attesa del primo appuntamento per l’avvio dei lavori necessari per la successiva installazione del contatore. «Ai solleciti al numero verde e allo sportello preposto ci sentiamo rispondere che c’è un problema nei computer (a Roma), che impedisce persino di prevedere quando si sbloccherà la situazione. Il freddo è alle porte, l’impianto a gasolio è rotto e volevamo passare al gas in quanto fonte di energia più pulita. Qualcuno ci può rispondere?».

LA STAMPATorino e Prov.

Pag. 59

La Cgil in corteo contro il caro vita

(M. Cas.)

Un drago gigantesco verde e rosso che si mangia i 326 euro che quest’anno non saranno restituiti con il fiscal drag a ogni cittadino. E poi una bottiglia di latte alta due metri con scritto il rincaro del 12% che c’è stato nel giro di un anno con accanto uno sfilatino aumentato del 16, un rigatone salito del 26, una fettina cresciuta del 5. Così sarà - colorata e piena di simboli di facile lettura -la manifestazione organizzata per sabato pomeriggio dalla Cgil che a Torino ha scelto di fare un corteo - da piazza Vittorio a piazza Castello - mentre nel resto del paese ci saranno per lo più presidi. L’obiettivo è coinvolgere i cittadini nella protesta contro le politiche del governo in materia di prezzi, fisco, diritti, scuola. Il pezzo di corteo della scuola sarà aperto da uno striscione con scritto «Siam bambini, siam piccini e non ci piace la scuola della Gelmini» mentre il pubblico impiego avrà cartelli con battute polemiche sui «fannulloni». Ma forte è anche la polemica contro la posizione sui contratti della Confindustria che, sostiene la Cgil, «vuole cancellare la contrattazione e il sindacato dai luoghi di lavoro».

LEGGO

Pag. 2

Telecom, stop al sovrapprezzo

Telecom Italia avvia il blocco delle chiamate verso i servizi a sovrapprezzo. In Toscana, Liguria, Lazio, Abruzzo, Molise e Sardegna diviene operativa la disabilitazione permanente delle linee telefoniche di rete fissa per le chiamate verso le direttrici che possono presentare potenziali rischi per la clientela.

METRO

Pag. 4

Latte avvelenato, controlli a tappeto

MILANO. Dopo lo scandalo del latte alla melamina cinese, in Italia scattano i primi controlli e sequestri per scongiurare la vendita di prodotti adulteratimade in China. Nel mirino per ora due negozi di cibi etnici a Milano e uno di Firenze. «A Milano sono stati sequestrati e analizzati – ha spiegato il sottosegretario al Welfare Francesca Martini - sei cartoni con 100 confezioni di latte e yogurt cinesi, a Firenze lo stesso è accaduto per 6,5 quintali di biscotti». L’obiettivo è verificare se siano arrivati in Italia prodotti a base di latte trattato con composti chimici usati per la colla, come riscontrato in Cina, Hong Kong e Vietnam (54 mila bambini intossicati). I Nas hanno iniziato un controllo a tappeto di importatori e negozi che distribuiscono cibi etnici. «Sappiamo dove andare - dice il generale dei Nas Saverio Cotticelli - importatori e distributori sono noti». Sequestri che, rivendica il Codacons, «seguono le nostre segnalazioni, fatte lunedì insieme a "Striscia la notizia"». «Non capiamo come possano le autorità sanitarie fare distinzioni tra latte cinese in forma liquida e sotto forma di biscotti - afferma il Codacons – Ci auguriamo che le indagini su prodotti diversi dal latte siano quanto mai approfondite».

Coldiretti: "Attenti ai prodotti falsi"

In Italia come in tutta l’Ue è vietata l’importazione di latte e prodotti caseari dalla Cina. Ieri la Coldiretti ha lanciato l’allarme per i falsi made in Italy, come caciotta e pecorino «stagionati dal latte di mucche e pecore allevate a Shanghai e confezionati in Cina con bandiera italiana». L’associazione parla di «drammatica mancanza di garanzie sanitarie e qualitative sui tarocchi cinesi». Alcuni falsi, come per esempio il pecorino "italian cheese" con una mucca al posto della pecora sull’etichetta rischierebbe di ingannare soprattutto gli stranieri.

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10 regole etiche per l’agente immobiliare a tutela del cliente

La Federazione degli agenti immobiliari ha stilato un Codice Deontologico che fissa i principi etici e comportamentali della categoria e tutela il consumatore che si affaccia al mondo delle case, offrendogli trasparenza e garanzia di professionalità. Da oggi il consumatore ha a disposizione un Decalogo deontologico che fissa i diritti e i doveri dell'agente immobiliare e che tutela il cliente sin dal momento in cui entra in un'agenzia per comprare o affittare una casa. Queste dieci regole per un comportamento etico e trasparente sono state estrapolate dal primo Codice Deontologico per gli agenti immobiliari e i mediatori creditizi che la Fiaip, Federazione italiana agenti immobiliari professionali, ha deciso di stilare come esempio per l'intera categoria degli intermediari. Il nuovo Codice, presentato oggi a Roma presso la Camera di Commercio, interpreta in chiave moderna i principi etici e comportamentali, per offrire agli utenti garanzia e trasparenza nel rispetto delle leggi e dare professionalità al mondo immobiliare. "Adempiere sempre al dovere di verità" recita il punto 3 del Decalogo; "definire sempre in anticipo chiaramente e senza ambiguità la tipologia delle prestazioni e l'ammontare dei compensi, dei rimborsi e le altre condizioni contrattuali", c'è scritto al punto 6: "informare sempre il cliente sui costi, benefici, limiti e rischi dell'operazione e documentare sempre le spese sostenute di cui si chiede il rimborso", si legge nei punti 8 e 9. "L'idea di realizzare un codice di comportamento cui gli associati aderiscano e possano fare riferimento, sono convinto possa essere un valido strumento per segnalare quelle che sono le priorità e le linee guida in un mercato tanto complesso e variegato, quale è quello della compravendita degli immobili". E' stato questo il messaggio che il Sottosegretario allo Sviluppo Economico, Ugo Martinat, ha inviato ala conferenza stampa di presentazione. Secondo Martinat "regole e codici sono alla base del nostro vivere civile e il valore di questo progetto sta proprio nell'aver tracciato una linea di comportamento che aiuta ogni singolo associato a fare il proprio lavoro". Martinat ha ricordato come "il settore delle vendite immobiliari sia stato oggetto di critiche, soprattutto per colpa di pochi, ma lesivi individui e per i recenti scossoni, come quello dei subprime". "Per questo è necessario rispondere alle richieste di maggiore trasparenza che gli acquirenti ed i consumatori fanno e questo Codice è una prima e ottima risposta". "Questo Decalogo - ha spiegato Lorenzo Tagliavanti, Vicepresidente della Camera di Commercio - ci dice una cosa importante dell'economia moderna e cioè che non si può dividere l'impresa dalla responsabilità sociale. Sappiamo bene - ha continuato Tagliavanti - che un atteggiamento aggressivo in campo economico fa dei danni enormi e questo Decalogo è una garanzia che contrasta questo tipo di comportamento". Questo Codice è importante anche perché fissa dei primi requisiti per la professione del mediatore creditizio, che oggi non è normata da alcuna regola e che diventa sempre più la parte terza di cui il consumatore ha bisogno quando si rivolge al mercato immobiliare. Insomma sembrerebbe un codice creato specificatamente per i consumatori che potranno verificare in modo trasparente l'attività del singolo agente immobiliare, associato Fiaip. Attualmente sono 11mila gli iscritti di Fiaip che raccolgono intorno a sé oltre 30mila operatori del settore, tra agenti immobiliari e turistici, consulenti e promotori immobiliari, amministratori e gestori di beni immobiliari e mediatori creditizi, e sono presenti in 14 Regioni d'Italia e in 108 Province. "Oggi, sappiamo bene - ha dichiarato il Segretario Nazionale Fiaip Andrea Rubino - come milioni di italiani hanno paura per l'andamento dell'economia e temono per i propri risparmi ed investimenti. Per queste ragioni crediamo che la deontologia, oltre alla preparazione professionale debba essere primaria, così come il rispetto di una serie di regole fondamentali condivise da chi svolge la nostra professione, che ha un'indubbia valenza sociale". "Per dare certezze ai cittadini, ai consumatori e agli operatori del Real Estate - ha concluso il Presidente Nazionale della Fiaip - ci auspichiamo che la prossima manovra finanziaria possa essere molto più costruttiva e non lasciare nel caos fiscale un settore come quello immobiliare, così come aveva fatto il Governo precedente".

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Istat: vendite al dettaglio in ripresa a luglio con più 2,1% rispetto al 2007

Recuperano le vendite del commercio fisso al dettaglio: a luglio 2008 hanno fatto registrare un aumento del 2,1% rispetto allo stesso mese del 2007. Gli aumenti hanno riguardato sia le vendite di prodotti alimentari (più 3,8%) sia quelle di prodotti non alimentari (più 1,1%). Rispetto a giugno 2008, si registra inoltre una variazione congiunturale positiva dello 0,6%. Questi i dati diffusi oggi dall'Istat nell'indice del valore delle vendite del commercio fisso al dettaglio relativo a luglio 2008. Rispetto al 2007 la variazione del 2,1% è il risultato di aumenti che hanno riguardato sia la grande distribuzione (in modo più marcato: più 4,3%) sia le imprese operanti su piccole superfici (più 0,7%). Nel confronto relativo al periodo gennaio-luglio 2008, il valore del totale delle vendite è diminuito dello 0,1% rispetto allo stesso periodo del 2007. E nei primi sette mesi dell'anno sono aumentate le vendite della grande distribuzione (più 1,6%) mentre quelle delle imprese che operano su piccole superfici hanno registrato un calo dell'1,4%. Le vendite dei prodotti alimentari sono aumentate dell'1,2% mentre quelle dei non alimentari sono diminuite dell'1%. È soprattutto la grande distribuzione, dunque hard discount e grandi magazzini, a registrare gli aumenti maggiori di vendite sia rispetto al 2007 sia rispetto ai primi sette mesi del 2008. Sul versante dei prodotti non alimentari, rispetto al 2007 tutti i gruppi di prodotti hanno registrato variazioni tendenziali positive, ad eccezione dei gruppi dotazioni per l'informatica, le telecomunicazioni e la telefonia e cartoleria libri, giornali e riviste (le cui vendite sono diminuite, rispettivamente, dello 0,3 e dello 0,1%). I gruppi che hanno registrato la crescita più significativa del valore delle vendite sono abbigliamento e pellicceria (più 2,2%) e calzature, articoli in cuoio e da viaggio (più 2,1%). Nella media dei primi sette mesi del 2008 tutti i gruppi di prodotti non alimentari hanno registrato una diminuzione. Le flessioni più rilevanti hanno riguardato elettrodomestici, radio, tv e registratori (meno 1,7%) e dotazioni per l'informatica, le telecomunicazioni e la telefonia (meno 1,5%).

 

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