Strumenti accessibilità

A- A A+

14 ottobre 2008

Rassegna stampa

Martedì 14 ottobre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "Così i formaggi scaduti tornano freschi sui banchi" – di Paolo Berizzi – pag. 1-19

La Repubblica Torino e Prov. – "Viale sconfitto, torna in gioco la poltrona di Unioncamere" – di Pier Paolo Luciano – pag. I-XI

La Stampa – "Le conseguenze sull’economia dureranno a lungo" – di Maurizio Tropeano – pag. 6

La Stampa Torino e Prov. – "Una mole di debiti" – di Giovanna Favro – pag. 56

La Stampa Torino e Prov – "Fondo da 200 milioni. La Regione socia delle aziende in crisi" – di Maurizio Tropeano – pag. 57

Free Press

Leggo – "Benzina, l’ora dei ribassi. Diesel sotto 1,30" – di Domenico Zurlo – pag. 3

Leggo – "La crisi colpisce due torinesi su tre" – di Irene Soave – pag. 23

Metro – "La crisi raffina gli acquisti" – pag. 6

Internet

HelpConsumatori.it – "Istat conferma la stima: inflazione settembre a 3,8%" –

HelpConsumatori.it – "Cia: doppio prezzo in etichetta per garantire trasparenza" –

HelpConsumatori.it – "A Parma stanze in affitto agli studenti in cambio di compagnia agli anziani" –

La Repubblica

Pag. 1-19

Così i formaggi scaduti tornano freschi sui banchi

(Paolo Berizzi)

PERUGIA - La mozzarella è scaduta? Non è un problema. Una passata con l´acetone e, oplà, la data scompare, e si timbra sopra quella nuova. La certosa è arrivata a fine corsa? Macché, è ancora buona: basta cancellare giorno, mese e anno con l´alcol, e stampare sulla confezione cifre posticce. Ora sì è pronta per negozi e supermercati. Lo stesso trattamento è riservato a ricotta, provolone, caciotta, pecorino, salame e mortadella. Non bastavano le indagini - che continuano ad ampio raggio - delle procure di Cremona e Piacenza. Adesso a scrivere una nuova pagina nello scandalo dei formaggi «scaduti, bonificati e reimmessi sulle tavole degli ignari consumatori» (dalle carte dell´inchiesta), ci pensano gli stessi dipendenti delle aziende. Accade a Perugia, dove alcuni lavoratori - venditori e addetti allo stoccaggio - hanno presentato un esposto in procura contro la Galbani, denunciando di essere «stati obbligati, per anni, dai capi del personale, a vendere merce con la data di scadenza contraffatta». A disposizione dei magistrati ci sono documenti, fotografie e registrazioni audio piuttosto esplicite. Nella denuncia si fa riferimento a grossi quantitativi di prodotti piazzati sul mercato dopo provvidenziali lifting nel deposito perugino dell´azienda. Da lì - stando al dossier ora al vaglio degli investigatori - dal 2000 in poi sarebbero partite tonnellate di formaggi e salumi "tenuti in vita". Il marchio Galbani è già coinvolto nell´inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di Cremona e Piacenza. Compare tra i principali fornitori della Tradel, una delle aziende "riciclone" che tra Lombardia e Emilia Romagna acquistavano formaggio scaduto o avariato e lo "bonificavano" mischiandolo a prodotto fresco. Precise responsabilità, in quel caso, sono emerse a carico di alcuni impiegati degli stabilimenti Galbani di Certosa di Giussago e Corteolona (Pavia). Decine di tonnellate di merce qualificata come "residui di produzione lattiero casearia per trasformazione a uso alimentare" erano in realtà costituite da croste di gorgonzola ad uso zootecnico e cagliate scadute. Egidio Galbani Spa produce i formaggi Bel Paese, Certosa, Santa Lucia e Galbanino. Fa parte della francese Lactalis, il gruppo caseario numero uno in Europa, già proprietario di altri marchi italiani tra cui Invernizzi e Locatelli. "Big logistica" è la società che distribuisce e vende tutti i prodotti Galbani in Italia. Nel deposito di Perugia operano 26 camioncini, ognuno dei quali "piazza" in media 60 quintali di merce al mese, complessivamente 15 tonnellate. È qui, nella base umbra, che deflagra il caso "etichette". Tutto inizia nel 2005. Con una denuncia "interna". Alcuni dipendenti si rivolgono al direttore del personale (tuttora in carica). Non ne possono più di quello che - in una serie di comunicazioni riservate - viene definito un «sistema vergognoso». Informano il dirigente su ciò che sistematicamente avviene nel deposito. Una serie di "incastri" sulle confezioni di formaggi e salumi: scadenze prorogate, cancellate con solventi in modo tale che il prodotto possa essere venduto senza problemi. Fatture e bolle di accompagnamento modificate ad arte. Qualche esempio? La mortadella "Golosissima" scade il 16-01-2003 ma la fattura di vendita riporta la data 24-01-2003. Le mozzarelline Santa Lucia scadono il 5-5-2005 e però vengono vendute l´11-05-2005. La stessa sorte tocca alle ricottine (confezioni da 250 gr), al provolone piccante, al pecorino sardo Castenuri, alla Certosa, alla caciotta e al salame Milano (confezioni da 3 kg). E dunque: tutto questo i lavoratori riferiscono - prove alla mano - al direttore del personale. È il 14 novembre del 2005. L´incontro avviene in un hotel di Perugia. «C´è da vergognarsi», «i capi sanno tutto», «se vengono fuori queste cose, l´azienda chiude domani». Di fronte all´outing degli addetti, il dirigente promette interventi immediati, ma allo stesso tempo li dissuade dall´intraprendere eventuali azioni di denuncia. «Certo, bisogna intervenire... - dice - metti che qualcuno si sente male dopo aver mangiato sta roba, ma non sia mai che ste´ notizie escano fuori di qui». Passa un mese e Galbani corre ai ripari. Un ispettore amministrativo viene inviato nel deposito. Controlla la merce nei furgoni, accerta che è scaduta. Partono i controlli a campione in un paio di negozi. I formaggi e i salumi taroccati, quelli dove viene acclarato il "trucco" sulle confezioni, vengono acquistati dalla stessa azienda. Tolti dagli scaffali. Ma il sistema non cessa. Di più. I vertici aziendali vengono informati anche del problema delle «carenze igieniche» durante le operazioni di stoccaggio della merce. Merce stivata fuori dalla celle frigorifere. A volte addirittura in "celle private" ovvero garage. Trasporto con mezzi non idonei. Finisce tutto nel dossier presentato in Procura. Viene in mente il rassicurante motto dell´azienda («Galbani vuol dire fiducia»). Ma questa è un´altra storia.

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. I-XI

Viale sconfitto, torna in gioco la poltrona di Unioncamere

(Pier Paolo Luciano)

Ad Alessandria ha vinto la voglia del rinnovamento. Sovvertendo i pronostici, Piero Martinotti, imprenditore di Casale, è il nuovo presidente della Camera di commercio. Succede a Renato Viale che ha guidato l´ente per due mandati. E ora il vento di rinnovamento potrebbe scompaginare l´intero sistema camerale piemontese. A cominciare dalla poltrona di Unioncamere per arrivare fino a quella della Camera di Torino. Ieri mattina ad Alessandria i ventisette consiglieri dell´ente camerale si sono ritrovati per la votazione decisiva dopo che, sette giorni prima nessuno dei due candidati aveva raggiunto i due terzi dei suffragi. Viale, industriale del settore alimentare (con i fratelli guida la Bistefani e la catena di supermercati Dimeglio), godeva dei favori della vigilia anche perché una settimana fa aveva raccolto nel secondo giro di voti 15 consensi. Sufficienti per essere rieletto per la terza volta e puntare così alla riconferma anche come presidente di Unioncamere. Ma il cartello promosso dagli industriali mandrogni - che ha raggruppato attorno al nome di Martinotti, ex numero uno degli imprenditori locali, l´Api, il Collegio costruttori e l´Associazione orafi di Valenza - ha speso l´ultima settimana con profitto, riuscendo a far cambiare idea a tre consiglieri. E così Martinotti ha ottenuto 15 voti ed è stato eletto. «Non ci sentiamo pionieri e non è accaduto nulla di speciale - spiega ora il neoeletto -: semplicemente c´è stato un confronto democratico tra due candidati che avevano programmi diversi. Un confronto serrato, ma civile». Anche per questo Martinotti appena eletto ha chiesto a Viale di rimanere in giunta per garantirsi così la riconferma al vertice di Unioncamere. Ma il presidente uscente ha declinato: «Non voglio occupare posti nel nuovo direttivo». Via dunque al rinnovamento, che poi era la ragione che aveva spinto gli industriali a schierare un candidato: «Non è mai stata in discussione la figura di Viale: semplicemente riteniamo giusta una rotazione negli incarichi. Quindici anni sulla stessa poltrona sono un´eternità». Martinotti non vuole fare proclami, né anticipare le prime mosse, però su un punto è chiaro: punterà molto sul gioco di squadra. «Non è accettabile che sulle decisioni più importanti le categorie non si pronuncino: giunta e consiglio dovranno lavorare molto di più in tandem». L´insediamento della nuova giunta avverrà il 3 novembre. Tre settimane dopo, il 28 novembre, a Torino si riunirà l´assemblea di Unioncamere per scegliere il successo di Viale alla guida dell´ente che riunisce tutte le camere di commercio del Piemonte. Il risultato del voto alessandrino ha sorpreso un po´ tutti, ma è scontato che nei prossimi giorni cominceranno le "grandi manovre". Due i candidati più accreditati per la successione: Ferruccio Dardanello, numero uno di Cuneo e presidente regionale di Confcommercio e Alessandro Barberis, presidente a Torino. Sì, perché se sulla rielezione di Viale tutti erano d´accordo, ora che i giochi sono stati scompaginati, Torino potrebbe rivendicare la poltrona che da due mandati era ad appannaggio delle altre province piemontesi. Ma da Alessandria arriva anche un segnale preciso: gli industriali sembrano più che mai determinati a tornare a contare nel mondo camerale. Forse, soprattutto, la prossima primavera, quando si rinnoveranno i vertici di Torino. Barberis pare destinato a una riconferma anche se dopo il caso Alessandria non ci sono più certezze. Di sicuro, il presidente torinese, manager con un ricco curriculum, non accetterà di rischiare di essere impallinato come è accaduto a Viale. Semmai farà un passo indietro prima.

LA STAMPA

Pag. 6

Le conseguenze sull’economia dureranno a lungo

(Maurizio Tropeano)

I segnali inviati da Parigi rappresentano un passo importante nella giusta direzione». E’ positivo il giudizio sui lavori dell’Eurogruppo del neo premio Nobel per l’Economia Paul Robin Krugman,professore di Princeton ed editorialista del New York Times.

Le autorità europee hanno fatto abbastanza per fermare la crisi?

«Non era stato fatto abbastanza sino alla scorsa settimana. Tuttavia le decisioni del vertice di Parigi di ieri hanno superato le mie attese, sia in termini di dimensioni sia per il coordinamento».

Quindi ci sono elementi per pensare in positivo?

«Sono decisamente più ottimista adesso di quanto lo era venerdì. Ovviamente nessuno può sapere cosa accadrà domani ma anche dai mercati finanziari è arrivata una risposta positiva, quindi tutto ci lascia presupporre che la fiducia sia maggiore oggi rispetto pochi giorni fa. Il sistema delle garanzie era necessario».

Vuol dire che ciò che è stato fatto prima non ha aiutato?

«Grandi iniezioni di capitali nel sistema finanziario aiutano a garantire agli istituti interbancari di mantener sotto controllo il mercato. Gli stimoli fiscali possono aiutare ma c’è bisogno di procedere con provvedimenti più serie per aggredire la crisi in atto».

A che punto siamo della crisi finanziaria?

«La fase più acuta si andrà sgonfiando nel corso dei prossimi due mesi, sempre che non accada nulla di nuovo. Le ricadute sull’economia reale dureranno a lungo».
Cosa ne pensa del fatto di allargare il G8 ai Paesi emergenti?

«Non sono mai stato in grado di farmi un’idea precisa sull’opportunità di questa istituzione. Prima o poi sarà necessario avere Paesi come Cina e India perché stanno diventando economie sempre più importanti».

E’ d’accordo sulla necessità di riformare le istituzioni di Bretton Woods?

«Non ritengo che il sistema valutario sia stato causa o parte di questa crisi in atto, al contrario di quanto è avvenuto per il terremoto delle borse asiatiche nel ‘97 e ‘98. Non ritengo che si debba riformare il sistema delle valute, altre cose senza dubbio si».

Qual è il messaggio che vuole trasmettere alla gente?

«E’ necessario far capire alla gente che le cose e il mondo sono molto più complicate di come a volte vengono presentate. Nessuno avrebbe mai pensato che ciò che era accaduto in Asia nel 1997 poteva succedere negli Stati Uniti. La bolla immobiliare la crisi del credito e tutto ciò che ne è seguito sono avvenuti sotto gli occhi increduli di molti americani».

Ha mai pensato alla carriera politica?.

«Si e ho deciso che non mi appartiene».

Si sente più un uomo d’accademia o un editorialista?

«Ho sempre pensato e detto pubblicamente che considero l’Università come una casa. Però i piace fare anche altre cose, come scrivere per la stampa. Dovessi scegliere tra i due? Deciderei di non scegliere».

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 56

Una mole di debiti

(Giovanna Favro)

Che la crisi ci sia, e che la congiuntura stia picchiando duro sulle nostre tasche, lo sappiamo da soli, e forse non c’era bisogno di uno studio dell’Università che ce lo spiegasse. Quel che forse non sapevamo, però, è che noi piemontesi stiamo peggio delle altre regioni del Nord quanto a percentuali di debiti e di conti in rosso, e che, anche se sgobbiamo di più della media degli italiani, grazie all’aumento dei prezzi Torino è al top nella classifica delle rinunce, per di più non di profumi, vacanze e capi griffati, ma su ciò che davvero riguarda la sussistenza. Torinesi e piemontesi si dichiarano cioè costretti a ridurre sia la quantità che la quantità di acquisti di cibo e vestiti - compresi pane e pasta - in misura maggiore del resto del Nord Italia, ma anche della media italiana, di quella delle grandi città, di quella del Centro e pure di alcune aree del Sud. I dati emergono dal 17° rapporto dell’Osservatorio del Nord Ovest: l’ente di ricerca creato dal dipartimento di Studi sociali dell’Università con il sostegno di altri soggetti (Torino Internazionale, Comune, Compagnia di San Paolo, Fondazione Crt, Associazione Amapola) ha presentato ieri i risultato dello studio sui consumi delle famiglie, il tasso di impoverimento, la possibilità per i giovani di trovar lavoro e di metter su famiglia. L’area della «vulnerabilità», che comprende chi quadra i conti a fatica, supera il 60% delle famiglie. E’ più bassa, naturalmente, la quota di quelle ridotte alla canna del gas, strangolate dai prezzi: quelle cioè che per arrivare a fine mese sono costrette addirittura a indebitarsi, o quelle che ce la fanno solo a costo di erodere i risparmi degli anni scorsi. Sommando i due dati si arriva a una media italiana del 15,2%, dell’11,7% nel Nord Italia. Un dato da cui a sorpresa il Piemonte si discosta in peggio: il rosso riguarda il 15,1% dei piemontesi, il 14,3% della provincia di Torino, il 13,6% della sola città. Non molto più della media del Nord Italia, va bene, ma pur sempre un rialzo inquietante in un territorio abituato a paragonarsi non con le difficoltà del profondo Sud, ma con il meglio del Nord. Se poi si considera la necessità di rinunciare agli acquisti, o di rassegnarsi a comprare beni di qualità più scadente, si scoprono dati forti, perché riguardano anche il cibo. Nell’ultimo anno circa il 13% dei torinesi ha rinunciato a pane, pasta e carne nelle quantità e qualità consuete, contro il 7-9% di media delle grandi città, 7-8% di media nel Nord Italia, 4-6% nel Centro, 7-9% di media italiana. Per il pesce, la frutta e la verdura il dato riguarda l’11-13% dei torinesi, ancora una volta 4 o 5 punti in meno di quanto ci si aspetterebbe, visto il 7-8% nel Nord Italia, e circa il 9% delle grandi città e della media italiana. Un trend non positivo, che ieri ha colpito anche il primo dei «discussant» chiamato a commentare i dati a Palazzo civico, Luciano Abburrà dell’Ires: «Il Piemonte va significativamente peggio delle altre regioni del Nord anche se è una regione che lavora molto, più della media, e in cui sgobbano molto anche le donne». Altre difformità tra il Piemonte e le medie italiane riguardano l’occupazione e i tempi che si impiegano per uscire dalla famiglia, mettere su casa e avere figli. In generale, le giovani generazioni impiegano molto più tempo di quelle di padri e nonni a compiere i passaggi verso la vita adulta: terminare gli studi, trovare il primo impiego, affittare o comprare casa, sposarsi e avere il primo figlio. Esaminando più generazioni, si nota che questi passaggi si sono compiuti in modo più o meno omogeneo fino ai nati negli Anni Sessanta, con un brusco stop per i nati nei Settanta, e un quasi azzeramento gli Ottanta: queste ultime due coorti si fermano dopo aver finito gli studi e trovato il primo impiego; solo 1 su 4, fra quanti hanno compiuto 32 anni, supera tutti i passaggi. In Piemonte parrebbe più difficile che nel resto d’Italia diventare adulti, con tempi relativamente rapidi per il matrimonio o la convivenza e tempi più lunghi per il primo figlio.

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 57

Fondo da 200 milioni. La Regione socia delle aziende in crisi

Sconto Irpef per i redditi fino a 22 mila euro

(Maurizio Tropeano)

Duecento milioni di euro. E’ questa la dotazione del fondo anti-crisi che la Regione sta mettendo in piedi per aiutare le piccole e medie imprese in crisi di liquidità ad evitare di chiudere. Il fondo dovrebbe diventare operativo a gennaio quando gli analisti prevedono le prime pesanti ricadute sul sistema produttivo. Le linee generali del piano, che prevede l’ingresso temporaneo nel capitale delle aziende eventualmente in difficoltà, sono state illustrate dall’assessore all’Innovazione, Andrea Bairati, ai vertici delle istituzioni economiche alla fine della cerimonia per la firma del patto per lo sviluppo sostenibile sottoscritto dalla Regione e da 26 organizzazioni produttive e sindacali. Il piano punta al sostegno dell’Unione Europea, della Banca e del Fondo Europei degli investimenti. A loro si è rivolto la Regione. Bairati con una lettera ha chiesto il loro sostegno e ha individuato nei fondi del progetto comunitario denominato Jeremy proprio la capitalizzazione delle Pmi. A livello comunitario ci sono a disposizione circa 11 miliardi di euro. Un centinaio di milioni potrebbero arrivare in Piemonte. Bei e Fei, infatti, finanzierebbero metà dell’intervento di sostegno il resto verrebbe diviso tra la Regione (25%) e gli imprenditori (25%) che potrebbe anche far ricorso agli strumenti di garanzia dei Confidi che entro la fine del mese - così come annunciato dal vice-presidente Paolo Peveraro - dovrebbero ricevere 22 milioni. In questi giorni Bairati ha trovato all’interno dei fondi europei dedicate alle aree sottoutilizzate i 50 milioni che costituiscono il centro dell’intervento regionale. Nelle prossime settimane una delegazione europea arriverà in Piemonte per definire i termini del protocollo d’intesa. Nel frattempo l’assessore Bairati dovrà definire i criteri con cui saranno selezionate le imprese in crisi di liquidità che potranno accedere al sostegno del fondo anti-crisi. Nel corso della riunione ristretta di ieri pomeriggio, infatti, è stata Mariella Enoc, presidente di Confindustria Piemonte, a sottolineare la necessità che il fondo di sostegno sia destinato solo alle imprese in difficoltà solo per mancanza di liquidità e che dunque hanno tutti gli altri requisiti per restare sul mercato una volta passata la bufera. Un’esigenza che era già presente nel piano regionale che si limitava a garantire l’intervento per consolidare il patrimonio solo alle imprese «sane». Ecco perché nei prossimi giorni saranno definiti i criteri per accedere al sostegno e sarà creata una commissione di valutazione terza dove non entreranno i politici che dovrà valutare piani industriali e di sviluppo. La nascita del fondo anti-crisi si inserisce nelle iniziative del patto per lo sviluppo sostenibile del Piemonte firmato ieri mattina. Un patto che mette sul tavolo 890 milioni di euro da spendere nei prossimi sei anni su sei azioni strategiche e che è stato accompagnato dalla decisione della giunta, su proposta di Peveraro, di sbloccare 100 milioni di fondi di Finpiemonte attraverso una maggiore flessibilità della spesa. Su sollecitazione di Cgil, Cisl e Uil il patto prevede anche interventi per sostenere il reddito delle famiglie. La presidente Mercedes Bresso ha annunciato la decisione di allargare al maggior numero di famiglie lo sconto sul pagamento dell’addizionale regionale sull’Irpef. Dal primo gennaio di quest’anno i redditi fino a 15 mila euro sono stati esentati dal pagamento dell’addizionale. Dal primo gennaio dell’anno prossimo per i cittadini che hanno un reddito compreso tra i 15 mila euro e i 22 mila euro scatterà uno sconto dello 0,2% che significa circa 35 euro in più pro-capite e 29 milioni in meno per le casse regionali. «Alla fine - commenta Bresso - i beneficiari della manovra complessiva di riduzione della tassazione regionale sono oltre il 70% dei contribuenti».

LEGGO

Pag. 3

Benzina, l’ora dei ribassi. Diesel sotto 1,30

(Domenico Zurlo)

Finalmente un po’ di ossigeno per gli automobilisti italiani. Dopo il calo dei prezzi del petrolio, il costo della benzina è sceso negli ultimi due giorni sotto gli 1,4 euro al litro e quello del gasolio sotto gli 1,34 euro. Importante soprattutto il ribasso del diesel Agip, sotto gli 1,3 euro al litro per la prima volta da metà febbraio. E torna ad allargarsi, così, la "forbice" con la verde. Apprezzamenti all’Agip sono arrivati dal presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, che ha definito una «prova di responsabilità» la decisione della compagnia petrolifera italiana, pur aggiungendo che i consumatori si aspettano un ulteriore calo, «almeno di altri due o tre centesimi». Rispetto ad un anno fa infatti - quando il prezzo del greggio era lo stesso di oggi - la benzina costa 4 centesimi in più, il gasolio 10. Ci sarebbe spazio dunque per un ribasso ancora più sostanzioso.

LEGGO

Pag. 23

La crisi colpisce due torinesi su tre

(Irene Soave)

Si dice "vulnerabilità economica", e riguarda due torinesi su tre, il 65%: e sotto questo termine in burocratese è raggruppato un vasto spettro di povertà vecchie e nuove, da quelli che a fine mese ci arrivano giusti giusti, magari facendo i conti al centesimo, e senza mettere da parte un euro, a chi invece si è impoverito a tal punto da dover contrarre debiti. Sono un quinto dei "vulnerabili", il 13,6% dei torinesi, quelli che a fine mese non ci arrivano proprio, e se non hanno più risparmi da intaccare hanno iniziato a chiedere prestiti: perlopiù famiglie monoreddito, appartenenti non più solo alla classe operaia ma anche al ceto medio dei lavoratori autonomi. I dati provengono dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio del Nord Ovest, intitolato significativamente "Impoverimento e percorsi di vita": sono stati raccolti a giugno 2008, e fotografano una situazione che la crisi esplosa nelle ultime settimane colora a tinte ancor più fosche. Il rapporto abbozza anche un ritratto dei "vulnerabili", con una lista di fattori che influenzano il reddito familiare: in primis età avanzata, sesso femminile e basso titolo di studio, e le situazioni di maggiore difficoltà si verificano nelle famiglie dove è soltanto un componente a lavorare. Sono le case dove entra un solo stipendio quelle dove più spesso ci si indebita o si dà fondo ai risparmi: lo fa il 25,7% delle famiglie con un solo reddito e più di un figlio, e il 20,2% di quelle con un figlio solo. I nuclei monoreddito a tre membri sono anche quelli che risparmiano meno: soltanto 1 su 5 riesce a mettere da parte qualcosa. A indebitarsi e intaccare i risparmi, secondo l’indagine, sono soprattutto gli appartenenti alla classe operaia, circa il 19%, ma anche una quota significativa del cosiddetto "ceto medio autonomo": lavoratori in proprio, commercianti e artigiani, fra cui anche la percentuale di chi riesce a risparmiare è di pochissimo superiore alla media degli operai, poco più del 20%.

METRO

Pag. 6

La crisi raffina gli acquisti

CONSUMI. Il 13,6% delle famiglie torinesi denuncia difficoltà ad arrivare a fine mese ed è quindi costretta a fare debiti o ad intaccare i risparmi (la media nazionale è 15,2%). Lo dice il 17° rapporto dell’Osservatorio Nord Ovest condotto nel mese di giugno su un campione di 3.500 famiglie italiane. Se il 40% rinuncia a qualcosa in tavola per far tornare i conti, il 37% non ha modificato il proprio modo di fare acquisti e il 29,4% per non rinunciare alla qualità ha ridotto la quantità.

Help Consumatori.it

Istat conferma la stima: inflazione settembre a 3,8%

L'inflazione a settembre è scesa al 3,8%, dal 4,1% di agosto. Lo comunica l'Istat confermando la stima preliminare. I prezzi su base mensile sono scesi dello 0,3%. L'inflazione sui beni ad alta frequenza di acquisto (generi alimentari, le bevande, le spese per l'affitto, i beni non durevoli per la casa, i carburanti, i trasporti urbani, i servizi di ristorazione e le spese di assistenza) a settembre è scesa al 5,4%, dal 5,7% di agosto. Per quanto riguarda i prezzi di pane e cereali, questi frenano ma restano pur sempre sostenuti: la crescita di questi beni alimentari è passata, infatti, dal 12,2% di agosto al 10,7% di settembre, nonostante l'incremento congiunturale dello 0,5%.

Help Consumatori.it

Cia: "doppio prezzo" in etichetta per garantire trasparenza

E' necessario promuovere la trasparenza nelle dinamiche di formazione dei prezzi dei prodotti alimentari, attraverso azioni e strumenti per favorire la corretta informazione ai consumatori. Il "doppio prezzo", all'origine ed al consumo, soprattutto dei prodotti particolarmente "sensibili", oltre ad essere un meccanismo per rendere più consapevole l'acquisto, rappresenta un deterrente contro eventuali rincari ingiustificati e manovre speculative. E' quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori per la quale è opportuno un adeguato intervento legislativo per sperimentare tale sistema di "lettura" del prezzo direttamente nei luoghi di acquisto dei prodotti al consumo. Per questo motivo la Cia esprime apprezzamento per tutte quelle iniziative parlamentari tese ad introdurre il meccanismo del "doppio prezzo". Tra esse, quella presentata a Palazzo Madama, primo firmatario il sen. Giuseppe Lumia. Si tratta di un disegno di legge, che va sotto il titolo "Disposizioni per la rintracciabilità dei prezzi all'origine dei prodotti agroalimentari", finalizzato a garantire la trasparenza dei prodotti ortofrutticoli nella filiera agroalimentare evidenziando, in etichetta, il prezzo dal campo alla tavola.

Help Consumatori.it

A Parma stanze in affitto agli studenti in cambio di compagnia agli anziani

Prezzi alle stelle per un posto letto? Da oggi gli universitari di Parma potranno trovare camere da affittare a costi convenienti, grazie all'iniziativa "Due generazioni, un solo tetto". Il progetto, promosso salla Provincia parmense e avallato dalla Regione Emilia Romagna, si propone di soddisfare le necessità alloggiative degli studenti fuori sede e quelle degli anziani autosufficienti over65 che dispongono di una camera da affittare. Il contributo calmierato da corrispondere per la locazione è al massimo di 100 euro mensili. I ragazzi non hanno obbligo di assistenza alla persona ma devono collaborare in alcuni lavori domestici. Per finanziare l'idea è stato previsto un'investimento iniziale delle amministrazioni locali pari a 70mila euro. L'obiettivo finale del progetto è di rispondere alle esigenze economico-sociali di entrambe le parti. "Non si offre solo una soluzione per i problemi abitativi degli studenti. - ha sottolineato Luigi Gilli, assessore regionale alla Programmazione territoriale, durante la presentazione dell´iniziativa. "Mettendo insieme giovani e anziani scatta un meccanismo di coesione che migliora la qualità di vita di entrambi, soprattutto degli anziani. Credo che questa sia un'iniziativa davvero straordinaria: la Regione ci crede molto, e ha voluto sostenerla con un finanziamento rilevante". "Si tratta di un'iniziativa nata Oltreatlantico - ha dichiarato Ettore Manno, assessore alla Politiche abitative della Provincia di Parma - e importata in Europa nelle maggiori università. La nostra è la prima esperienza del genere in Emilia Romagna, la seconda in Italia". "In una città che si frammenta e cambia, - ha concluso Manno - riuscire a stabilire un patto tra generazioni per dare vita a uno scambio virtuoso è molto importante, dal punto di vista sociale e culturale". Quali sono i requisiti per accedere alla "coabitazione low cost"? Per i proprietari un età sopra i 65 anni e condizioni di autosufficienza; per i ragazzi essere iscritti regolamente a corsi di studio e non risiedere nella provincia di Parma. Il periodo di soggiorno è un anno accademico o anno scolastico, prolungabile in base ai bisogni del ragazzo o alla disponibilità dell'anziano, purché lo studente risulti regolarmente iscritto. Per presentare domande occorre rivolgersi all'Assessorato Politiche abitative della Provincia di Parma, in quale elaborarà elenchi di giovani ed anziani e ne fisserà gli incontri per valutare la compatibilità degli individui. Per le adesioni contattare l´Assessorato (tel 0521/931599-782, e-mail polabitative@provincia.parma.it) oppure recarsi direttamente agli uffici che si trovano in Piazzale della Pace, 1.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Partners

regione piemonte

città di torino

camera commercio torino

adoc nazionale