31 ottobre 2008

Rassegna stampa

Venerdì 31 ottobre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "L’Italia spegne la vecchia tv, ecco come si vedrà il digitale" – di Carlo Moretti – pag. 26

La Repubblica Torino e Prov. – "Niente low cost, il funerale resta un lusso" – di Vera Schiavazzi – pag. XV

La Stampa – "Aiuti alle famiglie, tariffe nel mirino" – di Stefano Lepri, Chiara Beria di Argentine – pag. 1-8-9

La Stampa – "La grande truffa delle suonerie vale un miliardo" – di Francesco Spini – pag. 32

La Stampa – "Risparmio, gli italiani sono per la liquidità" – pag. 35

La Stampa Torino e Prov. – "Specchio dei tempi" – pag. 69

La Stampa Torino e Prov – "In breve" – pag. 72 La Stampa

Torino e Prov – "Consegnati i primi aiuti" – pag. 75

La Stampa Torino e Prov – "Viaggiare costa di più ai pendolari dell’Alta Velocità" – di Angelo Conti – pag. 75

Free Press

Leggo – "Caffè e cornetto, prezzo congelato" – pag. 23

Internet

Clandestinoweb.com – " Business del 2 novembre vale 355 mln di euro –

HelpConsumatori.it – "Da oggi in vigore il nuovo regolamento Ue. Vantaggi per i passeggeri " –

HelpConsumatori.it – "2 novembre, crisantemi sempre più gettonati " –

HelpConsumatori.it – "Confesercenti: 84% degli italiani ha difficoltà ad onorarli " –

HelpConsumatori.it – "Istat: indici provvisori, inflazione al 3,5% a ottobre" –

 

La Repubblica

Pag.26

L’Italia spegne la vecchia tv, ecco come si vedrà il digitale

(Carlo Moretti)

ROMA - Un´isola completamente digitalizzata. Dalla mezzanotte di oggi la Sardegna sarà la prima regione al mondo ad aver definitivamente abbandonato il segnale televisivo analogico per passare al digitale terrestre. Mentre in Inghilterra, Francia e Spagna sono ancora fermi alla sperimentazione in piccole comunità di 15 mila abitanti, dal Sud al Nord della Sardegna, da Cagliari alla Gallura, per un milione e 600 mila abitanti il piccolo schermo si è spento per sempre e con esso la televisione così come l´abbiamo conosciuta finora, per riaccendersi alle meraviglie delle immagini ad alta definizione, della liberazione delle frequenze e del pluralismo editoriale. Un passo importante per l´innovazione tecnologica nel nostro paese, stando almeno alle intenzioni del Ministero delle Comunicazioni, che lo sta gestendo. Le 650 mila famiglie coinvolte dal passaggio al digitale in Sardegna rappresentano però solo il primo passo: per metà novembre è previsto il passaggio al digitale terrestre delle 53 mila famiglie residenti in Val d´Aosta e per i residenti in Piemonte, un milione e 200 mila famiglie. Nel secondo semestre del 2009 toccherà poi al Lazio e alla Campania, via via fino al 2012, quando il processo si concluderà su tutto il territorio nazionale con il coinvolgimento della Calabria e della Sicilia. Ma com´è andata questa piccola rivoluzione di oscuramento delle reti locali e nazionali nella regione pilota, quella con un´invidiabile diffusione del digitale, circa il 90 per cento di penetrazione stando ai dati diffusi dal Ministero? Vecchi decoder fuori uso, corse all´acquisto di nuovi apparecchi o a cambiare le schede sui vecchi ormai inutilizzabili, un moltiplicarsi delle spese senza l´incentivo dei 50 euro del Governo, che si applica solo ai decoder più costosi, gli "interattivi" Mhp a 250 euro. Chi ha accesso ad Internet ha fatto sentire la sua voce nella Rete, ma le persone anziane, le famiglie più povere e con pochi mezzi si saranno ritrovate di fronte ad uno schermo nero, e staranno ora cercando un aiuto almeno per mettere le mani sullo "zapper", il decoder più a buon mercato che garantisce comunque la visione di tutti i canali nazionali e locali. Il Forum del sito dell´Adiconsum è stato letteralmente preso d´assalto. Ieri Adriana da Iglesias scriveva: «Certo siamo i primi a sperimentare questo grande passo avanti, e i primi a capire che non è per niente bello svegliarti un giorno, accendere la tv e accorgerti che ricevi nuovi canali, Raiedu 1, Raiedu2 ecc. E RaiUno? E RaiDue, RaiTre? E le reti Mediaset? Sparito tutto». Secondo Mauro Vergari, che per l´associazione si occupa proprio dei media digitali, il problema segnalato dall´utente di Iglesias può essere dovuto allo spostamento delle frequenze, quindi in alcuni casi sarà sufficiente cercare il segnale all´interno del decoder, «un problema simile a quello di chi in questi giorni ha perso il segnale delle pay tv di La7 e Mediaset, cosa che comporta anche un problema di interruzione del servizio previsto dal contratto. Ma in generale per il passaggio in Sardegna tutto sembra essere filato liscio». Discorso più complesso per l´aspetto economico. Chi già possiede un decoder satellitare, o altre piattaforme, vedrà i canali in chiaro come prima. Per tutti gli altri il decoder è a questo punto indispensabile per poter captare il segnale digitale. Se si possiedono più apparecchi tv, ogni televisore avrà bisogno di un decoder, per una spesa che varia tra i 30 e i 250 euro. L´unico modo per vedere la tv gratis è con Yalp, via Internet, con i canali Rai e altre offerte on demand.

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. XV

Niente low cost, il funerale resta un lusso

(Vera Schiavazzi)

Torino è ancora in testa (un dato contestato, tuttavia, da Afc, l´Azienda pubblica che gestisce i cimiteri) alla classifica dei funerali più cari d´Italia. Lo ha confermato l´indagine annuale di Help Consumatori, che ha indicato in 2.900 euro il costo medio di un funerale, collocando al secondo posto Milano e Genova e assegnando a Venezia il titolo di città dove morire appare più vantaggioso, almeno per chi resta e deve accollarsene le spese. Non è l´unica novità, tuttavia, che arriva alla vigilia delle celebrazioni dei defunti: insieme al consueto programma di riti religiosi e commemorazioni, è in arrivo un nuovo Sacrario militare, nella stessa area oggi occupata al Monumentale dal campo dove riposano i caduti di guerra, e dove sarà possibile ricordare anche i soldati e i poliziotti morti in servizio in anni più recenti. Da metà novembre (info sul sito www.cimiteritorino.it) partirà poi la possibilità di ricordare online i propri cari, inserendo immagini e testi all´interno di una postazione attiva nell´area dedicata a chi ha scelto di disperdere o di affidare le proprie ceneri. Nuove comunità religiose, come quella Bahai (fondata nel XIX secolo in Persia ed ora forte di sei milioni di fedeli nel mondo) attendono che il Consiglio comunale valuti le loro richieste di funerali e sepolture o cremazioni in sintonia con le singole fedi, mentre sia il Campo israelitico sia quello Evangelico sono stati restaurati´ in collaborazione tra l´azienda cittadina e le rispettive comunità. Anche al Cimitero Parco, infine, (il più grande di Torino, occupa un´area di settanta ettari), ci sono novità in vista: gli autobus di linea Gtt non si fermeranno più davanti al muro di cinta, ma potranno attraversare la zona, consentendo così a chi va a visitare i suoi cari trenta minuti di percorso a piedi. I funerali, tuttavia, restano davvero così cari nell´unica città tappezzata di manifesti che offrono esequie low cost? «Il mercato delle onoranze funebri - risponde un portavoce dell´azienda cimiteriale - è strettamente privato e può praticare le tariffe che vuole. Ma i torinesi che non superano il reddito di 7.500 euro all´anno hanno comunque diritto alla sepoltura o alla cremazione gratuita. Quanto al costo dei nostri servizi, oscilla tra i 200 e i 4000, massimo 4500 euro: sono le famiglie a decidere dove e come dovrà essere collocata la tomba del loro congiunto». Perché allora contestare i dati resi noti da un´associazione di consumatori? «Perché non si possono paragonare beni materiali, ad esempio un tipo di feretro piuttosto che un altro, con dei servizi come quelli che offriamo noi, e che a Torino sono di livello medio-alto. E´ chiaro che in una città più piccola e dove i cimiteri sono meno e meno estesi il servizio potrà costare di meno rispetto a Torino, dove in questi anni si è investito molto. Tuttora la nostra azienda punta al pareggio, e utilizza le tariffe pagate dai cittadini per migliorare i cimiteri». Ogni anno in città sono tra 11.500 e 12.000 le persone che vengono sepolte o cremate (una pratica in costante crescita). E gli stranieri, in controtendenza rispetto ai dati generali, sono una piccola minoranza: le comunità di immigrati sono ancora giovani, si muore poco e quando accade si preferisce tornare a casa.

LA STAMPA

Pag. 1-8-9

Aiuti alle famiglie, tariffe nel mirino

Sarà il Consiglio dei ministri di oggi a varare un pacchetto di misure anti-crisi che vada incontro alle esigenze delle famiglie. Stando al tam tam di Palazzo Chigi, in calendario c’è un’iniziativa per contenere prezzi e tariffe. Per i nuclei numerosi sono stati trovati fondi allo scopo di concedere prestiti di 5 mila euro a un tasso del 4% per ogni bebè. Sull’Alitalia, l’accordo è appeso a un filo. L’advisor: la compagnia vale più del doppio.

Prezzi e tariffe nel mirino del governo

(Stefano Lepri)

ROMA - Slitta forse di qualche giorno, a metà della settimana prossima, il decreto-legge per aiutare le banche. Il consiglio dei ministri di oggi approverà qualche provvedimento per venire incontro alle richieste degli imprenditori; ma di soldi nuovi non ce ne sono, la legge finanziaria non sarà modificata. Sono in arrivo più garanzie sui prestiti delle imprese; si accelereranno le spese per opere pubbliche già stanziate; si varerà un’iniziativa per contenere prezzi e tariffe, e perché siano trasmessi ai consumatori i ribassi delle materie prime. Qualcuno arriva addirittura a parlare di «blocco», ma sarebbero comunque esclusi interventi di tipo legislativo. Del tutto esclusa è una detassazione, anche parziale, delle tredicesime. «Data la situazione dei conti pubblici della Repubblica, la legge finanziaria non può essere oggetto di modifiche» ha chiarito in serata il sottosegretario Paolo Bonaiuti. Nel pomeriggio era stato il ministro per i rapporti con il parlamento, Elio Vito, a far nascere speranze, parlando ai deputati di «qualcosa in più» che il governo vi avrebbe inserito. E’ lunga, anzi lunghissima, la lista di richieste presentate ieri al governo da Confindustria, Associazione bancaria, Confcommercio, Confesercenti, e così via. Nell’incontro a palazzo Chigi, Silvio Berlusconi ha detto che un po’ di risorse potranno essere ricavate dalle pieghe della legge finanziaria 2009 così com’è: «stiamo facendo i conti». Tremonti ha preso nota senza rispondere, perché «la parola è d’argento, il silenzio è d’oro». Il presidente del consiglio resta preoccupato per il basso livello delle quotazioni di Borsa; durante la riunione ha cercato di entrare in contatto con il direttore generale del Fondo monetario Dominique Strauss-Kahn, per sapere di più sul suo piano in cinque punti che sarà proposto al vertice straordinario del G-20 il 15 novembre. Non l’ha trovato ma ha detto che avrebbe riprovato più tardi. Ma, ancora una volta, il messaggio è di ottimismo. A Emma Marcegaglia, a Corrado Faissola dell’Abi e agli altri presenti Berlusconi ha raccontato a questo scopo due barzellette, una che ormai è un suo classico, quella del «saggio della montagna», e quella della tintoria, autoironica, che il presidente della Confcommercio Carlo Sangalli aveva già ascoltato all’assemblea della sua associazione ieri l’altro. Rassicurante è stato Faissola: il credito bancario al sistema produttivo non è diminuito: «Nel mese di settembre abbiamo avuto una crescita a due cifre, per metà destinata alle piccole e medie imprese». La presidente della Confindustria si è rallegrata dell’impegno «molto forte» delle banche a sostenere il credito. Ma altre associazioni temono che i primi segni di una stretta - tempi più lenti, richiesta di maggiori garanzie - si stiano cominciando a manifestare. E’ stato «un incontro interlocutorio in cui il governo ha dato poche risposte» dichiara il segretario della Confesercenti Marco Venturi, che ha preso la parola a nome delle 5 associazioni delle imprese minori. Tra le richieste della Confindustria c’è quella di sbloccare 30 miliardi di euro per opere pubbliche già finanziate ma bloccate da lungaggini burocratiche: è una di quelle che il governo più si sforzerà di esaudire. Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola ha già potuto annunciare che il Fondo di garanzia sui prestiti delle imprese sarà operativo in una settimana e, questa una novità, sarà esteso anche all’artigianato. Il sottosegretario Giovanardi ha trovato i fondi (35 milioni) per concedere alle famiglie numerose prestiti di 5.000 euro al 4% alla nascita di un nuovo figlio; le opposizioni protestano che le famiglie non hanno bisogno di nuovi debiti.

I profughi della bolla

(Chiara Beria di Argentine)

MILANO - Si chiama Ines, viene dall’Ecuador, lavora in una impresa di pulizie. All’agenzia immobiliare di Mario Frascotti e Sergio Schirò affiliati a Tecnocasa, tre vetrine in zona Lorenteggio, popolosa zona della periferia sud è entrata per chiedere aiuto. Nei palazzoni dalle pareti sottili da largo dei Gelsomini a piazza Tirana, le famiglie immigrate dal Sud, vera forza lavoro negli anni del miracolo economico, hanno lasciato ormai da tempo i loro bilocali più cucina agli immigrati arrivati a Milano da lontano. Marocco, Sri-Lanka, Ecuador: Ines è una di loro. Salario fisso, il permesso di soggiorno dopo anni di sacrifici e troppe notti passate in un «posto letto» dalle parti di Corsico (100 euro al mese in nero, giusto lo spazio per dormire e per un comodino) Ines aveva fatto il grande passo: per 180 mila euro - 10 mila versati cash, il resto con un mutuo a tasso variabile - aveva comprato da un suo connazionale un bilocale. Era il 2005, un periodo d’oro con i tassi in discesa consigliati da certe finanziarie e le banche che aprivano i rubinetti del credito anche agli extracomunitari. Tre anni dopo, in questo grigio ottobre della crisi, Ines non riesce più a pagare le rate del mutuo (deve ancora 170 mila euro)e, come molti extracomunitari, giovani coppie e precari - le fasce più deboli della città - rischia il pignoramento. «Deve vendere il suo bilocale ma è un terzo piano senza ascensore, vale al massimo 160 mila euro. Ma, con la stretta creditizia, il mercato è completamente bloccato», spiega Schirò. Autunno 2008, la forbice si allarga. Dentro ai Bastioni, nella città dei ricchi, il mercato immobiliare regge bene (+ 3,10%): «Solo i tempi si sono allungati, anche chi ha soldi è più attento», spiega Dario Andenna, amministratore delegato della John Taylor. Non solo. Il crack della finanza fa girare nuovi soldi. «In ottobre abbiamo ricevuto il 60% in più di chiamate di clienti che vogliono tornare a investire nel mattone», dice Marco Tirelli, specializzato in residenze esclusive (ultima vendita al top: 8,200 milioni di euro per attico e superattico da ristrutturare in zona Magenta) in periferia nonostante il calo dei prezzi la crisi è già arrivata. «Cedesi attività», giù la claire. Qualche negozio - condominio permettendo - è diventato un alloggio; i bottegai in crisi per il crollo dei consumi (meno 10% dal 2007 nei piccoli negozi e nei mercati rionali) vendono ai cinesi che, a colpi di 30-80 mila euro cash, stanno facendo man bassa in città. Per la casa l’emergenza è iniziata ben prima della crisi finanziaria ma che questo crack rischia di farla esplodere. Ogni anno solo il 2% delle 20 mila richieste di famiglie (4 componenti, reddito 40-45 mila euro l’anno) per una casa popolare viene accolta. E ancora. Nonostante l’incremento dell’offerta (+15%) i canoni di locazione sono ancora stabili e, quindi, inaccessibili per tante famiglie che faticano ad arrivare a fine mese. È l’altra faccia della Milano che sogna il rilancio con l’Expo e disserta sull’estetica dei nuovi grattacieli firmati da celebri archistar. Zona Buenos Aires, in via Tadino, in uno dei 24 centri del Secit (Sindacato inquilini) aperti in città, ogni giorno si forma una fila di gente in pena. «La crisi sta sconvolgendo non i prezzi degli immobili, ma i redditi», accusa Leo Spinelli, segretario generale del Secit. In città sono in corso 10.200 procedure di sfratto esecutivo, il 75% per morosità. Non solo. «Tempo fa non capitavano più di 3 l’anno ora stiamo seguendo 250 casi (70% sono extracomunitari) che non riescono più a pagare le rate del mutuo e rischiano l’esproprio». Mutui anche al 110% del valore dell’alloggio, fideiussioni e offerte irrevocabili firmate senza avere le spalle coperte: ma chi ha la responsabilità dei tanti che, a bolla del mattone scoppiata, sono precipitati in un buco nero? Solo di quei «mediatori creditizi» spuntati come funghi negli anni d’oro? Altro risvolto della crisi è la fuga da una città già spopolata (1,256 milioni abitanti come nel 1941) e sempre più vecchia (22,9% gli over 66 anni) delle giovani coppie. «Non abbiamo più famiglie come clienti», lamenta Valerio Tanzella, titolare dell’agenzia Intermediafin, in via Col di Lana. Tanzella accusa le banche che prima avrebbero spinto alla corsa sfrenata all’acquisto («dal 2001 hanno fatto di tutto per non proporre prodotti a tasso fisso») e a gennaio 2008, con il crollo in Usa dei subripime, hanno serrato i rubinetti. «L’aumento del capitale di partenza necessario per comprare casa ha tagliato fuori dal mercato le famiglie meno abbienti e i giovani. O restano in affitto o vengono scaraventate sempre più lontano, fino ai confini di Pavia o Lodi, dove si trovano ancora prezzi abbordabili», dice Tanzella. Via le famiglie, largo ai single; cambia il mercato immobiliare, cambia l’identità della metropoli. All’agenzia di Tanzella come in tutta Milano più gli appartamenti sono piccoli (50,60 mq) più sono richiesti. «A tirare il mercato», spiega Tanzella, «sono gli studenti fuorisede della Bocconi, dello Iulm, della Cattolica. Il primo anno d’università i genitori cercano un affitto per i loro figli poi, soprattutto quelli del Sud, li regalano la casa». Vicino alla Scala per 7 milioni di euro è in vendita un prestigioso appartamento, 370 mq con giardino; un «ribassista», occhiali neri e valigetta, che ha tentato di comprare con 160 milioni cash su 190 richiesti un bilocale da ristrutturare esce dall’agenzia di Marco Galasso, in viale Tunisia; al Secit c’è un gruppo di vecchietti, pensionati Inps da 800 euro al mese; con i patti in deroga pagavano per 50 mq 3.200 euro l’anno più spese ma l’Immobiliare Trieste ha deciso d’aumentare il canone di 300 euro al mese. Flash da una città dalla miscela esplosiva dove per pochi la casa è un ottimo affare, per troppi un dramma.Nuova boccata d’ossigeno per le rate dei mutui: continuano, infatti, a scendere i tassi interbancari. L’Euribor a tre mesi, su cui le banche indicizzano i prestiti per l’acquisto delle case, è sceso ai minimi da metà aprile, al 4,794% dal 4,827%. In calo anche quello a una settimana che è passato dal 3,899 al 3,857% mentre quello a sei mesi è sceso dal 4,894 al 4,848%. Il Libor denominato in euro sulla scadenza tre mesi è sceso al 4,79% dal 4,82%. «Le banche prezzano un rischio di controparte che non è più giustificato. È importante che le banche ricomincino a prestarsi denaro fra di loro e che i tassi dell’Euribor scendano, perchè non è giusto che i cittadini paghino le resistenze delle banche» dice il componente del comitato esecutivo della Bce, Lorenzo Bini Smaghi, che auspica una riduzione ulteriore dell’Euribor.

LA STAMPA

Pag. 32

La grande truffa delle suonerie vale un miliardo

(Francesco Spini)

MILANO - L’iPhone, il cellulare multimediale di Apple, si sta rivelando un grande successo tra le famiglie americane a basso reddito, grazie alla sua caratteristica, che lo rende un acquisto molto conveniente, di combinare in un unico oggetto connessione Internet, lettore Mp3 e telefono. Secondo uno studio della società di ricerche di mercato comScore, dal primo luglio alla fine di agosto gli acquisti di iPhone sono aumentati del 48% tra le famiglie con un reddito compreso tra i 25.000 e i 50.000 dollari l’anno. Un’espansione molto superiore rispetto alla crescita complessiva degli acquisti del telefono, che è stata del 21%. «Osserviamo che i consumatori a basso reddito acquistano sempre di più strumenti che offrono connessione Internet, servizi email e possibilità di ascoltare musica», spiega Mark Donovan, analista di comScore. «E l’iPhone è una sorte di coltellino svizzero degli oggetti tecnologici, telefono, macchina fotografica, connessione Internet e email». L’altra ragione della fortuna dell’iPhone è la netta riduzione del suo prezzo a 200 dollari dai 500 iniziali. In Internet, dove imperversa, sono tantissimi quelli che lo vorrebbero far secco. Nei piani alti delle compagnie telefoniche e delle più società che forniscono i servizi, lo farebbero santo subito. San gattino Virgola, protettore dei fatturati. Il micio che canta - ormai il simbolo di tutto il business che ruota attorno al telefono cellulare: dai loghi alle suonerie, dalla tv alla navigazione in Internet - è una miniera d’oro. Se nel 2002 tutti questi orpelli valevano sui 253 milioni di euro, a fine 2007 avevano già superato il miliardo, «e quest’anno - prevede il professor Andrea Rangone, responsabile dell’osservatorio "Mobi-le Content" del Politecnico di Milano - questo mercato crescerà ancora di un 15%». Non c’è crisi che tenga, dunque. Gli italiani, pur di scaricarsi l’ultima suoneria sono pronti a tutto. Ma non vorrebbero essere gabbati: in tivù, come sui giornali o su siti Internet si evidenzia al massimo che una suoneria è gratis, ma si scrive in piccolissimo che l’abbonamento che arriva a costare fino a 5 euro la settimana. E che disattivare non è facilissimo. A volte l’equivoco nasce con televendite di suonerie mascherate da quiz improbabili che impazzano nelle notti delle piccole emittenti private. La decisione dell’Antitrust che due giorni fa ha comminato oltre un milione di euro di multa per tali «pratiche commerciali scorrette» a un fornitore di questi servizi, Neomobile, e a quattro gestori (Telecom Italia, Vodafone, Wind e H3G) non è che l’ultimo di 13 provvedimenti che hanno portato il monte multe a oltre 4 milioni di euro. Ma basta questo a fermare il fenomeno?

Risarcimenti impossibili

I consumatori vedono di buon occhio l’attivismo di Catricalà, ovvio. Anche se ammettono che la strada resta in salita per ottenere risarcimenti. «Le nostre multe - spiegano del resto dall’Antitrust - servono da deterrente. Chi ritiene di aver subito dei danni deve rivolgersi alla giustizia o a forme di conciliazione». Ai consumatori quindi cosa resta da fare? «Conviene aspettare prima di gettarsi in una causa dagli esiti incerti - avverte il presidente di Altroconsumo, l’avvocato Paolo Martinello -. Sarebbe inutile precipitarsi davanti al giudice di pace, dove per questioni che coinvolgono meno di mille euro non serve neppure l’avvocato. Di fronte, infatti, si troverebbero avvocati agguerriti che opporrebbero quanto meno il ricorso al Tar rispetto alle decisioni dell’Antitrust». Detto fatto: proprio ieri Telecom, Vodafone e Wind si sono viste annullate multe inflitte dall’Antitrust per «pubblicità ingannevole», relativi a episodi successi un anno fa. Ora la normativa è differente, perché riguarda «pratiche commerciali scorrette», ma il segnale non è positivo. «Per questo molto spesso, di fronte a casi che coinvolgono molte persone - continua Martinello -, conviene attendere e accertarsi se le associazioni di consumatori decidono di aprire tavoli di conciliazione».

Come fare

Ma c’è pure un’altra strada possibile, che passa da un’altra autorità: quella delle Comunicazioni. L’Agcom, infatti, parte da un presupposto: per tutto quello che riguarda i servizi veicolati via telefono, sono proprio gli operatori telefonici gli unici interlocutori del cliente e non possono trincerarsi dietro le società che di servizi. «Il primo passo da fare quando si ritiene di aver subito un comportamento scorretto legato a errata comunicazione o ad attivazioni non richieste, comprese a quelle attività senza una volontà del consumatore - spiegano dall’Authority -, è quello di presentare reclamo alla propria compagnia telefonica». Se fallisce, si va alla procedura di conciliazione: presso il Corecom (i comitati regionali dell’autorità garante delle Comunicazioni, dove è gratuita), alle camere di commercio (ma in questo caso ci sono costi da sostenere) o attraverso procedure ad hoc con le associazioni di consumatori (pure gratuite). Fallisce pure questo tentativo? Non restano che due strade. O il giudice di pace «o rivolgersi alla stessa autorità per le Comunicazioni. Tutto comincia con una denuncia via fax (081-7507828), fino alla definizione della controversia in via amministrativa». Senza spendere alcunché. Comunque sia la lotta sarà quella di Davide contro Golia. I cavilli contro il buonsenso. «Anche perché - sottolinea Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef - la vera soluzione sarebbe solo la class action, sempre che non venga nuovamente bloccata». Impossibile pensare però che il fenomeno delle suonerie possa svaporare. Qualche società che produce questi servizi comincia a cautelarsi. Zero9 ha un numero telefonico cui possono chiamare i genitori per prevenire tentazioni dei figli: il pupazzetto di turno è sempre in agguato, pronto a devastare i presenti con la sua canzoncina e le tasche di chi, incautamente, se lo scarica sul telefono.

«Noi siamo in regola. Sono i genitori che non devono dare i cellulari ai ragazzi»

Gianluca D’Agostino, amministratore delegato di Neomobile. Dopo la multa dell’Antitrust si sente un truffatore?

«Assolutamente no. Sulla multa faremo ricorso al Tar: contiamo di vincere. La nostra è un’industria seria che si confronta con una domanda molto forte»

Risarcirete chi si sente ingannato?

«Non vorrei che un episodio del genere, in cui non c’è stata alcuna scorrettezza, desse adito a ingiustificate richieste di rimborsi di massa. Ma abbiamo sempre ridato i soldi a chi ci ha chiamato lamentando problemi di comunicazione nel servizio».

Nessun problema, dunque?

«Nel passato non avevamo un codice di comportamento: c’erano solo le linee guida concordate con gli operatori telefonici e le normative Ue. Ora è diverso. Con gli altri operatori ci siamo dotati di un codice di autodisciplina con regole molto chiare e uniformi».

Però avete fatto anche pubblicità su siti Internet e giornali dedicati ai ragazzini. Non avete esagerato?

«Abbiamo sempre rispettato le regole. I ragazzi? Sono i più svegli nell’utilizzo delle nuove tecnologie, sanno quello che fanno. Piuttosto, ai genitori che si lamentano chiedo perché hanno dato il cellulare in mano ai loro figli».

Come vanno gli affari?

«Negli ultimi anni abbiamo preso la via dell’internazionalizzazione. Il nostro fatturato, pari a circa 40 milioni di euro, è cresciuto negli ultimi due anni mediamente del 50%».

LA STAMPA

Pag. 35

Risparmio, gli italiani sono per la liquidità

TORINO - Più della metà degli italiani preferisce mantenere i propri soldi in liquidi, ma di fronte alle incertezze della situazione attuale nei portafogli aumenta la quota dei titoli di stato, anche se, idealmente, il mattone resta sempre il tipo di investimento preferito. Questa la foto scattata dal sondaggio condotto dall’Acri con Ipsos secondo il quale le scelte di investimento degli italiani lo scorso anno non si sono discostate di molto da quelle del 2007, se non per un incremento del numero di coloro che investono in Bot, Cct o Btp, passati dall’8 all’11%. La preferenza della liquidità rimane il tratto che caratterizza gli italiani: il 60% tiene o terrebbe i risparmi liquidi, mentre il 35% (34% nel 2007) li investe o li investirebbe. Quando i risparmiatori si devono pronunciare sull’investimento ideale, comunque, a farla da padrone è sempre la casa: a preferire il mattone è infatti il 56% del campione. Gli strumenti finanziari considerati più sicuri sono preferiti dal 24% delle persone (29% di coloro che sono effettivamente riusciti a risparmiare), mentre il 17% (11% tra chi è riuscito a risparmiare) si terrebbe lontano da qualsiasi forma di investimento. È da notare poi che il 7% di coloro che sono effettivamente riusciti a risparmiare è ancora orientato sugli strumenti a maggiore rischio. Restano invece immutate le opinioni circa l’investimento del Tfr che per il 60% degli intervistati (58% nel 2007) è bene che rimanga in azienda. Ma, nel contempo, aumenta anche il numero di italiani in difficoltà economica. Secondo la Cgia di Mestre l’indebitamento delle famiglie è cresciuto mediamente negli ultimi 6 anni del 91% toccando punte sino del 125% (in provincia di Reggio Emilia). In termini assoluti, al 30 giugno 2008, sono le famiglie della provincia di Roma a guidare la classifica delle più esposte con gli istituti di credito con 21.348 euro. \

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 69

Specchio dei tempi

Il mistero del gpl d’inverno

Un lettore scrive:

«Io e mia figlia possediamo due auto utilitarie, entrambe con doppia alimentazione, benzina e gpl. Vorrei capire come sia possibile che il consumo di entrambe le vetture, da fine settembre, sia passato da circa 350 km a 250 km con un pieno di gpl di circa 35/36 litri. «Assicuro che prima di rivolgermi a voi, ho fatto ripetute prove, e chiedendo ai gestori autorizzati alla vendita di gpl se potevano darmi una spiegazione, e la risposta è stata: "Quando fa freddo il consumo di gpl aumenta". «Ma finora mi sembra che non abbia fatto così freddo, ed inoltre l'inverno scorso non abbiamo avuto il benché minimo problema di consumo...».

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 72

In breve

Da domani «Prezzo da amico» in 150 bar

Da domani a fine febbraio «Prezzo da amico» in 150 bar del torinese. Su iniziativa di Fipe-Confcommercio, Ascom ed Epat, i bar espongono locandine con prezzi bloccati per 4 mesi e ogni venerdì mattina propongono un pacchetto-colazione (caffè o cappuccino più brioche e una lattina di caffè da 250 grammi), a soli 4,20 euro.

Da Caselle Ryanair annuncia il Trapani low-cost

Ryanair ha annunciato ieri il volo fra Caselle e Trapani. Diventerà operativo dall'1 maggio 2009 con 4 frequenze settimanali. Prezzo minimo 10 euro (sola andata, tasse incluse).

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 75

Consegnati i primi aiuti

E’ già iniziata la distribuzione delle Tredicesime dell’Amicizia di Specchio dei tempi. La prima di quest’anno è stata consegnata l’altro ieri, alla signora Gaetana, 86 anni, originaria de L’Aquila, una vita di lavoro a Porta Palazzo, in un negozietto di mobili usati. Ora sola, in condizioni economiche drammatiche, al freddo nella sua casa popolare in zona San Paolo. Dopo di lei un’altra ventina di anziani, ultra sessantacinquenni poveri e soli, ha ricevuto la visita di un cronista de La Stampa, con l’assegno da 400euro.

18-25 Ottobre. Fondazione Cassa di Risparmio, contributo a sostegno dell'iniziativa Tredicesima dell'amicizia 60.000; le amiche di Franca Carello Ranotti 800; Telecom italia messaggio solidale Turin Marathon 740; Giovanni G. 10; Sparviero T., Vinovo 10; Marzia 5; Giovanna 5.

26-29 Ottobre. Daniela Allasia 1.500; Anna e Giampiero 1.000; Carla e Mario. Software Line Osra srl 1.000; Ferdi in memoria del padre Franco Tararico 500; in ricordo di zio Marco, Rebora, Giovanni, Paolo 500; Tiziano Merlin o 500; per Fabio 500; Tonio e Rina 400; Maria Augusta Crivello 400; Luigi ed Elena Favella 400; nonni di Pietro 400; Adriana, Silvana e Giuseppe 300; in memoria di Luigia Ferraris 300; Paolo, San Giorgio Canavese 300; Francesca Paglia 250; Marco Finotello 250; Emilia 250; Emanuela 250; i colleghi di Guido della Cri di Torino in memoria di Giovanni Pietro Roberto (Pont Canavese) 210; Paola C., Pino Torinese 200; in memoria di Milena, Angela Malfettani 200; Giulia Facchini 200; Luigi Porchietto, Valfenera 200; Ettore Moriondo, Pecetto 200; Anna Maria Girolametti 150; in memoria di Carlo Cota e Maria Candelo, gli insegnanti e il personale della scuola Boncompagni 130; Riccardo 100; Luisa Rabbino 100; Carla Sarcoli, Susa 100; Cristina e Alberto 100; Giuseppe Trombetta 100; Punto Elettrico 100; Paola Rondoni 100; Andrea 60; Carla Menalda 50; Ftancesco Migliore 50; forza ragazzi, Pietro Marcellin, Sestriere 50; in memoria di Attilio, Rosa Maria Antonini 50; Lorenzo Sanseverino 50; Cristina Canonica 50; Elido e Piera Frullano 50; in memoria di Padre Pio, Antonio Lazzaro 50; Susanna Franco 50; in ricordo sei miei cari Maddalena Molinengo, Garessio 50; Lucia Merlo 50; ricordando i miei cari, Wanda Dormi 50; Giuseppe Antobio B. 30; Gian Gaetano G. 30; Natalia Giacomelli, Mathi 30; Ermanno e Maria 30; Anna Brandino 25; Carena Giuseppina 20; Maria Teresa R., Collegno 20; Maria Angela F., San Mauro 20; Carla M. 20; Roberto P. 10; Maura Picca Garin 10; Maria Stella C. 10; Luigia A. 10; Carmela R. 5; D.M. 1,20.

Come versare

E’ possibile versare agli sportelli La Stampa in via Roma 80, dal lunedì al venerdì ore 9-18; sabato 9-12,30; in via Marenco 32, dal lunedì al venerdì ore 8,30-19,30 - sabato 8,30-12,30; 15-19,30. Tramite bonifico sul conto corrente intestato a: Fondazione La Stampa Specchio dei tempi; Iban: IT10 V030 6901 0001 0000 0120 118. Il bonifico è senza spesa se effettuato agli sportelli del San Paolo (che rilasciano una ricevuta valida ai fini fiscali e che registrano il testo da pubblicare). Tramite conto corrente postale numero 7104, La Stampa - Specchio dei tempi, via Marenco 32, 10126 Torino, indicando il mittente, cui sarà inviata ricevuta, e scrivendo la dicitura. Tramite assegno via posta inserendo nella lettera assegni e non contanti, indirizzandole a: Specchio dei tempi, via Marenco 32, 10126 Torino, indicando il mittente, cui sarà inviata ricevuta. On line con carta di credito sul sito www.specchiodeitempi.org

LA STAMPA Torino e Prov.

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Viaggiare costa di più ai pendolari dell’Alta Velocità

(Angelo Conti)

Tempi duri per i pendolari. Anche per quelli che usano, sulla tratta Torino-Milano, i mezzi dell’Alta Velocità. Lorenzo Cerutti racconta: «Mi riferisco ad un comunicato di Trenitalia, secondo il quale dal primo novembre ci saranno "nuove modalità di accesso degli abbonati ai treni Eurostar". Dietro questo titolo apparentemente insignificante si nasconde un peggioramento del servizio per i pendolari "intensivi", ovvero quelli che viaggiano 5 giorni a settimana, e una mazzata economica per i pendolari "occasionali", che si spostano tra due città una o due volte a settimana. Infatti i primi d'ora in avanti non avranno più la possibilità di prenotare un posto a sedere - se non spendendo 120 euro in più al mese e perdendo ore in biglietteria - mentre i secondi vedranno raddoppiare i costi di viaggio. Tecnicamente si tratta di questo: fino ad oggi era possibile accedere ai treni Eurostar pagando un abbonamento Intercity più 2 euro a viaggio, comprensivi di prenotazione facoltativa. Da novembre, verranno invece creati abbonamenti specifici per i treni Eurostar, il cui prezzo corrisponde più o meno a quello dell'abbonamento Intercity più 80 euro. Quindi chi effettua almeno 20 viaggi a/r mensili (cioè il classico pendolare che viaggia cinque giorni a settimana e 4 settimane al mese) pagherà pressappoco lo stesso - ma senza più la garanzia di viaggiare seduto. Se vorrà continuare a godere di questo "lusso" dovrà pagare 3 euro a viaggio e per farlo dovrà andare in stazione o agenzia. Chi invece effettua, ad esempio, 8 viaggi mensili spenderà lo stesso di chi ne effettua 40. I pendolari per Milano rischiano di venire "cacciati" dai treni ad Alta Velocità e costretti ad utilizzare gli Intercity (fino a quando questi esisteranno, dato che la tendenza è quella di sostituirli con una nuova categoria di Eurostar, gli Eurostar City, che hanno la velocità degli Intercity ma sono soggetti alle nuove normative) o i treni Regionali. Il tutto proprio quando la linea ad Alta Velocità sta finalmente per essere completata. Un esempio per capire bene? Tratto Porta Susa - Milano Centrale con Alta Velocità (1h10). Ipotesi di 20 viaggi a/r mensili: oggi 208 euro comprensivi di prenotazione, da novembre 218 euro senza prenotazione oppure 328 euro con prenotazione».

LEGGO

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Caffè e cornetto, prezzo congelato

Sono 150 i bar torinesi che aderiscono all’iniziativa dell’Ascom "Un prezzo da amico". Si parte domani: i bar saranno riconoscibili dalle speciali locandine affisse in vetrina o all’interno degli esercizi. Due i punti chiave della campagna contro il caro-vita: innanzitutto, prezzi dell'intero listino bloccati da domani e per quattro mesi, fino alla fine di febbraio. E poi la possibilità di acquistare, ogni venerdì mattina dal 7 novembre e sempre fino al 28 febbraio, un pacchetto-colazione costituito da un caffè o cappuccino più una brioche e una lattina di caffè da 250 grammi, al prezzo di 4,20 euro. L’obiettivo dell’iniziativa - a cui aderiscono anche molti bar del centro e locali storici - è rilanciare i consumi, ma anche tenere sotto controllo i costi delle materie prime. Nelle prossime settimane l’A- scom punta ad incrementare il numero dei bar fino a 500.

Clandestinoweb.com

Business del 2 novembre vale 355 mln di euro

Il business dei funerali è di 1,2 miliardi di euro Per il 2 novembre gli italiani spenderanno 24 euro a famiglia Secondo le stime dell'Adoc ricordare i defunti costerà 355 milioni di euro con un aumento dell'11%. Il prezzo di un crisantemo ha toccato anche 3,50 euro. A Torino 'l'ultimo saluto' costa quasi tre mila euro, mentre a Venezia supera di poco i mille euro. La speculazione si abbatte anche sulla commemorazione dei defunti del 2 novembre. Quest'anno, crisi permettendo, le famiglie italiane dovranno spendere in media l'11% in più rispetto all'anno scorso tra crisantemi, lumini o altri fiori, per una spesa che l'Adoc stima di circa 24 euro a famiglia e di 355 milioni . L'incremento record è per i lumini più cari del 12,5% per un prezzo medio di 4,5 euro, quando l'anno scorso costavano 4 euro. Il crisantemo, il fiore tipico che si porta al cimitero, ha raggiunto un prezzo medio di 2,20 euro (+4,7%) toccando il massimo di 3,50 euro, mentre un mazzo da dieci può costare 14,70 euro, secondo le rilevazioni dell'Adoc l'8,8% in più. Le margheritine sono un po' più convenienti, il prezzo di un mazzo è di 8,50 euro (+6,2%)."Il 2 novembre -commenta il presidente dell'Adoc Carlo Pileri- è ormai diventato da anni un giorno di speculazioni.I fiori sono facilmente deperibili, impossibili da acquistare in anticipo, e quindi se ne approfittano". Ma non è solo 'caro crisantemo'. In occasione del 2 novembre un'altra indagine di Help Consumatori (www.helpconsumatori.it) fa luce sui costi dei funerali in 10 capoluoghi italiani, per un giro d'affari di 1,2 miliardi nel 2007 con i servizi privati. La ricerca dell'agenzia on line dedicata ai consumi colloca in cima alla classifica Torino dove per un funerale medio si spendono 2.900 euro. Al secondo posto, Milano e Genova con 2.500 euro, a seguire Palermo e Udine con 2.000 euro, Bologna con 1.950. La cerimonia più economica invece, si celebra a Venezia dove il prezzo medio è 1.160 euro, prezzi contenuti anche a Parma (1.500 euro), Roma (1.600) e Catania (1.800).

Help Consumatori.it

Da oggi in vigore il nuovo regolamento Ue. Vantaggi per i passeggeri

Da oggi i prezzi dei biglietti aerei saranno più trasparenti e comprenderanno già qualsiasi tassa o spesa aggiuntiva così che i passeggeri possano confrontare liberamente le varie offerte, prima di acquistare il biglietto, e i servizi del trasporto aereo europeo saranno, in generale, migliori e più competitivi. Questo grazie alla nuova legislazione sul mercato unico dei servizi di trasporto aereo che entra in vigore oggi 1° novembre. Da quando è stato liberalizzato il settore dei trasporti aerei dell'Ue, il traffico nei cieli dell'Europa si è intensificato di molto. Le compagnie aeree si sono moltiplicate; i collegamenti sono aumentati del 60% e le tariffe di numerose tratte aeree sono diminuite notevolmente. Serviva quindi una nuova legislazione, più adeguata alla realtà attuale. Questi sono i vantaggi del nuovo regolamento per i cittadini europei:

ormai i prezzi dei biglietti dovranno essere pubblicati comprensivi di tasse e oneri e il passeggero potrà conoscere le varie componenti che formano il prezzo finale: tariffa, tasse, diritti aeroportuali e altri oneri. Ciò permetterà di evitare la pubblicità sleale e faciliterà i confronti tariffari;

I passeggeri dovranno dare un consenso esplicito se intendono accettare oneri supplementari facoltativi (opt-in);

E’ proibita qualsiasi discriminazione tariffaria tra i viaggiatori basata sul luogo di residenza o sulla nazionalità;

Le autorità nazionali effettueranno un maggiore controllo sulle compagnie aeree per garantire la qualità, la sicurezza e prevenire i fallimenti.

Il nuovo regolamento, inoltre, precisa i criteri di concessione e di validità delle licenze delle compagnie aeree e quelle attualmente operative saranno sottoposte a rigorosi controlli. Viene facilitato il noleggio di aeromobili immatricolati nell'Ue, mentre per quelli di paesi terzi ci saranno criteri di noleggio più severi, per garantire il rispetto delle norme di sicurezza. Vengono riviste le norme sugli obblighi del servizio pubblico, esaminandone l'adeguatezza. Gli aeroporti dovranno disporre di infrastrutture di trasporto efficaci al servizio dei passeggeri e la Commissione Ue vigilerà affinché le norme di distribuzione del traffico non siano discriminatorie. È essenziale che tutti gli operatori del settore si conformino alle medesime norme. "È una condizione fondamentale per la liberalizzazione del settore in Europa, che può essere considerata un'autentica "storia di successo" ed ha portato a maggiori possibilità di viaggiare con tariffe più ridotte", ha dichiarato Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Ue responsabile dei trasporti. "La concorrenza leale è la chiave di questo successo: grazie alla trasparenza dei prezzi, i passeggeri sapranno in anticipo quanto pagheranno e potranno operare le loro scelte con cognizione di causa."

Help Consumatori.it

2 novembre, crisantemi sempre più gettonati

Consumi stabili, prezzi fermi e ritorno alla tradizione per le vendite di fiori in occasione della prossima ricorrenza del due novembre. E' quanto risulta dalla consueta indagine dell'Assofioristi-Confesercenti, secondo la quale anche quest'anno il giro d'affari per il settore si attesterà sui 600 milioni di euro, pari a circa il 28% del totale annuo. In un periodo di crisi come questo - aggiunge l'associazione - recuperano dunque il loro ruolo da protagonisti i crisantemi, da sempre tra i più gettonati per rendere omaggio ai defunti. "C'è un ritorno ai prodotti nazionali - spiega il presidente di Assofioristi, Mario Selicato - che oltre a garantire la qualità, assicurano anche un buon risparmio rispetto a fiori e piante di importazione. Tornano dunque in voga, insieme ai crisantemi, anche garofani e gladioli". "Anche quest'anno, grazie alla buona volontà degli operatori che hanno mantenuto sostanzialmente fermi i prezzi - aggiunge - le vendite di fiori resteranno sostanzialmente stabili".

Help Consumatori.it

Confesercenti: 84% degli italiani ha difficoltà ad onorarli

Pagare le rate di mutui e prestiti crea difficoltà anche serie all'84% degli italiani tanto che per il prossimo anno un'ampia maggioranza di intervistati - il 64% - esclude categoricamente di accendere nuovi mutui e solo l'8% si dice pronto a farne di nuovi. Sono alcuni dei risultati di un sondaggio Confesercenti-Swg. Ma la rinuncia a rate, prestiti e mutui - si legge nel comunicato stampa - è già stata forte: solo quest'anno c'è un 50% che ha girato alla larga da queste forme di indebitamento. "Non c'è dubbio che il Governo deve intervenire subito - sostiene Marco Venturi Presidente della Confesercenti - imponendo alle banche di tagliare gli interessi per evitare il concreto rischio usura e, se è utile, allungare i tempi. Ormai c'è un vero e proprio allarme mutui e credito." Secondo il sondaggio Confesercenti-Swg ogni mese in media escono dai bilanci familiari 478 euro, ma per il 23% degli intervistati la spesa si colloca fra i 500 e i 1000 euro. E c'è infine anche un 10% che spende fra i 1000 e i 2000 euro. Ma quante volte ricorrono gli italiani a varie forme di prestito? Fino ad oggi in media circa tre volte negli ultimi tre anni. Anche se c'è un 7% che vi è ricorso più di 5 volte. Le motivazioni più gettonate sono due: il 57% degli intervistati intendeva ridurre l'impatto del pagamento, un altro 41% non possedeva l'intera cifra. La "regina" dei desideri per i quali si ricorre ai prestiti è la casa (ristrutturazioni o acquisto di prima o seconda casa) segue l'auto elettrodomestici e mobili, computer e altri prodotti tecnologici. Ma c'è anche un 6% che si indebita per cerimonie e un 2% per regalare o regalarsi un gioiello. Per poter sostenere le spese mensili fisse le famiglie riorganizzano i bilanci e tagliano in primo luogo le risorse per le vacanze (lo fa un 21%). Subito dopo a rimetterci è il tempo libero su cui si abbatte il taglio di un altro 20% del campione. Notevole anche la rinuncia a comprare nuovi capi di abbigliamento o scarpe con un altro 17% di intervistati. E si arriva ad un 9% che usa le "forbici" per rifilare tutte le voci del proprio bilancio. Fino ad oggi i risparmiatori italiani intervistati ritengono di aver perso quasi il 17% in termini di rendimento dei propri investimenti fatti. Ma la maggioranza delle "formiche" italiane ha suddiviso i suoi risparmi in conti correnti (22%), in fondi ( 17%), in Bot ed altri titoli di Stato (15%). Solo un 10% si è indirizzato verso le azioni, mentre un 2% ha riscoperto il ... materasso e tiene i soldi in casa. Questo 2% è destinato a salire di un punto nei prossimi mesi che saranno dominati - stando alle risposte date al sondaggio - dalla preferenza dei risparmiatori verso i titoli di Stato. Poi vengono gli immobili e i conti correnti bancari. Solo un altro 2% si farà abbagliare dal colore dell'oro. Ma la prudenza degli investitori emerge anche da un'altra percentuale: quella di chi non modificherà i propri investimenti e che si aggira attorno all'11%.

Help Consumatori.it

Istat: indici provvisori, inflazione al 3,5% a ottobre

L'inflazione a ottobre è scesa al 3,5% rispetto al 3,8% di settembre. È quanto rileva l'Istat sulla base delle stime relative agli indici dei prezzi al consumo di ottobre. Secondo gli indici provvisori, infatti, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività di ottobre presenta una variazione nulla rispetto a settembre e una variazione di più 3,5% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Sulla base dei dati arrivati finora, gli aumenti congiunturali più significativi si sono verificati per i capitoli Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (più 0,9%), Istruzione (più 0,8%), Prodotti alimentari e bevande analcoliche, Bevande alcoliche e tabacchi e Altri beni e servizi (più 0,2% per tutti e tre) mentre una variazione nulla si è registrata nel capitolo Comunicazioni. Variazioni negative si sono verificate nei capitoli Trasporti (meno 1%), Servizi sanitari e spese per la salute e Servizi ricettivi e di ristorazione (meno 0,1% per entrambi). Gli incrementi tendenziali più elevati, rileva l'Istat, si sono registrati nei capitoli Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (più 7,7%), Bevande alcoliche e tabacchi (più 5,4%) e Trasporti (più 5,3%). Una variazione tendenziale negativa si è verificata nel capitolo Comunicazioni (meno 3,6%).