Strumenti accessibilità

A- A A+

13 ottobre 2008

Rassegna stampa

Quotidiani

La Stampa - "Sulla polizza compaiono le provvigioni all’agente" - di Giuseppe Alberti - pag. 27

La Stampa - "La posta di Maggi" - a cura di Glauco Maggi - pag. 29

La Stampa Torino e Prov. - "Torino non vuole fare alloggi per i più poveri" - di Raphael Canotti - pag. 59

Free Press

Leggo - "Sms spia i cellulari, polizia posta indaga" - pag. 2

Leggo - "Smog, diesel Euro 2 messe al bando" - di Chiara Ferrero - pag. 20

Internet

HelpConsumatori.it - "Fipe propone agli associati il cappuccino a prezzo bloccato"

HelpConsumatori.it - "Sessione CNCU - Regioni: tutele transfrontaliere nella seconda giornata del convegno"

La Repubblica.it - "Studenti vittime del caro-affitti, fino a 900 euro per una stanza"

LA STAMPA

Pag.27

Sulla polizza compaiono le provvigioni all’agente

(Giuseppe Alberti)

L’Isvap (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo), con regolamento n. 23 del 9 maggio 2008, stabilisce che a fare data dal primo ottobre 2008, tanto nelle polizze di nuova emissione, quanto nelle quietanze di rinnovo, dovranno comparire le percentuali provvigionali che spettano all’intermediario (o agente) delle società assicuratrici. Si parla delle provvigioni che riguardano soltanto il settore della «responsabilità civile» quindi, con l’esclusione dei «premi» che possono interessare gli altri rami quali, ad esempio, il furto, l’incendio, la tutela giudiziaria, kasko, o «minikasko», atti vandalici, danni cagionati dalle calamità atmosferiche eccetera. Facciamo un esempio. Se la polizza prevede la «classe di merito» 14, per un residente a Torino, il cui veicolo è di 14 cv fiscali, per un tetto di copertura di 2 milioni di euro, il costo finale della medesima può risultare 1137 euro. A tale ammontare bisognerà applicare la una percentuale del 7,20% ricavando l’importo provvigionale di 81,62 euro. Le rispettive percentuali possono variare di molto a seconda della «classe di merito» in cui si trova l’assicurato: per chi paga, per ipotesi, un premio di 1975 euro (sempre per il veicolo di cui sopra) perché si trova nella diciassettesima avendo cagionato un sinistro, il premio finale può risultare di 1975 euro e la percentuale della provvigione scendere al 6,65% con il risultato che la quota che spetta all’agente può toccare i 131 euro. Se, invece, il «premio» viene pagato mediante la trattenuta dallo stipendio, la percentuale della tassazione può scendere parecchio, così pure la provvigione. Vi sono anche altre formule che possono differenziarsi a seconda delle regole gestionali che la società assicuratrice applica. Quindi chi paga l’assicurazione per la propria auto (moto, camper, natanti ecc.) viene messo ufficialmente a conoscenza di quanto economicamente realizza il suo agente di assicurazione. Le cose cambierebbero di poco se alle predette percentuali andassero aggiunte quelle riservate alle altre formule di garanzia, le quali, dati alla mano, importano premi di polizza molto elevati.

LA STAMPA

Pag.29

La posta di Maggi (a cura di Glauco Maggi)

Divieto di fumo in condominio

Oggi ho avuto modo di leggere su La Stampa la risposta ai quesiti da me inviati relativamente al divieto di fumo nei condomini. Non si è risposto però alla domanda: «Chi deve far applicare il rispetto del divieto in caso di mancata indicazione del soggetto»... Il tono della risposta è palesemente ostile.

Nessun malanimo: si tratta semplicemente di interpretazione della legge. Ribadiamo che le parti comuni non sono locali aperti al pubblico e che il divieto può essere contenuto solo in un regolamento condominiale, anche assembleare. In tal caso sarà l'amministratore a doverlo fare rispettare, con gli scarsi mezzi che ha. La sanzione massima all'inottemperanza sono 100 delle vecchie lire, salvo diversa disposizione di un regolamento approvato all'unanimità!

Diritto al panorama?

Ho acquistato un rustico anni fa con vista mare possibile se alcuni arbusti (olivastri e oleandri) del terreno confinante vengono mantenuti ad altezza tale da permetterne appunto la vista. Il precedente proprietario del terreno confinante mi permetteva la «sfrondatura» di tale vegetazione; posso chiedere il medesimo comportamento al nuovo proprietario? Ne ho il diritto?.

Questione pelosa. In effetti il codice civile (art. 907) determina il cosiddetto «diritto di veduta» che è però cosa assai diversa dal «diritto al panorama». Consiste nel fatto che il vicino non possa costruire (o piantare alberi) a distanza minore di 3 metri da una finestra o da in balcone (vedi anche articolo 892 c. civ.). Tale distanza può essere incrementata (e spesso lo è) dai regolamenti comunali. E' indubbio poi che gli alberi altrui non debbano togliere aria o luce: in tal caso si può chiedere di potarli. Viceversa il «diritto alla vista mare» potrebbe essere efficacemente tutelato solo con una servitù (detta «non apparente») a non far crescere alberi sopra una certa altezza o a sfondarli adeguatamente, cosa che può essere stabilita nel suo caso solo contrattualmente (per esempio, pagando per ottenere questo diritto). Naturalmente forse la soluzione sta tutta nel buon vicinato e nel buon senso.

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag.59

"Torino non vuole fare alloggi per i più poveri"

(Raphael Zanotti)

La Regione deve trovare oltre mezzo miliardo di euro se vuole realizzare il suo ambizioso programma casa. I 400 milioni dichiarati come «economie» nel gennaio 2007 in realtà non ci sono, anche se lo Stato li aveva trasferiti già nel 2006. Centrosinistra e centrodestra si accusano vicendevolmente del buco. Ma intanto l’unica cosa certa è che a fare le spese per questa voragine saranno le fasce più deboli. Sta già succedendo. Un esempio. Lo Stato ha trasferito i fondi. La Regione ha previsto che di questi, 98,949 milioni di euro sarebbero andati alla cosiddetta edilizia sovvenzionata (le case popolari) in provincia di Torino. Ma qualcuno deve aver sbagliato i calcoli. Alla fine, pur prevedendo interventi su ogni area disponibile e riproponendo anche vecchi progetti (6,8 milioni per i cantieri di Villaretto e di Spina 3) sono avanzati 40 milioni di euro: il 40%. Com’è possibile? «Il problema - spiega l’assessore regionale alla Casa Sergio Conti - è che il Comune di Torino, così come altri Comuni, non vuole più costruire case popolari. Mancano le aree». E dunque che fare di quei soldi in più? Lasciarli a marcire nei conti correnti? La Regione li ha redistribuiti: li ha dati alle Atc di altre province (pare che quella di Biella abbia risolto il problema casa in un sol colpo) e il resto è andato in programmi di edilizia sperimentale, edilizia agevolata e case per soggetti particolari (anziani, giovani coppie, ecc.) che sono fasce protette, ma non proprio indigenti. Il 70% previsto per il fabbisogno più estremo (edilizia sovvenzionata) è diventato un 56% (-14%), il 16% della agevolata è diventato un 24% (+8%) e il 14% delle altre destinazioni, un 20% (+6%). Eppure il fabbisogno suggerirebbe di fare il contrario. In provincia di Torino ci sono 15.000 famiglie in lista di attesa per l’assegnazione di una casa popolare. All’ultimo bando comunale sono pervenute poco più di 9000 domande e l’85% rientrava in tipologie da casa popolare. Ma si preferisce spingere sull’edilizia convenzionata e agevolata, ovvero il restante 15%. La differenza è lampante per chi, alla fine del mese, deve pagare l’affitto: una casa popolare ha un canone medio inferiore ai 100 euro, una casa di edilizia convenzionata o agevolata viaggia invece sui 350. Eppure non sembra esserci spazio per le fasce più deboli. Il piano regolatore di Torino prevedeva centinaia di migliaia di metri quadri per l’edilizia pubblica, ma meno del 5% è stato destinato alle case popolari. La maggior parte dei progetti finanziati da oltre 10 anni (70 milioni di euro) non è ancora nemmeno partita. Nelle aree affianco, invece, i privati hanno già ultimato le loro case di edilizia convenzionata o agevolata.

3 - continua

LEGGO

Pag. 2

Sms spia i cellulari, polizia posta indaga

NAPOLI - Cellulari intercettati con un sms: è su questo che sta indagando la polizia postale di Napoli. Il meccanismo, secondo quanto al momento accertato, sarebbe tanto semplice quanto inquietante: sul cellulare arriva un sms sconosciuto, basta aprirlo per innescare la procedura di download di un virus indicato come "trojan" che penetra nella memoria del cellulare. Sul telefonino si scarica un software che consente il collegamento con un altro cellulare: quando si ricevono telefonate o si chiama un numero, automaticamente dal cellulare collegato è possibile ascoltare la conversazione. Difficile, al momento, stabilire le proporzioni di questo fenomeno ma intanto l'informativa è stata trasmessa alla Procura di Napoli.

LEGGO

Pag. 20

Smog, diesel Euro 2 messe al bando

(Chiara Ferrero)

L’obiettivo è ridurre la quantità di polveri sottili nell’aria torinese: lo scorso anno ci sono stati oltre 130 sforamenti del livello di guardia delle polveri sottili pm10 (a fronte del limite di 35 superamenti imposto dall’Unione Europea). Così, puntuali come ogni autunno, ecco in vista i provvedimenti antismog. A deciderli è stato il Tavolo di coordinamento dei Comuni dell’area metropolitana. A partire dal 12 gennaio, gli Euro 2 diesel, sia privati che commerciali e con più di dieci anni, non potranno più circolare a Torino, Beinasco, Borgaro Torinese, Carmagnola, Chieri, Chivasso, Collegno, Grugliasco, Ivrea, Moncalieri, Nichelino, Orbassano, Pinerolo, Rivoli, San Mauro, Settimo Torinese e Venaria Reale. Anche se le limitazioni del traffico scatteranno solo dopo le vacanze natalizie, i Comuni prepareranno le ordinanze sin dai primi giorni di novembre. Ecco che tutto quello che bisogna sapere per non incappare in una multa: gli Euro 2 diesel, con più di dieci anni, adibiti al trasporto di persone si fermeranno nelle giornate feriali dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 19; quelli commerciali nelle giornate feriali dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 13 e dalle 14,30 alle 19. La limitazione si aggiungerà al divieto di circolazione, già in vigore, dei veicoli Euro 0 benzina ed Euro 0-Euro 1 diesel (dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 19, su tutto il territorio cittadino) e al divieto di circolazione per gli Euro 2 nella ztl ambientale (dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 19).

Help Consumatori.it

Fipe propone agli associati il cappuccino a prezzo bloccato

Cappuccino a prezzo bloccato per quattro mesi: è la proposta della Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, che chiede ai propri associati di bloccare i prezzi di caffè e cappuccini, tramezzini, insalate e lieviti a partire dal prossimo novembre. La campagna sarà su base volontaria e sarà presentata dalla Fipe mercoledì 15 ottobre a Roma. All'incontro parteciperà Mister Prezzi, Antonio Lirosi. L'iniziativa intende fronteggiare gli aumenti che nell'ultimo anno sono arrivati al 4% per il caffè e al 5% per i cornetti, bombe e lieviti in generale, spiegano dalla Confcommercio. "Un invito che speriamo venga raccolto in massa dai nostri associati - commenta il direttore generale di Fipe Edi Sommariva - Sappiamo che non aggiornare i listini da adesso per quattro mesi, quindi feste natalizie comprese, può essere impegnativo per i nostri associati. Si tratta di un esperimento per vedere come reagiscono i consumatori. Inoltre, anche se non abbiamo certo la pretesa di cambiare la vita ai cittadini, crediamo che il nostro possa essere un piccolo contributo a rasserenare gli animi". I prezzi non saranno uniformati per cui rimarranno le differenze fra le diverse città. La Fipe fa riferimento al diverso comportamento dei consumatori rilevato da un sondaggio Fipe-Axis del giugno scorso: a fronte di un calo della frequentazione dei bar da parte del 41,5% del campione rispetto all'anno precedente, gli intervistati hanno risposto che il motivo principale risiede nel minor possesso di denaro (24,5%), nella necessità di risparmiare (22%) e nell'aver cambiato le proprie abitudini (10%).

Help Consumatori.it

Sessione CNCU – Regioni: tutele transfrontaliere nella seconda giornata del convegno

La tutela del consumatore si gioca anche sul piano europeo e la seconda giornata di lavori della IX Sessione Programmatica del Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli utenti (CNCU) con le Regioni, ha fatto una panoramica sull'Europa, sottolineando la necessità di nuove e più ampie garanzie per il cittadino negli acquisti transfrontalieri. A moderare gli interventi è stata Anna Bartolini, rappresentante italiana all'ECCG (Gruppo consultivo-Europeo Consumatori). "Lo shopping oltre i confini è ancora rigido e spesso confuso - ha affermato Anna Bartolini - e il commissario per i Consumatori nella Ue si è già mossa per uniformare le normative in tutti e 27 i Paesi". Anna Bartolini ha mostrato ai presenti un volume di 74 pagine proposto dalla Commissione Europea e in discussione, in questi giorni, al Parlamento Europeo. La nuova direttiva relativa ai diritti dei consumatori, vuole unificare quattro direttive già vigenti in un unico testo normativo che gli Stati membri dovranno recepire in modo uniforme accettando anche correttivi che tendono ad una tutela massima del consumatore. Le norme unificate sono: i contratti porta a porta, il commercio a distanza, le clausole contrattuali abusive e le garanzie post-vendita. "Un'importante novità - ha spiegato Anna Bartolini ad Help Consumatori - è la regola in materia di consegne di passaggio dal rischio al consumatore; cioè il commerciante disporrà di un massimo di 30 giorni di calendario, dalla firma del contratto, per consegnare il bene al consumatore; il commerciante sostiene il rischio ed i costi legati al deterioramento e alla perdita del bene fino al momento in cui il consumatore lo riceve. Altra cosa è l'onere della prova accollato al venditore in caso di ritardata consegna con il diritto per il consumatore ad avere una cosa nuova e un indennizzo o al periodo di ripensamento dopo l'acquisto di un bene esteso a 14 giorni in tutti i Paesi dell'Unione". "Ancora - ha continuato Anna Bartolini - sono previste più tutele in merito all'informazione precontrattuale, una nuova lista nera delle clausole vessatorie per l'acquirente".

Help Consumatori ha chiesto ad Anna Bartolini notizie sulla class action europea.

"Purtroppo in questo momento l'Europa ha altre priorità. I problemi economici hanno messo un freno a tutte le altre problematiche contingenti che non riguardano strettamente la crisi economica in atto. Però posso dire che l'Europa guarda con grandissimo interesse alla legge sull'azione risarcitoria collettiva che è stata approvata in Italia. Il nostro Paese in questo momento può giocarsi un po' di leadership che ha in Europa proprio sulla tutela dei consumatori. Noi siamo stai, inoltre i primi nell'Ue, ad aver applicato la direttiva sulle pratiche commerciali sleali. Secondo me abbiamo bisogno di recuperare grande credibilità e non possiamo accettare che la legge sull'azione risarcitoria si fermi". L'ultima parte della Sessione Programmatica del CNCU ha dato voce ad alcuni rappresentanti delle associazioni dei consumatori che hanno chiesto con forza un maggiore coordinamento tra i Paesi per l'applicazione effettiva della tutela dei consumatori nei rapporti transfrontalieri. Laura Galli, direttore del Centro Europeo Consumatori in Italia (rete Ecc-net) e Walter Andreaus del Cec di Bolzano hanno presentato un quadro riassuntivo sui casi pervenuti in Italia di controversie transfrontaliere. Settantamila le richieste informative arrivate, trentamila i casi affrontati in Italia dal Centri Europei dei consumatori presenti a Bolzano e Roma. "Il 40% dei casi riguarda il tema dei viaggi e del turismo, seguono i settori delle automobili, i servizi finanziari e delle apparecchiature elettriche - hanno affermato - Quasi il 50 %dei casi si risolve in maniera amichevole grazie all'intervento del CEC Italia, quindi senza necessità di ricorrere all'autorità giudiziaria, con un risparmio di tempi e costi: il consumatore manda la richiesta per il 75 % in via informale (telefono, email) con un breve resoconto del problema, si avvia un'istruttoria e si coinvolge la controparte del Paese dove è accaduto il fatto. Per raggiungere un accordo, si cerca di comporre la controversia attraverso la conciliazione (ADR). Sono intervenuti anche Carlo Pileri presidente dell'Adoc che si è confrontato con Cinzia Mariani, rappresentante della Carta dei Diritti del viaggiatore dell'Enac in merito all'esigenza di nuove regole nel mercato europeo del turismo low cost. La sessione si è conclusa con la testimonianza di Salvane Maurel dell'Associazione di consumatori del Rhone Alpes e Daniela Skenday sulle prime esperienze in Albania sulla tutela dei consumatori.

La Repubblica.it

Studenti vittime del caro-affitti, fino a 900 euro per una stanza

ROMA - Il mercato degli affitti per gli universitari non conosce crisi. Secondo l'ultima indagine del Sunia, il sindacato degli inquilini, prendere una camera singola può costare a uno studente fino a 900 euro a Milano, 700 a Firenze, 650 a Napoli, 600 a Roma. "Il fenomeno ha assunto ormai caratteri molto gravi al punto da escludere intere fasce di giovani dal diritto allo studio per gli altissimi costi complessivi che le famiglie di provenienza dovrebbero sostenere - spiega la responsabile dell'ufficio studi del Sunia, Laura Mariani - in queste città la forte domanda da parte di studenti ha talmente deformato il mercato da innescare un processo di aumento generalizzato anche per i residenti". Nella maggioranza dei casi le offerte d'affitto contengono poi una serie di violazioni: contratti di tipo libero, non registrati, senza limite di canone, sub-affitti collegati. Per il Sunia sono necessari interventi straordinari che, attraverso la revisione dell'imposizione fiscale, possano calmierare i prezzi. Guardando il dettaglio dell'indagine, vediamo che a Milano, per un posto letto in zona Brianza, occorrono circa 450 euro; per una stanza singola si va da un minimo di 650 (zona Bande Nere) a un valore medio di 800 (zona Lambiate, Udine e Fiera) a un massimo di 900 (in zona Vittoria). A Firenze un posto letto costa in media 350/400 euro, una stanza circa 700. A Bologna, dove gli studenti si concentrano nelle zone vicine all'Università, occorrono 250/280 euro per un posto letto in una doppia, da 370 a 500 per una singola. A Roma in zone vicine alle università centrali (San Lorenzo, Piazza Bologna) vengono chiesti circa 600 euro per una stanza singola, 450 per un posto letto in una doppia. Valori solo leggermente più bassi (550 euro per una camera singola) in zone vicine alle altre Università (Ostiense e Cinecittà). Si risparmia soltanto se ci si sposta in aree periferiche: 300 euro per un posto letto e 450 una singola in zone Prenestina, Centocelle e simili. A Napoli per un posto letto occorrono 300/450 euro, per una stanza si spende dai 400 ai 600 euro, con i prezzi più alti nelle zone Policlinico, Vomero e Colli Aminei. A Bari per un posto letto occorrono 250/350 euro, almeno 350 per una singola. Nelle città più piccole i prezzi sono più bassi in termini assoluti, ma hanno un peso maggiore nell'economia cittadina. Nelle città in cui è più frequente il fenomeno degli affitti a studenti extracomunitari, come a Perugia, si registra infine un'ulteriore anomalia: l'aumento di circa il 25/30% del canone chiesto agli studenti stranieri rispetto a quello applicato agli italiani.

Partners

regione piemonte

città di torino

camera commercio torino

adoc nazionale