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15 ottobre 2008

Rassegna stampa

Mercoledì 15 ottobre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "Formaggi, indagano i Nas, la Coop sospende la Galbani" – di Paolo Berizzi – pag. 1-24-25

La Repubblica – "Stretta sugli scioperi nei servizi pubblici" – di Luisa Grion – pag. 26

La Repubblica – "Da oggi tutta la tv sul digitale e in Sardegna è corsa al decoder" – di Aldo Fontanarosa – pag. 31

La Repubblica Torino e Prov. – "La gente si lamenta, inquilini e condomini vogliono stare al caldo" – di Federica Cravero – pag. III

 La Repubblica Torino e Prov. – "Dopo 10 anni è in caduta il prezzo delle case" – di S. P. – pag. VIII

La Stampa – "E il governo lancia la sfida del Grana" – di Vanni Cornero – pag. 6

La Stampa – "L’inflazione fa dietrofront. A settembre il primo calo" – di Flavia Amabile – pag. 24

Free Press

Leggo – "Il caffè al bar è più dolce" – di Giorgio Ursicino – pag. 1-3

La Repubblica

Pag. 1-24-25

Formaggi, indagano i Nas, la Coop sospende la Galbani

(Paolo Berizzi)

PERUGIA - Sulla vicenda dei formaggi avariati alla Galbani indagano i Nas. Il ministero della Salute, infatti, ha disposto un´intensificazione dei controlli. In via cautelativa la Coop ha deciso di ritirare i prodotti Galbani dai propri scaffali. Ma l´azienda si difende: la vicenda risale al 2005 e fu originata dall´errore di un dipendente, da allora sono state prese tutte le misure per evitare il ripetersi di episodi analoghi. Fa una parziale ammissione, Galbani Spa, sul caso dei formaggi scaduti e delle etichette con la data di scadenza contraffatta denunciato da alcuni dipendenti in un esposto alla procura di Perugia. «Si tratta di un episodio accaduto nel 2005 - spiega l´azienda in un comunicato - e circoscritto alla condotta di un dipendente del deposito perugino. Tale fatto - si precisa - è stato prontamente affrontato e risolto mettendo in atto tutte le azioni correttive e avviando gli opportuni procedimenti disciplinari». Sulla vicenda, portata alla luce ieri da Repubblica - nella denuncia i lavoratori dichiarano di essere stati «costretti per anni dai capi del personale, a vendere merce con la data di scadenza contraffatta» - , è subito intervenuto il ministero della Salute. È intollerabile - dice il sottosegretario Francesca Martini - che nel nostro paese proprio nel campo dell´alimentazione si perpetuino ancora truffe che minano le certezze costruite con anni di lavoro in questo campo e l´immagine del nostro paese. Continua - ha aggiunto Martini - la grande sinergia con i Nas e le Regioni per snidare questi reati. Dalla magistratura mi aspetto grande determinazione nell´applicazione delle leggi». Lo stesso ministero ha disposto ispezioni immediate da parte dei Nas e dei veterinari dell´Asl nel deposito Galbani di Perugia. Peraltro, i carabinieri del nucleo antisofisticazioni erano già impegnati in ulteriori accertamenti sulle aziende - Galbani è una di queste - che hanno intrattenuto rapporti commerciali con le ditte coinvolte nell´indagine sulla «truffa dei formaggi» riciclati disposta dalla procura di Cremona e Piacenza e condotta, a partire dal 2006, dalla Guardia di finanza. Intanto la Coop Centro Italia annuncia che «a titolo precauzionale e in attesa di verifiche e controlli, è stato deciso di ritirare dalla vendita tutti i prodotti i Galbani presenti nei punti vendita di Coop Centro Italia». Il caso Galbani ha sollevato una serie di reazioni. Sindacati, politici, associazioni dei consumatori chiedono che sulla vicenda sia subito fatta chiarezza. «Basta coi controlli superficiali - dice Nello Di Nardo, capogruppo al Senato dell´Italia dei Valori - cambiare i cartellini dei prodotti scaduti, fin dall´ingrosso sta diventando una sconcertante consuetudine. Governo e Parlamento non possono stare a guardare». Parla di vergognoso degrado alimentare Elisabetta Zamparutti deputato radicale eletta nelle liste del Pd. Duro anche l´intervento della Flai Cgil: «Galbani dovrà agire per porre fine a queste intollerabili scorrettezze. L´azienda inoltre deve dare delle spiegazioni sul fatto che è da mesi ormai che viene continuamente chiamata in causa nelle inchieste sui prodotti alimentari scaduti». Sul fronte dei consumatori, mentre il Codacons chiede risarcimenti ai cittadini che hanno acquistato i prodotti in questione, Adiconsum - che è pronta a costituirsi parte civile in un eventuale processo - definisce gravissima la denuncia contro Galbani e chiede l´immediato ritiro dei suoi prodotti dagli scaffali. Sul fronte dell´inchiesta delle procure di Cremona e Piacenza sulle truffe dei formaggi avariati, ieri ha chiuso i battenti l´azienda Delia di Monticelli d´Ongina coinvolta nello scandalo. La Delia, di proprietà di uno dei principali indagati e ritenuto la mente del lucroso giro d´affari, non è l´unica azienda nell´occhio del ciclone. Dopo la Tradel di Casalbuttano chiusa subito dopo l´avvio delle indagini della Finanza e l´arresto dei suoi responsabili, anche altre ditte sono sin dall´inizio state coinvolte nella maxi inchiesta che travalica anche i confini italiani.

"Nessun grave danno per la salute ma meglio scegliere prodotti freschi"

(Laura Asnaghi)

Professor Eugenio Del Toma, lei che è il presidente onorario dell´associazione italiana di dietetica e nutrizione, cosa pensa dello scandalo dei formaggi scaduti e riciclati?

«Siamo di fronte a una truffa commerciale che, per fortuna, non fa vittime».

Certo, ma mangiare un formaggio riciclato non è un rischio?

«Io personalmente non consiglierei un formaggio fuso. Perché questi sono formaggi che servono a recuperare scarti di produzione. Si scalda tutto, si fonde e si impacchetta. Ma da un punto di vista nutrizionale hanno un valore uguale a zero e fanno bene solo alle tasche di chi li produce».

Eppure molte mamme pensano che i formaggini facciano bene ai loro bambini.

«È una idea diffusa ma che non corrisponde a verità. E andrebbe fatta chiarezza. I formaggi fusi sono, tra l´altro, più difficili da digerire».

Ma anche agli anziani ricoverati nelle case di riposo o negli ospedali li mangiano spesso.

«Sì, ma è profondamente sbagliato. Con la scusa che hanno difficoltà a masticare, gli danno il formaggino che è molle, si spalma facilmente sul pane. Ma di lì a dire è l´alimento sano per un anziano ne passa».

Quindi meglio i formaggi freschi o stagionati?

«Non c´è dubbio. Quando si fanno acquisti bisogna usare il buon senso. Il parmigiano o il pecorino a denominazione di origine controllata sono sicuramente più nutrienti e sani. In Italia, i formaggi buoni non mancano, abbondano in tutte le regioni e non c´è che l´imbarazzo della scelta. E poi basta pensare che un formaggio fuso è un po´ come una polpetta o un vitel tonné presi al ristorante».

Professore, si spieghi meglio.

«Senza voler fare di ogni erba un fascio, dico che, in generale, ordinare polpette al ristorante può essere un rischio. Perché per fare le polpette si utilizza la carne avanzata, magari proveniente da altre preparazioni. E talvolta non è proprio fresca. Se poi si arriva al vitel tonné l´azzardo è maggiore. Perché la maionese tonnata può coprire anche odori poco gradevoli».

Ma, allora, meglio evitare i formaggi fusi?

«Ribadisco che tutti i formaggi fusi trattati al calore perdono i loro principi nutritivi. Certo, poi una persona è libera di scegliere. Io come nutrizionista sto dalla parte dei formaggi stagionati».

Quindi questi formaggi non sono tossici, ma è meglio stare alla larga.

«Indubbiamente. Anni fa ci fu lo scandalo del vino a metanolo sostanza altamente tossica che fece molte vittime. Ora, la storia è diversa. Si tratta di una truffa commerciale, pensata per far soldi con prodotti di scarto, destinati ad altri usi».

Zaia: distribuiremo ai più poveri 100 mila forme di Parmigiano

PARMA - Circa 100.000 forme di Parmigiano Reggiano saranno acquistate dal governo e destinate agli indigenti: questa la misura più eclatante annunciata dal ministro dell´Agricoltura Luca Zaia per affrontare la grave crisi che sta colpendo il settore produttivo del Parmigiano Reggiano. La misura è stata annunciata nel corso di una visita al Consorzio, a Parma. «Abbiamo deciso innanzitutto di fare questo grande intervento - ha spiegato il ministro - che può avere un valore di circa 25-26 milioni di euro per gli aiuti agli indigenti». Tra le altre misure che verranno approntate, «un tavolo interprofessionale, un grande confronto con la Gdo (grande distribuzione) e una campagna di promozione internazionale».

La Repubblica

Pag. 26

Stretta sugli scioperi nei servizi pubblici

(Luisa Grion)

ROMA - Per proclamarli bisognerà indire un referendum, chi vi aderirà dovrà dirlo chiaro e tondo prima, e le sanzioni le applicherà il prefetto. Arriva la stagione degli scioperi e il governo annuncia una riforma destinata a modificare radicalmente le norme che regolano quelli nei servizi di pubblica utilità. La novità è stata annunciata dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi che ha anticipato l´intenzione dell´esecutivo di varare un disegno di legge delega da sottoporre al Parlamento. Lo scopo, premette, e quello di «prevenire il conflitto attraverso forme di conciliazione e arbitrato» ed «evitare l´annuncio di astensioni dal lavoro che determinino un danno ai servizi di pubblica utilità». Se il tentativo di pacificazione non dovesse però andare a segno le regole cui il governo pensa sono tali da far pensare - a opposizione e sindacato - che si vada incontro ad una lesione stessa del diritto di sciopero garantito dalla Costituzione. Fra i punti fondamentali del disegno di legge annunciato vi sarà l´obbligatorietà di un referendum consultivo e l´adesione individuale all´astensione, per far sì che gli utenti siano informati del reale peso dello sciopero. Cambieranno anche le norme sulla revoca che «per poter evitare la trattenuta - spiega il ministro - dovrà essere adeguatamente anticipata» tranne nel caso in cui non si arrivi all´ultimo momento ad un accordo. L´intervallo fra uno sciopero e l´altro, anticipa Sacconi, dovrà essere «più robusto e garantito»; sarà incentivato lo sciopero virtuale. «Si potrà fare con un fazzoletto al braccio, per cui il lavoratore è in stato di agitazione e perde il salario, però il datore di lavoro paga una congrua cifra per ogni lavoratore che si astiene virtualmente» e le risorse andranno a finire in un fondo solidaristico. Quanto alle sanzioni, visto che oggi sono applicate dal datore di lavoro «che non lo fa mai», Sacconi pensa all´ipotesi di affidare l´incarico al prefetto. Una svolta che il sindacato boccia in toto: «Il governo palesa un tratto illiberale fino al rischio di mettere in discussione il diritto di sciopero ora garantito dalla Costituzione» commenta la Cgil. Il sindacato di Epifani denuncia anche il pericolo «d´introdurre tratti autoritari in un conflitto sociale che invece richiederebbe regole condivise e consenso» e avverte di essere disponibile allo sciopero virtuale, ma che la formula semmai non è piaciuta alle aziende. Stessa linea per il Pd che con Paolo Nerozzi annuncia «profonda contrarietà». Cisl e Ugl chiedono che in materia si apra il confronto. La Uil ricorda che «interventi unilaterali di tipo legislativo non farebbero che accrescere la conflittualità».

La Repubblica

Pag. 31

Da oggi tutta la tv sul digitale e in Sardegna è corsa al decoder

(Aldo Fontanarosa)

ROMA - Da tre giorni, le famiglie di Tortolì o Lanusei (in Ogliasta), quelle di Burcei o Castiadas (nel Sarrabus) cercano decoder come neanche il pane in tempo di guerra. Nel più grande "Sinergy" della zona, ne hanno comprati 400 in meno di 4 ore, ieri. In queste due aree della Sardegna, il decoder digitale terrestre non è più un optional. E´ lo strumento indispensabile per vedere la Rai, La7 oppure Canale 5. Dalla mezzanotte di ieri, infatti, le emittenti storiche e le nuove, le nazionali come le locali, hanno spento i vecchi ripetitori che irradiavano i programmi con la tecnica analogica. Ormai superata. In quelle due zone, da qualche ora, le tv trasmettono solo in digitale terrestre in omaggio al calendario fissato dal ministero per le Comunicazioni. Chi dunque non ha il decoder, oggi vede lo schermo tutto nero. Il popolo dei ritardatari si scatena nell´acquisto dell´ultimora (forte di un ultimo contributo governativo di 50 euro). Il passaggio dalla televisione analogica a quella in digitale terrestre - imperfetto, ma comunque storico - vive un´accelerazione decisiva in queste due aree sudorientali della Sardegna: Ogliastra e Sarrabus. Da oggi, anche Rai Uno sarà visibile nel solo digitale terrestre a Cagliari, a Sulcis Iglesiente e nel Medio Campitano. La conversione al digitale continuerà poi a macchia di leopardo in tutta la Sardegna dove si completerà il 31 ottobre con le zone settentrionali, Sassari, la Gallura. Quindi proseguirà nelle altre regioni italiane. Ultima tappa nel 2012, in Sicilia e Calabria, dice il decreto del governo del 10 settembre. La Sardegna, dunque, è un test per misurare gli intoppi del passaggio. Il ministero e le emittenti hanno messo nel conto tutti i disagi del caso. Anche se la Rai impiegherà una media di 88 ripetitori per ogni suo canale tv e Mediaset 44, capiterà certo che famiglie o interi condomini non vedranno granché. E magari piccoli paesini non saranno subito raggiunti al meglio. Per raccogliere lamentele e insulti, il ministero per le Comunicazioni attiva il numero verde 800.022.000. Mauro Vergari, leader dell´associazione Adiconsum, pronostica che le proteste saranno molto forti. A suo parere, ad esempio, pagheranno tanti soldi quei condomini dotati di antenna centralizzata. Non solo. Vergari accusa il governo di favorire la vendita dei soli decoder in digitale terrestre (dove si vendono anche i canali a pagamento di Mediaset e La7). Mentre la pubblicità istituzionale non chiarisce che anche i decoder satellitari continuano a permettere la visione dei canali di base di Rai, Mediaset e La7, così come la televisione via cavo. Quello sardo è anche un test democratico. Ci sarà maggiore pluralismo in Sardegna con la televisione digitale? Antonio Sassano, superconsulente del governo Prodi e padre del progetto di divisione delle nuove frequenze, spera di sì: «Quando il passaggio sarà completato, i rapporti di forza tra vecchi e nuovi editori tv saranno meno squilibrati e lo Stato tornerà in possesso di 14 frequenze che potrà usare per altri scopi». Più critici sono alcuni esperti che intervengono in queste ore nel forum del sito www.la-rete.net e anche l´associazione Altroconsumo che ha presentato un esposto all´Unione europea. Per Altroconsumo, Mediaset e Rai saranno favorite nell´era del digitale come lo erano in quella analogica. Sdrammatizza Egidio Viggiani, segretario generale del consorzio tra tutte le emittenti Dgtvi: «Dopo lo stop del 2005, portare il digitale in tutta la Sardegna è un piccolo miracolo della buona volontà».

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. III

"La gente si lamenta, inquilini e condomini vogliono stare al caldo"

(Federica Cravero)

«Mi sembra che con 19 gradi in casa faccia un po´ freddino». Agostino Celano, rappresentante provinciale dell´Unai, l´Unione nazionale degli amministratori d´immobili, commenta così la decisione del Comune di abbassare di un grado la temperatura negli uffici pubblici. E, si sa, il tema del riscaldamento è uno dei più dibattuti nelle assemblee di condominio.

Secondo lei gli inquilini sarebbero disposti ad abbassare la temperatura, così come ha pensato di fare il Comune nei suoi uffici?

«Non credo. Per quello che riguarda la mia esperienza la maggior parte delle persone preferisce stare al caldo in casa, anche se c´è da spendere magari cento euro in più all´anno. E poi non so nemmeno se il risparmio sia davvero così consistente».

Di solito che temperatura viene mantenuta nelle abitazioni?

«Generalmente sui 20, 21 gradi, ma anche 22 in certi casi. Ma bisogna tenere conto di una cosa: negli uffici pubblici fa sempre molto caldo perché magari si tengono i termosifoni a 20 gradi, ma passano moltissime persone che ovviamente producono calore. Se pensiamo alle nostre abitazioni, invece, dove in ottanta metri quadrati ci sono al massimo quattro persone, con la stessa temperatura si percepisce molto più freddo. E poi in molte case ci sono appartamenti in cui vivono bambini o persone anziane e non si possono tenere al freddo. Se si abbassano i gradi a 19, allora bisogna tenere accesi i termosifoni per più di 14 ore al giorno. E alla fine è la stessa cosa».

E quale sarebbe un modo per consumare meno?

«L´unico forse è sperare in una stagione dal clima mite, come avviene da un paio di anni a questa parte. In generale tra un inverno rigido e uno più temperato si può risparmiare il 10-15 per cento di energia».

L´interesse degli inquilini è solo economico o c´è anche un´attenzione all´aspetto ambientale?

«La gente è interessata anche alle questioni legate all´ecologia e al rispetto dell´ambiente. Ad esempio si informano molto sui pannelli solari. Però ogni decisione alla fine è frutto di un´attenta riflessione economica. Soprattutto di questi tempi, in cui la crisi inizia a farsi sentire».

La strada del teleriscaldamento è stata intrapresa da molti edifici?

«Decisamente no, sia perché in molti punti della città non ci sono ancora gli allacciamenti, sia perché i costi sono molto alti e alla fine non si sa se davvero c´è un risparmio. Dei condomini che amministro io il 98 per cento è a metano e solo il 2 per cento è alimentato dal teleriscaldamento. Per fortuna, invece, le caldaie a gasolio sono praticamente scomparse».

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. VIII

Dopo 10 anni è in caduta il prezzo delle case

(S. P.)

Non accadeva da dieci anni: nel primo semestre del 2008 il prezzo delle case a Torino è diminuito. Non di molto, cioè del 1,7 per cento rispetto ai primi sei mesi dell´anno scorso, meno del resto delle altre grandi città, dove mediamente chi compra un´abitazione oggi spende il 2,7 per cento in meno del 2007. A dirlo sono i dati presentati ieri dall´Ufficio studi di Tecnocasa, che ha anche messo in evidenza le caratteristiche principali di questi primi sei mesi: diminuzione della domanda, allungamento dei tempi di vendita, aumento dell´offerta, maggiore margine di trattativa tra gli acquirenti. «È una discesa fisiologica dopo tanti anni di salita», ha commentato Gianni Pautasso, team manager della rete di agenzie immobiliare per il Piemonte, la Liguria e la Valle d´Aosta. Insomma, non lo scoppio di una bolla ma l´inizio di una "normalizzazione". Nel capoluogo a tirare meno sono soprattutto gli alloggi più piccoli, soprattutto i bilocali e i trilocali, mentre aumenta sensibilmente la domanda di alloggi con più di quattro stanze. La zona che ha subìto la flessione maggiore è quella di corso Francia e Borgo San Paolo (-3,4 per cento), seguita da Santa Rita e Mirafiori Sud (-2) e dal centro (-1,3). Le case costano (e valgono) meno a Torino, ma anche in quasi tutte le altre province. A subire i cali più marcati sono il Cuneese (-5,5 per cento, l´Alessandrino (-4,4) e il Novarese. Ad Asti e a Vercelli, al contrario, il valore delle abitazioni è salito, rispettivamente dell´1,9 e del 2,5 per cento. E il futuro? Pautasso si attende una risposta positiva proprio per le conseguenze della crisi finanziaria che sta condizionando l´economia mondiale: «Se le Borse recupereranno - ha spiegato il team manager di Tecnocasa - è possibile che molte famiglie venderanno almeno una parte delle loro azioni per tornare a investire nel mattone».

LA STAMPA

Pag. 6

E il governo lancia la sfida del Grana

(Vanni Cornero)

Pane e formaggio? Quasi un lusso. Il caro vita scende, ma il piatto continua a piangere: se l’inflazione di settembre arretra al 3,8% dal 4,1 di agosto i prezzi della pangotta e del piatto di spaghetti restano a livelli record. Per il pane, conti alla mano, l’aumento è dell’8,6% in più sul settembre 2007 e per la pasta addirittura del 24,9%. Un rincaro talmente marcato da far parlare di «scandalo» alla Coldiretti, perchè il prezzo del grano duro, materia prima per la produzione della pasta, stando alle tabelle dell’organizzazione professionale dei coltivatori, è sceso a 28 centesimi al chilo, dimezzando praticamente la quotazione di qualche mese fa. Intanto due prodotti di punta del nostro agroalimentare d’eccellenza, come Parmigiano Reggiano e Grana Padano, sono stati talmente martellati dalla crisi dei consumi interni e internazionali che il governo ha deciso di comprare 200.000 forme dei due firmatissimi formaggi per alleggerire la pressione sui produttori. Il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, chiamato al capezzale dei caseifici padani in difficoltà ha staccato un assegno da 50 milioni di euro: le forme verranno acquistate a prezzi di mercato e saranno poi distribuite agli indigenti da Croce Rossa, Caritas, Banco Alimentare, che ogni anno garantiscono assistenza a oltre due milioni di poveri attraverso 15.000 centri di accoglienza, parrocchie e mense. I Consorzi di Grana Padano e Parmigiano Reggiano si sono impegnati da parte loro ad integrare i quantitativi acquistati dal ministero con una loro donazione. Grazie a questa operazione sarà possibile ottenere gli aiuti comunitari previsti in questi casi, infatti la Commissione Europea eroga a ciascun paese dell'Unione un fondo destinato alla distribuzione di prodotti alimentari per i cittadini sotto la soglia di povertà e nel 2009 l'Italia avrà un budget raddoppiato rispetto ai fondi 66,4 milioni di euro assegnati nel 2008. La crisi di Parmigiano e Grana Padano è stata causata dall’aumento dei costi di produzione e da un marketing poco efficace. Per il Reggiano i prezzi al produttore sono scesi a livelli insufficienti a coprire i costi di caseifici e allevatori, che, al contrario, hanno subito una pesante crescita. Le quotazioni all’origine sono arrivate a 7-7,5 euro al chilo, con un calo di circa il 4,7% negli ultimi mesi che si è aggiunto al 30% già perso dal 2003 al 2007. Una situazione in cui molte aziende che hanno dovuto ricorrere all’indebitamento bancario, sono a rischio di insolvenza per i mancati ricavi dovuti al crollo delle quotazioni. Picchiata alimentata, secondo la Confederazione italiana agricoltori, anche dalla grande distribuzione, «che mantiene i livelli dei listini d’acquisto insostenibilmente di bassi». Pensare che il parmigiano, oltre ad essere il più copiato dall’agropirateria internazionale (solo negli Usa le falsificazioni tolgono il 90% del mercato all’originale made in Italy), è il prodotto alimentare che fa maggiormente gola ai taccheggiatori dei supermercati: in Italia ogni dieci confezioni vendute, una «salta» la barriera della cassa.

LA STAMPA

Pag. 24

L’inflazione fa dietrofront. A settembre il primo calo

(Flavia Amabile)

ROMA - Prima frenata per l’inflazione a settembre: se ad agosto i prezzi erano cresciuti del +4,1%, lo scorso mese il caro-vita segna un +3,8% annuo e, soprattutto, un calo dello 0,3% rispetto a luglio. Pesa la frenata nel comparto energetico e in quello alimentare così che l’inflazione acquisita per il 2008, ovvero il tasso che si otterrebbe se l’indice rimanesse nella restante parte dell’anno allo stesso livello misurato a settembre, è pari al 3,4%. Resta però sostenuta, anche se in calo, l’inflazione sulla spesa quotidiana che aumenta del 5,4% e comprende i generi alimentari ma anche le spese per la casa o la tessera dell’autobus e il cappuccino al bar. Ad agosto era cresciuta del 5,7%. Rallentano un po’ la corsa anche i prezzi di pane e pasta ma continuano a registrare aumenti di forte peso. Per il pane il rincaro è dell’8,6% e per la pasta del 24,9%. La crescita dei prezzi nel mese precedente era rispettivamente del 12,2% e del 25,6%. C’è stato un rallentamento quindi ma per la Coldiretti si tratta pur sempre di aumenti «scandalosi». L’organizzazione calcola che la pasta costa ormai circa 1,6 euro al chilo rispetto ai 28 centesimi del grano duro. Aumenta anche il costo di mandare i figli a scuola. Per la scuola primaria l’aumento è del 4,3%, mentre per l’istruzione secondaria è del 4,1%. A questi aumenti legati alla sola frequenza della scuola (tasse e rette) le famiglie nel mese di settembre hanno aggiunto l’esborso per libri, zainetti e grembiuli. Nel settore dei trasporti aerei a settembre i biglietti costano in media il 26% in più mentre la benzina verde l’11,5% in più. E fra i capitoli che registrano gli aumenti più consistenti c’è anche quello dell’abitazione con un rincaro del 7,7% delle spese per acqua, elettricità e combustibili (+7,7%). Tra le venti città capoluogo di regione gli aumenti tendenziali del prezzi più elevati si sono verificati a Cagliari (+4,2%), Torino (+4%), L’Aquila e Palermo (+3,9% per entrambe); quelli più moderati hanno riguardato le città di Potenza e Bari (per entrambe +3,3%), Perugia e Roma (+3,4%), Reggio Calabria e Bologna (+3,5%). Per il Codacons l’inflazione reale è al 7,8% e alla fine dell’anno la stangata per le famiglie sarà nell’ordine di 1.700 euro. Per Adusbef e Federconsumatori il calo dell’inflazione è legato al crollo dei consumi più che a una vera frenata dei prezzi. Anche per la Confesercenti il problema è nella minore spesa delle famiglie e per questo chiede al governo di intervenire con «misure di alleggerimento fiscale». Se il rallentamento dell’inflazione lascia intravedere un segnale di speranza, il Cerm invita a non farsi ingannare, la tendenza di settembre «non deve illudere» perché «nel nuovo scenario, dovremo farci trovare pronti, sin dai prossimi mesi, a fronteggiare possibili tensioni sui prezzi persistenti e anche crescenti». In particolare, «lo spaccato per tipologia di prodotto continua a vedere in testa generi essenziali ad ampio consumo, come gli alimentari, le utilities e le spese connesse alla casa, i trasporti». Intanto, i bar aderenti alla Fiepet-Confesercenti terranno i prezzi bloccati fino a giugno 2009. Lo ha deciso adottata ieri sera la giunta dell’organizzazione.

LEGGO

Pag. 1-3

Il caffè al bar è più dolce

(Giorgio Ursicino)

Caffè, cappuccino e cornetto a prezzi bloccati nei bar fino a giugno. Ad annunciare l’iniziativa è la Fiepet-Confesercenti, che ha deciso di bloccare i listini per dare un segnale di buona volontà ai clienti: «E’ anche un modo per evitare il calo dei consumi». Arrivano intanto i dati Istat sull’inflazione: a settembre è scesa al 3,8%. Un caffè freddo. Favorire i clienti, a volte, si può. Lo conferma la Confesercenti che ieri ha congelato i listini dei bar fino alla prossima estate, fino a giugno del 2009. «Abbiamo dato indicazione ai nostri esercizi di tenere i listini fermi e siamo convinti che risponderanno adeguatamente - ha spiegato il presidente della Fiepet-Confesercenti Anigoni - Come individuare chi aderisce all’iniziativa? Facile, avranno uno speciale marchio applicato sulle vetrine». L’Associazione ha rivendicato un forte impegno per essere dalla parte dei consumatori: «La nostra è l’ennesima prova di responsabilità, abbiamo sempre cercato di calmierare i prezzi per andare incontro alla clientela e contenere il calo dei consumi. Questo non vuol dire però che dobbiamo metterci nella condizione di chiudere i battenti». Sono intanto arrivati i dati dell’inflazione di settembre e, come era stato anticipato, sono migliori di quelli di agosto. Lo scorso mese, infatti, il caro-vita si è attestato sul 3,8%, in calo rispetto al 4,1%. Se si continuerà con questo trend, l’anno si chiuderà con un 3,4%. Secondo l’Istat a spingere in basso l’indice sono stati soprattutto i prezzi del settore energetico e di quello alimentare, nonostante la pasta sia continuata ad aumentare del 24,9%. «E’ uno scandalo», ha commentato la Coldiretti. Secondo il Codacons l’inflazione reale è al 7,8%.

Finalmente un bell’esempio

(Guglielmo Nappi)

Il pane è più caro, la pasta in un anno vola del 24%, ma il caffè, almeno quello, per 10 mesi sarà meno amaro. Il prezzo, cioè, resterà bloccato. C’è voluto il buon senso di Confesercenti per smuovere dall’immobilità una categoria innamorata delle analisi, ma poco propensa a trovare soluzioni. La speranza ora è che altri seguano l’esempio. Pensiamo, in primis, al settore, onerosissimo per le tasche degli italiani, dell’abbigliamento. L’espresso a prezzo bloccato significa voler dare, in tempi di Borse in burrasca, un’immagine diversa dei commercianti. Che hanno tante ragioni, come i problemi di una filiera cara e costosa, ma anche dei torti. Il Paese è fermo? E’ l’ora di una svolta vera. Anche se l’ora è quella antimeridiana della colazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

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