10 ottobre 2008

Rassegna stampa

Quotidiani

La Repubblica - "Banche in crisi, il Tesoro comanderà così" - di Luca Iezzi - pag. 9

La Repubblica - "I supermercati scoprono la crisi, per la prima volta vendite in calo" - di Alessandra Retico - pag. 10

La Repubblica - "Parmalat, chiesti rimborsi per 150 milioni" - di Emilio Randacio - pag. 35

La Repubblica - "Monte di pietà" - di Carlo Bonini - pag. 49

La Stampa - "Conti dormienti, a rischio il fondo anti crac" - pag. 5

La Stampa - "Che pericolo corrono i miei risparmi?" - a cura di Gianluigi De Marchi, Glauco Maggi, Paolo Baroni e Agnese Vigna - pag. 7

La Stampa Torino e Prov. - "Emergenza casa: al Piemonte 15 milioni per sostenere gli affitti" - pag. 74

La Repubblica

Pag. 9

Banche in crisi, il Tesoro comanderà così

(Luca Iezzi)

ROMA - Lo Stato blinda il sistema bancario per i prossimi tre anni. I conti correnti saranno garantiti dallo Stato, oltre che dal fondo interbancario, e le banche che si dovessero trovare in difficoltà potranno trovare il sostegno, quasi illimitato, delle risorse pubbliche. In questo caso però il prezzo da pagare sarà sottoporre la strategia al preventivo gradimento del ministero del Tesoro e della Banca d´Italia. Queste le due novità contenute nei cinque articoli del decreto "salva banche" che oggi sarà pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale e diventerà pienamente operativo fino alla conversione parlamentare. I primi due articoli delineano la procedura a cui una banca con difficoltà patrimoniali dovrà sottoporsi per ottenere un´iniezione di denaro pubblico. La richiesta d´intervento può arrivare dall´istituto, ma la necessità di una ricapitalizzazione può anche essere accertata direttamente dalla Banca d´Italia e quindi in qualche modo "richiesta" dal regolatore. L´iniezione di capitale darà al Tesoro azioni privilegiate, quindi senza diritto di voto, ma l´azionista pubblico sarà tutt´altro che invisibile nella gestione. Innanzitutto la sottoscrizione del capitale ci sarà solo se «l´aumento di capitale non sia stato ancora perfezionato alla data di entrata in vigore del presente decreto» e se la banca in difficoltà presenterà un «programma di stabilizzazione e rafforzamento» della durata di tre anni. L´adeguatezza del piano è sottoposta alla valutazione di Via Nazionale e deve contenere anche una previsione sull´utilizzo dei dividendi, approvata dall´assemblea, per l´intero periodo. Dal momento dell´entrata dello Stato «le variazioni sostanziali al programma di stabilizzazione e rafforzamento - recita ancora l´articolo 1 - sono soggette alla preventiva approvazione del ministero dell´Economia, sentita la Banca d´Italia». Sarà sicuramente questo lo strumento attraverso il quale il governo farà sentire più forte il suo peso sulla gestione degli istituti. Intervento che peraltro non ha limiti visto che al socio pubblico non si applicano le regole e i tetti previsti per legge in società bancarie particolari come le popolari e le cooperative. In particolare quelle che vietano o sterilizzano l´eccessiva concentrazione di azioni in capo a un solo socio. Anche l´estensione dello sforzo finanziario è quasi illimitata. Il settimo comma dell´articolo 1 dà la possibilità di trovare la copertura per gli aumenti di capitale su gran parte dei capitoli del bilancio pubblico, permette anche l´utilizzo di contabilità speciali e l´emissione di titoli di debito pubblico. Poteri ancora maggiori se la situazione di grave crisi possa «recare pregiudizio alla stabilità del sistema finanziario». Si arriva in quei casi ad un vero e proprio commissariamento previsto dall´articolo 70 del Testo unico bancario, con scioglimento da parte del ministero degli organi direttivi e la scelta di nuovi commissari. L´articolo 3 facilita la concessione da parte della Banca d´Italia di finanziamenti alle banche per gran parte dei contratti di prestito che gli stessi istituti fanno ai clienti, nei casi ci siano garanzie "collaterali" accertate. Ai questi finanziamenti di Via Nazionale si estende la garanzia statale. I depositi invece sono tutelati dallo Stato per 36 mesi «a integrazione e in aggiunta agli interventi dei sistemi di garanzia dei depositanti istituiti e riconosciuti» vale a dire il fondo interbancario e quello specifico della banche di credito cooperativo.

La Repubblica

Pag. 10

I supermercati scoprono la crisi, per la prima volta vendite in calo

(Alessandra Retico)

ROMA - Non succedeva da anni, fa impressione: gli italiani non spendono neanche più al supermercato. Prezzi troppo alti, la spesa si riduce, gli shopper diventano più magri. Ma quando la pasta, piatto simbolo, dieta nostrana (23 chili a persona) aumenta del 40 per cento in un anno nonostante il grano crolli più della Borsa, allora c´è da sospettare una crisi più grave di quella che immaginiamo. Ma anche, come fa la Coldiretti, che «qualcuno ci specula». E così sugli scaffali della grande distribuzione rimangono invendute confezioni su confezioni. Le famiglie fanno i conti, rimandano. Unioncamere segnala preoccupata un calo delle vendite complessivo dello 0,3 per cento tra luglio e agosto scorsi rispetto allo stesso periodo del 2007. Ma anche se si compra meno, si spende di più: il costo della spesa è infatti aumentato del 4,8 per cento. E solo l´alimentare pesa sulle tasche un +5,7 per cento. E allora frigoriferi più sobri, la drogheria alimentare sta per diventare un lusso o un ostacolo da superare con la dieta: costi medi saliti di oltre otto punti percentuale. Meglio i prodotti freschi rimasti a un contenuto rialzo di 6 punti mentre i congelati calano un po´. Chi ha cani e gatti a carico, sborsa per scatolette e assistenze varie il 4,2 per cento in più, mentre le bevande rimangono stabili. Casa da pulire, costa un +1,5 per cento, mentre per shampoo e creme per cure personali è quasi un salasso: +2,2 per cento. Su qualche acquisto si aspetta (magari l´offerta), ad altre si rinuncia, ma poi affrontare pranzo e cena è un problema serio: negli ultimi 12 mesi per cucinare due spaghetti si spende il 40,1 per cento in più, l´olio di semi è aumentato del 37,4, i biscotti del 7,6, il latte a lunga conservazione del 10,3 e le mozzarelle dell´8,7. Ci guadagnano quelli che non cucinano, con i piatti pronti che calano del 6,2 per cento, da condire con un olio di oliva che scende a - 2,9%. E ancora varie Italie della crisi, con il nord-ovest che compra meno (-1%) insieme al sud (-0,5%), con la differenza che nel mezzogiorno i prezzi aumentano più che altrove, e così in Basilicata e Calabria quasi un crollo nei supermercati (-6,3%) visto che il prezzo medio della spesa è aumentata più che in ogni altra regione. Crisi: e per misurarla si torna alla pasta, il cui costo non accenna a diminuire, 1,6 euro al chilo nonostante il grano duro sia oggi attorno ai 0,28 euro al chilo. Due conti: all´inizio dell´anno un chilo di penne costava 1,4 euro e il grano il doppio di adesso (0,48 euro). «Progressivo e ingiustificato allargamento della forbice dei prezzi tra produzione e consumo. È in atto una evidente speculazione sul piatto preferito dagli italiani» accusano gli agricoltori. Finanza e forchette.

Sconti, depliant e 3x2 non bastano più arriva il "Gratta e vinci" della spesa

(Jenner Meletti)

CAMPI BISENZIO - Era bello, una volta, andare a fare la spesa. Qui al centro commerciale I Gigli riempivi il carrello, pagavi alla cassa e ti davano anche un biglietto della lotteria «Il Guadagnone». Messa la spesa in frigorifero - e assicurati così pranzi e cene per una settimana - potevi anche sognare. Con il Guadagnone potevi vincere una vacanza alle Maldive o a Ibiza. «A maggio, quando abbiamo lanciato l´ultimo concorso tradizionale - dice Alessandro Tani, direttore del centro - abbiamo capito che i clienti non sognavano più una settimana in spiaggia, ma una dispensa piena. Fra i premi per la prima volta avevamo messo anche pasta e olio e abbiamo visto che erano più desiderati di un coupon per la vacanza. Allora abbiamo cambiato tutto». Così, in questi tempi di crisi, il Guadagnone si è trasformato in un albero della cuccagna. Se si è fortunati, può risolvere un problema vecchio come l´uomo: mettere d´accordo il pranzo con la cena. Con il Gratta e vinci ritirato alla cassa, puoi vincere - e subito - un «carrello della spesa», valore 50 euro, un «cestino alimentare» da 15 euro, un «sacchetto della pasta» da 11 euro o anche un singolo chilogrammo di pasta. In palio anche buoni benzina da 20 euro. I premi finali sembrano usciti dal romanzo «La roba» di Giovanni Verga: una fornitura di pasta, olio e vino per un anno intero. «La nostra scelta - dice Alessandro Tani - è azzeccata. Per il Gratta e vinci che magari ti regala un chilo di pasta c´è la fila. Oggi il consumatore è attento e ha un solo obiettivo: arrivare a fine mese. Da noi ci sono grandi numeri: l´anno scorso sono passati quasi 14 milioni di persone. Oggi arriva ancor più gente di ieri, ma tanti tengono chiuso il portafoglio. Di più non posso dire, si tratta di dati riservati. Certo, se il cliente sogna pasta e olio, vuol dire che davvero tutto sta cambiando». Un tempo - inizi anni ‘80 - bastava dire «offerta speciale» per riempire i supermercati. «Da almeno due anni a questa parte - dice Daniele Fornari, docente di Marketing internazionale all´ateneo di Parma e coordinatore del laboratorio di Trade marketing alla Bocconi - l´efficacia delle attività promozionali si è fortemente ridotta. Il volantino con l´annuncio di sconti e offerte era ed è lo strumento principe di queste promozioni. Ma se fino al 2006 rendeva 100, oggi rende 70, 50 e anche 40. Questo perché oggi tutti fanno questi volantini e quasi tutti presentano le stesse offerte. E allora il cliente non si sposta più. Sa che nel giro di una settimana il supermercato sotto casa farà le stesse offerte di quello che è dall´altra parte della città. La Grande distribuzione, o meglio buona parte di essa, non ha ancora capito che il consumatore è diventato un soggetto razionale, un piccolo economista. Chiede frutta fresca, carne biologica, pesce e verdura e nei volantini trova offerte di acqua minerale e tonno in scatola. Anche il "3 x 2" oggi funziona male. Il piccolo economista non è disposto a stoccare merce a casa sua, perché il potere d´acquisto è quello che è e la merce fresca non può essere stoccata. Il nuovo consumatore cerca di ragionare. Se mi offrono scatolette e pizza surgelata a basso costo - pensa - senz´altro aumenteranno il prezzo di altri prodotti. Il consumatore soffre anche di quella che viene chiamata la "frustrazione del dopo promozione". Ha fatto incetta di ciò che era in offerta, ha riempito la casa e si accorge di avere speso troppo per cose non indispensabili». Fu una grande invenzione, il «3 x 2». «Il genio - ricorda Pino Zuliani della direzione Conad - si chiamava Gianfelice Franchini, dei Supermercati brianzoli. Fu il primo a capire che un conto è proporre uno sconto del 33%, un altro conto e "fare vedere" un terzo pacco gratis, concreto, da prendere in mano e mettere nel carrello. A Conad le promozioni mantengono questo segno di concretezza. Con il Bis - due prodotti al prezzo di uno - facciamo toccare con mano la convenienza. Abbiamo dovuto però alzare la soglia. Un tempo bastava il 30%, oggi il Bis funziona perché arriva al 50%. E questa promozione è "eccezionale", arriva solo due volte l´anno». Senza pubblicità le imprese commerciali si bloccano. Anche piccole catene oggi non vivono senza inserzioni sui giornali o spot in tv. «Ci sono ancora - dice il professor Daniele Fornari - alcune promozioni buone. Ma ottenere risultati è sempre più difficile. La grande distribuzione, rispetto a tre anni fa, perde colpi. Nella vendita a parità di rete (senza l´apertura di nuovi centri) il calo è stato compreso fra l´1,2 ed il 2%. La rete complessiva (con nuovi centri) è rimasta ferma, non è cresciuta. E stiamo parlando di una Gdo dove nel 2000 la crescita era del 12% all´anno. Ora la crescita è zero, da confrontare con un´inflazione pari al 4 o 5%». Con il crollo delle borse la situazione si fa ancor più pesante. «Il potere d´acquisto viene dato dal reddito di lavoro e da quello di capitale. È difficile che il piccolo investitore che ha perso tutto pensi oggi all´acquisto di una tv o di un´auto. Ma abbiamo superato anche altre crisi. Nei primi anni ‘80, quando la distribuzione moderna è nata, c´era un´inflazione al 12-14%. Iniziava allora la battaglia fra distribuzione moderna e tradizionale. Si videro allora le prime promozioni. Negli anni ‘90, ai tempi della new economy, tutto sembrava andare a gonfie vele. Non c´era nemmeno bisogno di offerte speciali. Anzi, in quel clima di euforia ad entrare in crisi furono i discount. Ora il moderno ha sconfitto il tradizionale, contro il negozio sotto casa non servono più i volantini con 1.000 proposte. Ma è iniziata la guerra dentro la grande distribuzione. Alla caccia di clienti che non credono più a un depliant colorato».

La Repubblica

Pag. 35

Parmalat, chiesti rimborsi per 150 milioni

(Emilio Randacio)

MILANO - Lunedì erano arrivate le richieste di condanna per Calisto Tanzi (13 anni) e per i suoi complici. Ieri, la settimana nera del cavaliere di Collecchio, si è conclusa con la pretesa di un risarcimento record. Per gli avvocati delle decine di migliaia di risparmiatori raggirati dal gruppo Parmalat, l´ex patron e i suoi sodali, da qui a pochi mesi dovranno versare quasi 150 milioni cash (141 milioni chiesti dai risparmiatori e 6 chiesti dalla Consob). Un antipasto, beninteso, di tutto quel fiume di denaro che saranno costretti a risarcire appena tutte le tappe del processo penale arriveranno al capolinea. Dopo le requisitorie dei tre pm milanesi, Carlo Nocerino, Eugenio Fusco e Francesco Greco, ieri nell´aula milanese in cui si stanno giudicando le coperture garantite al gruppo Parmalat, sono andate in scena le arringhe delle parti civili. Prima la Consob che, con l´avvocato Emanuela Di Lazzaro, ha chiesto risarcimenti per poco più di sei milioni di euro. Il legale ha individuato il principale responsabile del «buco» da 14,5 miliardi, «l´artefice, il regista, il promotore ed esecutore dei falsi comunicati e delle informative del gruppo, è sempre stato Calisto Tanzi, il cui pensiero e le cui frasi venivano riportate anche con virgolettati nei comunicati». Poi, è stata la volta del professor Carlo Federico Grosso, rappresentante di oltre 32 mila risparmiatori rimasti in «brache di tela» dopo aver investito nei bond parmigiani. Oltre 140 i milioni di euro chiesti al tribunale insieme alla condanna degli imputati, a titolo di acconto. Trecentocinquanta milioni quelli che rappresentano l´intero danno inferto ai bondisti. Altre parti civili, hanno lasciato al presidente Luisa Ponti e al suo collegio, la quantificazione del danno. E mentre a Milano, il processo di primo grado al gruppo Parmalat si avviava alle ultime battute, a Parma, all´udienza per il reato principale di bancarotta, la procura scopriva le carte dell´accusa contro 15 tra ex e attuali manager di Bank of America (BofA). Secondo i pm, gli uomini del colosso americano, avrebbero partecipato all´appropriazione indebita dell´attivo del gruppo di Collecchio. Per Sala, Medbedich e Wright, c´è anche l´accusa di usura. I tre, secondo la procura, «facevano da prima promettere e quindi corrispondere dalla società sudamericana nonché dalla controllante Parmalat spa, in corrispettivo del finanziamento di 60 milioni di dollari erogato, un importo complessivamente pari ad un tasso del 15,92% annuo, costituente vantaggio usurario».

La Repubblica

Pag. 49

Monte di pietà

(Carlo Bonini)

Nell´Italia dei naufraghi delle borse, dei nuovi poveri e del mondo ai tempi dei sub-prime, c´è un indirizzo antico cinquecento anni. Il Monte di Pietà. La casa dei pegni. L´ultimo diaframma che separa la vita a credito dalla vita a usura. Quattro sportelli, due saloni da esposizione merce, un recinto degli incanti e un parterre di strada dove una pelliccia, oggi, vale la rata del mutuo e un tappeto persiano la fattura dell´idraulico. E dove il debito genera altro debito, rinnovando quella catena che nel gergo della Finanza si chiama «derivati» e sul marciapiede che guarda il Monte, si pronuncia «compro polizze». Dicono i numeri che negli ultimi dodici mesi, le donne e gli uomini che hanno sceso l´ultimo gradino del bisogno sono aumentati mediamente dell´8 per cento. Trentamila a Milano (più 8%), cinquantamila a Roma (più 5%), trentamila nelle province toscane di Pisa, Lucca, Livorno (più 15%). Altrettanti a Palermo (più 10%). La cosa è semplice. Si va allo sportello, si fa valutare la merce da dare in pegno - normalmente preziosi o piccoli oggetti di valore - se ne ottiene mediamente un terzo del valore di mercato in contanti. E con loro una «polizza al portatore» che indica la data entro la quale si dovrà riscattare il pegno (tre o sei mesi rinnovabili), nonché il costo del riscatto, pari alla somma in contanti che si è ricevuta al momento del deposito, maggiorata degli interessi, circa il 13% annuo. Se il bene in pegno non viene riscattato, il Monte procede alla vendita all´incanto. Oggi, nel salone delle esposizioni del Monte, l´offerta è ricca: 8 pellicce di visone demy buff con base d´asta da 2.200 a 1.600 euro. Stole in zibellino da 3.500 a 2.800 euro. Cinque tappeti orientali (da 550 a 80 euro); quattro servizi in argento (base d´asta media 650 euro); una zanna in avorio policromo (15 mila euro), una statua in avorio intarsiato sormontata da pagoda (8 mila euro). Nella vicina sala degli incanti, tra due maxi schermi all´ombra di un crocefisso, l´oro va via come il pane. «Due spille con intarsi in corallo pari a grammi 81,8» di metallo prezioso vengono battute a 553 euro. Cinquantadue grammi in collane e anelli a 340 euro. Cinque ciondoli e tre bracciali a 357. Agli sportelli, un pezzo dell´Italia della «quarta settimana». Cristina ha 35 anni e due bambine che porta per mano. Al Monte - dice - è entrata la prima volta quando ne aveva 18 e quando per mano ci entrò lei, con sua nonna. «Smettere oggi è impossibile. Normalmente, lo stipendio è finito a metà mese. Quindi impegno quello che mi serve ad arrivare fino al 27. Poi, il primo del mese successivo, con una parte dello stipendio che ho appena preso mi riprendo quello che ho impegnato dieci giorni prima. E intorno al 20 ricomincio». Angelo si sta venendo a riprendere un Rolex con cui si è pagato una settimana di ferie ad agosto per moglie e figlia. «Penso che lo riporterò qui per Natale, così mi faccio qualche giorno sulla neve». Antonio ha una piccola attività artigianale. «I clienti mi saldano a 90 giorni e, nel frattempo, per pagare ogni mese gli stipendi delle tre persone che lavorano con me, mi conviene venire al Monte». Luigi, conducente di bus, con i pegni paga il mutuo da più di un anno. «Ho un tasso variabile con rate a scadenza semestrale. Vengo al Monte due volte l´anno. E normalmente chiedo il rinnovo della polizza almeno una o due volte. Perché nell´arco di un paio d´anni qualche regalo alla famiglia ci scappa sempre. Che so, un compleanno, una comunione, una cresima. E con quelli sblocco i pegni precedenti, che poi posso impegnare di nuovo». Il sistema non è molto diverso da chi preleva con la carta di credito contanti che servono a pagare alla banca il saldo del debito del mese precedente. Ma ha un vantaggio. Il Monte ha un indotto del debito che nessun credito o prestito personale ha. Il Monte affaccia su una piazza dove puoi contare, in una mattina qualunque, almeno una quindicina di figuri. Ben vestiti, con una curiosa gestualità muta. Che ricorda quella dei floor di Borsa e accompagna l´uscita dal Monte di clienti che si sono appena congedati dallo sportello. Tra loro, è un tipo che sembra godere della considerazione degli altri. Si fa chiamare Tonino e ha una cinquantina d´anni. «Lavoro al Monte da vent´anni», dice. Al Monte? «Sì insomma, di fronte al Monte». Per fare che? «Il trader». Il trader? «Si va beh, compro polizze». Tonino ride di cuore. «Guarda che i derivati non l´hanno mica inventati a Wall Street. I derivati so´ nati qui. Cinquecento anni fa. So´ cinquecento anni che si vendono e si comprano debiti davanti al Monte». Tonino non è un burlone. «Mi spiego. Stamattina, l´oro fino, in borsa, sta a 21 euro al grammo. Quello comune, da squaglio, lo fanno 14 euro. Qui al Monte, lo pagano 5. E io che faccio? Quando qualcuno che si è appena impegnato l´oro sa che non riuscirà mai a disimpegnarlo, viene da me e io gli compro la polizza, che del resto è al portatore». A quanto? «A 7 euro al grammo. Conviene a lui che piglia qualche cos´altro che il Monte non gli ha dato e conviene a me, che, con la polizza, riscatto a 5 euro il grammo più gli interessi di deposito quello che lui si è impegnato e che sul mercato vale 14. Come dicono quelli bravi? La polizza è un derivato. E Tra 7 e 14 euro c´è lo swap. Che poi, io l´ho sempre chiamata la forchetta tra andare in paro e guadagnare. Un lavoro pulito. Guadagna chi si vende la polizza, perché si vende il debito. E guadagno io che il debito me lo compro e che magari me lo rivendo a mia volta, assumendomi il rischio». Tonino ride di nuovo: «Un po´ come quella banca americana lì. Come si chiama? Lehman? Sì, insomma, hai capito. E comunque meglio che fare il cravattaro, l´usuraio». A Roma, il tasso usuraio è arrivato al 60 per cento annuo. E Giuseppe, un altro dei "trader" di piazza che ascolta, annuisce grave. «Il Monte, soprattutto di questi tempi, è una salvezza. Prima di Ferragosto, quando scadevano le rate dei mutui, c´era la fila agli sportelli che arrivava in piazza. E a Natale sarà uguale». Anche perché - dicono "i trader" - il Monte si prepara a politiche di pegno presto ancora più generose. Forse torneranno ad essere accettati agli sportelli anche oggetti il cui pegno non dà più di 100, 200 euro. Non la biancheria come nella Roma papalina. Ma magari qualche macchina fotografica sì, o qualche telefonino "smart".

LA STAMPA

Pag. 5

Conti dormienti, a rischio il fondo anti crac

Una sentenza del Consiglio di Stato rimette in discussione il trasferimento dei «conti dormienti» al fondo governativo che dovrebbe provvedere a una serie di spese che vanno dal risarcimento per i risparmiatori traditi dai bond Cirio, Parmalat e Argentina alla nuovissima «social card», e dalla stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione agli indennizzi per i piccoli azionisti di Alitalia. Per dicembre è previsto il trasferimento delle risorse al Fondo, ma il regolamento del Tesoro che disciplina la gestione del fondo ora è da riscrivere, secondo i giudici di Palazzo Spada. Il parere negativo è solo parzialmente vincolante, dato che il ministero di Giulio Tremonti potrà anche decidere di non adeguarsi, ma fornendone motivazione, e questo provocherà comunque un ulteriore slittamento dei tempi.

LA STAMPA

Pag. 7

"Che pericolo corrono i miei risparmi?"

(a cura di Gianluigi De Marchi, Glauco Maggi, Paolo Baroni e Agnese Vigna)

La situazione, nelle filiali delle banche italiane, è tutto sommato tranquilla. La maggioranza degli italiani si sente al riparo dallo squasso dei mercati mondiali. Così, non siamo arrivati agli estremi cui arrivò, poco meno di anno fa, Northern Rock: fuori dalle filiali della banca inglese c’erano i clienti in coda per ritirare il loro denaro. Resta però il fatto che i risparmiatori non dormono sonni tranquilli: che fare del denaro depositato in banca? Come comportarsi con le azioni che scendono? Che sicurezza danno le obbligazioni che solo un anno fa sembravano assolutamente sicure? Tenendo presente che la regola generale in queste fasi di mercati altalenanti è restare fermi e aspettare (muoversi è pericoloso, sa come farlo solo chi opera sui mercati da professionista), ci sono comunque posizioni che possono essere alleggerite per ridurre l’esposizione dei propri risparmi alle turbolenze dei mercati. Questo discorso vale soprattutto per azioni, obbligazioni, fondi di investimento eccetera. Per quanto riguarda i conti correnti, la garanzia fino a 103mila euro è la più alta d’Europa: il governo italiano ha aggiunto la sua garanzia a quella ordinaria - coperta dal fondo interbancario - rendendo le posizioni della clientela italiana ancora più sicure.

I pronti contro termine di Unicredit Banca

Ho effettuato con Unicredit una operazione pronti contro termine con scadenza 19/12/08. Nella lettera di conferma dell’operazione, la banca specifica: «I controvalori sono regolati sul vostro conto corrente e i titoli sul vostro conto deposito titoli». Il titolo sottostante è costituito da CTZ 30 Aprile 2010. Nel malaugurato caso di fallimento della banca, i titoli restano di mia proprietà? Quali pericoli corrono i miei risparmi?

Sì, i titoli restano suoi ed il conto, garantito fino a prima della crisi sino a 103 mila euro dal sistema bancario oggi lo è anche dallo Stato.

È il caso di smobilizzare gli investimenti?

Ho un amico che lavora alla City di Londra presso la Citybank come rating maker e, nonostante sia una delle realtà ancora abbastanza solide in America, lui ha venduto tutto e messo sotto il materasso. Testuali parole: "un rendimento zero al giorno d'oggi è da considerarsi un buon risultato". Nonostante ciò sono anch'io in dubbio se smobilizzare quello che possiedo o attendere che passi la tempesta sperando che non faccia dei danni irreparabili.

Se «smobilizzare quello che ho» significa vendere tutte le azioni, questa è una scelta oggi diffusissima, da panico, che non può essere però giudicata buona o cattiva senza conoscere i titoli. Per alcuni potrebbe essere una mossa per salvare il salvabile, per altri una minusvalenza che potrebbe essere recuperata nel medio-lungo termine. Dire che tutti ora vendono è infatti scorretto, poichè finchè viene definito un prezzo di Borsa, frutto quindi di una contrattazione conclusa tra due parti, per una che vende c’è una che compra. Nessuno sa chi è il "furbo", oggi, tra chi entra e chi esce. Purtroppo lo si capirà solo in futuro. Warren Buffett, per esempio, ha comprato GE e Goldman Sachs recentemente. Insomma, se uno non pensa che il mondo, e la Borsa, finiscono tra tre giorni, liquidare ora può rivelarsi un autogol. Le crisi azionarie, comunque, sono utilissime per verificare la propria tolleranza al rischio, e alle perdite. Legittimo che uno scottato dica "la Borsa non fa per me" e abbandoni il gioco: come chi smette di andare al Casinò. Però deve sapere che abbandona anche uno strumento che, sul lungo termine, potrebbe meglio servire i suoi obiettivi di risparmio previdenziale.

Azioni di risparmio e azioni ordinarie

Le azioni di risparmio da qualche tempo si sono deprezzate - ed ancora continuano su questa tendenza - in misura percentuale almeno doppia rispetto alle ordinarie del loro stesso gruppo. Essendo destinate ai piccoli risparmiatori, avrebbe semmai dovuto accadere il contrario (vedi Fiat, Telecom Italia e spesso anche IntesaSanpaolo). Sarei grato se me ne spiegaste la ragione.

Le azioni di risparmio sono state create una trentina d’anni fa con l’obiettivo di offrire ai risparmiatori un titolo meno rischioso delle azioni ordinarie con un rendimento più elevato (han diritto alla maggiorazione del dividendo) e con garanzie simili a quelle delle obbligazioni (sono rimborsate prima di tutte le altre in caso di fallimento). In Borsa però non hanno avuto molta fortuna, forse perché non sono mai state ben capite e in genere quotano un buon 30-40% meno delle ordinarie, anche perché non hanno diritto di voto e quindi non interessano ai grandi azionisti o agli speculatori. Per un piccolo investitore però rappresentano una forma interessante di risparmio, più sicura del mercato ordinario.

Le garanzie sui conti correnti

Vorrei sapere se il massimo garantito sale da 20mila a 100mila euro con il provvedimento approvato dal governo, e se, in caso di fallimento, - come ho letto in questi giorni sui girnali - 20mila euro verrebbero restituiti ai risparmiatori entro pochi mesi, e gli altri dopo il fallimento della banca. Saremo inclusi fra i creditori del fallimento come privilegiati?

Facciamo chiarezza: l’aumento della garanzia da 20.000 a 100.000 euro (preso dall’Unione europea, non dal Governo italiano) riguarda solo i paesi che garantivano meno; l’Italia ha un limite, attraverso il Fondo interbancario di garanzia, di 103.291,37 euro (i vecchi 200 milioni), di conseguenza il suo tetto è già più alto e non cambia. Viceversa, il governo italiano ha approvato un decreto legge per aggiungere a questa garanzia anche quella statale (rendendo così i conti correnti sicuri come i titoli di Stato). È vero, il Fondo assicura 20 mila euro «subito» ed il resto dopo la chiusura della procedura di liquidazione coatta amministrativa (l’equivalente del fallimento per le banche). Si tratta comunque di un credito privilegiato e, con l’assistenza della garanzia del Tesoro, è diventato sicuro in misura totale. Sperando che non sia il caso di ricorrervi.

I bond della Bei

I Buoni del Tesoro della Bce sono affidabili o è meglio incassare subito quel che si può incassare?

Il lettore probabilmente si riferisce alle obbligazioni della Bei, cioè la Banca europea per gli investimenti, un ente sopranazionale che è costituito con fondi di tutti gli Stati appartenenti all'Unione europea. Per questo motivo queste obbligazioni sono oggi considerate le più sicure in assoluto, perché, come tutti gli organismi internazionale, hanno una forza finanziaria superiore a quella dei singoli Stati. E per lo stesso motivo in genere hanno un rendimento un pò inferiore a quello dei Btp o dei Bund tedeschi.

Le obbligazioni della pensionata

Sono una pensionata di 80 anni, non ho proprietà e vivo nelle ristrettezze. In banca Intesa mi hanno suggerito tempo fa alcune obbligazioni dicendomi che erano sicure. Erano... Ora mi dicono di stare tranquilla ma io non ci credo e non so davvero che cosa fare. Devo pagare medicine e badante e se perdo quei pochi risparmi sono rovinata: è comprensibile la mia preoccupazione. Si tratta di Dexia IT0003815955, CRPR&PC21009TM IT0004244734, BEI 11214STEP UP XS0205524506.

I titoli indicati sono oggi da considerare sicuri per motivi diversi. Dexia, che era in fallimento, è stata rilevata dai governi belga e francese, quindi ormai è fuori dall’area di rischio ed è garantita anche se vale intorno a 70. Il prestito prevede è «strutturato» con scadenza 2010 (quindi incassabile a breve) ed è legato al cambio euro/dollaro; attualmente purtroppo la cedola non è pagata a causa dell’effetto indicizzazione negativo. Da tenere, purtroppo, per non monetizzare l'attuale perdita (che si azzererà con il rimborso a 100). Crpr - la sigla indica la Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza - è un prestito a tasso misto con scadenza ottobre 2009 appartiene oggi al gruppo Crédit Agricole una delle più grandi banche francesi e va quindi considerata sicura anche alla luce delle decisioni dei governi italiano e francese sulle garanzie dei conti correnti. Da tenere, facendo peraltro presente a chi gliel’ha venduto l’assoluta incompatibilità con le sue esigenze di reddito. È un caso in cui potrebbe rivalersi contro la banca, assistita da un esperto, per mancanza di adeguatezza. Bei, infine, è la Banca europea per gli investimenti, inimmaginabile che possa fallire: è un istituto sovranazionale. Il prestito prevede una cedola crescente nel tempo. Da tenere.

LA STAMPA Torino e Prov.

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Emergenza casa: al Piemonte 15 milioni per sostenere gli affitti

Buone notizie sul fronte della casa. Le novità, emerse a Milano nel convegno nazionale dell’Anci, presente per Torino l’assessore Roberto Tricarico (Politiche per la casa), sono almeno tre. La prima è la conferma degli 800 milioni di euro messi a disposizione dallo Stato per finanziare il nuovo piano casa fortemente voluto dal Governo Berlusconi, quello che nell’arco di due anni dovrebbe rimpolpare il patrimonio dell’Edilizia convenzionata con 20 mila nuovi alloggi. Non solo. Il Governo è orientato a prorogare gli sfratti per tutelare le fasce deboli: il discorso interessa gli ultrasessantacinquenni e le famiglie con disabili a carico. La terza notizia, invece, chiama direttamente in causa il Piemonte e, spiega Tricarico, riguarda il fondo nazionale di sostegno alla locazione ripartito tra le varie Regioni (che a loro volta lo gireranno ai Comuni sul territorio in base alle necessità). Stando al riparto del fondo il Piemonte otterrà uno stanziamento di 14 milioni 800 mila euro. Per il momento l’unica cifra è quella su base regionale anche se è presumibile pensare che Torino, come nelle edizioni precedenti, farà la parte del leone.