Strumenti accessibilità

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Conciliazione CONVERTENDO BPM

15/10/2012 L’Associazione dei consumatori Adoc comunica ai clienti della Banca Popolare di Milano e delle altre banche del Gruppo Bipiemme che sul sito del’Adoc - www.adoc.org - sono disponibili i moduli per presentare domanda di ammissione alla procedura di conciliazione, alla quale potranno accedere tutti coloro che hanno sottoscritto, nel periodo compreso tra il 7 settembre 2009 e il 30 Dicembre 2009, il prestito obbligazionario denominato “convertendo 2009/2013-6.75”, codice ISIN IT0004504046 . I moduli saranno reperibili anche presso tutte le filiali e sui siti internet delle Banche Bipiemme, oltre che presso gli sportelli e sui siti Internet delle altre associazioni aderenti al protocollo d’Intesa. Possono accedere alla procedura di conciliazione anche i Clienti che hanno acquistato i diritti di opzione, nel periodo compreso tra il 15 Giugno 2009 e il 16 Luglio 2009, e che sono stati successivamente convertiti in obbligazioni. Invece sono esclusi dalla procedura le seguenti tipologie di investitori:

  • gli investitori istituzionali
  • gli azionisti della Banca che abbiano esercitato i Diritti di Opzione loro assegnati nel periodo compreso tra il 15 Giugno 2009 e il 16 Luglio 2009 ed abbiano acquistato in qualunque momento ulteriori Diritti di Opzione ad incremento di quelli loro assegnati
  • i clienti che abbiano autonomamente sottoscritto Titoli del Convertendo esclusivamente tramite Internet

I Clienti interessati tramite la conciliazione potranno recuperare dal 30 al 60% del capitale investito tenendo conto dei seguenti parametri:

  • professione, età od altri aspetti connessi alla propria situazione personale e familiare
  • livello di conoscenza in materia finanziaria
  • obiettivi e comportamento di investimento e controvalore investito

La conciliazione è di tipo paritetico, ad ogni seduta sarà presente un conciliatore della Banca e uno delle Associazioni dei Consumatori. Per essere ammessi alla procedura i Clienti dovranno compilare “il modulo di richiesta” avendo cura di indicare tutti i dati richiesti, compresa l’associazione prescelta per farsi rappresentare e assistere in sede di conciliazione. Oltre alla richiesta il ricorrente dovrà conferire all’associazione prescelta l’apposito “mandato di rappresentanza ed assistenza”. Il Cliente per accedere alla conciliazione deve presentare, a decorrere dal 1° Ottobre 2012 fino al 30 Aprile 2013, il modulo di richiesta e il mandato di rappresentanza, inviandoli per raccomandata a/r alla Segreteria Tecnica Convertendo - Banca Popolare di Milano,Galleria De Cristoforis, n.7/8,20121 Milano, oppure presentandoli alle filiali delle Banche Bipiemme. In questo ultimo caso al cliente verrà rilasciata per ricevuta, una copia di moduli con timbro, data di ricezione e sottoscrizione del ricevente. Le richieste potranno essere presentate dai clienti anche per il tramite, o con l’assistenza, di una delle associazioni firmatarie del protocollo senza alcun obbligo e onere a carico del cliente. Pertanto L’Adoc per assistere i clienti del gruppo Bipiemme mette a disposizione i propri conciliatori per aiutarli a sottoscrivere i moduli e farsi carico di trasmetterli alla Segreteria Tecnica Convertendo – Banca Popolare di Milano, Galleria De Cristoforis, n.7/8, 20121.

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Incontro ADOC PIEMONTE - PANCREAS Srl del 25.10.2011

In data odierna a causa dell'indisponibilità degli amministratori della Pancreas Srl, comunicata solamente questa mattina, non si è tenuto l'incontro programmato tra le parti. Adoc Piemonte, preso atto dello spiacevole accaduto, interrompe le trattative in corso con la Pancreas Srl ed invita tutti i propri associati a mettersi in contatto con l'Associazione scrivente per definire l'opportunità e le modalità di deposito delle querele presso la Procura della Repubblica di Torino.

Per ulteriori informazioni inviare mail a adoc.torino@tiscali.it o telefonare allo 011.4364331 il Lunedì dalle 15.00 alle 17.00.

Incontro ADOC Piemonte PANCREAS SRL

L'incontro per l'approvazione di un piano di rientro delle somme dovute ai propri clienti con Pancreas è stato fissato per Martedì 25 ottobre 2011. Al momento Pancreas autonomamente ha già iniziato a disporre i primi rimborsi (seguendo un criterio commerciale e non cronologico). I rimborsi programmati con Adoc inizierebbero a partire dal 1 novembre 2011 per un periodo di tre mesi con pagamenti settimanali seguendo un ordine cronologico degli acquisti (quindi dai più vecchi fino ad arrivare agli ultimi). Solo a seguito degli avvenuti rimborsi si provvederà a rimettere le querele già depositate. Sarà Nostra cura notiziare tutti gli associati dell'esito dell'incontro con Pancres, comunicando il numero totale dei creditori e l'ammontare del debito.

Per ulteriori informazioni inviare mail a adoc.torino@tiscali.it o telefonare allo 011.4364331 il Lunedì dalle 15 alle 17.

La vicenda PANCREASCOMMERCE

A seguito delle iniziative poste in atto dalla nostra Associazione, in data 12.10.2011, su richiesta della Pancreas srl, abbiamo incontrato i loro rappresentanti, che ci hanno proposto di sottoporci per l'approvazione un piano di rientro per il rimborso dei consumatori entro e non oltre il 21.10.2011. Adoc Piemonte, preso atto di tale impegno  e riservandosi la valutazione di qualsiasi proposta fattiva avanzata dalla Pancreas srl, si appresta comunque a depositare esposto-denuncia alle autoriotà competenti e si impegna ad informare degli sviluppi i propri associati.

Per associarsi e/o ottenere ulteriori informazioni, si invitano tutti gli interessati ad inviare una mail all'indirizzo adoc.torino@tiscali.it o a telefonare allo 011.4364331 nei seguenti giorni: Lunedi dalle 15 alle 17 o Martedì dalle 12.30 alle 15.30

Contratti non riconosciuti: avviso per i consumatori

A seguito delle numerose segnalazioni pervenute in sede, l’Adoc Piemonte - Associazione per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori – intende con il presente avviso informare i consumatori in merito ai casi di attivazione di servizi mai richiesti, in particolare nei settori di luce, gas e telefonia. Spesso gli utenti stipulano contratti senza neppure esserne consapevoli e senza averne alcuna volontà. Il consumatore spesso commette l’errore di pensare che ciò che viene detto durante una telefonata non sia vincolante: i contratti sono invece validi anche se non scritti. Al riguardo è importante non fornire all’operatore telefonico i propri dati personali e non esprimere parere favorevole ai servizi proposti dall’operatore di call center.                                                         

ADOC A RIMINI FIERA

Sabato 23 Ottobre 2010 il Presidente dell'Adoc Piemonte, Silvia Cugini, parteciperà ad un incontro presso il TTG Incontri - Fiera del Turismo alle ore 14.00 sul tema "Associazioni Consumatori: aiuto per vacanze rovinate o rovina delle vacanze?".

L'appuntamento è presso TTG Incontri - Rimini Fiera - Via Emilia 155 Rimini - Stand AUTOTUTELA (Associazione Italiana degli Agenti di Viaggio), padiglione A5, corsie 3-4, box 56-57-58-68-69-70.

In pericolo il rimborso dell'Iva!

DAL SITO HELPCONSUMATORI.IT
27/10/2009 - 16:52

AMBIENTE. Rifiuti, MDC Civitavecchia: "Emendamento in Senato rischia di annullare rimborsi Iva"

Continua a scatenare polemiche la questione della TIA, la tassa sull'igiene ambientale. Dopo che la Corte Costituzionale ha dichiarato che la TIA è una tassa e non una tariffa e per questo non è soggetta ad Iva, arriva un emendamento della Senatrice Bonfrisco che reintroduce, con effetto retroattivo, un'altra tassa (l'ex ECA) pari proprio al 10% dell'imponibile (esattamente il valore dell'Iva).

31 ottobre 2008

Rassegna stampa

Venerdì 31 ottobre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "L’Italia spegne la vecchia tv, ecco come si vedrà il digitale" – di Carlo Moretti – pag. 26

La Repubblica Torino e Prov. – "Niente low cost, il funerale resta un lusso" – di Vera Schiavazzi – pag. XV

La Stampa – "Aiuti alle famiglie, tariffe nel mirino" – di Stefano Lepri, Chiara Beria di Argentine – pag. 1-8-9

La Stampa – "La grande truffa delle suonerie vale un miliardo" – di Francesco Spini – pag. 32

La Stampa – "Risparmio, gli italiani sono per la liquidità" – pag. 35

La Stampa Torino e Prov. – "Specchio dei tempi" – pag. 69

La Stampa Torino e Prov – "In breve" – pag. 72 La Stampa

Torino e Prov – "Consegnati i primi aiuti" – pag. 75

La Stampa Torino e Prov – "Viaggiare costa di più ai pendolari dell’Alta Velocità" – di Angelo Conti – pag. 75

Free Press

Leggo – "Caffè e cornetto, prezzo congelato" – pag. 23

Internet

Clandestinoweb.com – " Business del 2 novembre vale 355 mln di euro –

HelpConsumatori.it – "Da oggi in vigore il nuovo regolamento Ue. Vantaggi per i passeggeri " –

HelpConsumatori.it – "2 novembre, crisantemi sempre più gettonati " –

HelpConsumatori.it – "Confesercenti: 84% degli italiani ha difficoltà ad onorarli " –

HelpConsumatori.it – "Istat: indici provvisori, inflazione al 3,5% a ottobre" –

 

La Repubblica

Pag.26

L’Italia spegne la vecchia tv, ecco come si vedrà il digitale

(Carlo Moretti)

ROMA - Un´isola completamente digitalizzata. Dalla mezzanotte di oggi la Sardegna sarà la prima regione al mondo ad aver definitivamente abbandonato il segnale televisivo analogico per passare al digitale terrestre. Mentre in Inghilterra, Francia e Spagna sono ancora fermi alla sperimentazione in piccole comunità di 15 mila abitanti, dal Sud al Nord della Sardegna, da Cagliari alla Gallura, per un milione e 600 mila abitanti il piccolo schermo si è spento per sempre e con esso la televisione così come l´abbiamo conosciuta finora, per riaccendersi alle meraviglie delle immagini ad alta definizione, della liberazione delle frequenze e del pluralismo editoriale. Un passo importante per l´innovazione tecnologica nel nostro paese, stando almeno alle intenzioni del Ministero delle Comunicazioni, che lo sta gestendo. Le 650 mila famiglie coinvolte dal passaggio al digitale in Sardegna rappresentano però solo il primo passo: per metà novembre è previsto il passaggio al digitale terrestre delle 53 mila famiglie residenti in Val d´Aosta e per i residenti in Piemonte, un milione e 200 mila famiglie. Nel secondo semestre del 2009 toccherà poi al Lazio e alla Campania, via via fino al 2012, quando il processo si concluderà su tutto il territorio nazionale con il coinvolgimento della Calabria e della Sicilia. Ma com´è andata questa piccola rivoluzione di oscuramento delle reti locali e nazionali nella regione pilota, quella con un´invidiabile diffusione del digitale, circa il 90 per cento di penetrazione stando ai dati diffusi dal Ministero? Vecchi decoder fuori uso, corse all´acquisto di nuovi apparecchi o a cambiare le schede sui vecchi ormai inutilizzabili, un moltiplicarsi delle spese senza l´incentivo dei 50 euro del Governo, che si applica solo ai decoder più costosi, gli "interattivi" Mhp a 250 euro. Chi ha accesso ad Internet ha fatto sentire la sua voce nella Rete, ma le persone anziane, le famiglie più povere e con pochi mezzi si saranno ritrovate di fronte ad uno schermo nero, e staranno ora cercando un aiuto almeno per mettere le mani sullo "zapper", il decoder più a buon mercato che garantisce comunque la visione di tutti i canali nazionali e locali. Il Forum del sito dell´Adiconsum è stato letteralmente preso d´assalto. Ieri Adriana da Iglesias scriveva: «Certo siamo i primi a sperimentare questo grande passo avanti, e i primi a capire che non è per niente bello svegliarti un giorno, accendere la tv e accorgerti che ricevi nuovi canali, Raiedu 1, Raiedu2 ecc. E RaiUno? E RaiDue, RaiTre? E le reti Mediaset? Sparito tutto». Secondo Mauro Vergari, che per l´associazione si occupa proprio dei media digitali, il problema segnalato dall´utente di Iglesias può essere dovuto allo spostamento delle frequenze, quindi in alcuni casi sarà sufficiente cercare il segnale all´interno del decoder, «un problema simile a quello di chi in questi giorni ha perso il segnale delle pay tv di La7 e Mediaset, cosa che comporta anche un problema di interruzione del servizio previsto dal contratto. Ma in generale per il passaggio in Sardegna tutto sembra essere filato liscio». Discorso più complesso per l´aspetto economico. Chi già possiede un decoder satellitare, o altre piattaforme, vedrà i canali in chiaro come prima. Per tutti gli altri il decoder è a questo punto indispensabile per poter captare il segnale digitale. Se si possiedono più apparecchi tv, ogni televisore avrà bisogno di un decoder, per una spesa che varia tra i 30 e i 250 euro. L´unico modo per vedere la tv gratis è con Yalp, via Internet, con i canali Rai e altre offerte on demand.

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. XV

Niente low cost, il funerale resta un lusso

(Vera Schiavazzi)

Torino è ancora in testa (un dato contestato, tuttavia, da Afc, l´Azienda pubblica che gestisce i cimiteri) alla classifica dei funerali più cari d´Italia. Lo ha confermato l´indagine annuale di Help Consumatori, che ha indicato in 2.900 euro il costo medio di un funerale, collocando al secondo posto Milano e Genova e assegnando a Venezia il titolo di città dove morire appare più vantaggioso, almeno per chi resta e deve accollarsene le spese. Non è l´unica novità, tuttavia, che arriva alla vigilia delle celebrazioni dei defunti: insieme al consueto programma di riti religiosi e commemorazioni, è in arrivo un nuovo Sacrario militare, nella stessa area oggi occupata al Monumentale dal campo dove riposano i caduti di guerra, e dove sarà possibile ricordare anche i soldati e i poliziotti morti in servizio in anni più recenti. Da metà novembre (info sul sito www.cimiteritorino.it) partirà poi la possibilità di ricordare online i propri cari, inserendo immagini e testi all´interno di una postazione attiva nell´area dedicata a chi ha scelto di disperdere o di affidare le proprie ceneri. Nuove comunità religiose, come quella Bahai (fondata nel XIX secolo in Persia ed ora forte di sei milioni di fedeli nel mondo) attendono che il Consiglio comunale valuti le loro richieste di funerali e sepolture o cremazioni in sintonia con le singole fedi, mentre sia il Campo israelitico sia quello Evangelico sono stati restaurati´ in collaborazione tra l´azienda cittadina e le rispettive comunità. Anche al Cimitero Parco, infine, (il più grande di Torino, occupa un´area di settanta ettari), ci sono novità in vista: gli autobus di linea Gtt non si fermeranno più davanti al muro di cinta, ma potranno attraversare la zona, consentendo così a chi va a visitare i suoi cari trenta minuti di percorso a piedi. I funerali, tuttavia, restano davvero così cari nell´unica città tappezzata di manifesti che offrono esequie low cost? «Il mercato delle onoranze funebri - risponde un portavoce dell´azienda cimiteriale - è strettamente privato e può praticare le tariffe che vuole. Ma i torinesi che non superano il reddito di 7.500 euro all´anno hanno comunque diritto alla sepoltura o alla cremazione gratuita. Quanto al costo dei nostri servizi, oscilla tra i 200 e i 4000, massimo 4500 euro: sono le famiglie a decidere dove e come dovrà essere collocata la tomba del loro congiunto». Perché allora contestare i dati resi noti da un´associazione di consumatori? «Perché non si possono paragonare beni materiali, ad esempio un tipo di feretro piuttosto che un altro, con dei servizi come quelli che offriamo noi, e che a Torino sono di livello medio-alto. E´ chiaro che in una città più piccola e dove i cimiteri sono meno e meno estesi il servizio potrà costare di meno rispetto a Torino, dove in questi anni si è investito molto. Tuttora la nostra azienda punta al pareggio, e utilizza le tariffe pagate dai cittadini per migliorare i cimiteri». Ogni anno in città sono tra 11.500 e 12.000 le persone che vengono sepolte o cremate (una pratica in costante crescita). E gli stranieri, in controtendenza rispetto ai dati generali, sono una piccola minoranza: le comunità di immigrati sono ancora giovani, si muore poco e quando accade si preferisce tornare a casa.

LA STAMPA

Pag. 1-8-9

Aiuti alle famiglie, tariffe nel mirino

Sarà il Consiglio dei ministri di oggi a varare un pacchetto di misure anti-crisi che vada incontro alle esigenze delle famiglie. Stando al tam tam di Palazzo Chigi, in calendario c’è un’iniziativa per contenere prezzi e tariffe. Per i nuclei numerosi sono stati trovati fondi allo scopo di concedere prestiti di 5 mila euro a un tasso del 4% per ogni bebè. Sull’Alitalia, l’accordo è appeso a un filo. L’advisor: la compagnia vale più del doppio.

Prezzi e tariffe nel mirino del governo

(Stefano Lepri)

ROMA - Slitta forse di qualche giorno, a metà della settimana prossima, il decreto-legge per aiutare le banche. Il consiglio dei ministri di oggi approverà qualche provvedimento per venire incontro alle richieste degli imprenditori; ma di soldi nuovi non ce ne sono, la legge finanziaria non sarà modificata. Sono in arrivo più garanzie sui prestiti delle imprese; si accelereranno le spese per opere pubbliche già stanziate; si varerà un’iniziativa per contenere prezzi e tariffe, e perché siano trasmessi ai consumatori i ribassi delle materie prime. Qualcuno arriva addirittura a parlare di «blocco», ma sarebbero comunque esclusi interventi di tipo legislativo. Del tutto esclusa è una detassazione, anche parziale, delle tredicesime. «Data la situazione dei conti pubblici della Repubblica, la legge finanziaria non può essere oggetto di modifiche» ha chiarito in serata il sottosegretario Paolo Bonaiuti. Nel pomeriggio era stato il ministro per i rapporti con il parlamento, Elio Vito, a far nascere speranze, parlando ai deputati di «qualcosa in più» che il governo vi avrebbe inserito. E’ lunga, anzi lunghissima, la lista di richieste presentate ieri al governo da Confindustria, Associazione bancaria, Confcommercio, Confesercenti, e così via. Nell’incontro a palazzo Chigi, Silvio Berlusconi ha detto che un po’ di risorse potranno essere ricavate dalle pieghe della legge finanziaria 2009 così com’è: «stiamo facendo i conti». Tremonti ha preso nota senza rispondere, perché «la parola è d’argento, il silenzio è d’oro». Il presidente del consiglio resta preoccupato per il basso livello delle quotazioni di Borsa; durante la riunione ha cercato di entrare in contatto con il direttore generale del Fondo monetario Dominique Strauss-Kahn, per sapere di più sul suo piano in cinque punti che sarà proposto al vertice straordinario del G-20 il 15 novembre. Non l’ha trovato ma ha detto che avrebbe riprovato più tardi. Ma, ancora una volta, il messaggio è di ottimismo. A Emma Marcegaglia, a Corrado Faissola dell’Abi e agli altri presenti Berlusconi ha raccontato a questo scopo due barzellette, una che ormai è un suo classico, quella del «saggio della montagna», e quella della tintoria, autoironica, che il presidente della Confcommercio Carlo Sangalli aveva già ascoltato all’assemblea della sua associazione ieri l’altro. Rassicurante è stato Faissola: il credito bancario al sistema produttivo non è diminuito: «Nel mese di settembre abbiamo avuto una crescita a due cifre, per metà destinata alle piccole e medie imprese». La presidente della Confindustria si è rallegrata dell’impegno «molto forte» delle banche a sostenere il credito. Ma altre associazioni temono che i primi segni di una stretta - tempi più lenti, richiesta di maggiori garanzie - si stiano cominciando a manifestare. E’ stato «un incontro interlocutorio in cui il governo ha dato poche risposte» dichiara il segretario della Confesercenti Marco Venturi, che ha preso la parola a nome delle 5 associazioni delle imprese minori. Tra le richieste della Confindustria c’è quella di sbloccare 30 miliardi di euro per opere pubbliche già finanziate ma bloccate da lungaggini burocratiche: è una di quelle che il governo più si sforzerà di esaudire. Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola ha già potuto annunciare che il Fondo di garanzia sui prestiti delle imprese sarà operativo in una settimana e, questa una novità, sarà esteso anche all’artigianato. Il sottosegretario Giovanardi ha trovato i fondi (35 milioni) per concedere alle famiglie numerose prestiti di 5.000 euro al 4% alla nascita di un nuovo figlio; le opposizioni protestano che le famiglie non hanno bisogno di nuovi debiti.

I profughi della bolla

(Chiara Beria di Argentine)

MILANO - Si chiama Ines, viene dall’Ecuador, lavora in una impresa di pulizie. All’agenzia immobiliare di Mario Frascotti e Sergio Schirò affiliati a Tecnocasa, tre vetrine in zona Lorenteggio, popolosa zona della periferia sud è entrata per chiedere aiuto. Nei palazzoni dalle pareti sottili da largo dei Gelsomini a piazza Tirana, le famiglie immigrate dal Sud, vera forza lavoro negli anni del miracolo economico, hanno lasciato ormai da tempo i loro bilocali più cucina agli immigrati arrivati a Milano da lontano. Marocco, Sri-Lanka, Ecuador: Ines è una di loro. Salario fisso, il permesso di soggiorno dopo anni di sacrifici e troppe notti passate in un «posto letto» dalle parti di Corsico (100 euro al mese in nero, giusto lo spazio per dormire e per un comodino) Ines aveva fatto il grande passo: per 180 mila euro - 10 mila versati cash, il resto con un mutuo a tasso variabile - aveva comprato da un suo connazionale un bilocale. Era il 2005, un periodo d’oro con i tassi in discesa consigliati da certe finanziarie e le banche che aprivano i rubinetti del credito anche agli extracomunitari. Tre anni dopo, in questo grigio ottobre della crisi, Ines non riesce più a pagare le rate del mutuo (deve ancora 170 mila euro)e, come molti extracomunitari, giovani coppie e precari - le fasce più deboli della città - rischia il pignoramento. «Deve vendere il suo bilocale ma è un terzo piano senza ascensore, vale al massimo 160 mila euro. Ma, con la stretta creditizia, il mercato è completamente bloccato», spiega Schirò. Autunno 2008, la forbice si allarga. Dentro ai Bastioni, nella città dei ricchi, il mercato immobiliare regge bene (+ 3,10%): «Solo i tempi si sono allungati, anche chi ha soldi è più attento», spiega Dario Andenna, amministratore delegato della John Taylor. Non solo. Il crack della finanza fa girare nuovi soldi. «In ottobre abbiamo ricevuto il 60% in più di chiamate di clienti che vogliono tornare a investire nel mattone», dice Marco Tirelli, specializzato in residenze esclusive (ultima vendita al top: 8,200 milioni di euro per attico e superattico da ristrutturare in zona Magenta) in periferia nonostante il calo dei prezzi la crisi è già arrivata. «Cedesi attività», giù la claire. Qualche negozio - condominio permettendo - è diventato un alloggio; i bottegai in crisi per il crollo dei consumi (meno 10% dal 2007 nei piccoli negozi e nei mercati rionali) vendono ai cinesi che, a colpi di 30-80 mila euro cash, stanno facendo man bassa in città. Per la casa l’emergenza è iniziata ben prima della crisi finanziaria ma che questo crack rischia di farla esplodere. Ogni anno solo il 2% delle 20 mila richieste di famiglie (4 componenti, reddito 40-45 mila euro l’anno) per una casa popolare viene accolta. E ancora. Nonostante l’incremento dell’offerta (+15%) i canoni di locazione sono ancora stabili e, quindi, inaccessibili per tante famiglie che faticano ad arrivare a fine mese. È l’altra faccia della Milano che sogna il rilancio con l’Expo e disserta sull’estetica dei nuovi grattacieli firmati da celebri archistar. Zona Buenos Aires, in via Tadino, in uno dei 24 centri del Secit (Sindacato inquilini) aperti in città, ogni giorno si forma una fila di gente in pena. «La crisi sta sconvolgendo non i prezzi degli immobili, ma i redditi», accusa Leo Spinelli, segretario generale del Secit. In città sono in corso 10.200 procedure di sfratto esecutivo, il 75% per morosità. Non solo. «Tempo fa non capitavano più di 3 l’anno ora stiamo seguendo 250 casi (70% sono extracomunitari) che non riescono più a pagare le rate del mutuo e rischiano l’esproprio». Mutui anche al 110% del valore dell’alloggio, fideiussioni e offerte irrevocabili firmate senza avere le spalle coperte: ma chi ha la responsabilità dei tanti che, a bolla del mattone scoppiata, sono precipitati in un buco nero? Solo di quei «mediatori creditizi» spuntati come funghi negli anni d’oro? Altro risvolto della crisi è la fuga da una città già spopolata (1,256 milioni abitanti come nel 1941) e sempre più vecchia (22,9% gli over 66 anni) delle giovani coppie. «Non abbiamo più famiglie come clienti», lamenta Valerio Tanzella, titolare dell’agenzia Intermediafin, in via Col di Lana. Tanzella accusa le banche che prima avrebbero spinto alla corsa sfrenata all’acquisto («dal 2001 hanno fatto di tutto per non proporre prodotti a tasso fisso») e a gennaio 2008, con il crollo in Usa dei subripime, hanno serrato i rubinetti. «L’aumento del capitale di partenza necessario per comprare casa ha tagliato fuori dal mercato le famiglie meno abbienti e i giovani. O restano in affitto o vengono scaraventate sempre più lontano, fino ai confini di Pavia o Lodi, dove si trovano ancora prezzi abbordabili», dice Tanzella. Via le famiglie, largo ai single; cambia il mercato immobiliare, cambia l’identità della metropoli. All’agenzia di Tanzella come in tutta Milano più gli appartamenti sono piccoli (50,60 mq) più sono richiesti. «A tirare il mercato», spiega Tanzella, «sono gli studenti fuorisede della Bocconi, dello Iulm, della Cattolica. Il primo anno d’università i genitori cercano un affitto per i loro figli poi, soprattutto quelli del Sud, li regalano la casa». Vicino alla Scala per 7 milioni di euro è in vendita un prestigioso appartamento, 370 mq con giardino; un «ribassista», occhiali neri e valigetta, che ha tentato di comprare con 160 milioni cash su 190 richiesti un bilocale da ristrutturare esce dall’agenzia di Marco Galasso, in viale Tunisia; al Secit c’è un gruppo di vecchietti, pensionati Inps da 800 euro al mese; con i patti in deroga pagavano per 50 mq 3.200 euro l’anno più spese ma l’Immobiliare Trieste ha deciso d’aumentare il canone di 300 euro al mese. Flash da una città dalla miscela esplosiva dove per pochi la casa è un ottimo affare, per troppi un dramma.Nuova boccata d’ossigeno per le rate dei mutui: continuano, infatti, a scendere i tassi interbancari. L’Euribor a tre mesi, su cui le banche indicizzano i prestiti per l’acquisto delle case, è sceso ai minimi da metà aprile, al 4,794% dal 4,827%. In calo anche quello a una settimana che è passato dal 3,899 al 3,857% mentre quello a sei mesi è sceso dal 4,894 al 4,848%. Il Libor denominato in euro sulla scadenza tre mesi è sceso al 4,79% dal 4,82%. «Le banche prezzano un rischio di controparte che non è più giustificato. È importante che le banche ricomincino a prestarsi denaro fra di loro e che i tassi dell’Euribor scendano, perchè non è giusto che i cittadini paghino le resistenze delle banche» dice il componente del comitato esecutivo della Bce, Lorenzo Bini Smaghi, che auspica una riduzione ulteriore dell’Euribor.

LA STAMPA

Pag. 32

La grande truffa delle suonerie vale un miliardo

(Francesco Spini)

MILANO - L’iPhone, il cellulare multimediale di Apple, si sta rivelando un grande successo tra le famiglie americane a basso reddito, grazie alla sua caratteristica, che lo rende un acquisto molto conveniente, di combinare in un unico oggetto connessione Internet, lettore Mp3 e telefono. Secondo uno studio della società di ricerche di mercato comScore, dal primo luglio alla fine di agosto gli acquisti di iPhone sono aumentati del 48% tra le famiglie con un reddito compreso tra i 25.000 e i 50.000 dollari l’anno. Un’espansione molto superiore rispetto alla crescita complessiva degli acquisti del telefono, che è stata del 21%. «Osserviamo che i consumatori a basso reddito acquistano sempre di più strumenti che offrono connessione Internet, servizi email e possibilità di ascoltare musica», spiega Mark Donovan, analista di comScore. «E l’iPhone è una sorte di coltellino svizzero degli oggetti tecnologici, telefono, macchina fotografica, connessione Internet e email». L’altra ragione della fortuna dell’iPhone è la netta riduzione del suo prezzo a 200 dollari dai 500 iniziali. In Internet, dove imperversa, sono tantissimi quelli che lo vorrebbero far secco. Nei piani alti delle compagnie telefoniche e delle più società che forniscono i servizi, lo farebbero santo subito. San gattino Virgola, protettore dei fatturati. Il micio che canta - ormai il simbolo di tutto il business che ruota attorno al telefono cellulare: dai loghi alle suonerie, dalla tv alla navigazione in Internet - è una miniera d’oro. Se nel 2002 tutti questi orpelli valevano sui 253 milioni di euro, a fine 2007 avevano già superato il miliardo, «e quest’anno - prevede il professor Andrea Rangone, responsabile dell’osservatorio "Mobi-le Content" del Politecnico di Milano - questo mercato crescerà ancora di un 15%». Non c’è crisi che tenga, dunque. Gli italiani, pur di scaricarsi l’ultima suoneria sono pronti a tutto. Ma non vorrebbero essere gabbati: in tivù, come sui giornali o su siti Internet si evidenzia al massimo che una suoneria è gratis, ma si scrive in piccolissimo che l’abbonamento che arriva a costare fino a 5 euro la settimana. E che disattivare non è facilissimo. A volte l’equivoco nasce con televendite di suonerie mascherate da quiz improbabili che impazzano nelle notti delle piccole emittenti private. La decisione dell’Antitrust che due giorni fa ha comminato oltre un milione di euro di multa per tali «pratiche commerciali scorrette» a un fornitore di questi servizi, Neomobile, e a quattro gestori (Telecom Italia, Vodafone, Wind e H3G) non è che l’ultimo di 13 provvedimenti che hanno portato il monte multe a oltre 4 milioni di euro. Ma basta questo a fermare il fenomeno?

Risarcimenti impossibili

I consumatori vedono di buon occhio l’attivismo di Catricalà, ovvio. Anche se ammettono che la strada resta in salita per ottenere risarcimenti. «Le nostre multe - spiegano del resto dall’Antitrust - servono da deterrente. Chi ritiene di aver subito dei danni deve rivolgersi alla giustizia o a forme di conciliazione». Ai consumatori quindi cosa resta da fare? «Conviene aspettare prima di gettarsi in una causa dagli esiti incerti - avverte il presidente di Altroconsumo, l’avvocato Paolo Martinello -. Sarebbe inutile precipitarsi davanti al giudice di pace, dove per questioni che coinvolgono meno di mille euro non serve neppure l’avvocato. Di fronte, infatti, si troverebbero avvocati agguerriti che opporrebbero quanto meno il ricorso al Tar rispetto alle decisioni dell’Antitrust». Detto fatto: proprio ieri Telecom, Vodafone e Wind si sono viste annullate multe inflitte dall’Antitrust per «pubblicità ingannevole», relativi a episodi successi un anno fa. Ora la normativa è differente, perché riguarda «pratiche commerciali scorrette», ma il segnale non è positivo. «Per questo molto spesso, di fronte a casi che coinvolgono molte persone - continua Martinello -, conviene attendere e accertarsi se le associazioni di consumatori decidono di aprire tavoli di conciliazione».

Come fare

Ma c’è pure un’altra strada possibile, che passa da un’altra autorità: quella delle Comunicazioni. L’Agcom, infatti, parte da un presupposto: per tutto quello che riguarda i servizi veicolati via telefono, sono proprio gli operatori telefonici gli unici interlocutori del cliente e non possono trincerarsi dietro le società che di servizi. «Il primo passo da fare quando si ritiene di aver subito un comportamento scorretto legato a errata comunicazione o ad attivazioni non richieste, comprese a quelle attività senza una volontà del consumatore - spiegano dall’Authority -, è quello di presentare reclamo alla propria compagnia telefonica». Se fallisce, si va alla procedura di conciliazione: presso il Corecom (i comitati regionali dell’autorità garante delle Comunicazioni, dove è gratuita), alle camere di commercio (ma in questo caso ci sono costi da sostenere) o attraverso procedure ad hoc con le associazioni di consumatori (pure gratuite). Fallisce pure questo tentativo? Non restano che due strade. O il giudice di pace «o rivolgersi alla stessa autorità per le Comunicazioni. Tutto comincia con una denuncia via fax (081-7507828), fino alla definizione della controversia in via amministrativa». Senza spendere alcunché. Comunque sia la lotta sarà quella di Davide contro Golia. I cavilli contro il buonsenso. «Anche perché - sottolinea Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef - la vera soluzione sarebbe solo la class action, sempre che non venga nuovamente bloccata». Impossibile pensare però che il fenomeno delle suonerie possa svaporare. Qualche società che produce questi servizi comincia a cautelarsi. Zero9 ha un numero telefonico cui possono chiamare i genitori per prevenire tentazioni dei figli: il pupazzetto di turno è sempre in agguato, pronto a devastare i presenti con la sua canzoncina e le tasche di chi, incautamente, se lo scarica sul telefono.

«Noi siamo in regola. Sono i genitori che non devono dare i cellulari ai ragazzi»

Gianluca D’Agostino, amministratore delegato di Neomobile. Dopo la multa dell’Antitrust si sente un truffatore?

«Assolutamente no. Sulla multa faremo ricorso al Tar: contiamo di vincere. La nostra è un’industria seria che si confronta con una domanda molto forte»

Risarcirete chi si sente ingannato?

«Non vorrei che un episodio del genere, in cui non c’è stata alcuna scorrettezza, desse adito a ingiustificate richieste di rimborsi di massa. Ma abbiamo sempre ridato i soldi a chi ci ha chiamato lamentando problemi di comunicazione nel servizio».

Nessun problema, dunque?

«Nel passato non avevamo un codice di comportamento: c’erano solo le linee guida concordate con gli operatori telefonici e le normative Ue. Ora è diverso. Con gli altri operatori ci siamo dotati di un codice di autodisciplina con regole molto chiare e uniformi».

Però avete fatto anche pubblicità su siti Internet e giornali dedicati ai ragazzini. Non avete esagerato?

«Abbiamo sempre rispettato le regole. I ragazzi? Sono i più svegli nell’utilizzo delle nuove tecnologie, sanno quello che fanno. Piuttosto, ai genitori che si lamentano chiedo perché hanno dato il cellulare in mano ai loro figli».

Come vanno gli affari?

«Negli ultimi anni abbiamo preso la via dell’internazionalizzazione. Il nostro fatturato, pari a circa 40 milioni di euro, è cresciuto negli ultimi due anni mediamente del 50%».

LA STAMPA

Pag. 35

Risparmio, gli italiani sono per la liquidità

TORINO - Più della metà degli italiani preferisce mantenere i propri soldi in liquidi, ma di fronte alle incertezze della situazione attuale nei portafogli aumenta la quota dei titoli di stato, anche se, idealmente, il mattone resta sempre il tipo di investimento preferito. Questa la foto scattata dal sondaggio condotto dall’Acri con Ipsos secondo il quale le scelte di investimento degli italiani lo scorso anno non si sono discostate di molto da quelle del 2007, se non per un incremento del numero di coloro che investono in Bot, Cct o Btp, passati dall’8 all’11%. La preferenza della liquidità rimane il tratto che caratterizza gli italiani: il 60% tiene o terrebbe i risparmi liquidi, mentre il 35% (34% nel 2007) li investe o li investirebbe. Quando i risparmiatori si devono pronunciare sull’investimento ideale, comunque, a farla da padrone è sempre la casa: a preferire il mattone è infatti il 56% del campione. Gli strumenti finanziari considerati più sicuri sono preferiti dal 24% delle persone (29% di coloro che sono effettivamente riusciti a risparmiare), mentre il 17% (11% tra chi è riuscito a risparmiare) si terrebbe lontano da qualsiasi forma di investimento. È da notare poi che il 7% di coloro che sono effettivamente riusciti a risparmiare è ancora orientato sugli strumenti a maggiore rischio. Restano invece immutate le opinioni circa l’investimento del Tfr che per il 60% degli intervistati (58% nel 2007) è bene che rimanga in azienda. Ma, nel contempo, aumenta anche il numero di italiani in difficoltà economica. Secondo la Cgia di Mestre l’indebitamento delle famiglie è cresciuto mediamente negli ultimi 6 anni del 91% toccando punte sino del 125% (in provincia di Reggio Emilia). In termini assoluti, al 30 giugno 2008, sono le famiglie della provincia di Roma a guidare la classifica delle più esposte con gli istituti di credito con 21.348 euro. \

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 69

Specchio dei tempi

Il mistero del gpl d’inverno

Un lettore scrive:

«Io e mia figlia possediamo due auto utilitarie, entrambe con doppia alimentazione, benzina e gpl. Vorrei capire come sia possibile che il consumo di entrambe le vetture, da fine settembre, sia passato da circa 350 km a 250 km con un pieno di gpl di circa 35/36 litri. «Assicuro che prima di rivolgermi a voi, ho fatto ripetute prove, e chiedendo ai gestori autorizzati alla vendita di gpl se potevano darmi una spiegazione, e la risposta è stata: "Quando fa freddo il consumo di gpl aumenta". «Ma finora mi sembra che non abbia fatto così freddo, ed inoltre l'inverno scorso non abbiamo avuto il benché minimo problema di consumo...».

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 72

In breve

Da domani «Prezzo da amico» in 150 bar

Da domani a fine febbraio «Prezzo da amico» in 150 bar del torinese. Su iniziativa di Fipe-Confcommercio, Ascom ed Epat, i bar espongono locandine con prezzi bloccati per 4 mesi e ogni venerdì mattina propongono un pacchetto-colazione (caffè o cappuccino più brioche e una lattina di caffè da 250 grammi), a soli 4,20 euro.

Da Caselle Ryanair annuncia il Trapani low-cost

Ryanair ha annunciato ieri il volo fra Caselle e Trapani. Diventerà operativo dall'1 maggio 2009 con 4 frequenze settimanali. Prezzo minimo 10 euro (sola andata, tasse incluse).

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 75

Consegnati i primi aiuti

E’ già iniziata la distribuzione delle Tredicesime dell’Amicizia di Specchio dei tempi. La prima di quest’anno è stata consegnata l’altro ieri, alla signora Gaetana, 86 anni, originaria de L’Aquila, una vita di lavoro a Porta Palazzo, in un negozietto di mobili usati. Ora sola, in condizioni economiche drammatiche, al freddo nella sua casa popolare in zona San Paolo. Dopo di lei un’altra ventina di anziani, ultra sessantacinquenni poveri e soli, ha ricevuto la visita di un cronista de La Stampa, con l’assegno da 400euro.

18-25 Ottobre. Fondazione Cassa di Risparmio, contributo a sostegno dell'iniziativa Tredicesima dell'amicizia 60.000; le amiche di Franca Carello Ranotti 800; Telecom italia messaggio solidale Turin Marathon 740; Giovanni G. 10; Sparviero T., Vinovo 10; Marzia 5; Giovanna 5.

26-29 Ottobre. Daniela Allasia 1.500; Anna e Giampiero 1.000; Carla e Mario. Software Line Osra srl 1.000; Ferdi in memoria del padre Franco Tararico 500; in ricordo di zio Marco, Rebora, Giovanni, Paolo 500; Tiziano Merlin o 500; per Fabio 500; Tonio e Rina 400; Maria Augusta Crivello 400; Luigi ed Elena Favella 400; nonni di Pietro 400; Adriana, Silvana e Giuseppe 300; in memoria di Luigia Ferraris 300; Paolo, San Giorgio Canavese 300; Francesca Paglia 250; Marco Finotello 250; Emilia 250; Emanuela 250; i colleghi di Guido della Cri di Torino in memoria di Giovanni Pietro Roberto (Pont Canavese) 210; Paola C., Pino Torinese 200; in memoria di Milena, Angela Malfettani 200; Giulia Facchini 200; Luigi Porchietto, Valfenera 200; Ettore Moriondo, Pecetto 200; Anna Maria Girolametti 150; in memoria di Carlo Cota e Maria Candelo, gli insegnanti e il personale della scuola Boncompagni 130; Riccardo 100; Luisa Rabbino 100; Carla Sarcoli, Susa 100; Cristina e Alberto 100; Giuseppe Trombetta 100; Punto Elettrico 100; Paola Rondoni 100; Andrea 60; Carla Menalda 50; Ftancesco Migliore 50; forza ragazzi, Pietro Marcellin, Sestriere 50; in memoria di Attilio, Rosa Maria Antonini 50; Lorenzo Sanseverino 50; Cristina Canonica 50; Elido e Piera Frullano 50; in memoria di Padre Pio, Antonio Lazzaro 50; Susanna Franco 50; in ricordo sei miei cari Maddalena Molinengo, Garessio 50; Lucia Merlo 50; ricordando i miei cari, Wanda Dormi 50; Giuseppe Antobio B. 30; Gian Gaetano G. 30; Natalia Giacomelli, Mathi 30; Ermanno e Maria 30; Anna Brandino 25; Carena Giuseppina 20; Maria Teresa R., Collegno 20; Maria Angela F., San Mauro 20; Carla M. 20; Roberto P. 10; Maura Picca Garin 10; Maria Stella C. 10; Luigia A. 10; Carmela R. 5; D.M. 1,20.

Come versare

E’ possibile versare agli sportelli La Stampa in via Roma 80, dal lunedì al venerdì ore 9-18; sabato 9-12,30; in via Marenco 32, dal lunedì al venerdì ore 8,30-19,30 - sabato 8,30-12,30; 15-19,30. Tramite bonifico sul conto corrente intestato a: Fondazione La Stampa Specchio dei tempi; Iban: IT10 V030 6901 0001 0000 0120 118. Il bonifico è senza spesa se effettuato agli sportelli del San Paolo (che rilasciano una ricevuta valida ai fini fiscali e che registrano il testo da pubblicare). Tramite conto corrente postale numero 7104, La Stampa - Specchio dei tempi, via Marenco 32, 10126 Torino, indicando il mittente, cui sarà inviata ricevuta, e scrivendo la dicitura. Tramite assegno via posta inserendo nella lettera assegni e non contanti, indirizzandole a: Specchio dei tempi, via Marenco 32, 10126 Torino, indicando il mittente, cui sarà inviata ricevuta. On line con carta di credito sul sito www.specchiodeitempi.org

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 75

Viaggiare costa di più ai pendolari dell’Alta Velocità

(Angelo Conti)

Tempi duri per i pendolari. Anche per quelli che usano, sulla tratta Torino-Milano, i mezzi dell’Alta Velocità. Lorenzo Cerutti racconta: «Mi riferisco ad un comunicato di Trenitalia, secondo il quale dal primo novembre ci saranno "nuove modalità di accesso degli abbonati ai treni Eurostar". Dietro questo titolo apparentemente insignificante si nasconde un peggioramento del servizio per i pendolari "intensivi", ovvero quelli che viaggiano 5 giorni a settimana, e una mazzata economica per i pendolari "occasionali", che si spostano tra due città una o due volte a settimana. Infatti i primi d'ora in avanti non avranno più la possibilità di prenotare un posto a sedere - se non spendendo 120 euro in più al mese e perdendo ore in biglietteria - mentre i secondi vedranno raddoppiare i costi di viaggio. Tecnicamente si tratta di questo: fino ad oggi era possibile accedere ai treni Eurostar pagando un abbonamento Intercity più 2 euro a viaggio, comprensivi di prenotazione facoltativa. Da novembre, verranno invece creati abbonamenti specifici per i treni Eurostar, il cui prezzo corrisponde più o meno a quello dell'abbonamento Intercity più 80 euro. Quindi chi effettua almeno 20 viaggi a/r mensili (cioè il classico pendolare che viaggia cinque giorni a settimana e 4 settimane al mese) pagherà pressappoco lo stesso - ma senza più la garanzia di viaggiare seduto. Se vorrà continuare a godere di questo "lusso" dovrà pagare 3 euro a viaggio e per farlo dovrà andare in stazione o agenzia. Chi invece effettua, ad esempio, 8 viaggi mensili spenderà lo stesso di chi ne effettua 40. I pendolari per Milano rischiano di venire "cacciati" dai treni ad Alta Velocità e costretti ad utilizzare gli Intercity (fino a quando questi esisteranno, dato che la tendenza è quella di sostituirli con una nuova categoria di Eurostar, gli Eurostar City, che hanno la velocità degli Intercity ma sono soggetti alle nuove normative) o i treni Regionali. Il tutto proprio quando la linea ad Alta Velocità sta finalmente per essere completata. Un esempio per capire bene? Tratto Porta Susa - Milano Centrale con Alta Velocità (1h10). Ipotesi di 20 viaggi a/r mensili: oggi 208 euro comprensivi di prenotazione, da novembre 218 euro senza prenotazione oppure 328 euro con prenotazione».

LEGGO

Pag. 23

Caffè e cornetto, prezzo congelato

Sono 150 i bar torinesi che aderiscono all’iniziativa dell’Ascom "Un prezzo da amico". Si parte domani: i bar saranno riconoscibili dalle speciali locandine affisse in vetrina o all’interno degli esercizi. Due i punti chiave della campagna contro il caro-vita: innanzitutto, prezzi dell'intero listino bloccati da domani e per quattro mesi, fino alla fine di febbraio. E poi la possibilità di acquistare, ogni venerdì mattina dal 7 novembre e sempre fino al 28 febbraio, un pacchetto-colazione costituito da un caffè o cappuccino più una brioche e una lattina di caffè da 250 grammi, al prezzo di 4,20 euro. L’obiettivo dell’iniziativa - a cui aderiscono anche molti bar del centro e locali storici - è rilanciare i consumi, ma anche tenere sotto controllo i costi delle materie prime. Nelle prossime settimane l’A- scom punta ad incrementare il numero dei bar fino a 500.

Clandestinoweb.com

Business del 2 novembre vale 355 mln di euro

Il business dei funerali è di 1,2 miliardi di euro Per il 2 novembre gli italiani spenderanno 24 euro a famiglia Secondo le stime dell'Adoc ricordare i defunti costerà 355 milioni di euro con un aumento dell'11%. Il prezzo di un crisantemo ha toccato anche 3,50 euro. A Torino 'l'ultimo saluto' costa quasi tre mila euro, mentre a Venezia supera di poco i mille euro. La speculazione si abbatte anche sulla commemorazione dei defunti del 2 novembre. Quest'anno, crisi permettendo, le famiglie italiane dovranno spendere in media l'11% in più rispetto all'anno scorso tra crisantemi, lumini o altri fiori, per una spesa che l'Adoc stima di circa 24 euro a famiglia e di 355 milioni . L'incremento record è per i lumini più cari del 12,5% per un prezzo medio di 4,5 euro, quando l'anno scorso costavano 4 euro. Il crisantemo, il fiore tipico che si porta al cimitero, ha raggiunto un prezzo medio di 2,20 euro (+4,7%) toccando il massimo di 3,50 euro, mentre un mazzo da dieci può costare 14,70 euro, secondo le rilevazioni dell'Adoc l'8,8% in più. Le margheritine sono un po' più convenienti, il prezzo di un mazzo è di 8,50 euro (+6,2%)."Il 2 novembre -commenta il presidente dell'Adoc Carlo Pileri- è ormai diventato da anni un giorno di speculazioni.I fiori sono facilmente deperibili, impossibili da acquistare in anticipo, e quindi se ne approfittano". Ma non è solo 'caro crisantemo'. In occasione del 2 novembre un'altra indagine di Help Consumatori (www.helpconsumatori.it) fa luce sui costi dei funerali in 10 capoluoghi italiani, per un giro d'affari di 1,2 miliardi nel 2007 con i servizi privati. La ricerca dell'agenzia on line dedicata ai consumi colloca in cima alla classifica Torino dove per un funerale medio si spendono 2.900 euro. Al secondo posto, Milano e Genova con 2.500 euro, a seguire Palermo e Udine con 2.000 euro, Bologna con 1.950. La cerimonia più economica invece, si celebra a Venezia dove il prezzo medio è 1.160 euro, prezzi contenuti anche a Parma (1.500 euro), Roma (1.600) e Catania (1.800).

Help Consumatori.it

Da oggi in vigore il nuovo regolamento Ue. Vantaggi per i passeggeri

Da oggi i prezzi dei biglietti aerei saranno più trasparenti e comprenderanno già qualsiasi tassa o spesa aggiuntiva così che i passeggeri possano confrontare liberamente le varie offerte, prima di acquistare il biglietto, e i servizi del trasporto aereo europeo saranno, in generale, migliori e più competitivi. Questo grazie alla nuova legislazione sul mercato unico dei servizi di trasporto aereo che entra in vigore oggi 1° novembre. Da quando è stato liberalizzato il settore dei trasporti aerei dell'Ue, il traffico nei cieli dell'Europa si è intensificato di molto. Le compagnie aeree si sono moltiplicate; i collegamenti sono aumentati del 60% e le tariffe di numerose tratte aeree sono diminuite notevolmente. Serviva quindi una nuova legislazione, più adeguata alla realtà attuale. Questi sono i vantaggi del nuovo regolamento per i cittadini europei:

ormai i prezzi dei biglietti dovranno essere pubblicati comprensivi di tasse e oneri e il passeggero potrà conoscere le varie componenti che formano il prezzo finale: tariffa, tasse, diritti aeroportuali e altri oneri. Ciò permetterà di evitare la pubblicità sleale e faciliterà i confronti tariffari;

I passeggeri dovranno dare un consenso esplicito se intendono accettare oneri supplementari facoltativi (opt-in);

E’ proibita qualsiasi discriminazione tariffaria tra i viaggiatori basata sul luogo di residenza o sulla nazionalità;

Le autorità nazionali effettueranno un maggiore controllo sulle compagnie aeree per garantire la qualità, la sicurezza e prevenire i fallimenti.

Il nuovo regolamento, inoltre, precisa i criteri di concessione e di validità delle licenze delle compagnie aeree e quelle attualmente operative saranno sottoposte a rigorosi controlli. Viene facilitato il noleggio di aeromobili immatricolati nell'Ue, mentre per quelli di paesi terzi ci saranno criteri di noleggio più severi, per garantire il rispetto delle norme di sicurezza. Vengono riviste le norme sugli obblighi del servizio pubblico, esaminandone l'adeguatezza. Gli aeroporti dovranno disporre di infrastrutture di trasporto efficaci al servizio dei passeggeri e la Commissione Ue vigilerà affinché le norme di distribuzione del traffico non siano discriminatorie. È essenziale che tutti gli operatori del settore si conformino alle medesime norme. "È una condizione fondamentale per la liberalizzazione del settore in Europa, che può essere considerata un'autentica "storia di successo" ed ha portato a maggiori possibilità di viaggiare con tariffe più ridotte", ha dichiarato Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Ue responsabile dei trasporti. "La concorrenza leale è la chiave di questo successo: grazie alla trasparenza dei prezzi, i passeggeri sapranno in anticipo quanto pagheranno e potranno operare le loro scelte con cognizione di causa."

Help Consumatori.it

2 novembre, crisantemi sempre più gettonati

Consumi stabili, prezzi fermi e ritorno alla tradizione per le vendite di fiori in occasione della prossima ricorrenza del due novembre. E' quanto risulta dalla consueta indagine dell'Assofioristi-Confesercenti, secondo la quale anche quest'anno il giro d'affari per il settore si attesterà sui 600 milioni di euro, pari a circa il 28% del totale annuo. In un periodo di crisi come questo - aggiunge l'associazione - recuperano dunque il loro ruolo da protagonisti i crisantemi, da sempre tra i più gettonati per rendere omaggio ai defunti. "C'è un ritorno ai prodotti nazionali - spiega il presidente di Assofioristi, Mario Selicato - che oltre a garantire la qualità, assicurano anche un buon risparmio rispetto a fiori e piante di importazione. Tornano dunque in voga, insieme ai crisantemi, anche garofani e gladioli". "Anche quest'anno, grazie alla buona volontà degli operatori che hanno mantenuto sostanzialmente fermi i prezzi - aggiunge - le vendite di fiori resteranno sostanzialmente stabili".

Help Consumatori.it

Confesercenti: 84% degli italiani ha difficoltà ad onorarli

Pagare le rate di mutui e prestiti crea difficoltà anche serie all'84% degli italiani tanto che per il prossimo anno un'ampia maggioranza di intervistati - il 64% - esclude categoricamente di accendere nuovi mutui e solo l'8% si dice pronto a farne di nuovi. Sono alcuni dei risultati di un sondaggio Confesercenti-Swg. Ma la rinuncia a rate, prestiti e mutui - si legge nel comunicato stampa - è già stata forte: solo quest'anno c'è un 50% che ha girato alla larga da queste forme di indebitamento. "Non c'è dubbio che il Governo deve intervenire subito - sostiene Marco Venturi Presidente della Confesercenti - imponendo alle banche di tagliare gli interessi per evitare il concreto rischio usura e, se è utile, allungare i tempi. Ormai c'è un vero e proprio allarme mutui e credito." Secondo il sondaggio Confesercenti-Swg ogni mese in media escono dai bilanci familiari 478 euro, ma per il 23% degli intervistati la spesa si colloca fra i 500 e i 1000 euro. E c'è infine anche un 10% che spende fra i 1000 e i 2000 euro. Ma quante volte ricorrono gli italiani a varie forme di prestito? Fino ad oggi in media circa tre volte negli ultimi tre anni. Anche se c'è un 7% che vi è ricorso più di 5 volte. Le motivazioni più gettonate sono due: il 57% degli intervistati intendeva ridurre l'impatto del pagamento, un altro 41% non possedeva l'intera cifra. La "regina" dei desideri per i quali si ricorre ai prestiti è la casa (ristrutturazioni o acquisto di prima o seconda casa) segue l'auto elettrodomestici e mobili, computer e altri prodotti tecnologici. Ma c'è anche un 6% che si indebita per cerimonie e un 2% per regalare o regalarsi un gioiello. Per poter sostenere le spese mensili fisse le famiglie riorganizzano i bilanci e tagliano in primo luogo le risorse per le vacanze (lo fa un 21%). Subito dopo a rimetterci è il tempo libero su cui si abbatte il taglio di un altro 20% del campione. Notevole anche la rinuncia a comprare nuovi capi di abbigliamento o scarpe con un altro 17% di intervistati. E si arriva ad un 9% che usa le "forbici" per rifilare tutte le voci del proprio bilancio. Fino ad oggi i risparmiatori italiani intervistati ritengono di aver perso quasi il 17% in termini di rendimento dei propri investimenti fatti. Ma la maggioranza delle "formiche" italiane ha suddiviso i suoi risparmi in conti correnti (22%), in fondi ( 17%), in Bot ed altri titoli di Stato (15%). Solo un 10% si è indirizzato verso le azioni, mentre un 2% ha riscoperto il ... materasso e tiene i soldi in casa. Questo 2% è destinato a salire di un punto nei prossimi mesi che saranno dominati - stando alle risposte date al sondaggio - dalla preferenza dei risparmiatori verso i titoli di Stato. Poi vengono gli immobili e i conti correnti bancari. Solo un altro 2% si farà abbagliare dal colore dell'oro. Ma la prudenza degli investitori emerge anche da un'altra percentuale: quella di chi non modificherà i propri investimenti e che si aggira attorno all'11%.

Help Consumatori.it

Istat: indici provvisori, inflazione al 3,5% a ottobre

L'inflazione a ottobre è scesa al 3,5% rispetto al 3,8% di settembre. È quanto rileva l'Istat sulla base delle stime relative agli indici dei prezzi al consumo di ottobre. Secondo gli indici provvisori, infatti, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività di ottobre presenta una variazione nulla rispetto a settembre e una variazione di più 3,5% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Sulla base dei dati arrivati finora, gli aumenti congiunturali più significativi si sono verificati per i capitoli Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (più 0,9%), Istruzione (più 0,8%), Prodotti alimentari e bevande analcoliche, Bevande alcoliche e tabacchi e Altri beni e servizi (più 0,2% per tutti e tre) mentre una variazione nulla si è registrata nel capitolo Comunicazioni. Variazioni negative si sono verificate nei capitoli Trasporti (meno 1%), Servizi sanitari e spese per la salute e Servizi ricettivi e di ristorazione (meno 0,1% per entrambi). Gli incrementi tendenziali più elevati, rileva l'Istat, si sono registrati nei capitoli Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (più 7,7%), Bevande alcoliche e tabacchi (più 5,4%) e Trasporti (più 5,3%). Una variazione tendenziale negativa si è verificata nel capitolo Comunicazioni (meno 3,6%).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PROGETTO TRASPORTI - Comunicato Stampa

Le seguenti Associazioni dei Consumatori:

ACU PIEMONTE  - ADOC PIEMONTE - ADUSBEF PIEMONTE - ARC - ASSOCIAZIONE CONSUMATORI PIEMONTE - CODACONS PIEMONTE FEDERCONSUMATORI PIEMONTE - MOVIMENTO CONSUMATORI PIEMONTE 

a partire dal 3 novembre 2008 e per tutto il mese  

svolgeranno un’attività di monitoraggio sulla percezione degli utenti del servizio di trasporto pubblico ferroviario in Piemonte (“customer satisfaction”) L’indagine “qualitativa” si concretizza nella somministrazione all’utenza di questionari a risposta multipla, suddivisi in aree di interesse (caratteristiche dello spostamento, qualità percepita, bacheca del pendolare e target di riferimento).

La seconda fase è centrata sulla creazione di “Focus group” sulle medesime direttrici (Federconsumatori e Arc).

30 ottobre 2008

Rassegna stampa

Giovedì 30 ottobre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "Telefonini, multa dell’antitrust pratiche scorrette sulle suonerie" – di Giorgio Lonardi – pag. 22

La Repubblica Torino e Prov. – "Raccolta di alimenti per i poveri, s’allunga la lista degli ipermercati" – di T. Cl. – pag. III

La Stampa – "Il ciclone minaccia le carte di credito" – di Francesco Semprini – pag. 8

La Stampa Torino e Prov. – "Il grande cuore di Torino" – di Giulia Vola – pag. 63

Free Press

City – "Risparmiare informandosi" – di Umberto Filotto – pag. 14

Internet

HelpConsumatori.it – "Inchiesta di GFK rivela come gli italiani percepiscono l’aumento del costo della vita" –

HelpConsumatori.it – "Detersivi alla spina, tre nuovi punti vendita in provincia di Torino" –

HelpConsumatori.it – "Caldaie, i consigli dell’ANAMMI" –

HelpConsumatori.it – "Federdistribuzione: A settembre prezzi in calo dell’1,4 % nella GDO" –

La Repubblica

Pag. 22

Telefonini, multa dell’Antitrust "pratiche scorrette sulle suonerie"

(Giorgio Lonardi)

MILANO - Le suonerie per i telefonini sembravano gratuite: un piccolo regalo graziosamente offerto dai quattro big della telefonia mobile (ma anche da una società specializzata del settore). E invece no. Perché fra le righe di una pubblicità scorretta erano occultati una serie di abbonamenti da 4-5 euro la settimana. A scoprire la «furbata» è stato l´Antitrust che ha multato le aziende per un ammontare complessivo di un milione 160 mila euro. L´ammenda è di 315 mila euro per Telecom Italia; 285 mila euro sono a carico di Vodafone; altri 265 mila per Wind e 180 mila per H3G. Mentre a Neomobile, società focalizzata nel business dei loghi e delle suonerie per i cellulari, toccherà una multa di 115 mila euro. Esultano le organizzazioni dei consumatori. Anche se Carlo Pileri, presidente di Adoc, chiede sanzioni più salate: «Il business delle suonerie vale centinaia di milioni di euro. Multe da 1,16 milioni non bastano a disincentivare queste pratiche». L´Autorità per la concorrenza ha dunque giudicato scorretta la pubblicità sulle suonerie dei telefonini pubblicata su un settimanale dedicato ad un pubblico giovanile e su un sito Internet. Secondo l´Antitrust, nell´offerta commerciale non erano «chiariti i costi e le modalità di fruizione, inclusa la disattivazione. In particolare veniva attribuita enfasi alla gratuità degli sms e alla possibilità di ricevere una suoneria gratis, omettendo che si trattava di abbonamento a un servizio di ricezione di contenuti multimediali, riportato in una nota di carattere e grafica sproporzionate rispetto al messaggio pubblicitario». L´Autorità ha anche sottolineato che nell´annuncio riportato nel sito Internet le caratteristiche del servizio, oltre ad essere scritte in caratteri minuscoli, erano nascoste in un link e quindi difficilmente percepibili. «Il fenomeno delle suonerie - dice il presidente Codacons, Carlo Rienzi - genera in Italia un business annuo pari a circa 800 milioni di euro, ma sono troppe le truffe e le pratiche scorrette che caratterizzano questo settore. Basti pensare che 8 siti Internet su 10, specializzati nella vendita di suonerie e prodotti simili, non rispettano la normativa europea». Poi aggiunge: «Il prezzo medio di una suoneria va dai 3 ai 5 euro e tra le principali scorrettezze a danno degli utenti vi è la prassi di non specificare l´avvenuta adesione ad abbonamenti settimanali, nonché quella di non indicare chiaramente come disdire il servizio di invio suonerie direttamente sul cellulare». Incalza Carlo Pileri, presidente di Adoc: «Apprezziamo ancora una volta lo sforzo dell´Antitrust di far rispettare le regole di mercato di tutelare i consumatori. Ma L´Antitrust stesso deve essere dotata di più poteri, deve avere la possibilità di comminare sanzioni proporzionali al fatturato, come avviene in altri Paesi, in primis gli Usa».

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. III

Raccolta di alimenti per i poveri, s’allunga la lista degli ipermercati

(T. Cl.)

Mentre sempre di più sono le persone che si rivolgono agli enti assistenziali per chiedere un pasto caldo, quotidianamente vengono buttati nei cassonetti dell´immondizia centinaia di Kg di alimenti commestibili. Proprio per porre un freno a questi sprechi alimentari il comune di Torino ha dato il via al progetto «Buon Samaritano» che, quattro anni dopo, rafforza la squadra. Dapprima rivolto alle eccedenze delle mense scolastiche, nelle quali venivano raccolti pane e frutta, consegnati poi a vari enti assistenziali, il progetto si è ampliato nel 2005 all´ipermercato Auchan di corso Romania che ha portato «ad ottimi risultati - come spiega Ghiglion, responsabile della catena francese -. Sono più di 400 i kg di alimenti che, giornalmente, invece di essere buttati servono a sfamare i più bisognosi. In collaborazione con l´Amiat nel primo semestre del 2008 sono già stati consegnati quasi 70mila kg di prodotti». L´assessore comunale alle politiche sociali, Marco Borgione, illustra un po´ meglio il progetto: «L´anno scorso nelle mense scolastiche, sono state raccolte e ridistribuite 25 tonnellate di pane e 13 di frutta. Ora il progetto si allarga ad altri ipermercati come Carrefour e Bennet. Solo ad agosto, nei centri Carrefour, sono stati raccolti 115 mila kg di prodotti corrispondenti a 192 mila pasti. Pasti che, grazie all´aiuto del Bancoalimentare, finiscono sulle tavole delle mense del Sacro Cuore, dei Vincenziani, del Cottolengo, delle cooperative sociali, dei centri di recupero, e così via». Anche Slow Food ha deciso di aderire e ha fornito agli enti assistenziali ben 6 mila kg di alimenti avanzati dal Salone del Gusto.

LA STAMPA

Pag. 8

Il ciclone minaccia le carte di credito

(Francesco Semprini)

NEW YORK - Ora tocca alle carte di credito. Dopo il collasso dei mutui subprime e le turbolenze che hanno investito banche e società finanziarie, gli Stati Uniti rischiano di affrontare una nuova crisi, quella del credito al consumo. L’economia sull’orlo della recessione e il conseguente calo delle spese private, che in America rappresentano un terzo del Pil, unito alla paralisi del sistema creditizio, hanno costretto gli istituti a mettere un freno alla concessione di prestiti. Banche e società finanziarie hanno già iscritto nei bilanci svalutazioni per 21 miliardi di dollari di «credito cattivo» solo nella prima metà del 2008, in conseguenza del fatto che i titolari dei prestiti non hanno adempiuto agli obblighi contratti. Secondo gli analisti inoltre tra gli ultimi sei mesi di quest’anno e tutto il 2009 le società del settore rischiano di perdere altri 55 miliardi di dollari. Attualmente gli ammanchi sono pari al 5,5% del debito associato alle carte di credito attualmente in circolazione, ma in pochi mesi potrebbe superare al soglia del 7,9% toccata durante la bolla tecnologica del 2001. Le banche rischiano di attraversare in questo modo un altro periodo di turbolenze con gravi passivi nei bilanci già duramente afflitti dalla crisi dei mutui. «Se il tasso di disoccupazione continuerà ad aumentare, l’esposizione e il rischi potrebbero andare ben oltre i livelli storici di guardia», spiega il direttore finanziario di Citigroup, Gary Crittenden. Gli erogatori come American Express e Bank of America, hanno introdotto vincoli più severi alla concessione di linee di credito e stanno riducendo l’esposizione del proprio portafoglio clienti. Capital One ad esempio, nel secondo trimestre ha abbattuto del 4,5% i propri prestiti. Le società che gestiscono le carte invece, come Visa e MasterCard impongono limiti più severi ad operazioni a cui spesso ricorrevano i clienti per evitare il pagamento di interessi e commissioni elevati, ovvero il trasferimento da una carta all’altra al termine del periodo di prova. Il cambio di rotta degli istituti inoltre riguarda anche i consumatori con alto merito creditizio. Nessuno è escluso quindi dalla nuova crisi e a farne le spese sono i consumi al dettaglio che già dalla prossima stagione natalizia avranno una pronunciata contrazione.

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 63-75

Il grande cuore di Torino

(Giulia Vola)

Per mangiare escono di casa e si mettono in fila, aspettano il loro turno, prendono il sacchetto di carta, se lo mettono sotto braccio e tornano indietro guardandosi intorno «perché sa, una volta me l'hanno fregato, da allora me lo tengo ben stretto» racconta Mario, un cinquantenne che frequenta la mensa del Cottolengo da due anni. A Torino, ogni giorno lo fanno millequattrocento persone, il che significa quattrocentomila all'anno. «Sono giovani precari o coppie che non riescono più ad arrivare alla fine del mese. Il clochard di una volta non esiste quasi più: oggi la maggior parte ha tra i 31 e i 41 anni» spiega Marco Gremo, presidente della Bartolomeo&C. Vedere per credere: in coda alla Casa Santa Lucia della San Vincenzo in via Nizza 24, capita di trovare Luca, ventinovenne italiano, ex carcerato che non riesce a trovare un lavoro e Angelo, un moldavo di 49 anni che fa il saldatore «ma lo stipendio non basta per dare da mangiare a tutti». Da un anno all'altro i numeri hanno fatto un balzo in avanti, quelli di chi ha bisogno, e quelli di chi è disposto a dare. D'altronde le famiglie torinesi con reddito Isee inferiore ai 24 mila euro sono 39 mila, ottomila più dell'anno scorso. «Negli ultimi due anni il progetto Buon Samaritano - spiega l'assessore ai servizi sociali, Marco Borgione - ha accresciuto il panorama di raccolta dei prodotti alimentari e migliorato la rete di distribuzione negli enti assistenziali: oltre all'Auchan, ora anche Carrefour e Bennet ci mettono a disposizione frutta e verdura, formaggi, panetteria e pasticceria, macelleria e salumeria che sono in scadenza». Fatti due calcoli ogni giorno 812 torinesi mangiano grazie al Carrefour, 129 lo devono a Bennet e circa cinquecento a Auchan. Ma non solo: «Slow Food ci ha regalato 1000 pacchetti pranzo avanzati e 6000 chilogrammi di cibo e acqua - continua Borgione -. Senza contare le 25 mila tonnellate di pane e le 13 e mezzo di frutta che sono arrivate dalle 120 scuole elementari torinesi». Insomma se nel 2007 le tonnellate di cibo raccolte e distribuite erano 96, dal primo gennaio a oggi si sono già superate le 62 e visto che la legge permette di recuperare il cibo in scadenza, quello che avanza nelle mense, quel che rimarrebbe negli scaffali dei supermercati o, peggio, finirebbe in discarica «chiunque sia interessato è invitato a farsi avanti» assicura Borgione. In città sono 21 le mense che distribuiscono il pacco pranzo. Alcune non chiedono nulla, altre il tesserino, altre il permesso di soggiorno. «Il panino è buono - dice Franca, 45 anni, torinese, in coda all'asilo notturno Umberto I - ai musulmani lo danno con il formaggio, a noi con il prosciutto. Oggi c'è anche un cioccolatino, lo darò a mia figlia: lei non sa che mangio qui». Sono in tanti quelli come Franca, gli insospettabili, con la giacca abbottonata e le scarpe ben lucidate. «Gli sposati sono triplicati, gli ultrasessantenni sono raddoppiati - spiega Marco Gremo -, e si sono quadruplicati i pensionati: è chiaro che i problemi sono sempre più legati ai redditi bassi erosi dal carovita». Il malessere era già emerso dalle 900 tabelle dell'annuario statistico regionale Piemonte in Cifre 2008: senza l'apporto degli immigrati la Regione è in decrescita, l'indice di vecchiaia supera di gran lunga la media italiana e la spesa delle famiglie è calata dell'1,8%. «Siamo sempre esistiti prima non ci vedevate, oggi è diventato impossibile» sbotta Alfonso, in coda alla Casa Santa Luisa. Impossibile dargli torto: ogni anno 75 mila persone hanno fatto la fila al Cottolengo, 55 mila all'asilo notturno Umberto I, 110 mila dai vincenziani, 23 mila al Sant'Antonio, 14.500 alla comunità Modiani e altrettanti alla San Luca; al Sacro Cuore, al Sant'Alfonso, in via Saccarelli e al Centro Andrea si sono messe in coda 112 mila persone.

city

Pag. 14

Risparmiare informandosi

(Umberto Filotto)*

Informazioni in rete per i consumatori

Fino a qualche anno fa l’offerta limitata di prodotti finanziari non richiedeva particolari conoscenze. Oggi, completezza e correttezza di informazioni sono più che mai importanti. Per rispondere a questa esigenza sono a disposizione molti strumenti che aiutano i consumatori a fare scelte consapevoli attraverso un percorso di trasparenza. Ad esempio, utilizzando un qualunque motore di ricerca su internet, si possono consultare numerosi siti che offrono spiegazioni sui diversi prodotti, indicazioni relativamente alla documentazione necessaria oppure forniscono il calcolo della rata per chi deve richiedere un prestito o un mutuo. Alcuni sono collegati ad operatori finanziari, altri sono totalmente indipendenti da finalità commerciali. Tra questi vi è www.monitorata.it, un software di calcolo online, anonimo e gratuito, nato da un progetto condotto nell’ambito del Dottorato in Banca e Finanza dell’Università di Roma Tor Vergata. Con monitorata.it i consumatori possono fare un percorso di autovalutazione della propria situazione finanziaria e, in maniera semplice e chiara, capire quali siano le voci di spesa da prendere in considerazione se si è nella condizione di dover valutare la sostenibilità della rata da rimborsare. Tra l’altro, monitorata.it è stato incluso tra i siti consigliati da DOLCETA (www.dolceta.eu), il sito che rientra nel programma di educazione on line del consumatore, voluto dalla Direzione Generale Salute e Tutela dei Consumatori della Commissione Europea.

* Segretario Generale ASSOFIN

Help Consumatori.it

Inchiesta di GFK rivela come gli italiani percepiscono l’aumento del costo della vita

L'economia perde colpi e i consumi calano, ma qual è la percezione dei prezzi dei consumatori italiani? A questa domanda tenta di dare una risposta una ricerca effettuata da GFK Panel Services su un campione di 1.000 famiglie rappresentative dell'universo dei consumatori italiani. Secondo i risultati della ricerca, oltre l'83% degli intervistati da Gfk Panel Services ha osservato un incremento consistente e inesorabile dei prezzi. Tra le categorie di beni maggiormente colpite dalla crescita dei prezzi si trovano i carburanti, le bollette di luce e gas, il comparto alimentare e in particolare prodotti di base come il pane, la pasta, il riso, la frutta e verdura, il pesce e il latte. A questa categoria si aggiungono poi le spese relative alla casa (affitti, ristrutturazioni, interventi di manutenzione...). Per tentare di combattere l'inarrestabile caro-vita, oltre il 52% degli intervistati dichiara di cambiare spesso punto vendita nel tentativo di individuare il più conveniente e il 58,9% ammette di acquistare sempre più spesso prodotti no logo, proprio per evitare di pagare un surplus di prezzo per un prodotto di marca. Significativa la percentuale di persone che ultimamente cercano di ridurre il consumo di prodotti superflui: oltre l'82% dichiara infatti di aver tagliato l'acquisto di prodotti non strettamente necessari. Il 70,5% delle famiglie, inoltre, dichiara di prestare molta attenzione ai prezzi. Solo il 33,3% degli intervistati dichiara che non ridurrà alcun consumo, mentre un 33,1% ridurrà il consumo di bevande analcoliche e il 34,3% ridurrà il consumo di merendine. "L'indagine nasce con lo scopo di indagare il sentimento generale degli italiani verso i consumi in una situazione storico-economica particolare per il nostro Paese - spiega Marco Pellizzoni, Key account manager di GFK e autore della ricerca - In questo periodo di recessione, l'analisi ha confermato una preoccupazione diffusa e un'attenzione alla spesa particolare che ha portato il consumatore ad avvicinarsi ancor più al mondo del discount, delle marche private e del risparmio attraverso la ricerca delle promozioni."

Help Consumatori.it

Detersivi alla spina, tre nuovi punti vendita in provincia di Torino

In Provincia di Torino aprono tre nuovi punti vendita di detersivo "alla spina" e si tracciano i primi bilanci dell'iniziativa: dall'inizio del progetto, a dicembre 2006, sono state risparmiate circa 220 mila bottiglie di plastica, che si traducono in 36,6 tonnellate di CO2 che non sono state emesse in atmosfera. È quanto afferma l'assessore all'Ambiente della Regione Piemonte. Oggi saranno inaugurati tre nuovi distributori presso i supermercati Coop di Avigliana, Carrefour di Torino e Carrefour di Grugliasco. "Dall'inizio del progetto - ha detto Nicola de Ruggiero, assessore all'Ambiente della Regione Piemonte - nel dicembre 2006, sono state risparmiate circa 220 mila bottiglie di plastica. Tradotto in parametri ambientali significa che in atmosfera non sono state emesse 36.6 tonnellate di CO2 e si sono economizzati poco più di 563 MW/h di energia elettrica e più di 13 tonnellate di plastica". L'obiettivo è di scendere del 10% entro il 2020 e dunque di produrre 200 mila tonnellate in meno di rifiuti.

Help Consumatori.it

Caldaie, i consigli dell’ ANAMMI

Evitare improvvisazioni ed effettuare i controlli periodici stabiliti dalla legge. E' quanto suggerisce l'ANAMMI, l'Associazione Nazional-europea degli AMMinistratori d'Immobili, in vista dei primi rigori invernali. Ma non solo. L'associazione suggerisce anche alcune regole per mantenere efficiente e sicuro l'impianto condominiale.

1. Non improvvisarsi tecnici. Un buon amministratore di condominio - afferma Giuseppe Bica, presidente dell'ANAMMI - deve combattere la brutta abitudine italiana di dare credito al condòmino che 'smanetta' con la caldaia, sostenendo di saperla regolare. E' un errore tragico, per i controlli periodici bisogna sempre affidarsi ad operatori specializzati e, se possibile, anche certificati". Spesso, l'amministratore, pur essendo investito dalla responsabilità dell'impianto, nomina, in sede di assemblea condominiale, un "terzo responsabile", ovvero un tecnico di settore, che si occupi operativamente di tutti i controlli di legge, pur facendo riferimento allo stesso amministratore.

2. Controllare l'impianto almeno due volte l'anno. "E' il limite minimo per la manutenzione ordinaria - osserva Bica - serve a mantenere in efficienza l'intero impianto e a verificarne lo stato". In pratica, il controllo riguarda sia l'accensione che lo spegnimento dell'impianto. Il rendimento fumi, ovvero il controllo sul meccanismo di combustione, va invece operato ogni due anni.

3. Occhio alla documentazione relativa all'impianto. Il manutentore per ogni controllo deve rilasciare una "Dichiarazione attestante il controllo tecnico dell'impianto". A conservare questi documenti sarà l'amministratore di condominio, insieme al libretto di impianto, collocandoli nel locale caldaie.

4. Visti gli obblighi di legge, l'amministratore è anche tenuto a costruire un vero e proprio "fascicolo della sicurezza", per riunire i documenti relativi alle operazioni di controllo e messa a norma di tutti gli impianti, non soltanto quello di riscaldamento.

5. Condòmini sempre informati. L'amministratore dell'immobile deve tenere sempre informato chi abita nello stabile sullo stato di salute della caldaia. "Tenere sempre aggiornati i proprio amministrati facilita i rapporti all'interno del condominio", osserva il presidente Bica.

6. Sanzioni per il "controllo fantasma". Se il tecnico manutentore non esegue i controlli a norma di legge o li tralascia, l'amministratore può segnalare il suo comportamento alla locale Camera di Commercio. Inoltre, l'operatore è passibile di multa amministrativa.

Help Consumatori.it

Ferderdistribuzione: "A settembre prezzi in calo dell’1,4% nella GDO"

Scendono a settembre i prezzi dei prodotti alimentari nella grande distribuzione organizzata. Secondo i dati Iri Infoscan si è registrato un calo complessivo dei prezzi pari a meno 1,4% rispetto al mese precedente. In diminuzione soprattutto i prezzi della pasta di semola, dei prodotti freschi, dei surgelati, dei latticini e dell'ortofrutta. La rilevazione, afferma Federdistribuzione, evidenzia che per la pasta di semola c'è stata una diminuzione complessiva del prezzo per il mercato dell'1,6%, che diventa meno 4,4% per il prezzo delle marche private delle insegne distributive. L'indagine rileva inoltre un calo di prezzi pari all'1,3% per le bevande, all'1,6% per i prodotti freschi, al 4,1% per i surgelati, al 2,4% per i latticini, all'1,9% per l'ortofrutta e all'1,3% per la drogheria alimentare. Federdistribuzione chiede dunque la realizzazione di una "politica dei consumi". "Stiamo da tempo lavorando per garantire la capacità di spesa dei consumatori e il soddisfacimento dei loro bisogni, aumentando le promozioni e introducendo in assortimento un numero sempre maggiore di prodotti a prezzo contenuto - ha detto il presidente Paolo Barberini - Con i prodotti a marchio delle nostre insegne assicuriamo, infine, la qualità delle marche leader ad un prezzo inferiore fino al 30%". Ma, aggiunge, serve di più: "E' necessario che il mondo politico e istituzionale si impegni nella realizzazione di una vera politica dei consumi, sostenendo i redditi delle famiglie, a cominciare dalla detassazione della tredicesima, per fare nuovamente della domanda interna il vero propulsore della crescita del Paese".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

29 ottobre 2008

Rassegna stampa

Mercoledì 29 ottobre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "Il crollo del prezzo del petrolio può far male all’ambiente" – di Maurizio Ricci – pag. 25

La Repubblica Torino e Prov. – "Pressione e glicemia a metà prezzo nella giornata mondiale dell’ictus" – di Sara Strippoli – pag. I

La Repubblica Torino e Prov. – "A Barcellona in aereo con un euro tre voli alla settimana di Ryanair" – pag. VIII

La Stampa – "E’ l’ora degli aiuti a famiglie e aziende" – di Alessandro Barbera – pag. 2

La Stampa – "Nella tazzina del caffè c’è la recessione" – di Emanuela Minucci – pag. 4-5

La Stampa – "Menù a un euro ma solo il giovedì" – pag. 4

La Stampa – "La Banca d’Italia: Col tasso variabile si rischia il doppio" – di Luigi Grassia – pag. 25

La Stampa Torino e Prov. – "Domenica i negozi resteranno aperti" – di Emanuela Minacci – pag. 47-59

Internet

HelpConsumatori.it – "Torna la bussola del risparmiatore, un’iniziativa di Cittadinanzattiva" –

 

La Repubblica

Pag. 25

Il crollo del prezzo del petrolio può far male all’ambiente

(Maurizio Ricci)

Non ci sono mai buone notizie dal fronte del petrolio. Il crollo del prezzo del petrolio, più che dimezzato nel giro di tre mesi a poco più di 60 dollari è, nell´immediato, una boccata d´ossigeno per i consumatori e per l´inflazione. Ma, a medio e lungo termine, le conseguenze possono risultare negative. Il ribasso del petrolio rende assai meno competitive quasi tutte le energie alternative, dal solare, al carbone pulito, al nucleare, raffreddando gli entusiasmi e anche gli investimenti. La stessa violenta volatilità del barile aggiunge elementi di incertezza per gli ambiziosi progetti nel campo delle nuove energie. Contemporaneamente, un prezzo sotto i 70 dollari al barile - con la tempesta finanziaria che sta congelando il credito - mette fuori mercato anche molti progetti. Grosso modo, 70 dollari è il costo di produzione di un impianto marginale, come quelli in acque profonde. Il capo della Total, Cristophe de Margerie, ha già detto che i progetti in corso saranno completati, ma se il prezzo scivola a 60 dollari e ci resta, i nuovi progetti verranno messi nel cassetto. Rischia di fermarsi lo sfruttamento dei giacimenti off shore in Angola, Nigeria e Brasile, le scoperte più promettenti degli ultimi anni. Quando l´economia ripartirà e Cina e India riprenderanno a premere sulla domanda, c´è il rischio che ci troviamo con ancor meno petrolio di oggi.

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. I

Pressione e glicemia a metà prezzo nella giornata mondiale dell’ictus

(Sara Strippoli)

Oggi, giornata mondiale dell´ictus, anche nelle 34 farmacie comunali di Torino si fa prevenzione. Nell´orario di apertura sarà possibile, con lo sconto del 50 per cento, misurare la pressione, la glicemia e avere il profilo lipidico (colesterolo e trigliceridi). Fumo, assenza di attività sportiva, obesità, stress, abuso di sostanze alcoliche e familiarità fanno crescere la percentuale di probabilità dell´insorgenza dell´ictus e in farmacia si potrà ritirare un opuscolo con informazioni e consigli su come si può prevenire una patologia che in Piemonte fa più vittime che in altre regioni italiane, settecento morti in più ogni anno. «Vogliamo creare una rete di prevenzione e di cura che coinvolga ospedali e territorio», spiega Giovanni Barrocu, presidente dell´Associazione Alice subalpina, che promuove l´iniziativa in collaborazione con le farmacie comunali. E a fine novembre, all´interno dell´azienda ospedaliera universitaria Molinette, sarà attivata la prima stroke unit di Torino, struttura specializzata nel trattamento dell´ictus nella fase critica e nella scelta del percorso migliore per la riabilitazione.

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. VIII

A Barcellona in aereo con un euro tre voli alla settimana di Ryanair

Torino è nuovamente collegata con Barcellona (Girona) grazie al volo della compagnia aerea low cost Ryanair. Le frequenze da e per Barcellona Girona saranno tre alla settimana, il martedì, il giovedì e il sabato. Nella tariffa di lancio, valida fino alle ore 24 del 31 ottobre, è possibile acquistare il biglietto di sola andata a un euro, tasse incluse, da utilizzare nel periodo novembre-gennaio. «Grazie alle tre frequenze settimanali - ha detto il direttore marketing Alessia Viviani - prevediamo di trasportare nel primo anno di operatività 40.000 passeggeri». Ryanair complessivamente, con i voli settimanali per alcune rotte del nord della Gran Bretagna, operative dal 20 dicembre, conta di fare viaggiare da Caselle circa 200.000 passeggeri.

LA STAMPA

Pag. 2

E’ l’ora degli aiuti a famiglie e aziende

(Alessandro Barbera)

ROMA - Giulio Tremonti ha imposto prudenza a tutti, premier compreso. Perché se da Bruxelles non arriverà un segnale chiaro di disponibilità a derogare alle regole europee, i risparmi promessi dalla legge Finanziaria dovranno essere rispettati al 100%. Ma il morso della crisi su imprese e famiglia comincia a far male. Calano i consumi, crescono le richieste di cassa integrazione, la produzione industriale crolla. Ieri, in audizione al Senato, il presidente dell’Abi Corrado Faissola ha ipotizzato di qui al 2009 un calo del Pil dell’ordine del 2,5%. Se così fosse, si tratterebbe di una durissima recessione, contro la quale i decreti salva-banche non potranno essere sufficienti. Ecco perché ieri il premier - preoccupatissimo dal peso che la crisi sta avendo sulla tenuta dei consensi per il governo - ha rotto ogni indugio e di fatto ha annunciato che di qui a qualche giorno potrebbe arrivare - forse per decreto - un pacchetto di misure anti-crisi a favore di imprese e famiglie: «Con la manovra Finanziaria triennale abbiamo messo il cuore oltre l’ostacolo e messo in sicurezza i conti, ma occorre fare alcuni adeguamenti». Se il pacchetto per le imprese è quasi pronto, se e cosa arriverà con Babbo Natale a favore delle famiglie è ancora difficile da capire. Prima il leader della Uil Luigi Angeletti, poi il Pd hanno cominciato a battere il chiodo della detassazione delle tredicesime. Un aiuto concreto e un segnale di fiducia ma costosissimo: le stime parlano di almeno sei miliardi di euro. Per di più, se il Cavaliere dicesse sì, di fatto ammetterebbe di fronte all’opinione pubblica di aver fatto sua la proposta dell’opposizione. L’idea però lo alletta, ed è popolare all’interno della maggioranza. Così il Cavaliere ha chiesto a Tremonti e al collega Maurizio Sacconi - entrambi molto scettici - di valutarne la compatibilità: una delle ipotesi per renderla possibile potrebbe essere quella di garantirla fino ad una certa soglia di reddito. Dice il ministro Renato Brunetta: «La detassazione graduale delle tredicesime stava nel nostro programma elettorale, dunque è inutile che la sinistra tenti di appropriarsene. Il problema è capire se ci sono o meno le risorse. E questo non lo sappiamo ancora». Di sicuro per ora non c’è nulla, se non la preoccupazione di Tremonti a non creare problemi alla tenuta dei conti pubblici in una fase delicatissima sui mercati. Il decreto salva-banche per ora è a zero lire, ma la crisi di un solo istituto potrebbe costare carissima. E poi ci sono gli impegni ormai presi. Con gli statali, ad esempio: per la fine dell’anno Brunetta ha promesso ai sindacati 120 euro netti di «indennità per la vacanza contrattuale», più 120 euro al mese a partire da gennaio per il rinnovo contrattuale. Sacconi ha ormai detto a più riprese che nel 2009 verrà confermata la tassazione al 10% del salario variabile, da estendere agli statali e (forse) ai redditi fino a 35.000 euro. Ancora: le risorse straordinarie per la cassa integrazione, che ieri un emendamento a firma dell’ex ministro Pd Cesare Damiano ha allargato a tutte le imprese sopra i 15 dipendenti; oltre ai 450 milioni già stanziati, ne potrebbero arrivare altri 200. Infine il pacchetto a sostegno delle imprese: il premier ipotizza di far salire oltre i 600 milioni il fondo di garanzia pubblico a loro favore, e parla anche dell’ipotesi di alzare il monte prestiti delle banche soprattutto a favore delle piccole e medie aziende. Brunetta ha inoltre annunciato direttive per rendere rapidi i pagamenti (solitamente lenti) dello Stato e degli enti locali ai fornitori: una richiesta arrivata dalla leader di Confindustria Marcegaglia. Insomma, in cantiere c’è già abbastanza per allontanare - almeno per ora - tutte le altre ipotesi che in queste ore i deputati fanno nei corridoi di Montecitorio: dal sostegno agli autosufficienti a un qualche aiuto ai pensionati, fino alla modifica del sistema fiscale e al ritorno al sistema delle deduzioni per carichi familiari al posto delle detrazioni. Il meccanismo introdotto nella scorsa legislatura da Tremonti e modificato dall’odiato successore alle Finanze Vincenzo Visco. Di tutto questo ieri Berlusconi ha parlato faccia a faccia con Tremonti per un’ora a Palazzo Grazioli. Oggi se ne saprà di più: alle 10,30 il ministro dell’Economia fa il punto in un vertice a Via XX settembre con gli altri ministri economici (Scajola, Sacconi, Brunetta) e con il leghista Roberto Calderoli.

LA STAMPA

Pag. 4

Menù a un euro ma solo il giovedì

Zuppa di frutti di mare, riso e cotolette, e poi - a scelta - pollo con patate o acciughe con contorno di insalata: tutto a un euro. Non è il menù di una mensa universitaria, ma quello di un ristorante in piena regola, un’impresa commerciale privata in Spagna, nelle Asturie. La sidreria «Dariòs», nella città di Gijon, ha deciso di combattere la crisi a modo suo: tre piatti a un euro, inclusa la bevanda, il pane e il dessert. Certo, non è festa tutti i giorni, il menù anticrisi c’è una sola volta a settimana, il giovedì. «Non ci guadagno, ma nemmeno ci perdo», spiega la cuoca Emilia Jimenez, che giovedì scorso ha sfornato 200 menù in un locale che può contenere 49 persone. Ci rientra, suggerisce, anche grazie ai banchetti domenicali.

LA STAMPA

Pag. 4-5

Nella tazzina del caffè c’è la recessione

(Emanuela Minucci)

TORINO - Al bar Majestic, vicino alla stazione di Porta Nuova, (pieno centro di Torino), hanno ancora voglia di fare gli spiritosi: «Qui neppure Nanni Loy riuscirebbe a girare la sua candid camera preferita, nel senso che non troverebbe nessun cappuccino a mezz’aria dove fare zuppetta con il suo croissant. Qui, semplicemente, la mattina, sono finite le colazioni». A Mirafiori Nord, invece, il quartiere cresciuto a ridosso della Fiat, che più popolare non si può, nei bar si scherza meno. Perché qui nemmeno i cartelli con su scritto «caffè più brioche 1,50» riescono a miracolare incassi ormai più leggeri di un caffè d’orzo. «Se continua così non ci resta altro che chiudere - spiega la titolare del "Baruccio" - la gente sta rinunciando ai pasti, si figuri alla colazione. Usano i buonetti dell’azienda per fare la spesa al supermercato. E addio piattini e cornetti appena sfornati». Benvenuti nella città dei caffè storici, nella capitale del vermouth e dell’aperitivo, dove ci si può ancora sedere allo stesso tavolo dove Cavour fece l’Italia e Gramsci scrisse pagine fondamentali dei suoi Quaderni. Non c’è città più emblematica di Torino per capire che i bar italiani stanno attraversando un momento di crisi nera. Sotto i colpi della recessione i registratori di cassa ammutoliscono «perchè - come spiega Cristiano Ruggero dello storico Caffè Mulassano, un diamante liberty nella centralissima piazza Castello - spuntini, bibite, cioccolate in tazza e aperitivi sono un piccolo e rinunciabilissimo lusso». Ed ecco che anche nei bar storici della città i fatturati calano sensibilmente «C’è chi ordina un’acqua minerale con limone e ghiaccio e passa qui due ore divorando l’unica cosa gratuita: i quotidiani» spiega Vito Strazzella, titolare di un altro bar storico in piena piazza San Carlo, cuore storico della città. Mentre in periferia le brioche restano accantonate nelle vetrinette, quando sino a sei mesi fa i clienti se le contendevano ancora calde: «Ne cuociamo molte meno, purtroppo - racconta Pasquale Pisapia, titolare, da 40 anni di un bar pasticceria nel quartiere multietnico di San Salvario - e se alla fine della serata ne abbiamo ancora, le regaliamo ai poveri, per solidarietà di categoria visto che fa un po’ ci saremo pure noi, con loro, su quelle panchine». La crisi da bancone colpisce duro. E a spiegarlo sono le cifre, elencate dallo stesso presidente dell’Epat, l’associazione torinese di pubblici esercizi: «Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo avuto 719 chiusure e 535 aperture - spiega Carlo Nebiolo - è un record negativo senza precedenti. E se qualcuno volesse comprare le attività, in questo momento, le troverebbe quasi tutte sul mercato». La gente rinuncia al voluttuario. E che c’è di più superfluo di un’aranciata o di un cappuccino? I baristi ci hanno provato a proporre pacchetti-convenienza per aiutare i consumatori contro il caro-vita: ogni venerdì nei bar sotto la Mole viene servito un menu composto da cappuccino, croissant e una lattina da 250 grammi di caffè al prezzo speciale di 4,20 euro. «Magari servisse a qualcosa - riflette sconsolato Flavio Zanetti del centralissimo bar Gatsby - io per ora sono al mio record negativo: meno quaranta per cento di giro d’affari. Pensi che a settembre ho incassato come a gennaio, e io gestisco una gelateria». La crisi dei bar ha molte facce, qui nella capitale del gusto, capace di creare un fenomeno come il Salone di Slow Food e Terra Madre. C’è il cliente del ceto medio, quello che magari al mattino si mangiava due croissant: «Lui ora sostituisce la doppietta dolce con un panino al salame - spiega ancora Vito Strazzella del Caval’d Brons - nutre uguale e costa un euro in meno». Poi c’è il cliente occasionale che magari in pieno pomeriggio aveva sete e si tracannava una Coca: «Alle bollicine americane ora preferisce un economico bicchiere di acqua gassata». Poi ci sono gli studenti che si danno appuntamento nei bar: «Snobbano il dehors e si portano panini e brioche sulle gradinate di fronte all’Università» spiegano nei bar attorno alla Facoltà di Lettere. Poi c’è la specie più diffusa: il signore che si concedeva soltanto un caffè, dopo pranzo. «Non lo prende più - conclude il presidente Nebiolo - forse perchè dopo avere guardato la sua busta paga riesce ad essere nervoso per tutto il mese».

LA STAMPA

Pag. 25

La Banca d’Italia: "Col tasso variabile si rischia il doppio"

(Luigi Grassia)

In Italia dilaga il mutuo a tasso variabile, che è più rischioso del fisso ed è alla base di molte delle attuali difficoltà delle famiglie: lo dice un’indagine della Banca d’Italia, rilevando che alla fine del 2007 circa il 75% dei prestiti per comprare la casa risultava contratto con questa formula. Bankitalia non va a scavare sul perché questo sia successo, ma di frequente i clienti (come dicono anche numerose segnalazioni alla Stampa) lamentano che sono stati proprio gli istituti di credito a orientarli verso il tasso variabile. Di preciso, quanto sono rischiosi i mutui a tasso variabile? Secondo l’analisi della Banca d’Italia (che è stata curata da Emilia Bonaccorsi di Patti e Roberto Felici, del Servizio studi) i mutui a tasso variabile concessi nel 2004 hanno una probabilità di entrare in sofferenza più che doppia rispetto a quella dei contratti a tasso fisso. Il rischio che i conti non tornino è particolarmente alto per i mutuatari più giovani, per chi vive al Sud e per gli immigrati extracomunitari. Il differenziale di rischio è massimo per i prestiti erogati alla fine del 2005, quando i tassi d’interesse di mercato hanno toccato il valore minimo: da allora alla metà del 2007 il tasso di interesse «mediano» sui mutui a tasso variabile è salito da 3,7 a 5,5%, mentre il costo di quelli a tasso fisso è salito dal 5 al 5,9%. Il periodo 2004-2007 è stato di boom per i mutui (di ogni tipo). Le banche italiane ne hanno erogati per un valore cumulativo che supera i 60 miliardi di euro all’anno, senza precedenti nel passato. Bankitalia rileva che «l’insieme di questi fattori potrebbe aver favorito l’accesso al credito da parte di fasce di clientela precedentemente escluse dal mercato perché finanziariamente più fragili, aumentando non transitoriamente la rischiosità, tradizionalmente molto bassa, dei mutui alle famiglie italiane». In parole povere è avvenuto da noi l’equivalente di un’esplosione di quelli che in America chiamano i mutui «subprime», cioè destinati a fasce sociali meno ricche, e questo ha aumentato il rischio medio. Alla fine del 2007, dice la Banca d’Italia, «il 3,5% dei mutui aveva registrato un ritardo nel pagamento di una o più rate; l’1,2% era classificato come incagliato, e lo 0,63% era passato a sofferenza». In totale, c’erano problemi per 5,3 mutui su cento. Nel quadriennio in esame è anche aumentato l’importo medio dei mutui: da 125.000 a 138.000 euro. Ma la corsa al mutuo è partita assai prima del 2004: nel periodo tra il 1998 e il 2007 i prestiti alle famiglie per acquisto di abitazioni sono aumentati in Italia mediamente del 17,2% all’anno.

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 47-59

Domenica i negozi resteranno aperti

(Emanuela Minucci)

Alla fine i commercianti hanno vinto la loro battaglia: sabato 1° novembre i negozi dovranno sì restare chiusi, ma, in compenso, domenica 2 novembre potranno liberamente restare aperti in tutto il centro. La novità - che in questi tempi di crisi verrà salutata con soddisfazione da tutti coloro che si trovano dietro ad un bancone - si deve ad una delibera approvata ieri dalla giunta comunale su proposta dell’assessore al Commercio Alessandro Altamura. Il documento prevede la sperimentazione, a partire da subito fino al 30 novembre 2008 e dal 1° marzo al 30 novembre 2009 (in tutto 36 domeniche) del nuovo regime degli orari dei negozi nella zona «a rilevante economia turistica» vale a dire centro più alcune vie di Porta Palazzo e Borgo Dora più i dintorni di piazza Statuto. Ha spiegato, ieri, l’assessore: «L’area di cui si parla è stata individuata, sentite le associazioni di categoria, sulla base dell’esame dei dati relativi ai flussi turistici registrati a Torino negli ultimi cinque anni. Da queste cifre è emerso che il maggior movimento di visitatori avviene proprio - com’è ovvio - nella zona centrale, in cui si concentrano monumenti, palazzi storici, musei e numerose strutture ricettive». I negozianti che hanno un esercizio in questa zona potranno scegliere gli orari d’apertura e di chiusura, rispettando i soli limiti giornalieri di esercizio dell’attività, alla chiusura domenicale e festiva. A chiedere al Comune di realizzare una nuova delibera di questo tipo è stata proprio l’Ascom (e la proposta è stata condivisa anche dalla Confesercenti) dopo essersi vista rispondere picche sull’apertura del 1° novembre. «Ci sembra di aver raggiunto una bella mediazione - ha commentato la presidente dell’Ascom Maria Luisa Coppa - che ci servirà per tenere aperto tutto novembre per poi agganciarci alle aperture straordinarie natalizie». Secondo Altamura, invece, «con questo provvedimento si sostengono i consumi in un momento di congiuntura economica molto delicato».

Help Consumatori.it

Torna la "bussola del risparmiatore", un’iniziativa di Cittadinanzattiva

In occasione dell'annuale Giornata Mondiale del Risparmio, Cittadinanzattiva promuove per il terzo anno consecutivo "la bussola del risparmiatore", la campagna di educazione ai servizi finanziari e tutela del risparmio rivolta agli adulti. Dal 31 ottobre, e per tutto novembre, Cittadinanzattiva assicurerà in 25 città l'apertura di sportelli dedicati alla raccolta delle segnalazioni, la distribuzione di materiale informativo, incontri di informazione gratuiti per i cittadini. "L'iniziativa - commenta il responsabile delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva Giustino Trincia - parte dal presupposto che, al fine di evitare il ripetersi di situazioni come quella dei bond spazzatura non basta che le banche migliorino la trasparenza dei prodotti finanziari e rivedano le politiche di vendita, occorre anche che i risparmiatori acquisiscano le conoscenze di base per assumere scelte di investimento consapevoli e responsabili. Non a caso la nostra campagna di educazione è incentrata sul diretto coinvolgimento di cittadini consapevoli del fatto che ad oggi manca in Italia una politica pubblica in tema di educazione finanziaria di base". Ai partecipanti, verrà distribuita la "piccola guida al risparmio consapevole": oltre 60 tra utili consigli e avvertenze presentate in un linguaggio semplice e diretto, al fine di aiutare i consumatori ad orientarsi nel complicato panorama dei servizi finanziari e a gestire al meglio i propri risparmi. A disposizione dei cittadini anche materiale informativo in merito ai Conti dormienti, all'accordo Abi-Associazione dei consumatori in tema di mutui e per un uso corretto delle carte di pagamento (bancomat, carte di credito, revolving).

 

 

 

 

ADOC in TV

Mercoledì 29 ottobre l'avvocato Bartolomeo Grippo, consulente legale dell'associazione,  parteciperà alla trasmissione di Video gruppo “Orario Continuato”, in onda dalle ore 13:00 alle 14:00. Il confronto fra gli ospiti, tra cui si segnalano anche due esponenti politici, verterà sul vasto tema della telefonia con particolare attenzione alla pericolosa diffusione delle truffe sempre più a discapito dei soggetti più deboli. L’intervento è volto a sollecitare la prevenzione dei raggiri, attraverso una maggiore informazione e condivisione delle esperienze e ad individuare i mezzi indispensabili a reagire correttamente conoscenza dei proprio diritti   

24 ore di sciopero

Avviso sciopero:

venerdì 17 ottobre 2008 si fermeranno bus, tram, metro, aerei e navi per 24 ore. I Cobas e il Sindacato dei lavoratori hanno infatti indetto uno sciopero generale contro le «politiche economiche e sociali del governo Berlusconi». Aerei: sciopero dalle 10 alle 18. Navi: dalle 8 alle 16, trasporto pubblico locale: 24 ore (ma rispetto fasce protette).

15 ottobre 2008

Rassegna stampa

Mercoledì 15 ottobre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "Formaggi, indagano i Nas, la Coop sospende la Galbani" – di Paolo Berizzi – pag. 1-24-25

La Repubblica – "Stretta sugli scioperi nei servizi pubblici" – di Luisa Grion – pag. 26

La Repubblica – "Da oggi tutta la tv sul digitale e in Sardegna è corsa al decoder" – di Aldo Fontanarosa – pag. 31

La Repubblica Torino e Prov. – "La gente si lamenta, inquilini e condomini vogliono stare al caldo" – di Federica Cravero – pag. III

 La Repubblica Torino e Prov. – "Dopo 10 anni è in caduta il prezzo delle case" – di S. P. – pag. VIII

La Stampa – "E il governo lancia la sfida del Grana" – di Vanni Cornero – pag. 6

La Stampa – "L’inflazione fa dietrofront. A settembre il primo calo" – di Flavia Amabile – pag. 24

Free Press

Leggo – "Il caffè al bar è più dolce" – di Giorgio Ursicino – pag. 1-3

La Repubblica

Pag. 1-24-25

Formaggi, indagano i Nas, la Coop sospende la Galbani

(Paolo Berizzi)

PERUGIA - Sulla vicenda dei formaggi avariati alla Galbani indagano i Nas. Il ministero della Salute, infatti, ha disposto un´intensificazione dei controlli. In via cautelativa la Coop ha deciso di ritirare i prodotti Galbani dai propri scaffali. Ma l´azienda si difende: la vicenda risale al 2005 e fu originata dall´errore di un dipendente, da allora sono state prese tutte le misure per evitare il ripetersi di episodi analoghi. Fa una parziale ammissione, Galbani Spa, sul caso dei formaggi scaduti e delle etichette con la data di scadenza contraffatta denunciato da alcuni dipendenti in un esposto alla procura di Perugia. «Si tratta di un episodio accaduto nel 2005 - spiega l´azienda in un comunicato - e circoscritto alla condotta di un dipendente del deposito perugino. Tale fatto - si precisa - è stato prontamente affrontato e risolto mettendo in atto tutte le azioni correttive e avviando gli opportuni procedimenti disciplinari». Sulla vicenda, portata alla luce ieri da Repubblica - nella denuncia i lavoratori dichiarano di essere stati «costretti per anni dai capi del personale, a vendere merce con la data di scadenza contraffatta» - , è subito intervenuto il ministero della Salute. È intollerabile - dice il sottosegretario Francesca Martini - che nel nostro paese proprio nel campo dell´alimentazione si perpetuino ancora truffe che minano le certezze costruite con anni di lavoro in questo campo e l´immagine del nostro paese. Continua - ha aggiunto Martini - la grande sinergia con i Nas e le Regioni per snidare questi reati. Dalla magistratura mi aspetto grande determinazione nell´applicazione delle leggi». Lo stesso ministero ha disposto ispezioni immediate da parte dei Nas e dei veterinari dell´Asl nel deposito Galbani di Perugia. Peraltro, i carabinieri del nucleo antisofisticazioni erano già impegnati in ulteriori accertamenti sulle aziende - Galbani è una di queste - che hanno intrattenuto rapporti commerciali con le ditte coinvolte nell´indagine sulla «truffa dei formaggi» riciclati disposta dalla procura di Cremona e Piacenza e condotta, a partire dal 2006, dalla Guardia di finanza. Intanto la Coop Centro Italia annuncia che «a titolo precauzionale e in attesa di verifiche e controlli, è stato deciso di ritirare dalla vendita tutti i prodotti i Galbani presenti nei punti vendita di Coop Centro Italia». Il caso Galbani ha sollevato una serie di reazioni. Sindacati, politici, associazioni dei consumatori chiedono che sulla vicenda sia subito fatta chiarezza. «Basta coi controlli superficiali - dice Nello Di Nardo, capogruppo al Senato dell´Italia dei Valori - cambiare i cartellini dei prodotti scaduti, fin dall´ingrosso sta diventando una sconcertante consuetudine. Governo e Parlamento non possono stare a guardare». Parla di vergognoso degrado alimentare Elisabetta Zamparutti deputato radicale eletta nelle liste del Pd. Duro anche l´intervento della Flai Cgil: «Galbani dovrà agire per porre fine a queste intollerabili scorrettezze. L´azienda inoltre deve dare delle spiegazioni sul fatto che è da mesi ormai che viene continuamente chiamata in causa nelle inchieste sui prodotti alimentari scaduti». Sul fronte dei consumatori, mentre il Codacons chiede risarcimenti ai cittadini che hanno acquistato i prodotti in questione, Adiconsum - che è pronta a costituirsi parte civile in un eventuale processo - definisce gravissima la denuncia contro Galbani e chiede l´immediato ritiro dei suoi prodotti dagli scaffali. Sul fronte dell´inchiesta delle procure di Cremona e Piacenza sulle truffe dei formaggi avariati, ieri ha chiuso i battenti l´azienda Delia di Monticelli d´Ongina coinvolta nello scandalo. La Delia, di proprietà di uno dei principali indagati e ritenuto la mente del lucroso giro d´affari, non è l´unica azienda nell´occhio del ciclone. Dopo la Tradel di Casalbuttano chiusa subito dopo l´avvio delle indagini della Finanza e l´arresto dei suoi responsabili, anche altre ditte sono sin dall´inizio state coinvolte nella maxi inchiesta che travalica anche i confini italiani.

"Nessun grave danno per la salute ma meglio scegliere prodotti freschi"

(Laura Asnaghi)

Professor Eugenio Del Toma, lei che è il presidente onorario dell´associazione italiana di dietetica e nutrizione, cosa pensa dello scandalo dei formaggi scaduti e riciclati?

«Siamo di fronte a una truffa commerciale che, per fortuna, non fa vittime».

Certo, ma mangiare un formaggio riciclato non è un rischio?

«Io personalmente non consiglierei un formaggio fuso. Perché questi sono formaggi che servono a recuperare scarti di produzione. Si scalda tutto, si fonde e si impacchetta. Ma da un punto di vista nutrizionale hanno un valore uguale a zero e fanno bene solo alle tasche di chi li produce».

Eppure molte mamme pensano che i formaggini facciano bene ai loro bambini.

«È una idea diffusa ma che non corrisponde a verità. E andrebbe fatta chiarezza. I formaggi fusi sono, tra l´altro, più difficili da digerire».

Ma anche agli anziani ricoverati nelle case di riposo o negli ospedali li mangiano spesso.

«Sì, ma è profondamente sbagliato. Con la scusa che hanno difficoltà a masticare, gli danno il formaggino che è molle, si spalma facilmente sul pane. Ma di lì a dire è l´alimento sano per un anziano ne passa».

Quindi meglio i formaggi freschi o stagionati?

«Non c´è dubbio. Quando si fanno acquisti bisogna usare il buon senso. Il parmigiano o il pecorino a denominazione di origine controllata sono sicuramente più nutrienti e sani. In Italia, i formaggi buoni non mancano, abbondano in tutte le regioni e non c´è che l´imbarazzo della scelta. E poi basta pensare che un formaggio fuso è un po´ come una polpetta o un vitel tonné presi al ristorante».

Professore, si spieghi meglio.

«Senza voler fare di ogni erba un fascio, dico che, in generale, ordinare polpette al ristorante può essere un rischio. Perché per fare le polpette si utilizza la carne avanzata, magari proveniente da altre preparazioni. E talvolta non è proprio fresca. Se poi si arriva al vitel tonné l´azzardo è maggiore. Perché la maionese tonnata può coprire anche odori poco gradevoli».

Ma, allora, meglio evitare i formaggi fusi?

«Ribadisco che tutti i formaggi fusi trattati al calore perdono i loro principi nutritivi. Certo, poi una persona è libera di scegliere. Io come nutrizionista sto dalla parte dei formaggi stagionati».

Quindi questi formaggi non sono tossici, ma è meglio stare alla larga.

«Indubbiamente. Anni fa ci fu lo scandalo del vino a metanolo sostanza altamente tossica che fece molte vittime. Ora, la storia è diversa. Si tratta di una truffa commerciale, pensata per far soldi con prodotti di scarto, destinati ad altri usi».

Zaia: distribuiremo ai più poveri 100 mila forme di Parmigiano

PARMA - Circa 100.000 forme di Parmigiano Reggiano saranno acquistate dal governo e destinate agli indigenti: questa la misura più eclatante annunciata dal ministro dell´Agricoltura Luca Zaia per affrontare la grave crisi che sta colpendo il settore produttivo del Parmigiano Reggiano. La misura è stata annunciata nel corso di una visita al Consorzio, a Parma. «Abbiamo deciso innanzitutto di fare questo grande intervento - ha spiegato il ministro - che può avere un valore di circa 25-26 milioni di euro per gli aiuti agli indigenti». Tra le altre misure che verranno approntate, «un tavolo interprofessionale, un grande confronto con la Gdo (grande distribuzione) e una campagna di promozione internazionale».

La Repubblica

Pag. 26

Stretta sugli scioperi nei servizi pubblici

(Luisa Grion)

ROMA - Per proclamarli bisognerà indire un referendum, chi vi aderirà dovrà dirlo chiaro e tondo prima, e le sanzioni le applicherà il prefetto. Arriva la stagione degli scioperi e il governo annuncia una riforma destinata a modificare radicalmente le norme che regolano quelli nei servizi di pubblica utilità. La novità è stata annunciata dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi che ha anticipato l´intenzione dell´esecutivo di varare un disegno di legge delega da sottoporre al Parlamento. Lo scopo, premette, e quello di «prevenire il conflitto attraverso forme di conciliazione e arbitrato» ed «evitare l´annuncio di astensioni dal lavoro che determinino un danno ai servizi di pubblica utilità». Se il tentativo di pacificazione non dovesse però andare a segno le regole cui il governo pensa sono tali da far pensare - a opposizione e sindacato - che si vada incontro ad una lesione stessa del diritto di sciopero garantito dalla Costituzione. Fra i punti fondamentali del disegno di legge annunciato vi sarà l´obbligatorietà di un referendum consultivo e l´adesione individuale all´astensione, per far sì che gli utenti siano informati del reale peso dello sciopero. Cambieranno anche le norme sulla revoca che «per poter evitare la trattenuta - spiega il ministro - dovrà essere adeguatamente anticipata» tranne nel caso in cui non si arrivi all´ultimo momento ad un accordo. L´intervallo fra uno sciopero e l´altro, anticipa Sacconi, dovrà essere «più robusto e garantito»; sarà incentivato lo sciopero virtuale. «Si potrà fare con un fazzoletto al braccio, per cui il lavoratore è in stato di agitazione e perde il salario, però il datore di lavoro paga una congrua cifra per ogni lavoratore che si astiene virtualmente» e le risorse andranno a finire in un fondo solidaristico. Quanto alle sanzioni, visto che oggi sono applicate dal datore di lavoro «che non lo fa mai», Sacconi pensa all´ipotesi di affidare l´incarico al prefetto. Una svolta che il sindacato boccia in toto: «Il governo palesa un tratto illiberale fino al rischio di mettere in discussione il diritto di sciopero ora garantito dalla Costituzione» commenta la Cgil. Il sindacato di Epifani denuncia anche il pericolo «d´introdurre tratti autoritari in un conflitto sociale che invece richiederebbe regole condivise e consenso» e avverte di essere disponibile allo sciopero virtuale, ma che la formula semmai non è piaciuta alle aziende. Stessa linea per il Pd che con Paolo Nerozzi annuncia «profonda contrarietà». Cisl e Ugl chiedono che in materia si apra il confronto. La Uil ricorda che «interventi unilaterali di tipo legislativo non farebbero che accrescere la conflittualità».

La Repubblica

Pag. 31

Da oggi tutta la tv sul digitale e in Sardegna è corsa al decoder

(Aldo Fontanarosa)

ROMA - Da tre giorni, le famiglie di Tortolì o Lanusei (in Ogliasta), quelle di Burcei o Castiadas (nel Sarrabus) cercano decoder come neanche il pane in tempo di guerra. Nel più grande "Sinergy" della zona, ne hanno comprati 400 in meno di 4 ore, ieri. In queste due aree della Sardegna, il decoder digitale terrestre non è più un optional. E´ lo strumento indispensabile per vedere la Rai, La7 oppure Canale 5. Dalla mezzanotte di ieri, infatti, le emittenti storiche e le nuove, le nazionali come le locali, hanno spento i vecchi ripetitori che irradiavano i programmi con la tecnica analogica. Ormai superata. In quelle due zone, da qualche ora, le tv trasmettono solo in digitale terrestre in omaggio al calendario fissato dal ministero per le Comunicazioni. Chi dunque non ha il decoder, oggi vede lo schermo tutto nero. Il popolo dei ritardatari si scatena nell´acquisto dell´ultimora (forte di un ultimo contributo governativo di 50 euro). Il passaggio dalla televisione analogica a quella in digitale terrestre - imperfetto, ma comunque storico - vive un´accelerazione decisiva in queste due aree sudorientali della Sardegna: Ogliastra e Sarrabus. Da oggi, anche Rai Uno sarà visibile nel solo digitale terrestre a Cagliari, a Sulcis Iglesiente e nel Medio Campitano. La conversione al digitale continuerà poi a macchia di leopardo in tutta la Sardegna dove si completerà il 31 ottobre con le zone settentrionali, Sassari, la Gallura. Quindi proseguirà nelle altre regioni italiane. Ultima tappa nel 2012, in Sicilia e Calabria, dice il decreto del governo del 10 settembre. La Sardegna, dunque, è un test per misurare gli intoppi del passaggio. Il ministero e le emittenti hanno messo nel conto tutti i disagi del caso. Anche se la Rai impiegherà una media di 88 ripetitori per ogni suo canale tv e Mediaset 44, capiterà certo che famiglie o interi condomini non vedranno granché. E magari piccoli paesini non saranno subito raggiunti al meglio. Per raccogliere lamentele e insulti, il ministero per le Comunicazioni attiva il numero verde 800.022.000. Mauro Vergari, leader dell´associazione Adiconsum, pronostica che le proteste saranno molto forti. A suo parere, ad esempio, pagheranno tanti soldi quei condomini dotati di antenna centralizzata. Non solo. Vergari accusa il governo di favorire la vendita dei soli decoder in digitale terrestre (dove si vendono anche i canali a pagamento di Mediaset e La7). Mentre la pubblicità istituzionale non chiarisce che anche i decoder satellitari continuano a permettere la visione dei canali di base di Rai, Mediaset e La7, così come la televisione via cavo. Quello sardo è anche un test democratico. Ci sarà maggiore pluralismo in Sardegna con la televisione digitale? Antonio Sassano, superconsulente del governo Prodi e padre del progetto di divisione delle nuove frequenze, spera di sì: «Quando il passaggio sarà completato, i rapporti di forza tra vecchi e nuovi editori tv saranno meno squilibrati e lo Stato tornerà in possesso di 14 frequenze che potrà usare per altri scopi». Più critici sono alcuni esperti che intervengono in queste ore nel forum del sito www.la-rete.net e anche l´associazione Altroconsumo che ha presentato un esposto all´Unione europea. Per Altroconsumo, Mediaset e Rai saranno favorite nell´era del digitale come lo erano in quella analogica. Sdrammatizza Egidio Viggiani, segretario generale del consorzio tra tutte le emittenti Dgtvi: «Dopo lo stop del 2005, portare il digitale in tutta la Sardegna è un piccolo miracolo della buona volontà».

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. III

"La gente si lamenta, inquilini e condomini vogliono stare al caldo"

(Federica Cravero)

«Mi sembra che con 19 gradi in casa faccia un po´ freddino». Agostino Celano, rappresentante provinciale dell´Unai, l´Unione nazionale degli amministratori d´immobili, commenta così la decisione del Comune di abbassare di un grado la temperatura negli uffici pubblici. E, si sa, il tema del riscaldamento è uno dei più dibattuti nelle assemblee di condominio.

Secondo lei gli inquilini sarebbero disposti ad abbassare la temperatura, così come ha pensato di fare il Comune nei suoi uffici?

«Non credo. Per quello che riguarda la mia esperienza la maggior parte delle persone preferisce stare al caldo in casa, anche se c´è da spendere magari cento euro in più all´anno. E poi non so nemmeno se il risparmio sia davvero così consistente».

Di solito che temperatura viene mantenuta nelle abitazioni?

«Generalmente sui 20, 21 gradi, ma anche 22 in certi casi. Ma bisogna tenere conto di una cosa: negli uffici pubblici fa sempre molto caldo perché magari si tengono i termosifoni a 20 gradi, ma passano moltissime persone che ovviamente producono calore. Se pensiamo alle nostre abitazioni, invece, dove in ottanta metri quadrati ci sono al massimo quattro persone, con la stessa temperatura si percepisce molto più freddo. E poi in molte case ci sono appartamenti in cui vivono bambini o persone anziane e non si possono tenere al freddo. Se si abbassano i gradi a 19, allora bisogna tenere accesi i termosifoni per più di 14 ore al giorno. E alla fine è la stessa cosa».

E quale sarebbe un modo per consumare meno?

«L´unico forse è sperare in una stagione dal clima mite, come avviene da un paio di anni a questa parte. In generale tra un inverno rigido e uno più temperato si può risparmiare il 10-15 per cento di energia».

L´interesse degli inquilini è solo economico o c´è anche un´attenzione all´aspetto ambientale?

«La gente è interessata anche alle questioni legate all´ecologia e al rispetto dell´ambiente. Ad esempio si informano molto sui pannelli solari. Però ogni decisione alla fine è frutto di un´attenta riflessione economica. Soprattutto di questi tempi, in cui la crisi inizia a farsi sentire».

La strada del teleriscaldamento è stata intrapresa da molti edifici?

«Decisamente no, sia perché in molti punti della città non ci sono ancora gli allacciamenti, sia perché i costi sono molto alti e alla fine non si sa se davvero c´è un risparmio. Dei condomini che amministro io il 98 per cento è a metano e solo il 2 per cento è alimentato dal teleriscaldamento. Per fortuna, invece, le caldaie a gasolio sono praticamente scomparse».

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. VIII

Dopo 10 anni è in caduta il prezzo delle case

(S. P.)

Non accadeva da dieci anni: nel primo semestre del 2008 il prezzo delle case a Torino è diminuito. Non di molto, cioè del 1,7 per cento rispetto ai primi sei mesi dell´anno scorso, meno del resto delle altre grandi città, dove mediamente chi compra un´abitazione oggi spende il 2,7 per cento in meno del 2007. A dirlo sono i dati presentati ieri dall´Ufficio studi di Tecnocasa, che ha anche messo in evidenza le caratteristiche principali di questi primi sei mesi: diminuzione della domanda, allungamento dei tempi di vendita, aumento dell´offerta, maggiore margine di trattativa tra gli acquirenti. «È una discesa fisiologica dopo tanti anni di salita», ha commentato Gianni Pautasso, team manager della rete di agenzie immobiliare per il Piemonte, la Liguria e la Valle d´Aosta. Insomma, non lo scoppio di una bolla ma l´inizio di una "normalizzazione". Nel capoluogo a tirare meno sono soprattutto gli alloggi più piccoli, soprattutto i bilocali e i trilocali, mentre aumenta sensibilmente la domanda di alloggi con più di quattro stanze. La zona che ha subìto la flessione maggiore è quella di corso Francia e Borgo San Paolo (-3,4 per cento), seguita da Santa Rita e Mirafiori Sud (-2) e dal centro (-1,3). Le case costano (e valgono) meno a Torino, ma anche in quasi tutte le altre province. A subire i cali più marcati sono il Cuneese (-5,5 per cento, l´Alessandrino (-4,4) e il Novarese. Ad Asti e a Vercelli, al contrario, il valore delle abitazioni è salito, rispettivamente dell´1,9 e del 2,5 per cento. E il futuro? Pautasso si attende una risposta positiva proprio per le conseguenze della crisi finanziaria che sta condizionando l´economia mondiale: «Se le Borse recupereranno - ha spiegato il team manager di Tecnocasa - è possibile che molte famiglie venderanno almeno una parte delle loro azioni per tornare a investire nel mattone».

LA STAMPA

Pag. 6

E il governo lancia la sfida del Grana

(Vanni Cornero)

Pane e formaggio? Quasi un lusso. Il caro vita scende, ma il piatto continua a piangere: se l’inflazione di settembre arretra al 3,8% dal 4,1 di agosto i prezzi della pangotta e del piatto di spaghetti restano a livelli record. Per il pane, conti alla mano, l’aumento è dell’8,6% in più sul settembre 2007 e per la pasta addirittura del 24,9%. Un rincaro talmente marcato da far parlare di «scandalo» alla Coldiretti, perchè il prezzo del grano duro, materia prima per la produzione della pasta, stando alle tabelle dell’organizzazione professionale dei coltivatori, è sceso a 28 centesimi al chilo, dimezzando praticamente la quotazione di qualche mese fa. Intanto due prodotti di punta del nostro agroalimentare d’eccellenza, come Parmigiano Reggiano e Grana Padano, sono stati talmente martellati dalla crisi dei consumi interni e internazionali che il governo ha deciso di comprare 200.000 forme dei due firmatissimi formaggi per alleggerire la pressione sui produttori. Il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, chiamato al capezzale dei caseifici padani in difficoltà ha staccato un assegno da 50 milioni di euro: le forme verranno acquistate a prezzi di mercato e saranno poi distribuite agli indigenti da Croce Rossa, Caritas, Banco Alimentare, che ogni anno garantiscono assistenza a oltre due milioni di poveri attraverso 15.000 centri di accoglienza, parrocchie e mense. I Consorzi di Grana Padano e Parmigiano Reggiano si sono impegnati da parte loro ad integrare i quantitativi acquistati dal ministero con una loro donazione. Grazie a questa operazione sarà possibile ottenere gli aiuti comunitari previsti in questi casi, infatti la Commissione Europea eroga a ciascun paese dell'Unione un fondo destinato alla distribuzione di prodotti alimentari per i cittadini sotto la soglia di povertà e nel 2009 l'Italia avrà un budget raddoppiato rispetto ai fondi 66,4 milioni di euro assegnati nel 2008. La crisi di Parmigiano e Grana Padano è stata causata dall’aumento dei costi di produzione e da un marketing poco efficace. Per il Reggiano i prezzi al produttore sono scesi a livelli insufficienti a coprire i costi di caseifici e allevatori, che, al contrario, hanno subito una pesante crescita. Le quotazioni all’origine sono arrivate a 7-7,5 euro al chilo, con un calo di circa il 4,7% negli ultimi mesi che si è aggiunto al 30% già perso dal 2003 al 2007. Una situazione in cui molte aziende che hanno dovuto ricorrere all’indebitamento bancario, sono a rischio di insolvenza per i mancati ricavi dovuti al crollo delle quotazioni. Picchiata alimentata, secondo la Confederazione italiana agricoltori, anche dalla grande distribuzione, «che mantiene i livelli dei listini d’acquisto insostenibilmente di bassi». Pensare che il parmigiano, oltre ad essere il più copiato dall’agropirateria internazionale (solo negli Usa le falsificazioni tolgono il 90% del mercato all’originale made in Italy), è il prodotto alimentare che fa maggiormente gola ai taccheggiatori dei supermercati: in Italia ogni dieci confezioni vendute, una «salta» la barriera della cassa.

LA STAMPA

Pag. 24

L’inflazione fa dietrofront. A settembre il primo calo

(Flavia Amabile)

ROMA - Prima frenata per l’inflazione a settembre: se ad agosto i prezzi erano cresciuti del +4,1%, lo scorso mese il caro-vita segna un +3,8% annuo e, soprattutto, un calo dello 0,3% rispetto a luglio. Pesa la frenata nel comparto energetico e in quello alimentare così che l’inflazione acquisita per il 2008, ovvero il tasso che si otterrebbe se l’indice rimanesse nella restante parte dell’anno allo stesso livello misurato a settembre, è pari al 3,4%. Resta però sostenuta, anche se in calo, l’inflazione sulla spesa quotidiana che aumenta del 5,4% e comprende i generi alimentari ma anche le spese per la casa o la tessera dell’autobus e il cappuccino al bar. Ad agosto era cresciuta del 5,7%. Rallentano un po’ la corsa anche i prezzi di pane e pasta ma continuano a registrare aumenti di forte peso. Per il pane il rincaro è dell’8,6% e per la pasta del 24,9%. La crescita dei prezzi nel mese precedente era rispettivamente del 12,2% e del 25,6%. C’è stato un rallentamento quindi ma per la Coldiretti si tratta pur sempre di aumenti «scandalosi». L’organizzazione calcola che la pasta costa ormai circa 1,6 euro al chilo rispetto ai 28 centesimi del grano duro. Aumenta anche il costo di mandare i figli a scuola. Per la scuola primaria l’aumento è del 4,3%, mentre per l’istruzione secondaria è del 4,1%. A questi aumenti legati alla sola frequenza della scuola (tasse e rette) le famiglie nel mese di settembre hanno aggiunto l’esborso per libri, zainetti e grembiuli. Nel settore dei trasporti aerei a settembre i biglietti costano in media il 26% in più mentre la benzina verde l’11,5% in più. E fra i capitoli che registrano gli aumenti più consistenti c’è anche quello dell’abitazione con un rincaro del 7,7% delle spese per acqua, elettricità e combustibili (+7,7%). Tra le venti città capoluogo di regione gli aumenti tendenziali del prezzi più elevati si sono verificati a Cagliari (+4,2%), Torino (+4%), L’Aquila e Palermo (+3,9% per entrambe); quelli più moderati hanno riguardato le città di Potenza e Bari (per entrambe +3,3%), Perugia e Roma (+3,4%), Reggio Calabria e Bologna (+3,5%). Per il Codacons l’inflazione reale è al 7,8% e alla fine dell’anno la stangata per le famiglie sarà nell’ordine di 1.700 euro. Per Adusbef e Federconsumatori il calo dell’inflazione è legato al crollo dei consumi più che a una vera frenata dei prezzi. Anche per la Confesercenti il problema è nella minore spesa delle famiglie e per questo chiede al governo di intervenire con «misure di alleggerimento fiscale». Se il rallentamento dell’inflazione lascia intravedere un segnale di speranza, il Cerm invita a non farsi ingannare, la tendenza di settembre «non deve illudere» perché «nel nuovo scenario, dovremo farci trovare pronti, sin dai prossimi mesi, a fronteggiare possibili tensioni sui prezzi persistenti e anche crescenti». In particolare, «lo spaccato per tipologia di prodotto continua a vedere in testa generi essenziali ad ampio consumo, come gli alimentari, le utilities e le spese connesse alla casa, i trasporti». Intanto, i bar aderenti alla Fiepet-Confesercenti terranno i prezzi bloccati fino a giugno 2009. Lo ha deciso adottata ieri sera la giunta dell’organizzazione.

LEGGO

Pag. 1-3

Il caffè al bar è più dolce

(Giorgio Ursicino)

Caffè, cappuccino e cornetto a prezzi bloccati nei bar fino a giugno. Ad annunciare l’iniziativa è la Fiepet-Confesercenti, che ha deciso di bloccare i listini per dare un segnale di buona volontà ai clienti: «E’ anche un modo per evitare il calo dei consumi». Arrivano intanto i dati Istat sull’inflazione: a settembre è scesa al 3,8%. Un caffè freddo. Favorire i clienti, a volte, si può. Lo conferma la Confesercenti che ieri ha congelato i listini dei bar fino alla prossima estate, fino a giugno del 2009. «Abbiamo dato indicazione ai nostri esercizi di tenere i listini fermi e siamo convinti che risponderanno adeguatamente - ha spiegato il presidente della Fiepet-Confesercenti Anigoni - Come individuare chi aderisce all’iniziativa? Facile, avranno uno speciale marchio applicato sulle vetrine». L’Associazione ha rivendicato un forte impegno per essere dalla parte dei consumatori: «La nostra è l’ennesima prova di responsabilità, abbiamo sempre cercato di calmierare i prezzi per andare incontro alla clientela e contenere il calo dei consumi. Questo non vuol dire però che dobbiamo metterci nella condizione di chiudere i battenti». Sono intanto arrivati i dati dell’inflazione di settembre e, come era stato anticipato, sono migliori di quelli di agosto. Lo scorso mese, infatti, il caro-vita si è attestato sul 3,8%, in calo rispetto al 4,1%. Se si continuerà con questo trend, l’anno si chiuderà con un 3,4%. Secondo l’Istat a spingere in basso l’indice sono stati soprattutto i prezzi del settore energetico e di quello alimentare, nonostante la pasta sia continuata ad aumentare del 24,9%. «E’ uno scandalo», ha commentato la Coldiretti. Secondo il Codacons l’inflazione reale è al 7,8%.

Finalmente un bell’esempio

(Guglielmo Nappi)

Il pane è più caro, la pasta in un anno vola del 24%, ma il caffè, almeno quello, per 10 mesi sarà meno amaro. Il prezzo, cioè, resterà bloccato. C’è voluto il buon senso di Confesercenti per smuovere dall’immobilità una categoria innamorata delle analisi, ma poco propensa a trovare soluzioni. La speranza ora è che altri seguano l’esempio. Pensiamo, in primis, al settore, onerosissimo per le tasche degli italiani, dell’abbigliamento. L’espresso a prezzo bloccato significa voler dare, in tempi di Borse in burrasca, un’immagine diversa dei commercianti. Che hanno tante ragioni, come i problemi di una filiera cara e costosa, ma anche dei torti. Il Paese è fermo? E’ l’ora di una svolta vera. Anche se l’ora è quella antimeridiana della colazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

16 ottobre 2008

Rassegna stampa

Venerdì 16 ottobre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "Non possono fare shopping da noi, blindate Eni, Enel e Finmeccanica" – di Andrea Greco e Claudio Tito – pag. 3

La Repubblica – "Bankitalia: l’Italia ristagna, consumi giù, reddito al palo" – di Elena Polidori – pag. 6

La Repubblica – "Caso Galbani, dipendenti in procura" – di Paolo Berizzi – pag. 26

La Repubblica – "Parmalat – Citigroup, sprint finale sul processo Usa" – di Ettore Livini – pag. 34

La Repubblica Torino e Prov. – "Ecco il club della futura classe dirigente" – di Paolo Griseri – (al suo interno "Cugini difende i consumatori, Lazzi numero uno a Mirafiori" – di Diego Longhin) pag. I-IX

La Repubblica Torino e Prov. – "Porta Susa, il primo treno a Natale" – di Diego Longhin – pag. XIII

La Stampa – "L’economia ristagna e crollano i consumi" – di Stefano Lepri, Giacomo Galeazzi – pag. 6

La Stampa – "Salvate il soldato Parmigiano" – di Armando Zeni – pag. 26

La Stampa – "Happy hour con cappuccino e brioche" – di Vanni Cornero – pag. 32

La Stampa – "Alitalia, il biglietto costerà 3 euro in più. Via la salva-manager" – pag. 33

La Stampa Torino e Prov. – "Lotta al caro casa con l’housing sociale" – di Marco Castelnuovo – pag. 55-63

La Stampa Torino e Prov – "Acquisti su Internet, boom di truffe, e-bay sotto attacco" – di Massimo Numa – pag. 64

 

La Repubblica

Pag.3

"Non possono fare shopping da noi", blindate Eni, Enel e Finmeccanica

(Andrea Greco e Claudio Tito)

ROMA - «Io, è chiaro, devo pensare alle società pubbliche». Sta per finire la conferenza stampa a Bruxelles, e Silvio Berlusconi si lascia scappare questa frase. Un modo per spiegare che la preoccupazione del governo non può che essere rivolta alle grandi aziende ancora in mano al Tesoro. In pubblico evita con cura di rendere espliciti i nomi dei gruppi sotto assedio. Ma da giorni, il Cavaliere a nessuno nega che i "gioielli" pubblici di Enel, Eni e Finmeccanica potrebbero far gola a molti. A cominciare, appunto, dai «fondi sovrani dei paesi arabi produttori di petrolio».
Del resto non è un caso che già venerdì scorso Berlusconi abbia invitato a comprare azioni dei colossi guidati da Fulvio Conti e Paolo Scaroni: «Il mio era un suggerimento, perché si tratta di titoli sottostimati». Ma anche ieri gli investitori non hanno dato retta, e le tre società sono cadute in Borsa. Così accelerano le ipotesi di modifica alla normativa per rendere quei gruppi meno contendibili. Potrebbe venire attenuata la passivity rule per i manager delle società bersaglio, e dimezzata la soglia di comunicazione al 2%. Il premier teme «speculazioni» proprio sulle «società pubbliche che ancora sono in grado di macinare utili». E non hanno nemmeno l´arma difensiva del patto di sindacato. «Non possiamo permettere – è la parola d´ordine – che si faccia shopping così nel nostro paese». Linea che ricalca la difesa dell´italianità già esibita sui dossier Alitalia e Telecom. Non solo. I timori riguardano anche imprese del tutto private. Oltre a Telecom c´è soprattutto Generali, tenuta sotto osservazione dai rivali francesi. Il 19 settembre scorso, al termine di un cda di Mediobanca, l´imprenditore franco-tunisino Tarak Ben Ammar aveva proprio parlato dei fondi sovrani arabi, annunciando che li avrebbe «invitati in Italia». «Sono entrati in Mercedes – disse – possono lavorare anche in Italia». Ben Ammar è da sempre amico del Cavaliere. Tant´è che dalle parti di Via del Plebiscito da qualche giorno si fa riferimento ai fondi degli Emirati Arabi, del Qatar, di Dubai e del Kuwait. Un anno fa questi scenari "ostili" sulle grandi imprese italiane, pubbliche o no, sembravano impensabili. Ma il quasi dimezzamento del valore di Piazza Affari da gennaio e la mancanza di nuclei azionari forti – a parte lo Stato, che in Eni, Enel e Finmeccanica regge la diga del 30% – ha introdotto un teorico rischio di scalate. Basta guardare prezzi e grafici di alcuni "campioni nazionali" da gennaio. Eni ha perso il 40% e vale ormai 60 miliardi di euro, Enel ne vale 32,8, il 35% in meno, Finmeccanica ha perso il 36% e vale 6 miliardi. Tra i gruppi privati, con soci ancor più frammentati, Generali è scesa in 10 mesi del 30% e capitalizza 30 miliardi, Unicredit ha perso il 56% e ne vale 33, quanto a Telecom, dopo un tonfo del 60%, "costa" solo 15 miliardi. Se è vero che i miliardi, a differenza degli anni passati, non sono più noccioline, è anche vero che con una manciata di miliardi chiunque può diventare socio di riferimento al 29,9% di una blue chip italiana. Senza bisogno di lanciare l´Opa.

La Repubblica

Pag. 6

Bankitalia: l’Italia ristagna, consumi giù, reddito al palo

(Elena Polidori)

ROMA - La Banca d´Italia comincia a valutare gli effetti della crisi finanziaria sull´economia nazionale. E dunque: il Pil ristagna, i consumi sono fermi, la produzione industriale cala, il risanamento di bilancio è in bilico, gli investimenti si riducono, le condizioni del credito si irrigidiscono, le famiglie soffrono. Da inizio anno la Borsa ha perso il 47%. Subito il leader Cgil, Guglielmo Epifani chiede un «tavolo» sull´economia reale.
La crisi morde, il paese è in affanno. Gli esperti del governatore Mario Draghi, in buona sostanza, si rifanno alle analisi dei principali osservatori stranieri sui contraccolpi delle turbolenze, ultime quelle del Fmi. Gli interventi di sostegno alla stabilità globale del sistema sono stati «ingenti e coordinati», in Italia e nel resto del mondo. Tuttavia le ferite sono profonde, ovunque. Se si escludono segnali di rallentamento dell´inflazione, per il resto, molti segni meno compaiono davanti agli indicatori nazionali. Il Pil, già sceso dello 0,3% nel secondo trimestre annullando «quasi per intero» i progressi d´inizio anno, ora prospetta «un sostanziale ristagno anche per il resto del 2008». Per il 2009 non ci sono stime, ma si rimanda al Fmi che prevede una crescita sotto zero quest´anno e il prossimo, salvo risalire se le misure anti-crisi avranno effetto. Sempre nel secondo trimestre: i consumi scendono dello 0,2%, (nei sei mesi -0,3%), gli investimenti fissi lordi dello 0,2, l´export dello 0,7, la produzione industriale cala in estate e a settembre accusa un meno 1%. Tra famiglie e imprese, il pessimo è «diffuso» e si colloca «sui valori più bassi degli ultimi dieci anni»; per il 2009 emergono «segnali di ulteriore ridimensionamento dei piani di investimento dell´industria», specie nelle costruzioni. La produttività «è tornata a ridursi», il costo unitario del lavoro è salito del 5,1% per il totale dell´economia (3,9 in precedenza) ed è rimasto stabile al 4,5% nell´industria; la dinamica del costo del lavoro per unità di prodotto è cresciuta in entrambe i settori (rispettivamente, 6,1 e 5,2).
Le famiglie sono in difficoltà. La spesa per consumi è scesa dello 0,3% nei primi sei mesi, il reddito disponibile è cresciuto di un «modesto 0,5%». L´aumento del reddito nominale dovuto ad alcuni rinnovi contrattuali non si è tradotto in un migliore potere d´acquisto per i rincari dei prezzi al consumo. La crisi rende più caute le decisioni di spesa, stimola il risparmio. Pur restando tra le meno indebitate, le famiglie pagano più l´onere del debito per via del caro denaro. Nei 12 mesi fino a giugno queste spese hanno toccato l´8,2% del reddito disponibile (più 1%). L´occupazione cresce, (femminile, straniera e con contratti a termine o part-time), ma le difficoltà congiunturali «sono evidenti nel numero di persone, in aumento, che hanno perso il lavoro tra quelle in cerca di occupazione, specie nel centro-nord». Poco rosee le previsioni per i conti pubblici. L´obiettivo di un deficit 2009 al 2,1% «potrà essere ostacolato dal deterioramento del quadro macroeconomico». In 9 mesi, le entrate sono cresciute (3,2%) solo per «fattori straordinari» come l´abolizione dell´acconto dei concessionari della riscossione

La Repubblica

Pag. 26

Caso Galbani, dipendenti in procura

Il racconto: per 5 anni costretti a "truccare" i formaggi scaduti

(Paolo Berizzi)

DAL NOSTRO INVIATO

PERUGIA - «Vuole sapere cosa succedeva là dentro? Cosa ci obbligavano a fare? Allora, i piazzisti ogni giorno, dalle 13 alle 14.30, ordinano la merce, alla piattaforma, per il giorno dopo. Quando la merce, ordinata, arrivava scaduta o con scadenza cortissima - cosa che accadeva abitualmente - chiedevamo ai capi di poterla scaricare e rimandarla indietro come merce non vendibile. Ma questo ci è stato sempre impedito. Ci dicevano: «Dovete venderla, in qualsiasi modo. Arrangiatevi». Noi sapevamo cosa voleva dire. Voleva dire che si cancellava la data di scadenza e se ne metteva una nuova. Così è andata dal 2000 al 2005. Fino a quando ci siamo ribellati. Non si poteva andare avanti così. Era immorale, criminale. Tutti noi eravamo contrari perché abbiamo una coscienza. Abbiamo lottato per cambiarlo, ma l´azienda è sempre stata sorda».
Le sei e mezzo del pomeriggio. Il venditore Galbani è appena uscito dalla caserma dei Nas di Perugia. Un lungo interrogatorio con i carabinieri dell´Antisofisticazione che - dopo l´esposto contro l´azienda presentato in Procura da alcuni dipendenti - ora indagano sulla vicenda. Dopo di lui è il turno di altri due lavoratori. Sono loro che hanno sollevato il coperchio sulle presunte contraffazioni operate all´interno del deposito perugino di Galbani. Loro hanno messo a disposizione degli investigatori una documentazione fatta di fatture, fotografie, e-mail, registrazioni audio. Tutte datate 2005, periodo al quale Galbani ha confinato - ammettendolo - l´esistenza di un caso di contraffazione al quale però l´azienda dice di aver posto rimedio. Ai Nas i dipendenti hanno spiegato che non si è trattato di un singolo episodio quanto piuttosto di un sistema.
Come si sentivano allora e come si sentono oggi, i venditori Galbani, lo raccontano a «Repubblica», chiedendo di proteggere - almeno per ora - la loro identità. Dice uno: «Eravamo scioccati perché quella merce andata a male poteva essere consumata dal bambino o dalla persona anziana». Aggiunge un altro, un decano dell´azienda: «Lo sapevano tutti come andavano le cose. Se ne parlava, si litigava ogni volta coi capi. Le faccio un esempio. Estate 2004. Il direttore ci dice: domani arriva un grosso quantitativo di gorgonzola. Parte è scaduto, dell´altro ha una scadenza cortissima. Bisogna venderlo in qualsiasi modo». I carabinieri potrebbero presto sentire anche un ex ispettore amministrativo della Galbani. Un detective aziendale che, nel 2005, compilò e consegnò all´azienda una serie di relazioni. «Ora lavoro in un´altra azienda - dice l´ispettore - non mi faccia entrare nel merito. Dico solo che in quei rapporti c´è tutto». Per oggi i dirigenti della sede perugina della Galbani sono stati convocati d´urgenza dai vertici dell´azienda a Milano, per fare il punto sulla situazione. Coop Centro Italia, intanto, ha rimesso sugli scaffali dei propri punti vendita i prodotti Galbani ritirati l´altro giorno a scopo precauzionale. La catena di supermercati ha precisato che la decisione è stata presa perché nessun prodotto è risultato provenire dal deposito Galbani di Perugia.

La Repubblica

Pag. 34

Parmalat – Citigroup, sprint finale sul processo Usa

(Ettore Livini)

MILANO - Il braccio di ferro giudiziario tra Parmalat e Citigroup, snodo cruciale delle cause di Enrico Bondi, è a un passo della conclusione. I giurati del processo Usa in cui Collecchio ha chiesto 2,2 miliardi di danni al colosso americano entrano oggi in camera di consiglio. Ed entro tre-quattro giorni, secondo gli esperti, potrebbe arrivare una decisione fondamentale per il futuro del gruppo emiliano. Non saranno però gli unici ad avere il week-end rovinato: i legali delle due parti stanno lavorando in queste ore per capire se è ancora possibile raggiungere un accordo transattivo prima dell´annuncio della sentenza. Citigroup teme una condanna che potrebbe aver pesanti ripercussioni dal punto di vista patrimoniale mentre Bondi, in caso di assoluzione della banca statunitense, rischia di veder diminuire le speranze di ricavare risarcimenti milionari dalle altri controparti a stelle e strisce come Bank of America e Standard & Poor´s. Nei giorni scorsi, tra l´altro, i legali di Parmalat al processo di Milano hanno attaccato pesantemente i dipendenti Bofa coinvolti nel crac, ma hanno evitato di avanzare richieste di danni, un altro segnale, secondo fonti legali, di possibile trattative per un´eventuale transazione. Ieri i titoli del gruppo hanno chiuso a Piazza Affari controtendenza in lieve rialzo. Sforzi diplomatici a parte, però, le ultime battute del processo del New Jersey sono state al calor bianco. Citigroup ha ribadito la sua totale estraneità ai fatti: «È chiaro che Calisto Tanzi e Fausto Tonna hanno messo assieme una frode di grandi dimensioni � ha detto Theodore Wells, l´avvocato della banca � ma Citigroup è stata una vittima, truffata dai manager». «Il castello di carta messo in piedi da Tanzi sarebbe caduto molto prima se Citigroup non avesse procurato liquidità e avesse messo a punto false comunicazioni finanziarie», ha risposto Steven Madison, legale di Collecchio. La banca americana ha perso nel crac 699 milioni di dollari e ne chiede tra l´altro la restituzione di 369. Il fronte giudiziario Usa (a parte qualche contenzioso ancora aperto in Italia) è l´ultimo grande capitolo da chiudere per calare del tutto il sipario � al punto di vista industriale � sul crac di Collecchio. La valanga di accordi extra-giudiziali degli ultimi anni (Parmalat è stata assistita da Giuseppe Lombardi, presidente dello studio legale Lombardi Molinari e associati) ha portato nelle casse del gruppo quasi 1,3 miliardi di liquidità.

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. I-IX

Ecco il club della futura classe dirigente

(Paolo Griseri)

Riuniti sotto i capannoni delle vecchie officine ferroviarie alla ricerca della classe dirigente che verrà. Quella dei trentenni di oggi che scalpitano tra i vagoni del primo Novecento, vestito blu scuro, camicia chiara e cravatta nera. Che ascoltano un profeta della meritocrazia come il professor Roger Abravanel (già Mc Kinsey), un prodotto indigeno come Luca Ricolfi e il top della classe dirigente torinese, il sindaco Sergio Chiamparino. Tutti accorsi a battezzare la nascita di NewTo, il club dei futuri signori della città, quelli che dovranno decidere le scelte strategiche nella Torino del 2020. Club esclusivo dove, garantisce Luca Savarino, uno dei sette fondatori, si entra in base al merito e non alla conoscenza. Ecco dunque comparire un sito (www.newto.eu, cui si affiancherà preso la versione italiana «.it»), un questionario e un gruppo di studiosi al di sopra delle parti in grado di stabilire se gli aspiranti membri del sodalizio hanno le caratteristiche per entrare nel club e partecipare in modo stabile alla sua attività.
L´intenzione, apprezzabile, è quella di evitare che in futuro il gruppo dei potenti sia scelto in base a legami di parentela, a conoscenze che risalgono agli anni del liceo, ad amicizie nate sui campi da sci nelle feste di Natale. Tentativo generoso quanto inevitabilmente destinato al fallimento perché, come dirà a un certo punto Chiamparino, «è illusorio pensare di creare una situazione asettica con una selezione scientifica della classe dirigente senza che entri in gioco la soggettività di ciascuno».
Assiste alla discussione un buon gruppo di ragazzi ed ex giovani. Il professor Abravanel elogia Torino, «la città italiana che più delle altre è in grado di selezionare in base al merito». E sostiene che invece il nostro paese è quello dell´Occidente dove massima è la distanza tra ceti sociali e minima è la mobilità tra un ceto e l´altro. Una situazione da caste indiane mentre sarebbe necessario, osserva Ricolfi, selezionare rompendo gli schemi: «Spesso - dice il professore torinese - sono più dotate le donne che arrivano dalla provincia rispetto ai maschi urbanizzati. Ma spesso sono i secondi a spuntarla perché le prime hanno scarsa autostima». Così le casalinghe rimarranno a Voghera e i ‘bamboccioni´ della collina occuperanno le cattedre universitarie. Nella serata tra i vagoni ferroviari, in tanto discutere sui criteri di selezione dei futuri dirigenti, manca un cenno all´altro corno del problema: i manager di domani che cosa governeranno? Quale città, quali gruppi di interessi rappresenteranno? La questione non pare secondaria a meno di non immaginare di creare una classe dirigente buona per tutte le stagioni. L´unico richiamo alla cruda realtà viene da Chiamparino: «La conquista del potere - avverte il sindaco - non avviene per gentile concessione di chi lo detiene ma al termine di una lotta tra interessi contrapposti. Ed è quella lotta a forgiare le nuove classi dirigenti».

Cugini difende i consumatori, Lazzi numero uno a Mirafiiori

(Diego Longhin)

Anche sul fronte delle associazioni non mancano i giovani che occupano posizioni di rilievo. L´esempio lampante è Silvia Cugini, 30 anni, da cinque alla guida dell´Adoc, una delle principale sigle del mondo dei consumatori. Più difficile trovare giovani leve alla guida di sindacati. Vi sono, però, alcune eccezioni. Ad esempio la Cgil di Moncalieri è gestita da Mimmo La Cava, 33 anni, mentre nella segreteria degli edili torinesi della Cgil siede Stefania Barattini, 38 anni. In Fiom le Carrozzerie di Mirafiori, sono gestite da Edi Lazzi, under 38. In Cisl due esempi: Tiziana Mascarello, 35 anni, dirigente della Fim di Cuneo e Luca Caretti, numero uno a Verbania, 38 anni. Nella Uil spicca Marco Mascarella, nella segreteria della Uilm torinese, 36 anni e Franco Bassignana, nella segreteria regionale della Uilcem, 36 anni, ex Pirelli.

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. XIII

Porta Susa, il primo treno a Natale

Apre una coppia di binari, ma la nuova stazione solo nel 2011

(Diego Longhin)

A metà dicembre i primi treni si fermeranno nella nuova stazione di Porta Susa. L´opera sarà completa tra la fine del 2010 e l´inizio del 2011, in tempo per i festeggiamenti dei 150 anni dell´Unità d´Italia, ma una coppia di binari entrerà in funzione in largo anticipo per permettere il completamento del passante ferroviario. E i primi a vedere e ad usare una parte della nuova Porta Susa, che diventerà la principale stazione di Torino, saranno i pendolari. È previsto, infatti, che con l´entrata in vigore del nuovo orario invernale, a metà dicembre 2008, il primo convoglio che arriverà sarà il Torino-Chieri. Linea gestita da Gtt, spostata per il momento a Porta Nuova per permettere la realizzazione dei lavori sui binari. Al Torino-Chieri seguiranno gli altri treni nel corso del 2009. I passeggeri che si fermeranno sottoterra useranno le uscite provvisorie realizzate dalle Ferrovie per arrivare in corso Inghilterra. Da qui ci saranno passerelle per arrivare all´attuale stazione di Porta Susa e a piazza XVIII Dicembre, dove c´è la metropolitana. La fermata della linea 1 in corrispondenza della nuova stazione ferroviaria verrà inaugurata nel 2011, insieme con il terminal passeggeri del complesso che Ferrovie sta realizzando. Una galleria in acciaio e vetro lunga 385 metri, larga 30, con un´altezza variabile rispetto alla strada tra i 13 ed i 19 metri, caratterizza l´immagine urbana del nuovo fabbricato viaggiatori. L´assessore ai Trasporti della giunta Chiamparino, Maria Grazia Sestero, insieme con il presidente dell´Agenzia per la mobilità metropolitana, Giovanni Nigro, e ai tecnici di Rfi, ha visitato tutto il passante per rendersi conto dell´avanzamento dei lavori. «Sono molto avanti - spiega - a partire da dicembre i treni viaggeranno in sotterranea nella canna ovest per permettere di sotterrare i binari ancora in superficie e completare la canna est. La nuova stazione di Porta Susa entrerà in funzione in maniera provvisoria».
Quando sarà completata, Porta Susa diventerà il nodo del trasporto torinese. Tutti i treni, da quelli internazionali, passando per l´alta velocità, fino ai mezzi della futuro servizio metropolitano, faranno sosta nel nuovo complesso, polo di interscambio anche con la metropolitana, i bus e i tram di Gtt. «Sta prendendo forma il nuovo sistema di trasporto - spiega Nigro - uno dei perni sarà la ferrovia metropolitana che collegherà la città e l´hinterland». Durante la visita di ieri mattina l´assessore Sestero e il presidente Nigro hanno visitato le stazioni Zapata e Dora, punti dove si fermeranno i treni del servizio metropolitano che toccheranno anche le stazioni Lingotto, Rebaudengo e Stura. Il servizio è stato presentato dall´Agenzia anche ai singoli presidenti delle circoscrizioni

LA STAMPA

Pag. 6

"L’economia ristagna e crollano i consumi"

(Stefano Lepri)

ROMA - La recessione ormai c’è. Quest’anno i consumi delle famiglie italiane probabilmente diminuiranno, per la prima volta dal 1993. Appaiono i primi segni di un calo dei posti di lavoro. Le imprese trovano sempre più difficile ottenere credito. E la ripresa, quando verrà? La Banca d’Italia non fa previsioni proprie, la Confindustria la rinvia al 2010. Cercare di vedere nel futuro è più difficile del solito. Gli auspici non sono buoni. Il Bollettino economico trimestrale della Banca d’Italia, uscito ieri, avverte che tra le persone in cerca di occupazione è «in forte crescita», specie nel Centro-Nord, il «numero di coloro che hanno perso recentemente il posto di lavoro». Nella sola industria, informa il Centro studi della Confindustria, il calo è già in atto, e si stima che tra quest’anno e il prossimo scompariranno due impieghi ogni cento. Tutti gli indicatori danno segno negativo: «I consumi si contraggono e l’indebitamento delle famiglie cresce», «gli investimenti delle imprese si riducono», «le condizioni di offerta del credito bancario si irrigidiscono» secondo la Banca d’Italia. Nel terzo trimestre 2008 la produzione industriale è diminuita di circa lo 0,5%, il prodotto interno lordo è su una linea di ristagno, attorno allo zero. Anche l’economista Mario Deaglio non crede a una ripresa nel 2009, ma sostiene che l’Italia se la caverà meno peggio di altri Paesi. Chiede un incontro urgente al governo il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani: «fenomeni che avevamo già registrato, di cassa integrazione che si allarga, di precari che perdono quel po’ di lavoro che hanno e della disoccupazione che cresce, possono diventare una costante dei prossimi mesi e del prossimo anno e mezzo». I provvedimenti urgenti del governo per la crisi finanziaria, in sostanza approvati anche dal Partito democratico, secondo la Banca d’Italia non avranno grandi effetti negativi sui conti pubblici. Ovvero, «la garanzia statale sulle passività delle banche accrescerebbe la spesa solo nella misura in cui fosse effettivamente utilizzata»; eventuali interventi di ricapitalizzazione delle banche, pur conteggiati nel fabbisogno finanziario del Tesoro, non inciderebbero sul deficit «modello Maastricht».Sulla finanza pubblica influirà però il cattivo andamento dell’economia. Nel 2009, si legge nel Bollettino della Banca d’Italia, il raggiungimento dell’obiettivo fissato dal governo, deficit al 2,1% del prodotto lordo, «potrebbe essere ostacolato da un tasso di crescita dell’economia più basso di quello sottostante le stime della Relazione previsionale (+0,5 per cento)». I numeri mancano; ma se avesse ragione la Confindustria a prevedere per il 2009 il prodotto lordo invece in calo dello 0,5%, il deficit 2009 potrebbe facilmente raggiungere il 2,5-2,6%. Poco male, visto che in ogni caso l’Europa sarà tollerante sul rispetto del «Patto di stabilità» (deficit non sopra il 3%). Un dato che la Banca d’Italia fornisce in modo neutro, «gli incassi dell’Iva sono rimasti sostanzialmente stabili» potrebbe dare nuova linfa alla recente polemica tra governo e opposizione. Nei primi 9 mesi del 2008, il gettito Iva è cresciuto dello 0,6% appena. Considerando che l’Iva si calcola sui prezzi, con una inflazione al 4%, anche tenendo conto del calo dei consumi quel +0,6% rappresenta un calo. Da parte sua, la Confindustria prevede per il 2009 un secondo anno consecutivo di calo dei consumi, più marcato anzi, a -0,6%. La causa non starebbe in una riduzione dei redditi, ma in un massiccio rinvio degli acquisti a causa dell’incertezza. Anche le imprese rinviano gli investimenti.

La Caritas: rischio povertà per 15 milioni

(Giacomo Galeazzi)

CITTÀ DEL VATICANO - In 15 milioni a rischio nel 2008. La Caritas lancia l’allarme-povertà: «Da dieci anni le misure prese in Italia sono le meno efficaci in Europa». Ben 7,5 milioni di persone, il 13% della popolazione, sono sotto la soglia di povertà, costrette a sopravvivere con meno di 500-600 euro al mese. Altrettanti sono i «quasi poveri», cioè quelli che sono sopra la soglia per un soffio. «Complessivamente rientrano nelle due categorie di indigenti 15 milioni di persone», denuncia il braccio sociale della Chiesa. Sono soprattutto le persone non autosufficienti e le famiglie con figli, e quelle che vivono al Sud, a finire in questa situazione. In Italia risulta povero il 30,2% delle famiglie con 3 o più figli e quasi la metà di queste famiglie vive nel Mezzogiorno. Al Nord invece aumenta l’incidenza degli anziani non autosufficienti poveri, l’8% della popolazione, in aumento rispetto al 5% di un anno prima. Alla base del problema, spiega il rapporto, una scarsa efficacia delle politiche di sostegno. In Italia gli interventi riducono il numero dei poveri solo del 4%. In Svezia, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi, Germania e Irlanda lo abbattono del 50%. Peggio di noi fa solo la Grecia. Il motivo, dice il dossier, è semplice: mentre da noi si spende di più in sostegni al reddito, negli altri paesi le risorse sono impiegate maggiormente nei servizi. L’Italia è al di sotto della spesa media per la protezione sociale. Spesa che in realtà aumenta, ma solo per via della previdenza. «Il governo affronti l’emergenza-povertà, serve una riflessione urgente», raccomanda al Sinodo dei Vescovi, il cardinale Angelo Scola, patriarca ciellino di Venezia. Nel 2007 le istituzioni pubbliche hanno erogato prestazioni a fini sociali per poco meno di 367 miliardi di euro: il 66,3% (pari a 243 miliardi di euro) era destinato alle pensioni (+5,2% rispetto all’anno precedente). La spesa per la previdenza incide sul Pil per il 15,8% (15,6% nel 2006), quella per la sanità per il 6,2% (6,4% nel 2006), e quella per l’assistenza sociale per l’1,9% (lo stesso valore del 2006). Il quadro a tinte fosche fornito dal rapporto ha scatenato subito polemiche. «Checché ne dica Berlusconi - attacca il segretario del Pd, Walter Veltroni- già oggi nelle famiglie c’è una riduzione dei consumi e le piccole e medie imprese sono in difficoltà: questa si chiama recessione, la bestia più brutta per un paese. Bisogna aiutare la ripresa non solo le banche, il problema riguarda anche la classe media». Il leader del centrosinistra «sfida il governo a dare risposte su salari, stipendi e pensioni, affrontando l’emergenza con consigli dei ministri urgenti e riunioni anche di sabato e domenica». Pronta la risposta del Pdl: Antonio Leone, vicepresidente della Camera dei deputati invita Veltroni a lasciar «perdere le sfide» e preoccuparsi «di salvare la sua leadership, se ci riesce». Per il segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero «i dati Caritas sono una vergogna nazionale e uno schiaffo al governo che pensa solo alle banche». E Savino Pezzotta dell’Udc chiede all’esecutivo di cambiare la finanziaria: «La povertà è una priorità che richiede un piano di contrasto adeguato. La mancanza di denaro è una scusa, le risorse si possono trovare». Per Livia Turco (Pd) servono «interventi a favore dei redditi bassi», mentre il presidente del Lazio, Piero Marrazzo, attira l’attenzione sulla sua regione: «Il 44% dei residenti sta arrancando sotto il profilo economico e sociale. Entro pochi mesi vivremo una crisi dell’economia reale e consegneremo ai figli una società che arretra».

LA STAMPA

Pag. 26

Salvate il soldato Parmigiano

(Armando Zeni)

REGGIO EMILIA - Per un attimo, sembra di essere tornati indietro nel tempo, Anni 50 per intenderci, quelli della Brescello degli eterni litiganti, don Camillo e Peppone. Tutto coincide, il nome: Sociale don Camillo, l’ambiente: un piccolo caseificio d’antan che produce solo ed esclusivamente 10 forme di Parmigiano reggiano al giorno, prodotto raro del latte di 200 mucche. Ma è una sensazione di breve durata, quanto basta per accorgersi che del passato che fu qui a nessuno importa e che, semmai, a interessare sono i problemi del presente e del futuro con la crisi, difficile, pesante, del Parmigiano che chi lo produce non riesce a vendere a più di 7 euro, 7 euro e 50 quando va bene, contro i 7-8 euro di costo di produzione. Ricavi zero, fatica tanta. «Come si fa ad andare avanti», sbuffa Giuseppe, che in realtà non si chiama Giuseppe, perchè è albanese e il suo nome, dice, è troppo difficile per farlo capire da queste parti. Sono tanti gli albanesi che lavorano nei caselli - come qui chiamano i caseifici - che hanno sostituito da qualche anno i nordafricani «meno affidabili», dicono, un po’ come nelle stalle, a mungere mucche, gli indiani hanno sostituito marocchini e magrebini. Anche loro, come i sindacalisti della Flai-Cgil, sono preoccupati dall’aria che tira e delle minacce all’orizzonte: cento aziende casearie, tutte gravitanti attorno alla produzione di Parmigiano, che rischiano di chiudere, una tegola in un momento economico che anche da queste parti, nella ricca Emilia, non è dei migliori. «Se cede l’apporto del Parmigiano, addio lavoro», sintetizza Mirko Pellati, anni di sindacalismo alle spalle e che di chiusure di latterie sociali, accorpamenti di aziende, concentrazioni, confessa d’averne viste troppe. Nemmeno la promessa del ministro per le Politiche Agricole Luca Zaia di far acquisire 100 mila forme di Parmigiano (e 100 mila di Grana padano) dall’Agea per contrastare il calo dei prezzi, al di là dei consensi ufficiali, sembra aver entusiasmato più di tanti gli uomini del Parmigiano. Meglio che niente, certo. Ma il rischio che tra un anno, forse meno, l’effetto placebo dell’acquisto di Stato del formaggio più amato dagli italiani sia esaurito e che ci si trovi punto e a capo, costi ancor più alti per via del gasolio che cresce e dei mangimi che raddoppiano, e ricavi insufficienti, è eventualità che accomuna tanti, dai piccoli caseifici ai grandi venditori. Il fatto è, ammette Giuseppe Alai, presidente del Consorzio tutela del Parmigiano reggiano, che o si trova il modo gli strumenti per un’integrazione commerciale, per concentrare l’offerta, o ci penserà il mercato a farlo estromettendo i più deboli. Del resto, bastano i dati a descrivere l’inesorabile decimazione: 20 anni fa erano 1800 i caseifici che producevano Parmigiano, oggi sono sì e no 400. «Non abbiamo mai dato peso all’aspetto commerciale», confessano persino alle Latterie reggiane, bastione rosso della Legacoop di Reggio. Ma è solo il primo di un ritornello che paradossalmente unisce ex avversari di fede politica e credo economico. Anni a gioire dell’inevitabile boom nel Belpaese e fuori confine, a pompare quote di produzione per poi finire ostaggi della grande distribuzione, dove finisce l’80% della produzione, che ha la forza e i numeri per imporre prezzi e condizionare scelte di mercato. Ecco perchè serve «il salto di qualità», come lo definisce Alai: bene la tutela della qualità («su cui terremo fermo»), bene il vantarsi d’essere l’unico formaggio senza un solo additivo («mai usati conservanti noi»), ma adesso, oltre a farlo bene il Parmigiano, serve anche venderlo meglio. Tocca ripensare il look, preoccuparsi del marketing e non solo delle imitazioni del finto Parmesan, piaga comunque sempre aperta, bisogna immaginare aziende di produzioni diverse, artigiane nel cuore, manageriali nella mente. «Dobbiamo pensare a un percorso condiviso per avere più potere sul mercato», traduce Alai: ci vuole, spiega, «coesione tra i produttori per programmare la produzione ma anche per individuare a chi venderla». Insomma, sciogliere le catene che legano la sopravvivenza del Parmigiano ai supermercati che lo usano come prodotto civetta, con offerte a 13, 14 euro al chilo, per attirare clienti: «Il 48,8% delle vendite in Italia avvengono sotto costo, non siamo panettoni», protesta Alai. Certo, indietro non si torna e i supermercati servono. Lo sa bene anche Silvano Mercati, una vita da casaro al Caseifico di Gavasseto - tra Reggio e Modena - che sogna di riuscire tutti insieme a imporre un prezzo minimo («Facciamo 10 euro e 50 al chilo»). Ma prima, spiega, tocca fare autocritica, inutile girarci attorno: «Siamo allevatori cresciuti con sani principi ma poca managerialità, tocca a noi cambiare, il mondo non si fermerà ad aspettarci».

LA STAMPA

Pag. 32

Happy hour con cappuccino e brioche

(Vanni Cornero)

L’«happy hour» si sposta dall’aperitivo alla colazione: il lunedì tra le 6 e le 8 di mattina nei bar che risponderanno all’appello della Fipe cappuccino e brioche si serviranno con lo sconto. E’una delle iniziative, su base volontaria, che la Federazione italiana dei pubblici esercizi, legata a Confcommercio, affianca al blocco dei prezzi per quattro mesi, la misura più decisa scelta per contribuire a mettere un freno al caro vita. Ma il congelamento dei listini che scatterà il 1°novembre, approvato dal 62 per cento delle associazioni territoriali aderenti alla Fipe, ha anche lo scopo di frenare l’emorragia di clienti dai bar, sempre più grave con il peggiorare della crisi economica. Così, sotto lo slogan «Un prezzo da amico» i baristi italiani corrono ai ripari: con lo stop ai listini e l’«happy monday» per la colazione che inaugura la settimana il pacchetto degli interventi volontari anti-inflazione prevede riduzioni di 20 centesimi sul prezzo delle bevande gassate, del menù fisso di mezzogiorno e (su proposta personale del garante dei prezzi, Antonio Lirosi) cono gelato ad un euro. «Vogliamo mobilitare i bar - ha detto il presidente dalla Fipe, Enrico Stoppani - sulle due grandi emergenze del paese: recessione e calo dei consumi. Siamo convinti che in questo particolare momento il prezzo possa e debba esercitare una funzione importante di stimolo della domanda e di conseguenza della crescita». Naturalmente la federazione non può imporre nulla, ma, esercitando una «moral suasion», conta di trovare vasto seguito operativo tra i suoi tesserati, consci che nei locali italiani c’è stata una flessione di presenze del 41,5% e che i clienti rimasti hanno abbattuto del 25% le spese per i loro, sinora, abituali consumi. Il centro studi della Fipe si occuperà di monitorare la campagna per tutto il periodo. «È evidente che questa iniziativa non basterà da sola a risollevare le sorti dell’economia - aggiunge Stoppani - tuttavia ci siamo posti il problema di fare qualcosa per offrire un pò di serenità ad un consumatore che, tra annunci drammatici e una politica ancora convalescente sta sempre più modificando in senso restrittivo i propri comportamenti di acquisto». L’iniziativa è stata caldamente approvata da «Mister prezzi», Antonio Lirosi, che ha rilanciato augurandosi di arrivare a risultati altrettanto validi con l’industria moltoria e i pastai per far scendere più rapidamente il prezzo degli spaghettidopo il calo di quello del grano. Ma il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, avverte che, secondo lui «Per far riprendere i consumi non basta più bloccare i prezzi, ma occorre una riduzione generalizzata dei listini di almeno il 10%». Anche la Coldiretti va all’attacco, denunciando distorsioni dei prezzi dal campo al consumo di cui il commercio è il primo beneficiario: «Solo un centesimo del prezzo pagato dai consumatori per l’acquisto del cornetto al bar è da imputare al costo del grano che, peraltro, si è ridotto di un terzo rispetto allo scorso anno», sostiene l’organizzazione agricola e aggiunge: «lo stesso prezzo del latte alla stalla oscilli in diminuzione attorno ai 40 centesimi al litro». Un discorso respinto al mittente dalla Fipe: «Forse sarebbe meglio che la Coldiretti non desse numeri a casaccio - ribatte Stoppani - e si decidesse a rivelare quanti incentivi, anzichè sostenere produttività e qualità di imprese e raccolti, vanno ad integrare il reddito degli agricoltori».

Da oggi: farmaci da banco, via all’operazione prezzi trasparenti

Scatta oggi l’operazione prezzi trasparenti, promossa dal Garante - «per i farmaci senza obbligo di ricetta». I farmaci con il cartellino saranno 20 senza obbligo di ricetta, di questi 15 selezionati all’interno di un elenco dei 50 medicinali più commercializzati e 5 saranno scelti dai singoli esercizi. I prezzi saranno quindi esposti su un cartellone che potrà essere costantemente aggiornato.

LA STAMPA

Pag. 33

Alitalia, il biglietto costerà 3 euro in più. Via la salva-manager

(Alessandro Barbera)

ROMA - Doveva essere di un euro, poi è salita a due, ora l’asticella si è fermata a tre. Tre euro a biglietto è il prezzo che ciascun viaggiatore italiano pagherà per la nuova Alitalia. L’entità definitiva della nuova «tassa d’imbarco» per finanziare il fondo di ristrutturazione della compagnia è stata decisa ieri dalle commissioni Trasporti e attività produttive della Camera, che ha deliberato anche la modifica della contestatissima norma salva-manager: non sarà più retroattiva e di fatto viene limitata ai soli amministratori di Alitalia. «Così formulata rischia di essere dichiarata incostituzionale», dice polemicamente Angelo Cicolani, il relatore della vecchia norma che secondo alcuni sarebbe stata applicabile anche ad altri casi di bancarotta. Intanto si allungano ancora i tempi per il decollo della nuova compagnia. L’assemblea di Cai per deliberare l’aumento di capitale è confermata per il 28 ottobre, ma ci vorranno almeno tre settimane per avere il responso da Bruxelles sul dossier e per la scelta del partner internazionale. Ieri l’amministratore delegato di Cai Rocco Sabelli ha incontrato a Roma il numero uno di British Airways, Willie Walsh, e il direttore investimenti e alleanze Roger Maynard. La prossima settimana ci sarà un nuovo round anche con Air France-Klm e Lufthansa. Nel frattempo Sabelli dovrà risolvere un’inaspettata grana sul fronte sindacale: i piloti di Anpac e Up vogliono discutere il contratto da dirigenti ad un tavolo separato. In breve, la nuova Alitalia nata dalla fusione con Air One comincerà a volare solo il primo dicembre. Resta da capire se e con quali soldi la vecchia compagnia, in grave crisi di liquidità, continuerà a volare: «al momento la liquidità è sufficiente», garantisce il presidente dell’Enac Vito Riggio. Alcune indiscrezioni indicavano a disposizione del commissario Augusto Fantozzi 180 milioni a fine settembre.

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 55-63

Lotta al caro casa con l’housing sociale

(Marco Castelnuovo)

I privati ci mettono i soldi, Il Comune la struttura. Nasce il più grosso progetto di housing sociale in Italia, in via Ivrea 24 a Torino. Housing sociale non significa case popolari e non c’entra con la beneficenza. L’housing sociale è l’ultima frontiera della filantropia. I privati investono soldi propri e intendono guadagnarci nel lungo periodo, offrendo però servizi a prezzi sostenibili. L’investimento complessivo per dare vita al progetto è di 13 milioni di euro di cui 12 della «Fondazione Crt» attraverso la fondazione «Sviluppo e crescita» e il resto di «Oltre Venture», un fondo per imprese sociali. È destinato a giovani coppie, immigrati, persone separate, famiglie che attraversano un momento di difficoltà economica. Insomma, tutti coloro che non possono permettersi un affitto ma che sono fuori dalla graduatoria per accedere alle case popolari. Gli assessori Boglione e Tricarico sono convinti che questo mix tra pubblico e privato «sia la nuova frontiera e un nuovo modo di operare». Specie ora che le casse sono vuote e la sofferenza aumenta. Il tutto sarà gestito da «Oltre» che seguirà passo passo il progetto e dalla «Cooperativa Doc», che ha un’esperienza specifica nella gestione di strutture ricettive su tutto il territorio nazionale ed è gestita come un’impresa. Il palazzo è un casermone tuttora di proprietà delle Poste è già destinato alla funzione di casa-albergo per i propri dipendenti. Oggi conta 9 inquilini. Dopo la cessione e al termine della ristrutturazione («massimo due anni», giurano gli investitori) potrà disporre di 470 posti letto, divisi in 88 trilocali, 32 monolocali e 60 camere. Avrà 18 dipendenti, e la disponibilità per gli ospiti di contribuire lavorando qualche ora al mantenimento della struttura. Al primo piano nascerà un poliambulatorio destinato a tutto il quartiere: dalla ginecologia al dentista alla psicoterapia, i prezzi saranno inferiori alla tariffa minima. «Oltre venture» offrirà anche la possibilità di aprire microcrediti per sviluppare nuove imprese. «La domanda sociale sarà sempre più trasversale e nell’area housing sono necessari servizi efficaci», ha detto il Presidente di «Oltre» Luciano Balbo spiegando il perché afficancare all’hardware (la casa) anche il software. E Angelo Miglietta, segretario generale della Fondazione Crt e azionista forte del progetto spiega: «L’interesse per noi è il metodo. Non sono risorse consumate ma che rientreranno nel tempo. E in più l’housing restituirà dignità alle persone sulla base delle capacità economiche di ognuno. Balbo ha portato il private equity in Italia: ora la sua intuizione è stata quella di applicare lo stesso modello al sociale. «Oltre» accompagnerà il progetto passo dopo passo e garantirà il ritorno. Vedrete: sarà un bel posto dove vivere».

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 64

Acquisti su Internet, boom di truffe, e-bay sotto attacco

(Massimo Numa)

Dura la vita di chi si avventura nel labirinto delle aste on line. Nei primi sette mesi del 2008, solo nel Torinese, le denunce hanno superato quota mille e tutto lascia presumere che, a dicembre, si attestino ad almeno mille 500. In tutto il 2007, furono «solo» 624. Insomma, quasi triplicate. Il novanta per cento del totale riguarda operazioni effettuate sul portale di e-bay Italia, vittima a sua volta di questo imprevebile boom. Impossibile quantificare il volume del denaro volatilizzato nel nulla ma si tratta, alla fine, di somme ingenti. Le truffe vanno da poche centinaia di euro sino al record del «camper inglese», vinto per 30 mila euro da un ingenuo piemontese in Inghilterra, regolarmente pagato e mai pervenuto. Purtroppo, le indagini si sono arenate e le speranze di recuperare qualcosa, almeno un cent, sono ridotte al lumicino. Poi: l’acquisto di materiale elettronico o telefonia, hi-fi o qualsiasi tipo di oggetto, purchè costoso e proposto con prezzi allettanti, spesso fuori mercato. Le trappole sono molteplici e spesso geniali. Un giovane imprenditore di Aosta, incensurato, è stato denunciato decine di volte, sempre per gli stessi reati. Specialista in false vendite, creava centinaia di account falsi, su cui poi riversare le richieste di soldi. E poi spariva nel nulla, dopo avere incassato. Finalmente individuato e denunciato, dopo una breve pausa, ha ripreso imperterrito le sue scorribande sul web. Tecniche complesse. Le più classiche: la mancata consegna di quanto acquistato (e pagato), la sostituzione della merce vera con il classico mattone, le difformità da quanto promesso a quanto, in realtà ricevuto. Per operare su e-bay Italia bisogna registrarsi. «Ma - spiegano alla polizia postale di Torino - bisognerebbe adottare filtri più rigorosi sulle identità e sui dati personali inseriti. Oggi, per i criminali, aprire un account con generalità e coordinate false in Italia è quanto mai facile, in Usa e in Gran Bretagna, per esempio, no. C’è un rigoroso sistema incrociato di verifiche. Poi i sistemi di pagamento. Vaglia veloci o le carte postali sono meno sicuri, almeno in teoria, della rete bancaria on line. Ma c’è ancora molta ignoranza e diffidenza. Tanti hanno paura di usare le carte di credito per il timore della clonazione, così loro ne approfittano». Gli hackers riescono a violare i dati personali delle persone regolarmente registrate sul portale e a modificare i dati essenziali, in modo da rubare letteralmente le identità a decine di operatori. Il resto è più semplice. Vinci un’asta per un telefono di ultima generazione. Il prezzo è buono, disponibile in più esemplari. Il venditore appare affidabile, ha già operato in modo corretto, ci sono e-mail, indirizzi, numeri di telefono, cellulare compreso. Superato il primo passo, contatti direttamente il tuo uomo. Che ti risponde, in un primo tempo e ti dà persino le indicazioni per il pagamento. Una volta stabilito l’accordo, partiti e ritirati i soldi nell’ufficio postale indicato, il venditore sparisce nel nulla. Telefoni muti, e-mail che galleggiano inerti nel web. Per qualche giorno, speri ancora nel corriere che «dovrebbe» consegnarti quanto pagato. Ma non accade nulla. Ultimo passo, presentare la denuncia alla polizia. Dice il dirigente della Polpost, Giusi Territo: «Abbiamo creato una squadra che si occupa esclusivamente di truffe on-line. Gli accertamenti, molto spesso, portano a identificare gli autori di queste imprese, purtroppo in continua espansione». La collaborazione tra i responsabili di e-bay Italia e la polizia è molto stretta, tanto da creare un canale diretto per acquisire i dati dei criminali in tempi brevissimi.

 

 

 

 

 

 

14 ottobre 2008

Rassegna stampa

Martedì 14 ottobre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "Così i formaggi scaduti tornano freschi sui banchi" – di Paolo Berizzi – pag. 1-19

La Repubblica Torino e Prov. – "Viale sconfitto, torna in gioco la poltrona di Unioncamere" – di Pier Paolo Luciano – pag. I-XI

La Stampa – "Le conseguenze sull’economia dureranno a lungo" – di Maurizio Tropeano – pag. 6

La Stampa Torino e Prov. – "Una mole di debiti" – di Giovanna Favro – pag. 56

La Stampa Torino e Prov – "Fondo da 200 milioni. La Regione socia delle aziende in crisi" – di Maurizio Tropeano – pag. 57

Free Press

Leggo – "Benzina, l’ora dei ribassi. Diesel sotto 1,30" – di Domenico Zurlo – pag. 3

Leggo – "La crisi colpisce due torinesi su tre" – di Irene Soave – pag. 23

Metro – "La crisi raffina gli acquisti" – pag. 6

Internet

HelpConsumatori.it – "Istat conferma la stima: inflazione settembre a 3,8%" –

HelpConsumatori.it – "Cia: doppio prezzo in etichetta per garantire trasparenza" –

HelpConsumatori.it – "A Parma stanze in affitto agli studenti in cambio di compagnia agli anziani" –

La Repubblica

Pag. 1-19

Così i formaggi scaduti tornano freschi sui banchi

(Paolo Berizzi)

PERUGIA - La mozzarella è scaduta? Non è un problema. Una passata con l´acetone e, oplà, la data scompare, e si timbra sopra quella nuova. La certosa è arrivata a fine corsa? Macché, è ancora buona: basta cancellare giorno, mese e anno con l´alcol, e stampare sulla confezione cifre posticce. Ora sì è pronta per negozi e supermercati. Lo stesso trattamento è riservato a ricotta, provolone, caciotta, pecorino, salame e mortadella. Non bastavano le indagini - che continuano ad ampio raggio - delle procure di Cremona e Piacenza. Adesso a scrivere una nuova pagina nello scandalo dei formaggi «scaduti, bonificati e reimmessi sulle tavole degli ignari consumatori» (dalle carte dell´inchiesta), ci pensano gli stessi dipendenti delle aziende. Accade a Perugia, dove alcuni lavoratori - venditori e addetti allo stoccaggio - hanno presentato un esposto in procura contro la Galbani, denunciando di essere «stati obbligati, per anni, dai capi del personale, a vendere merce con la data di scadenza contraffatta». A disposizione dei magistrati ci sono documenti, fotografie e registrazioni audio piuttosto esplicite. Nella denuncia si fa riferimento a grossi quantitativi di prodotti piazzati sul mercato dopo provvidenziali lifting nel deposito perugino dell´azienda. Da lì - stando al dossier ora al vaglio degli investigatori - dal 2000 in poi sarebbero partite tonnellate di formaggi e salumi "tenuti in vita". Il marchio Galbani è già coinvolto nell´inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di Cremona e Piacenza. Compare tra i principali fornitori della Tradel, una delle aziende "riciclone" che tra Lombardia e Emilia Romagna acquistavano formaggio scaduto o avariato e lo "bonificavano" mischiandolo a prodotto fresco. Precise responsabilità, in quel caso, sono emerse a carico di alcuni impiegati degli stabilimenti Galbani di Certosa di Giussago e Corteolona (Pavia). Decine di tonnellate di merce qualificata come "residui di produzione lattiero casearia per trasformazione a uso alimentare" erano in realtà costituite da croste di gorgonzola ad uso zootecnico e cagliate scadute. Egidio Galbani Spa produce i formaggi Bel Paese, Certosa, Santa Lucia e Galbanino. Fa parte della francese Lactalis, il gruppo caseario numero uno in Europa, già proprietario di altri marchi italiani tra cui Invernizzi e Locatelli. "Big logistica" è la società che distribuisce e vende tutti i prodotti Galbani in Italia. Nel deposito di Perugia operano 26 camioncini, ognuno dei quali "piazza" in media 60 quintali di merce al mese, complessivamente 15 tonnellate. È qui, nella base umbra, che deflagra il caso "etichette". Tutto inizia nel 2005. Con una denuncia "interna". Alcuni dipendenti si rivolgono al direttore del personale (tuttora in carica). Non ne possono più di quello che - in una serie di comunicazioni riservate - viene definito un «sistema vergognoso». Informano il dirigente su ciò che sistematicamente avviene nel deposito. Una serie di "incastri" sulle confezioni di formaggi e salumi: scadenze prorogate, cancellate con solventi in modo tale che il prodotto possa essere venduto senza problemi. Fatture e bolle di accompagnamento modificate ad arte. Qualche esempio? La mortadella "Golosissima" scade il 16-01-2003 ma la fattura di vendita riporta la data 24-01-2003. Le mozzarelline Santa Lucia scadono il 5-5-2005 e però vengono vendute l´11-05-2005. La stessa sorte tocca alle ricottine (confezioni da 250 gr), al provolone piccante, al pecorino sardo Castenuri, alla Certosa, alla caciotta e al salame Milano (confezioni da 3 kg). E dunque: tutto questo i lavoratori riferiscono - prove alla mano - al direttore del personale. È il 14 novembre del 2005. L´incontro avviene in un hotel di Perugia. «C´è da vergognarsi», «i capi sanno tutto», «se vengono fuori queste cose, l´azienda chiude domani». Di fronte all´outing degli addetti, il dirigente promette interventi immediati, ma allo stesso tempo li dissuade dall´intraprendere eventuali azioni di denuncia. «Certo, bisogna intervenire... - dice - metti che qualcuno si sente male dopo aver mangiato sta roba, ma non sia mai che ste´ notizie escano fuori di qui». Passa un mese e Galbani corre ai ripari. Un ispettore amministrativo viene inviato nel deposito. Controlla la merce nei furgoni, accerta che è scaduta. Partono i controlli a campione in un paio di negozi. I formaggi e i salumi taroccati, quelli dove viene acclarato il "trucco" sulle confezioni, vengono acquistati dalla stessa azienda. Tolti dagli scaffali. Ma il sistema non cessa. Di più. I vertici aziendali vengono informati anche del problema delle «carenze igieniche» durante le operazioni di stoccaggio della merce. Merce stivata fuori dalla celle frigorifere. A volte addirittura in "celle private" ovvero garage. Trasporto con mezzi non idonei. Finisce tutto nel dossier presentato in Procura. Viene in mente il rassicurante motto dell´azienda («Galbani vuol dire fiducia»). Ma questa è un´altra storia.

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. I-XI

Viale sconfitto, torna in gioco la poltrona di Unioncamere

(Pier Paolo Luciano)

Ad Alessandria ha vinto la voglia del rinnovamento. Sovvertendo i pronostici, Piero Martinotti, imprenditore di Casale, è il nuovo presidente della Camera di commercio. Succede a Renato Viale che ha guidato l´ente per due mandati. E ora il vento di rinnovamento potrebbe scompaginare l´intero sistema camerale piemontese. A cominciare dalla poltrona di Unioncamere per arrivare fino a quella della Camera di Torino. Ieri mattina ad Alessandria i ventisette consiglieri dell´ente camerale si sono ritrovati per la votazione decisiva dopo che, sette giorni prima nessuno dei due candidati aveva raggiunto i due terzi dei suffragi. Viale, industriale del settore alimentare (con i fratelli guida la Bistefani e la catena di supermercati Dimeglio), godeva dei favori della vigilia anche perché una settimana fa aveva raccolto nel secondo giro di voti 15 consensi. Sufficienti per essere rieletto per la terza volta e puntare così alla riconferma anche come presidente di Unioncamere. Ma il cartello promosso dagli industriali mandrogni - che ha raggruppato attorno al nome di Martinotti, ex numero uno degli imprenditori locali, l´Api, il Collegio costruttori e l´Associazione orafi di Valenza - ha speso l´ultima settimana con profitto, riuscendo a far cambiare idea a tre consiglieri. E così Martinotti ha ottenuto 15 voti ed è stato eletto. «Non ci sentiamo pionieri e non è accaduto nulla di speciale - spiega ora il neoeletto -: semplicemente c´è stato un confronto democratico tra due candidati che avevano programmi diversi. Un confronto serrato, ma civile». Anche per questo Martinotti appena eletto ha chiesto a Viale di rimanere in giunta per garantirsi così la riconferma al vertice di Unioncamere. Ma il presidente uscente ha declinato: «Non voglio occupare posti nel nuovo direttivo». Via dunque al rinnovamento, che poi era la ragione che aveva spinto gli industriali a schierare un candidato: «Non è mai stata in discussione la figura di Viale: semplicemente riteniamo giusta una rotazione negli incarichi. Quindici anni sulla stessa poltrona sono un´eternità». Martinotti non vuole fare proclami, né anticipare le prime mosse, però su un punto è chiaro: punterà molto sul gioco di squadra. «Non è accettabile che sulle decisioni più importanti le categorie non si pronuncino: giunta e consiglio dovranno lavorare molto di più in tandem». L´insediamento della nuova giunta avverrà il 3 novembre. Tre settimane dopo, il 28 novembre, a Torino si riunirà l´assemblea di Unioncamere per scegliere il successo di Viale alla guida dell´ente che riunisce tutte le camere di commercio del Piemonte. Il risultato del voto alessandrino ha sorpreso un po´ tutti, ma è scontato che nei prossimi giorni cominceranno le "grandi manovre". Due i candidati più accreditati per la successione: Ferruccio Dardanello, numero uno di Cuneo e presidente regionale di Confcommercio e Alessandro Barberis, presidente a Torino. Sì, perché se sulla rielezione di Viale tutti erano d´accordo, ora che i giochi sono stati scompaginati, Torino potrebbe rivendicare la poltrona che da due mandati era ad appannaggio delle altre province piemontesi. Ma da Alessandria arriva anche un segnale preciso: gli industriali sembrano più che mai determinati a tornare a contare nel mondo camerale. Forse, soprattutto, la prossima primavera, quando si rinnoveranno i vertici di Torino. Barberis pare destinato a una riconferma anche se dopo il caso Alessandria non ci sono più certezze. Di sicuro, il presidente torinese, manager con un ricco curriculum, non accetterà di rischiare di essere impallinato come è accaduto a Viale. Semmai farà un passo indietro prima.

LA STAMPA

Pag. 6

Le conseguenze sull’economia dureranno a lungo

(Maurizio Tropeano)

I segnali inviati da Parigi rappresentano un passo importante nella giusta direzione». E’ positivo il giudizio sui lavori dell’Eurogruppo del neo premio Nobel per l’Economia Paul Robin Krugman,professore di Princeton ed editorialista del New York Times.

Le autorità europee hanno fatto abbastanza per fermare la crisi?

«Non era stato fatto abbastanza sino alla scorsa settimana. Tuttavia le decisioni del vertice di Parigi di ieri hanno superato le mie attese, sia in termini di dimensioni sia per il coordinamento».

Quindi ci sono elementi per pensare in positivo?

«Sono decisamente più ottimista adesso di quanto lo era venerdì. Ovviamente nessuno può sapere cosa accadrà domani ma anche dai mercati finanziari è arrivata una risposta positiva, quindi tutto ci lascia presupporre che la fiducia sia maggiore oggi rispetto pochi giorni fa. Il sistema delle garanzie era necessario».

Vuol dire che ciò che è stato fatto prima non ha aiutato?

«Grandi iniezioni di capitali nel sistema finanziario aiutano a garantire agli istituti interbancari di mantener sotto controllo il mercato. Gli stimoli fiscali possono aiutare ma c’è bisogno di procedere con provvedimenti più serie per aggredire la crisi in atto».

A che punto siamo della crisi finanziaria?

«La fase più acuta si andrà sgonfiando nel corso dei prossimi due mesi, sempre che non accada nulla di nuovo. Le ricadute sull’economia reale dureranno a lungo».
Cosa ne pensa del fatto di allargare il G8 ai Paesi emergenti?

«Non sono mai stato in grado di farmi un’idea precisa sull’opportunità di questa istituzione. Prima o poi sarà necessario avere Paesi come Cina e India perché stanno diventando economie sempre più importanti».

E’ d’accordo sulla necessità di riformare le istituzioni di Bretton Woods?

«Non ritengo che il sistema valutario sia stato causa o parte di questa crisi in atto, al contrario di quanto è avvenuto per il terremoto delle borse asiatiche nel ‘97 e ‘98. Non ritengo che si debba riformare il sistema delle valute, altre cose senza dubbio si».

Qual è il messaggio che vuole trasmettere alla gente?

«E’ necessario far capire alla gente che le cose e il mondo sono molto più complicate di come a volte vengono presentate. Nessuno avrebbe mai pensato che ciò che era accaduto in Asia nel 1997 poteva succedere negli Stati Uniti. La bolla immobiliare la crisi del credito e tutto ciò che ne è seguito sono avvenuti sotto gli occhi increduli di molti americani».

Ha mai pensato alla carriera politica?.

«Si e ho deciso che non mi appartiene».

Si sente più un uomo d’accademia o un editorialista?

«Ho sempre pensato e detto pubblicamente che considero l’Università come una casa. Però i piace fare anche altre cose, come scrivere per la stampa. Dovessi scegliere tra i due? Deciderei di non scegliere».

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 56

Una mole di debiti

(Giovanna Favro)

Che la crisi ci sia, e che la congiuntura stia picchiando duro sulle nostre tasche, lo sappiamo da soli, e forse non c’era bisogno di uno studio dell’Università che ce lo spiegasse. Quel che forse non sapevamo, però, è che noi piemontesi stiamo peggio delle altre regioni del Nord quanto a percentuali di debiti e di conti in rosso, e che, anche se sgobbiamo di più della media degli italiani, grazie all’aumento dei prezzi Torino è al top nella classifica delle rinunce, per di più non di profumi, vacanze e capi griffati, ma su ciò che davvero riguarda la sussistenza. Torinesi e piemontesi si dichiarano cioè costretti a ridurre sia la quantità che la quantità di acquisti di cibo e vestiti - compresi pane e pasta - in misura maggiore del resto del Nord Italia, ma anche della media italiana, di quella delle grandi città, di quella del Centro e pure di alcune aree del Sud. I dati emergono dal 17° rapporto dell’Osservatorio del Nord Ovest: l’ente di ricerca creato dal dipartimento di Studi sociali dell’Università con il sostegno di altri soggetti (Torino Internazionale, Comune, Compagnia di San Paolo, Fondazione Crt, Associazione Amapola) ha presentato ieri i risultato dello studio sui consumi delle famiglie, il tasso di impoverimento, la possibilità per i giovani di trovar lavoro e di metter su famiglia. L’area della «vulnerabilità», che comprende chi quadra i conti a fatica, supera il 60% delle famiglie. E’ più bassa, naturalmente, la quota di quelle ridotte alla canna del gas, strangolate dai prezzi: quelle cioè che per arrivare a fine mese sono costrette addirittura a indebitarsi, o quelle che ce la fanno solo a costo di erodere i risparmi degli anni scorsi. Sommando i due dati si arriva a una media italiana del 15,2%, dell’11,7% nel Nord Italia. Un dato da cui a sorpresa il Piemonte si discosta in peggio: il rosso riguarda il 15,1% dei piemontesi, il 14,3% della provincia di Torino, il 13,6% della sola città. Non molto più della media del Nord Italia, va bene, ma pur sempre un rialzo inquietante in un territorio abituato a paragonarsi non con le difficoltà del profondo Sud, ma con il meglio del Nord. Se poi si considera la necessità di rinunciare agli acquisti, o di rassegnarsi a comprare beni di qualità più scadente, si scoprono dati forti, perché riguardano anche il cibo. Nell’ultimo anno circa il 13% dei torinesi ha rinunciato a pane, pasta e carne nelle quantità e qualità consuete, contro il 7-9% di media delle grandi città, 7-8% di media nel Nord Italia, 4-6% nel Centro, 7-9% di media italiana. Per il pesce, la frutta e la verdura il dato riguarda l’11-13% dei torinesi, ancora una volta 4 o 5 punti in meno di quanto ci si aspetterebbe, visto il 7-8% nel Nord Italia, e circa il 9% delle grandi città e della media italiana. Un trend non positivo, che ieri ha colpito anche il primo dei «discussant» chiamato a commentare i dati a Palazzo civico, Luciano Abburrà dell’Ires: «Il Piemonte va significativamente peggio delle altre regioni del Nord anche se è una regione che lavora molto, più della media, e in cui sgobbano molto anche le donne». Altre difformità tra il Piemonte e le medie italiane riguardano l’occupazione e i tempi che si impiegano per uscire dalla famiglia, mettere su casa e avere figli. In generale, le giovani generazioni impiegano molto più tempo di quelle di padri e nonni a compiere i passaggi verso la vita adulta: terminare gli studi, trovare il primo impiego, affittare o comprare casa, sposarsi e avere il primo figlio. Esaminando più generazioni, si nota che questi passaggi si sono compiuti in modo più o meno omogeneo fino ai nati negli Anni Sessanta, con un brusco stop per i nati nei Settanta, e un quasi azzeramento gli Ottanta: queste ultime due coorti si fermano dopo aver finito gli studi e trovato il primo impiego; solo 1 su 4, fra quanti hanno compiuto 32 anni, supera tutti i passaggi. In Piemonte parrebbe più difficile che nel resto d’Italia diventare adulti, con tempi relativamente rapidi per il matrimonio o la convivenza e tempi più lunghi per il primo figlio.

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 57

Fondo da 200 milioni. La Regione socia delle aziende in crisi

Sconto Irpef per i redditi fino a 22 mila euro

(Maurizio Tropeano)

Duecento milioni di euro. E’ questa la dotazione del fondo anti-crisi che la Regione sta mettendo in piedi per aiutare le piccole e medie imprese in crisi di liquidità ad evitare di chiudere. Il fondo dovrebbe diventare operativo a gennaio quando gli analisti prevedono le prime pesanti ricadute sul sistema produttivo. Le linee generali del piano, che prevede l’ingresso temporaneo nel capitale delle aziende eventualmente in difficoltà, sono state illustrate dall’assessore all’Innovazione, Andrea Bairati, ai vertici delle istituzioni economiche alla fine della cerimonia per la firma del patto per lo sviluppo sostenibile sottoscritto dalla Regione e da 26 organizzazioni produttive e sindacali. Il piano punta al sostegno dell’Unione Europea, della Banca e del Fondo Europei degli investimenti. A loro si è rivolto la Regione. Bairati con una lettera ha chiesto il loro sostegno e ha individuato nei fondi del progetto comunitario denominato Jeremy proprio la capitalizzazione delle Pmi. A livello comunitario ci sono a disposizione circa 11 miliardi di euro. Un centinaio di milioni potrebbero arrivare in Piemonte. Bei e Fei, infatti, finanzierebbero metà dell’intervento di sostegno il resto verrebbe diviso tra la Regione (25%) e gli imprenditori (25%) che potrebbe anche far ricorso agli strumenti di garanzia dei Confidi che entro la fine del mese - così come annunciato dal vice-presidente Paolo Peveraro - dovrebbero ricevere 22 milioni. In questi giorni Bairati ha trovato all’interno dei fondi europei dedicate alle aree sottoutilizzate i 50 milioni che costituiscono il centro dell’intervento regionale. Nelle prossime settimane una delegazione europea arriverà in Piemonte per definire i termini del protocollo d’intesa. Nel frattempo l’assessore Bairati dovrà definire i criteri con cui saranno selezionate le imprese in crisi di liquidità che potranno accedere al sostegno del fondo anti-crisi. Nel corso della riunione ristretta di ieri pomeriggio, infatti, è stata Mariella Enoc, presidente di Confindustria Piemonte, a sottolineare la necessità che il fondo di sostegno sia destinato solo alle imprese in difficoltà solo per mancanza di liquidità e che dunque hanno tutti gli altri requisiti per restare sul mercato una volta passata la bufera. Un’esigenza che era già presente nel piano regionale che si limitava a garantire l’intervento per consolidare il patrimonio solo alle imprese «sane». Ecco perché nei prossimi giorni saranno definiti i criteri per accedere al sostegno e sarà creata una commissione di valutazione terza dove non entreranno i politici che dovrà valutare piani industriali e di sviluppo. La nascita del fondo anti-crisi si inserisce nelle iniziative del patto per lo sviluppo sostenibile del Piemonte firmato ieri mattina. Un patto che mette sul tavolo 890 milioni di euro da spendere nei prossimi sei anni su sei azioni strategiche e che è stato accompagnato dalla decisione della giunta, su proposta di Peveraro, di sbloccare 100 milioni di fondi di Finpiemonte attraverso una maggiore flessibilità della spesa. Su sollecitazione di Cgil, Cisl e Uil il patto prevede anche interventi per sostenere il reddito delle famiglie. La presidente Mercedes Bresso ha annunciato la decisione di allargare al maggior numero di famiglie lo sconto sul pagamento dell’addizionale regionale sull’Irpef. Dal primo gennaio di quest’anno i redditi fino a 15 mila euro sono stati esentati dal pagamento dell’addizionale. Dal primo gennaio dell’anno prossimo per i cittadini che hanno un reddito compreso tra i 15 mila euro e i 22 mila euro scatterà uno sconto dello 0,2% che significa circa 35 euro in più pro-capite e 29 milioni in meno per le casse regionali. «Alla fine - commenta Bresso - i beneficiari della manovra complessiva di riduzione della tassazione regionale sono oltre il 70% dei contribuenti».

LEGGO

Pag. 3

Benzina, l’ora dei ribassi. Diesel sotto 1,30

(Domenico Zurlo)

Finalmente un po’ di ossigeno per gli automobilisti italiani. Dopo il calo dei prezzi del petrolio, il costo della benzina è sceso negli ultimi due giorni sotto gli 1,4 euro al litro e quello del gasolio sotto gli 1,34 euro. Importante soprattutto il ribasso del diesel Agip, sotto gli 1,3 euro al litro per la prima volta da metà febbraio. E torna ad allargarsi, così, la "forbice" con la verde. Apprezzamenti all’Agip sono arrivati dal presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, che ha definito una «prova di responsabilità» la decisione della compagnia petrolifera italiana, pur aggiungendo che i consumatori si aspettano un ulteriore calo, «almeno di altri due o tre centesimi». Rispetto ad un anno fa infatti - quando il prezzo del greggio era lo stesso di oggi - la benzina costa 4 centesimi in più, il gasolio 10. Ci sarebbe spazio dunque per un ribasso ancora più sostanzioso.

LEGGO

Pag. 23

La crisi colpisce due torinesi su tre

(Irene Soave)

Si dice "vulnerabilità economica", e riguarda due torinesi su tre, il 65%: e sotto questo termine in burocratese è raggruppato un vasto spettro di povertà vecchie e nuove, da quelli che a fine mese ci arrivano giusti giusti, magari facendo i conti al centesimo, e senza mettere da parte un euro, a chi invece si è impoverito a tal punto da dover contrarre debiti. Sono un quinto dei "vulnerabili", il 13,6% dei torinesi, quelli che a fine mese non ci arrivano proprio, e se non hanno più risparmi da intaccare hanno iniziato a chiedere prestiti: perlopiù famiglie monoreddito, appartenenti non più solo alla classe operaia ma anche al ceto medio dei lavoratori autonomi. I dati provengono dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio del Nord Ovest, intitolato significativamente "Impoverimento e percorsi di vita": sono stati raccolti a giugno 2008, e fotografano una situazione che la crisi esplosa nelle ultime settimane colora a tinte ancor più fosche. Il rapporto abbozza anche un ritratto dei "vulnerabili", con una lista di fattori che influenzano il reddito familiare: in primis età avanzata, sesso femminile e basso titolo di studio, e le situazioni di maggiore difficoltà si verificano nelle famiglie dove è soltanto un componente a lavorare. Sono le case dove entra un solo stipendio quelle dove più spesso ci si indebita o si dà fondo ai risparmi: lo fa il 25,7% delle famiglie con un solo reddito e più di un figlio, e il 20,2% di quelle con un figlio solo. I nuclei monoreddito a tre membri sono anche quelli che risparmiano meno: soltanto 1 su 5 riesce a mettere da parte qualcosa. A indebitarsi e intaccare i risparmi, secondo l’indagine, sono soprattutto gli appartenenti alla classe operaia, circa il 19%, ma anche una quota significativa del cosiddetto "ceto medio autonomo": lavoratori in proprio, commercianti e artigiani, fra cui anche la percentuale di chi riesce a risparmiare è di pochissimo superiore alla media degli operai, poco più del 20%.

METRO

Pag. 6

La crisi raffina gli acquisti

CONSUMI. Il 13,6% delle famiglie torinesi denuncia difficoltà ad arrivare a fine mese ed è quindi costretta a fare debiti o ad intaccare i risparmi (la media nazionale è 15,2%). Lo dice il 17° rapporto dell’Osservatorio Nord Ovest condotto nel mese di giugno su un campione di 3.500 famiglie italiane. Se il 40% rinuncia a qualcosa in tavola per far tornare i conti, il 37% non ha modificato il proprio modo di fare acquisti e il 29,4% per non rinunciare alla qualità ha ridotto la quantità.

Help Consumatori.it

Istat conferma la stima: inflazione settembre a 3,8%

L'inflazione a settembre è scesa al 3,8%, dal 4,1% di agosto. Lo comunica l'Istat confermando la stima preliminare. I prezzi su base mensile sono scesi dello 0,3%. L'inflazione sui beni ad alta frequenza di acquisto (generi alimentari, le bevande, le spese per l'affitto, i beni non durevoli per la casa, i carburanti, i trasporti urbani, i servizi di ristorazione e le spese di assistenza) a settembre è scesa al 5,4%, dal 5,7% di agosto. Per quanto riguarda i prezzi di pane e cereali, questi frenano ma restano pur sempre sostenuti: la crescita di questi beni alimentari è passata, infatti, dal 12,2% di agosto al 10,7% di settembre, nonostante l'incremento congiunturale dello 0,5%.

Help Consumatori.it

Cia: "doppio prezzo" in etichetta per garantire trasparenza

E' necessario promuovere la trasparenza nelle dinamiche di formazione dei prezzi dei prodotti alimentari, attraverso azioni e strumenti per favorire la corretta informazione ai consumatori. Il "doppio prezzo", all'origine ed al consumo, soprattutto dei prodotti particolarmente "sensibili", oltre ad essere un meccanismo per rendere più consapevole l'acquisto, rappresenta un deterrente contro eventuali rincari ingiustificati e manovre speculative. E' quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori per la quale è opportuno un adeguato intervento legislativo per sperimentare tale sistema di "lettura" del prezzo direttamente nei luoghi di acquisto dei prodotti al consumo. Per questo motivo la Cia esprime apprezzamento per tutte quelle iniziative parlamentari tese ad introdurre il meccanismo del "doppio prezzo". Tra esse, quella presentata a Palazzo Madama, primo firmatario il sen. Giuseppe Lumia. Si tratta di un disegno di legge, che va sotto il titolo "Disposizioni per la rintracciabilità dei prezzi all'origine dei prodotti agroalimentari", finalizzato a garantire la trasparenza dei prodotti ortofrutticoli nella filiera agroalimentare evidenziando, in etichetta, il prezzo dal campo alla tavola.

Help Consumatori.it

A Parma stanze in affitto agli studenti in cambio di compagnia agli anziani

Prezzi alle stelle per un posto letto? Da oggi gli universitari di Parma potranno trovare camere da affittare a costi convenienti, grazie all'iniziativa "Due generazioni, un solo tetto". Il progetto, promosso salla Provincia parmense e avallato dalla Regione Emilia Romagna, si propone di soddisfare le necessità alloggiative degli studenti fuori sede e quelle degli anziani autosufficienti over65 che dispongono di una camera da affittare. Il contributo calmierato da corrispondere per la locazione è al massimo di 100 euro mensili. I ragazzi non hanno obbligo di assistenza alla persona ma devono collaborare in alcuni lavori domestici. Per finanziare l'idea è stato previsto un'investimento iniziale delle amministrazioni locali pari a 70mila euro. L'obiettivo finale del progetto è di rispondere alle esigenze economico-sociali di entrambe le parti. "Non si offre solo una soluzione per i problemi abitativi degli studenti. - ha sottolineato Luigi Gilli, assessore regionale alla Programmazione territoriale, durante la presentazione dell´iniziativa. "Mettendo insieme giovani e anziani scatta un meccanismo di coesione che migliora la qualità di vita di entrambi, soprattutto degli anziani. Credo che questa sia un'iniziativa davvero straordinaria: la Regione ci crede molto, e ha voluto sostenerla con un finanziamento rilevante". "Si tratta di un'iniziativa nata Oltreatlantico - ha dichiarato Ettore Manno, assessore alla Politiche abitative della Provincia di Parma - e importata in Europa nelle maggiori università. La nostra è la prima esperienza del genere in Emilia Romagna, la seconda in Italia". "In una città che si frammenta e cambia, - ha concluso Manno - riuscire a stabilire un patto tra generazioni per dare vita a uno scambio virtuoso è molto importante, dal punto di vista sociale e culturale". Quali sono i requisiti per accedere alla "coabitazione low cost"? Per i proprietari un età sopra i 65 anni e condizioni di autosufficienza; per i ragazzi essere iscritti regolamente a corsi di studio e non risiedere nella provincia di Parma. Il periodo di soggiorno è un anno accademico o anno scolastico, prolungabile in base ai bisogni del ragazzo o alla disponibilità dell'anziano, purché lo studente risulti regolarmente iscritto. Per presentare domande occorre rivolgersi all'Assessorato Politiche abitative della Provincia di Parma, in quale elaborarà elenchi di giovani ed anziani e ne fisserà gli incontri per valutare la compatibilità degli individui. Per le adesioni contattare l´Assessorato (tel 0521/931599-782, e-mail polabitative@provincia.parma.it) oppure recarsi direttamente agli uffici che si trovano in Piazzale della Pace, 1.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

13 ottobre 2008

Rassegna stampa

Quotidiani

La Stampa - "Sulla polizza compaiono le provvigioni all’agente" - di Giuseppe Alberti - pag. 27

La Stampa - "La posta di Maggi" - a cura di Glauco Maggi - pag. 29

La Stampa Torino e Prov. - "Torino non vuole fare alloggi per i più poveri" - di Raphael Canotti - pag. 59

Free Press

Leggo - "Sms spia i cellulari, polizia posta indaga" - pag. 2

Leggo - "Smog, diesel Euro 2 messe al bando" - di Chiara Ferrero - pag. 20

Internet

HelpConsumatori.it - "Fipe propone agli associati il cappuccino a prezzo bloccato"

HelpConsumatori.it - "Sessione CNCU - Regioni: tutele transfrontaliere nella seconda giornata del convegno"

La Repubblica.it - "Studenti vittime del caro-affitti, fino a 900 euro per una stanza"

LA STAMPA

Pag.27

Sulla polizza compaiono le provvigioni all’agente

(Giuseppe Alberti)

L’Isvap (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo), con regolamento n. 23 del 9 maggio 2008, stabilisce che a fare data dal primo ottobre 2008, tanto nelle polizze di nuova emissione, quanto nelle quietanze di rinnovo, dovranno comparire le percentuali provvigionali che spettano all’intermediario (o agente) delle società assicuratrici. Si parla delle provvigioni che riguardano soltanto il settore della «responsabilità civile» quindi, con l’esclusione dei «premi» che possono interessare gli altri rami quali, ad esempio, il furto, l’incendio, la tutela giudiziaria, kasko, o «minikasko», atti vandalici, danni cagionati dalle calamità atmosferiche eccetera. Facciamo un esempio. Se la polizza prevede la «classe di merito» 14, per un residente a Torino, il cui veicolo è di 14 cv fiscali, per un tetto di copertura di 2 milioni di euro, il costo finale della medesima può risultare 1137 euro. A tale ammontare bisognerà applicare la una percentuale del 7,20% ricavando l’importo provvigionale di 81,62 euro. Le rispettive percentuali possono variare di molto a seconda della «classe di merito» in cui si trova l’assicurato: per chi paga, per ipotesi, un premio di 1975 euro (sempre per il veicolo di cui sopra) perché si trova nella diciassettesima avendo cagionato un sinistro, il premio finale può risultare di 1975 euro e la percentuale della provvigione scendere al 6,65% con il risultato che la quota che spetta all’agente può toccare i 131 euro. Se, invece, il «premio» viene pagato mediante la trattenuta dallo stipendio, la percentuale della tassazione può scendere parecchio, così pure la provvigione. Vi sono anche altre formule che possono differenziarsi a seconda delle regole gestionali che la società assicuratrice applica. Quindi chi paga l’assicurazione per la propria auto (moto, camper, natanti ecc.) viene messo ufficialmente a conoscenza di quanto economicamente realizza il suo agente di assicurazione. Le cose cambierebbero di poco se alle predette percentuali andassero aggiunte quelle riservate alle altre formule di garanzia, le quali, dati alla mano, importano premi di polizza molto elevati.

LA STAMPA

Pag.29

La posta di Maggi (a cura di Glauco Maggi)

Divieto di fumo in condominio

Oggi ho avuto modo di leggere su La Stampa la risposta ai quesiti da me inviati relativamente al divieto di fumo nei condomini. Non si è risposto però alla domanda: «Chi deve far applicare il rispetto del divieto in caso di mancata indicazione del soggetto»... Il tono della risposta è palesemente ostile.

Nessun malanimo: si tratta semplicemente di interpretazione della legge. Ribadiamo che le parti comuni non sono locali aperti al pubblico e che il divieto può essere contenuto solo in un regolamento condominiale, anche assembleare. In tal caso sarà l'amministratore a doverlo fare rispettare, con gli scarsi mezzi che ha. La sanzione massima all'inottemperanza sono 100 delle vecchie lire, salvo diversa disposizione di un regolamento approvato all'unanimità!

Diritto al panorama?

Ho acquistato un rustico anni fa con vista mare possibile se alcuni arbusti (olivastri e oleandri) del terreno confinante vengono mantenuti ad altezza tale da permetterne appunto la vista. Il precedente proprietario del terreno confinante mi permetteva la «sfrondatura» di tale vegetazione; posso chiedere il medesimo comportamento al nuovo proprietario? Ne ho il diritto?.

Questione pelosa. In effetti il codice civile (art. 907) determina il cosiddetto «diritto di veduta» che è però cosa assai diversa dal «diritto al panorama». Consiste nel fatto che il vicino non possa costruire (o piantare alberi) a distanza minore di 3 metri da una finestra o da in balcone (vedi anche articolo 892 c. civ.). Tale distanza può essere incrementata (e spesso lo è) dai regolamenti comunali. E' indubbio poi che gli alberi altrui non debbano togliere aria o luce: in tal caso si può chiedere di potarli. Viceversa il «diritto alla vista mare» potrebbe essere efficacemente tutelato solo con una servitù (detta «non apparente») a non far crescere alberi sopra una certa altezza o a sfondarli adeguatamente, cosa che può essere stabilita nel suo caso solo contrattualmente (per esempio, pagando per ottenere questo diritto). Naturalmente forse la soluzione sta tutta nel buon vicinato e nel buon senso.

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag.59

"Torino non vuole fare alloggi per i più poveri"

(Raphael Zanotti)

La Regione deve trovare oltre mezzo miliardo di euro se vuole realizzare il suo ambizioso programma casa. I 400 milioni dichiarati come «economie» nel gennaio 2007 in realtà non ci sono, anche se lo Stato li aveva trasferiti già nel 2006. Centrosinistra e centrodestra si accusano vicendevolmente del buco. Ma intanto l’unica cosa certa è che a fare le spese per questa voragine saranno le fasce più deboli. Sta già succedendo. Un esempio. Lo Stato ha trasferito i fondi. La Regione ha previsto che di questi, 98,949 milioni di euro sarebbero andati alla cosiddetta edilizia sovvenzionata (le case popolari) in provincia di Torino. Ma qualcuno deve aver sbagliato i calcoli. Alla fine, pur prevedendo interventi su ogni area disponibile e riproponendo anche vecchi progetti (6,8 milioni per i cantieri di Villaretto e di Spina 3) sono avanzati 40 milioni di euro: il 40%. Com’è possibile? «Il problema - spiega l’assessore regionale alla Casa Sergio Conti - è che il Comune di Torino, così come altri Comuni, non vuole più costruire case popolari. Mancano le aree». E dunque che fare di quei soldi in più? Lasciarli a marcire nei conti correnti? La Regione li ha redistribuiti: li ha dati alle Atc di altre province (pare che quella di Biella abbia risolto il problema casa in un sol colpo) e il resto è andato in programmi di edilizia sperimentale, edilizia agevolata e case per soggetti particolari (anziani, giovani coppie, ecc.) che sono fasce protette, ma non proprio indigenti. Il 70% previsto per il fabbisogno più estremo (edilizia sovvenzionata) è diventato un 56% (-14%), il 16% della agevolata è diventato un 24% (+8%) e il 14% delle altre destinazioni, un 20% (+6%). Eppure il fabbisogno suggerirebbe di fare il contrario. In provincia di Torino ci sono 15.000 famiglie in lista di attesa per l’assegnazione di una casa popolare. All’ultimo bando comunale sono pervenute poco più di 9000 domande e l’85% rientrava in tipologie da casa popolare. Ma si preferisce spingere sull’edilizia convenzionata e agevolata, ovvero il restante 15%. La differenza è lampante per chi, alla fine del mese, deve pagare l’affitto: una casa popolare ha un canone medio inferiore ai 100 euro, una casa di edilizia convenzionata o agevolata viaggia invece sui 350. Eppure non sembra esserci spazio per le fasce più deboli. Il piano regolatore di Torino prevedeva centinaia di migliaia di metri quadri per l’edilizia pubblica, ma meno del 5% è stato destinato alle case popolari. La maggior parte dei progetti finanziati da oltre 10 anni (70 milioni di euro) non è ancora nemmeno partita. Nelle aree affianco, invece, i privati hanno già ultimato le loro case di edilizia convenzionata o agevolata.

3 - continua

LEGGO

Pag. 2

Sms spia i cellulari, polizia posta indaga

NAPOLI - Cellulari intercettati con un sms: è su questo che sta indagando la polizia postale di Napoli. Il meccanismo, secondo quanto al momento accertato, sarebbe tanto semplice quanto inquietante: sul cellulare arriva un sms sconosciuto, basta aprirlo per innescare la procedura di download di un virus indicato come "trojan" che penetra nella memoria del cellulare. Sul telefonino si scarica un software che consente il collegamento con un altro cellulare: quando si ricevono telefonate o si chiama un numero, automaticamente dal cellulare collegato è possibile ascoltare la conversazione. Difficile, al momento, stabilire le proporzioni di questo fenomeno ma intanto l'informativa è stata trasmessa alla Procura di Napoli.

LEGGO

Pag. 20

Smog, diesel Euro 2 messe al bando

(Chiara Ferrero)

L’obiettivo è ridurre la quantità di polveri sottili nell’aria torinese: lo scorso anno ci sono stati oltre 130 sforamenti del livello di guardia delle polveri sottili pm10 (a fronte del limite di 35 superamenti imposto dall’Unione Europea). Così, puntuali come ogni autunno, ecco in vista i provvedimenti antismog. A deciderli è stato il Tavolo di coordinamento dei Comuni dell’area metropolitana. A partire dal 12 gennaio, gli Euro 2 diesel, sia privati che commerciali e con più di dieci anni, non potranno più circolare a Torino, Beinasco, Borgaro Torinese, Carmagnola, Chieri, Chivasso, Collegno, Grugliasco, Ivrea, Moncalieri, Nichelino, Orbassano, Pinerolo, Rivoli, San Mauro, Settimo Torinese e Venaria Reale. Anche se le limitazioni del traffico scatteranno solo dopo le vacanze natalizie, i Comuni prepareranno le ordinanze sin dai primi giorni di novembre. Ecco che tutto quello che bisogna sapere per non incappare in una multa: gli Euro 2 diesel, con più di dieci anni, adibiti al trasporto di persone si fermeranno nelle giornate feriali dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 19; quelli commerciali nelle giornate feriali dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 13 e dalle 14,30 alle 19. La limitazione si aggiungerà al divieto di circolazione, già in vigore, dei veicoli Euro 0 benzina ed Euro 0-Euro 1 diesel (dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 19, su tutto il territorio cittadino) e al divieto di circolazione per gli Euro 2 nella ztl ambientale (dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 19).

Help Consumatori.it

Fipe propone agli associati il cappuccino a prezzo bloccato

Cappuccino a prezzo bloccato per quattro mesi: è la proposta della Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, che chiede ai propri associati di bloccare i prezzi di caffè e cappuccini, tramezzini, insalate e lieviti a partire dal prossimo novembre. La campagna sarà su base volontaria e sarà presentata dalla Fipe mercoledì 15 ottobre a Roma. All'incontro parteciperà Mister Prezzi, Antonio Lirosi. L'iniziativa intende fronteggiare gli aumenti che nell'ultimo anno sono arrivati al 4% per il caffè e al 5% per i cornetti, bombe e lieviti in generale, spiegano dalla Confcommercio. "Un invito che speriamo venga raccolto in massa dai nostri associati - commenta il direttore generale di Fipe Edi Sommariva - Sappiamo che non aggiornare i listini da adesso per quattro mesi, quindi feste natalizie comprese, può essere impegnativo per i nostri associati. Si tratta di un esperimento per vedere come reagiscono i consumatori. Inoltre, anche se non abbiamo certo la pretesa di cambiare la vita ai cittadini, crediamo che il nostro possa essere un piccolo contributo a rasserenare gli animi". I prezzi non saranno uniformati per cui rimarranno le differenze fra le diverse città. La Fipe fa riferimento al diverso comportamento dei consumatori rilevato da un sondaggio Fipe-Axis del giugno scorso: a fronte di un calo della frequentazione dei bar da parte del 41,5% del campione rispetto all'anno precedente, gli intervistati hanno risposto che il motivo principale risiede nel minor possesso di denaro (24,5%), nella necessità di risparmiare (22%) e nell'aver cambiato le proprie abitudini (10%).

Help Consumatori.it

Sessione CNCU – Regioni: tutele transfrontaliere nella seconda giornata del convegno

La tutela del consumatore si gioca anche sul piano europeo e la seconda giornata di lavori della IX Sessione Programmatica del Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli utenti (CNCU) con le Regioni, ha fatto una panoramica sull'Europa, sottolineando la necessità di nuove e più ampie garanzie per il cittadino negli acquisti transfrontalieri. A moderare gli interventi è stata Anna Bartolini, rappresentante italiana all'ECCG (Gruppo consultivo-Europeo Consumatori). "Lo shopping oltre i confini è ancora rigido e spesso confuso - ha affermato Anna Bartolini - e il commissario per i Consumatori nella Ue si è già mossa per uniformare le normative in tutti e 27 i Paesi". Anna Bartolini ha mostrato ai presenti un volume di 74 pagine proposto dalla Commissione Europea e in discussione, in questi giorni, al Parlamento Europeo. La nuova direttiva relativa ai diritti dei consumatori, vuole unificare quattro direttive già vigenti in un unico testo normativo che gli Stati membri dovranno recepire in modo uniforme accettando anche correttivi che tendono ad una tutela massima del consumatore. Le norme unificate sono: i contratti porta a porta, il commercio a distanza, le clausole contrattuali abusive e le garanzie post-vendita. "Un'importante novità - ha spiegato Anna Bartolini ad Help Consumatori - è la regola in materia di consegne di passaggio dal rischio al consumatore; cioè il commerciante disporrà di un massimo di 30 giorni di calendario, dalla firma del contratto, per consegnare il bene al consumatore; il commerciante sostiene il rischio ed i costi legati al deterioramento e alla perdita del bene fino al momento in cui il consumatore lo riceve. Altra cosa è l'onere della prova accollato al venditore in caso di ritardata consegna con il diritto per il consumatore ad avere una cosa nuova e un indennizzo o al periodo di ripensamento dopo l'acquisto di un bene esteso a 14 giorni in tutti i Paesi dell'Unione". "Ancora - ha continuato Anna Bartolini - sono previste più tutele in merito all'informazione precontrattuale, una nuova lista nera delle clausole vessatorie per l'acquirente".

Help Consumatori ha chiesto ad Anna Bartolini notizie sulla class action europea.

"Purtroppo in questo momento l'Europa ha altre priorità. I problemi economici hanno messo un freno a tutte le altre problematiche contingenti che non riguardano strettamente la crisi economica in atto. Però posso dire che l'Europa guarda con grandissimo interesse alla legge sull'azione risarcitoria collettiva che è stata approvata in Italia. Il nostro Paese in questo momento può giocarsi un po' di leadership che ha in Europa proprio sulla tutela dei consumatori. Noi siamo stai, inoltre i primi nell'Ue, ad aver applicato la direttiva sulle pratiche commerciali sleali. Secondo me abbiamo bisogno di recuperare grande credibilità e non possiamo accettare che la legge sull'azione risarcitoria si fermi". L'ultima parte della Sessione Programmatica del CNCU ha dato voce ad alcuni rappresentanti delle associazioni dei consumatori che hanno chiesto con forza un maggiore coordinamento tra i Paesi per l'applicazione effettiva della tutela dei consumatori nei rapporti transfrontalieri. Laura Galli, direttore del Centro Europeo Consumatori in Italia (rete Ecc-net) e Walter Andreaus del Cec di Bolzano hanno presentato un quadro riassuntivo sui casi pervenuti in Italia di controversie transfrontaliere. Settantamila le richieste informative arrivate, trentamila i casi affrontati in Italia dal Centri Europei dei consumatori presenti a Bolzano e Roma. "Il 40% dei casi riguarda il tema dei viaggi e del turismo, seguono i settori delle automobili, i servizi finanziari e delle apparecchiature elettriche - hanno affermato - Quasi il 50 %dei casi si risolve in maniera amichevole grazie all'intervento del CEC Italia, quindi senza necessità di ricorrere all'autorità giudiziaria, con un risparmio di tempi e costi: il consumatore manda la richiesta per il 75 % in via informale (telefono, email) con un breve resoconto del problema, si avvia un'istruttoria e si coinvolge la controparte del Paese dove è accaduto il fatto. Per raggiungere un accordo, si cerca di comporre la controversia attraverso la conciliazione (ADR). Sono intervenuti anche Carlo Pileri presidente dell'Adoc che si è confrontato con Cinzia Mariani, rappresentante della Carta dei Diritti del viaggiatore dell'Enac in merito all'esigenza di nuove regole nel mercato europeo del turismo low cost. La sessione si è conclusa con la testimonianza di Salvane Maurel dell'Associazione di consumatori del Rhone Alpes e Daniela Skenday sulle prime esperienze in Albania sulla tutela dei consumatori.

La Repubblica.it

Studenti vittime del caro-affitti, fino a 900 euro per una stanza

ROMA - Il mercato degli affitti per gli universitari non conosce crisi. Secondo l'ultima indagine del Sunia, il sindacato degli inquilini, prendere una camera singola può costare a uno studente fino a 900 euro a Milano, 700 a Firenze, 650 a Napoli, 600 a Roma. "Il fenomeno ha assunto ormai caratteri molto gravi al punto da escludere intere fasce di giovani dal diritto allo studio per gli altissimi costi complessivi che le famiglie di provenienza dovrebbero sostenere - spiega la responsabile dell'ufficio studi del Sunia, Laura Mariani - in queste città la forte domanda da parte di studenti ha talmente deformato il mercato da innescare un processo di aumento generalizzato anche per i residenti". Nella maggioranza dei casi le offerte d'affitto contengono poi una serie di violazioni: contratti di tipo libero, non registrati, senza limite di canone, sub-affitti collegati. Per il Sunia sono necessari interventi straordinari che, attraverso la revisione dell'imposizione fiscale, possano calmierare i prezzi. Guardando il dettaglio dell'indagine, vediamo che a Milano, per un posto letto in zona Brianza, occorrono circa 450 euro; per una stanza singola si va da un minimo di 650 (zona Bande Nere) a un valore medio di 800 (zona Lambiate, Udine e Fiera) a un massimo di 900 (in zona Vittoria). A Firenze un posto letto costa in media 350/400 euro, una stanza circa 700. A Bologna, dove gli studenti si concentrano nelle zone vicine all'Università, occorrono 250/280 euro per un posto letto in una doppia, da 370 a 500 per una singola. A Roma in zone vicine alle università centrali (San Lorenzo, Piazza Bologna) vengono chiesti circa 600 euro per una stanza singola, 450 per un posto letto in una doppia. Valori solo leggermente più bassi (550 euro per una camera singola) in zone vicine alle altre Università (Ostiense e Cinecittà). Si risparmia soltanto se ci si sposta in aree periferiche: 300 euro per un posto letto e 450 una singola in zone Prenestina, Centocelle e simili. A Napoli per un posto letto occorrono 300/450 euro, per una stanza si spende dai 400 ai 600 euro, con i prezzi più alti nelle zone Policlinico, Vomero e Colli Aminei. A Bari per un posto letto occorrono 250/350 euro, almeno 350 per una singola. Nelle città più piccole i prezzi sono più bassi in termini assoluti, ma hanno un peso maggiore nell'economia cittadina. Nelle città in cui è più frequente il fenomeno degli affitti a studenti extracomunitari, come a Perugia, si registra infine un'ulteriore anomalia: l'aumento di circa il 25/30% del canone chiesto agli studenti stranieri rispetto a quello applicato agli italiani.

10 ottobre 2008

Rassegna stampa

Quotidiani

La Repubblica - "Banche in crisi, il Tesoro comanderà così" - di Luca Iezzi - pag. 9

La Repubblica - "I supermercati scoprono la crisi, per la prima volta vendite in calo" - di Alessandra Retico - pag. 10

La Repubblica - "Parmalat, chiesti rimborsi per 150 milioni" - di Emilio Randacio - pag. 35

La Repubblica - "Monte di pietà" - di Carlo Bonini - pag. 49

La Stampa - "Conti dormienti, a rischio il fondo anti crac" - pag. 5

La Stampa - "Che pericolo corrono i miei risparmi?" - a cura di Gianluigi De Marchi, Glauco Maggi, Paolo Baroni e Agnese Vigna - pag. 7

La Stampa Torino e Prov. - "Emergenza casa: al Piemonte 15 milioni per sostenere gli affitti" - pag. 74

La Repubblica

Pag. 9

Banche in crisi, il Tesoro comanderà così

(Luca Iezzi)

ROMA - Lo Stato blinda il sistema bancario per i prossimi tre anni. I conti correnti saranno garantiti dallo Stato, oltre che dal fondo interbancario, e le banche che si dovessero trovare in difficoltà potranno trovare il sostegno, quasi illimitato, delle risorse pubbliche. In questo caso però il prezzo da pagare sarà sottoporre la strategia al preventivo gradimento del ministero del Tesoro e della Banca d´Italia. Queste le due novità contenute nei cinque articoli del decreto "salva banche" che oggi sarà pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale e diventerà pienamente operativo fino alla conversione parlamentare. I primi due articoli delineano la procedura a cui una banca con difficoltà patrimoniali dovrà sottoporsi per ottenere un´iniezione di denaro pubblico. La richiesta d´intervento può arrivare dall´istituto, ma la necessità di una ricapitalizzazione può anche essere accertata direttamente dalla Banca d´Italia e quindi in qualche modo "richiesta" dal regolatore. L´iniezione di capitale darà al Tesoro azioni privilegiate, quindi senza diritto di voto, ma l´azionista pubblico sarà tutt´altro che invisibile nella gestione. Innanzitutto la sottoscrizione del capitale ci sarà solo se «l´aumento di capitale non sia stato ancora perfezionato alla data di entrata in vigore del presente decreto» e se la banca in difficoltà presenterà un «programma di stabilizzazione e rafforzamento» della durata di tre anni. L´adeguatezza del piano è sottoposta alla valutazione di Via Nazionale e deve contenere anche una previsione sull´utilizzo dei dividendi, approvata dall´assemblea, per l´intero periodo. Dal momento dell´entrata dello Stato «le variazioni sostanziali al programma di stabilizzazione e rafforzamento - recita ancora l´articolo 1 - sono soggette alla preventiva approvazione del ministero dell´Economia, sentita la Banca d´Italia». Sarà sicuramente questo lo strumento attraverso il quale il governo farà sentire più forte il suo peso sulla gestione degli istituti. Intervento che peraltro non ha limiti visto che al socio pubblico non si applicano le regole e i tetti previsti per legge in società bancarie particolari come le popolari e le cooperative. In particolare quelle che vietano o sterilizzano l´eccessiva concentrazione di azioni in capo a un solo socio. Anche l´estensione dello sforzo finanziario è quasi illimitata. Il settimo comma dell´articolo 1 dà la possibilità di trovare la copertura per gli aumenti di capitale su gran parte dei capitoli del bilancio pubblico, permette anche l´utilizzo di contabilità speciali e l´emissione di titoli di debito pubblico. Poteri ancora maggiori se la situazione di grave crisi possa «recare pregiudizio alla stabilità del sistema finanziario». Si arriva in quei casi ad un vero e proprio commissariamento previsto dall´articolo 70 del Testo unico bancario, con scioglimento da parte del ministero degli organi direttivi e la scelta di nuovi commissari. L´articolo 3 facilita la concessione da parte della Banca d´Italia di finanziamenti alle banche per gran parte dei contratti di prestito che gli stessi istituti fanno ai clienti, nei casi ci siano garanzie "collaterali" accertate. Ai questi finanziamenti di Via Nazionale si estende la garanzia statale. I depositi invece sono tutelati dallo Stato per 36 mesi «a integrazione e in aggiunta agli interventi dei sistemi di garanzia dei depositanti istituiti e riconosciuti» vale a dire il fondo interbancario e quello specifico della banche di credito cooperativo.

La Repubblica

Pag. 10

I supermercati scoprono la crisi, per la prima volta vendite in calo

(Alessandra Retico)

ROMA - Non succedeva da anni, fa impressione: gli italiani non spendono neanche più al supermercato. Prezzi troppo alti, la spesa si riduce, gli shopper diventano più magri. Ma quando la pasta, piatto simbolo, dieta nostrana (23 chili a persona) aumenta del 40 per cento in un anno nonostante il grano crolli più della Borsa, allora c´è da sospettare una crisi più grave di quella che immaginiamo. Ma anche, come fa la Coldiretti, che «qualcuno ci specula». E così sugli scaffali della grande distribuzione rimangono invendute confezioni su confezioni. Le famiglie fanno i conti, rimandano. Unioncamere segnala preoccupata un calo delle vendite complessivo dello 0,3 per cento tra luglio e agosto scorsi rispetto allo stesso periodo del 2007. Ma anche se si compra meno, si spende di più: il costo della spesa è infatti aumentato del 4,8 per cento. E solo l´alimentare pesa sulle tasche un +5,7 per cento. E allora frigoriferi più sobri, la drogheria alimentare sta per diventare un lusso o un ostacolo da superare con la dieta: costi medi saliti di oltre otto punti percentuale. Meglio i prodotti freschi rimasti a un contenuto rialzo di 6 punti mentre i congelati calano un po´. Chi ha cani e gatti a carico, sborsa per scatolette e assistenze varie il 4,2 per cento in più, mentre le bevande rimangono stabili. Casa da pulire, costa un +1,5 per cento, mentre per shampoo e creme per cure personali è quasi un salasso: +2,2 per cento. Su qualche acquisto si aspetta (magari l´offerta), ad altre si rinuncia, ma poi affrontare pranzo e cena è un problema serio: negli ultimi 12 mesi per cucinare due spaghetti si spende il 40,1 per cento in più, l´olio di semi è aumentato del 37,4, i biscotti del 7,6, il latte a lunga conservazione del 10,3 e le mozzarelle dell´8,7. Ci guadagnano quelli che non cucinano, con i piatti pronti che calano del 6,2 per cento, da condire con un olio di oliva che scende a - 2,9%. E ancora varie Italie della crisi, con il nord-ovest che compra meno (-1%) insieme al sud (-0,5%), con la differenza che nel mezzogiorno i prezzi aumentano più che altrove, e così in Basilicata e Calabria quasi un crollo nei supermercati (-6,3%) visto che il prezzo medio della spesa è aumentata più che in ogni altra regione. Crisi: e per misurarla si torna alla pasta, il cui costo non accenna a diminuire, 1,6 euro al chilo nonostante il grano duro sia oggi attorno ai 0,28 euro al chilo. Due conti: all´inizio dell´anno un chilo di penne costava 1,4 euro e il grano il doppio di adesso (0,48 euro). «Progressivo e ingiustificato allargamento della forbice dei prezzi tra produzione e consumo. È in atto una evidente speculazione sul piatto preferito dagli italiani» accusano gli agricoltori. Finanza e forchette.

Sconti, depliant e 3x2 non bastano più arriva il "Gratta e vinci" della spesa

(Jenner Meletti)

CAMPI BISENZIO - Era bello, una volta, andare a fare la spesa. Qui al centro commerciale I Gigli riempivi il carrello, pagavi alla cassa e ti davano anche un biglietto della lotteria «Il Guadagnone». Messa la spesa in frigorifero - e assicurati così pranzi e cene per una settimana - potevi anche sognare. Con il Guadagnone potevi vincere una vacanza alle Maldive o a Ibiza. «A maggio, quando abbiamo lanciato l´ultimo concorso tradizionale - dice Alessandro Tani, direttore del centro - abbiamo capito che i clienti non sognavano più una settimana in spiaggia, ma una dispensa piena. Fra i premi per la prima volta avevamo messo anche pasta e olio e abbiamo visto che erano più desiderati di un coupon per la vacanza. Allora abbiamo cambiato tutto». Così, in questi tempi di crisi, il Guadagnone si è trasformato in un albero della cuccagna. Se si è fortunati, può risolvere un problema vecchio come l´uomo: mettere d´accordo il pranzo con la cena. Con il Gratta e vinci ritirato alla cassa, puoi vincere - e subito - un «carrello della spesa», valore 50 euro, un «cestino alimentare» da 15 euro, un «sacchetto della pasta» da 11 euro o anche un singolo chilogrammo di pasta. In palio anche buoni benzina da 20 euro. I premi finali sembrano usciti dal romanzo «La roba» di Giovanni Verga: una fornitura di pasta, olio e vino per un anno intero. «La nostra scelta - dice Alessandro Tani - è azzeccata. Per il Gratta e vinci che magari ti regala un chilo di pasta c´è la fila. Oggi il consumatore è attento e ha un solo obiettivo: arrivare a fine mese. Da noi ci sono grandi numeri: l´anno scorso sono passati quasi 14 milioni di persone. Oggi arriva ancor più gente di ieri, ma tanti tengono chiuso il portafoglio. Di più non posso dire, si tratta di dati riservati. Certo, se il cliente sogna pasta e olio, vuol dire che davvero tutto sta cambiando». Un tempo - inizi anni ‘80 - bastava dire «offerta speciale» per riempire i supermercati. «Da almeno due anni a questa parte - dice Daniele Fornari, docente di Marketing internazionale all´ateneo di Parma e coordinatore del laboratorio di Trade marketing alla Bocconi - l´efficacia delle attività promozionali si è fortemente ridotta. Il volantino con l´annuncio di sconti e offerte era ed è lo strumento principe di queste promozioni. Ma se fino al 2006 rendeva 100, oggi rende 70, 50 e anche 40. Questo perché oggi tutti fanno questi volantini e quasi tutti presentano le stesse offerte. E allora il cliente non si sposta più. Sa che nel giro di una settimana il supermercato sotto casa farà le stesse offerte di quello che è dall´altra parte della città. La Grande distribuzione, o meglio buona parte di essa, non ha ancora capito che il consumatore è diventato un soggetto razionale, un piccolo economista. Chiede frutta fresca, carne biologica, pesce e verdura e nei volantini trova offerte di acqua minerale e tonno in scatola. Anche il "3 x 2" oggi funziona male. Il piccolo economista non è disposto a stoccare merce a casa sua, perché il potere d´acquisto è quello che è e la merce fresca non può essere stoccata. Il nuovo consumatore cerca di ragionare. Se mi offrono scatolette e pizza surgelata a basso costo - pensa - senz´altro aumenteranno il prezzo di altri prodotti. Il consumatore soffre anche di quella che viene chiamata la "frustrazione del dopo promozione". Ha fatto incetta di ciò che era in offerta, ha riempito la casa e si accorge di avere speso troppo per cose non indispensabili». Fu una grande invenzione, il «3 x 2». «Il genio - ricorda Pino Zuliani della direzione Conad - si chiamava Gianfelice Franchini, dei Supermercati brianzoli. Fu il primo a capire che un conto è proporre uno sconto del 33%, un altro conto e "fare vedere" un terzo pacco gratis, concreto, da prendere in mano e mettere nel carrello. A Conad le promozioni mantengono questo segno di concretezza. Con il Bis - due prodotti al prezzo di uno - facciamo toccare con mano la convenienza. Abbiamo dovuto però alzare la soglia. Un tempo bastava il 30%, oggi il Bis funziona perché arriva al 50%. E questa promozione è "eccezionale", arriva solo due volte l´anno». Senza pubblicità le imprese commerciali si bloccano. Anche piccole catene oggi non vivono senza inserzioni sui giornali o spot in tv. «Ci sono ancora - dice il professor Daniele Fornari - alcune promozioni buone. Ma ottenere risultati è sempre più difficile. La grande distribuzione, rispetto a tre anni fa, perde colpi. Nella vendita a parità di rete (senza l´apertura di nuovi centri) il calo è stato compreso fra l´1,2 ed il 2%. La rete complessiva (con nuovi centri) è rimasta ferma, non è cresciuta. E stiamo parlando di una Gdo dove nel 2000 la crescita era del 12% all´anno. Ora la crescita è zero, da confrontare con un´inflazione pari al 4 o 5%». Con il crollo delle borse la situazione si fa ancor più pesante. «Il potere d´acquisto viene dato dal reddito di lavoro e da quello di capitale. È difficile che il piccolo investitore che ha perso tutto pensi oggi all´acquisto di una tv o di un´auto. Ma abbiamo superato anche altre crisi. Nei primi anni ‘80, quando la distribuzione moderna è nata, c´era un´inflazione al 12-14%. Iniziava allora la battaglia fra distribuzione moderna e tradizionale. Si videro allora le prime promozioni. Negli anni ‘90, ai tempi della new economy, tutto sembrava andare a gonfie vele. Non c´era nemmeno bisogno di offerte speciali. Anzi, in quel clima di euforia ad entrare in crisi furono i discount. Ora il moderno ha sconfitto il tradizionale, contro il negozio sotto casa non servono più i volantini con 1.000 proposte. Ma è iniziata la guerra dentro la grande distribuzione. Alla caccia di clienti che non credono più a un depliant colorato».

La Repubblica

Pag. 35

Parmalat, chiesti rimborsi per 150 milioni

(Emilio Randacio)

MILANO - Lunedì erano arrivate le richieste di condanna per Calisto Tanzi (13 anni) e per i suoi complici. Ieri, la settimana nera del cavaliere di Collecchio, si è conclusa con la pretesa di un risarcimento record. Per gli avvocati delle decine di migliaia di risparmiatori raggirati dal gruppo Parmalat, l´ex patron e i suoi sodali, da qui a pochi mesi dovranno versare quasi 150 milioni cash (141 milioni chiesti dai risparmiatori e 6 chiesti dalla Consob). Un antipasto, beninteso, di tutto quel fiume di denaro che saranno costretti a risarcire appena tutte le tappe del processo penale arriveranno al capolinea. Dopo le requisitorie dei tre pm milanesi, Carlo Nocerino, Eugenio Fusco e Francesco Greco, ieri nell´aula milanese in cui si stanno giudicando le coperture garantite al gruppo Parmalat, sono andate in scena le arringhe delle parti civili. Prima la Consob che, con l´avvocato Emanuela Di Lazzaro, ha chiesto risarcimenti per poco più di sei milioni di euro. Il legale ha individuato il principale responsabile del «buco» da 14,5 miliardi, «l´artefice, il regista, il promotore ed esecutore dei falsi comunicati e delle informative del gruppo, è sempre stato Calisto Tanzi, il cui pensiero e le cui frasi venivano riportate anche con virgolettati nei comunicati». Poi, è stata la volta del professor Carlo Federico Grosso, rappresentante di oltre 32 mila risparmiatori rimasti in «brache di tela» dopo aver investito nei bond parmigiani. Oltre 140 i milioni di euro chiesti al tribunale insieme alla condanna degli imputati, a titolo di acconto. Trecentocinquanta milioni quelli che rappresentano l´intero danno inferto ai bondisti. Altre parti civili, hanno lasciato al presidente Luisa Ponti e al suo collegio, la quantificazione del danno. E mentre a Milano, il processo di primo grado al gruppo Parmalat si avviava alle ultime battute, a Parma, all´udienza per il reato principale di bancarotta, la procura scopriva le carte dell´accusa contro 15 tra ex e attuali manager di Bank of America (BofA). Secondo i pm, gli uomini del colosso americano, avrebbero partecipato all´appropriazione indebita dell´attivo del gruppo di Collecchio. Per Sala, Medbedich e Wright, c´è anche l´accusa di usura. I tre, secondo la procura, «facevano da prima promettere e quindi corrispondere dalla società sudamericana nonché dalla controllante Parmalat spa, in corrispettivo del finanziamento di 60 milioni di dollari erogato, un importo complessivamente pari ad un tasso del 15,92% annuo, costituente vantaggio usurario».

La Repubblica

Pag. 49

Monte di pietà

(Carlo Bonini)

Nell´Italia dei naufraghi delle borse, dei nuovi poveri e del mondo ai tempi dei sub-prime, c´è un indirizzo antico cinquecento anni. Il Monte di Pietà. La casa dei pegni. L´ultimo diaframma che separa la vita a credito dalla vita a usura. Quattro sportelli, due saloni da esposizione merce, un recinto degli incanti e un parterre di strada dove una pelliccia, oggi, vale la rata del mutuo e un tappeto persiano la fattura dell´idraulico. E dove il debito genera altro debito, rinnovando quella catena che nel gergo della Finanza si chiama «derivati» e sul marciapiede che guarda il Monte, si pronuncia «compro polizze». Dicono i numeri che negli ultimi dodici mesi, le donne e gli uomini che hanno sceso l´ultimo gradino del bisogno sono aumentati mediamente dell´8 per cento. Trentamila a Milano (più 8%), cinquantamila a Roma (più 5%), trentamila nelle province toscane di Pisa, Lucca, Livorno (più 15%). Altrettanti a Palermo (più 10%). La cosa è semplice. Si va allo sportello, si fa valutare la merce da dare in pegno - normalmente preziosi o piccoli oggetti di valore - se ne ottiene mediamente un terzo del valore di mercato in contanti. E con loro una «polizza al portatore» che indica la data entro la quale si dovrà riscattare il pegno (tre o sei mesi rinnovabili), nonché il costo del riscatto, pari alla somma in contanti che si è ricevuta al momento del deposito, maggiorata degli interessi, circa il 13% annuo. Se il bene in pegno non viene riscattato, il Monte procede alla vendita all´incanto. Oggi, nel salone delle esposizioni del Monte, l´offerta è ricca: 8 pellicce di visone demy buff con base d´asta da 2.200 a 1.600 euro. Stole in zibellino da 3.500 a 2.800 euro. Cinque tappeti orientali (da 550 a 80 euro); quattro servizi in argento (base d´asta media 650 euro); una zanna in avorio policromo (15 mila euro), una statua in avorio intarsiato sormontata da pagoda (8 mila euro). Nella vicina sala degli incanti, tra due maxi schermi all´ombra di un crocefisso, l´oro va via come il pane. «Due spille con intarsi in corallo pari a grammi 81,8» di metallo prezioso vengono battute a 553 euro. Cinquantadue grammi in collane e anelli a 340 euro. Cinque ciondoli e tre bracciali a 357. Agli sportelli, un pezzo dell´Italia della «quarta settimana». Cristina ha 35 anni e due bambine che porta per mano. Al Monte - dice - è entrata la prima volta quando ne aveva 18 e quando per mano ci entrò lei, con sua nonna. «Smettere oggi è impossibile. Normalmente, lo stipendio è finito a metà mese. Quindi impegno quello che mi serve ad arrivare fino al 27. Poi, il primo del mese successivo, con una parte dello stipendio che ho appena preso mi riprendo quello che ho impegnato dieci giorni prima. E intorno al 20 ricomincio». Angelo si sta venendo a riprendere un Rolex con cui si è pagato una settimana di ferie ad agosto per moglie e figlia. «Penso che lo riporterò qui per Natale, così mi faccio qualche giorno sulla neve». Antonio ha una piccola attività artigianale. «I clienti mi saldano a 90 giorni e, nel frattempo, per pagare ogni mese gli stipendi delle tre persone che lavorano con me, mi conviene venire al Monte». Luigi, conducente di bus, con i pegni paga il mutuo da più di un anno. «Ho un tasso variabile con rate a scadenza semestrale. Vengo al Monte due volte l´anno. E normalmente chiedo il rinnovo della polizza almeno una o due volte. Perché nell´arco di un paio d´anni qualche regalo alla famiglia ci scappa sempre. Che so, un compleanno, una comunione, una cresima. E con quelli sblocco i pegni precedenti, che poi posso impegnare di nuovo». Il sistema non è molto diverso da chi preleva con la carta di credito contanti che servono a pagare alla banca il saldo del debito del mese precedente. Ma ha un vantaggio. Il Monte ha un indotto del debito che nessun credito o prestito personale ha. Il Monte affaccia su una piazza dove puoi contare, in una mattina qualunque, almeno una quindicina di figuri. Ben vestiti, con una curiosa gestualità muta. Che ricorda quella dei floor di Borsa e accompagna l´uscita dal Monte di clienti che si sono appena congedati dallo sportello. Tra loro, è un tipo che sembra godere della considerazione degli altri. Si fa chiamare Tonino e ha una cinquantina d´anni. «Lavoro al Monte da vent´anni», dice. Al Monte? «Sì insomma, di fronte al Monte». Per fare che? «Il trader». Il trader? «Si va beh, compro polizze». Tonino ride di cuore. «Guarda che i derivati non l´hanno mica inventati a Wall Street. I derivati so´ nati qui. Cinquecento anni fa. So´ cinquecento anni che si vendono e si comprano debiti davanti al Monte». Tonino non è un burlone. «Mi spiego. Stamattina, l´oro fino, in borsa, sta a 21 euro al grammo. Quello comune, da squaglio, lo fanno 14 euro. Qui al Monte, lo pagano 5. E io che faccio? Quando qualcuno che si è appena impegnato l´oro sa che non riuscirà mai a disimpegnarlo, viene da me e io gli compro la polizza, che del resto è al portatore». A quanto? «A 7 euro al grammo. Conviene a lui che piglia qualche cos´altro che il Monte non gli ha dato e conviene a me, che, con la polizza, riscatto a 5 euro il grammo più gli interessi di deposito quello che lui si è impegnato e che sul mercato vale 14. Come dicono quelli bravi? La polizza è un derivato. E Tra 7 e 14 euro c´è lo swap. Che poi, io l´ho sempre chiamata la forchetta tra andare in paro e guadagnare. Un lavoro pulito. Guadagna chi si vende la polizza, perché si vende il debito. E guadagno io che il debito me lo compro e che magari me lo rivendo a mia volta, assumendomi il rischio». Tonino ride di nuovo: «Un po´ come quella banca americana lì. Come si chiama? Lehman? Sì, insomma, hai capito. E comunque meglio che fare il cravattaro, l´usuraio». A Roma, il tasso usuraio è arrivato al 60 per cento annuo. E Giuseppe, un altro dei "trader" di piazza che ascolta, annuisce grave. «Il Monte, soprattutto di questi tempi, è una salvezza. Prima di Ferragosto, quando scadevano le rate dei mutui, c´era la fila agli sportelli che arrivava in piazza. E a Natale sarà uguale». Anche perché - dicono "i trader" - il Monte si prepara a politiche di pegno presto ancora più generose. Forse torneranno ad essere accettati agli sportelli anche oggetti il cui pegno non dà più di 100, 200 euro. Non la biancheria come nella Roma papalina. Ma magari qualche macchina fotografica sì, o qualche telefonino "smart".

LA STAMPA

Pag. 5

Conti dormienti, a rischio il fondo anti crac

Una sentenza del Consiglio di Stato rimette in discussione il trasferimento dei «conti dormienti» al fondo governativo che dovrebbe provvedere a una serie di spese che vanno dal risarcimento per i risparmiatori traditi dai bond Cirio, Parmalat e Argentina alla nuovissima «social card», e dalla stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione agli indennizzi per i piccoli azionisti di Alitalia. Per dicembre è previsto il trasferimento delle risorse al Fondo, ma il regolamento del Tesoro che disciplina la gestione del fondo ora è da riscrivere, secondo i giudici di Palazzo Spada. Il parere negativo è solo parzialmente vincolante, dato che il ministero di Giulio Tremonti potrà anche decidere di non adeguarsi, ma fornendone motivazione, e questo provocherà comunque un ulteriore slittamento dei tempi.

LA STAMPA

Pag. 7

"Che pericolo corrono i miei risparmi?"

(a cura di Gianluigi De Marchi, Glauco Maggi, Paolo Baroni e Agnese Vigna)

La situazione, nelle filiali delle banche italiane, è tutto sommato tranquilla. La maggioranza degli italiani si sente al riparo dallo squasso dei mercati mondiali. Così, non siamo arrivati agli estremi cui arrivò, poco meno di anno fa, Northern Rock: fuori dalle filiali della banca inglese c’erano i clienti in coda per ritirare il loro denaro. Resta però il fatto che i risparmiatori non dormono sonni tranquilli: che fare del denaro depositato in banca? Come comportarsi con le azioni che scendono? Che sicurezza danno le obbligazioni che solo un anno fa sembravano assolutamente sicure? Tenendo presente che la regola generale in queste fasi di mercati altalenanti è restare fermi e aspettare (muoversi è pericoloso, sa come farlo solo chi opera sui mercati da professionista), ci sono comunque posizioni che possono essere alleggerite per ridurre l’esposizione dei propri risparmi alle turbolenze dei mercati. Questo discorso vale soprattutto per azioni, obbligazioni, fondi di investimento eccetera. Per quanto riguarda i conti correnti, la garanzia fino a 103mila euro è la più alta d’Europa: il governo italiano ha aggiunto la sua garanzia a quella ordinaria - coperta dal fondo interbancario - rendendo le posizioni della clientela italiana ancora più sicure.

I pronti contro termine di Unicredit Banca

Ho effettuato con Unicredit una operazione pronti contro termine con scadenza 19/12/08. Nella lettera di conferma dell’operazione, la banca specifica: «I controvalori sono regolati sul vostro conto corrente e i titoli sul vostro conto deposito titoli». Il titolo sottostante è costituito da CTZ 30 Aprile 2010. Nel malaugurato caso di fallimento della banca, i titoli restano di mia proprietà? Quali pericoli corrono i miei risparmi?

Sì, i titoli restano suoi ed il conto, garantito fino a prima della crisi sino a 103 mila euro dal sistema bancario oggi lo è anche dallo Stato.

È il caso di smobilizzare gli investimenti?

Ho un amico che lavora alla City di Londra presso la Citybank come rating maker e, nonostante sia una delle realtà ancora abbastanza solide in America, lui ha venduto tutto e messo sotto il materasso. Testuali parole: "un rendimento zero al giorno d'oggi è da considerarsi un buon risultato". Nonostante ciò sono anch'io in dubbio se smobilizzare quello che possiedo o attendere che passi la tempesta sperando che non faccia dei danni irreparabili.

Se «smobilizzare quello che ho» significa vendere tutte le azioni, questa è una scelta oggi diffusissima, da panico, che non può essere però giudicata buona o cattiva senza conoscere i titoli. Per alcuni potrebbe essere una mossa per salvare il salvabile, per altri una minusvalenza che potrebbe essere recuperata nel medio-lungo termine. Dire che tutti ora vendono è infatti scorretto, poichè finchè viene definito un prezzo di Borsa, frutto quindi di una contrattazione conclusa tra due parti, per una che vende c’è una che compra. Nessuno sa chi è il "furbo", oggi, tra chi entra e chi esce. Purtroppo lo si capirà solo in futuro. Warren Buffett, per esempio, ha comprato GE e Goldman Sachs recentemente. Insomma, se uno non pensa che il mondo, e la Borsa, finiscono tra tre giorni, liquidare ora può rivelarsi un autogol. Le crisi azionarie, comunque, sono utilissime per verificare la propria tolleranza al rischio, e alle perdite. Legittimo che uno scottato dica "la Borsa non fa per me" e abbandoni il gioco: come chi smette di andare al Casinò. Però deve sapere che abbandona anche uno strumento che, sul lungo termine, potrebbe meglio servire i suoi obiettivi di risparmio previdenziale.

Azioni di risparmio e azioni ordinarie

Le azioni di risparmio da qualche tempo si sono deprezzate - ed ancora continuano su questa tendenza - in misura percentuale almeno doppia rispetto alle ordinarie del loro stesso gruppo. Essendo destinate ai piccoli risparmiatori, avrebbe semmai dovuto accadere il contrario (vedi Fiat, Telecom Italia e spesso anche IntesaSanpaolo). Sarei grato se me ne spiegaste la ragione.

Le azioni di risparmio sono state create una trentina d’anni fa con l’obiettivo di offrire ai risparmiatori un titolo meno rischioso delle azioni ordinarie con un rendimento più elevato (han diritto alla maggiorazione del dividendo) e con garanzie simili a quelle delle obbligazioni (sono rimborsate prima di tutte le altre in caso di fallimento). In Borsa però non hanno avuto molta fortuna, forse perché non sono mai state ben capite e in genere quotano un buon 30-40% meno delle ordinarie, anche perché non hanno diritto di voto e quindi non interessano ai grandi azionisti o agli speculatori. Per un piccolo investitore però rappresentano una forma interessante di risparmio, più sicura del mercato ordinario.

Le garanzie sui conti correnti

Vorrei sapere se il massimo garantito sale da 20mila a 100mila euro con il provvedimento approvato dal governo, e se, in caso di fallimento, - come ho letto in questi giorni sui girnali - 20mila euro verrebbero restituiti ai risparmiatori entro pochi mesi, e gli altri dopo il fallimento della banca. Saremo inclusi fra i creditori del fallimento come privilegiati?

Facciamo chiarezza: l’aumento della garanzia da 20.000 a 100.000 euro (preso dall’Unione europea, non dal Governo italiano) riguarda solo i paesi che garantivano meno; l’Italia ha un limite, attraverso il Fondo interbancario di garanzia, di 103.291,37 euro (i vecchi 200 milioni), di conseguenza il suo tetto è già più alto e non cambia. Viceversa, il governo italiano ha approvato un decreto legge per aggiungere a questa garanzia anche quella statale (rendendo così i conti correnti sicuri come i titoli di Stato). È vero, il Fondo assicura 20 mila euro «subito» ed il resto dopo la chiusura della procedura di liquidazione coatta amministrativa (l’equivalente del fallimento per le banche). Si tratta comunque di un credito privilegiato e, con l’assistenza della garanzia del Tesoro, è diventato sicuro in misura totale. Sperando che non sia il caso di ricorrervi.

I bond della Bei

I Buoni del Tesoro della Bce sono affidabili o è meglio incassare subito quel che si può incassare?

Il lettore probabilmente si riferisce alle obbligazioni della Bei, cioè la Banca europea per gli investimenti, un ente sopranazionale che è costituito con fondi di tutti gli Stati appartenenti all'Unione europea. Per questo motivo queste obbligazioni sono oggi considerate le più sicure in assoluto, perché, come tutti gli organismi internazionale, hanno una forza finanziaria superiore a quella dei singoli Stati. E per lo stesso motivo in genere hanno un rendimento un pò inferiore a quello dei Btp o dei Bund tedeschi.

Le obbligazioni della pensionata

Sono una pensionata di 80 anni, non ho proprietà e vivo nelle ristrettezze. In banca Intesa mi hanno suggerito tempo fa alcune obbligazioni dicendomi che erano sicure. Erano... Ora mi dicono di stare tranquilla ma io non ci credo e non so davvero che cosa fare. Devo pagare medicine e badante e se perdo quei pochi risparmi sono rovinata: è comprensibile la mia preoccupazione. Si tratta di Dexia IT0003815955, CRPR&PC21009TM IT0004244734, BEI 11214STEP UP XS0205524506.

I titoli indicati sono oggi da considerare sicuri per motivi diversi. Dexia, che era in fallimento, è stata rilevata dai governi belga e francese, quindi ormai è fuori dall’area di rischio ed è garantita anche se vale intorno a 70. Il prestito prevede è «strutturato» con scadenza 2010 (quindi incassabile a breve) ed è legato al cambio euro/dollaro; attualmente purtroppo la cedola non è pagata a causa dell’effetto indicizzazione negativo. Da tenere, purtroppo, per non monetizzare l'attuale perdita (che si azzererà con il rimborso a 100). Crpr - la sigla indica la Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza - è un prestito a tasso misto con scadenza ottobre 2009 appartiene oggi al gruppo Crédit Agricole una delle più grandi banche francesi e va quindi considerata sicura anche alla luce delle decisioni dei governi italiano e francese sulle garanzie dei conti correnti. Da tenere, facendo peraltro presente a chi gliel’ha venduto l’assoluta incompatibilità con le sue esigenze di reddito. È un caso in cui potrebbe rivalersi contro la banca, assistita da un esperto, per mancanza di adeguatezza. Bei, infine, è la Banca europea per gli investimenti, inimmaginabile che possa fallire: è un istituto sovranazionale. Il prestito prevede una cedola crescente nel tempo. Da tenere.

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 74

Emergenza casa: al Piemonte 15 milioni per sostenere gli affitti

Buone notizie sul fronte della casa. Le novità, emerse a Milano nel convegno nazionale dell’Anci, presente per Torino l’assessore Roberto Tricarico (Politiche per la casa), sono almeno tre. La prima è la conferma degli 800 milioni di euro messi a disposizione dallo Stato per finanziare il nuovo piano casa fortemente voluto dal Governo Berlusconi, quello che nell’arco di due anni dovrebbe rimpolpare il patrimonio dell’Edilizia convenzionata con 20 mila nuovi alloggi. Non solo. Il Governo è orientato a prorogare gli sfratti per tutelare le fasce deboli: il discorso interessa gli ultrasessantacinquenni e le famiglie con disabili a carico. La terza notizia, invece, chiama direttamente in causa il Piemonte e, spiega Tricarico, riguarda il fondo nazionale di sostegno alla locazione ripartito tra le varie Regioni (che a loro volta lo gireranno ai Comuni sul territorio in base alle necessità). Stando al riparto del fondo il Piemonte otterrà uno stanziamento di 14 milioni 800 mila euro. Per il momento l’unica cifra è quella su base regionale anche se è presumibile pensare che Torino, come nelle edizioni precedenti, farà la parte del leone.

9 ottobre 2008

Rassegna stampa

Giovedì 9 ottobre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "Torna l’intervento pubblico e Tremonti assicura i depositi" – di Luca Iezzi – pag. 6

La Repubblica – "Parmalat, Cirio, Giacomelli: a rischio i tre processi eccellenti" – di Walter Galbiati – pag. 26

La Repubblica – "Super sconti sul parmigiano e i produttori vanno in crisi" – di Jenner Meletti – pag. 30

La Repubblica Torino e Prov. – "Libri, subito la legge sui prezzi, ora vince chi fa lo sconto più alto" – di Maurizio Crosetti – pag. XIII

La Repubblica Torino e Prov. – "Cortese al vertice Uil Confronto col comune" – pag. XVI

La Stampa – "Nessuna banca italiana fallirà" – di Roberto Giovannini – pag. 2

La Stampa Torino e Prov. – "Strangolati dai mutui, pignorati in duemila" – di Andrea Rossi – pag. 55-56-57

La Stampa Torino e Prov – "Specchio dei tempi" – pag. 59

La Stampa Torino e Prov – "L’Atc continua a lasciarci al freddo" – pag. 66

 

Free Press

Leggo – "La dieta dei prezzi" – di Maurizio Bertera – pag. 7

 

Internet

 

HelpConsumatori.it – "Consumers’ Forum: le conquiste degli ultimi due anni" – di Valentina Corvino – (8/07/2008)

 

La Repubblica

Pag. 6

Torna l’intervento pubblico e Tremonti assicura i depositi

(Luca Iezzi)

ROMA - Aggiunta della garanzia pubblica sui conti correnti a quella già prevista dal fondo interbancario e la possibilità per lo Stato di partecipare alla ricapitalizzazione di banche che dovessero avere difficoltà. Sono le due "munizioni" principali contenute nel decreto legge approvato ieri. Un testo ancora da limare nei dettagli, frutto dalla convulsa consultazione tra il ministero del Tesoro, la Banca d´Italia e i vertici di Abi e Confidustria. La necessità di rassicurare i risparmiatori e il mercato ha fatto premio sull´accuratezza giuridica: in pratica si sono individuati gli obiettivi da raggiungere e gli strumenti finanziari e legislativi necessari. Ma tutti da definire sono ancora sia l´entità finanziaria dell´intervento, sia i veicoli tecnici attraverso i quali realizzare gli interventi. Vale il concetto espresso dal governatore della Banca d´Italia Mario Draghi: «Lo scopo è mettere da parte le armi anche se poi si pensa di non usarle». Dimostrare di essere pronti ad ogni eventualità per garantirsi che tutto rimanga nella normalità. Per evitare strette sul credito la Banca d´Italia renderà più semplice per gli istituti vigilati ottenere iniezioni di liquidità a fronte di prestiti concessi alle imprese clienti. L´obiettivo è quello di evitare che gli istituti, per salvaguardare il proprio patrimonio, riducano i prestiti o alzino troppo i tassi. Garantita la normale "circolazione" del credito nell´economia reale, rimane l´urgenza di evitare i fallimenti delle banche. Con questo decreto il governo ha la legge che gli permette interventi a sostegno come quelli realizzati Germania e Inghilterra direttamente nel capitale della banche. Istituti in difficoltà potranno ottenere soldi pubblici sotto forma di aumenti di capitale riservato in azioni privilegiate. Il governo diventerebbe un´azionista neutrale, spiega Tremonti: «Non ha interesse a entrare nel capitale delle banche, ma se la Banca d´Italia o le banche stesse registreranno una capitalizzazione insufficiente, quel capitale lo metterà lo Stato. Ingresso che sarà temporaneo e neutrale ai fini del potere». Un punto che rimane critico perché un cambio nell´azionariato, anche senza una specifica norma che lo prevede, automaticamente metterebbe sul tavolo l´ipotesi di un cambio del management dell´istituto in difficoltà. Non c´è limite, ripete il ministro, all´esborso pubblico, si deciderà caso per caso sull´esempio europeo. Anche se nel corso della giornata, tra la Ragioneria e la Cassa depositi e prestiti erano stati individuati 20-30 miliardi "disponibili" per queste operazioni. Per i depositi in conto corrente la protezione pubblica si aggiunge a quella del fondo interbancario. Non cambia dunque la quota di 103 mila euro a depositante. Il fondo è un consorzio tra privati e quindi la «garanzia addizionale pubblica» diventa un´ulteriore rete di protezione pronta a scattare qualora il fondo, nella malaugurata ipotesi di una serie di fallimenti a catena, non riuscisse ad ottenere dalle banche sopravvissute i fondi necessari a ripagare i correntisti.

La Repubblica

Pag. 26

Parmalat, Cirio, Giacomelli: a rischio i tre processi eccellenti

(Walter Galbiati)

MILANO - A rischio i processi Parmalat, Cirio e Giacomelli. Quel codicillo buttato lì nella legge "salva Alitalia", potrebbe provocare un effetto tsunami sui tre principali casi di amministrazione straordinaria applicati in Italia e finiti nelle aule di Tribunale. Sì perché quella legge avrebbe effetto su tutti i procedimenti in corso. E considerare le dichiarazioni di insolvenza alla stregua di dichiarazioni di fallimento solo nel caso in cui l´amministrazione straordinaria viene trasformata in un vero e proprio fallimento, significherebbe azzerare buona parte delle accuse mosse dai pubblici ministeri di Parma, Roma e Rimini ai principali imputati nelle bancarotte Parmalat, Cirio e Giacomelli. In sostanza se le procedure straordinarie non si chiudono col fallimento, non sono applicabili le norme sui reati fallimentari. Il che significherebbe la chiusura immediata di tutti i processi per ipotesi di bancarotta fraudolenta o di altri reati fallimentari. I responsabili dei più grandi dissesti della storia italiana ne uscirebbero intatti, con buona pace dei risparmiatori traditi e di chi per fallimenti ben minori di aziende escluse per dimensione dalle procedure straordinarie si troverà a scontare pene severissime. A Parma per il buco da 14 miliardi di euro del gruppo di Collecchio e procedimenti connessi rischiano di farla franca Calisto Tanzi e buona parte dei 66 imputati per i quali i pm Vincenzo Picciotti, Paola Reggiani e Lucia Russo, hanno chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio. Sono gli ex amministratori e sindaci della società, i revisori contabili e alcuni dei più importanti esponenti del mondo bancario e finanziario italiano. Tra le accuse principali, vi sono proprio il concorso in bancarotta fraudolenta e l´associazione per delinquere. A Roma per il crac Cirio, si potrebbe accendere il semaforo verde per Sergio Cragnotti, l´ex presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, lo stesso Fiorani e qualcun altro dei 32 imputati. In questo procedimento le accuse, contenute nei 22 capi di imputazione formulati dai pm Tiziana Cugini, Rodolfo Sabelli e Gustavo de Marinis, vanno a seconda delle posizioni, dalla bancarotta (in tutte le sue possibili declinazioni: fraudolenta, preferenziale e distrattiva) alla truffa. Tra i rinviati a giudizio figurano la moglie di Cragnotti, Flora Pizzichemi, il genero, Renato Fucile, e i figli Massimo, Andrea ed Elisabetta. Per il caso Giacomelli, un fallimento da 800 milioni di euro con ripercussioni sul mercato azionario e su un nutrito gruppo di obbligazionisti, sono a processo Gabriella Spada, ex presidente del gruppo, i consiglieri e i sindaci, mentre l´ex numero uno Emanuele Giacomelli è stato condannato dal giudice Lucio Ardigò a 9 anni e 4 mesi di reclusione con rito abbreviato. Stessa sorte toccherebbe ai protagonisti dei crac Eldo, il gruppo di elettrodomestici saltato nel 2001 e Postalmarket, la società specializzata in vendita per corrispondenza crollata sotto il peso dei debiti, lasciando sul lastrico oltre 550 famiglie.

La Repubblica

Pag. 30

Super sconti sul parmigiano e i produttori vanno in crisi

(Jenner Meletti)

SERRAMAZZONI (Modena) - Il Re dei Formaggi è andato a Canossa. Sua Maestà il Parmigiano Reggiano, umiliato dalla concorrenza e soprattutto dalla Grande Distribuzione (che lo usa come specchietto per le allodole: prezzi bassi per provocare un affetto traino nell´acquisto di altri prodotti) ieri per la prima volta ha chiesto al ministro delle Politiche Agricole lo «stato di crisi». Per sapere il perché, basta salire sulle colline di Modena. «Ho investito - dice Andrea Lori, allevatore di 230 frisone e presidente della Coldiretti modenese - 1,5 milioni di euro per fare un´azienda modello. Le vacche mangiano bene e fanno un buon latte, che porto al caseificio di San Dalmazio. Arriva gente da Bologna, per comprare il nostro grana. Ebbene, anche con un prodotto d´eccellenza, l´anno scorso ho perso 100.000 euro e quest´anno ne perderò 150.000. E´ umiliante, chiedere lo stato di crisi. Ma non possiamo fare altro». Il primo allarme è arrivato dalla Cia, la Confederazione italiana agricoltori. «Il 30% dei produttori - dice il presidente regionale, Nazario Battelli - rischiano il fallimento. All´ingrosso, il parmigiano viene venduto oggi a 7-7,5 euro al chilo. Per coprire i costi di produzione il parmigiano, all´origine, dovrebbe essere pagato 8-8,5 euro in pianura e 9-9,5 in montagna. E invece il prezzo di oggi è inferiore del 4,7% a quello di inizio anno e del 30% rispetto al prezzo degli anni 2003-2007». La crisi delle forme sognate già ai tempi del Boccaccio («In una contrada chiamata Bengodi� eravi una montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato�») non cade dal cielo. «La prima responsabilità - dice il segretario della Cia - è della Grande distribuzione. L´oligopolio delle cinque centrali di acquisto sta abusando del suo potere imponendo ai produttori condizioni inique e prezzi troppo bassi». Oggi il 57% del parmigiano viene svenduto sottocosto. «Deve intervenire anche l´Antitrust. La Grande distribuzione organizzata applica una deroga prevista per i prodotti freschi e deperibili. Ma il parmigiano reggiano non è certo deperibile come un´insalata». Nella sede del Consorzio del parmigiano reggiano non si ricordano giorni così pesanti. «La richiesta della stato di crisi - racconta il direttore, Leo Bertozzi - è purtroppo pienamente giustificata. La legge richiede una riduzione di reddito di almeno il 30%. Nel 2007 c´è stato un calo del 41%, per quest´anno si prevede un meno 51%. Nei caseifici lo stagionato di 12 mesi viene acquistato a 7,40 euro al chilo. Nel 2004 era pagato 9,36. Chi alla fine dell´anno scorso ha comprato il lotto a 8,20 dopo un anno di stagionatura vende le forme a 7,80. Il motivo della crisi? La nostra offerta è parcellizzata, la distribuzione che compra è concentrata. I nostri 429 caseifici vanno alla battaglia dei prezzi in ordine sparso mentre dall´altra parte pochissime persone decidono tutto. Nella Gdo oggi si vende a 7,90 euro lo stagionato di 20 mesi. Il risultato è pesante: il cliente insegue solo le offerte e non percepisce più il parmigiano come prodotto di alta qualità». L´ex re in crisi chiede un sostegno. «Con lo stato di crisi, come per l´Alitalia - dice Leo Bertozzi - chiediamo la sospensione per tre anni della legge antitrust, che oggi impedisce ai caseifici di fissare un prezzo minimo. Chiediamo il ritiro di 100-150 mila forme dal mercato, destinando il formaggio ai programmi internazionali di cooperazione alimentare e a quelli nazionali per l´aiuto agli indigenti. Vogliamo un sostegno per la vendita all´estero. Ma la cosa più importante è un confronto alla pari con la Grande distribuzione, che oggi vende il 70% del nostro grana. Se non si fa presto, rischiamo il crollo. Da gennaio ad agosto hanno già chiuso 151 stalle. Il parmigiano vero potrebbe diventare un ricordo». La richiesta di stato di crisi - ha detto ieri l´assessore all´Agricoltura dell´Emilia Romagna, Tiberio Rabboni, dopo l´incontro al ministero - «è ineludibile. Ma il ministro Zaia, che ci aveva convocato, non si è nemmeno presentato» anche se ha istituito un tavolo tecnico da domani. Sulle colline modenesi le mucche attendono l´ora della mungitura. «Ormai - dice l´allevatore Andrea Lori - il parmigiano è diventato una merce come tutte le altre. Si fanno le aste su Internet: "Compro 5.000 forme". E via con i prezzi al ribasso. Ci vuole sangue freddo, per non svendere. Ma se si guarda solo al prezzo e non alla qualità, presto anche un "parmisan" fatto in Cina troverà le porte aperte».

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. XIII

"Libri, subito la legge sui prezzi, ora vince chi fa lo sconto più alto"

(Maurizio Crosetti)

Circondato, quasi sommerso dai libri che incombono sugli scaffali addossati alle pareti, Rocco Pinto indica proprio quei muri e sospira: «L´affitto del negozio è il problema numero uno: dobbiamo combattere con costi immani». Il luogo è la "Torre di Abele" di via Pietro Micca, quasi piazza Solferino, la storica ex Petrini. Al primo piano di questo palazzo si dice che De Amicis abbia scritto "Cuore". È una delle cento librerie indipendenti di Torino, non una catena, non un supermarket di carta. Ma resistere, dice Pinto, è faticoso. «In Italia manca una legge sul libro che viceversa esiste in Francia, Germania e Spagna, dove non è possibile applicare sconti superiori al 5 per cento. Invece in Inghilterra, dopo un periodo di liberalizzazione selvaggia hanno chiuso moltissime librerie piccole e medie, così che la legge è stata poi invocata come una necessità: i grandi gruppi erano arrivati a vendere Harry Potter sottocosto, a cinque sterline. E una parte del mercato è stata spazzata via». È dunque lo sconto la pietra dello scandalo che separa grandi e piccoli librai? «Anche a Torino si combatte ad armi impari» risponde Pinto, che è pure presidente regionale dell´Ali, l´Associazione librai. «Nelle grandi catene fanno promozioni continue, applicandole quasi sempre ai titoli già molto venduti: un effetto trainante che riguarda sempre gli stessi autori e che non giova a una diffusione più capillare. Invece, compito del libraio dovrebbe essere aiutare il lettore a orientarsi nella selva dei 55 mila nuovi libri all´anno, come dire 150 al giorno». La figura del libraio ricorda un po´ quella dei panda, o delle foche monache. «Non siamo estinti, ma siamo sempre meno. Eppure esistono corsi di formazione a Venezia e Orvieto. Vendere libri ha una specificità: senza offesa, non basta essere commessi o cassieri. Per questo, noi librai indipendenti non possiamo fare concorrenza alle catene con gli sconti, ma con la qualità del servizio». Lattes, Araba Fenice, Città del Sole, Druetto: soltanto alcune tra le librerie del centro costrette, negli ultimi anni, a chiudere oppure a cambiare aria. Perché è successo? «Colpa dei costi, dei pochi lettori e della concorrenza feroce dei grandi marchi. Il libro consente margini bassi, e per sopravvivere bisogna venderne proprio tanti. In centro, alcune librerie sono state sostituite dai negozi di abbigliamento: loro possono permettersi certi affitti». Eppure, i librai indipendenti non chiedono sovvenzioni: «Vogliamo invece regole, e una tutela istituzionale simile a quella delle biblioteche: luoghi naturalmente collegati con noi, perché chi va a scegliere i libri che più ama in biblioteca frequenta anche i nostri negozi, e viceversa. Le amministrazioni pubbliche piemontesi non ci favoriscono: ad Orvieto, nei locali del Comune hanno aperto una libreria. Serve una legge regionale che favorisca l´attività dei librai con sgravi e normative chiare: nessuno vuole soldi ma aiuti, chiediamo solo di essere messi in condizione di lavorare. E resta sempre valida la proposta di detraibilità dalle tasse dei libri di testo scolastici e di aggiornamento professionale: qualcosa che favorirebbe soprattutto il lettore». Cioè la vera merce rara.

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. XV

Cortese al vertice Uil "Confronto col comune"

Gianni Cortese è il nuovo segretario regionale della Uil piemontese: succede a Giorgio Rossetto, che lascia dopo sette anni la guida del sindacato piemontese. Lo ha eletto all´unanimità il direttivo che ha anche nominato la nuova segreteria regionale, alla quale sono stati riconfermati Lorenzo Cestari, Flavio Lughezzani, Franco Ruggiero ed è entrato Mauro Casucci, attuale segretario generale della Uil di Alessandria. Formazione, ridistribuzione delle risorse, programma di sviluppo territoriale, centri servizi, sono i quattro temi sui quali Cortese, nel suo intervento di insediamento, ha invitato l´organizzazione a concentrare l´attenzione aggiungendo poi: «Nuovo modello contrattuale, federalismo fiscale, welfare locale, difesa dei redditi da lavoro e pensione, sono i terreni sui quali vogliamo misurarci e quindi concludere accordi esigibili con le nostre controparti, a partire dalle istituzioni. Il Patto per lo Sviluppo del Piemonte che sottoscriveremo lunedì prossimo va certamente in questo senso, tuttavia occorre fare di più e meglio, per esempio avviando da subito il confronto con la Città di Torino riguardo al Dpef strumento attraverso il quale si delineano, per i prossimi tre anni, le strategie economiche e finanziarie da mettere in campo sul welfare locale nella Città».

LA STAMPA

Pag. 2

"Nessuna banca italiana fallirà"

(Roberto Giovannini)

ROMA - Silvio Berlusconi chiede ai giornalisti: «aiutateci, fate passare il messaggio». Il messaggio del premier è questo: «Nessuna banca italiana fallirà, nessun risparmiatore italiano rischia, o perderà un euro». In una delle giornate più drammatiche e caotiche per i mercati il governo vara un decreto legge urgente «per la stabilità delle banche e del risparmio». Un pacchetto di misure per dare - in modo inequivocabile, spera Palazzo Chigi - un segnale ai cittadini e ai mercati: le banche non rischiano di fallire, il credito e l’economia reale non saranno strangolati. Il decreto - una decisione nell’aria, ribadita nel corso di un vertice mattutino tra Berlusconi e Tremonti - è stato varato senza particolari discussioni in una riunione cominciata pochi minuti prima delle 21; in precedenza era stato illustrato al Capo dello Stato dal ministro del Tesoro, e la sua stesura era stata più che concordata con il governatore di Bankitalia Mario Draghi, che ha rinviato la partenza per la riunione di Washington del Fmi. I pilastri del provvedimento sono sostanzialmente due: l’estensione della garanzia dello Stato, oltre quella già prevista dal fondo interbancario, sui depositi dei risparmiatori fino a 103.291 euro, e la nascita di un Fondo che consenta allo Stato di partecipare alla ricapitalizzazione di banche che dovessero avere difficoltà. In più, viene istituito un meccanismo per rendere meno complicati e onerosi dal punto di vista delle garanzie i prestiti collaterali, a fronte di finanziamenti erogati da Bankitalia alle banche. Più in dettaglio, sui depositi bancari lo Stato semplicemente aggiunge la sua garanzia a quella («privata») prevista oggi. Ancora, lo Stato potrà entrare nel capitale delle banche indebolite dalla crisi che sollecitassero un sostegno pubblico (o che Bankitalia individuasse come bisognose di sostegno). Lo farà attraverso azioni privilegiate, senza diritto di voto, che verranno rivendute in un secondo momento. A sentire il ministro dell’Economia Tremonti, lo Stato guadagnerà con queste azioni, e in ogni caso esigerà che i manager responsabili della cattiva gestione si facciano da parte. Insomma, nessuna nazionalizzazione. Più in generale - questa è la convinzione dei ministri - l’idea è che nessuna delle due esigenze si verificherà, e che molto presto la tempesta di sfiducia si plachi. Tanto è vero che per il fondo di emergenza non sono stanziate risorse: «si deciderà caso per caso», spiega Tremonti, smentendo l’ipotesi che vi sia una soglia quantitativa di 20 o 30 miliardi. Al termine del Consiglio dei ministri, la conferenza stampa, con Berlusconi, Tremonti e Mario Draghi. «Il sistema bancario italiano è patrimonializzato a sufficienza, liquido a sufficienza, non ha problemi di ricapitalizzazione - dice il premier -. Vorrei dire a tutti gli italiani di stare sereni, il sistema italiano è assistito dalle più forti garanzie». Dunque, si lascino tutti i soldi in banca, «perché non credo che il materasso possa essere una cassaforte migliore di quella del sistema bancario italiano». Primo, perché «noi non siamo nella situazione degli altri paesi», il che spiega perché in Italia si evita il ricorso alle nazionalizzazioni. Secondo, perché quella sui mercati «è una bolla speculativa al contrario». «Il nostro sistema bancario italiano è «sufficientemente patrimonializzato» e «sufficientemente liquido», aggiunge Tremonti, che illustra il meccanismo del fondo chiarendo che il governo «non ha interesse a entrare nel capitale delle banche», e che il fondo scatterà solo se gli azionisti non interverranno. «Entreremo - dice - solo se necessario e lo facciamo temporaneamente e neutralmente». «Il sistema bancario italiano è solido», conclude il governatore Draghi, ma gli effetti della crisi americana «stanno arrivando». Ecco dunque il decreto, «approvato per prudenza» e per «mettere da parte le armi» anche se poi «uno spera di non usarle».

LA STAMPATorino e Prov.

Pag. 55-56-57

Strangolati dai mutui, pignorati in duemila"

(Andrea Rossi)

La crisi si fa sentire con violenza anche in città. A essere colpite sono moltissime famiglie che non riescono più a pagare il mutuo. L’anno scorso a Torino il Tribunale ha deliberato circa 1800 istanze di pignoramento, il 25 per cento in più rispetto al 2006. Quest’anno non ci sarà un altro balzo in avanti, ma si continua a viaggiare pericolosamente vicini a quota 2000, su livelli mai visti in passato. Il fenomeno si sta allargando a macchia d’olio. Ha cominciato ad affossare i redditi minimi. Poi ha flagellato quelli medio-bassi. Adesso comincia a intaccare persino quelli medio-alti. I segnali spuntano ovunque. Nell’occhio del ciclone oltre 60 mila famiglie che hanno sottoscritto un mutuo dal 2004 a oggi, nel 90 per cento dei casi a tasso variabile. E ora si trovano alle prese con rate folli.

Bilanci familiari sempre più in rosso

(Andrea Rossi)

Tecnicamente li definiscono «decreti di trasferimento». Chi li subisce – molto più brutalmente – li chiama pignoramenti della propria abitazione. Colpa di troppe rate del mutuo accumulate e mai pagate, o di spese condominiali mai versate. Andrea Parvopasso - presidente del Sunia, il sindacato degli inquilini – in vent’anni di attività ne ha visti a decine. «La Commissione abitativa del Comune di Torino, che si riunisce due volte la settimana, analizza anche questi casi», spiega. Solo che, sei o sette anni fa, «ne passavano al massimo tre all’anno. Ora ne esaminiamo tre a settimana. E si tratta soltanto di persone che avrebbero diritto a ottenere una casa popolare». Tutti gli altri restano fuori. E sono molti. L’anno scorso a Torino il Tribunale ha deliberato circa 1800 istanze di pignoramento, il 25 per cento in più rispetto al 2006. Quest’anno non ci sarà un altro balzo in avanti, ma si continua a viaggiare pericolosamente vicini a quota 2000, su livelli mai visti in passato. Anche il Tribunale ha lavorato a pieno regime. L’ufficio esecuzioni immobiliari emette le ordinanze di vendita di quegli immobili pignorati che i proprietari non sono riusciti a recuperare; lo scorso anno ha aperto 1706 nuovi procedimenti. Nel 2006 erano stati addirittura 2233. A metà 2008, invece, si viaggiava già a quota 1075, con un totale di quasi 3500 situazioni pendenti. Il fenomeno si sta allargando a macchia d’olio. Ha cominciato ad affossare i redditi minimi. Poi ha flagellato quelli medio-bassi. Adesso comincia a intaccare persino quelli medio-alti. I segnali spuntano ovunque. Colpa di quelle oltre 60 mila famiglie torinesi che hanno sottoscritto un mutuo dal 2004 a oggi, nel 90 per cento dei casi a tasso variabile. E ora si trovano alle prese con rate folli. Colpa, ancor di più, della corsa al credito al consumo degli anni scorsi. Raffiche di acquisti: auto, elettrodomestici, vacanze. Pagamenti diluiti nel tempo. Oggi le rate sono sempre più difficili da onorare. E le agenzie incaricate del recupero crediti proliferano. A Torino ne esistono 35; nel resto della provincia 44. Ne stanno aprendo di nuove. Logico, quelle già esistenti fanno gli straordinari: solo nel torinese, dal 2005 al 2007, si è passati da 300 mila a 380 mila pratiche affidate in un anno, più 30 per cento. Nell’ultimo anno il valore delle pratiche ha sfondato quota 100 milioni di euro. «La causa principale è il boom del credito al consumo», analizza Marco Recchi, segretario generale dell’Unirec (l’associazione che raggruppa le agenzie di recupero crediti), «oltre al fatto che le aziende si rivolgono a noi perché sperano di risolvere il problema per via extragiudiziale». Spesso ci riescono. Ma chi paga deve trovare i soldi. E, a volte, finisce per cascare in un ulteriore debito, da saldare – tanto per cambiare – a rate. E così ai cancelli delle aziende, sono comparsi i volantini di società finanziarie. Qualche esempio: prestito di 7 mila euro da restituire in 60 rate mensili da 148 euro l’una. Totale: 8800 euro. Oppure, 10 mila euro di prestati e 13600 incassati cinque anni dopo. Come se l’unica strada per sfuggire ai debiti accumularne sempre di più.

Sunia assediato

Si riversano in massa da chiunque possa dare loro un consiglio o un aiuto. A cominciare dagli uffici dell'assessorato alla Casa fino a quelli del Sunia, il sindacato che tutela inquilini e assegnatari. Un afflusso mai visto? Non per chi lavora sul campo da anni. Le spie di quest'ondata, per chi le voleva vedere, erano evidenti tre o quattro anni fa - analizza il presidente piemontese Andrea Parvopasso -. Fin d'allora era in atto una tendenza che, tuttavia, si va rafforzando sempre più ogni giorno che passa, e soprattutto si estende a un maggior numero di categorie sociali.

L’impiegato e l’infermiera: "Con tremila euro di stipendio non arriviamo più a fine mese"

Sembra impossibile, eppure è tutto documentato, euro dopo euro: si può arrivare a stento alla fine del mese anche con tremila euro di reddito in famiglia.

Marcello L., 42 anni, non se lo spiega. «Abbiamo compiuto scelte forse azzardate, ma mai avrei pensato che saremmo arrivati a questo punto».

Lui è un impiegato, 1600 euro al mese. Si racconta, «ma niente nomi: non voglio sbandierare le nostre difficoltà ai miei colleghi».

Marcello, lei è l’unico a lavorare in famiglia.

«No. Mia moglie è infermiera. Guadagna circa 1200 euro al mese. Insieme sfioriamo i tremila euro».

Figli?

«Due. Uno fa le elementari, l’altro il liceo scientifico: 8 e 15 anni».

Vivete in affitto?

«Avevano acquistato un alloggio, pagato 120 milioni di lire negli anni Novanta e rivenduto a 110 mila euro. Con quei soldi, e con 120 mila euro di mutuo, ne abbiamo comprato uno più grande. Nel frattempo erano arrivati i ragazzi: serviva più spazio, e comunque credevamo di avere le possibilità. Anzi, all’epoca le avevamo».

Il mutuo era a tasso fisso?

«Variabile, ed è il primo guaio. La rata, oggi, è schizzata a 1170 euro al mese. Insomma, uno stipendio. Come dire che mia moglie lavora solo per far fronte la rata dell’appartamento. Ma non è finita».

Cioè?

«Un anno e mezzo fa ho cambiato auto. La mia aveva 11 anni, era decrepita. Ovviamente l’ho acquistata a rate, e adesso ogni mese pago circa 200 euro».

Altre spese?

«Il condominio, il telefono, la luce, il gas. Ogni anno ci vogliono circa 3 mila euro, ovvero quasi 300 al mese. Le bollette arrivano ogni due mesi, sfasate: una volta gas e telefono, altra solo la luce. E comunque sono almeno 150 euro ogni volta. Abbiamo ridotto le telefonate al minimo, paghiamo quasi soltanto il canone».

E i figli?

«Appunto: alla loro età cambi un guardaroba l’anno, e comunque li vogliamo vestire in modo perlomeno dignitoso. La più grande ha appena cominciato le scuole superiori: circa 350 euro per i libri di testo, per non parlare di quaderni, penne, album da disegno e tutto il resto. Insomma, da un anno e mezzo ci restano meno di 500 euro al mese per mangiare e per qualche piccolo svago che ormai abbiamo ridotto al lumicino. Non ci concediamo una cena o un fine settimana da una vita. Cerchiamo di mettere qualcosa da parte per le vacanze estive».

Che cosa succede alla fine del mese?

«La banca mi ha aperto un fido, perché il mio conto è sempre in rosso. Mi sono venuti incontro: sanno che abbiamo stipendi sicuri e ci permettono di scendere fino a 1500 euro».

E se c’è qualche spesa improvvisa?

«Sfodero la carta di credito. L’addebito arriva il mese successivo. E noi sappiamo che abbiamo trenta giorni per rientrare di quella spesa non prevista».\

LA STAMPATorino e Prov.

Pag. 59

Specchio dei tempi

Come farsi sostituire i contenitori dell’Amiat?

Una lettrice ci scrive:

«Da qualche anno nel Borgo Vecchio del Campidoglio abbiamo la raccolta differenziata dei rifiuti, con i vari contenitori nel cortile condominiale: sistema comodo, ma che comporta qualche problema se un contenitore non è più utilizzabile perché danneggiato e lo si deve sostituire. «Nessuno dei condomini può fare la richiesta all’Amiat, ma solo l’amministratore del condominio e se è in ferie si aspetta il suo rientro. «Quando c’erano i cassonetti in strada, se era necessario, venivano sostituiti nel giro di qualche giorno, mentre noi aspettiamo da un mese nonostante i solleciti telefonici e con e-mail. Fortunatamente non si tratta del contenitore dei rifiuti organici! «Il lavaggio dei contenitori, che per i primi tempi avveniva mensilmente, ora ha cadenza annuale: l’ultima volta è stato l’anno scorso. «Chiedo all’Amiat una maggiore sollecitudine nell’evadere le richiedere degli utenti che cercano di collaborare al massimo per rendere più pulita la nostra città».

La trappola dei troppi sovrapprezzi sui biglietti Ryanair

Una lettrice scrive:

«Nei giorni scorsi ho acquistato sul sito Ryanair tre biglietti aerei al prezzo di euro 175 caduno (esorbitante se si pensa ad un volo che si presume low cost e che è stato prenotato con oltre 90 giorni di anticipo). Carta di credito alla mano procedo all'operazione, convinta di spendere la somma complessiva di euro 525 ma, sorpresa! L'addebito sulla mia carta è di ben euro 625!!! Provo a rifare i conti: 525+40 (2 bagagli in stiva) + 30 (3 check-in in aeroporto) = 595... ne mancano ancora 30... dove sono? Suppongo si tratti della transazione a mezzo carta di credito (che altre compagnie aeree applicano dichiarandone il costo e chiarendo che si tratta di una tassa da pagare una tantum per ogni operazione, indipendentemente dal numero dei biglietti acquistati), però Ryanair non ha mai specificato questo costo!!! «In ogni caso, non avendo alternativa (non conosco altri modi di acquistare questo volo), confermo l'operazione e spendo i miei soldi, e così, grazie alla mail di conferma finalmente, apprendo che la mia supposizione era esatta. «Non sarebbe stato più onesto dichiarare fin da subito che il prezzo del volo era di 210 euro a biglietto? Io avrei proceduto comunque all'acquisto e ne sarei anche stata soddisfatta! «Inoltre mi chiedo: posto che annualmente pago un canone al circuito Visa e che, a quanto ne so, è fatto divieto agli esercizi commerciali di applicare maggiorazioni per i pagamenti a mezzo carta di credito, come si può considerare legale questa sovrattassa sull'uso della carta di credito? Ed inoltre, perché debbo pagare una tassa su ogni biglietto acquistato e non una tantum?».

LA STAMPATorino e Prov.

Pag. 66

"L’Atc continua a lasciarci al freddo"

Il caso lo solleva uno solo dei ventimila inquilini e condomini delle Vallette serviti (dal 1982) dal teleriscaldamento gestito dall’Iride. E’ l’eccezione che conferma la regola ricordata alcuni giorni fa dal sindaco di Torino al primo calo di temperatura: «L'attuale normativa (Dpr 412/93 e Dpr 551/99) consente per Torino di accendere gli impianti di riscaldamento anche nel periodo dal 16 aprile al 14 ottobre se le condizioni atmosferiche avverse lo richiedono, per un massimo di 7 ore giornaliere e con un massimo di 20 gradi». Cioè: il Comune non deve più autorizzare, ogni cittadino può decidere come crede. «Non io e i condomini di viale dei Mughetti 13 - obietta Sonia Rossetto Ravera -, l’Iride dice che essendoci alle Vallette un’unica rete, noi siamo in balìa di quello che decide l’Atc, che ha l’ampia maggioranza degli stabili, e siccome il presidente Giorgio Ardito ha stabilito che si accenderà solo quando il termometro scenderà sotto i 18 gradi, noi staremo... al freddo». Fu fatta una convenzione in tal senso tra gli allora Iacp (ora Atc) e Aem (ora Iride), ma l’Atc ieri ha scritto all’Iride che «noi siamo responsabili unicamente degli stabili da noi amministrati»: E gli altri? «Tocca agli amministratori degli altri stabili fare richiesta di accensione anticipata». Se l’amministratore del condominio di viale dei Mughetti chiederà di accendere, l’Iride lo farà? «A parte il fatto che in questo caso si tratta di una singola persona - risponde Marco Gorzegno, responsabile vendite del Teleriscaldamento -, va detto che la rete realizzata 50 anni fa alle Vallette non consente di isolare uno stabile: o si accende per tutti o niente». Per questo è importante la volontà dell’Atc che rappresenta gran parte di quel quartiere. Il contratto con l’Atc prevede 180 giorni più 15 di proroga, oltre quelli c’è un costo aggiuntivo. L’attuale clima richiede anticipazioni? Ardito: «La temperatura negli alloggi in questi giorni non è mai scesa sotto i 20 gradi».\

LEGGO

Pag. 7

La dieta dei prezzi

(Maurizio Bertera)

Primo, secondo, dolce e un calice di Brunello per 30 euro tondi tondi. Un conto da trattoria, visti i tempi non facili: la sorpresa è che a proporre questo menu a prezzo fisso è uno dei cuochi più famosi d’Italia, Gianfranco Vissani. Per far provare la sua particolarissima cucina, un piatto della quale costa mediamente 40 euro, lo chef di Baschi ha lanciato l’iniziativa "1 Ora Vissani", che permette di gustare questo menu dalle 13 alle 14. Anche se la proposta è limitata non solo dal punto di vista orario e nei giorni (solo martedì, venerdì e sabato), è un segnale importante: la cucina d’autore ha deciso di "scendere" tra i mortali, soprattutto per ragioni economiche, ma anche per la nuova consapevolezza che non si può puntare solo ai gourmet. E così sull’esempio di quanto avviene da anni all’estero (pensiamo solo ai locali in serie di Ducasse, Robuchon e Boucuse), anche da noi fioriscono le "succursali" o "dépendance" se preferite, dove i grandi chef propongono la loro cucina. Stessa mano e stessi ingredienti, ma un menu limitato, fatto di piatti più semplici, e un arredamento più sobrio il che non vuol dire meno curato. Qualche nome? Massimo Bottura con la Francescana a Modena, Fabio Picchi con il Cibreino a Firenze, Massimiliano Alajmo con il Calandrino a Rubano di Padova, Claudio Sadler con Chic N-Quick a Milano. Il fenomeno sta interessando peraltro anche la fascia media (vedi box): sono sempre più numerosi i ristoratori che a fianco di un locale storico e magari con tanti coperti ne aprono uno più piccolo, meno "ingessato" e prezzi leggermente inferiori. Altri puntano su un locale aperto dalla prima colazione all’aperitivo: uno dei più eleganti e di successo è il Trussardi Café di Milano, che si trova a fianco della Scala, proprio sotto il ristorante omonimo diretto da Andrea Berton. In questo meritorio tentativo di allargare il parterre degli appassionati di buona cucina, rientrano anche le scelte dei grandi cuochi che hanno deciso di aprire un solo locale, quasi sempre fuori dalla città, proponendo i loro piatti a prezzi interessanti. Uno di questi è Vittorio Fusari (vedi box) che non si limita solo alla cucina ma ha optato per una proposta enogastronomica a 360° - anche questa è una filosofia da seguire con attenzione – capace di attirare neofiti e gourmet. Ma chi ha sicuramente inaugurato la nuova era è Davide Oldani che continua a riscuotere un clamoroso successo di critica e pubblico con il suo D’O, ristorante a Cornaredo (MI) dove il suo menu degustazione, fatto di piatti d’autore, continua a costare 32 euro. Il fatto che in questo modo si sia guadagnato una stella Michelin e navighi sempre nelle zone alte delle altre guide è importante quanto il perenne "pieno" che registra in sala.

Help Consumatori.it

(8/10/2008)

Consumers’ Forum: le conquiste degli ultimi due anni

(Valentina Corvino)

Un momento di riflessione e approfondimento delle relazioni tra consumatori, imprese, Authority e politica. Questo l'obiettivo del convegno che Consumers'Forum ha organizzato questa mattina a Roma. L'incontro è stato anche l'occasione per presentare il Primo Rapporto sul Consumerismo, "Consumerism: rapporto 2008" che l'Associazione ha commissionato all'Università di Roma Tre. "Questo incontro – ha spiegato Lorenzo Miozzi, presidente di Consumers'Forum - offre alle due anime del mercato riunite nell'Associazione, consumatori e imprese, un'occasione per svolgere una funzione propulsiva verso il mondo della vigilanza e della politica. E' in tal senso che Consumers'Forum ha concepito Consumerism: rapporto 2008, documento che intendiamo elaborare ogni anno per fornire un panorama chiaro e scientificamente corretto sul mondo del consumerismo". "Il Rapporto - ha affermato la professoressa Liliana Rossi Carleo che con il professore Enrico Minervini ha coordinato il gruppo di lavoro - vuole essere una verifica dello stato dell'arte della legislazione a tutela del consumatore, il primo tentativo di dare una visione di insieme di carattere trasversale ad una disciplina che per ovvi motivi è frammentata". Il lavoro - ha sintetizzato il professore Minervini - è organizzato in tre parti e ha come punto centrale il Codice del Consumo approvato nel 2005: la prima fornisce un rapido sguardo sul passato; la seconda tratteggia il presente partendo da settembre 2005 fino agli inizi del 2008 e quindi non tiene conto dello slittamento dell'entrata in vigore della normativa sulla class action. La terza ed ultima parte si compone di un breve excursus sulle prospettive future. Preliminarmente - ha aggiunto il professore - si è reso necessario un lavoro di "scrematura" circa la normativa da commentare data l'enorme produzione legislativa in questo settore. Fatta salva la discrezionalità di cui ha goduto l'intero gruppo di lavoro, si è deciso di commentare quelle norme che hanno modificato o implementato il codice del consumo come quelle sulle pratiche commerciali scorrette e sui contratti a distanza; quelle norme che non innovano il codice del consumo ma che hanno effetto diretto sulla sfera del cittadino inteso come parte debole del rapporto negoziale (disciplina che tutela gli acquirenti di case in caso di fallimenti immobiliari, disciplina su vendite piramidali). Infine si è deciso di commentare le norme che hanno liberalizzato alcuni settore (le cd liberalizzazioni di Bersani) e in questo settore possiamo ricordare le norme che hanno eliminato i costi bancari, i costi fissi della telefonia mobile e così via. Il risultato è stato un lavoro che ripercorre gli interventi legislativi successivi al Codice del Consumo e che cerca di rispondere ad un interrogativo: cosa è avvenuto in questi due anni sul fronte della tutela del consumatore.

Consumers' Forum, le strategie future delle Authority

(Valentina Corvino)

Il Rapporto sul Consumerismo che è stato presentato questa mattina ha costituito un punto di partenza per un dibattito che ha coinvolto le Autorità di regolamentazione del mercato in cui si è cercato di delineare i possibili interventi futuri delle stesse. Nei loro interventi i presidenti delle Autorità hanno fatto il punto sul lavoro svolto in questi anni accomunato dall'obiettivo che è quello da un lato di tutelare il consumatore e dall'altro di diffondere la cultura della necessità di una regolamentazione. Il presidente Corrado Calabrò (Agcom) da un lato ha enumerato i tantissimi interventi a tutela dell'utente messi a punto dalla data della costituzione dell'Autorità (1998), ultimo in ordine di tempo il blocco delle chiamate a sovrapprezzo, dall'altro ha ricordato come nel suo settore di competenza, quello delle telecomunicazioni, dal 1998 al 2007 i prezzi si sono abbassati del 28% a differenza di quelli di altri servizi pubblici (quelli postali o idrici, ad esempio) dove si è assistito ad un aumento record. Quanto alle prospettive dell'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas, il presidente Alessandro Ortis ha annunciato che l'Autorità attiverà entro novembre un nuovo strumento di confronto delle offerte via via emergenti sul mercato per la fornitura di elettricità. Il "price calculator" aiuterà così i consumatori nella loro libera scelta sulla fornitura della luce. Ben più "drammatico" l'intervento del presidente Antonio Catricalà (Antitrust). Drammatico perché il lavoro dell'Agcm rischia una seria battuta d'arresto se verrà approvata, così com'è, la Legge Finanziaria che ha previsto un drastico taglio alle risorse a disposizione di questa Autorità e dunque anche dei consumatori. Il Presidente ha parlato di un taglio di 8 milioni di euro che significa meno "forza lavoro", che significa meno multe comminate a quelle aziende "spregiudicate", che significa un passo indietro nella tutela dei consumatori. Si conclude con un appello alla solidarietà il suo intervento. Tra i tanti, dato anche il momento di crisi che sta attraversando il nostro Paese, assume particolare rilevanza la testimonianza del lavoro svolto in questi anni dalla Consob. "La tutela del consumatore/risparmiatore - ha spiegato Mauro Lorenzoni - è da sempre al centro dell'attività della Consob e questa opera di "protezione" si espleta in diversi momenti: uno preventivo durante il quale la Commissione si occupa di predisporre la normativa di settore nonché di dare attuazione alla disciplina europea; uno concomitante e l'altro successivo. A proposito di quest'ultimo aspetto, è alle battute finali la costituzione della Camera di Conciliazione e Arbitrato. La fase di consultazione aperta a tutti si è conclusa il 30 settembre scorso mentre il 14 novembre scade il termine per la predisposizione del regolamento attuativo. Quanto alle funzioni della Camera, il decreto che l'ha istituita (179/2007) ha previsto la facoltà per essa di amministrare i procedimenti di conciliazione e di arbitrato promossi per la risoluzione di controversie insorte tra gli investitori e gli intermediari per la violazione da parte di questi degli obblighi di informazione, correttezza e trasparenza previsti nei rapporti contrattuali con gli investitori .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bonus bollette

Arriva il bonus sociale che consentirà, ai consumatori con più basso reddito che dispongano di Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) inferiore o uguale a 7.500 euro, di usufruire di un risparmio del 20% sulle bollette dell’elettricità.Il valore del bonus sarà crescente secondo la numerosità dei nuclei familiari aventi diritto (60 euro/anno per un nucleo di 1-2 persone, 78 euro/anno per 3-4 persone, 135 euro/anno per un numero di persone superiore a 4).Il bonus sarà operativo dal gennaio 2009 e retroattivo a tutto il 2008 per le richieste effettuate entro fine del mese di febbraio.

24 settembre 2008

Rassegna stampa

Mercoledì 24 settembre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "Riso sempre amaro. L’Italia piange la crisi del chicco" – di Jenner Meletti – pag. 25

La Repubblica – "Mutui, le banche non fanno sconti, costa caro ridurre la rata di 100 euro" – di Rosa Serrano – pag. 35

La Repubblica Torino e Prov. – "Bus spia nelle corsie riservate Gtt" – di Diego Longhin, Stefano Parola – pag. I-II-III

La Stampa – "Nella rete Lehman 100 mila risparmiatori" – di Gianluca Poalucci – pag. 26

La Stampa – "In breve" ( Risparmio tradito. Stock: sui T – bond proposte inadeguate) – pag. 27

La Stampa Torino e Prov. – "Ovvietà sul caro libri" – di Ulisse Jacomuzzi – pag. 47-56

La Stampa Torino e Prov – "Specchio dei tempi" ( L’Eni non c’è) – pag. 51

La Stampa Torino e Prov – "La Cgil in corteo contro il caro vita" – di M. Cas. – pag. 59

Free Press

Leggo – "Telecom, stop al sovrapprezzo" – pag. 2

Metro – "Latte avvelenato, controlli a tappeto" – pag. 4

Internet

HelpConsumatori.it – "10 regole etiche per l’agente immobiliare a tutela del cliente" –

HelpConsumatori.it – "Istat: vendite al dettaglio in ripresa a luglio con più 2,1% rispetto al 2007" –

La Repubblica

Pag. 25

Riso sempre amaro. L’Italia piange la crisi del chicco

(Jenner Meletti)

Le disgrazie non sono finite. «Ad agosto ci sono state grandinate e trombe d´aria e negli ultimi giorni è arrivato il "brusone": Pjricularia orizae, il fungo che attacca il riso e impedisce la maturazione». Il brusone è il killer delle risaie: attacca la spiga, la stringe in un anello e la strozza. «Solo per colpa di questo fungo alcune aziende perderanno il 30% del raccolto, il calo medio sarà di almeno il 15%. Tutto questo nell´anno in cui, grazie al rialzo dei prezzi nel mercato mondiale, anche qui si sperava di fare finalmente buoni affari». Facce scure anche alla cascina Venerìa, dove nel 1949 è stato girato il film "Riso amaro", con Silvana Mangano e Vittorio Gassman. «La grandine - dice Carlo Sesia, il perito agrario dell´azienda - ha distrutto il 100% dell´Indica, un riso che basta toccarlo e cade a terra, e almeno il 50% dello Japonica». La Casa dell´Agricoltore, in piazza Zumaglini, è la capitale del riso italiano. Stanno tutti assieme, nello stesso palazzo, L´Unione Agricoltori di Vercelli e Biella, la Coldiretti, l´Ente Risi. A piano terra c´è la sala borsa, la Wall Street del riso che ogni martedì e venerdì, dalle 8 alle 13, fissa il prezzo dell´Arborio e dei suoi fratelli. Decine di mediatori con strette di mano e pacche sulle spalle cercano di sopravvivere in un mercato globale dove migliaia di tonnellate di riso si acquistano con un clic sul computer. I produttori di riso non sono "una" ma "la" ricchezza di Vercelli e il palazzo costruito nel Ventennio racconta a tutti la loro potenza. Davanti all´ufficio di Quirino Barone, presidente dell´Unione agricoltori, la Confagricoltura locale, c´è il busto del fondatore dell´associazione, "Senator Marchese Ing. Vincenzo Ricci". «Cinquant´anni fa - dice - anch´io sarei stato chiamato "Sciur parun da li beli braghi bianchi", signor padrone dalle belle braghe bianche. Un agrario, insomma, conosciuto in mezzo mondo grazie al film di Giuseppe De Santis. Io non amo il revisionismo immotivato e non voglio difendere a tutti i costi gli agrari del passato. Conosco tutte le canzoni delle mondine, che raccontano la fatica vera e la miseria di quegli anni. Ma, anche in Riso amaro, si scopre che qui è stato costruito lo Stato sociale. Per le mondine c´erano il medico e l´infermeria, i dormitori, le docce, i bagni? Tutto questo in un´Italia dove il lavoro era duro ovunque. Nel "contratto di monda" del 1907 sono state decise per la prima volta le 8 ore. Erano immigrate a tempo, le mondine, ed avevano un contratto che stabiliva anche il menù della mensa». Grandine e brusone a parte, il presidente degli agrari (600 aziende con 80.000 ettari, produzione di 600.000 quintali di riso) resta ottimista. «La riforma radicale del mercato europeo ci ha costretto al confronto con il mercato mondiale. Prima, se non vendevi, portavi il riso allo stoccaggio, siamo arrivati anche a 7 milioni di quintali. Così ci veniva garantito un reddito minimo. La fine di questo regime ci ha costretto ad abbassare i prezzi, per resistere alla concorrenza americana e asiatica. Poi, in primavera, c´è stato il miracolo. In tante parti del mondo si sono accorti del valore del cibo: non più solo una merce, ma un prodotto che serve a sfamare miliardi di persone. Anche in Italia si è capito che il cibo non può essere usato per riempire i serbatoi delle auto. I prezzi sono aumentati e noi stiamo vedendo la luce. Dal 2000 al 2003 il riso ci era stato pagato una miseria, anche 15 euro al quintale, ma il consumatore non se n´è accorto perché ha sempre speso almeno un euro al chilo. Quest´anno speriamo che il prezzo arrivi almeno a 45 euro, lo stesso che abbiamo ottenuto con le ultime partite del 2007». Tutto è cambiato, nelle campagne vercellesi. Le piccole risaie sono scomparse, per lasciare spazio ad immense distese di riso. A metà degli anni ?80 è arrivata la livellatrice laser, che spiana perfettamente il terreno, così ogni pianta di riso può ricevere l´acqua che le serve. La Coldiretti, fra Vercelli e Brescia, conta 4.000 coltivatori, azienda media di 25 ettari, produzione di 500.000 quintali di riso. «Come in gran parte dell´agroalimentare - dice il direttore, Domenico Pautasso - anche qui siamo penalizzati da una filiera troppo lunga. E questo è assurdo per un prodotto che non deperisce in fretta: il riso vive a lungo, non è che se non lo vendi oggi domani devi buttarlo. Il consumatore deve sapere che se per il riso spende 100, il 17 - 18% va al produttore, il 22 - 23% all´industria e il resto alla grande distribuzione. Noi produttori sappiamo quanto spendiamo e non sappiamo quanto potremo incassare. L´anno scorso, ad esempio, un quintale di urea, il concime azotato, costava 34 euro. Quest´anno ne costa 56. La produzione di riso 2007, subito dopo il raccolto, è stata venduta a 18 - 20 euro. A fine anno è salita a 28 euro e le ultime partite sono state vendute a 40 - 50, un prezzo altissimo. Fare previsioni sui prezzi 2008 è quasi impossibile: è come giocare in borsa. E in più, in questo mercato in altalena, resistono le figure dei mediatori, che riescono a mettere mano su quasi tutto il nostro riso. Noi della Coldiretti, assieme all´associazione degli agricoltori, vogliamo sederci a un tavolo con l´industria e anche con la grande distribuzione. I mediatori sono figure del passato e nel passato debbono restare». Anche con la nuova Pac (Politica agricola comune) la risicoltura, come tutto il resto, è ampiamente assistita. Un´azienda di 25 ettari riceve 22.000 euro all´anno, con 100 ettari si arriva a 100.000 euro. Le grandi aziende di 1000 ettari portano a casa 1 milione di euro, esentasse. «Noi proponiamo - dice Domenico Pautasso - che sopra una certa cifra si facciano delle trattenute e i soldi vengano usati per costruire ciò che serve ai coltivatori, come risiere o impianti di stoccaggio. I contributi Pac debbono creare reddito, non rendita». La cascina Venerìa - ai tempi di "Riso amaro" era della famiglia Agnelli, ora appartiene al gruppo Saiagricola - è ancora un´azienda modello, ma è come un nano vestito con gli abiti di un gigante. «Lavoravano qui - dice Carlo Sesia, il responsabile tecnico - 150 operai fissi e fra le 600 e le 800 mondine. Ora siamo 18 in tutto, più qualche mondina cinese che lavora nelle camere del riso da semina». Dal produttore al consumatore, con risaia, essiccatoio, macchine per selezione e impacchettamento e anche lo spaccio aziendale. Ma tutti gli impianti usano una parte minima di questo che era un paese, con la chiesa, il parroco, l´asilo e la scuola elementare, il caseificio, il macello, il negozio di alimentari. C´è ancora il cimitero, ormai abbandonato. Le Silvana Mangano arrivate dalla Cina oggi vorrebbero lavorare di più, non le 204 ore al mese previste dal contratto, straordinari compresi, con una busta paga di 1800 - 1900 euro. «Ogni tanto - dice Carlo Sesia - arriva un pullman con le mondine di una volta. Vengono con figli e nipoti, a fare vedere dove lavoravano da ragazze». Nell´ultimo pullman c´erano le mondine di Nonantola, con il loro coro. «Sciur parun dali beli braghi bianchi?».

La Repubblica

Pag. 35

Mutui, le banche non fanno sconti, costa caro ridurre la rata di 100 euro

(Rosa Serrano)

ROMA - Tagliare la rata di 100 euro al mese non è più un problema. Le banche rinegoziano il mutuo, alleggeriscono la spesa mensile e allungano la durata del contratto. Il taglio è dunque assicurato, così come voleva il Tesoro che ha sottoscritto un accordo con l´Abi. Dal primo gennaio chi ha un mutuo a tasso variabile "tarato" sul bilancio familiare è dunque salvo, non più strozzato dalle rate, perché con quell´accordo è come se il tempo si fosse fermato. Per i mutui stipulati prima del 2007 si prenderà in considerazione la media dei tassi pagati nel 2006. Per i finanziamenti sottoscritti dopo il 31 dicembre 2006, la nuova rata sarà pari alla prima pagata. I nuovi tassi e le relative rate rimarranno "inchiodati". Quello che c´è da pagare di più (ma anche di meno se i tassi scendessero), va invece a finire in un altro conto. Ed è proprio quel conto che fa la differenza, perché lo spread applicato e il metodo di calcolo degli interessi fa aumentare o diminuire il numero delle rate come un elastico. Dunque se l´accordo Abi-Tesoro sembra garantire a tutti un risparmio immediato di 100 euro, il costo finale cambierà in base alle condizioni che gli istituti di credito applicheranno sul conto accessorio. E secondo Progetica, che ha elaborato uno studio per Repubblica, le banche medie e piccole si stanno comportando meglio dei grandi istituti. Per capirlo bisogna partire dall´accordo Abi-Tesoro là dove stabilisce che sul conto accessorio (dove va la differenza tra nuova e vecchia rata) verranno addebitati gli interessi annui calcolati sulla base dell´Irs a 10 anni (cioè il parametro che serve per determinare i mutui a tasso fisso), alla data della rinegoziazione, maggiorabile fino a un massimo di uno spread dello 0,50 per cento. Dunque la convenzione parla di "massimo", il che significa che le banche hanno la possibilità di offrire condizioni migliori: scendere sotto quello 0,5 per cento e soprattutto abolire la capitalizzazione degli interessi. E la differenza si vede. Su un mutuo trentennale a tasso variabile di 100mila euro stipulato nel novembre 2005, applicando l´accordo senza agevolazioni e in uno scenario di tendenziale stabilità dei tassi, il mutuo si allunga di 75 mesi. Con l´eliminazione dello spread nel calcolo del tasso d´interesse da applicare al conto corrente di appoggio, la durata aggiuntiva risulta di 68 rate. «Miglioramenti decisamente più alti - spiega Egidio Vacchini, amministratore delegato di Progetica - risultano con l´abolizione della capitalizzazione degli interessi sul conto corrente di appoggio». In questo caso le rate si riducono a 55. Meglio ancora ha fatto la Banca di Credito commerciale di Cremeno, che con uno spread a 0,35 per cento e nessuna capitalizzazione sugli interessi fa scendere le rate a 54. Il mutuo dell´esempio dunque alla fine costerà 57mila euro nelle banche che non fanno "sconti" sull´accordo, 43mila al Credito commerciale di Cremeno. Una bella differenza.

La RepubblicaTorino e Prov.

Pag. I-II-III

Bus spia nelle corsie riservate Gtt

Stop alle auto che viaggiano sulle corsie riservate ai mezzi pubblici. Dal 1 ottobre partirà, in fase sperimentale, un progetto di controllo delle corsie riservate Gtt attraverso le telecamere installate sugli autobus con l´obiettivo di disincentivare l´utilizzo improprio delle carreggiate riservate ai mezzi pubblici. Tutte le corsie soggette a monitoraggio saranno segnalate con cartelli che riporteranno la scritta "corsia controllata con telecamere". I mezzi pubblici su cui sono state installate le telecamere sono, al momento, 165. Per motivi di sicurezza, l´autista abilitato attiva la telecamera premendo un pulsante, solo quando il veicolo è bloccato. Scettico il Garante della privacy Franco Pizzetti che chiederà spiegazioni a Gtt: «Si sta esagerando con la videosorveglianza. Giusto punire chi viola le regole ma qui si sta pagando un prezzo altissimo. Il personale deve inquadrare solo la targa e va istruito. Bisogna scegliere bene anche chi conserverà e controllerà i filmati».

Corsie gialle, arrivano i bus-spia

(Diego Longhin)

Non ci sarà più scampo per i furbetti che usano le corsie riservate ai mezzi pubblici. Gli automobilisti non dovranno temere il civich di turno all´incrocio, ma l´autista-vigile che colpisce alle spalle. Gli addetti di Gtt dal primo ottobre, oltre al clacson, avranno un´arma in più per convincere i torinesi a non oltrepassare le strisce gialle e a piazzarsi davanti ai bus, rallentandone la marcia. Una telecamera che, una volta attivata, registra l´infrazione senza possibilità di appello. E passato qualche giorno, tempo di scaricare i filmati e di verificare se il mezzo non è autorizzato a percorrere le corsie preferenziali, il verbale arriva direttamente nella buca delle lettere. Una multa salata: 74 euro. Torino è la prima città in Italia che ha deciso di usare gli occhi al silicio per pinzare gli indisciplinati delle vie riservate ai bus. Scopo? Cercare di ridurre i mezzi privati che circolano nelle corsie per aumentare la velocità commerciale dei mezzi pubblici. «Chi pensa che l´obiettivo sia quello di fare cassa sbaglia - spiegano Maria Grazia Sestero, assessore alla Viabilità del Comune, e il collega alla Polizia Municipale, Beppe Borgogno - le telecamere entrano in funzione solo quando le auto rappresentano un intralcio vero per i bus, causando ritardi». Le telecamere non sono sempre accese, ma riprendono solo quando l´autista decide di accenderle, a veicolo fermo per motivi di sicurezza. Gli addetti, per ogni registrazione, annotano su un apposito modulo la via, il numero civico e l´ora dell´infrazione. Verranno quindi filmate solo le auto che intralciano in fermata e ai semafori. Non solo. Se l´auto deve imboccare per forza la via riservata ai mezzi pubblici, causa macchine in seconda fila, allora verranno ripresi e multati i veicoli che intralciano la normale circolazione, costringendo gli altri a prendere la corsia preferenziale. Il servizio di controllo sarà sperimentale e segnalato con appositi cartelli all´inizio delle vie riservate. Si inizierà con corso Duca degli Abruzzi, tra largo Orbassano e corso Einaudi, corso Vittorio Emanuele, tra piazza Adriano e corso Massimo d´Azeglio, corso Einaudi, tra corso Duca degli Abruzzi e corso Re Umberto, via Vanchiglia, tra corso Regina Margherita e corso San Maurizio, via Accademia Albertina, tra via Mazzini e corso Vittorio Emanuele. Al termine dei lavori si accenderanno le telecamere anche sui bus in via Cernaia, tra corso Galileo Ferraris e porta Susa. Al momento saranno 165 i bus dotati di occhi elettronici con una spesa di circa 247 mila euro. Circa 1.500 euro ad impianto. Il filmato della targa del veicolo che intralcia il mezzo pubblico viene registrato sul computer di bordo e scaricato da personale specializzato una volta che il bus entra in deposito. Solo in un secondo momento vengono visionate le immagini, con il supporto della polizia municipale e di 5T. Se il mezzo non ha il permesso per passare parte il verbale. L´obiettivo di Gtt è quello di estendere il controllo: «Uno dei fattori che produce disguidi e disservizi - dice l´amministratore delegato di Gtt, Tommaso Panero - sono le auto che invadono le corsie. Ad ogni fermata ed incrocio si perdono minuti preziosi. Siamo convinti che le telecamere possano rappresentare un deterrente importante».

"Qui si sta esagerando con la videosorveglianza"

(Stefano Parola)

«Chiederemo informazioni e chiarimenti sul meccanismo di funzionamento di tutto il sistema». L´idea degli "autisti-vigili" fa storcere il naso al Garante per la privacy, Franco Pizzetti, che è anche ordinario di diritto costituzionale all´Università di Torino.

Professor Pizzetti, cosa ne pensa di questa novità?

«Per noi è fondamentale avere informazioni adeguate sulle modalità con le quali le riprese vengono fatte, su chi sono le persone che le visionano - perché devono essere strutture della polizia municipale - e che siano rispettate le regole basilari sulla privacy».

Quali?

«La telecamera deve inquadrare solo la targa del veicolo e non le persone a bordo. Banalizzando, bisogna evitare che l´autista possa mettersi a fotografare una bella ragazza che passa per strada. Poi bisogna escludere in ogni modo che si possa fare un uso personale delle riprese o che gli stessi autisti ne prendano visione».

E una volte che le immagini sono state acquisite?

«Occorre valutare in che luogo sono conservati i filmati, chi li tiene in custodia e dopo quanto tempo vengono distrutti. Insomma, c´è tutto un lavoro per fare in modo che questo controllo video non si traduca in un ulteriore invasivo provvedimento contro quel minimo di libertà e di vivibilità della città».

È corretto a livello legale che sia l´autista a rilevare una violazione?

«Sì, l´importante è che sia fatta una formazione completa, cioè che non riguardi solo l´uso strumentale del dispositivo ma anche gli aspetti giuridici ed etici. Può sembrare strano, ma è meglio che si usi questo strumento solo di fronte a un´ipotetica infrazione piuttosto che ci sia una ripresa video 24 ore su 24, perché in questo caso il controllo sarebbe troppo pervasivo».

Come garante della privacy interverrà in qualche modo?

«Quando avremo dal Comune e dal Gtt tutte le delucidazioni necessarie, faremo una valutazione ponderata e valuteremo se assumere iniziative».

Siamo di fronte all´ennesimo tentativo di videosorvegliare la vita delle persone?

«Guardo con grande preoccupazione questo aumentare di controlli finalizzati al rispetto delle norme. È apprezzabilissimo il voler punire chi viola le regole. Ma a mio giudizio il prezzo che stiamo pagando è altissimo, direi anche eccessivo. Soprattutto quando si tratta di problemi di traffico e non c´è di mezzo la sicurezza delle persone».

"Apparecchi invisibili per evitare ritorsioni"

(Stefano Parola)

Basterà un "clic" e l´autista dell´autobus si farà giustizia da solo degli usurpatori di corsie preferenziali. Ai sindacati l´idea piace, anche se è necessario qualche piccolo accorgimento, come spiega Danilo Bonucci, funzionario della Filt-Cgil per il Gruppo torinese trasporti.

Bonucci, ora l´autista diventa anche un videoperatore. Che cosa ne pensa il sindacato?

«Abbiamo già affrontato questa discussione con l´azienda qualche mese fa e abbiamo dato il nostro benestare. Abbiamo dato l´avallo soprattutto per una questione politica: un maggiore controllo delle auto nelle corsie preferenziali rientrava nelle nostre richieste, perché è l´unico modo per migliorare i tempi di percorrenza e, di conseguenza, per rendere più efficiente tutto il servizio».

Come funzionerà?

«Le telecamere verranno installate su alcune linee specifiche in maniera da essere invisibili alla cittadinanza, cioè non ci sarà scritto nulla. L´autista, quando sarà fermo al semaforo su una corsia preferenziale e avrà una vettura davanti, dovrà semplicemente premere un pulsante per immortalarne la targa».

Perché è importante che il dispositivo non venga notato dall´esterno?

«È l´unica cosa che abbiamo richiesto in particolare, perché non vogliamo che l´autista venga vessato o preso di mira con azioni violente. E l´azienda ci ha garantito che non sarà possibile capire se su un autobus c´è o no questa telecamera. Ora però vediamo come funziona l´applicazione vera e propria».

Tutti i conducenti andranno a caccia di automobilisti distratti?

«Dato che per il momento si tratta solo di una sperimentazione, soltanto pochi di loro verranno coinvolti, tutto personale volontario, in modo che non si creino problemi tra le maestranze e che nessuno venga costretto a farlo contro la propria volontà. Anche perché è previsto un piccolo corso di formazione».

Sono previste delle integrazioni economiche i conducenti che aderiscono?

«Nessun incentivo. Si tratta di un punto che è parte di un pacchetto generale di accordi. Non lo abbiamo ancora siglato, perché stiamo discutendo la questione del contratto integrativo, però abbiamo dato un avallo di massima».

Questo ruolo di "controllori del traffico" non va oltre ai semplici compiti che spettano a chi guida gli autobus?

«In realtà è un compito quasi irrilevante per l´autista: si tratta solo di schiacciare un pulsante».

LA STAMPA

Pag. 26

Nella rete Lehman 100 mila risparmiatori

(Gianluca Paolucci)

Un numero certo e attendibile potrebbe uscire già oggi, quando al ministero dell’Economia si vedranno per la seconda volta i rappresentanti di Bankitalia, Isvap e Consob. Le stime parlano di circa 100 mila risparmiatori italiani coinvolti nel crac Lehman, la maggior parte dei quali con polizze index linked con sottostante titoli della banca americana. A questi andrebbero poi aggiunti coloro che hanno comprato bond emessi da veicoli Lehman, che fino al sabato precedente figuravano nell’elenco dei titoli a basso rischio di Pattichiari: sarebbero alcune migliaia, ma anche in questo per avere un numero attendibile del fenomeno sarà necessario aspettare oggi, al termine della riunione al ministero. Numeri ancora più elevati ma poco significati si raggiungono se si sommano a questi anche i sottoscrittori di fondi con quote di Lehman. In questo caso sono già arrivate le precisazioni e le rassicurazioni di Assogestioni sulla scarsa indicenza del fenomeno. Il numero di 100 mila è lo stesso del crac Parmalat ma si tratta di due casi molto diversi, precisano le fonti interpellate da La Stampa, tra i quali fare un parallelismo è quantomeno fuorviante data la diversità degli strumenti finanziari e dei soggetti coinvolti. Le associazioni dei consumatori parlano di circa 40 mila, ma il conteggio appare decisamente sottostimato anche solo in virtù della considerazione che Mediolanum (10500 clienti) e Unipol (8500) ne fanno da sole quasi la metà. A indicare un numero tra 70 mila e 100 mila risparmiatori solo per quanto riguarda le polizze assicurative è invece Marcella Frati di Nmg Financial services, che ricorda come, oltre a Unipol e Mediolanum, polizze con sottostante Lehman sono state vendute in quantità dalle reti bancarie attraverso gli accordi di bancassicurazione. È il caso della ex Capitalia (ora Unicredit) con Cnp Capitalia Vita e delle banche di credito cooperativo con Bcc Vita e Assimoco. A fare il punto sui priflessi per le compagnie ci ha provato ieri l’Ania, secondo la quale l’esposizione delle assicurazioni italiane verso le obbligazioni Lehman Brothers potrebbe ammontare a 1,5 miliardi di euro. Una cifra tale da non compromettere la tenuta del sistema ma che merita comunque attenzione, tanto che l’Ania ha dedicato parte del Comitato esecutivo dell’associazione riunitosi ieri a Milano a valutare la possibile risposta da dare agli assicurati per coprirne eventuali perdite. Dalla riunione - cui ha partecipato anche il presidente dell’Isvap, Giancarlo Giannini, che in questi giorni ha raccolto informazioni sull’esposizione - non sembra essere emersa una posizione unica, «di sistema». Le singole assicurazioni propenderebbero infatti a muoversi autonomamente per tutelare i propri assicurati esposti sul modello di quando già annunciato da Unipol e promesso da Mediolanum. Nel frattempo, lo spacchettamento delle attività internazionali di Lehman Brothers prosegue imperterrito. In evidenza la giapponese Nomura, che ieri ha rilevato le attività nelle regioni dell’Asia e del Pacifico per 225 milioni di dollari e oggi ha annunciato l’acquisto del business europeo e mediorientale, all’interno del quale rientrano anche gli uffici di Lehman a Roma e Milano. Al momento, ha spiegato Nomura, tutte le attività europee sono «sotto revisione», quindi anche quelle italiane nel campo dell’investment banking e dell’equity. Prima del crack di Lehman Brothers, nelle sedi di Milano e Roma erano impiegate circa 140 persone, e la banca giapponese spera che la maggior parte del personale attualmente in servizio voglia rimanere.

LA STAMPA

Pag. 27

In breve

Risparmio tradito. Stock: sui T-bond proposte inadeguate

«La proposta di ristrutturazione del debito argentino elaborata da alcune banche d’affari internazionali e presentata al governo di Buenos Aires sembra peggiorativa rispetto a i termini dell’offerta di scambio del 2005». Lo dice Nicola Stock, presidente della Tfa che rappresenta gli interessi degli obbligazionisti individuali italiani.

LA STAMPATorino e Prov.

Pag. 47-56

Ovvietà sul caro libri

(Ulisse Jacomuzzi) (*)

Ho letto su «La Stampa» di domenica l’intervista al libraio Claudio Aicardi sui libri di testo, dal titolo: «La vera colpa è degli editori». Che la colpa – dei costi - sia degli editori è diventata una banale ovvietà, tant’è che ormai è affermazione che non richiede prove a sostegno, è un assioma, un principio primo: nessuno si sognerebbe mai di andare a vedere, a studiare, come nasce un libro scolastico. Ma poiché faccio parte della mai abbastanza vituperata razza degli editori, con l’aggravante dell’attributo «scolastico», ho avuto di che meditare, pensando alla mia attività e a quella di chi lavora con me. Vorrei fare un esempio. Abbiamo pubblicato un corso di Storia per le scuole medie; il primo volume è di pagine 436 a quattro colori (quale ragazzo ormai studierebbe su un libro in bianco e nero?) più un testo allegato della preziosa Educazione Civica di 180 pagine a quattro colori. A quest'opera hanno lavorato per tre anni tre autori, poi un redattore per circa 2000 ore di lavoro, poi iconografi, consulenti (l'opera va testata con dei docenti per vedere e mettere in prova le caratteristiche didattiche, i laboratori, la scansione degli argomenti, il linguaggio in relazione all'età degli studenti). Poi ancora impaginatori e infine, naturalmente, carta, stampa e legatura. Ora, senza alcuna vena polemica, ma anzi ponendomi seriamente il problema, mi piacerebbe capire quale potrebbe essere il prezzo "giusto" di tale volume e di tanta mole di lavoro, per non definirlo "caro". Oggi costa 21,00 euro, cioè circa come la classica pizza+birra+caffè o tre ingressi al cinema. E’ troppo? E’ terribilmente caro? Se si, questo scardina completamente la mia scala di valori, e cominciano a mancarmi i punti di riferimento. E’ troppo davvero che tanto lavoro, intellettuale e pratico, questa ricchezza non solo informativa ma anche formativa (e c’è una bella differenza tra "informare" e "formare"!) si risolva in un prezzo di Euro 21,00? Ma è troppo rispetto a che cosa? Quali sono gli elementi di confronto per esprimere questo giudizio, quali le priorità? Mi viene il sospetto – ma sono pronto a respingerlo, nel caso – che sia "comunque" troppo, e che l’assioma di cui parlavo prima abbia comunque la meglio: il libro di scuola è, per definizione, "troppo" caro, indipendentemente dal suo valore per la formazione e la crescita culturale, a prescindere dalla ricchezza dei suoi contenuti e della sua utilità, senza tenere conto di quanto lavoro e quanta ricerca vi sono raccolti. Mi rendo conto che, un libro sull’altro la spesa può essere talvolta pesante per la famiglia: è una questione che va affrontata, della quale però non possono farsi carico solo gli editori. Pensiamoci, impegniamoci, riflettiamo, ma al di là del luogo comune e del passa parola. E conserviamo al libro, e a chi lavora per il libro, la sua dignità. Evitiamo anche, se possibile, che per i nostri ragazzi questo bene prezioso abbia un’unica dimensione, e si risolva nella ripetizione di un ebete mantra: "Il libro? Troppo caro".

(*) Amministratore Delegato della S.E.I. Società Editrice Internazionale

LA STAMPATorino e Prov.

Pag. 51

Specchio dei tempi

L’Eni non c’è

Un lettore scrive:

«Altro che scegli Eni, sempre a disposizione 24 ore su 24 come dice la pubblicità! Vogliamo segnalare quanto ci sta capitando. Il 18 luglio abbiamo presentato domanda per un nuovo impianto gas per il riscaldamento di una casa bifamiliare, abitata tra gli altri da una persona quasi novantenne. «Due mesi dopo, pure avendo seguito correttamente la procedura (sopralluogo, accettazione del preventivo), siamo tuttora in attesa del primo appuntamento per l’avvio dei lavori necessari per la successiva installazione del contatore. «Ai solleciti al numero verde e allo sportello preposto ci sentiamo rispondere che c’è un problema nei computer (a Roma), che impedisce persino di prevedere quando si sbloccherà la situazione. Il freddo è alle porte, l’impianto a gasolio è rotto e volevamo passare al gas in quanto fonte di energia più pulita. Qualcuno ci può rispondere?».

LA STAMPATorino e Prov.

Pag. 59

La Cgil in corteo contro il caro vita

(M. Cas.)

Un drago gigantesco verde e rosso che si mangia i 326 euro che quest’anno non saranno restituiti con il fiscal drag a ogni cittadino. E poi una bottiglia di latte alta due metri con scritto il rincaro del 12% che c’è stato nel giro di un anno con accanto uno sfilatino aumentato del 16, un rigatone salito del 26, una fettina cresciuta del 5. Così sarà - colorata e piena di simboli di facile lettura -la manifestazione organizzata per sabato pomeriggio dalla Cgil che a Torino ha scelto di fare un corteo - da piazza Vittorio a piazza Castello - mentre nel resto del paese ci saranno per lo più presidi. L’obiettivo è coinvolgere i cittadini nella protesta contro le politiche del governo in materia di prezzi, fisco, diritti, scuola. Il pezzo di corteo della scuola sarà aperto da uno striscione con scritto «Siam bambini, siam piccini e non ci piace la scuola della Gelmini» mentre il pubblico impiego avrà cartelli con battute polemiche sui «fannulloni». Ma forte è anche la polemica contro la posizione sui contratti della Confindustria che, sostiene la Cgil, «vuole cancellare la contrattazione e il sindacato dai luoghi di lavoro».

LEGGO

Pag. 2

Telecom, stop al sovrapprezzo

Telecom Italia avvia il blocco delle chiamate verso i servizi a sovrapprezzo. In Toscana, Liguria, Lazio, Abruzzo, Molise e Sardegna diviene operativa la disabilitazione permanente delle linee telefoniche di rete fissa per le chiamate verso le direttrici che possono presentare potenziali rischi per la clientela.

METRO

Pag. 4

Latte avvelenato, controlli a tappeto

MILANO. Dopo lo scandalo del latte alla melamina cinese, in Italia scattano i primi controlli e sequestri per scongiurare la vendita di prodotti adulteratimade in China. Nel mirino per ora due negozi di cibi etnici a Milano e uno di Firenze. «A Milano sono stati sequestrati e analizzati – ha spiegato il sottosegretario al Welfare Francesca Martini - sei cartoni con 100 confezioni di latte e yogurt cinesi, a Firenze lo stesso è accaduto per 6,5 quintali di biscotti». L’obiettivo è verificare se siano arrivati in Italia prodotti a base di latte trattato con composti chimici usati per la colla, come riscontrato in Cina, Hong Kong e Vietnam (54 mila bambini intossicati). I Nas hanno iniziato un controllo a tappeto di importatori e negozi che distribuiscono cibi etnici. «Sappiamo dove andare - dice il generale dei Nas Saverio Cotticelli - importatori e distributori sono noti». Sequestri che, rivendica il Codacons, «seguono le nostre segnalazioni, fatte lunedì insieme a "Striscia la notizia"». «Non capiamo come possano le autorità sanitarie fare distinzioni tra latte cinese in forma liquida e sotto forma di biscotti - afferma il Codacons – Ci auguriamo che le indagini su prodotti diversi dal latte siano quanto mai approfondite».

Coldiretti: "Attenti ai prodotti falsi"

In Italia come in tutta l’Ue è vietata l’importazione di latte e prodotti caseari dalla Cina. Ieri la Coldiretti ha lanciato l’allarme per i falsi made in Italy, come caciotta e pecorino «stagionati dal latte di mucche e pecore allevate a Shanghai e confezionati in Cina con bandiera italiana». L’associazione parla di «drammatica mancanza di garanzie sanitarie e qualitative sui tarocchi cinesi». Alcuni falsi, come per esempio il pecorino "italian cheese" con una mucca al posto della pecora sull’etichetta rischierebbe di ingannare soprattutto gli stranieri.

Help Consumatori.it

10 regole etiche per l’agente immobiliare a tutela del cliente

La Federazione degli agenti immobiliari ha stilato un Codice Deontologico che fissa i principi etici e comportamentali della categoria e tutela il consumatore che si affaccia al mondo delle case, offrendogli trasparenza e garanzia di professionalità. Da oggi il consumatore ha a disposizione un Decalogo deontologico che fissa i diritti e i doveri dell'agente immobiliare e che tutela il cliente sin dal momento in cui entra in un'agenzia per comprare o affittare una casa. Queste dieci regole per un comportamento etico e trasparente sono state estrapolate dal primo Codice Deontologico per gli agenti immobiliari e i mediatori creditizi che la Fiaip, Federazione italiana agenti immobiliari professionali, ha deciso di stilare come esempio per l'intera categoria degli intermediari. Il nuovo Codice, presentato oggi a Roma presso la Camera di Commercio, interpreta in chiave moderna i principi etici e comportamentali, per offrire agli utenti garanzia e trasparenza nel rispetto delle leggi e dare professionalità al mondo immobiliare. "Adempiere sempre al dovere di verità" recita il punto 3 del Decalogo; "definire sempre in anticipo chiaramente e senza ambiguità la tipologia delle prestazioni e l'ammontare dei compensi, dei rimborsi e le altre condizioni contrattuali", c'è scritto al punto 6: "informare sempre il cliente sui costi, benefici, limiti e rischi dell'operazione e documentare sempre le spese sostenute di cui si chiede il rimborso", si legge nei punti 8 e 9. "L'idea di realizzare un codice di comportamento cui gli associati aderiscano e possano fare riferimento, sono convinto possa essere un valido strumento per segnalare quelle che sono le priorità e le linee guida in un mercato tanto complesso e variegato, quale è quello della compravendita degli immobili". E' stato questo il messaggio che il Sottosegretario allo Sviluppo Economico, Ugo Martinat, ha inviato ala conferenza stampa di presentazione. Secondo Martinat "regole e codici sono alla base del nostro vivere civile e il valore di questo progetto sta proprio nell'aver tracciato una linea di comportamento che aiuta ogni singolo associato a fare il proprio lavoro". Martinat ha ricordato come "il settore delle vendite immobiliari sia stato oggetto di critiche, soprattutto per colpa di pochi, ma lesivi individui e per i recenti scossoni, come quello dei subprime". "Per questo è necessario rispondere alle richieste di maggiore trasparenza che gli acquirenti ed i consumatori fanno e questo Codice è una prima e ottima risposta". "Questo Decalogo - ha spiegato Lorenzo Tagliavanti, Vicepresidente della Camera di Commercio - ci dice una cosa importante dell'economia moderna e cioè che non si può dividere l'impresa dalla responsabilità sociale. Sappiamo bene - ha continuato Tagliavanti - che un atteggiamento aggressivo in campo economico fa dei danni enormi e questo Decalogo è una garanzia che contrasta questo tipo di comportamento". Questo Codice è importante anche perché fissa dei primi requisiti per la professione del mediatore creditizio, che oggi non è normata da alcuna regola e che diventa sempre più la parte terza di cui il consumatore ha bisogno quando si rivolge al mercato immobiliare. Insomma sembrerebbe un codice creato specificatamente per i consumatori che potranno verificare in modo trasparente l'attività del singolo agente immobiliare, associato Fiaip. Attualmente sono 11mila gli iscritti di Fiaip che raccolgono intorno a sé oltre 30mila operatori del settore, tra agenti immobiliari e turistici, consulenti e promotori immobiliari, amministratori e gestori di beni immobiliari e mediatori creditizi, e sono presenti in 14 Regioni d'Italia e in 108 Province. "Oggi, sappiamo bene - ha dichiarato il Segretario Nazionale Fiaip Andrea Rubino - come milioni di italiani hanno paura per l'andamento dell'economia e temono per i propri risparmi ed investimenti. Per queste ragioni crediamo che la deontologia, oltre alla preparazione professionale debba essere primaria, così come il rispetto di una serie di regole fondamentali condivise da chi svolge la nostra professione, che ha un'indubbia valenza sociale". "Per dare certezze ai cittadini, ai consumatori e agli operatori del Real Estate - ha concluso il Presidente Nazionale della Fiaip - ci auspichiamo che la prossima manovra finanziaria possa essere molto più costruttiva e non lasciare nel caos fiscale un settore come quello immobiliare, così come aveva fatto il Governo precedente".

Help Consumatori.it

Istat: vendite al dettaglio in ripresa a luglio con più 2,1% rispetto al 2007

Recuperano le vendite del commercio fisso al dettaglio: a luglio 2008 hanno fatto registrare un aumento del 2,1% rispetto allo stesso mese del 2007. Gli aumenti hanno riguardato sia le vendite di prodotti alimentari (più 3,8%) sia quelle di prodotti non alimentari (più 1,1%). Rispetto a giugno 2008, si registra inoltre una variazione congiunturale positiva dello 0,6%. Questi i dati diffusi oggi dall'Istat nell'indice del valore delle vendite del commercio fisso al dettaglio relativo a luglio 2008. Rispetto al 2007 la variazione del 2,1% è il risultato di aumenti che hanno riguardato sia la grande distribuzione (in modo più marcato: più 4,3%) sia le imprese operanti su piccole superfici (più 0,7%). Nel confronto relativo al periodo gennaio-luglio 2008, il valore del totale delle vendite è diminuito dello 0,1% rispetto allo stesso periodo del 2007. E nei primi sette mesi dell'anno sono aumentate le vendite della grande distribuzione (più 1,6%) mentre quelle delle imprese che operano su piccole superfici hanno registrato un calo dell'1,4%. Le vendite dei prodotti alimentari sono aumentate dell'1,2% mentre quelle dei non alimentari sono diminuite dell'1%. È soprattutto la grande distribuzione, dunque hard discount e grandi magazzini, a registrare gli aumenti maggiori di vendite sia rispetto al 2007 sia rispetto ai primi sette mesi del 2008. Sul versante dei prodotti non alimentari, rispetto al 2007 tutti i gruppi di prodotti hanno registrato variazioni tendenziali positive, ad eccezione dei gruppi dotazioni per l'informatica, le telecomunicazioni e la telefonia e cartoleria libri, giornali e riviste (le cui vendite sono diminuite, rispettivamente, dello 0,3 e dello 0,1%). I gruppi che hanno registrato la crescita più significativa del valore delle vendite sono abbigliamento e pellicceria (più 2,2%) e calzature, articoli in cuoio e da viaggio (più 2,1%). Nella media dei primi sette mesi del 2008 tutti i gruppi di prodotti non alimentari hanno registrato una diminuzione. Le flessioni più rilevanti hanno riguardato elettrodomestici, radio, tv e registratori (meno 1,7%) e dotazioni per l'informatica, le telecomunicazioni e la telefonia (meno 1,5%).

 

1 ottobre 2008

Rassegna stampa

Mercoledì 1 ottobre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica - "Risparmio, ecco i consigli anti-panico" - di Vittoria Puledda - pag. 9

La Repubblica - "Altamura taroccato, maxi sequestro di pane" - pag. 23

La Repubblica - "Crac Parmalat, il pm all’attacco Risparmiatori fregati dalle banche" - di E. L. - pag. 28

La Repubblica - "Quattrocento euro per fare la spesa, da dicembre pronta la social card" - di Roberto Petrini - pag. 30

La Repubblica Torino e Prov. - "L’Edisu garantisce i proprietari che affittano stanze agli studenti" - pag. II

La Stampa - "Il cagnone resta sul treno" - di Antonella Mariotti - pag. 23

La Stampa - "L’inflazione arretra dopo due anni" - di Vanni Cornero - pag. 24

La Stampa Torino e Prov. - "Specchio dei tempi" - pag. 51

La Stampa Torino e Prov - "Anche il ceto medio in fila per il pasto a 6 euro - di Andrea Rossi - pag. 53

La Stampa Torino e Prov - "L’allarme della giunta regionale Crescita e redditi sotto la media" - di Maurizio Tropeano - pag. 53

Free Press

Leggo - "Alta velocità, da dicembre nuovi aumenti" - di Joshua Evangelista, Carmela Cioffi - pag. 1-5

Leggo - "Mutui record, ma l’inflazione ora è in calo" - di Mario Landi - pag. 3

Leggo - "Prezzi, settembre porta una boccata d’aria: -0,5%" - pag. 23

Internet

HelpConsumatori.it - "Trenitalia e consumatori, al via tavolo di conciliazione" - (30/09/2008)

La Repubblica

Pag. 9

Risparmio, ecco i consigli anti-panico

Attenti alla corsa all´oro meglio i titoli di Stato

(Vittoria Puledda)

Carlo Gentili, gestore e fondatore di Nextam partners

Occhio al portafoglio. E´ importante verificare subito se nel proprio portafoglio ci sono obbligazioni strutturate o prodotti derivati: in tal caso occorre controllare bene chi ha emesso questi titoli, chi li ha venduti e chi si assume le garanzie: se ci sono troppi rischi è meglio vendere, fare pulizia anche se ci si perde. Insomma, è urgente fare un ceck approfondito del proprio giardinetto titoli. Rifugio d´oro. Il metallo giallo è salito molto, ma occorre essere consapevoli del fatto che è un bene rifugio e che non dà rendita: il suo prezzo sale nei momenti di panico; quando c´è alta inflazione (o si teme che i prezzi saliranno molto) o ancora quando gli altri tipi di investimenti possibili si svalutano. Titoli di Stato. In questo momento per i nuovi investimenti conviene prediligere le obbligazioni pubbliche; per chi ha più fegato, si può puntare un pochino sulle obbligazioni bancarie italiane, ma a questi prezzi, anche qualche azione in portafoglio non fa male.

In primavera addio crisi e le Borse risaliranno

(Vi. P.)

Pietro Giuliani, presidente Azimut

Niente panico. Non ho mai sentito dire a nessuno, durante un periodo di crisi, che si trattava di una crisi lieve; nessuno riesce ad avere tanta lucidità. Eppure anche questa crisi passerà: ha le sue peculiarità ma non è peggio delle altre; insomma, non sta venendo giù il mondo. Le azioni. Vendere ora le azioni è la cosa più sbagliata del mondo: come sempre accade, quando i prezzi in Borsa scendono tantissimo ad un certo punto si fermano e poi cominciano a risalire; quindi ora l´ultima cosa da fare è vendere. La ripresa. Da sempre i soldi si fanno comprando quando tutti vendono: io azzardo che da qui a fine anno ci sarà già un rimbalzo del 10-20%, il che significa guadagnare da due a quattro volte di più di quanto si ottiene con un investimento di pronti contro termine. Aggiungerei che, ad essere ottimisti, in primavera siamo fuori dalla crisi; ad essere pessimisti, dovremo aspettare un anno. Per cui con un orizzonte di 24 mesi conviene puntare sulle azioni.

Mettete sotto controllo chi gestisce i vostri soldi

(Vi. P.)

Giorgio Girelli, amministratore delegato Banca Generali

I controlli. Come risparmiatore non avrei panico per la ragione che non ci sono le condizioni di un fallimento sistemico. Ma è il momento di un esame di coscienza, magari con un consulente finanziario, di farsi precise domande sulle proprie aspettative e sulla propensione al rischio: chi non regge la tensione, chi non riesce a tenere a freno la propria emotività forse fa meglio a vendere, anche se smontare oggi le posizioni è davvero penalizzante. Ma soprattutto se sono sicuro di non aver bisogno di soldi non mi muoverei. Gli intermediari. Comunque, in questo momento guarderei con molta attenzione alla solidità di chi sta ricevendo i nostri soldi: ci eravamo illusi che reggesse tutto ma non è così, occorre valutare gli intermediari che abbiamo davanti. I prodotti. In questo momento è altrettanto importante fare un´analisi degli investimenti che si sono già fatti, controllando prodotto per prodotto cosa c´è dentro: anche in questo caso, le vicende delle polizze index linked insegnano.

Azioni non tutte a rischio vendere può essere sbagliato

(Vi. P.)

Emilio Franco, direttore investimenti Ubi Pramerica

Attenti a vendere. Le azioni sono il settore cui guardare, dove esistono le migliori opportunità. La crisi fa paura, ma vendere ciò che invece i fondamentali ci suggeriscono di comprare è sbagliato. La prima regola da tener presente è di selezionare nel modo corretto le aziende, scegliendo quelle che hanno un posizionamento competitivo sostenibile e nello stesso tempo prezzi che non riflettono ancora il loro valore. Poi occorre aver pazienza e semmai accumulare posizioni, in momenti come questi. Avere pazienza. Bisogna estraniarsi dal brevissimo tempo, imparare ad avere pazienza e anche a soffrire, ma senza farsi spaventare perché i prezzi scendono. Guardare al valore. Verificare che le condizioni in base alle quali abbiamo selezionato i nostri investimenti siano ancora valide, cioè se la società ha buoni fondamentali: alla lunga il prezzo di mercato riflette il reale valore di un´azienda.

La Repubblica

Pag. 23

Altamura taroccato, maxi sequestro di pane

BARI - Sotto processo il re del pane di Altamura. Vito Forte titolare del marchio che commercializza il 70% del prodotto pugliese, è alla sbarra con l´accusa di aver venduto prodotto taroccato. I Nas hanno accertato che il pane non veniva preparato secondo la ricetta tradizionale che dà diritto al marchio dop e quindi hanno proceduto a sequestri in Italia e all´estero. Ad Altamura venerdì scorso la prima udienza.

La Repubblica

Pag. 28

Crac Parmalat, il pm all’attacco "Risparmiatori fregati dalle banche"

(E. L. )

MILANO - Calisto Tanzi è il primo colpevole del crac Parmalat, nel suo ruolo «di perno che copriva tutto e tutti in uno scandalo che è costato 10 miliardi di danni ai piccoli risparmiatori». Ma non è l´unico. Al suo fianco si sono mossi «in un abbraccio mortale» anche revisori e sindaci «la cui negligenza e lassismo erano in realtà complicità», banche d´affari che «programmavano e progettavano emissioni per fregare gli investitori», presentate tra l´altro con comunicati stampa «deliranti». Il pm Carlo Nocerino ha aperto ieri con una requisitoria di sette ore l´ultimo atto del processo Parmalat di Milano, quello che vede imputati l´ex patron di Collecchio, accusato di aggiotaggio e ostacolo all´autorità di vigilanza, assieme ad altri otto imputati (ex funzionari di Bank of America ed ex manager della società) di Collecchio, che devono rispondere per gli stessi reati e per falso dei revisori. A quasi cinque anni dal fallimento e a tre dall´inizio del processo, la Procura milanese è la prima a tracciare, dopo un lungo dibattimento, un quadro articolato del crac. «Parmalat ? secondo al ricostruzione di Nocerino ? era un gigante con i piedi d´argilla che per 15 anni ha drogato il mercato costruendo mattone su mattone un buco da 14 miliardi». A gonfiare il buco ? secondo la tesi dei magistrati ? sarebbero state le collusioni «tra gli uomini di Collecchio e le banche, parte attive della frode e delle false comunicazioni alla Borsa». Senza che Banca d´Italia ? ha fatto notare il pm ? «intervenisse mai per sanzionarle». Un copione di stretta attualità, simile in tanti aspetti ai crac di questi giorni nel sistema finanziario «figli di una finanza creativa, drogata e corrotta che non ha più agganci con l´economia reale», ha concluso Nocerino. Il testimone della requisitoria sarà raccolto tra oggi e il 6 ottobre dagli altri due pm che hanno condotto l´inchiesta, Eugenio Fusco e Francesco Greco con le richieste di condanna. Poi, dopo l´intervento delle parti civili e le arringhe dei difensori, arriveranno le prime vere sentenze per il più grande scandalo finanziario d´Europa in attesa dell´avvio effettivo del dibattimento per il troncone principale del crac al tribunale di Parma. La nuova Parmalat, invece, quella rimessa in piedi da Enrico Bondi, continua a rimanere al centro di speculazioni di Borsa (senza alcuna conferma) sul possibile arrivo di nuovi soci, con il titolo che anche ieri ha messo assieme un rialzo del 4,6%. L´azienda in effetti è contendibile, non ha azionisti di controllo (ieri è spuntata tra i soci con il 2,3% la società di gestione del risparmio MacKenzie Cundill) e da tempo si parla di rastrellamenti a Piazza Affari da parte di cordate pronte a costruire una posizione poco sotto al 30% per poi prendere il timone del gruppo e mettere le mani sul tesoretto (1,3 miliardi) di liquidità raccolto con le azioni legali contro banche e revisori. Le incognite su questo fronte, tra l´altro, sembrano ormai ridotte al lumicino: il processo Usa contro Citigroup dovrebbe chiudersi in tempi brevi (mentre deve ancora partire quello a Bofa) mentre Collecchio è uscita del tutto dalla class action Usa.

La Repubblica

Pag. 30

Quattrocento euro per fare la spesa, da dicembre pronta la "social card"

(Roberto Petrini)

ROMA - All´Inps tutto è pronto per il lancio in grande stile dell´operazione social card, la carta prepagata, ideata dal ministro dell´Economia Tremonti per dare sostegno ai più poveri nell´acquisto di beni di prima necessità: dal 1° dicembre saranno consegnate le nuove tesserine magnetiche e gli interessati, circa un milione, potranno fare le prime spese, a prezzi scontati, con l´inedito strumento di sostegno sociale. L´operazione è stata approvata dal Parlamento con la manovra finanziaria del luglio scorso: la norma dava tempo al governo fino al 30 settembre, cioè ieri, per varare i decreti attuativi e far scattare il meccanismo in tutta Italia. Ora, dopo un decreto interdipartimentale a cura di Tesoro e Welfare, firmato nei giorni scorsi, l´operazione social card è al nastro di partenza. L´iniziativa è oggetto di contrasto tra Pdl e Pd. Il governo scommette molto sul nuovo strumento, soprattutto in relazione alla grave crisi economica in atto, e Tremonti cita spesso una simile proposta lanciata da Obama. Le opposizioni, al contrario, non hanno smesso di mettere in luce la parzialità della misura (il leader della Cgil Epifani ha parlato di «liberismo compassionevole») e le modalità di finanziamento costituite dalla Robin Hood Tax, che ha colpito i petrolieri e le banche, e le donazioni estratte dai bilanci di grandi enti pubblici come l´Eni e l´Enel. Le polemiche tuttavia non hanno frenato il calendario: l´Inps, guidata da Antonio Mastrapasqua, sta individuando in questi giorni la platea degli aventi diritto alla nuova tessera e sta predisponendo lo schema della lettera che metterà sull´avviso circa un milione di potenziali fruitori. A conti fatti entro il 20 ottobre - questo è il ruolino di marcia previsto - saranno inviate un milione di lettere ad altrettanti cittadini in condizioni disagiate. Chi avrà diritto alla social card? Per accedere alla «prepagata di Stato» bisognerà avere più di 65 anni, un reddito inferiore ai 6.000 euro annui ed appartenere alla categoria degli «incapienti» (cioè avere un reddito talmente basso che non può essere raggiunto da sconti o deduzioni fiscali). Inoltre chi vorrà la social card dovrà presentare il modulo Isee, cioè una autocertificazione, dal quale non devono emergere eventuali investimenti in titoli di Stato o seconde case, che già viene utilizzato per altre prestazioni sociali. Insomma bisognerà trovarsi in reali condizioni disagiate. Chi riceverà la lettera dovrà recarsi alle Poste, l´altro protagonista dell´operazione: lì potrà ricevere il modulo per fare la richiesta di assegnazione della social card e, se i requisiti supereranno la verifica dell´Inps, la carta arriverà a domicilio. La card, della forma simile a quella del codice fiscale, non porterà impresso il nome del beneficiario (per la privacy) ma sarà riconoscibile attraverso una banda magnetica: ogni carta sarà caricata per ora con 400 euro per ciascun beneficiario, per un milione circa di utenti, il che corrisponde alle risorse attualmente disponibili pari a circa 400 milioni. L´operazione prevede la stipula di una serie di convenzioni con le associazioni della grande distribuzione in modo da rendere possibile la spendibilità della social card nei supermercati dove alcuni prodotti acquistabili saranno scontati del 10-20 per cento. Ieri la social card ha mancato per poco di acquisire un nuovo flusso di finanziamento: un emendamento del governo al ddl sviluppo, che tuttavia non ha superato l´esame di ammissibilità in Commissione Attività produttive, dirottava gli incassi derivanti dalle multe fatte dall´Antitrust nel 2008 alla integrazione delle risorse della carta prepagata.

La RepubblicaTorino e Prov.

Pag. II

L’Edisu garantisce i proprietari che affittano stanze agli studenti

Edisu Piemonte e le associazioni di categoria dei proprietari di immobili hanno sottoscritto un accordo territoriale che ha lo scopo di promuovere le agevolazioni previste dall´Ente per gli studenti universitari che sottoscrivano un contratto d´affitto. Per i proprietari i vantaggi a collaborare con l´Edisu sono: innanzitutto, la possibilità di usufruire di detrazioni fiscali e poi la disponibilità di entrare in un circuito commerciale (Sportello Casa) usufruendo della pubblicità loro riservata. Particolarmente importante, poi, il nuovo servizio in cui Edisu si sostituisce allo studente, al momento della stipula del contratto, nell´erogazione della cauzione: se in possesso dei requisiti, infatti, gli studenti potranno usufruire della garanzia sostitutiva della cauzione, offerta dall´ente, di durata annuale e di importo non superiore a 900 euro.

LA STAMPA

Pag. 23

Il cagnone resta sul treno

(Antonella Mariotti)

TORINO - «Quell’ordinanza era una follia. Sui treni avrebbero potuto viaggiare solo lui e pochi altri». Lui è Bobby, un maltese dal musetto impertinente, tutto bianco, due chili scarsi di peso. Se ne sta buono buono vicino a Federico, sul treno Asti-Alessandria, finché non incontra Lorella: le salta addosso, riconoscendo in lei un’altra proprietaria di cane. E se due cinofili si incontrano in stazione o sul treno in questi giorni, il discorso cade sempre lì: «Quanto pesa il suo?», «Guardi incredibile non potremo più prendere il treno per le ferie». «Josh non era certo un cane grande, era un meticcio considerato "taglia medio-piccola"- racconta Lorella -. Ma comunque arrivava a dodici chili, quindi niente treno neanche per lui....». L’ordine di servizio sospeso ieri da Trenitalia aveva scatenato una serie di proteste: vietava i viaggi in vagone a cani oltre i sei chili di peso, e obbligava i piccoli a museruola, certificato medico e gabbietta da trasporto. Tutto cancellato, anche se non è chiara la durata della sospensione: 15 giorni per le Ferrovie, «sine die» per il sottosegretario al Welfare Francesca Martini. La Martini che aveva definito «inaccettabile il limite di 6 chili» raccoglie l’entusiasmo degli animalisti. Lav, Lega per la difesa del cane, Animalisti italiani, ed Enpa «plaudono la decisione» e ringraziano sentitamente la Martini. «Chiediamo a Trenitalia di attuare politiche per un servizio adeguato alle esigenze di tutti senza ostacolare il trasporto di milioni di cani che sono parte integrante di quasi una famiglia su due - dichiara Roberto Bennati, vicepresidente della Lav - Dal tavolo tecnico con Trenitalia annunciato da Martini, ci aspettiamo soluzioni all’altezza di un servizio di trasporto che lamenta troppo spesso problemi igienici non riconducibili ai pochi passeggeri a quattro zampe. Le limitazioni ai cani sui treni sarebbero in controtendenza con tutte le aperture delle ferrovie nel resto d’Europa». La Lav proprio ieri annunciava la sospensione della manifestazione «Facciamo una gran cagnara»: si trattava di andare in massa nelle stazioni con fido al guinzaglio. Tutto è bene ciò che finisce bene, e qualcuno va oltre come Alberto Losacco (Pd): «Pensiamo a una terza via, si potrebbero istituire spazi appositi per il trasporto degli animali domestici, per farli viaggiare in sicurezza e igiene e per non creare disagi agli altri passeggeri». E l’Aidaa che chiede di «Inserire gli animali domestici nello stato di famiglia. Nei prossimi giorni invieremo ai sindaci di mille comuni italiani, tra quelli più sensibili, la richiesta di inserire, su proposta della famiglia di adozione, il nome dell’animale ed i suoi dati anagrafici nello stato di famiglia. Solo così si può garantire sicurezza per gli animali e frenare gli abbandoni estivi di cani e gatti ma anche di pesci e tartarughe marine».

LA STAMPA

Pag. 24

L’inflazione arretra dopo due anni

(Vanni Cornero)

Finalmente uno stop. L’inflazione a settembre ha segnato un calo dello 0,3% su agosto e si fissa, su base annua, al 3,8% contro il precedente 4,1%. Siamo sempre sopra la media Ue, visto che nell’area dei Quindici Eurostat individua l’aumento dei prezzi al consumo al 3,6% rispetto al 3,8% di agosto, ma l’annuncio dell’Istat è comunque di rilevo, visto che da ben sette mesi non si registrava un rallentamento del costo della vita e per vederlo in discesa bisogna risalire all’ottobre 2006. Inoltre l’Isae prevede che «nei mesi finali dell’anno il processo di rientro dell’inflazione dovrebbe proseguire», anche se l’Istituto di studi e analisi economiche precisa: «in ottobre questa tendenza potrebbe risultare leggermente più debole, a causa di una specifica "alta stagionalità" e dei rincari delle tariffe energetiche che da sole determineranno una crescita di poco più di 0,1 punti percentuali». A settembre sono rimasti in tensione i prezzi degli alimentari, sono aumentati quelli dei libri scolastici (+1,7% sul settembre 2007) e dei servizi telefonici (+0,4% su agosto per i ritocchi verso l’alto delle tariffe dei cellulari), mentre, dopo mesi a spron battuto, è ribassato il listino del gasolio (-3,4% su base mensile). Per pane e cereali si è avuto un aumento dello 0,4% su agosto, ma, sulla distanza dei dodici mesi il pane è salito dell’8,6%, la pasta del 24,8% e quella di semola di grano duro ha fatto segnare un balzo record del 33,6% (con un aumento dell’1% sul mese).«I dati - commenta soddisfatto Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo economico - sono rassicuranti ed estremamente positivi, perchè le tensioni sui prezzi si sono allentate sia nel comparto dell’energia, che dipende dai mercati mondiali, sia in quei settori che riflettono le condizioni interne. Questi sviluppi positivi vanno attribuiti anche al rinnovato impegno di questo Governo nel monitorare i mercati e dialogare con produttori e distributori per porre un freno ai rincari». Diversa la lettura delle cifre fatta da Confesercenti, preoccupata dalla caduta dei consumi: «Con il dato sull’inflazione l’Istat segnala anche crescenti difficoltà per l’economia e le famiglie. Se continua così il vero rischio sarà la deflazione e la crescita della disoccupazione». E nei conti fatti dal Codacons l’inflazione 2008 costerà 1.700 euro ad ogni famiglia italiana: «Il calo di settembre - spiega il presidente dell’associazione di consumatori, Carlo Rienzi - è un dato fittizio, perchè influenzato dalla frenata dei carburanti i cui prezzi al distributore, in ogni caso, sono scesi meno di quanto avrebbero dovuto in realzione alle minori quotazioni del petrolio. L’inflazione reale è almeno il doppio di quella registrata dall’Istat e viaggia dal +7,6% al 7,8%». Un’altra associazione, l’Adoc, afferma che il dato del caro-vita di settembre «è l’ennesimo segnale di una recessione in atto» e sollecita un incontro urgente con Bankitalia e Consob per valutare le conseguenze dell’emergenza finanziaria mondiale sui risparmiatori». Da parte sua l’Adusbef chiede al governo un bonus fiscale di 1.500 euro per i redditi sotto i 20.000 euro e l’impegno presso la Bce per la riduzione del tasso di sconto di almeno un punto percentuale. Poi, congiuntamente a Federconsumatori, aggiunge: «L’Istat fa il miracolo di ridurre il carovita dello 0,3% mentre continuano ad aumentare le bollette, il tasso Euribor sui mutui è arrivato al 5,24%, i costi dei servizi bancari salgono del 4,7% e le famiglie ricevono dai Comuni richieste di aumento della Tarsu dal 20 al 30%».

Aumento dello 0,1% contro il + 0,4% di luglio: nei Paesi dell’Ocse ad agosto la corsa dei prezzi frena al 4,7%

I prezzi al consumo nell’Ocse ad agosto sono aumentati del 4,7%. A luglio l’inflazione aveva raggiunto il 4,8%. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici precisa che su base mensile l’inflazione ha registrato un calo dello 0,1% dopo il +0,4% di luglio. L’Italia è al terzo posto nel G7 per il tasso di inflazione più alto, dietro a Usa e Regno Unito, con un +4,1%, invariato rispetto a luglio. Su base mensile i prezzi al consumo sono aumentati in Italia dello 0,1% dopo il +0,5 di luglio. Frena ad agosto anche l’aumento dei prezzi del settore energia con un +20,9% dopo il +22,5% di luglio. Gli alimentari hanno registrato un aumento del 7,1%, lo 0,1 in meno che a luglio.

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 51

Specchio dei tempi

Alice senza sconto

Un lettore scrive:

«Dal mese di giugno attendo da parte di Telecom l'attivazione di "Alice Tutto Incluso" richiesta on line per i maggiori vantaggi offerti rispetto all'attivazione tramite operatore. «Nonostante i ripetuti solleciti (all'incirca una decina), sia via e-mail che tramite operatore 187, la mia richiesta risulta tuttora sospesa. «Non trovando una soluzione al problema, i vari operatori mi suggeriscono l'attivazione via telefono, nel qual caso perderei però i vantaggi riservati a chi inoltra l'ordine on line. «A questo punto mi sorge spontanea la domanda: ma i tanto pubblicizzati costi zero in caso di attivazione on line non saranno uno specchietto per le allodole? «Riuscirò prima o poi ad incappare in un operatore scrupoloso e competente, che abbia la voglia di affrontare seriamente e con professionalità questo problema?».

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 53

Anche il ceto medio in fila per il pasto a 6 euro

(Andrea Rossi)

Il signor Giuseppe Borgogno, che di mestiere fa il macellaio in via Buenos Aires, già la settimana scorsa ha appeso un biglietto fuori dal suo negozio. «Scorte esaurite», recitava più o meno così. La pasta era finita, lo yogurt anche. Aveva richiesto solo 60 «porzioni». «Mi sono basato sulle stime di vendita abituali del mio negozio». Calcolo sbagliato: cinque giorni dopo non gli era rimasto nulla. Polverizzato. Allora ha appeso l’avviso. Ma non è servito. Qualcuno è entrato comunque, magari soltanto per controllare che fosse vero. «Gente mai vista, o quasi», racconta, disegnando un popolo che in una manciata di giorni si è riversato nelle 88 macellerie torinesi che hanno aderito al pranzo low-cost - quello a sei euro lanciato dall’associazione macellai, dall’Ascom e dal Comune - costringendo i titolari agli straordinari e tratteggiando una Torino che va da Mirafiori alla Crocetta fino alle Vallette alla disperata ricerca di un po’ di risparmio. Eppure li cerchi per strada e sfuggono. Tutti sanno dell’operazione «Pasto completo». L’hanno letto sul giornale, sentito dire dal vicino di casa, hanno notato l’avviso appeso in vetrina e sono entrati. Molti hanno acquistato il «pacchetto»: quattro svizzerine da cento grammi, due etti e mezzo di prosciutto cotto, mezzo chilo di pasta e un vasetto di yogurt. Sei euro. Ma nessuno si smaschera. «Bella iniziativa», dicono, «peccato averlo saputo tardi e non aver fatto in tempo». Oppure: «Giusto venire incontro a chi ha bisogno, ma io di carne ne mangio poca, a me non serviva». Eppure i numeri parlano chiaro. L’iniziativa avrebbe dovuto durare dieci giorni: dal 20 settembre a ieri. Ma gli aderenti hanno esaurito le provviste già giovedì. In cinque giorni Torino ha macinato quasi 10 mila pasti, e il prossimo mese si replica, irrobustendo le quantità. «Sei prosciutti, 150 pacchetti. Ma se ne avessi avuti il doppio non avrei avuto alcun problema. Il prossimo mese ne chiedo duecento». Franco Zerbinati fa i conti al bancone della sua macelleria in corso De Gasperi, in piena zona Crocetta, là dove il reddito pro capite è tra i più alti di Torino. Ciò nonostante ha doppiato il suo collega di piazza Bengasi, Ettore Marca. Possibile? Sì, perché questa è la spesa del ceto medio. «I veri poveri non si osano, coltivano una dignità assoluta. Sono restii a mostrare i segni del loro disagio». Filosofeggia, Ettore Marca, però il suo punto d’osservazione restituisce l’istantanea di un ceto medio all’arrembaggio. «Famiglie, anziani. Persone magari in difficoltà, ma non poveri». Forse anche qualcuno che non aveva poi così bisogno. «Può darsi, ma qui non si chiede la denuncia dei redditi», taglia corto Maria Abbà dentro il suo negozio di via San Marino, pochi metri quadrati attraversati nei giorni scorsi da un insolito via vai. Facce nuove, ed è un’espressione già sentita. «Pochi erano clienti abituali. E diversi arrivavano da altre zone della città. Chissà, forse preferivano venire qui piuttosto che farsi vedere dal loro macellaio di fiducia o dagli altri acquirenti». Ecco perché il pasto a sei euro lascia tracce flebili nei discorsi. Una voce, Stefania Pistocchi. «Ce ne fossero di iniziative così. Concedono un po’ d’ossigeno alle famiglie e regalano loro la qualità unica dei piccoli negozi». «Con quattro svizzerine si mangia tutti una sera. Mezzo chilo di pasta ce n’è per due volte, è un grosso aiuto», aggiunge Marisa Guazzi. È come se avessero colto al volo i «saldi della tavola»: tutti in macelleria a concedersi quel che per il resto dell’anno sarà tabù. «Li rivedremo?», si chiedono i macellai di fronte a questo popolo di sconosciuti. «Speriamo, ne abbiamo bisogno», dice Zerbinati. «Anche perché - e questo lo dicono tutti - rientriamo appena nelle spese. Non ci guadagniamo un euro».

A SETTEMBRE: per la prima volta da nove anni frena l’inflazione

Non accadeva dal ‘99 che l’inflazione in un mese scendesse dello 0,5 per cento. E’ accaduto a settembre, ma questo rallentamento non è necessariamente una svolta nella corsa dei prezzi. Settembre è tradizionalmente un mese poco inflativo: dal ‘99 l’indice è stato negativo tre volte. In nove anni il tasso mensile è stato in calo solo nel luglio del 2001, nel settembre del 2005, nel settembre e ottobre del 2006, mai per valori superiori al meno 0,2. Il tasso tendenziale per il 2008 è del 4 per cento contro il 4,5% del mese scorso. Continuano a lievitare, però, i prezzi dei prodotti alimentari, +0,2%, con l’unica eccezione degli ortaggi (-1%). In calo trasporti, spettacolo e cultura, comunicazioni, ristorazione, abitazione. Salgono abbigliamento, bevande alcoliche, tabacchi, articoli per la casa, spese per la salute.

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 53

L’allarme della giunta regionale "Crescita e redditi sotto la media"

(Maurizio Tropeano)

Lenta. Lentissima. Ecco come sarà la crescita dell’economia piemontese nei prossimi tre anni. Colpa delle crisi internazionale, certo, anche se il Piemonte sconta un ritardo rispetto al resto d’Italia e «la progressiva espansione avrà un’evoluzione più lenta del quadro nazionale», spiega l’assessore alla pianificazione. Sergio Conti è l’autore del Documento di programmazione economica e finanziaria regionale, approvato ieri dalla giunta Bresso, dove si ipotizza uno scenario pesante anche per il reddito reale per abitante perché nel corso del 2008 continuerà a «subire una forte erosione» e sarà «stagnante» per il biennio successivo. E proprio la «criticità» del reddito familiare ha portato alla riduzione dei consumi interni. La dinamica dei prestiti bancari alle famiglie si è ridotta mentre il credito al consumo, pur decelerando, si è ulteriormente accresciuto. Nel documento si parla di una diffusa difficoltà a risparmiare ed una maggior necessità di ricorrere ai debiti. E queste criticità «verranno verosimilmente accentuate in prospettiva a seguito della dinamica inflazionistica, soprattutto per le famiglie a minor reddito». Se questa è la fotografia del 2008 è evidente che prevale il pessimismo nelle famiglie ed è ancora più evidente che la graduale crescita economica ipotizzata è legata alla ripresa della domanda estera. Il Dpef ha già tenuto conto delle difficoltà legate alla crisi dei mutui - «nel 2011 il tasso di crescita risulterebbe ben al di sotto dei livelli conseguiti tra il 2006 e il 2007» - anche se le ultime evoluzioni negative dei mercati internazionali potrebbero determinare una ulteriore flessione di quelli che Conti definisce «ritmi alquanto contenuti di evoluzione». In questo scenario economico, il Dpfe individua cinque obiettivi strategici anche se la loro realizzazione è condizionata da «una dinamica dei tributi regionali che si prospetta piuttosto modesta». L’incasso dall’Irap dovrebbe aumentare del 2,1% nel 2009, del 3,4% nel 2010, del 1,6% nel 2011. Per l’addizionale regionale all'Irpef si ipotizza un gettito del 3,4% nel 2008, del 2,7% nel 2009, del 2,6% nel 2010 e del 3% nel 2011. Con questi numeri - e in attesa di capire quale tipo di federalismo fiscale sarà adottato - la giunta Bresso ha deciso di concentrare la spesa in cinque macro-aree: competitività «per favorire lo sviluppo sostenibile del sistema economico piemontese»; welfare per garantire «ai piemontesi un adeguato livello di servizi sociali»; ambiente ed energia per «l’utilizzo razionale delle fonti di energia rinnovabili»; territorio e governance.

LEGGO

Pag. 1-5

Alta velocità, da dicembre nuovi aumenti

(Joshua Evangelista)

Alta velocità, arrivano i rincari. Le tariffe dei biglietti dei treni superveloci aumenteranno dal 14 dicembre. Ad annunciarlo è stato l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti. Alta velocità, alti prezzi. Le tariffe dei biglietti dei treni superveloci sono destinati a subire ulteriori aumenti. I rincari sono previsti in concomitanza con l’entrata in vigore dell’orario invernale, il 14 dicembre. Ad annunciarlo è l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, parlando al tavolo di conciliazione con le associazioni dei consumatori. Moretti ha cercato comunque di rassicurare i rappresentanti dei viaggiatori, affermando che sì, gli aumenti ci saranno, ma non ai livelli di altre ferrovie europee, quali la francese e la tedesca. Secondo l’ad l’alta velocità «non deve essere un servizio d’elite ma di massa. Gli aumenti saranno contenuti». Per i consumatori il boccone è meno amaro grazie alla firma del protocollo d’intesa per la risoluzione delle varie vertenze tra Ferrovie e clienti. «Un passo avanti per dare una risposta ai cittadini», è il giudizio di Federconsumatori. «Cercheremo di fare la nostra parte, anche di fronte ai rincari derivanti da un aumento delle tariffe» ha detto il presidente dell' Adusbef, Elio Lannutti.

Fido in carrozza

(Carmela Ciuffi)

Almeno per i prossimi quindici giorni, Fido potrà tranquillamente prendere il treno col proprio padrone, anche se pesa più di sei chili. E’ stata, infatti, sospesa l’ordinanza (che sarebbe dovuta scattare oggi) sulle nuove norme di ingresso degli animali domestici sui treni. L’ordine di servizio, che obbligava i cani superiori a sei chili a stare all’interno di "traspontini" (apposite gabbie) e non sulle carrozze, è stato bloccato dopo un incontro presso il ministero della Salute tra il sottosegretario Francesca Martini e Trenitalia. «Non abbiamo ritirato l’ordine, ma abbiamo aderito alla richiesta del sottosegretario di sospendere per 15 giorni per cercare una soluzione», ha spiegato l’amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti. «Non possiamo - ha aggiunto - far entrare cani di razze pericolose in spazi ristretti dove sono presenti bambini e anziani» e poi ci sono i problemi «legati all’igiene dei cani e la tutela dei passeggeri». Insomma il grattacapo resta, ma «dall’incontro - fa sapere il sottosegretario Martini - è nato un tavolo tecnico, per affrontare tutti i problemi di natura igienico sanitario dei treni italiani». Intanto la Lav, dopo la notizia di sospensione, ha annullato le azioni di disobbedienza civile che aveva in programma e dal tavolo tecnico si attende «soluzioni che favoriscano e non ostacolino il trasporto di milioni di cani che sono parte integrante di tante famiglie italiane».

LEGGO

Pag. 3

Mutui record, ma l’inflazione ora è in calo

(Mario Landi)

L’inflazione è in calo per la prima volta dopo sette mesi, nonostante pane e pasta continuino a costare troppo. Intanto, balza al nuovo record (5,05%) il tasso Euribor, facendo salire le rate del mutuo. La chiave di volta della discesa dell’indice di carovita (giunto al 3,8%) sta nell'energia, la stessa voce prima responsabile, in precedenza, dell'impennata dei prezzi. Ma su molti altri beni, a cominciare dagli alimentari, le tensioni continuano e si sommano a rincari stagionali, come quello dei libri scolastici. O dei servizi telefonici, che subiscono il contraccolpo dei rialzi delle tariffe nella telefonia mobile. La frenata, comunque, c'è stata. L'inversione di rotta si spiega in gran parte con il ripiegamento dei prezzi del petrolio e quindi dei carburanti. A scendere è soprattutto il gasolio, che segna un +19% su base annua, contro il +23,8% di agosto. Ne hanno beneficiato i trasporti (-1,7% congiunturale). D’altra parte, il pane sale dell'8,6% annuo, la pasta del 24,8% con quella di semola di grano duro che fa un balzo del 33,6%.

LEGGO

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Prezzi, settembre porta una boccata d’aria: -0,5%

A Torino, a settembre, l’indice complessivo dei prezzi al consumo è risultato in diminuzione dello 0,5% rispetto al mese precedente e con una variazione del +4% su base annua. Gli aumenti riguardano i prodotti alimentari (+0,2%); abbigliamento e calzature (+0,5%); mobili, articoli e servizi per la casa (+0,2%); servizi sanitari e spese per la salute (+0,1%). Nel confronto annuo hanno registrato significative variazioni i prodotti alimentari come pane e cereali (+8,2%), latte, formaggi e uova (+7,7%); i vini (+8,4%); aumenti del 21,5% le spese per la casa (acqua, energia elettrica e combustibili). Ed ancora in forte aumento i trasporti aerei (+26%) e ferroviari (+5,4%).

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(30/09/2008)

Trenitalia e consumatori, al via tavolo di conciliazione

(Laura Muzzi)

Siglato il Protocollo di Conciliazione tra Ferrovie dello Stato e Associazioni dei Consumatori che delinea le nuove procedure di conciliazione tra viaggiatori e Trenitalia. Soddisfatti i Consumatori. Per MDC la conciliazione "è una risposta ai tanti disservizi patiti dagli utenti in questi ultimi anni". "Svolta storica" tra Trenitalia e i viaggiatori: siglato il Protocollo di Conciliazione tra Ferrovie dello Stato e Associazioni dei Consumatori. L'accordo, presentato oggi a Roma, delinea in via sperimentale le nuove procedure di conciliazione tra viaggiatori e Trenitalia ed è stato firmato dall'Amministratore Delegato del Gruppo Mauro Moretti, dall'Ad di Trenitalia, Vincenzo Soprano e dai Presidenti delle principali Associazioni dei Consumatori. Soddisfazione è stata espressa proprio da queste ultime. L'intesa prevede la sperimentazione della procedura per 12 mesi a partire dal 1° gennaio 2009. Per ora riguarderà la linea commerciale Milano-Napoli, sulla quale si concentra circa il 35% dei reclami relativi al traffico passeggeri nazionale. "Con le associazioni dei consumatori - ha spiegato Moretti - abbiamo stabilito di fare un anno di sperimentazione di come si gestiscono i claims in maniera concordata per trovare delle forme corrette di trasparenza e di dialogo con i consumatori e i loro rappresentanti". Rivolgendosi alle associazioni dei Consumatori, i viaggiatori potranno ottenere assistenza nel percorso di conciliazione che si attiverà quando il normale reclamo, che va comunque fatto come primo indispensabile passo, non abbia avuto esito soddisfacente o siano trascorsi 60 giorni, senza che il cliente abbia ricevuto alcuna risposta. Le procedure per la risoluzione extragiudiziale delle singole controversie sono inoltre applicabili ai soli problemi riscontrati su Av, ES, Es City, Tbiz, IC, IC Plus. Fanno eccezione le problematiche relative alla pulizia, escluse al momento del Protocollo d'Intesa, in attesa che si completi la gara europea per l'assegnazione dei nuovi appalti. Alla fine della sperimentazione l'accordo sarà esteso a tutte le tratte a media e lunga percorrenza. Per il trasporto regionale (e quindi il pendolarismo) verranno coinvolte le Regioni che ogni anno stipulano con Trenitalia i contratti di servizio e con esse verrà valutata la modalità per introdurre, anche per questi utenti, la pratica conciliativa. "Siamo pienamente soddisfatti per questo accordo - ha commentato il Presidente del Movimento Difesa del Cittadino (MDC), Antonio Longo - perché è la testimonianza di un atteggiamento diverso dell'azienda nei confronti dei suoi clienti. Dopo anni di richieste inevase la nuova dirigenza ha mostrato un sincero interesse al dialogo con le Associazioni dei Consumatori, che ha condotto, in poco tempo a questo accordo. La conciliazione è una risposta ai tanti disservizi patiti dagli utenti in questi ultimi anni e una dimostrazione di disponibilità dell'azienda a migliorarsi partendo dall'analisi degli errori". "La procedura conciliativa - ha spiegato il Segretario generale dell'Adiconsum, Paolo Landi - serve a dare risposta a tutti quei reclami che non sono stati evasi dall'azienda. I casi infatti verranno esaminati da due esperti, uno in rappresentanza dell'azienda e uno in rappresentanza del consumatore e se il reclamo sarà riconosciuto fondato definiranno quello che è il risarcimento. Si tratta quindi di un modo per essere risarciti con una procedura veloce e soprattutto non costosa perché non c'è bisogno di andare dal giudice". "La firma del protocollo di conciliazione tra Trenitalia e le Associazioni dei Consumatori - ha commentato Giustino Trincia, Responsabile per le politiche dei consumatori di Cittadinazattiva - rappresenta una conquista attesa almeno 10 anni. Mancando ancora la class action, tale procedura potrebbe applicarsi con decisione alla gestione dei reclami collettivi, come peraltro già sperimentato occasionalmente da Trenitalia". L'associazione ha però mostrato anche "perplessità" riguardo alle modalità con le quali si è giunti all'accordo sottolineando che è mancata "un'intensa attività di confronto e che i margini di effettivo intervento da parte delle associazioni sono stati davvero esigui, limitandosi di fatto alla riunione del 15 settembre scorso".

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