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9 ottobre 2008

Rassegna stampa

Giovedì 9 ottobre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "Torna l’intervento pubblico e Tremonti assicura i depositi" – di Luca Iezzi – pag. 6

La Repubblica – "Parmalat, Cirio, Giacomelli: a rischio i tre processi eccellenti" – di Walter Galbiati – pag. 26

La Repubblica – "Super sconti sul parmigiano e i produttori vanno in crisi" – di Jenner Meletti – pag. 30

La Repubblica Torino e Prov. – "Libri, subito la legge sui prezzi, ora vince chi fa lo sconto più alto" – di Maurizio Crosetti – pag. XIII

La Repubblica Torino e Prov. – "Cortese al vertice Uil Confronto col comune" – pag. XVI

La Stampa – "Nessuna banca italiana fallirà" – di Roberto Giovannini – pag. 2

La Stampa Torino e Prov. – "Strangolati dai mutui, pignorati in duemila" – di Andrea Rossi – pag. 55-56-57

La Stampa Torino e Prov – "Specchio dei tempi" – pag. 59

La Stampa Torino e Prov – "L’Atc continua a lasciarci al freddo" – pag. 66

 

Free Press

Leggo – "La dieta dei prezzi" – di Maurizio Bertera – pag. 7

 

Internet

 

HelpConsumatori.it – "Consumers’ Forum: le conquiste degli ultimi due anni" – di Valentina Corvino – (8/07/2008)

 

La Repubblica

Pag. 6

Torna l’intervento pubblico e Tremonti assicura i depositi

(Luca Iezzi)

ROMA - Aggiunta della garanzia pubblica sui conti correnti a quella già prevista dal fondo interbancario e la possibilità per lo Stato di partecipare alla ricapitalizzazione di banche che dovessero avere difficoltà. Sono le due "munizioni" principali contenute nel decreto legge approvato ieri. Un testo ancora da limare nei dettagli, frutto dalla convulsa consultazione tra il ministero del Tesoro, la Banca d´Italia e i vertici di Abi e Confidustria. La necessità di rassicurare i risparmiatori e il mercato ha fatto premio sull´accuratezza giuridica: in pratica si sono individuati gli obiettivi da raggiungere e gli strumenti finanziari e legislativi necessari. Ma tutti da definire sono ancora sia l´entità finanziaria dell´intervento, sia i veicoli tecnici attraverso i quali realizzare gli interventi. Vale il concetto espresso dal governatore della Banca d´Italia Mario Draghi: «Lo scopo è mettere da parte le armi anche se poi si pensa di non usarle». Dimostrare di essere pronti ad ogni eventualità per garantirsi che tutto rimanga nella normalità. Per evitare strette sul credito la Banca d´Italia renderà più semplice per gli istituti vigilati ottenere iniezioni di liquidità a fronte di prestiti concessi alle imprese clienti. L´obiettivo è quello di evitare che gli istituti, per salvaguardare il proprio patrimonio, riducano i prestiti o alzino troppo i tassi. Garantita la normale "circolazione" del credito nell´economia reale, rimane l´urgenza di evitare i fallimenti delle banche. Con questo decreto il governo ha la legge che gli permette interventi a sostegno come quelli realizzati Germania e Inghilterra direttamente nel capitale della banche. Istituti in difficoltà potranno ottenere soldi pubblici sotto forma di aumenti di capitale riservato in azioni privilegiate. Il governo diventerebbe un´azionista neutrale, spiega Tremonti: «Non ha interesse a entrare nel capitale delle banche, ma se la Banca d´Italia o le banche stesse registreranno una capitalizzazione insufficiente, quel capitale lo metterà lo Stato. Ingresso che sarà temporaneo e neutrale ai fini del potere». Un punto che rimane critico perché un cambio nell´azionariato, anche senza una specifica norma che lo prevede, automaticamente metterebbe sul tavolo l´ipotesi di un cambio del management dell´istituto in difficoltà. Non c´è limite, ripete il ministro, all´esborso pubblico, si deciderà caso per caso sull´esempio europeo. Anche se nel corso della giornata, tra la Ragioneria e la Cassa depositi e prestiti erano stati individuati 20-30 miliardi "disponibili" per queste operazioni. Per i depositi in conto corrente la protezione pubblica si aggiunge a quella del fondo interbancario. Non cambia dunque la quota di 103 mila euro a depositante. Il fondo è un consorzio tra privati e quindi la «garanzia addizionale pubblica» diventa un´ulteriore rete di protezione pronta a scattare qualora il fondo, nella malaugurata ipotesi di una serie di fallimenti a catena, non riuscisse ad ottenere dalle banche sopravvissute i fondi necessari a ripagare i correntisti.

La Repubblica

Pag. 26

Parmalat, Cirio, Giacomelli: a rischio i tre processi eccellenti

(Walter Galbiati)

MILANO - A rischio i processi Parmalat, Cirio e Giacomelli. Quel codicillo buttato lì nella legge "salva Alitalia", potrebbe provocare un effetto tsunami sui tre principali casi di amministrazione straordinaria applicati in Italia e finiti nelle aule di Tribunale. Sì perché quella legge avrebbe effetto su tutti i procedimenti in corso. E considerare le dichiarazioni di insolvenza alla stregua di dichiarazioni di fallimento solo nel caso in cui l´amministrazione straordinaria viene trasformata in un vero e proprio fallimento, significherebbe azzerare buona parte delle accuse mosse dai pubblici ministeri di Parma, Roma e Rimini ai principali imputati nelle bancarotte Parmalat, Cirio e Giacomelli. In sostanza se le procedure straordinarie non si chiudono col fallimento, non sono applicabili le norme sui reati fallimentari. Il che significherebbe la chiusura immediata di tutti i processi per ipotesi di bancarotta fraudolenta o di altri reati fallimentari. I responsabili dei più grandi dissesti della storia italiana ne uscirebbero intatti, con buona pace dei risparmiatori traditi e di chi per fallimenti ben minori di aziende escluse per dimensione dalle procedure straordinarie si troverà a scontare pene severissime. A Parma per il buco da 14 miliardi di euro del gruppo di Collecchio e procedimenti connessi rischiano di farla franca Calisto Tanzi e buona parte dei 66 imputati per i quali i pm Vincenzo Picciotti, Paola Reggiani e Lucia Russo, hanno chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio. Sono gli ex amministratori e sindaci della società, i revisori contabili e alcuni dei più importanti esponenti del mondo bancario e finanziario italiano. Tra le accuse principali, vi sono proprio il concorso in bancarotta fraudolenta e l´associazione per delinquere. A Roma per il crac Cirio, si potrebbe accendere il semaforo verde per Sergio Cragnotti, l´ex presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, lo stesso Fiorani e qualcun altro dei 32 imputati. In questo procedimento le accuse, contenute nei 22 capi di imputazione formulati dai pm Tiziana Cugini, Rodolfo Sabelli e Gustavo de Marinis, vanno a seconda delle posizioni, dalla bancarotta (in tutte le sue possibili declinazioni: fraudolenta, preferenziale e distrattiva) alla truffa. Tra i rinviati a giudizio figurano la moglie di Cragnotti, Flora Pizzichemi, il genero, Renato Fucile, e i figli Massimo, Andrea ed Elisabetta. Per il caso Giacomelli, un fallimento da 800 milioni di euro con ripercussioni sul mercato azionario e su un nutrito gruppo di obbligazionisti, sono a processo Gabriella Spada, ex presidente del gruppo, i consiglieri e i sindaci, mentre l´ex numero uno Emanuele Giacomelli è stato condannato dal giudice Lucio Ardigò a 9 anni e 4 mesi di reclusione con rito abbreviato. Stessa sorte toccherebbe ai protagonisti dei crac Eldo, il gruppo di elettrodomestici saltato nel 2001 e Postalmarket, la società specializzata in vendita per corrispondenza crollata sotto il peso dei debiti, lasciando sul lastrico oltre 550 famiglie.

La Repubblica

Pag. 30

Super sconti sul parmigiano e i produttori vanno in crisi

(Jenner Meletti)

SERRAMAZZONI (Modena) - Il Re dei Formaggi è andato a Canossa. Sua Maestà il Parmigiano Reggiano, umiliato dalla concorrenza e soprattutto dalla Grande Distribuzione (che lo usa come specchietto per le allodole: prezzi bassi per provocare un affetto traino nell´acquisto di altri prodotti) ieri per la prima volta ha chiesto al ministro delle Politiche Agricole lo «stato di crisi». Per sapere il perché, basta salire sulle colline di Modena. «Ho investito - dice Andrea Lori, allevatore di 230 frisone e presidente della Coldiretti modenese - 1,5 milioni di euro per fare un´azienda modello. Le vacche mangiano bene e fanno un buon latte, che porto al caseificio di San Dalmazio. Arriva gente da Bologna, per comprare il nostro grana. Ebbene, anche con un prodotto d´eccellenza, l´anno scorso ho perso 100.000 euro e quest´anno ne perderò 150.000. E´ umiliante, chiedere lo stato di crisi. Ma non possiamo fare altro». Il primo allarme è arrivato dalla Cia, la Confederazione italiana agricoltori. «Il 30% dei produttori - dice il presidente regionale, Nazario Battelli - rischiano il fallimento. All´ingrosso, il parmigiano viene venduto oggi a 7-7,5 euro al chilo. Per coprire i costi di produzione il parmigiano, all´origine, dovrebbe essere pagato 8-8,5 euro in pianura e 9-9,5 in montagna. E invece il prezzo di oggi è inferiore del 4,7% a quello di inizio anno e del 30% rispetto al prezzo degli anni 2003-2007». La crisi delle forme sognate già ai tempi del Boccaccio («In una contrada chiamata Bengodi� eravi una montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato�») non cade dal cielo. «La prima responsabilità - dice il segretario della Cia - è della Grande distribuzione. L´oligopolio delle cinque centrali di acquisto sta abusando del suo potere imponendo ai produttori condizioni inique e prezzi troppo bassi». Oggi il 57% del parmigiano viene svenduto sottocosto. «Deve intervenire anche l´Antitrust. La Grande distribuzione organizzata applica una deroga prevista per i prodotti freschi e deperibili. Ma il parmigiano reggiano non è certo deperibile come un´insalata». Nella sede del Consorzio del parmigiano reggiano non si ricordano giorni così pesanti. «La richiesta della stato di crisi - racconta il direttore, Leo Bertozzi - è purtroppo pienamente giustificata. La legge richiede una riduzione di reddito di almeno il 30%. Nel 2007 c´è stato un calo del 41%, per quest´anno si prevede un meno 51%. Nei caseifici lo stagionato di 12 mesi viene acquistato a 7,40 euro al chilo. Nel 2004 era pagato 9,36. Chi alla fine dell´anno scorso ha comprato il lotto a 8,20 dopo un anno di stagionatura vende le forme a 7,80. Il motivo della crisi? La nostra offerta è parcellizzata, la distribuzione che compra è concentrata. I nostri 429 caseifici vanno alla battaglia dei prezzi in ordine sparso mentre dall´altra parte pochissime persone decidono tutto. Nella Gdo oggi si vende a 7,90 euro lo stagionato di 20 mesi. Il risultato è pesante: il cliente insegue solo le offerte e non percepisce più il parmigiano come prodotto di alta qualità». L´ex re in crisi chiede un sostegno. «Con lo stato di crisi, come per l´Alitalia - dice Leo Bertozzi - chiediamo la sospensione per tre anni della legge antitrust, che oggi impedisce ai caseifici di fissare un prezzo minimo. Chiediamo il ritiro di 100-150 mila forme dal mercato, destinando il formaggio ai programmi internazionali di cooperazione alimentare e a quelli nazionali per l´aiuto agli indigenti. Vogliamo un sostegno per la vendita all´estero. Ma la cosa più importante è un confronto alla pari con la Grande distribuzione, che oggi vende il 70% del nostro grana. Se non si fa presto, rischiamo il crollo. Da gennaio ad agosto hanno già chiuso 151 stalle. Il parmigiano vero potrebbe diventare un ricordo». La richiesta di stato di crisi - ha detto ieri l´assessore all´Agricoltura dell´Emilia Romagna, Tiberio Rabboni, dopo l´incontro al ministero - «è ineludibile. Ma il ministro Zaia, che ci aveva convocato, non si è nemmeno presentato» anche se ha istituito un tavolo tecnico da domani. Sulle colline modenesi le mucche attendono l´ora della mungitura. «Ormai - dice l´allevatore Andrea Lori - il parmigiano è diventato una merce come tutte le altre. Si fanno le aste su Internet: "Compro 5.000 forme". E via con i prezzi al ribasso. Ci vuole sangue freddo, per non svendere. Ma se si guarda solo al prezzo e non alla qualità, presto anche un "parmisan" fatto in Cina troverà le porte aperte».

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. XIII

"Libri, subito la legge sui prezzi, ora vince chi fa lo sconto più alto"

(Maurizio Crosetti)

Circondato, quasi sommerso dai libri che incombono sugli scaffali addossati alle pareti, Rocco Pinto indica proprio quei muri e sospira: «L´affitto del negozio è il problema numero uno: dobbiamo combattere con costi immani». Il luogo è la "Torre di Abele" di via Pietro Micca, quasi piazza Solferino, la storica ex Petrini. Al primo piano di questo palazzo si dice che De Amicis abbia scritto "Cuore". È una delle cento librerie indipendenti di Torino, non una catena, non un supermarket di carta. Ma resistere, dice Pinto, è faticoso. «In Italia manca una legge sul libro che viceversa esiste in Francia, Germania e Spagna, dove non è possibile applicare sconti superiori al 5 per cento. Invece in Inghilterra, dopo un periodo di liberalizzazione selvaggia hanno chiuso moltissime librerie piccole e medie, così che la legge è stata poi invocata come una necessità: i grandi gruppi erano arrivati a vendere Harry Potter sottocosto, a cinque sterline. E una parte del mercato è stata spazzata via». È dunque lo sconto la pietra dello scandalo che separa grandi e piccoli librai? «Anche a Torino si combatte ad armi impari» risponde Pinto, che è pure presidente regionale dell´Ali, l´Associazione librai. «Nelle grandi catene fanno promozioni continue, applicandole quasi sempre ai titoli già molto venduti: un effetto trainante che riguarda sempre gli stessi autori e che non giova a una diffusione più capillare. Invece, compito del libraio dovrebbe essere aiutare il lettore a orientarsi nella selva dei 55 mila nuovi libri all´anno, come dire 150 al giorno». La figura del libraio ricorda un po´ quella dei panda, o delle foche monache. «Non siamo estinti, ma siamo sempre meno. Eppure esistono corsi di formazione a Venezia e Orvieto. Vendere libri ha una specificità: senza offesa, non basta essere commessi o cassieri. Per questo, noi librai indipendenti non possiamo fare concorrenza alle catene con gli sconti, ma con la qualità del servizio». Lattes, Araba Fenice, Città del Sole, Druetto: soltanto alcune tra le librerie del centro costrette, negli ultimi anni, a chiudere oppure a cambiare aria. Perché è successo? «Colpa dei costi, dei pochi lettori e della concorrenza feroce dei grandi marchi. Il libro consente margini bassi, e per sopravvivere bisogna venderne proprio tanti. In centro, alcune librerie sono state sostituite dai negozi di abbigliamento: loro possono permettersi certi affitti». Eppure, i librai indipendenti non chiedono sovvenzioni: «Vogliamo invece regole, e una tutela istituzionale simile a quella delle biblioteche: luoghi naturalmente collegati con noi, perché chi va a scegliere i libri che più ama in biblioteca frequenta anche i nostri negozi, e viceversa. Le amministrazioni pubbliche piemontesi non ci favoriscono: ad Orvieto, nei locali del Comune hanno aperto una libreria. Serve una legge regionale che favorisca l´attività dei librai con sgravi e normative chiare: nessuno vuole soldi ma aiuti, chiediamo solo di essere messi in condizione di lavorare. E resta sempre valida la proposta di detraibilità dalle tasse dei libri di testo scolastici e di aggiornamento professionale: qualcosa che favorirebbe soprattutto il lettore». Cioè la vera merce rara.

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. XV

Cortese al vertice Uil "Confronto col comune"

Gianni Cortese è il nuovo segretario regionale della Uil piemontese: succede a Giorgio Rossetto, che lascia dopo sette anni la guida del sindacato piemontese. Lo ha eletto all´unanimità il direttivo che ha anche nominato la nuova segreteria regionale, alla quale sono stati riconfermati Lorenzo Cestari, Flavio Lughezzani, Franco Ruggiero ed è entrato Mauro Casucci, attuale segretario generale della Uil di Alessandria. Formazione, ridistribuzione delle risorse, programma di sviluppo territoriale, centri servizi, sono i quattro temi sui quali Cortese, nel suo intervento di insediamento, ha invitato l´organizzazione a concentrare l´attenzione aggiungendo poi: «Nuovo modello contrattuale, federalismo fiscale, welfare locale, difesa dei redditi da lavoro e pensione, sono i terreni sui quali vogliamo misurarci e quindi concludere accordi esigibili con le nostre controparti, a partire dalle istituzioni. Il Patto per lo Sviluppo del Piemonte che sottoscriveremo lunedì prossimo va certamente in questo senso, tuttavia occorre fare di più e meglio, per esempio avviando da subito il confronto con la Città di Torino riguardo al Dpef strumento attraverso il quale si delineano, per i prossimi tre anni, le strategie economiche e finanziarie da mettere in campo sul welfare locale nella Città».

LA STAMPA

Pag. 2

"Nessuna banca italiana fallirà"

(Roberto Giovannini)

ROMA - Silvio Berlusconi chiede ai giornalisti: «aiutateci, fate passare il messaggio». Il messaggio del premier è questo: «Nessuna banca italiana fallirà, nessun risparmiatore italiano rischia, o perderà un euro». In una delle giornate più drammatiche e caotiche per i mercati il governo vara un decreto legge urgente «per la stabilità delle banche e del risparmio». Un pacchetto di misure per dare - in modo inequivocabile, spera Palazzo Chigi - un segnale ai cittadini e ai mercati: le banche non rischiano di fallire, il credito e l’economia reale non saranno strangolati. Il decreto - una decisione nell’aria, ribadita nel corso di un vertice mattutino tra Berlusconi e Tremonti - è stato varato senza particolari discussioni in una riunione cominciata pochi minuti prima delle 21; in precedenza era stato illustrato al Capo dello Stato dal ministro del Tesoro, e la sua stesura era stata più che concordata con il governatore di Bankitalia Mario Draghi, che ha rinviato la partenza per la riunione di Washington del Fmi. I pilastri del provvedimento sono sostanzialmente due: l’estensione della garanzia dello Stato, oltre quella già prevista dal fondo interbancario, sui depositi dei risparmiatori fino a 103.291 euro, e la nascita di un Fondo che consenta allo Stato di partecipare alla ricapitalizzazione di banche che dovessero avere difficoltà. In più, viene istituito un meccanismo per rendere meno complicati e onerosi dal punto di vista delle garanzie i prestiti collaterali, a fronte di finanziamenti erogati da Bankitalia alle banche. Più in dettaglio, sui depositi bancari lo Stato semplicemente aggiunge la sua garanzia a quella («privata») prevista oggi. Ancora, lo Stato potrà entrare nel capitale delle banche indebolite dalla crisi che sollecitassero un sostegno pubblico (o che Bankitalia individuasse come bisognose di sostegno). Lo farà attraverso azioni privilegiate, senza diritto di voto, che verranno rivendute in un secondo momento. A sentire il ministro dell’Economia Tremonti, lo Stato guadagnerà con queste azioni, e in ogni caso esigerà che i manager responsabili della cattiva gestione si facciano da parte. Insomma, nessuna nazionalizzazione. Più in generale - questa è la convinzione dei ministri - l’idea è che nessuna delle due esigenze si verificherà, e che molto presto la tempesta di sfiducia si plachi. Tanto è vero che per il fondo di emergenza non sono stanziate risorse: «si deciderà caso per caso», spiega Tremonti, smentendo l’ipotesi che vi sia una soglia quantitativa di 20 o 30 miliardi. Al termine del Consiglio dei ministri, la conferenza stampa, con Berlusconi, Tremonti e Mario Draghi. «Il sistema bancario italiano è patrimonializzato a sufficienza, liquido a sufficienza, non ha problemi di ricapitalizzazione - dice il premier -. Vorrei dire a tutti gli italiani di stare sereni, il sistema italiano è assistito dalle più forti garanzie». Dunque, si lascino tutti i soldi in banca, «perché non credo che il materasso possa essere una cassaforte migliore di quella del sistema bancario italiano». Primo, perché «noi non siamo nella situazione degli altri paesi», il che spiega perché in Italia si evita il ricorso alle nazionalizzazioni. Secondo, perché quella sui mercati «è una bolla speculativa al contrario». «Il nostro sistema bancario italiano è «sufficientemente patrimonializzato» e «sufficientemente liquido», aggiunge Tremonti, che illustra il meccanismo del fondo chiarendo che il governo «non ha interesse a entrare nel capitale delle banche», e che il fondo scatterà solo se gli azionisti non interverranno. «Entreremo - dice - solo se necessario e lo facciamo temporaneamente e neutralmente». «Il sistema bancario italiano è solido», conclude il governatore Draghi, ma gli effetti della crisi americana «stanno arrivando». Ecco dunque il decreto, «approvato per prudenza» e per «mettere da parte le armi» anche se poi «uno spera di non usarle».

LA STAMPATorino e Prov.

Pag. 55-56-57

Strangolati dai mutui, pignorati in duemila"

(Andrea Rossi)

La crisi si fa sentire con violenza anche in città. A essere colpite sono moltissime famiglie che non riescono più a pagare il mutuo. L’anno scorso a Torino il Tribunale ha deliberato circa 1800 istanze di pignoramento, il 25 per cento in più rispetto al 2006. Quest’anno non ci sarà un altro balzo in avanti, ma si continua a viaggiare pericolosamente vicini a quota 2000, su livelli mai visti in passato. Il fenomeno si sta allargando a macchia d’olio. Ha cominciato ad affossare i redditi minimi. Poi ha flagellato quelli medio-bassi. Adesso comincia a intaccare persino quelli medio-alti. I segnali spuntano ovunque. Nell’occhio del ciclone oltre 60 mila famiglie che hanno sottoscritto un mutuo dal 2004 a oggi, nel 90 per cento dei casi a tasso variabile. E ora si trovano alle prese con rate folli.

Bilanci familiari sempre più in rosso

(Andrea Rossi)

Tecnicamente li definiscono «decreti di trasferimento». Chi li subisce – molto più brutalmente – li chiama pignoramenti della propria abitazione. Colpa di troppe rate del mutuo accumulate e mai pagate, o di spese condominiali mai versate. Andrea Parvopasso - presidente del Sunia, il sindacato degli inquilini – in vent’anni di attività ne ha visti a decine. «La Commissione abitativa del Comune di Torino, che si riunisce due volte la settimana, analizza anche questi casi», spiega. Solo che, sei o sette anni fa, «ne passavano al massimo tre all’anno. Ora ne esaminiamo tre a settimana. E si tratta soltanto di persone che avrebbero diritto a ottenere una casa popolare». Tutti gli altri restano fuori. E sono molti. L’anno scorso a Torino il Tribunale ha deliberato circa 1800 istanze di pignoramento, il 25 per cento in più rispetto al 2006. Quest’anno non ci sarà un altro balzo in avanti, ma si continua a viaggiare pericolosamente vicini a quota 2000, su livelli mai visti in passato. Anche il Tribunale ha lavorato a pieno regime. L’ufficio esecuzioni immobiliari emette le ordinanze di vendita di quegli immobili pignorati che i proprietari non sono riusciti a recuperare; lo scorso anno ha aperto 1706 nuovi procedimenti. Nel 2006 erano stati addirittura 2233. A metà 2008, invece, si viaggiava già a quota 1075, con un totale di quasi 3500 situazioni pendenti. Il fenomeno si sta allargando a macchia d’olio. Ha cominciato ad affossare i redditi minimi. Poi ha flagellato quelli medio-bassi. Adesso comincia a intaccare persino quelli medio-alti. I segnali spuntano ovunque. Colpa di quelle oltre 60 mila famiglie torinesi che hanno sottoscritto un mutuo dal 2004 a oggi, nel 90 per cento dei casi a tasso variabile. E ora si trovano alle prese con rate folli. Colpa, ancor di più, della corsa al credito al consumo degli anni scorsi. Raffiche di acquisti: auto, elettrodomestici, vacanze. Pagamenti diluiti nel tempo. Oggi le rate sono sempre più difficili da onorare. E le agenzie incaricate del recupero crediti proliferano. A Torino ne esistono 35; nel resto della provincia 44. Ne stanno aprendo di nuove. Logico, quelle già esistenti fanno gli straordinari: solo nel torinese, dal 2005 al 2007, si è passati da 300 mila a 380 mila pratiche affidate in un anno, più 30 per cento. Nell’ultimo anno il valore delle pratiche ha sfondato quota 100 milioni di euro. «La causa principale è il boom del credito al consumo», analizza Marco Recchi, segretario generale dell’Unirec (l’associazione che raggruppa le agenzie di recupero crediti), «oltre al fatto che le aziende si rivolgono a noi perché sperano di risolvere il problema per via extragiudiziale». Spesso ci riescono. Ma chi paga deve trovare i soldi. E, a volte, finisce per cascare in un ulteriore debito, da saldare – tanto per cambiare – a rate. E così ai cancelli delle aziende, sono comparsi i volantini di società finanziarie. Qualche esempio: prestito di 7 mila euro da restituire in 60 rate mensili da 148 euro l’una. Totale: 8800 euro. Oppure, 10 mila euro di prestati e 13600 incassati cinque anni dopo. Come se l’unica strada per sfuggire ai debiti accumularne sempre di più.

Sunia assediato

Si riversano in massa da chiunque possa dare loro un consiglio o un aiuto. A cominciare dagli uffici dell'assessorato alla Casa fino a quelli del Sunia, il sindacato che tutela inquilini e assegnatari. Un afflusso mai visto? Non per chi lavora sul campo da anni. Le spie di quest'ondata, per chi le voleva vedere, erano evidenti tre o quattro anni fa - analizza il presidente piemontese Andrea Parvopasso -. Fin d'allora era in atto una tendenza che, tuttavia, si va rafforzando sempre più ogni giorno che passa, e soprattutto si estende a un maggior numero di categorie sociali.

L’impiegato e l’infermiera: "Con tremila euro di stipendio non arriviamo più a fine mese"

Sembra impossibile, eppure è tutto documentato, euro dopo euro: si può arrivare a stento alla fine del mese anche con tremila euro di reddito in famiglia.

Marcello L., 42 anni, non se lo spiega. «Abbiamo compiuto scelte forse azzardate, ma mai avrei pensato che saremmo arrivati a questo punto».

Lui è un impiegato, 1600 euro al mese. Si racconta, «ma niente nomi: non voglio sbandierare le nostre difficoltà ai miei colleghi».

Marcello, lei è l’unico a lavorare in famiglia.

«No. Mia moglie è infermiera. Guadagna circa 1200 euro al mese. Insieme sfioriamo i tremila euro».

Figli?

«Due. Uno fa le elementari, l’altro il liceo scientifico: 8 e 15 anni».

Vivete in affitto?

«Avevano acquistato un alloggio, pagato 120 milioni di lire negli anni Novanta e rivenduto a 110 mila euro. Con quei soldi, e con 120 mila euro di mutuo, ne abbiamo comprato uno più grande. Nel frattempo erano arrivati i ragazzi: serviva più spazio, e comunque credevamo di avere le possibilità. Anzi, all’epoca le avevamo».

Il mutuo era a tasso fisso?

«Variabile, ed è il primo guaio. La rata, oggi, è schizzata a 1170 euro al mese. Insomma, uno stipendio. Come dire che mia moglie lavora solo per far fronte la rata dell’appartamento. Ma non è finita».

Cioè?

«Un anno e mezzo fa ho cambiato auto. La mia aveva 11 anni, era decrepita. Ovviamente l’ho acquistata a rate, e adesso ogni mese pago circa 200 euro».

Altre spese?

«Il condominio, il telefono, la luce, il gas. Ogni anno ci vogliono circa 3 mila euro, ovvero quasi 300 al mese. Le bollette arrivano ogni due mesi, sfasate: una volta gas e telefono, altra solo la luce. E comunque sono almeno 150 euro ogni volta. Abbiamo ridotto le telefonate al minimo, paghiamo quasi soltanto il canone».

E i figli?

«Appunto: alla loro età cambi un guardaroba l’anno, e comunque li vogliamo vestire in modo perlomeno dignitoso. La più grande ha appena cominciato le scuole superiori: circa 350 euro per i libri di testo, per non parlare di quaderni, penne, album da disegno e tutto il resto. Insomma, da un anno e mezzo ci restano meno di 500 euro al mese per mangiare e per qualche piccolo svago che ormai abbiamo ridotto al lumicino. Non ci concediamo una cena o un fine settimana da una vita. Cerchiamo di mettere qualcosa da parte per le vacanze estive».

Che cosa succede alla fine del mese?

«La banca mi ha aperto un fido, perché il mio conto è sempre in rosso. Mi sono venuti incontro: sanno che abbiamo stipendi sicuri e ci permettono di scendere fino a 1500 euro».

E se c’è qualche spesa improvvisa?

«Sfodero la carta di credito. L’addebito arriva il mese successivo. E noi sappiamo che abbiamo trenta giorni per rientrare di quella spesa non prevista».\

LA STAMPATorino e Prov.

Pag. 59

Specchio dei tempi

Come farsi sostituire i contenitori dell’Amiat?

Una lettrice ci scrive:

«Da qualche anno nel Borgo Vecchio del Campidoglio abbiamo la raccolta differenziata dei rifiuti, con i vari contenitori nel cortile condominiale: sistema comodo, ma che comporta qualche problema se un contenitore non è più utilizzabile perché danneggiato e lo si deve sostituire. «Nessuno dei condomini può fare la richiesta all’Amiat, ma solo l’amministratore del condominio e se è in ferie si aspetta il suo rientro. «Quando c’erano i cassonetti in strada, se era necessario, venivano sostituiti nel giro di qualche giorno, mentre noi aspettiamo da un mese nonostante i solleciti telefonici e con e-mail. Fortunatamente non si tratta del contenitore dei rifiuti organici! «Il lavaggio dei contenitori, che per i primi tempi avveniva mensilmente, ora ha cadenza annuale: l’ultima volta è stato l’anno scorso. «Chiedo all’Amiat una maggiore sollecitudine nell’evadere le richiedere degli utenti che cercano di collaborare al massimo per rendere più pulita la nostra città».

La trappola dei troppi sovrapprezzi sui biglietti Ryanair

Una lettrice scrive:

«Nei giorni scorsi ho acquistato sul sito Ryanair tre biglietti aerei al prezzo di euro 175 caduno (esorbitante se si pensa ad un volo che si presume low cost e che è stato prenotato con oltre 90 giorni di anticipo). Carta di credito alla mano procedo all'operazione, convinta di spendere la somma complessiva di euro 525 ma, sorpresa! L'addebito sulla mia carta è di ben euro 625!!! Provo a rifare i conti: 525+40 (2 bagagli in stiva) + 30 (3 check-in in aeroporto) = 595... ne mancano ancora 30... dove sono? Suppongo si tratti della transazione a mezzo carta di credito (che altre compagnie aeree applicano dichiarandone il costo e chiarendo che si tratta di una tassa da pagare una tantum per ogni operazione, indipendentemente dal numero dei biglietti acquistati), però Ryanair non ha mai specificato questo costo!!! «In ogni caso, non avendo alternativa (non conosco altri modi di acquistare questo volo), confermo l'operazione e spendo i miei soldi, e così, grazie alla mail di conferma finalmente, apprendo che la mia supposizione era esatta. «Non sarebbe stato più onesto dichiarare fin da subito che il prezzo del volo era di 210 euro a biglietto? Io avrei proceduto comunque all'acquisto e ne sarei anche stata soddisfatta! «Inoltre mi chiedo: posto che annualmente pago un canone al circuito Visa e che, a quanto ne so, è fatto divieto agli esercizi commerciali di applicare maggiorazioni per i pagamenti a mezzo carta di credito, come si può considerare legale questa sovrattassa sull'uso della carta di credito? Ed inoltre, perché debbo pagare una tassa su ogni biglietto acquistato e non una tantum?».

LA STAMPATorino e Prov.

Pag. 66

"L’Atc continua a lasciarci al freddo"

Il caso lo solleva uno solo dei ventimila inquilini e condomini delle Vallette serviti (dal 1982) dal teleriscaldamento gestito dall’Iride. E’ l’eccezione che conferma la regola ricordata alcuni giorni fa dal sindaco di Torino al primo calo di temperatura: «L'attuale normativa (Dpr 412/93 e Dpr 551/99) consente per Torino di accendere gli impianti di riscaldamento anche nel periodo dal 16 aprile al 14 ottobre se le condizioni atmosferiche avverse lo richiedono, per un massimo di 7 ore giornaliere e con un massimo di 20 gradi». Cioè: il Comune non deve più autorizzare, ogni cittadino può decidere come crede. «Non io e i condomini di viale dei Mughetti 13 - obietta Sonia Rossetto Ravera -, l’Iride dice che essendoci alle Vallette un’unica rete, noi siamo in balìa di quello che decide l’Atc, che ha l’ampia maggioranza degli stabili, e siccome il presidente Giorgio Ardito ha stabilito che si accenderà solo quando il termometro scenderà sotto i 18 gradi, noi staremo... al freddo». Fu fatta una convenzione in tal senso tra gli allora Iacp (ora Atc) e Aem (ora Iride), ma l’Atc ieri ha scritto all’Iride che «noi siamo responsabili unicamente degli stabili da noi amministrati»: E gli altri? «Tocca agli amministratori degli altri stabili fare richiesta di accensione anticipata». Se l’amministratore del condominio di viale dei Mughetti chiederà di accendere, l’Iride lo farà? «A parte il fatto che in questo caso si tratta di una singola persona - risponde Marco Gorzegno, responsabile vendite del Teleriscaldamento -, va detto che la rete realizzata 50 anni fa alle Vallette non consente di isolare uno stabile: o si accende per tutti o niente». Per questo è importante la volontà dell’Atc che rappresenta gran parte di quel quartiere. Il contratto con l’Atc prevede 180 giorni più 15 di proroga, oltre quelli c’è un costo aggiuntivo. L’attuale clima richiede anticipazioni? Ardito: «La temperatura negli alloggi in questi giorni non è mai scesa sotto i 20 gradi».\

LEGGO

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La dieta dei prezzi

(Maurizio Bertera)

Primo, secondo, dolce e un calice di Brunello per 30 euro tondi tondi. Un conto da trattoria, visti i tempi non facili: la sorpresa è che a proporre questo menu a prezzo fisso è uno dei cuochi più famosi d’Italia, Gianfranco Vissani. Per far provare la sua particolarissima cucina, un piatto della quale costa mediamente 40 euro, lo chef di Baschi ha lanciato l’iniziativa "1 Ora Vissani", che permette di gustare questo menu dalle 13 alle 14. Anche se la proposta è limitata non solo dal punto di vista orario e nei giorni (solo martedì, venerdì e sabato), è un segnale importante: la cucina d’autore ha deciso di "scendere" tra i mortali, soprattutto per ragioni economiche, ma anche per la nuova consapevolezza che non si può puntare solo ai gourmet. E così sull’esempio di quanto avviene da anni all’estero (pensiamo solo ai locali in serie di Ducasse, Robuchon e Boucuse), anche da noi fioriscono le "succursali" o "dépendance" se preferite, dove i grandi chef propongono la loro cucina. Stessa mano e stessi ingredienti, ma un menu limitato, fatto di piatti più semplici, e un arredamento più sobrio il che non vuol dire meno curato. Qualche nome? Massimo Bottura con la Francescana a Modena, Fabio Picchi con il Cibreino a Firenze, Massimiliano Alajmo con il Calandrino a Rubano di Padova, Claudio Sadler con Chic N-Quick a Milano. Il fenomeno sta interessando peraltro anche la fascia media (vedi box): sono sempre più numerosi i ristoratori che a fianco di un locale storico e magari con tanti coperti ne aprono uno più piccolo, meno "ingessato" e prezzi leggermente inferiori. Altri puntano su un locale aperto dalla prima colazione all’aperitivo: uno dei più eleganti e di successo è il Trussardi Café di Milano, che si trova a fianco della Scala, proprio sotto il ristorante omonimo diretto da Andrea Berton. In questo meritorio tentativo di allargare il parterre degli appassionati di buona cucina, rientrano anche le scelte dei grandi cuochi che hanno deciso di aprire un solo locale, quasi sempre fuori dalla città, proponendo i loro piatti a prezzi interessanti. Uno di questi è Vittorio Fusari (vedi box) che non si limita solo alla cucina ma ha optato per una proposta enogastronomica a 360° - anche questa è una filosofia da seguire con attenzione – capace di attirare neofiti e gourmet. Ma chi ha sicuramente inaugurato la nuova era è Davide Oldani che continua a riscuotere un clamoroso successo di critica e pubblico con il suo D’O, ristorante a Cornaredo (MI) dove il suo menu degustazione, fatto di piatti d’autore, continua a costare 32 euro. Il fatto che in questo modo si sia guadagnato una stella Michelin e navighi sempre nelle zone alte delle altre guide è importante quanto il perenne "pieno" che registra in sala.

Help Consumatori.it

(8/10/2008)

Consumers’ Forum: le conquiste degli ultimi due anni

(Valentina Corvino)

Un momento di riflessione e approfondimento delle relazioni tra consumatori, imprese, Authority e politica. Questo l'obiettivo del convegno che Consumers'Forum ha organizzato questa mattina a Roma. L'incontro è stato anche l'occasione per presentare il Primo Rapporto sul Consumerismo, "Consumerism: rapporto 2008" che l'Associazione ha commissionato all'Università di Roma Tre. "Questo incontro – ha spiegato Lorenzo Miozzi, presidente di Consumers'Forum - offre alle due anime del mercato riunite nell'Associazione, consumatori e imprese, un'occasione per svolgere una funzione propulsiva verso il mondo della vigilanza e della politica. E' in tal senso che Consumers'Forum ha concepito Consumerism: rapporto 2008, documento che intendiamo elaborare ogni anno per fornire un panorama chiaro e scientificamente corretto sul mondo del consumerismo". "Il Rapporto - ha affermato la professoressa Liliana Rossi Carleo che con il professore Enrico Minervini ha coordinato il gruppo di lavoro - vuole essere una verifica dello stato dell'arte della legislazione a tutela del consumatore, il primo tentativo di dare una visione di insieme di carattere trasversale ad una disciplina che per ovvi motivi è frammentata". Il lavoro - ha sintetizzato il professore Minervini - è organizzato in tre parti e ha come punto centrale il Codice del Consumo approvato nel 2005: la prima fornisce un rapido sguardo sul passato; la seconda tratteggia il presente partendo da settembre 2005 fino agli inizi del 2008 e quindi non tiene conto dello slittamento dell'entrata in vigore della normativa sulla class action. La terza ed ultima parte si compone di un breve excursus sulle prospettive future. Preliminarmente - ha aggiunto il professore - si è reso necessario un lavoro di "scrematura" circa la normativa da commentare data l'enorme produzione legislativa in questo settore. Fatta salva la discrezionalità di cui ha goduto l'intero gruppo di lavoro, si è deciso di commentare quelle norme che hanno modificato o implementato il codice del consumo come quelle sulle pratiche commerciali scorrette e sui contratti a distanza; quelle norme che non innovano il codice del consumo ma che hanno effetto diretto sulla sfera del cittadino inteso come parte debole del rapporto negoziale (disciplina che tutela gli acquirenti di case in caso di fallimenti immobiliari, disciplina su vendite piramidali). Infine si è deciso di commentare le norme che hanno liberalizzato alcuni settore (le cd liberalizzazioni di Bersani) e in questo settore possiamo ricordare le norme che hanno eliminato i costi bancari, i costi fissi della telefonia mobile e così via. Il risultato è stato un lavoro che ripercorre gli interventi legislativi successivi al Codice del Consumo e che cerca di rispondere ad un interrogativo: cosa è avvenuto in questi due anni sul fronte della tutela del consumatore.

Consumers' Forum, le strategie future delle Authority

(Valentina Corvino)

Il Rapporto sul Consumerismo che è stato presentato questa mattina ha costituito un punto di partenza per un dibattito che ha coinvolto le Autorità di regolamentazione del mercato in cui si è cercato di delineare i possibili interventi futuri delle stesse. Nei loro interventi i presidenti delle Autorità hanno fatto il punto sul lavoro svolto in questi anni accomunato dall'obiettivo che è quello da un lato di tutelare il consumatore e dall'altro di diffondere la cultura della necessità di una regolamentazione. Il presidente Corrado Calabrò (Agcom) da un lato ha enumerato i tantissimi interventi a tutela dell'utente messi a punto dalla data della costituzione dell'Autorità (1998), ultimo in ordine di tempo il blocco delle chiamate a sovrapprezzo, dall'altro ha ricordato come nel suo settore di competenza, quello delle telecomunicazioni, dal 1998 al 2007 i prezzi si sono abbassati del 28% a differenza di quelli di altri servizi pubblici (quelli postali o idrici, ad esempio) dove si è assistito ad un aumento record. Quanto alle prospettive dell'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas, il presidente Alessandro Ortis ha annunciato che l'Autorità attiverà entro novembre un nuovo strumento di confronto delle offerte via via emergenti sul mercato per la fornitura di elettricità. Il "price calculator" aiuterà così i consumatori nella loro libera scelta sulla fornitura della luce. Ben più "drammatico" l'intervento del presidente Antonio Catricalà (Antitrust). Drammatico perché il lavoro dell'Agcm rischia una seria battuta d'arresto se verrà approvata, così com'è, la Legge Finanziaria che ha previsto un drastico taglio alle risorse a disposizione di questa Autorità e dunque anche dei consumatori. Il Presidente ha parlato di un taglio di 8 milioni di euro che significa meno "forza lavoro", che significa meno multe comminate a quelle aziende "spregiudicate", che significa un passo indietro nella tutela dei consumatori. Si conclude con un appello alla solidarietà il suo intervento. Tra i tanti, dato anche il momento di crisi che sta attraversando il nostro Paese, assume particolare rilevanza la testimonianza del lavoro svolto in questi anni dalla Consob. "La tutela del consumatore/risparmiatore - ha spiegato Mauro Lorenzoni - è da sempre al centro dell'attività della Consob e questa opera di "protezione" si espleta in diversi momenti: uno preventivo durante il quale la Commissione si occupa di predisporre la normativa di settore nonché di dare attuazione alla disciplina europea; uno concomitante e l'altro successivo. A proposito di quest'ultimo aspetto, è alle battute finali la costituzione della Camera di Conciliazione e Arbitrato. La fase di consultazione aperta a tutti si è conclusa il 30 settembre scorso mentre il 14 novembre scade il termine per la predisposizione del regolamento attuativo. Quanto alle funzioni della Camera, il decreto che l'ha istituita (179/2007) ha previsto la facoltà per essa di amministrare i procedimenti di conciliazione e di arbitrato promossi per la risoluzione di controversie insorte tra gli investitori e gli intermediari per la violazione da parte di questi degli obblighi di informazione, correttezza e trasparenza previsti nei rapporti contrattuali con gli investitori .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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