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29 ottobre 2008

Rassegna stampa

Mercoledì 29 ottobre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "Il crollo del prezzo del petrolio può far male all’ambiente" – di Maurizio Ricci – pag. 25

La Repubblica Torino e Prov. – "Pressione e glicemia a metà prezzo nella giornata mondiale dell’ictus" – di Sara Strippoli – pag. I

La Repubblica Torino e Prov. – "A Barcellona in aereo con un euro tre voli alla settimana di Ryanair" – pag. VIII

La Stampa – "E’ l’ora degli aiuti a famiglie e aziende" – di Alessandro Barbera – pag. 2

La Stampa – "Nella tazzina del caffè c’è la recessione" – di Emanuela Minucci – pag. 4-5

La Stampa – "Menù a un euro ma solo il giovedì" – pag. 4

La Stampa – "La Banca d’Italia: Col tasso variabile si rischia il doppio" – di Luigi Grassia – pag. 25

La Stampa Torino e Prov. – "Domenica i negozi resteranno aperti" – di Emanuela Minacci – pag. 47-59

Internet

HelpConsumatori.it – "Torna la bussola del risparmiatore, un’iniziativa di Cittadinanzattiva" –

 

La Repubblica

Pag. 25

Il crollo del prezzo del petrolio può far male all’ambiente

(Maurizio Ricci)

Non ci sono mai buone notizie dal fronte del petrolio. Il crollo del prezzo del petrolio, più che dimezzato nel giro di tre mesi a poco più di 60 dollari è, nell´immediato, una boccata d´ossigeno per i consumatori e per l´inflazione. Ma, a medio e lungo termine, le conseguenze possono risultare negative. Il ribasso del petrolio rende assai meno competitive quasi tutte le energie alternative, dal solare, al carbone pulito, al nucleare, raffreddando gli entusiasmi e anche gli investimenti. La stessa violenta volatilità del barile aggiunge elementi di incertezza per gli ambiziosi progetti nel campo delle nuove energie. Contemporaneamente, un prezzo sotto i 70 dollari al barile - con la tempesta finanziaria che sta congelando il credito - mette fuori mercato anche molti progetti. Grosso modo, 70 dollari è il costo di produzione di un impianto marginale, come quelli in acque profonde. Il capo della Total, Cristophe de Margerie, ha già detto che i progetti in corso saranno completati, ma se il prezzo scivola a 60 dollari e ci resta, i nuovi progetti verranno messi nel cassetto. Rischia di fermarsi lo sfruttamento dei giacimenti off shore in Angola, Nigeria e Brasile, le scoperte più promettenti degli ultimi anni. Quando l´economia ripartirà e Cina e India riprenderanno a premere sulla domanda, c´è il rischio che ci troviamo con ancor meno petrolio di oggi.

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. I

Pressione e glicemia a metà prezzo nella giornata mondiale dell’ictus

(Sara Strippoli)

Oggi, giornata mondiale dell´ictus, anche nelle 34 farmacie comunali di Torino si fa prevenzione. Nell´orario di apertura sarà possibile, con lo sconto del 50 per cento, misurare la pressione, la glicemia e avere il profilo lipidico (colesterolo e trigliceridi). Fumo, assenza di attività sportiva, obesità, stress, abuso di sostanze alcoliche e familiarità fanno crescere la percentuale di probabilità dell´insorgenza dell´ictus e in farmacia si potrà ritirare un opuscolo con informazioni e consigli su come si può prevenire una patologia che in Piemonte fa più vittime che in altre regioni italiane, settecento morti in più ogni anno. «Vogliamo creare una rete di prevenzione e di cura che coinvolga ospedali e territorio», spiega Giovanni Barrocu, presidente dell´Associazione Alice subalpina, che promuove l´iniziativa in collaborazione con le farmacie comunali. E a fine novembre, all´interno dell´azienda ospedaliera universitaria Molinette, sarà attivata la prima stroke unit di Torino, struttura specializzata nel trattamento dell´ictus nella fase critica e nella scelta del percorso migliore per la riabilitazione.

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. VIII

A Barcellona in aereo con un euro tre voli alla settimana di Ryanair

Torino è nuovamente collegata con Barcellona (Girona) grazie al volo della compagnia aerea low cost Ryanair. Le frequenze da e per Barcellona Girona saranno tre alla settimana, il martedì, il giovedì e il sabato. Nella tariffa di lancio, valida fino alle ore 24 del 31 ottobre, è possibile acquistare il biglietto di sola andata a un euro, tasse incluse, da utilizzare nel periodo novembre-gennaio. «Grazie alle tre frequenze settimanali - ha detto il direttore marketing Alessia Viviani - prevediamo di trasportare nel primo anno di operatività 40.000 passeggeri». Ryanair complessivamente, con i voli settimanali per alcune rotte del nord della Gran Bretagna, operative dal 20 dicembre, conta di fare viaggiare da Caselle circa 200.000 passeggeri.

LA STAMPA

Pag. 2

E’ l’ora degli aiuti a famiglie e aziende

(Alessandro Barbera)

ROMA - Giulio Tremonti ha imposto prudenza a tutti, premier compreso. Perché se da Bruxelles non arriverà un segnale chiaro di disponibilità a derogare alle regole europee, i risparmi promessi dalla legge Finanziaria dovranno essere rispettati al 100%. Ma il morso della crisi su imprese e famiglia comincia a far male. Calano i consumi, crescono le richieste di cassa integrazione, la produzione industriale crolla. Ieri, in audizione al Senato, il presidente dell’Abi Corrado Faissola ha ipotizzato di qui al 2009 un calo del Pil dell’ordine del 2,5%. Se così fosse, si tratterebbe di una durissima recessione, contro la quale i decreti salva-banche non potranno essere sufficienti. Ecco perché ieri il premier - preoccupatissimo dal peso che la crisi sta avendo sulla tenuta dei consensi per il governo - ha rotto ogni indugio e di fatto ha annunciato che di qui a qualche giorno potrebbe arrivare - forse per decreto - un pacchetto di misure anti-crisi a favore di imprese e famiglie: «Con la manovra Finanziaria triennale abbiamo messo il cuore oltre l’ostacolo e messo in sicurezza i conti, ma occorre fare alcuni adeguamenti». Se il pacchetto per le imprese è quasi pronto, se e cosa arriverà con Babbo Natale a favore delle famiglie è ancora difficile da capire. Prima il leader della Uil Luigi Angeletti, poi il Pd hanno cominciato a battere il chiodo della detassazione delle tredicesime. Un aiuto concreto e un segnale di fiducia ma costosissimo: le stime parlano di almeno sei miliardi di euro. Per di più, se il Cavaliere dicesse sì, di fatto ammetterebbe di fronte all’opinione pubblica di aver fatto sua la proposta dell’opposizione. L’idea però lo alletta, ed è popolare all’interno della maggioranza. Così il Cavaliere ha chiesto a Tremonti e al collega Maurizio Sacconi - entrambi molto scettici - di valutarne la compatibilità: una delle ipotesi per renderla possibile potrebbe essere quella di garantirla fino ad una certa soglia di reddito. Dice il ministro Renato Brunetta: «La detassazione graduale delle tredicesime stava nel nostro programma elettorale, dunque è inutile che la sinistra tenti di appropriarsene. Il problema è capire se ci sono o meno le risorse. E questo non lo sappiamo ancora». Di sicuro per ora non c’è nulla, se non la preoccupazione di Tremonti a non creare problemi alla tenuta dei conti pubblici in una fase delicatissima sui mercati. Il decreto salva-banche per ora è a zero lire, ma la crisi di un solo istituto potrebbe costare carissima. E poi ci sono gli impegni ormai presi. Con gli statali, ad esempio: per la fine dell’anno Brunetta ha promesso ai sindacati 120 euro netti di «indennità per la vacanza contrattuale», più 120 euro al mese a partire da gennaio per il rinnovo contrattuale. Sacconi ha ormai detto a più riprese che nel 2009 verrà confermata la tassazione al 10% del salario variabile, da estendere agli statali e (forse) ai redditi fino a 35.000 euro. Ancora: le risorse straordinarie per la cassa integrazione, che ieri un emendamento a firma dell’ex ministro Pd Cesare Damiano ha allargato a tutte le imprese sopra i 15 dipendenti; oltre ai 450 milioni già stanziati, ne potrebbero arrivare altri 200. Infine il pacchetto a sostegno delle imprese: il premier ipotizza di far salire oltre i 600 milioni il fondo di garanzia pubblico a loro favore, e parla anche dell’ipotesi di alzare il monte prestiti delle banche soprattutto a favore delle piccole e medie aziende. Brunetta ha inoltre annunciato direttive per rendere rapidi i pagamenti (solitamente lenti) dello Stato e degli enti locali ai fornitori: una richiesta arrivata dalla leader di Confindustria Marcegaglia. Insomma, in cantiere c’è già abbastanza per allontanare - almeno per ora - tutte le altre ipotesi che in queste ore i deputati fanno nei corridoi di Montecitorio: dal sostegno agli autosufficienti a un qualche aiuto ai pensionati, fino alla modifica del sistema fiscale e al ritorno al sistema delle deduzioni per carichi familiari al posto delle detrazioni. Il meccanismo introdotto nella scorsa legislatura da Tremonti e modificato dall’odiato successore alle Finanze Vincenzo Visco. Di tutto questo ieri Berlusconi ha parlato faccia a faccia con Tremonti per un’ora a Palazzo Grazioli. Oggi se ne saprà di più: alle 10,30 il ministro dell’Economia fa il punto in un vertice a Via XX settembre con gli altri ministri economici (Scajola, Sacconi, Brunetta) e con il leghista Roberto Calderoli.

LA STAMPA

Pag. 4

Menù a un euro ma solo il giovedì

Zuppa di frutti di mare, riso e cotolette, e poi - a scelta - pollo con patate o acciughe con contorno di insalata: tutto a un euro. Non è il menù di una mensa universitaria, ma quello di un ristorante in piena regola, un’impresa commerciale privata in Spagna, nelle Asturie. La sidreria «Dariòs», nella città di Gijon, ha deciso di combattere la crisi a modo suo: tre piatti a un euro, inclusa la bevanda, il pane e il dessert. Certo, non è festa tutti i giorni, il menù anticrisi c’è una sola volta a settimana, il giovedì. «Non ci guadagno, ma nemmeno ci perdo», spiega la cuoca Emilia Jimenez, che giovedì scorso ha sfornato 200 menù in un locale che può contenere 49 persone. Ci rientra, suggerisce, anche grazie ai banchetti domenicali.

LA STAMPA

Pag. 4-5

Nella tazzina del caffè c’è la recessione

(Emanuela Minucci)

TORINO - Al bar Majestic, vicino alla stazione di Porta Nuova, (pieno centro di Torino), hanno ancora voglia di fare gli spiritosi: «Qui neppure Nanni Loy riuscirebbe a girare la sua candid camera preferita, nel senso che non troverebbe nessun cappuccino a mezz’aria dove fare zuppetta con il suo croissant. Qui, semplicemente, la mattina, sono finite le colazioni». A Mirafiori Nord, invece, il quartiere cresciuto a ridosso della Fiat, che più popolare non si può, nei bar si scherza meno. Perché qui nemmeno i cartelli con su scritto «caffè più brioche 1,50» riescono a miracolare incassi ormai più leggeri di un caffè d’orzo. «Se continua così non ci resta altro che chiudere - spiega la titolare del "Baruccio" - la gente sta rinunciando ai pasti, si figuri alla colazione. Usano i buonetti dell’azienda per fare la spesa al supermercato. E addio piattini e cornetti appena sfornati». Benvenuti nella città dei caffè storici, nella capitale del vermouth e dell’aperitivo, dove ci si può ancora sedere allo stesso tavolo dove Cavour fece l’Italia e Gramsci scrisse pagine fondamentali dei suoi Quaderni. Non c’è città più emblematica di Torino per capire che i bar italiani stanno attraversando un momento di crisi nera. Sotto i colpi della recessione i registratori di cassa ammutoliscono «perchè - come spiega Cristiano Ruggero dello storico Caffè Mulassano, un diamante liberty nella centralissima piazza Castello - spuntini, bibite, cioccolate in tazza e aperitivi sono un piccolo e rinunciabilissimo lusso». Ed ecco che anche nei bar storici della città i fatturati calano sensibilmente «C’è chi ordina un’acqua minerale con limone e ghiaccio e passa qui due ore divorando l’unica cosa gratuita: i quotidiani» spiega Vito Strazzella, titolare di un altro bar storico in piena piazza San Carlo, cuore storico della città. Mentre in periferia le brioche restano accantonate nelle vetrinette, quando sino a sei mesi fa i clienti se le contendevano ancora calde: «Ne cuociamo molte meno, purtroppo - racconta Pasquale Pisapia, titolare, da 40 anni di un bar pasticceria nel quartiere multietnico di San Salvario - e se alla fine della serata ne abbiamo ancora, le regaliamo ai poveri, per solidarietà di categoria visto che fa un po’ ci saremo pure noi, con loro, su quelle panchine». La crisi da bancone colpisce duro. E a spiegarlo sono le cifre, elencate dallo stesso presidente dell’Epat, l’associazione torinese di pubblici esercizi: «Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo avuto 719 chiusure e 535 aperture - spiega Carlo Nebiolo - è un record negativo senza precedenti. E se qualcuno volesse comprare le attività, in questo momento, le troverebbe quasi tutte sul mercato». La gente rinuncia al voluttuario. E che c’è di più superfluo di un’aranciata o di un cappuccino? I baristi ci hanno provato a proporre pacchetti-convenienza per aiutare i consumatori contro il caro-vita: ogni venerdì nei bar sotto la Mole viene servito un menu composto da cappuccino, croissant e una lattina da 250 grammi di caffè al prezzo speciale di 4,20 euro. «Magari servisse a qualcosa - riflette sconsolato Flavio Zanetti del centralissimo bar Gatsby - io per ora sono al mio record negativo: meno quaranta per cento di giro d’affari. Pensi che a settembre ho incassato come a gennaio, e io gestisco una gelateria». La crisi dei bar ha molte facce, qui nella capitale del gusto, capace di creare un fenomeno come il Salone di Slow Food e Terra Madre. C’è il cliente del ceto medio, quello che magari al mattino si mangiava due croissant: «Lui ora sostituisce la doppietta dolce con un panino al salame - spiega ancora Vito Strazzella del Caval’d Brons - nutre uguale e costa un euro in meno». Poi c’è il cliente occasionale che magari in pieno pomeriggio aveva sete e si tracannava una Coca: «Alle bollicine americane ora preferisce un economico bicchiere di acqua gassata». Poi ci sono gli studenti che si danno appuntamento nei bar: «Snobbano il dehors e si portano panini e brioche sulle gradinate di fronte all’Università» spiegano nei bar attorno alla Facoltà di Lettere. Poi c’è la specie più diffusa: il signore che si concedeva soltanto un caffè, dopo pranzo. «Non lo prende più - conclude il presidente Nebiolo - forse perchè dopo avere guardato la sua busta paga riesce ad essere nervoso per tutto il mese».

LA STAMPA

Pag. 25

La Banca d’Italia: "Col tasso variabile si rischia il doppio"

(Luigi Grassia)

In Italia dilaga il mutuo a tasso variabile, che è più rischioso del fisso ed è alla base di molte delle attuali difficoltà delle famiglie: lo dice un’indagine della Banca d’Italia, rilevando che alla fine del 2007 circa il 75% dei prestiti per comprare la casa risultava contratto con questa formula. Bankitalia non va a scavare sul perché questo sia successo, ma di frequente i clienti (come dicono anche numerose segnalazioni alla Stampa) lamentano che sono stati proprio gli istituti di credito a orientarli verso il tasso variabile. Di preciso, quanto sono rischiosi i mutui a tasso variabile? Secondo l’analisi della Banca d’Italia (che è stata curata da Emilia Bonaccorsi di Patti e Roberto Felici, del Servizio studi) i mutui a tasso variabile concessi nel 2004 hanno una probabilità di entrare in sofferenza più che doppia rispetto a quella dei contratti a tasso fisso. Il rischio che i conti non tornino è particolarmente alto per i mutuatari più giovani, per chi vive al Sud e per gli immigrati extracomunitari. Il differenziale di rischio è massimo per i prestiti erogati alla fine del 2005, quando i tassi d’interesse di mercato hanno toccato il valore minimo: da allora alla metà del 2007 il tasso di interesse «mediano» sui mutui a tasso variabile è salito da 3,7 a 5,5%, mentre il costo di quelli a tasso fisso è salito dal 5 al 5,9%. Il periodo 2004-2007 è stato di boom per i mutui (di ogni tipo). Le banche italiane ne hanno erogati per un valore cumulativo che supera i 60 miliardi di euro all’anno, senza precedenti nel passato. Bankitalia rileva che «l’insieme di questi fattori potrebbe aver favorito l’accesso al credito da parte di fasce di clientela precedentemente escluse dal mercato perché finanziariamente più fragili, aumentando non transitoriamente la rischiosità, tradizionalmente molto bassa, dei mutui alle famiglie italiane». In parole povere è avvenuto da noi l’equivalente di un’esplosione di quelli che in America chiamano i mutui «subprime», cioè destinati a fasce sociali meno ricche, e questo ha aumentato il rischio medio. Alla fine del 2007, dice la Banca d’Italia, «il 3,5% dei mutui aveva registrato un ritardo nel pagamento di una o più rate; l’1,2% era classificato come incagliato, e lo 0,63% era passato a sofferenza». In totale, c’erano problemi per 5,3 mutui su cento. Nel quadriennio in esame è anche aumentato l’importo medio dei mutui: da 125.000 a 138.000 euro. Ma la corsa al mutuo è partita assai prima del 2004: nel periodo tra il 1998 e il 2007 i prestiti alle famiglie per acquisto di abitazioni sono aumentati in Italia mediamente del 17,2% all’anno.

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 47-59

Domenica i negozi resteranno aperti

(Emanuela Minucci)

Alla fine i commercianti hanno vinto la loro battaglia: sabato 1° novembre i negozi dovranno sì restare chiusi, ma, in compenso, domenica 2 novembre potranno liberamente restare aperti in tutto il centro. La novità - che in questi tempi di crisi verrà salutata con soddisfazione da tutti coloro che si trovano dietro ad un bancone - si deve ad una delibera approvata ieri dalla giunta comunale su proposta dell’assessore al Commercio Alessandro Altamura. Il documento prevede la sperimentazione, a partire da subito fino al 30 novembre 2008 e dal 1° marzo al 30 novembre 2009 (in tutto 36 domeniche) del nuovo regime degli orari dei negozi nella zona «a rilevante economia turistica» vale a dire centro più alcune vie di Porta Palazzo e Borgo Dora più i dintorni di piazza Statuto. Ha spiegato, ieri, l’assessore: «L’area di cui si parla è stata individuata, sentite le associazioni di categoria, sulla base dell’esame dei dati relativi ai flussi turistici registrati a Torino negli ultimi cinque anni. Da queste cifre è emerso che il maggior movimento di visitatori avviene proprio - com’è ovvio - nella zona centrale, in cui si concentrano monumenti, palazzi storici, musei e numerose strutture ricettive». I negozianti che hanno un esercizio in questa zona potranno scegliere gli orari d’apertura e di chiusura, rispettando i soli limiti giornalieri di esercizio dell’attività, alla chiusura domenicale e festiva. A chiedere al Comune di realizzare una nuova delibera di questo tipo è stata proprio l’Ascom (e la proposta è stata condivisa anche dalla Confesercenti) dopo essersi vista rispondere picche sull’apertura del 1° novembre. «Ci sembra di aver raggiunto una bella mediazione - ha commentato la presidente dell’Ascom Maria Luisa Coppa - che ci servirà per tenere aperto tutto novembre per poi agganciarci alle aperture straordinarie natalizie». Secondo Altamura, invece, «con questo provvedimento si sostengono i consumi in un momento di congiuntura economica molto delicato».

Help Consumatori.it

Torna la "bussola del risparmiatore", un’iniziativa di Cittadinanzattiva

In occasione dell'annuale Giornata Mondiale del Risparmio, Cittadinanzattiva promuove per il terzo anno consecutivo "la bussola del risparmiatore", la campagna di educazione ai servizi finanziari e tutela del risparmio rivolta agli adulti. Dal 31 ottobre, e per tutto novembre, Cittadinanzattiva assicurerà in 25 città l'apertura di sportelli dedicati alla raccolta delle segnalazioni, la distribuzione di materiale informativo, incontri di informazione gratuiti per i cittadini. "L'iniziativa - commenta il responsabile delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva Giustino Trincia - parte dal presupposto che, al fine di evitare il ripetersi di situazioni come quella dei bond spazzatura non basta che le banche migliorino la trasparenza dei prodotti finanziari e rivedano le politiche di vendita, occorre anche che i risparmiatori acquisiscano le conoscenze di base per assumere scelte di investimento consapevoli e responsabili. Non a caso la nostra campagna di educazione è incentrata sul diretto coinvolgimento di cittadini consapevoli del fatto che ad oggi manca in Italia una politica pubblica in tema di educazione finanziaria di base". Ai partecipanti, verrà distribuita la "piccola guida al risparmio consapevole": oltre 60 tra utili consigli e avvertenze presentate in un linguaggio semplice e diretto, al fine di aiutare i consumatori ad orientarsi nel complicato panorama dei servizi finanziari e a gestire al meglio i propri risparmi. A disposizione dei cittadini anche materiale informativo in merito ai Conti dormienti, all'accordo Abi-Associazione dei consumatori in tema di mutui e per un uso corretto delle carte di pagamento (bancomat, carte di credito, revolving).

 

 

 

 

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