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Pancreas Commerce a Le Iene

La vicenda Pancreas Commerce ha suscitato l'interesse anche della famosa trasmissione di denuncia Le Iene di Italia1. Nella puntata di mercoledì 16 Novembre 2011 andrà in onda il servizio dedicato. Adoc ha confermato agli autori della trasmissione la situazione di grave disagio di centinaia di consumatori che hanno acquistato materiale sul sito della Pancreas Commerce senza ottenerne la consegna. Ad oggi purtroppo confermiamo la mancanza di un piano di rientro concordato tra le parti al fine di risarcire al più presto i consumatori coinvolti.

ADOC invita tutti i soggetti coinvolti a mettersi in contatto con il proprio ufficio al fine di depositare, ove ricorrano i requisiti di legge, le querele presso la Procura della Repubblica di Torino.

Come Raggiungerci

LA SEDE ADOC DI TORINO SI TROVA IN VIA PARMA 10 (QUASI ANGOLO VIA BOLOGNA, FRA LUNGO DORA E LARGO BRESCIA)

IN AUTO
ARRIVARE IN VIA BOLOGNA ALL’ALTEZZA DEL FIUME DORA E PARCHEGGIARE (ZONA FRA LARGO BRESCIA E LUNGO DORA)

MEZZI PUBBLICI
IL 18 ED IL 57 (FERMATA PARMA, SI TROVA A 15 METRI DALLA SEDE)
A 5-10 MINUTI A PIEDI CI SONO LE FERMATE LUNGO LA DORA DEL 4, 11,12,19,27,50,51,57 E VARIE LINEE EXTRAURBANE (VIA FIOCCHETTO). INFO WWW.GTT.TO.IT O 800019152.

DALLA STAZIONE FERROVIARIA PORTA SUSA PRENDERE IL 51 O IL 51/ DIREZIONE SETTIMO E SCENDERE ALLA FERMATA EMILIA, POI 5 MINUTI A PIEDI PERCORRENDO LUNGODORA DIREZIONE SUD E GIRANDO IN VIA BOLOGNA; OPPURE PRENDERE SEMPRE IL 51 0 51/ E CAMBIARE LUNGO VIA XX SETTEMBRE (FERMATE GARIBALDI O DUOMO) PRENDENDO IL 57.

DALLA STAZIONE FERROVIARIA PORTA NUOVA PRENDERE IL 12 DIREZIONE BORGO DORA CAPOLINEA, E SCENDERE ALLA FERMATA DORA SAVONA, POI A PIEDI PRENDERE VIA BOLOGNA , ATTRAVERSARE IL FIUME E CI TROVATE IN VIA PARMA 10. ALTRE LINEE POSSIBILI: 11,57 O TRAM 4.

DALLA STAZIONE FERROVIARIA DORA SONO 20 MINUTI A PIEDI (PRENDERE VIA CECCHI/CORSO EMILIA/BRESCIA), OPPURE PRENDERE L’11 DIREZIONE STATI UNITI CAPOLINEA E SCENDERE ALLA FERMATA EMILIA)

Rassegna Stampa del 28 novembre 2008

  • La Repubblica - "Arriva la gelata sui consumi di Natale in crisi libri e vestiti, reggono tv e iPod" - di Luisa Grion - pag. 15
  • La Repubblica - "Quei consigli ingannevoli per gli acquisti" - di Aldo Fontanarosa - pag. 29
  • La Repubblica - "Tornano i pannolini in tessuto, Amiat li regala a 200 mamme" - pag. XV
  • La Stampa - "Redditi bassi il bonus sale a mille euro" - di Alessandro Barbera - pag. 7
  • La Stampa - "La tredicesima non salva i consumi" - di Vanni Cornero - pag. 9
  • La Stampa - "Messaggini meno cari, via alla riforma delle Tlc" - di Marco Zatterin - pag. 37

La Repubblica - Pag. 15

Arriva la gelata sui consumi di Natale in crisi libri e vestiti, reggono tv e iPod

(Luisa Grion)

ROMA - Sarà un Natale in tono minore, dicono i commercianti. Freddo, ma senza il temuto crollo, perché alla fine - un po´ perché si deve, un po´ perché si vuole - qualcosa si finisce per comperare. Questo dice la Confcommercio che prevede, in termini reali, una caduta dei consumi dell´1 - 1,5 per cento rispetto alle Feste dell´anno scorso. Previsioni non rosa, ma nemmeno catastrofiche che non convincono invece le associazioni dei consumatori. I negozianti dunque sperano nel rush finale, nelle tre settimane di dicembre che non riusciranno a salvare i bilanci, ma faranno sì che le perdite risultino contenute. Secondo le stime di Confcommercio gli italiani spenderanno circa otto miliardi delle loro tredicesime, l´1,1 per cento in più rispetto al 2007 che però, visto l´andamento dell´inflazione (2,5 - 3 per cento), si tradurranno in una flessione delle quantità acquistate. Reggeranno i "classici" come il cesto di Natale, la macchina per il caffè e i rasoi, le tivù a schermo piatto. Non subiranno crisi i regali di fascia molta alta, come i gioielli di costo elevato, o sostenuti da martellante pubblicità, come una certa tipologia di giocattoli. Incasseranno invece il colpo abbigliamento, libri ed elettrodomestici (a parte quelli "mini" dal prezzo non superiore ai 50 euro). Le telecomunicazioni - un tempo classico acquisto da tredicesima - venderanno ancora bene, ma solo nelle fasce di prezzo prezzi minori. Andranno bene gli Mp3 o gli iPod e le consolle per i videogiochi. Molto male, invece, piante e fiori. Gli italiani dunque cercheranno di risparmiare e di non spendere la tredicesima: per questo Confcommercio insiste sulla loro detassazione, almeno per i redditi più bassi. Sarebbe un modo per far ripartire l´economia, commenta, «uno shock per ridare denaro alle famiglie». Carlo Sangalli, leader dell´associazione, ci spera ancora e si augura che dal Consiglio dei ministri di domani possa uscire una sorpresa: «Tante partite si vincono nei minuti finali e noi questa partita vogliamo vincerla» ha detto. Sul rapporto freddo, ma non catastrofico di Confcommercio non è affatto d´accordo il Codacons: «Un calo dei consumi dell´1 per cento è un dato a nostro avviso non attinente alla realtà - ha detto il presidente Carlo Rienzi - poiché ciò vorrebbe dire che i cittadini non hanno affatto risentito della crisi economica in atto. La verità è che il Natale 2008 sarà uno dei più gelidi sotto il profilo dei consumi, con riduzioni degli acquisti del 5 per cento per gli alimenti, del 10 per i giocattoli, il 20 per i regali e l´abbigliamento. Se Confcommercio vuole salvare gli associati deve accettare la liberalizzazione dei saldi».

La Repubblica - Pag. 29

Quei consigli ingannevoli per gli acquisti. Telefonia, banche e fitness in testa, la verità nascosta con gli asterischi

(Aldo Fontanarosa)

ROMA - Piccoli consumatori crescono. Una volta subivano, un po´ alla Fantozzi. Oggi si difendono, si fanno sentire. L´Unione Nazionale Consumatori esamina tutte le denunce presentate al Garante della Concorrenza, competente per le pubblicità ingannevoli, e scopre così un italiano più attento e battagliero. Tra gennaio e ottobre 2008, ben 83 esposti portano la firma di comuni cittadini sui 190 depositati. Non sono denunce improvvisate, isteriche: alcune di queste vanno a buon fine smascherando la slealtà anche di aziende molto grandi. Promozioni spregiudicate, infedeli sembrano annidarsi sempre più nei siti, tra banner scintillanti, gallerie di foto e video da scaricare. Tante aziende si affidano all´effetto ipnotico del Web per conquistare clienti, ma rischiano di esagerare, alla fine. Sono 66 gli esposti che mettono nel mirino Internet. Non mancano, però, contestazioni a forme tradizionali di pubblicità, come i cartelloni per strada o quelli montati lungo le fiancate degli autobus. Il telefono, la tua croce. E´ questo il settore più contestato. Singoli consumatori e associazioni di tutela presentano 33 esposti perché società telefoniche pretendono la luna per le connessioni a Internet oppure fatturano in bolletta servizi che nessuno ha mai chiesto (22 le segnalazioni). Sotto accusa anche loghi, suonerie ed sms mangia-credito, cavalli di Troia che si insinuano nel borsellino dei nostri figli. Banche ed assicurazioni, a seguire, hanno le loro 21 medaglie, accusano cioè 21 denunce. In questo caso, sono gli impiegati o agenti venditori a promettere a voce quello che non esiste. Altre 14 segnalazioni arrivano poi dai narcisisti pentiti: hanno comprato prodotti di bellezza o dimagranti, integratori alimentari, attrezzi per il fitness (pompatissimi dalle tv locali), preparati per smettere di fumare, per poi scoprirli inutili. Deludono le aspettative dei consumatori anche molti diplomifici: promettono di migliorarci, quando poi non lo fanno. Una fetta di lamentazioni investe inoltre le compagnie aeree, che non sempre sono così low cost, e infine le marittime (scatenate nelle promozioni estive). Nella comunicazione pubblicitaria, l´asterisco non tramonta mai. La pubblicità - denuncia l´Unione Nazionale Consumatori - nasconde ancora clausole ingiuste e costi aggiuntivi nelle didascalie a fondo pagina, di difficile lettura soprattutto per gli anziani. Le stesse etichette degli alimentari sono scritte in caratteri minuscoli oppure in un linguaggio tecnico che l´uomo della strada non riesce a capire. E c´è poi la crisi. Gli italiani tentano di mantenere lo stesso stile di vita, lo stesso livello di consumi, ma sanno bene di avere meno soldi per farlo. Allora cercano l´affare, lo sconto. E la pubblicità - consapevole di questo approccio - fa leva su questo, guardacaso. Dipinge come vantaggioso il prodotto che non lo è, oppure ne esalta le qualità miracolose, quando queste non ci sono. Quasi 60 le contestazioni a questa tecnica. Altro tallone di Achille sono i "giocattoli" per adulti: telefonini, videocamere, decoder per il digitale terrestre, computer. Prodotti già datati vengono presentati come all´avanguardia. Ma l´azienda che ci prova - attenzione -deve guardarsi da due reazioni: si mobilitano i compratori, spesso anche le aziende concorrenti, sempre pronte a denunciare chi usa la pubblicità con la malizia del baro.

La Repubblica Torino e Prov. - Pag. XV

Tornano i pannolini in tessuto, Amiat li regala a 200 mamme

Anche Amiat, Regione, Provincia e Comune cadono nella trappola modaiola del pannolino ecologico, sempre più presente da qualche anno a questa parte sugli scaffali dei negozi per bambini e per mamme neo chic. Mutandoni più che veri e propri pannolini sono di spugna o cotone nella foggia somiglianti ai comodissimi Pampers o Huggies (solo per citare i più diffusi) ma in realtà molto più simili a quelli che fino a metà degli anni Settanta tutte le mamme italiane erano abituate a utilizzare. E che oggi le fanno rabbrividire se anche solo li vedono da lontano. Sono in poche, insomma, quelle che ricordano con piacere tutto quel lavare e rilavare di pezze di stoffa.
Ma in occasione della Settimana europea della riduzione dei rifiuti, Amiat in collaborazione con la Regione Piemonte, la Provincia e il Comune, avvia ugualmente il progetto sperimentale dei pannolini lavabili per bimbi. L´iniziativa prevede la distribuzione gratuita a 200 neo mamme che ne faranno richiesta di appositi kit di prova. «Il progetto - spiega Amiat in una nota - ha lo scopo di sensibilizzare le famiglie a un uso consapevole delle risorse e a una sensibile riduzione dei rifiuti domestici. Il pannolino usa e getta, infatti, rappresenta un´ingente fonte di rifiuto non recuperabile, per la cui produzione, peraltro, si consumano cospicue quantità di risorse naturali. I pannolini riutilizzabili permettono, invece, di realizzare un risparmio economico che può arrivare fino al 50 per cento». Le prime ad utilizzarli saranno le dipendenti Amiat che diventeranno mamme nel 2009.

LA STAMPA - Pag. 7

Redditi bassi il bonus sale a mille euro

(Alessandro Barbera)

ROMA- Bonus più ricco per le famiglie a basso reddito. Dopo un lungo pressing del premier e un vertice a Palazzo Chigi con i ministri di spesa, Giulio Tremonti concede qualche risorsa in più per finanziare la più popolare delle misure anti-crisi che oggi il governo approverà in consiglio dei ministri: la forchetta per l’aiuto natalizio, inizialmente prevista fra un minimo di 150 e un massimo di 800 euro, ora sarà compresa fra 200 e 1000 euro. Nella prima versione il bonus più ricco era concesso alle famiglie con quattro o più figli e 20.000 euro di reddito, ora il governo promette mille euro per chi ha tre figli e un reddito non superiore a 22.000 euro. Una coppia con un reddito medio di 17.000 euro avrà 300 euro, se con un figlio il bonus dovrebbe raggiungere i 450. Dell’aiuto, che potrebbe arrivare per assegno, potranno usufruire lavoratori dipendenti e pensionati (quelli soli dovrebbero avere 200 euro se con meno di 15mila euro l’anno), mentre sono esclusi i lavoratori autonomi. Secondo le stime che circolavano ieri il provvedimento varrebbe 2,3 miliardi: si tratta di più di un terzo di ciò che il ministro dell’Economia sembra disposto a mettere a disposizione. Insomma, a conti fatti Tremonti avrà concesso pochissimo a ciò che la maggioranza e il premier speravano di ottenere, promettendo eventuali nuovi interventi a gennaio. Anzi, la manovra - 30-32 articoli in tutto - sarà complessivamente inferiore al previsto per via dello stralcio dell’ultim’ora di due articoli indigesti agli enti locali: la norma che avrebbe coperto parte della spesa sanitaria con un taglio dei margini a favore delle farmacie e la ridefinizione del sistema di attribuzione dei fondi al «Fas» (fondo per le aree sottoutilizzate). In un vertice a Palazzo Chigi - assente Silvio Berlusconi - Gianni Letta e Tremonti hanno dovuto rintuzzare la protesta dei governatori per un intervento che - dicono - avrebbe accentrato la distribuzione di tutti i fondi territoriali per le aree depresse. Tremonti ha sottolineato però che esistono due tipi di fondi «Fas»: parte sono di competenza regionale, parte sono a disposizione del governo, e che solo questi ultimi verranno utilizzati per finanziare la manovra. Poiché si tratta in parte di fondi europei spesso spesi male, nei piani di Tremonti c’è la costituzione di due nuovi fondi (uno «sociale» e uno «per le infrastrutture») da finanziare proprio con quelle risorse. «Aspettiamo di vedere le carte», diceva ieri con un filo di ansia il presidente emiliano (e leader della conferenza delle Regioni) Vasco Errani. Gli altri dettagli della manovra sono quelli ormai noti da qualche giorno: detassazione di una quota dell’Irap (circa il 10%), sconto di tre punti sugli acconti Irap e Ires in scadenza lunedì (sull’Irpef invece le scadenze dovranno essere rispettate), un forte aumento dei fondi per la cassa integrazione (dovrebbero essere 1,2 miliardi con l’estensione dei benefici ai precari), il blocco per quattro mesi delle tariffe autostradali, la norma che permetterà di pagare l’Iva non più al momento dell’emissione della fattura ma solo all’incasso per chi ha ricavi fino a centomila euro l’anno. In quest’ultimo caso (lo dice la bozza del governo) il via libera è vincolato all’ok dell’Unione europea. All’ora di cena i tecnici erano ancora al lavoro per mettere a punto un nuovo intervento sui mutui: fallito l’esperimento dell’accordo con l’Abi sulla rinegoziazione, ora Giulio Tremonti vuole una norma per obbligare le banche a mantenere fisso il tasso al di sotto di una certa soglia che potrebbe essere il 4%. Fino al consiglio di questa mattina potrebbero esserci modifiche: a tarda sera Tremonti e Berlusconi si sono dovuti incontrare per parlarne. Fra le questioni ancora sul tavolo, il decreto per l’emissione di obbligazioni a favore delle banche, sul quale da settimane è in corso una dura trattativa fra Tesoro e Bankitalia. Ieri c’era chi non escludeva un altro, ennesimo rinvio.

LA STAMPA - Pag. 9

La tredicesima non salva i consumi

(Vanni Cornero)

I regali di Natale non saranno cancellati, ma per comprarne meno gli italiani spenderanno di più: 8 miliardi dei 48,8 (lordi) che costituiscono il totale delle loro Tredicesime. Altri 12,2 miliardi finiranno in tasse e 9,6 in risparmi di riserva (che di questi tempi certo non guastano) il resto sarà destinato a saldare le bollette di luce o gas, fare il pieno all’auto, riempire il frigo e concedersi una breve vacanza o qualche cena al ristorante. Tornando alle spese natalizie vere e proprie la somma che verrà loro destinata quest’anno sarà pari all’1,1% in più dei 7,918 miliardi del 2007. I consumi cresceranno quindi in valore, ma come volumi ci sarà una flessione tra l’1 e l’1,5% se si considera che sui beni commercializzabili l’inflazione si attesterà intorno al 2,5-3%. Il quadro delle prossime feste esce dal «check-up» fatto dall’Ufficio studi della Confcommercio e dipinge un Natale certamente magro, ma in cui i consumi non subiranno il temuto crollo generale. Per gli alimentari le famiglie spenderanno oltre 3 miliardi, l’1,8% in più rispetto all’anno scorso, però la borsa della spesa si riempirà di meno e quindi l’attenzione dei consumatori andrà soprattutto alle promozioni e al miglior rapporto qualità-prezzo. Per l’abbigliamento si spenderanno 1,2 miliardi, con una crescita dell’1% rispetto al 2007 ed è confermata la tendenza negativa, con qualche eccezione per gli accessori e la pelletteria. Nel settore degli elettrodomestici si venderanno più prodotti sotto i 50 euro di prezzo, come macchine del caffè o rasoi, mentre la situazione peggiorerà per lavatrici, lavastoviglie, televisori e frigoriferi: complessivamente il conto degli acquisti sarà attorno di 273 milioni di euro, con un incremento dello 0,2% sul 2007. Cali dell’1% (che in più devono essere depurati dall’inflazione) sono invece previsti per prodotti di cartoleria, libri, cd, supporti magnetici. In discesa anche gli oggetti per la casa (-0,7%), mentre resistono i giocattoli (+0,6%). Secondo Confcommercio il nemico più feroce dei consumi non è comunque l’inflazione, ma la mancata crescita del reddito che in Spagna, ad esempio, è invece aumentato dal 3 al 3,5%. «La verità è che il Natale 2008 sarà uno dei più gelidi per i consumi, con riduzioni degli acquisti del 5% per gli alimenti, 10% per i giocattoli, 20% per l’abbigliamento e fino al 25% per gli addobbi per la casa», replica il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, contestando i dati dei commercianti e invitandoli ad accettare la liberalizzazione dei saldi. Da parte sua l’Adoc teme che l’effetto rincari constringerà una famiglia su tre a rinunciare al cenone natalizio e sottolinea gli aumenti di pasta (+26%) e pandoro (+15%). Rincari che, protesta la Coldiretti, non trovano giustificazione nei prezzi del grano, scesi della metà da inizio d’anno. Ma la Confedrazione italiana agricoltori, in una sua analisi dei dati Istat, fotografa anche più di un milione di persone che ogni giorno si mette in coda ai mercati ortofrutticoli per recuperare gli scarti dei prodotti rimasti invenduti.

LA STAMPA - Pag. 37

Messaggini meno cari, via alla riforma delle Tlc

(Marco Zatterin) CORRISPONDENTE DA BRUXELLES

I consumatori saranno contenti di sapere che, già dalla prossima estate, non pagheranno più di 11 cent (invece che l’attuale media di 29) per gli sms inviati dall’estero e all’estero. I gestori continentali del mobile, che vendono quasi fosse oro il servizio «text» in roaming che a loro costa poco o nulla, potranno consolarsi con la notizia che contestualmente l’Europa ha bocciato l’idea di darsi un organismo unico di regolazione per le Tlc, lasciando il potere di vigilare sul mercato a un’assemblea delle Agcom, organismo privato e non comunitario. Il che, in parole semplici, consentirà ad ogni paese di mantenere le proprie peculiarità e anomalie, rifuggendo almeno in parte alla concorrenza diretta e continuando ad operare senza troppi scossoni, nel bene e nel male. Prezzi a parte, per la Commissione Ue è una brutta sconfitta. Viviane Reding, la responsabile del portafoglio Telefoni e dintorni, aveva messo sul tavolo un impianto di regole e controlli severi e unificati per il business senza frontiere di cellulari e di internet. L’idea era quella di affidare la partita ad un solo sceriffo. I ministri Ue si sono espressi in senso contrario. «E’ chiaro che il nostro progetto era più ambizioso - ha commentato a denti stretti la lussemburghese - e noi continueremo a sostenerlo». Regno Unito, Svezia e Olanda sono d’accordo con lei (si sono astenuti; Italia, Irlanda, Danimarca e Belgio, inizialmente contrarie, hanno alla fine detto sì) e sosterranno la battaglia con quella parte del Parlamento europeo che, in seconda lettura, cercherà di dare nuovo rigore al ridisegno delle settore. Per ora si va dunque avanti con il Gert, il Gruppo dei regolatori nazionali, che in realtà già esiste e si riunisce periodicamente a livello informale. Resta invece in buona sostanza immutata la parte del pacchetto che impone la separazione funzionale delle reti Telecom. I Ventisette dovranno dunque procedere allo spacchettamento del network dal gestore, in modo da garantire ai concorrenti degli ex monopolisti un accesso più trasparente al cosiddetto ultimo miglio. A tre condizioni, però: bisognerà provare che gli altri rimedi possibili non hanno funzionato; che lo sviluppo della concorrenza sia «molto improbabile»; che «la separazione non minaccerà gli incentivi dell’operatore "incumbent" ad investire nello rete». Per l’Italia, assicura il sottosegretario alle Tlc Paolo Romani, nessun problema. «Siamo abbastanza avanti - ha spiegato al termine del Consiglio Ue -: il confronto tra Agcom e Telecom Italia è in fase avanzata e prima di Natale si dovrebbe arrivare alla definizione dell’"open acces"». Dal 2009, insomma, i rivali del colosso ex pubblico dovrebbero poter giocare finalmente ad armi ad oltre dieci anni dalla prima privatizzazione. Quasi contemporaneamente dovrebbero arrivare i vantaggi per chi telefona e non solo. Gli sms internazionali ad un massimo di 11 cent sono il primo risparmio (è un mercato che nella sua componente nazionale e no da noi vale da 2,5 miliardi l’anno). Grazie al regolamento, gli utenti all’estero dovranno inoltre ricevere un messaggio con le tariffe di trasmissione dati in roaming del paese in cui si trovano. Dall’estate 2010, quindi, dovrà essere specificato in anticipo l’importo massimo del costo della trasmissione dati effettuata in roaming. il progresso sarà consolidato dall’obbligo di fatturare la durata esatta delle chiamate al secondo, a partire dal 31° secondo. Per scaricare i dati su un portatile o su un iPhone, invece, il prezzo all’ingrosso sarà limitato a un euro per Megabyte.Per l’Europa non è accettabile che un farmacista italiano possa possedere una sola farmacia. La Commissione Ue ha stabilito che il limite contraddice l’art. 43 del Trattato, impedendo o rendendo di fatto più difficile l’apertura di nuovi punti vendita. Roma deve pertanto procedere a una parziale liberalizzazione.

Rassegna Stampa del 25 novembre 2008

  • La Repubblica - "Ecco il piano per i consumi" - di Roberto Petrini, Luca Iezzi e Vittoria Puledda - pag. 1-2-3
  • La Stampa - "La truffa online più forte della crisi" - di Luca Castelli - pag. 15
  • La Stampa - "Treni, nuovo sciopero venerdì stop di otto ore" - pag. 24
  • La Stampa - "L’Abi: si alla proroga della convenzione per rivedere i mutui" - di Francesco Spini - pag. 23
  • La Stampa Torino e Prov. - "Il raddoppio della Tarsu passa dall’inceneritore" - di Alessandro Mondo - pag. 66

La Repubblica - Pag. 1-2-3

Ecco il piano per i consumi

(Roberto Petrini)

ROMA - Calmiere per i mutui, blocco delle tariffe, bonus per pensionati e famiglie numerose, social card, un miliardo per gli ammortizzatori sociali, alleggerimento dell´Irap, dilazione del pagamento dell´Iva. E le prefetture che controlleranno le banche. Queste le misure presentate al tavolo di Palazzo Chigi con le parti sociali. Freddi i sindacati: «Esposizione generica e insufficiente», ha detto il leader della Cgil Epifani. E Berlusconi apre alla detassazione delle tredicesime. Impennata delle borse dopo il salvataggio Usa della banca Citigroup. Obama: «La crisi è di dimensioni storiche».

 

Bonus natalizio per i redditi bassi 900 euro a pensionati e famiglie con figli

ROMA - Calmiere per i mutui, blocco delle tariffe, bonus per pensionati e famiglie numerose, social card, un miliardo per gli ammortizzatori sociali, alleggerimento dell´Irap, dilazione del pagamento dell´Iva. E sulle tredicesime un discorso che può riaprirsi. Così il presidente del Consiglio Berlusconi e il ministro dell´Economia Tremonti si sono presentati al tavolo di ieri a Palazzo Chigi con le parti sociali. Un pacchetto che si annuncia di 4 miliardi e che sarà varato venerdì per decreto e che tuttavia ha lasciato freddi i sindacati. «Esposizione generica e insufficiente», ha detto il leader della Cgil Epifani che ha confermato lo sciopero generale del 12 dicembre. In particolare la Cgil ha ribadito la richiesta di detassare le tredicesime e ha proposto di sospendere la detassazione degli straordinari considerata inutile. Ha sospeso il giudizio Raffaele Bonanni, segretario della Cisl: «Vogliamo prima conoscere le cifre, bisogna dare subito un segnale perché la gente è impaurita». Cauto Angeletti della Uil che ha parlato di condivisione dell´impostazione di Tremonti ma ha chiesto di «privilegiare le famiglie dei lavoratori dipendenti». Anche la presidente della Confindustria Emma Marcegaglia preferisce uno spostamento delle risorse sui premi di produzione alzando il tetto del reddito da 30 a 35 mila euro annui. «Siamo pronti ad ascoltare i consigli di tutti - ha replicato Berlusconi - mi rendo conto che tutti chiedono la detassazione delle tredicesime, è molto onerosa ma ci penseremo». Rilassato l´intervento di Tremonti che ha anche mostrato il prototipo della social card in distribuzione da dicembre: «Dobbiamo cooperare tutti per il bene del paese. Fare insieme dà un risultato superiore alla somma degli sforzi individuali», ha osservato il ministro dell´Economia. Toni che hanno riscosso un apprezzamento da parte dell´opposizione tant´è che il capogruppo del Pd alla Camera Antonello Soro ha dichiarato al Tg1: «Sembra che Tremonti, sebbene in ritardo, ha trovato il modo giusto di rivolgersi all´opposizione». Siparietto finale anche tra Epifani e Berlusconi con il premier che, stringendo la mano al sindacalista, ha detto: «Mi è dispiaciuto». Un riferimento probabilmente al mancato invito alla cena di qualche giorno fa cui furono chiamati solo i leader di Cisl e Uil. Sul piano delle misure sono giunte molte conferme alle indiscrezioni dei giorni scorsi a partire dal bonus, che sarà esteso anche ai pensionati, fino al blocco delle tariffe per autostrade (che potranno aumentare «solo a fronte di investimenti comunicati al governo», ha detto Tremonti), ferrovie, luce e gas. «Si può affermare con sicurezza che le tariffe non saliranno - avrebbe sottolineato il ministro dell´Economia - e c´è la ragionevole possibilità che scendano». Tremonti ha anche confermato una sorta di calmiere per i mutui spiegando che il governo sta lavorando ad un «intervento legislativo». Il ministro dell´Economia ha comunque ribadito che non ci sarà «nessuna modifica» alla Finanziaria 2009, ha definito «demenziale» l´ipotesi di sforare il rapporto deficit-Pil e ha tenuto a sottolineare che l´azione del nostro paese si svolge in sintonia con l´Europa. Del resto il costo delle misure per circa 4 miliardi viene assicurato con una serie di provvedimenti di copertura: il primo riguarda una stretta sulle modalità di accertamento e di riscossione, nel decreto anche misure per il recupero di crediti della pubblica amministrazione, anticipi dalle concessionarie di riscossione e la chiusura di alcuni rubinetti di spesa.

A PAGINA 3

Banche, dal 2009 patrimoni più alti. L'Abi: dieci istituti potrebbero chiedere aiuto allo Stato

(Luca Iezzi e Vittoria Puledda)

MILANO - Le prime dieci banche quotate italiane «potrebbero essere interessate» all´aiuto dello Stato per rafforzare il capitale; «potrebbero, non ho detto che lo saranno», ha dichiarato ieri Corrado Faissola intervenendo all´assemblea annuale dell´Aibe, l´associazione delle banche estere in Italia (che, tra l´altro, ha sottolineato il rischio di dover abbandonare il paese a causa di un fisco e di regolamenti penalizzanti). In realtà, ha ricordato il presidente dell´Abi riferendosi al decreto salva-banche che dovrebbe essere varato venerdì, gli istituti italiani in condizioni di normalità «non hanno alcuna necessità di interventi pubblici e neppure di ricapitalizzarsi: sono in grado di farlo da soli in maniera autonoma». Tuttavia, il discorso è più sfumato, se si ragiona in termini di obiettivi: «L´intervento dello Stato è finalizzato esclusivamente a dare alle banche italiane maggiore forza per sostenere l´economia reale», ha aggiunto Faissola, proprio mentre il ministro Tremonti chiosava lo stesso concetto: «Nei prossimi giorni, nei limiti del possibile, finanzieremo le imprese attraverso le banche». In realtà, i requisiti patrimoniali delle banche italiane sono solidi ma non solidissimi e comunque in molti casi inferiori a quelli delle concorrenti europee. Inoltre, come ha dichiarato lo stesso Faissola, il Comitato di Basilea, che stabilisce i livelli minimi di patrimonializzazione degli istituti di credito, inizierà in gennaio una riflessione sulla materia. E sicuramente alzerà i valori attuali. Nel frattempo le banche mantengono una posizione ufficialmente di grande interesse e al contempo di distacco verso i bond perpetui. Banche di primo livello come Intesa Sanpaolo, Monte Paschi di Siena e Banco Popolare vedono in maniera positiva l´iniziativa; chi invece ha i ratios patrimoniali più alti aspetta di vedere le condizioni poste dal governo. Tra queste Unicredit che ha già in corso un aumento di capitale sul mercato, oppure Ubi, che attende di effettuare le «opportune valutazioni» dopo aver visto il decreto. Alla fine saranno condizioni non solo strettamente legate alle obbligazioni a far sì che l´adesione sia massiccia o solo "mirata". I banchieri infatti non vogliono firmare un codice di condotta che li obblighi a determinati comportamenti sulla concessione del credito alle imprese. «Non esiste un problema di credit crunch, ma maggior attenzione alla qualità da parte della banche - ha dichiarato il direttore generale Giuseppe Zadra - evidentemente gli imprenditori cercano di mettere fieno in cascina per un inverno che si preannuncia difficile: è una mossa tattica preventiva».

Calmiere sui mutui, tariffe bloccate e ai prefetti la sorveglianza sui prestiti

ROMA - Un pacchetto anti-crisi per 4 miliardi. Si conferma l´intervento del governo previsto per venerdì prossimo che sarà suddiviso tra famiglie e imprese. Nel decreto, composto da una quarantina di articoli, figurano anche una serie di norme che riguardano il credito: si parla di un aumento della soglia di ingresso da parte delle banche nel capitale delle imprese e di un inedito compito di sorveglianza sul credito affidato ai Comitati provinciali per l´ordine e la sicurezza pubblica presso le prefetture.
Bonus famiglie da 150 a 900 euro. La parte più attesa del pacchetto è quella che riguarda le famiglie. In primo luogo c´è il bonus, confermato ieri da Tremonti per i pensionati e nuclei con figli che hanno un reddito sotto i 20 mila euro: si tratta di una sorta di anticipo del quoziente familiare perché gli aiuti, da 150 a 900 euro, saranno erogati in funzione dei componenti della famiglia. Trattandosi di redditi incapienti le misure di carattere fiscale passeranno per l´erogazione diretta degli aiuti attraverso l´Inps. Accanto a questa misura arriva la social card che da dicembre, come annunciato da Tremonti, sarà caricata di 120 euro (con gli arretrati di ottobre e novembre). Mini-cig per i precari. Sempre per le situazioni di emergenza arriva la cig per i precari (apprendisti, cocopro e interinali) oltre alle risorse per gli ammortizzatori tradizionali. Confermato l´intervento sugli straordinari: raddoppierà a 6.000 euro per i redditi fino a 30 mila euro. Blocco tariffe, calmiere mutui e ticket. L´operazione di stop alle tariffe si farà su autostrade e ferrovie, con qualche limatura dell´ultima ora dovuta alle proteste delle associazioni di settore. Previsto anche un taglio del 10 per cento delle tariffe di luce e gas per i redditi bassi. Arrivano anche i fondi per stabilizzare l´abolizione dei ticket sulle visite specialistiche. Misure in arrivo per calmierare i mutui e interventi d´emergenza per chi non può pagare le rate. Si apre anche una strada ad interventi sull´Iva che il governo per ora non sembra voler percorrere: ieri la Ue ha fatto sapere che la possibilità non è esclusa ma che esiste una soglia del 15 per cento. Ossigeno per le imprese. L´operazione imprese prevede il differimento del pagamento dell´Iva (forse per le imprese sotto i 100 mila euro di fatturato), la deduzione dall´Ires del costo del lavoro dell´imponibile Irap, il riallineamento delle differenze contabili relative al patrimonio ai fini Ires-Irap, proroga e riduzione del versamento dell´acconto Irpef e Ires del 30 novembre. Arriva tuttavia una stretta su accertamenti e riscossione. Obbligazioni per le banche. Nel decretone anche la ricapitalizzare delle banche con la sottoscrizione da parte del Tesoro di obbligazioni convertibili, a fronte di un impegno a mantenere il credito alle piccole e medie imprese.

LA STAMPA - Pag. 15

La truffa online più forte della crisi

(Luca Castelli)

Mentre i mercati mondiali tremano, l’economia sul web non se la passa affatto male. Soprattutto quella illecita. Secondo il rapporto Internet Underground Economy, pubblicato lunedì dall’azienda americana Symantec, i volumi delle frodi online sono cresciuti fino a raggiungere livelli stratosferici: quasi sei miliardi di euro, impilati grazie alla compravendita di prodotti «particolari», come i numeri delle carte di credito e i dati di conti correnti bancari soffiati agli utenti del web. Per un anno, dal 1° luglio 2007 al 30 giugno 2008, la software house californiana (specializzata in programmi antivirus e gestione della sicurezza online) ha ficcato il naso nei luoghi segreti della cosiddetta «economia underground» della Rete: chat nascoste, forum di discussione privati e sottoboschi vari. Dentro, ci ha trovato un po’ di tutto: quasi 70 mila «inserzionisti» e oltre 44 milioni di messaggi relativi a informazioni sensibili di utenti e istituti bancari. La parte del leone la fanno i numeri delle carte di credito: il 31% delle offerte nel mercato oscuro di Internet riguarda loro. Al secondo posto seguono le informazioni bancarie, con il 20%. L’azienda ha anche stimato un valore complessivo delle frodi online e dei raggiri finanziari: 5,3 miliardi di dollari (4,1 miliardi di euro) per le carte di credito e 1,7 miliardi di dollari (1,3 miliardi di euro) per i dati bancari. Hacker, pirati finanziari e web-criminali hanno dimostrato di possedere una fantasia che non conosce confini. Solo pochi giorni fa, il Nucleo Speciale Frodi Telematiche della Guardia di Finanza ha lanciato l’allarme su una nuovo sistema fraudolento che sfrutta lo spirito umanitario dei cittadini: si chiama «parceling» e si basa su messaggi che convincono l’utente a ritirare e consegnare dei pacchi, per partecipare a campagne di beneficenza. In realtà, i pacchi contengono prodotti di alto valore, rubati e bisognosi di ricettazione. Nell’epoca in cui Internet è ormai un unico grande sistema di comunicazione globale, le attività criminose si sviluppano in un modello perfettamente funzionale, in grado di rinnovarsi continuamente, dove stanno formandosi vere e proprie professionalità specializzate. C’è chi si occupa di carte di credito, chi di dati finanziari, chi di e-commerce e chi inizia a sperimentare qualche truffa su Facebook. Le menti criminali più vivaci arrivano dalla Russia e dall’Est Europa, mentre i server utilizzati per le compravendite sono in gran parte negli Stati Uniti e cambiano da un giorno all’altro.
Anche la crisi finanziaria riesce a metterci lo zampino, almeno dal punto di vista psicologico. Secondo i laboratori di ricerca antivirus PandaLabs, i messaggi utilizzati per scardinare le difese degli utenti vanno sempre più spesso a toccare corde rese sensibili dalla tempesta economica globale: promesse di guadagni rapidissimi, ingenti rimborsi o addirittura fittizie proposte di lavoro. Un canto di sirene quasi irresistibile per chi da un giorno all’altro si è trovato impoverito dai capitomboli delle borse o è stato messo sulla strada a causa della recessione.

  1. Antivirus: Procurarsi un anti-virus e usare un filtro antispam e un software di sicurezza che controlli il pc mentre si naviga.
  2. Password: Evitare di conservarle sul proprio computer. Quando si accede al proprio conto su un computer pubblico non usare le password in presenza di altri
  3. Estratti conto: Controllare per vedere se ci sono transazioni strane.

LA STAMPA - Pag. 24

Treni, nuovo sciopero venerdì stop di 8 ore. Torna lo sciopero sui binari. I ferrovieri si fermano venerdì 28 novembre, per otto ore dalle 9 alle 17.

La rivendicazione è indetta dall’assemblea nazionale per protestare contro il licenziamento del macchinista delegato alla sicurezza Dante De Angelis. «Il giorno di ferragosto - spiega una nota - De Angelis è stato licenziato per aver rilasciato una ovvia e doverosa dichiarazione sui gravi incidenti accaduti ai treni Eurostar nei mesi precedenti. Il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, con due precettazioni del tutto pretestuose ci ha già costretto per ben due volte a rinviare lo sciopero contro questo provvedimento, nonostante fosse stato sempre proclamato nel pieno rispetto di tutte le regole. Sciopero che è stato differito al 28 novembre, per il reintegro immediato del nostro compagno di lavoro». Parlando poi del management di Fs, i sindacati aggiungono: «Con la stessa cieca indifferenza autoritaria con cui sopprime treni e fermate, aumenta il prezzo dei biglietti, maltratta e querela i pendolari, la dirigenza persevera in un atteggiamento di totale chiusura e non intende ancora revocare un licenziamento... L’offesa a tutti i macchinisti, definiti dall’ad Moretti "corporativi con la pancia piena" è solo l’ultimo aspetto di questo attacco generalizzato ai ferrovieri».
Intanto, il presidente di Fs, Innocenzo Cipolletta interviene sull’ìpotesi del blocco delle tariffe. «È sbagliato giocare sui prezzi dei trasporti», dice, invitando il governo «ad agire sui contributi agli utenti», nelle misure attese per affrontare la crisi economica. Invece che bloccare i prezzi, per Cipolletta, è meglio che gli utenti «ricevano un sussidio. Lo Stato deve decidere se vuole che le tariffe siano pagate dai cittadini o dallo stesso Stato. Chi fa le ferrovie non ha margine per il blocco delle tariffe».\

LA STAMPA - Pag. 26

L’Abi: si alla proroga della convenzione per rivedere i mutui

(Francesco Spini)

L’Abi è pronta a prorogare l’accordo siglato a suo tempo con il ministero dell’Economia sulla rinegoziazione dei mutui variabili. Assieme a Confindustria, inoltre, i banchieri hanno elaborato alcune proposte per scongiurare la stretta del credito che al momento, assicurano, «non c’è stata». Le banche alle prese con la crisi ripartono dai mutui: «In conversazioni private e non ufficiali - dice nel corso di un convegno a Gubbio il direttore generale dell’associazione, Giuseppe Zadra - abbiamo dichiarato al ministro che se lui ritiene opportuno andare avanti, noi siamo disponibili. È certo che negli ultimi dieci giorni l’andamento al ribasso dei tassi ha rallentato l’interesse di chi già ne stava discutendo con la banca». Non che sia stata un successone, l’iniziativa. Anzi: un mezzo flop cui ha aderito l’1,2% di chi ha ricevuto la lettera che «abbiamo inviato a 2,5 milioni di famiglie. Di questi 89.746 al 21 novembre hanno ricontattato la banca per parlarne. Di queste un terzo, 32.381, ha accettato la proposta». A questi dati vanno aggiunti le rinegoziazioni spontanee tra le banche e i clienti, che sono state 90 mila, e i 13 mila cambi di mutuo, attraverso la portabilità tramite procedura elettronica. Piuttosto Zadra chiama in causa altri aiuti per le famiglie in difficoltà: «C’è un provvedimento nazionale contenuto nella Finanziaria 2008 di cui aspettiamo il decreto attuativo: 20 milioni di euro come fondo di garanzia per quelli che non riescono a pagare le rate in caso di imprevisti». Il fondo interviene pagando fino a tre rate di mutuo che la persona in difficoltà non riesce a pagare. Altri fondi simili sono previsti in Liguria e nel Veneto.Quanto alle imprese, Zadra nega una stretta nel credito. Intanto Abi e Confindustria hanno elaborato delle proposte in vista del decreto anti-crisi del governo. La prima prevede il rafforzamento dei Confidi con contributi statali che li accompagnino nel processo di trasformazioni in intermediari finanziari. Invece 650 milioni è il rafforzamento giudicato «adeguato» per il Fondo di garanzia per le Pmi, risorse «destinate a esaurirsi a inizio 2009». Contro i ritardi di pagamento della Pubblica amministrazione la proposta immediata è quella di «favorire la possibilità per i creditori di ottenere anticipazioni bancarie o lo sconto di tali crediti a condizioni favorevoli».

LA STAMPA Torino e Prov. - Pag. 66

Il raddoppio della Tarsu passa dall’inceneritore

(Alessandro Mondo)

Sedici milioni l’anno. E’ la cifra che rischia di falsare il piano finanziario dell’inceneritore del Gerbido, mettendo le ali alla bolletta Tarsu. La notizia è emersa durante la conferenza stampa per presentare l’avvio dei lavori che entro il 2011 doteranno Torino e i Comuni limitrofi dell’impianto incaricato di supplire alla chiusura della discarica di Basse di Stura (dicembre 2009). Presenti gli esponenti delle banche che finanzieranno l’opera con 412 milioni (Iva e anticipo degli interessi compresi): Bnp Paribas, Bei, Unicredit Corporate Banking e Sace. Settanta saranno investiti dai soci pubblici per capitalizzare Trm (Torino ha il 92%). Il problema si riassume in due parole: «certificati verdi». Si tratta del contributo che dovrebbe essere riconosciuto a Trm per l’energia elettrica prodotta dall’inceneritore (320 mila Megawattora l’anno) sfruttando la frazione rinnovabile dei rifiuti urbani (carta, legno, e più in generale tutti i componenti biodegradabili): piccole quantità di rifiuto ad alto potere calorifero non intercettate dalla raccolta differenziata. Trattandosi di fonti rinnovabili, cioè di materiali che permettono di produrre energia sostituendo i tradizionali ed inquinanti combustibili fossili, in primis il petrolio, sono ammessi al contributo statale. Stando ai calcoli di Trm, basati sull’analisi merceologica della quantità di rifiuti a valle della «differenziata», nel Torinese la quota dei «rinnovabili» è pari al 45,7%. Significa 16 milioni l’anno di ricavi per i primi 15 anni di attività dell’impianto, quanto basta per ancorare la tariffa di smaltimento a 97,5 euro la tonnellata. In assenza di questa cifra il costo per tonnellata aumenterebbe del 50%, facendo schizzare la tassa o la tariffa, a seconda dei Comuni, a 147 euro a tonnellata. Ed ecco il problema. Il Governo è orientato a ottimizzare le poche risorse riconoscendo le agevolazioni solo alle Regioni del Meridione finite in emergenza-rifiuti. In questo caso il contributo non riguarderebbe i «certificati verdi» ma i controversi «Cip6» versati sull’energia elettrica prodotta dagli inceneritori sfruttando sia le fonti rinnovabili che quelle assimilate (come i prodotti di scarto delle raffinerie). «Situazione vergognosa, un aiuto sottobanco alle realtà meno virtuose - è insorto Chiamparino, affiancato dal presidente della Provincia Saitta, dai vertici di Trm (Vallone e Torresin), e dal presidente dell’Ato-R Foietta -. Chi ha amministrato male non solo manda i rifiuti in Germania, scaricando i costi sulla collettività, ma incassa l’aiuto del Governo». D’accordo Saitta, che in base a considerazioni analoghe aveva rifiutato di incamerare nelle discariche del Torinese parte del surplus di rifiuti prodotto dall’emergenza in Campania. Il sindaco ha anche prospettato una «multiutilty» che metta insieme chi raccoglie i rifiuti (Amiat) e chi li gestisce (Trm). Il decreto sull’emergenza rifiuti è in discussione alla Commissione Ambiente della Camera. Tutti confidano nell’emendamento presentato dal deputato Pd Stefano Esposito (in dissenso con il suo gruppo), sottoscritto dal vicecapogruppo del Pdl Foti e dal capogruppo della Lega Dussin: prevede di riconoscere i certificati verdi agli inceneritori già autorizzati e in via di costruzione, come quello di Torino, che bruciano una quota di rifiuto rinnovabile pari al 51,7%. La tariffa scenderebbe a 94 euro a tonnellata: meglio di quanto previsto da Trm. Da qui l’obiezione di Agostino Ghiglia, An-Pdl, che alla luce di questa operazione bipartisan bolla come «intempestiva» l’uscita di Chiamparino. Oggi il voto in Commissione: stiamo a vedere.

24 novembre 2008

Rassegna stampa

Lunedì 24 novembre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "Aiuti cash alle famiglie ma a rischio 400mila precari" – di Barbara Ardù – pag. 1

La Stampa – "Soldi in tasca alle famiglie più povere" – di Stefano Lepri – pag. 6

La Stampa – "Uno spettro si aggira per l’Italia: bollette bloccate per due anni" – di Luigi Grassia – pag. 32

La Stampa – "Nelle contrattazioni il 97,5% è solo carta e il 2,5% produzione" – di Gianluigi De Marchi – pag. 33

La Stampa – "I bond? Meglio se già sul mercato" – di Glauco Maggi – pag. 34

La Stampa – "Gas e luce, rimborsi di 20 euro per i ritardi e gli errori in bolletta" – di Vanni Cornero – pag. 28 (22/11/2008)

Internet

HelpConsumatori.it – "Panettone e cenone di Natale più cari. Indagine Codacons" –

HelpConsumatori.it – "Blue tongue, firmato accordo bilaterale Italia-Austria" –

HelpConsumatori.it – "Antitrust sanziona 13 società di telefonia: multe per 2,4 milioni di euro" –

 

La Repubblica

Pag. 1-6-7

Aiuti cash alle famiglie ma a rischio 400mila precari

(Barbara Ardù)

ROMA - Mentre il ministro del Welfare Sacconi annuncia che gli aiuti alle famiglie con reddito basso saranno in "cash, denaro fresco", e non quindi sotto forma di bonus fiscale, la Cgil lancia un nuovo allarme sul lavoro. Entro la fine dell´anno rischiano di rimanere a casa 400mila precari, dice il segretario confederale Fulvio Fammoni. E aggiunge: «Le misure sugli ammortizzatori che il governo si preparerebbe a varare, secondo le ipotesi finora circolate, sono insufficienti». Intanto la Cgil attende di vedere cosa annuncerà oggi il governo per decidere se confermare lo sciopero del 12 dicembre.I SERVIZI ALLE PAGINE 6 E 7

Precari, l´allarme della Cgil "A Natale a casa in 400mila"

Berlusconi: "Italiani, spendete". Sacconi: aiuti cash

ROMA - I primi a pagare il conto della crisi saranno i lavoratori più deboli, i precari. Entro la fine dell´anno, secondo i primi calcoli della Cgil, in quattrocentomila rischiano di restare a casa. Tanti sono infatti i contratti in scadenza al 31 dicembre e che probabilmente non verranno rinnovati. La stima è fatta su una platea di oltre tre milioni tra contratti a tempo determinato, a somministrazione e co.co.co. Il guaio, denuncia Fulvio Fammoni, segretario confederale di Corso Italia, è che gli ammortizzatori sociali che il governo vuole allargare anche ai lavoratori precari sono insufficienti e comunque arriveranno nel 2009, a giochi fatti per quelle migliaia di lavoratori cui scadrà il contratto a fine anno. Cifre, quelli del sindacato di Corso Italia, che il vice presidente della Commissione lavoro della Camera (Pdl), contesta. «Chi glielo ha detto alla Cgil - ha dichiarato Cazzola - che saranno 400 mila i lavoratori cosiddetti precari a perdere il posto nel solo settore privato?». Numeri a parte, il problema c´è e il sindacato attenderà una risposta nell´incontro che questa sera il governo avrà con le parti sociali per illustrare i provvedimenti anti-crisi, che dovrebbero essere varati dal Consiglio dei ministri di venerdì. Gli aiuti a famiglie e imprese varranno circa 4 miliardi di euro. Berlusconi ha parlato di riduzione dell´Irap, della detassazione degli straordinari e dei premi di produzione. Per le famiglie a basso reddito Maurizio Sacconi, ministro del Welfare, ha invece assicurato che il bonus (che dovrebbe rientrare in un range tra i 150-800 euro per i redditi fino a 20.000 euro), verrà versato cash e con tempestività. Un contributo che dovrebbe sommarsi agli sconti su alcune tariffe e al taglio degli acconti delle tasse all´Iva per cassa. Tramonta invece l´ipotesi della detassazione delle tredicesime perché costa dai 6 agli 8 miliardi, che non ci sono, taglia corto Sacconi, aggiungendo che le misure hanno «un vincolo di compatibilità» con la situazione della finanza pubblica, a partire dal debito, che secondo Berlusconi «nel 2011 sarà sotto il Pil». Ma il bonus «non sarà «un regalo di Natale», ha dichiarato Sacconi, perché andrà «a quegli italiani che hanno bisogni primari, che hanno perso il lavoro, così come alle famiglie con molti figli e ai pensionati soli». Agli altri italiani, quelli che forse se la passano meglio, si appella invece nuovamente il premier, invitandoli «a non cambiare le loro abitudini di vita e lo stile dei loro consumi». Perché solo loro, ha aggiunto, «possono determinare la profondità della crisi economica». Spendendo, insomma, come hanno sempre fatto. Di qui un nuovo invito a «ottimismo», «fiducia» e «speranza», in contrapposizione con il «pessimismo» della sinistra. Parole che lasciano stupefatta l´opposizione. «Ma si è accorto Berlusconi - attacca Oliviero Diliberto - che i consumatori non li hanno quei soldi?». E mentre Rosy Bindi parla di un Berlusconi «senza pudore», perché è assurdo «istigare le famiglie a consumare per combattere la crisi quando per colpa sua non hanno soldi da spendere», Pier Ferdinando Casini chiede al governo di mettere 7 miliardi sul tavolo a sostegno del reddito delle famiglie con figli. La Cgil comunque aspetta di vedere domani che cosa annuncerà il governo per confermare o meno lo sciopero del 12 dicembre. Sacconi si dice «convinto» che lo sciopero verrà revocato, ma per Fammoni se il pacchetto di interventi fiscali e per il lavoro sarà quello trapelato finora «restano confermate tutte le motivazioni dello sciopero».

LA STAMPA

Pag. 6

Soldi in tasca alle famiglie più povere

(Stefano Lepri)

ROMA - Stasera le misure anti-crisi del governo saranno sottoposte alle forze sociali. «Sono ottimista, sono convinto che alla fine la Cgil ritirerà lo sciopero» generale proclamato per il 12 dicembre, dice il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. Ma la Cgil sembra di tutt’altra idea: «Se le misure sono quelle trapelate fino a questo momento le riteniamo insufficienti, dunque restano le motivazioni dello sciopero» ribatte il segretario confederale Cgil Fulvio Fammoni. Salvo una sorpresa dell’ultimo minuto, dovute a decisioni concordate con l’Europa, le misure che il governo presenterà a tutte le forze sociali stasera alle 19 sembrano proprio quelle fin qui trapelate. In particolare, per rilanciare i consumi ci sarà un intervento una tantum di 1-1,5 miliardi di euro concentrato sui più bisognosi; mentre a favore dei salari opererebbe soltanto la proroga della detassazione degli straordinari (forse ampliata, forse no).
Se sarà così, le tre grandi confederazioni sindacali torneranno a dividersi. Alla vigilia, si distinguono tre posizioni distinte. La Cisl sembra ben disposta verso un intervento concentrato sui più bisognosi. La Uil ha dubbi e vorrebbe un intervento più generale possibile sui salari. La Cgil, in più, respinge la logica dell’una tantum e chiede sgravi permanenti; obietta che si aiuterebbe soltanto «l’1,7% delle famiglie» secondo i calcoli del segretario confederale Agostino Megale. L’una tantum di Natale («in contanti» non attraverso sgravi fiscali, assicura Sacconi), dovrebbe avere misure variabili tra i 150 e i 750 euro; sarebbe diretta ai pensionati con una sola pensione bassa, e alle famiglie con molti figli sotto 20.000 euro annui di reddito. «Qui ci vuole meno propaganda e più sostanza - osserva il segretario confederale Uil Paolo Pirani - perché ad esempio è noto che in questo Paese le persone più bisognose si confondono facilmente con persone che dichiarano di essere bisognose, e sono invece evasori fiscali». Potrebbero dunque approfondirsi le fratture tra i sindacati. La Cisl non ha preso benissimo l’invito alla riconciliazione con la Cgil venuto da Walter Veltroni. Non basta dire che è il governo a voler dividere i sindacati, sostengono i collaboratori di Raffaele Bonanni; occorre anche che il Pd cerchi di trattenere la Cgil dalla sua «deriva antagonistica», il cui ultimo passo è stato respingere il nuovo contratto dell’artigianato. La sola misura che otterrebbe un consenso unanime dei sindacati (come pure delle opposizioni), ovvero una detassazione delle tredicesime, non ci sarà. Sacconi riconosce che il Pdl l’aveva promessa in campagna elettorale; ma «costa dai 6 agli 8 miliardi» cifra troppo alta se si vuole evitare che il debito pubblico accumulato torni a crescere. E’ vero che temporaneamente l’Europa permette di superare il 3% di deficit, «ma il vincolo del debito è molto più importante di quello del deficit». Nell’incontro di stasera si parlerà anche di cassa integrazione e di sveltire gli investimenti. Il governo aumenterà ancora, da 600 milioni di euro forse a 1 miliardo, le risorse disponibili nel 2009 per la cassa integrazione; prevederà che possa essere concessa anche ai precari con decisioni caso per caso. Alla Cgil non basta. La scelta degli investimenti in opere pubbliche su cui puntare è ancora in discussione con le Regioni; la Uil ne resta poco convinta, perché «di aprire subito i cantieri un altro governo Berlusconi ce lo promise nel 2001, e poi si è visto come è andata» dice Pirani. Alle imprese, pure presenti con le loro associazioni all’incontro di stasera a palazzo Chigi, è confermato un parziale sgravio dell’Irap. Verrà reso deducibile dall’Ires il 10-15% dell’Irap che grava sul costo del lavoro.

LA STAMPA

Pag. 32

Uno spettro si aggira per l’Italia: bollette bloccate per due anni

Disdire subito i contratti della luce, invece nel gas l’adeguamento richiederà molti mesi

(Luigi Grassia)

Uno spettro si aggira per l’Italia, lo spettro delle bollette dell’elettricità e del gas a prezzo bloccato per due anni. È un tipo di contratto pensato quando il prezzo del petrolio schizzava verso l’alto, perché il greggio fa da riferimento per tutte le fonti energetiche, quindi scegliere questa formula, diciamo, a gennaio 2008 metteva al riparo da ulteriori aumenti fino a gennaio 2010. Ma adesso che il vento è girato, adesso che il petrolio ha perso due terzi del suo costo (da quasi 150 dollari a meno di 50 in 4 mesi) e continua a scendere, che si fa? Il presidente dell’Autorità di settore, Alessandro Ortis, ha preannunciato tariffe dell’energia in forte calo nel 2009. Ma chi ha stipulato il contratto ai prezzi massimi (magari proprio nel luglio 2008, record storico sopra i 147 dollari) resterà fregato per due anni? La risposta è no, se sappiamo come muoverci non rischiamo di vederci passare la cornucopia dei prezzi bassi sotto gli occhi senza poterne approfittare, però la questione è più complicata di quanto sembri. Bisogna fare dei calcoli, non basta osservare la freccia del prezzo del petrolio che va su o giù. Cominciamo dall’opzione-fuga. L’ha predisposta l’Authority e consente a chiunque di gridare «fermate il mondo, voglio scendere» e liberarsi immediatamente dal cappio della bolletta biennale. In base alle disposizioni del Garante, chiunque voglia cambiare contratto può farlo, senza spese aggiuntive, comunicandolo per iscritto alla compagnia con un mese di anticipo. Quindi, scappare dalla bolletta a prezzo bloccato si può sempre fare. Ma per capire se conviene, bisogna tener presenti due variabili ulteriori: l’onda dei prezzi è lunga e ci mette dei mesi a trasferirsi dal petrolio all’elettricità e al gas, inoltre gli adeguamenti della luce e del metano avvengono a velocità diverse. Il garante Ortis ha previsto per il gas «un aumento pari a zero a gennaio» e invece per l’elettricità una cosa molto più allettante, cioè «una diminuzione di qualche punto percentuale». Dunque: se si ha una tariffa elettrica bloccata bisogna liberarsene subito per iscritto, già in questi ultimi giorni di novembre, in modo che a fine dicembre sia passato il mese minimo di preavviso e così quando, il 31 dicembre, l’Autorità annuncerà le nuove tariffe più basse, il cliente che ha cambiato contratto sia pronto per approfittarne. Invece per il gas non c’è fretta, le bollette vengono aggiornate in base ai prezzi del metano sul mercato internazionale nei nove mesi precedenti. Questo metodo garantisce una certa stabilità, attenuando e diluendo nel tempo i picchi di prezzo, sia in aumento che in diminuzione. Nel 2009 i risparmi per gli utenti del metano, a differenza di quelli dell’elettricità, saranno graduali, così graduali che (magari) il mercato farà in tempo a cambiare orientamento un’altra volta. Diverse compagnie allettano i clienti a firmare il contratto con loro offrendo sconti sul gas, ma lo fanno solo per chi sottoscrive la doppia fornitura elettricità-metano; il cliente deve verificare che questo non sia un problema, che non lo leghi a una tariffa della luce svantaggiosa e che non gli faccia perdere l’atteso calo delle bollette elettriche da gennaio 2009. La differenza nel calcolo dei prezzi di gas e luce c’è perché il metano viene acquistato dalle compagnie con contratti di lungo periodo, mentre per l’elettricità c’è una Borsa, ci sono gli acquisti «spot» e c’è l’Acquirente unico che compra l’energia all’ingrosso per le famiglie; l’aggiornamento viene fatto tenendo conto dell’andamento della Borsa elettrica e del consuntivo del costo di approvvigionamento dell’Acquirente unico nei mesi precedenti, ma anche delle previsioni sul prezzo del greggio nei tre mesi avvenire. In particolare la variabile delle previsioni può essere determinante. Perciò dall’Authority dicono che «quando a ottobre abbiamo rincarato la luce solo dello 0,8% mentre i prezzi del petrolio erano altissimi qualcuno ci ha accusato di voler fare un favore al governo, ma in realtà è stato perché noi prevedevamo che il petrolio sarebbe calato». Per le ragioni tecniche spiegate sopra, questo con il gas non si può fare. E la differenza si riflette anche sulle scelte che ci tocca compiere riguardo alle bollette.

LA STAMPA

Pag. 33

Nelle contrattazioni il 97,5% è solo carta e il 2,5% produzione

(Gianluigi De Marchi)

Cerchiamo di fare il punto della situazione esaminando le cose al di fuori di ogni emotività legata al trend parossistico dei mercati finanziari. Il motivo fondamentale che spiega quanto sta accadendo è sostanzialmente il crollo della piramide di carta messa in piedi da banchieri, consulenti finanziari, esperti di finanza creativa per moltiplicare all'infinito il denaro, farlo girare vorticosamente da un mercato all'altro, generare illusioni, immettere il risparmio nel tritacarne della speculazione mascherando i rischi. Come diceva un vecchio saggio: «La finanza è la scienza che consente di far passare di mano il denaro un numero di volte sufficiente per farlo scomparire». Sembra che avesse proprio ragione; e vediamo il perché con qualche fatto e qualche numero. Nella Borsa italiana (ma la situazione è uguale in tutti Paesi, in alcuni ancora peggiore) sono quotate 241 società; di queste, solo 109 appartengono al settore manifatturiero (quello che produce), mentre la maggioranza (132) rientra nell'ampio settore dei servizi primari o secondari. Il bello (anzi, il brutto…) è che la capitalizzazione complessiva di chi produce è di soli 144 miliardi di euro, mentre quella di chi lavora intorno a chi produce è di ben 570 miliardi di lire. Morale: il 45% delle società quotate, quelle che «fanno», rappresenta solo il 20% della capitalizzazione totale; e già questo fa riflettere, poiché appare evidente che in un teorico Pil nazionale misurato dalla Borsa solo un quinto è dato da beni e ben quattro quinti è dato da servizi (banche, assicurazioni, televisioni ecc.). Ma il listino azionario non esaurisce più, come una volta, il mercato finanziario borsistica. Infatti sono quotati 268 Etf (fondi trattabili come azioni che non producono nulla, ma investono in azioni), 1.580 certificates (certificati emessi da banche collegati al trend di azioni) e 2.224 covered warrant (i titoli della finanza creativa che consentono di scommettere su un titolo quotato, sia al rialzo che al ribasso). Fra l'altro sia i primi che i secondi sono legati in prevalenza al settore dei servizi. Insomma, la quasi la totalità di quello che oggi figura presente alla Borsa italiana è carta pura che poggia su altra carta che poggia su altra ancora, e solo un'infima minoranza rappresenta aziende che producono, danno lavoro, creano ricchezza. E allora tiriamo le somme: 109 società manifatturiere reggono sulle loro spalle qualcosa come 4.204 pezzi di carta, cioè ognuna ne genera almeno 40! Un effetto leva da brivido. Sotto un altro punto di vista (anch'esso da brivido) solo il 2,5% del listino complessivo rappresenta qualcosa di reale, il 97,5% è finanza pura. Se vogliamo che i mercati finanziari rappresentino (come si affannano a dire banchieri, politici, economisti, esperti) l'economia reale dobbiamo fare in modo che in Borsa si scambino solo titoli che esprimano questa benedetta economia reale. Un discorso rétro, fuori moda, da finanza del secolo scorso? Può darsi, ma è una delle strade da perseguire: si ridurranno enormemente i volumi delle contrattazioni spazzando via la speculazione più violenta (poco male, i "signori del denaro" si abitueranno a incassare meno commissioni) e si porterà sul mercato solo il risparmio vero che si trasformerà in investimenti veri, non in evanescenti giochi di prestidigitazione finanziaria.

LA STAMPA

Pag. 34

Il bond? Meglio se già sul mercato

(Glauco Maggi)

NEW YORK - I fondi obbligazionari continuano ad essere abbandonati dai risparmiatori, come dimostrano i volumi dei riscatti che hanno visto in ottobre le categorie degli obbligazionari perdere 12,2 miliardi, più della metà dell’esodo totale di 22,9 miliardi, tra i quali vanno contati anche 2,8 miliardi di fondi di liquidità. Il grosso dei disinvestimenti dai fondi finisce, per la parte destinata al reddito fisso, nei titoli di Stato, ma i risparmiatori sono anche attratti dalle obbligazioni delle società private, che in cambio di un rischio più elevato offrono un rendimento più alto. In questa fase sono soprattutto le banche, in grande bisogno di liquidità per la perdurante crisi del credito, a offrire bond alla clientela con sempre nuove emissioni. Ma che sul mercato secondario sia possibile spuntare rendimenti migliori di quelli offerti, a parità di durata e di rischio, anzi addirittura a parità di emittente, è un segreto ben conservato agli sportelli. Una ricerca dello Studio Analysis di Torino, che ha fornito a La Stampa un esempio dei dati che presenterà in un convegno la settimana entrante (27 novembre, ore 18, al Centro Studi San Carlo di Torino) sulle tutele finanziarie e legali nella attuale fase di crisi economica, mostra che si possono ottenere fino a due punti percentuali di interesse in più acquistando obbligazioni vecchie delle banche anziché sottoscrivere quelle di nuova emissione. «Poco tempo fa si è rivolto a noi un risparmiatore che dovendo investire una somma di una certa importanza voleva una nostra valutazione sulla proposta della Bnl di proprie obbligazioni a tasso variabile, in corso di emissione al prezzo di 100 e legate all'Euribor 3 mesi diminuito dello 0,15%», spiega Bruno Fanan, consulente indipendente di Studio Analysis. «Esaminando il mercato secondario abbiamo scoperto che, al prezzo di 97 anziché 100, era possibile comprare un’obbligazione Bnl, sempre a tasso variabile ma con un legame al tasso Euribor 3 mesi maggiorato dello 0,25%: un acquisto quindi doppiamente vantaggioso, per il prezzo e per il tasso». Da qui, l’idea di approfondire la ricerca, condotta a fine ottobre, con la individuazione di altri affari disponibili. «Nel caso dei due bond Bnl la differenza di rendimento effettivo annuo netto, in quel momento di mercato, era dell’1,90% tra il bond tasso variabile nuovo, 2008-2011 e il bond già sul mercato 2004-2011», continua Fanan. «Poi abbiamo scovato anche obbligazioni Intesa Sanpaolo a tasso variabile 2008-2010 che davano il 4,27% netto, contro emissioni della stessa banca 2007-2010, quotate 95, che davano il 6,94% con un rendimento effettivo netto maggiorato del 2,67%». Per chi investe 20 mila euro, una differenza di interesse netto annuo del 2% significa intascarsi in tre anni circa 1.200 euro in più, appunto il 2% all’anno. Altri esempi? Le obbligazioni Mps a tasso fisso 2008-2010, che danno il 3,89% netto, e le parallele Mps a tasso variabile 2005-2010, quotate 98, che danno il 5,95%: il vantaggio a prendere l’«usato», per così dire, sarebbe stato in questo caso del 2,06%. Oppure le Unicredito a tasso fisso 2008-2011 a 100 contro le Unicredito a tasso fisso 1999-2011, quotate 96, con una differenza di rendimento netto dell’1,44% a favore del bond già in circolazione rispetto a quello di nuovo collocamento. E ci sono pure delle Unicredito 2002-2012 (in questo caso si tratta di obbligazioni a tasso variabile e di tipo subordinato, quindi più a rischio) che offrono l’1,77% di rendimento effettivo netto annuo in più. Come possa esserci questo disallineamento dei prezzi, che è invece impensabile nel mercato dei titoli di Stato, è spiegabile con la crisi di liquidità del sistema e la maggiore illiquidità dei bond privati. Il mercato, considerando il premio di rischio dell'emittente, quota un prezzo più vicino al vero. Nei casi citati, esso è sempre risultato al di sotto del valore di 100, che è quello dell’emissione e del rimborso. Così, chi riesce a trovare un bond vecchio sostanzialmente uguale a quello nuovo, e a comprarlo con lo sconto, si assicura un ritorno superiore anche se debitore e scadenza sono gli stessi.

LA STAMPA

Pag. 28

Gas e luce, rimborsi di 20 euro per i ritardi e gli errori in bolletta

(Vanni Cornero)

TORINO - Chi sbaglia paga, ma se è in ritardo paga di più. Dopo treni e aerei la regola dell’indennizzo se non si rispettano tempi precisi si estende a luce e gas. Lo ha deciso l’Authority per l’energia, inserendo le nuove regole nel «Testo integrato della regolazione della qualità dei servizi di vendita», emanato per migliorare il livello di tutela dei consumatori e che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2009. Le regole puntano ad assicurare la massima tempestività nella gestione dei reclami e nella rettifica di ogni eventuale errore sulle fatture, prevedendo indennizzi automatici se le nuove norme non vengono rispettate. «Il rimborso - spiega una nota dell’Authority guidata da Alessandro Ortis - è di 20 euro e scatta se il venditore non risponde entro 40 giorni dal reclamo del cliente o se l’errore di doppia fatturazione non viene rettificato entro 20 giorni dalla richiesta, oppure se la rettifica della fatturazione non viene fatta entro 90 giorni dal momento in cui viene chiesta dal cliente». L'indennizzo potrà però essere corrisposto non più di una volta l'anno allo stesso cliente per lo stesso motivo, per evitare eventuali abusi nelle richieste di risarcimento. Il Testo prevede anche l’obbligo per il venditore di indicare la persona ed il riferimento organizzativo a cui rivolgersi dopo aver presentato il reclamo e impone che le risposte fornite al cliente siano adeguatamente motivate. Ci sarà inoltre un unico interlocutore, anche per i reclami di natura tecnica, sia per l'energia elettrica, sia per il gas e il venditore farà da tramite con il distributore, nel caso sia necessario, per semplificare le procedure al consumatore che reclama. Quest’ultimo passaggio è stato ritenuto opportuno in seguito alla separazione tra distributori e venditori che si è verificata con la liberalizzazione dei mercati. «Finalmente si può dire basta ai reclami senza risposta e alle bollette pazze che non vengono rettificate - commenta il Movimento difesa del cittadino - le innovazioni contenute nel provvedimento sono state fortemente volute dalle associazioni dei consumatori che in questi anni nel settore dell’energia e del gas hanno potuto rilevare gravi anomalie nella gestione dei reclami da parte delle aziende sia tramite gli irraggiungibili call center, sia a causa di risposte evasive ai reclami scritti». Sulla stessa linea Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, che mette in rilievo la necessità di regole certe nel caso di violazioni commesse dal fornitore. E anche per i telefoni c’è una novità: la Telecom il 18 novembre ha aggiornato la sua Carta dei servizi in vigore dal 2001, aggiungendo l’obbligo per la società di comunicare al cliente il momento esatto di ogni intervento di riparazione (entro le 48 ore dalla segnalazione) o di quello per l’installazione dell’apparecchio fisso (entro 10 giorni dalla richiesta). Se l’appuntamento non verrà rispettato scatterà un rimborso pari alla metà del canone quotidiano per ogni giorno di ritardo.

Help Consumatori.it

Panettone e cenone di Natale più cari. Indagine Codacons

Per questo Natale, comprare un panettone, anche se non di marca, potrà costare caro, cioè quasi l'8% in più rispetto al Natale 2007. E questo vale anche per altri prodotti tipici natalizi, soprattutto alimentari, che registrano rispetto allo scorso anno un incremento di prezzo notevole. E' quanto emerge da un'indagine condotta, come ogni anno, dal Codacons, che verifica i prezzi dei classici beni di Natale nelle principali città d'Italia. "Pandoro e panettone, così come gli altri prodotti alimentari classici del Natale, fanno registrare quest'anno sensibili incrementi dei listini - spiega il Presidente Codacons, Carlo Rienzi - mentre nel settore degli addobbi per la casa si registrano prezzi sostanzialmente stabili o in leggera salita rispetto lo scorso anno. Stabili anche i prezzi degli alberi di Natale. Ciò è dovuto soprattutto al calo degli acquisti di palline, candele, coccarde, ecc. registrato lo scorso anno - prosegue Rienzi - con le famiglie che tendono sempre più a tirare la cinghia rinunciando ai beni non indispensabili. Una siffatta situazione ha portato i commercianti a contenere gli aumenti in questo settore, per evitare ulteriori cadute dei consumi'. "Sensibili cali dei listini si registrano invece per i prodotti hi-tech, per i quali le continue novità introdotte sul mercato consentono una positiva riduzione dei prezzi - spiega Carlo Rienzi - mentre rialzi si registrano per giocattoli e prodotti di lusso, irrinunciabili a Natale. In particolare il mercato del lusso e quello dell'hi-tech saranno gli unici a registrare quest'anno un segno positivo sul fronte dei consumi. I rincari dell'intero settore alimentare - sostiene il Codacons - porteranno le famiglie a spendere per il classico cenone di Natale 20 - 30 euro in più rispetto allo scorso anno (a seconda della qualità e della quantità degli acquisti), per un totale complessivo di 180 - 190 euro a famiglia.

Help Consumatori.it

Blue tongue, firmato accordo bilaterale Italia - Austria

Accordo bilaterale con l'Austria per la blue tongue. I servizi veterinari italiani e quelli austriaci hanno infatti sottoscritto nei giorni scorsi un nuovo accordo per lo scambio di animali vivi sensibili alla Blue tongue dall'Austria e destinati alla filiera produttiva italiana. È quanto ha reso noto il Ministero della Salute, precisando che l'intesa prevede la possibilità di introdurre sul territorio nazionale bovini di età superiore ai 90 giorni, vaccinati e non per il sierotipo 8, nel periodo stagionalmente libero da insetti vettori in Italia, considerato a basso rischio di trasmissione della malattia. Il nuovo accordo siglato, che fa parte delle attività di salvaguardia delle attività produttive e della filiera agroalimentare, è stato rimodulato sulla base della normativa comunitaria e tenendo in considerazione le nuove evidenze epidemiologiche riscontrate sul territorio austriaco, area finora non interessata dalla malattia.

Help Consumatori.it

Antitrust sanziona 13 società di telefonia: multe per 2,4 milioni di euro

A centinaia di consumatori sono state addebitate chiamate satellinari internazionali e a numeri speciali mai effettuate, in gran parte dovute all'installazione automatica di "dialers" che alteravano le impostazioni della connessione internet impostate sul pc. Queste le segnalazioni alla base del nuovo provvedimento dell'Antitrust che ha sanzionato 13 società di telefonia per pratiche commerciali scorrette, per multe complessive pari a 2 milioni 430 mila euro. Alla luce del diverso ruolo svolto, informa l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, sono state sanzionate le societàTelecom Italia, Elsacom, CSINFO, Eutelia, Karupa, Teleunit, Voiceplus, Drin TV, AbcTrade, Telegest Italia, Aurora Uno, OT&T, Ivory Network Limited, che, "ciascuna con distinte responsabilità e diversi ruoli, hanno attuato pratiche commerciali scorrette nei confronti di moltissimi consumatori ai quali sono state addebitate chiamate satellitari internazionali e a numeri speciali non consapevolmente effettuate, con multe complessive per 2,430 milioni". I consumatori avevano lamentato già da fine 2007 addebiti nelle bollette legate a connessioni o chiamate verso numerazioni "satellitari internazionali" e "speciali di altri gestori" mai effettuate, in gran parte dovuti, secondo quanto risultato nel corso dell'istruttoria, al fenomeno dell'automatica installazione di "dialers" durante la navigazione in internet. In particolare, informa l'Antitrust, il "dialer" è uno speciale programma autoeseguibile che altera i parametri della connessione ad internet impostati sul computer dell'utente, agendo sul numero telefonico del collegamento e sostituendolo con un numero a pagamento maggiorato su prefissi internazionali satellitari o speciali. Nel corso del procedimento l'Antitrust era intervenuta con provvedimenti d'urgenza a tutela dei consumatori, per evitare distacchi della linea telefonica e fatturazioni in caso di contestazione, da parte dei consumatori, del traffico effettuato. Secondo l'Autorità le società Telecom, Elsacom, CSINFO, Eutelia, Karupa, Teleunit, Voiceplus, Drin TV, ABC Trade, Ivory Network, Telegest Italia, OT&T, Aurora Uno, fanno parte a diverso titolo e con diversi ruoli, della filiera relativa alla prestazione di servizi a sovrapprezzo. Per quanto riguarda il ruolo di Telecom Italia, informa l'Antitrust, questa "pur non avendo una diretta ed immediata responsabilità civile e contrattuale nei confronti dei consumatori nella determinazione del danno rilevante, ha posto in essere comportamenti contrari alla diligenza professionale". Per l'Antitrust "Telecom era infatti consapevole dell'esistenza di fenomeni di utilizzo indebito di numerazioni satellitari e speciali legati all'operare abusivo di dialers. In qualità di fornitore di servizi di comunicazione elettronica e dunque soggetto responsabile della rete, avrebbe dunque dovuto adottare misure volte a contenere i rischi rappresentati dall'indebita intrusione di dialers sugli apparati informatici degli utenti ad opera di soggetti terzi. La società non ha inoltre svolto alcuna adeguata attività di sensibilizzazione ed informazione degli utenti finali. Ha anzi sollecitato - continua l'Autorità - i pagamenti senza operare alcuna distinzione, minacciando il ricorso all'esecuzione coattiva con riferimento al traffico verso le numerazioni non geografiche, o giungendo al distacco delle linee con riferimento al traffico verso le numerazioni satellitari internazionali".

Di seguito le sanzioni deliberate:

- Telecom Italia: 325.000 euro

- Elsacom S.p.A.: 270.000 euro

- CSINFO S.p.A.: 255.000 euro

- Eutelia S.p.A.: 215.000 euro

- Karupa S.p.A.: 255.000 euro

- Voiceplus S.r.l.: 255.000 euro

- Teleunit S.p.A.: 180.000 euro

- Drin TV S.r.l.: 115.000 euro

- AbcTrade S.r.l.: 115.000 euro

- Telegest Italia S.r.l.: 115.000 euro

- OT&T S.r.l.: 115.000 euro

- Aurora Uno Sro: 115.000 euro

- Ivory Network Limited: 100.000 euro.

 

 

 

 

 

 

 

 

20 novembre 2008

Rassegna stampa

Giovedì 20 novembre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "Consumi sotto zero per tre anni" – di Roberto Petrini – pag. 24

La Repubblica – "Crollo per alimentari e abbigliamento, la casa brucia il 40% del reddito" – di Luca Iezzi – pag. 24

La Stampa – "L’autovelox canaglia manda in tilt il Belgio" – di Marco Zatterin – pag. 15

La Stampa – "Oggi la maratona Ue sugli aumenti" – pag. 32

La Stampa – "Nuove norme per la qualità nazionale" – pag. 32

Free Press

City – "Debiti troppo alti per 330 mila famiglie " – pag. 4

City – "Le tredicesime? Bruciate dalle bollette " – pag. 4

City – "Caro rifiuti 195 euro annui " – pag. 4

City – "A rischio le ferrovie regionali " – pag. 8

City – "Risparmiare informandosi " – a cura di Umberto Filotto – pag. 14

 

La Repubblica

Pag. 24

Consumi sotto zero per tre anni

(Roberto Petrini)

ROMA - Consumi in caduta libera: la Confcommercio lancia l´allarme di Natale e prevede una riduzione di mezzo punto all´anno nel prossimo triennio della spesa delle famiglie. Una situazione drammatica che fa chiedere al presidente dell´organizzazione dei commercianti Sangalli la detassazione delle tredicesime e l´alleggerimento degli studi di settore. Con un atteggiamento inedito la Confindustria, oltre a chiedere misure per le imprese, stavolta è assai preoccupata della domanda interna, reclama misure di «supporto ai redditi più bassi» e giudica «insufficiente» il piano in allestimento da parte del governo. I sindacati, come ha fatto ieri il leader della Cgil Epifani, pretendono una terapia d´urto per salvaguardare il potere d´acquisto di lavoratori e pensionati. Scende in campo anche il leader del Pd Veltroni: propone a Berlusconi un patto dei produttori e avanza la richiesta di una immediata convocazione di un tavolo con tutte le categorie a Palazzo Chigi. E il governo? Ieri il premier ha riunito i maggiori ministri in vista del varo del pacchetto anti-crisi di mercoledì prossimo. Svanito l´annuncio degli 80 miliardi (molti dei quali già stanziati come quelli europei e come i 16 miliardi per le opere pubbliche sbloccati attingendo ai fondi del Fas), quasi risolta la questione-banche, resta il nodo delle risorse e delle coperture per il pacchetto di novembre. La cifra individuata è di 2-4 miliardi, di cui la metà alle famiglie e l´altra alle imprese: ma è il nodo della tredicesima a dividere l´esecutivo. Da una parte Berlusconi sarebbe tentato da misure visibili e semplici: un taglio delle tasse sulla tredicesima costerebbe troppo, ma per un bonus che implichi una parziale detassazione basterebbero 1-2 miliardi, e ieri Confcommercio ha chiesto ufficialmente tredicesime più ricche e una revisione degli studi di settore. Il ministro dell´Economia Tremonti sembra invece arroccato sulla linea del rigore: per il Tesoro, anche senza nuove spese e solo per l´andamento del ciclo, nel 2009 saremmo già a ridosso del 3 per cento del rapporto tra deficit e Pil e dunque non si potrebbe andare oltre una misura one off come la riduzione dell´anticipo fiscale di novembre. Anche per questo il ministro dell´Economia evoca scenari cupi: «Si sta avverando la profezia di Ratzinger del 1985: l´implosione del mercato», ha detto ieri all´università Cattolica. Evocando presagi da tecno-thriller ha continuato: «E´ come vivere in un videogame: non si può spegnere: quando ai abbattuto un mostro e ti stai rilassando ne arriva uno più grande». I mostri che già si sono manifestati sono i subprime, il collasso del credito, la bancarotta delle istituzioni finanziarie e il collasso delle borse. Ora secondo le previsioni di Tremonti dietro l´angolo ci sono nuovi mostri: «carte di credito, bancarotte societarie e i derivati». Tremonti ha invocato un «anno sabbatico», quello che secondo la tradizione ebraica arriva ogni sette e prevede la cancellazione dei crediti e dei debiti. Più spedita invece la mini-cig di Sacconi che sarà nel decreto di mercoledì per i precari (atipici, interinali, cocopro e altro) che potrebbero avere, a determinate condizioni, una copertura assicurata per tre trimestri del 2009. Problemi invece per la social card: il governo ha chiesto alle categorie della distribuzione di associarla ad uno sconto del 10 per cento sui generi di prima necessità, ma i supermarket sono fermi al 5 per cento. Assicurato invece l´accesso alle tariffe sociali di gas ed elettricità.

La Repubblica

Pag. 24

Crollo per alimentare e abbigliamento, la casa brucia il 40% del reddito

I dati della Confcommercio sulla gelata degli acquisti nell´arco dei tre anni

(Luca Iezzi)

ROMA - Tre anni per una lunga gelata dei consumi che non risparmierà nessuno. Una "tempesta perfetta" in cui si sommano le difficoltà della recessione e la tendenza storica tutta italiana per cui le spese obbligate come l´affitto e le utenze riducono il reddito disponibile per gli acquisti. L´effetto negativo sui settori merceologici poi sarà assolutamente trasversale: se nel 2008 i crolli più evidenti si sono visti per alimentari e bevande (-1,2%), dal prossimo anno saranno i piaceri più voluttuari di tempo libero e svaghi a contrarsi dell´1,4% e ancora del 2% nel 2010. Anno in cui i cali negli acquisti in abbigliamento e calzature raggiungeranno il picco negativo di un - 0,8%. Il risultato sul totale non cambierà, riduzione dello 0,4%-0,5% per i prossimi tre anni. Non ci sono raggi di sole nell´analisi di Confcommercio che non pronostica «crolli, ma l´Italia patirà una crisi più lunga», in cui l´andamento grafico del fatturato del commercio sarà quello di un una "U" in cui il momento della ripresa nessuno riesce ancora a vedere. Anche considerando i dati sul totale della spesa sul territorio (quelli cioè che considerano non solo la domanda dei turisti stranieri che spendono nel nostro paese) lo scenario è tutt´altro che positivo: nel 2008 è infatti stimato un calo dello 0,7%, seguito da un - 0,5% per l´anno prossimo e da un - 0,6% nel 2010. «La crisi italiana - commenta Confcommercio - non è come le altre; semplicemente perché c´era prima e non ha quindi nulla, o quasi, a che vedere con la congiuntura dei mercati internazionali. Certo, gli eventi di questi mesi enfatizzano le nostre strutturali debolezze, tutte ma proprio tutte italiane». E infatti altre brutte notizie arrivano dal confronto internazionale. «Quando gli altri ricominceranno a crescere noi continueremo a barcamenarci con le variazioni decimali di Pil e consumi, come accade da 20 anni a questa parte e in particolare dagli anni 2000» dice lo studio. Gli acquisti in Francia cresceranno dello 0,9% nel 2008, l´anno prossimo dello 0,5% e nel 2010 ancora dello 0,9%, mentre in Germania dopo un calo dello 0,5% previsto nel 2008 dovrebbero susseguirsi un +0,2% nel 2009 e un +0,7% nel 2010. La specificità della contrazione italiana risale addirittura ad un cambio delle quote del reddito delle famiglie italiane: «Se negli anni Settanta una famiglia aveva una quota del 24,7% in affitti e spese obbligatorie, nel triennio 2007-09 arriva al 40%». E la parte dei consumi sopravvissuta viene "assorbita" sempre più dalla casa e dai servizi immateriali, mentre per i beni la parte di reddito disponibile scende dal 67,7% del 1970 al 50% del 2009. Il drastico ridimensionamento dei consumi nazionali e l´impatto della crisi sulle piccole e medie imprese del commercio sono evidenti anche guardando ai saldi sulla natalità e mortalità delle imprese. Nell´intero periodo ?99-2007, rileva l´Ufficio studi di Piazza Belli, nel commercio al dettaglio il saldo è stato negativo per poco meno di 38.000 imprese. Ma nei soli primi nove mesi del 2008 il saldo è stato di -17.714.

LA STAMPA

Pag. 15

L’autovelox canaglia manda in tilt il Belgio

(Marco Zatterin)

BRUXELLES - Da una settimana la macchina fotografica montata su una struttura che pare una forca scatta implacabile ogni 15 secondi. Il palo che la sorregge è dipinto dello stesso bianco opaco del muro e, se non lo conosci, non lo vedi, perché la galleria è illuminata senza sfarzi. L’autovelox è una scatola quadrata, al fianco della quale c’è il radar, puntato al centro della carreggiata. Le auto che sfrecciano senza sosta sotto l’occhio meccanico della polizia di Bruxelles sono dirette al quartiere comunitario e arrivano da Anversa, Liegi o dall’aeroporto. Sino a poco prima filavano a 120 km l’ora ma adesso, all’imbocco del tunnel Reyers, devono scendere sotto i 70, manovra innaturale in questo comodo tratto. I gendarmi lo sanno, l’hanno fatto apposta. La scorsa settimana hanno inflitto 42 mila multe, un affare per le casse comunali. Se non fosse che la fisiologica ondata di ricorsi rischia di paralizzare l’intero apparato giudiziario del Belgio. Jo Vandeurzen, guardasigilli del regno di Alberto II, risulta essere preoccupato. L’esperienza gli insegna che una multa su dieci viene impugnata, dando luogo ad una procedura di conciliazione. «Se questa fosse la regola, il solo tunnel Reyers farebbe comparire darebbe ai magistrati 4000 cause dal lunedì al venerdì» affermano i collaboratori del fiammingo. La capacità di sbrigare le pratiche, spiegano, è nel complesso insufficiente. «Non bisogna accettare l’impunità - insistono al ministero - però servono soluzioni che accelerino i procedimenti». Un’idea è l’automatizzazione dei verbali. L’altra, diabolica, vorrebbe le multe caricate nella dichiarazione dei redditi. La questione genera qualche imbarazzo e, trattandosi del Belgio, una serie di conflitti istituzionali. Vandeurzen gestisce a livello nazionale l’operato dei giudici, mentre le multe sono una prerogativa locale. Gli incassi vanno dunque alla capitale e i contenziosi gravano sull’amministrazione centrale. Pascal Smet, ministro bruxellese per la Mobilità, un assessore comunale reso più potente dal federalismo, ha gioco facile nel proclamare la «tolleranza zero». Pensa a una squadra di giudici ad hoc. Imminente un vertice chiarificatore col Guardasigilli. Bruxelles ha investito parecchio sui controlli del traffico trasformando le vie della città in un campo minato per gli automobilisti indisciplinati. La maggior parte dei semafori sfoggia sensori tarati per condannare chi passa con il rosso. I grandi viali sono tempestati di radar. Il traffico appare rispettoso delle regole, eppure nel 2007 il valore delle multe belghe ha superato i 100 milioni, più del doppio rispetto al 2004. Parte dei fondi è spesa in sicurezza, dunque in nuovi radar, creando una spirale in cui l’aumento delle infrazioni genera l’aumento degli autovelox. Il ministro della Giustizia teme il momento in cui i criminali non potranno essere processati rapidamente per colpa di chi corre a Bruxelles. E’ lo scenario dei troppi controlli, della paralisi che comincia dallo scorrevole (fuori orario di punta) tunnel Reyers, delizia di chi lavora al Consiglio, croce per chi va forte e non solo. L’autovelox rischia di fare la multa anche a Vandeurzen e i suoi giudici. Soprattutto se, paradosso nel paradosso, saranno costretti dalle circostanze a restare fermi.

LA STAMPA

Pag. 32

Oggi la maratona Ue sugli aumenti

Il negoziato europeo sulle condizioni per mettere fine (il primo aprile 2015) alle quote latte si trasformerà oggi in un tiro alla fune tra i 27 ministri dell’agricoltura dell’Ue. Da un lato, ci sarà il ministro alle politiche agricole Luca Zaia, sostenuto dai colleghi di Olanda, Spagna, Danimarca, Irlanda e Polonia che tireranno in favore di un aumento della produzione superiore al 5% proposto dalla commissaria Fischer Boel per l’Italia. A tirare in senso contrario ci sarà uno schieramento di paesi guidati dalla Germania. La proposta della Commissione europea di incrementare le quote latte dell’1% l’anno, per cinque anni, a partire dal primo aprile 2009, si presenta quindi come una posizione mediana ma insufficiente per i produttori italiani.

LA STAMPA

Pag. 32

Nuove norme per la qualità nazionale

Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge per la «nuova disciplina del commercio interno del riso» in cui si prevede che le denominazioni più utilizzate nella filiera risicola italiana, diventino vere e propri e denominazioni di vendita. «Il disegno di legge - ha detto il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia - risponde alle esigenze di rafforzare il riconoscimento del made in Italy».

city

Pag. 4

Debiti troppo alti per 330 mila famiglie

ROMA – Per circa 330 mila famiglie, il peso del mutuo o di altri finanziamenti rappresenta più del 33% delle entrate complessive, un livello considerato potenzialmente a rischio. Sono l’1,4% del totale delle famiglie italiane indebitate, che sono il 25% del totale. Una percentuale, quest’ultima che è circa la metà della media Ue e un terzo rispetto alla media Usa. La maggior parte risultano essere famiglie benestanti che possono quindi far fronte agli impegni finanziari senza particolari difficoltà. È quanto dichiarato da Claudio Conigliani presidente di Tarida, società di gestione integrata del credito del Gruppo Bancario Delta: "Le famiglie italiane indebitate sono circa il 25%, la metà della media Ue, che registra ad esempio un 40% in Spagna e un 60% in Francia,e un terzo della media Usa", ha dichiarato Conigliani. In generale si tratta di "famiglie benestanti che possono far fronte agli impegni e infatti le sofferenze sui mutui non sono aumentate molto",ha continuato Conigliani aggiungendo che "le famiglie italiane si sono mosse con grande equilibrio".

city

Pag. 4

Le tredicesime? Bruciate dalle bollette

Solo un quarto dell’ammontare delle tredicesime resterà nelle tasche degli italiani, mentre il resto servirà a pagare bollette, mutui e debiti. È la stima dell'Adusbef secondo la quale dei 34,3 miliardi erogati, soltanto il 25,4%, ossia 8,9 miliardi di euro, resterà disponibile per lavoratori e pensionati.

city

Pag. 4

Caro rifiuti 195 euro annui

Nel 2008 le famiglie italiane hanno versato in media per la tassa/tariffa sui rifiuti solidi urbani 195,95 euro annui ai Comuni (e alle Province), importo corrispondente a circa 2,45 euro al metro quadrato, con un aumento medio del 22,3% rispetto al 2004 (160,26 euro), più del doppio dell’inflazione.

city

Pag. 8

"A rischio le ferrovie regionali"

ROMA – Se non si trovano 400 milioni di euro per i pendolari, il trasporto ferroviario regionale rischia il taglio di linee frequentate da migliaia di persone ogni giorno. Allora niente nuovo orario per Trenitalia dal 14 dicembre, perché non si sa ancora quali e quanti mezzi ci sono a disposizione. Questo l’allarme lanciato, ieri, da Legambiente, secondo cui i finanziamenti da parte dei governi che si sono succeduti in questi anni hanno premiato per oltre il 70% gli investimenti in strade e autostrade. Una scelta a discapito della "cura del ferro" e di 14milioni di persone che, secondo il Censis, si spostano ogni giorno in treno per lavoro o studio. "Senza soldi non si canta messa", ha commentato l’ad di Fs, Mauro Moretti, che ha ribadito come il trasporto regionale sia una questione "centrale" per l’ azienda, che continua a dover fare i conti con "450 milioni di oneri finanziari per debiti pregressi’’.

city

Pag. 14

Risparmiare informandosi

Credito: qualità e tutela consumatori

(a cura di Umberto Filotto)

A chi rivolgersi per un finanziamento?

La legge prevede che i finanziamenti erogati a favore delle famiglie per l’acquisto di beni o servizi o per l’acquisto o la ristrutturazione della casa, possano essere erogati solo da banche, intermediari finanziari specializzati e (in alcune forme) dai venditori di beni o servizi. Tutti gli intermediari che esercitano attività di finanziamento devono essere iscritti all’albo delle banche o all’elenco generale tenuto dall’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia. Superate determinate soglie dimensionali, gli intermediari non bancari devono essere iscritti all’elenco speciale tenuto dalla Banca d’Italia: ciò implica l’assoggettamento ad una serie di controlli da parte dell’Organo di Vigilanza, in maniera del tutto analoga a quanto previsto per le banche. L’insieme delle norme a cui sono sottoposte le operazioni di credito al consumo assicura a tali operazioni un grado di trasparenza che non ha eguali in altri settori finanziari. Inoltre le maggiori società che operano nel comparto (associate ad ASSOFIN) sottoscrivono un Codice di Comportamento finalizzato ad assicurare la massima chiarezza e confrontabilità delle offerte contrattuali. Rivolgersi quindi ad un operatore specializzato è una garanzia di qualità del servizio che comprende la comodità, la velocità di erogazione e la semplicità della procedura. Tra i servizi che Assofin mette a disposizione dei cittadini è on line uno strumento, www.monitorata.it, per verificare, gratuitamente e anonimamente, se la rata per la quale si sta valutando di impegnarsi è compatibile con la propria situazione economica.

19 novembre 2008

Rassegna stampa

Mercoledì 19 novembre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "La crisi frena i telefonini il 90% non sarà cambiato e in 9 milioni fanno senza" – di Aldo Fontanarosa – pag. 21

La Repubblica Torino e Prov. – "Bresso: Roma ci nega i soldi per le infrastrutture" – di M. Trab. – pag. V

La Stampa Torino e Prov. – "Più fondi contro la povertà" – pag. 55

La Stampa Torino e Prov – "Il Consiglio Comunale è d’accordo a sospendere gli sfratti in inverno" – pag. 55

La Stampa Torino e Prov – "Il mercatino dei rifiuti trionfa in via Arbe" – di Delia Cosereanu – pag. 58

La Stampa Torino e Prov – "In Corso Allamano una multa ogni 5 minuti" – di Patrizia Romano – pag. 61

Free Press

City – "A Dicembre si paga la sosta anche nei festivi" – pag. 20

Internet

Ansa.it – "Confcommercio, 3 anni calo consumi" –

Ansa.it – "Fao: Prezzi, + 51% in due anni" –

Ansa.it – "Commercio: ad Alessandria saldi invernali dal 3 Gennaio" – (18/11/2008)

Ansa.it – "Compagnia Blue Express raddoppia voli Torino-Roma" – (18/11/2008)

Ansa.it – "Prezzi: il costo della vita rallenta la crescita in Piemonte" – (18/11/2008)

HelpConsumatori.it – "Antitrust accetta impegni di Acquedotto Pugliese" – (18/11/2008)

 

La Repubblica

Pag. 21

La crisi frena i telefonini il 90% non sarà cambiato e in 9 milioni fanno senza

Chi lo regala a Natale sceglie quello col navigatore

(Aldo Fontanarosa)

ROMA - C´è un´Italia che vive senza cellulare e che, soprattutto, non ha nessuna voglia di comprarne uno. Quasi 8,7 milioni di persone non lo usano mai e ne fanno a meno. C´è un´Italia che invece ha il cellulare e smania per prenderne uno nuovo: ma riconosce che i tempi sono difficili, dunque bisognerà rinviare. Tra quanti lo compreranno - magari a Natale - si moltiplicano gli appassionati del navigatore satellitare: il nuovo telefonino dovrà averne uno, per non perdere mai la strada. Mentre la tv in mobilità non entra nel cuore delle famiglie e dei giovani, che sono poi i compratori più scatenati.

La Customized Research & Analysis di Milano realizza le ultime e più nitide istantanee sugli italiani e il cellulare, il giocattolo nazionale. Sono fotografie significative perché Giovanni Somaini e la ricercatrice Arzachena Merini le scattano alla vigilia del primo Natale di recessione dal 2001 ad oggi.

Con 89 milioni di schede Sim attive (nel 2007), l´Italia passa per la patria della telefonia mobile, e la cosa è in parte vera. Ma certo colpisce che 8 milioni 650 mila persone - dai 14 anni in su - non ne abbiano neanche mezzo. Non sono al momento raggiungibili. Il 72% dice ora di non sentire il bisogno del cellulare, il 18% comprerà qualcosa - dice - «di più utile».

I nostri cellulari hanno le loro buone screpolature: effetto di una anzianità media di 2 anni e 8 mesi. Eppure il 55% delle persone spiega alla Customized Research & Analysis che non ne prenderà uno nuovo nei prossimi 6 mesi, mentre ci rinuncerà («probabilmente») un altro 35%. I rinunciatari sono in crescita (sia pure lieve) rispetto all´anno scorso. E aumenta la percentuale di chi ammette di non potersi permettere l´acquisto (il 6,8). In tanti metteranno i loro soldi su altre cose, non certo su questo «inutile» cambio (il 24,1).

Chi invece lo comprerà non vuole spendere la luna (stanziati tra i 121 e 143 euro). Ma pretende macchine evolute e multimediali. Quasi il 30% lo prenderà con il navigatore satellitare incluso, mentre solo il 13 è attratta dai programmi televisivi in mobilità.
Chi spende dei soldi è tanto, tanto infedele, in genere. Hai una lavatrice o una vettura tedesca e non vedi l´ora di prenderla francese o italiana. Il cellulare invece fa rima con fedeltà. Il 77% dei "rinnovatori" lo sceglierà della stessa marca. Non ha grande voglia - si pensa - di imparare come mandare i messaggini o le e-mail, come gestire la rubrica con il nuovo modello.

Una ricerca nella ricerca esplora il pianeta dei giovani: «L´età di ingresso - spiega Giovanni Somaini, uno dei soci della Customized Research & Analysis - si abbassa a vista d´occhio: il primo telefonino arriva ormai a 10 anni. I più infedeli alla marca hanno tra i 18 e i 24 anni e vivono soprattutto nel Nord Est oppure in Emilia. Quelli che spenderanno di più (fino a 250 euro) hanno tra i 14 e i 17 anni». E tra i giovani si moltiplicano anche le aspettative per la fotocamera, la videocamera, l´invio degli Mms e delle stesse e-mail. E´ un´Italia spensierata, un po´ incosciente, avida di novità e tecnologia. Nel suo vocabolario, la parola recessione non c´è.

La RepubblicaTorino e Prov.

Pag. V

Bresso: "Roma ci nega i soldi per le infrastrutture"

(M. Trab)

Il Piemonte per questo governo non esiste. Lo denunciano la presidente della Regione. Mercedes Bresso e l´assessore ai Trasporti Daniele Borioli: «Nel piano di infrastrutture messo a punto da Berlusconi e dai suoi - spiegano - per il Piemonte non c´è niente, neppure per la Torino-Lione e per il Terzo valico». «Se l´elenco di opere anticipato in questi giorni sarà confermato - aggiunge Bresso - siamo alle infrastrutture attribuite per colore politico. L´unica opera finanziata al nord sarebbe il Mose di Venezia, tutto il resto andrebbe a infrastrutture autostradali finanziate dai privati. Sorge anche un legittimo dubbio sulla conferma dei finanziamenti già stanziati dal governo Prodi, come i 106 milioni di euro per la metropolitana di Torino. Soprattutto resta al palo il Terzo valico, che ha già di progetto definitivo approvato da tutte le comunità locali. E per la Torino-Lione, gli unici finanziamenti rimarrebbero quelli dell´Unione Europea. Così configurato il programma di infrastrutture del governo è per il Piemonte addirittura dannoso». Bresso poi rincara la dose: «Inoltre il governo sottrae alle Regioni 14 miliardi di risorse per lo sviluppo dai fondi Fas (quelli per il rilancio delle aree sottoutilizzate). Sono sconcertata. Molto probabilmente ricorreremo alla Corte Costituzionale, ma è avvilente dover continuamente lavorare in questo modo. Noi, e anche molte altre Regioni, abbiamo messo in campo rapidamente interventi e pianificato opere pubbliche per combattere la crisi. Lo Stato non è ancora intervenuto in alcun modo e quanto farà cerca di finanziarlo con risorse sottratte a regioni e enti locali».
A Bresso replica il coordinatore regionale di Forza Italia, Enzo Ghigo: «L´impegno del governo per le infrastrutture c´è da sempre. A forza di "gridare al lupo" la presidente Bresso finirà per perdere completamente credibilità». «Le dichiarazioni di Bresso sono una sequela di bugie ed inesattezze» dice invece Agostino Ghiglia deputato di An. «Come fa proprio la Bresso - aggiunge il segretario nazionale della Lega Nord Piemonte Roberto Cota - a far polemiche sulle infrastrutture? Tutti sanno, infatti, che è proprio lei che si regge su una maggioranza che sta in piedi solo grazie ai voti di quella sinistra radicale che pone il veto sulla Tav e su altre opere necessarie per il Piemonte».


LA STAMPATorino e Prov.

Pag. 55

Più fondi contro la povertà

Il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato all’unanimità tre ordini del giorno contro la povertà. I documenti chiedono alla giunta guidata da Mercedes Bresso di intervenire con ogni strumento possibile per estendere gli ammortizzatori sociali ai precari e ai settori del commercio e dei servizi e ad individuare nel Bilancio 2009 maggiore risorse da destinare alla lotta contro la povertà.

I primi due ordini del giorno sono stati proposti dai consiglieri regionali Rocco Larizza (Pd) e Juri Bossuto (Prc) e sono condivisi dalla giunta che l’altro ieri ha scritto una lettera al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi per sollecitare l’intervento del governo per estendere gli strumenti della cassa integrazione straordinaria anche ai precari e al settore terziario.

Il terzo documento è stato proposto dal capogruppo dell’Udc, Deodato Scanderebech che ha anche depositato tre proposte di legge per «evitare che la povertà di trasformi in miseria». Secondo l’Istat in Piemonte ci sono quasi 130 mila famiglie indigenti e per sostenerle l’Udc propone di introdurre il reddito di cittadinanza: 250 euro mensili, che la Regione dovrebbe erogare a tutte le persone «a rischio di marginalità sociale».
Il partito di Casini ha presentato un pacchetto complessivo di interventi del valore di 25 milioni, 15 dovrebbero finanziare l’erogazione del reddito di cittadinanza, altri cinque sarebbero destinati alla creazione di un fondo per il microcredito mentre altri cinque milioni sarebbero impiegati per far nascere un paniere di beni a prezzi calmierati. «La politica e le istituzioni - conclude Deodato Scanderebech - devono fare la propria parte per contrastare la povertà, scongiurando che questa possa trasformarsi in miseria».

LA STAMPATorino e Prov.

Pag. 55

Il Consiglio Comunale è d’accordo a sospendere gli sfratti in inverno

L’appello a sospendere l’esecutività degli sfratti nei mesi invernali, come avviene in Francia, lanciato da suor Teresa Bella attraverso La Stampa, una settimana fa, approderà in consiglio comunale lunedì prossimo, dopo che una proposta di mozione che andava in quella direzione, elaborata dalla Commissione Controllo di Gestione e dalla Prima Commissione, si è trasformata in ordine del giorno, firmato da tutti i componenti dei due organismi. L’odg, presentato d’urgenza alla conferenza dei capigruppo, ha trovato quindi una «corsia preferenziale» per un’approvazione d’urgenza già la prossima settimana. «Torino sarà così il primo comune italiano ad adottare questo provvedimento - ha detto Roberto Tricarico, assessore alle Politiche per la casa -, un segno di grande civiltà».

I dati forniti dal Tribunale di Torino, insieme alla testimonianza del volontariato che assiste le famiglie in difficoltà, delineato una situazione di emergenza collegata alla crisi economica ed evidenziano che la tendenza all’aumento sia numerico sia percentuale degli sfratti per morosità è costante. Di fronte a questo quadro pieno di ombre, ieri le Commissioni hanno elaborato un documento che chiede al sindaco e all’assessore alle Politiche per la casa di «attivarsi con la Prefettura affinché sia sospesa, per il periodo invernale, la concessione della forza pubblica finalizzata all’esecuzione degli sfratti».

Alla discussione ha partecipato l’assessore Roberto Tricarico, preoccupato per la situazione e pienamente d’accordo con il contenuto della proposta. «Il problema è molto serio: la nostra città - ha detto - ha raggiunto il record percentuale degli sfratti causati da morosità, un dato molto alto non riconducibile a mancanza di volontà degli inquilini, ma alla crisi. Con questo ordine del giorno andiamo verso la direzione già indicata della Francia, dove dal 15 novembre al 1 marzo non si può sfrattare nessuno. Siamo il primo Comune in Italia che approva un simile provvedimento e sono sicuro che questa proposta aprirà una discussione nazionale».

LA STAMPATorino e Prov.

Pag. 58

Il mercatino dei rifiuti trionfa in via Arbe

(Delia Cosereanu)

Non tutto quello che si butta finisce in discarica. Molti oggetti destinati alla distruzione si salvano con il mercatino dell’usato di via Arbe 12 - l’unico in città - promosso dall’Amiat e gestito dalla cooperativa sociale «Triciclo».

Monitor di vecchi computer ancora funzionanti, videocassette, mobili e vestiti, tutto ciò che si butta via viene selezionato dagli operatori e in parte recuperato per essere rivenduto. I vestiti sono i prodotti più ricercati. Costano tre euro al chilo o, nel caso di capi firmati, meno della metà del prezzo originale.

«Qui vengono anche molte persone benestanti - dice Roberto Berganti dell’Amiat -, non è un posto frequentato solo da chi vuole risparmiare». Non mancano le richieste stravaganti e a volte si riescono a vendere oggetti a dir poco eccentrici. «Un po’ di tempo fa - racconta Fabrizio Cellai, di "Triciclo" - i proprietari di un agriturismo hanno acquistato un confessionale. Sono rimasti affascinati dal mobile e lo hanno voluto a tutti i costi».

Alla ricerca di oggetti particolari arrivano anche i collezionisti. Alcuni sono diventati clienti fissi e ogni fine settimana fanno un giro in cerca di un vinile (edizione limitata) dei Pooh, di una radio a valvole o dell’ormai antico flipper da bar. Sono due i laboratori che aggiustano gli oggetti: uno è Tribù (Triciclo Bici Urbane) che ripara le biciclette. L’altro è un atelier di falegnameria, dove si restaurano i mobili usati, ricercati sia da chi sta arredando la casa che dagli appassionati dell’antiquariato. Al primo posto tra le preferenze è il mobile stile Liberty, con la radio e il giradischi incorporati. Il mercatino, aperto venerdì pomeriggio e sabato tutto il giorno, accoglie in media 200 visitatori ogni settimana. Il ricavato viene investito per l’inserimento nel mondo del lavoro di persone svantaggiate, con problemi di dipendenza da alcol o droghe, che costituiscono il 30 percento del personale della cooperativa «Triciclo».

LA STAMPATorino e Prov.

Pag. 61

In corso Allamano una multa ogni 5 minuti

(Patrizia Romano)

Da alcuni giorni corso Allamano a Grugliasco sembra la Croisette a Cannes. E’ un continuo lampeggiare di flash. Non per la presenza di vip o star, a essere paparazzati sono gli automobilisti dal piede pesante. A scattare foto senza sosta è l'autovelox di corso Allamano angolo via Rivalta. Attivo dal 31 ottobre non ha un attimo di pace, 260 foto al giorno. E in poco più di due settimane ha immortalato 5 mila automobilisti. Un'ecatombe di multe. Da far passare in secondo piano il vituperato autovelox di corso Francia a Collegno, che nell'agosto del 2007 ne aveva fatte quasi 3500.
«Cinquemila - ripete il sindaco Marcello Mazzù -. Pensare che abbiamo alzato il limite di tolleranza a 70 chilometri all'ora, anche se oggi è dei 50». Come a Collegno. Perché? «Ovvio, non lo facciamo per far cassa - spiega -, bensì perché c'è un grave problema di viabilità e appena la Provincia ci cede quel tratto di strada cambieremo il limite ai 70». Intanto valutano l'effetto autovelox. Delle 5000 multe elevate solo il 10%, ovvero 500, sono per i rossi bruciati, le altre sono eccessi di velocità. «E quando diciamo eccesso - dice Anna Maggio, comandante dei vigili - parliamo di punte fino a 160 all'ora».

Per questo circa 1800 multati si vedranno sospesa la patente. Le statistiche parlano chiaro: il 60% è stato colto a viaggiare tra i 70 e i 90, il 30% fino ai 110 e un 10% a tavoletta. «Abbiamo l'immagine di una vettura - confida la Maggio -, che sfreccia nell'incrocio ai 90 all'ora, con il rosso acceso da 17 secondi, più i 5 secondi del giallo». Ma la strage di multe ha allarmato il sindaco. «Andate piano: non vogliamo più contare feriti e morti - dichiara -. Ma la quantità di sanzioni e le velocità contestate dimostrano che abbiamo ragione: lì si corre troppo».

«Il fatto di aver superato corso Francia a Collegno - continua Mazzù -, è la prova che corso Allamano è un'arteria importante, che molti usano come una tangenziale». Lui invece vuole riportarla al rango di strada in un centro abitato. «Ci sono famiglie e ragazzi che vanno a Le Gru o Ikea - spiega -, non devono rischiare la vita». Così, prima di realizzare una rotonda, che rallenti le velocità, ha attivato l'autovelox. Quello che in internet chiamano «lo spennapolli». Anzi, sul sito www.strademulte.it sono andati oltre. «Hanno messo una foto che indica l'autovelox e le cabine di controllo - precisa il sindaco -, dicendo che sono manomettibili. Quasi un invito a danneggiarle». Li ha denunciati. Prima che qualcuno, ispirato, tiri pietre anche ai suoi autovelox come è successo anni fa a Collegno. Perché non li avrà messi per fare cassa, ma quei «civich di ferro» sono due galline dalle uova d'oro.

city

Pag. 20

A Dicembre si paga la sosta anche nei festivi

Brutta notizia per gli automobilisti torinesi, che durante il periodo prenatalizio saranno costretti a pagare il parcheggio sulle strisce blu anche nei festivi. Almeno nella zona centrale. D’altra parte, la "corsa ai regali" non conosce interruzioni: i negozi del centro resteranno infatti aperti anche durante la festa dell’8 (Immacolata) e nelle domeniche 7, 14 e 21 dicembre. Il provvedimento sarà valido in tutto il periodo prenatalizio, nelle sottozone "A" delle zone a pagamento. L’obiettivo? incentivare il più possibile l’uso dei mezzi pubblici e regolare la sosta in un periodo di grande traffico. Con la stessa finalità si è anche deciso di estendere il servizio delle linee Star il sabato ed i giorni festivi, rendendolo gratuito, tra il 6 ed il 21 dicembre compresi.

ANSA.it

Confcommercio, 3 anni calo consumi

ROMA - I consumi delle famiglie italiane diminuiranno per tre anni consecutivi, con un -0,5% quest'anno, -0,5% nel 2009 e -0,4% nel 2010. Lo prevede Confcommercio secondo la quale 'non ci saranno crolli, ma l'Italia patira' una crisi piu' lunga'. A soffrire quest'anno saranno alimentari e bevande con un -1,2%, ma nel triennio diminuiranno i consumi di abbigliamento e calzature, ricreazione e tempo libero. Per rilanciare i consumi, il presidente Sangalli chiede di detassare le tredicesime

ANSA.it

Fao: Prezzi, +51% in due anni

ROMA - Le buone prospettive dei raccolti 2008 per i cereali non frenano la corsa dei prezzi delle materie prime agricole. L'indice dei prezzi della Fao e' aumentato del 40% nella prima parte del 2008, con un +51% in due anni. Lo ha detto il segretario generale della Fao Diouf alla sessione speciale della Conferenza Fao, riunita a Roma per approvare il piano di riforma dell'agenzia Onu. Diouf ha sottolineato che i prezzi sono inaccessibili soprattutto per i piccoli produttori.

ANSA.it

(18/11/2008)

Commercio: ad Alessandria saldi invernali dal 3 gennaio

Si concluderanno il 27 febbraio; lo ha deciso la Provincia

ALESSANDRIA - Nell'alessandrino i saldi invernali inizieranno sabato 3 gennaio e si concluderanno il 27 febbraio. E' stato deciso questa mattina in Provincia nella riunione con le associazioni commerciali. In linea di massima e' stato indicato anche il periodo dei saldi estivi, dal 1 luglio al 31 agosto, salvo modifiche legate all'andamento della crisi economica.

ANSA.it

(18/11/2008)

Compagnia Blue Express raddoppia voli Torino - Roma

Allo studio charter per paesi Mediterraneo e Medio Oriente

TORINO - La compagnia low cost Blue Express raddoppia i voli giornalieri per Roma Fiumicino: dal 24 novembre saranno sei. E' uno degli effetti del potenziamento dell' attivita' dall'aeroporto di Torino Caselle. dal 24 novembre saranno sei. Sono allo studio charter per le principali localita' turistiche del Mediterraneo e del Medio Oriente. Blue Express promovera' inoltre l'offerta su Torino come destinazione invernale, in particolare nei mercati dell'Est Europa e di Germania, Scandinavia, Regno Unito e Spagna.

ANSA.it

(18/11/2008)

Prezzi: il costo della vita rallenta la crescita in Piemonte

Ad ottobre + 3, 49%, contro il +3, 82% di settembre

TORINO - Rallenta, nel mese di ottobre il ritmo di crescita del costo della vita in Piemonte, +3,49% rispetto al +3,82% di settembre. L'elaborazione e' di Unioncamere su dati Istat, per quanto attiene l'Indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettivita' I capitoli di spesa che hanno trainato di piu' l'inflazione sono stati l'abitazione e le relative spese di acqua, energia e combustibile, i trasporti e gli alimentari.

Help Consumatori.it

(18/11/2008)

Antitrust accetta impegni di Acquedotto Pugliese

L'Antitrust accetta e rende vincolanti gli impegni sull'attività di allacciamento alla rete idrica e fognaria presentati da Acquedotto Pugliese, nei confronti del quale era stata avviata un'istruttoria. Viene liberalizzata infatti la realizzazione degli allacci alla rete idrica e fognaria che AQP svolgeva in monopolio, eliminato l'anticipo obbligaotrio delle spese di allaccio e resa possibile la loro rateizzazione. L'istruttoria, ha reso noto l'Antitrust, viene dunque chiusa senza sanzione e senza accertamento dell'infrazione. L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione del 30 ottobre 2008, ha dunque accettato, rendendoli vincolanti, gli impegni presentati da Acquedotto Pugliese, nell'ambito dell'istruttoria avviata l'8 novembre 2007, per verificare l'esistenza di un possibile abuso di posizione dominante nella somministrazione dell'acqua potabile e della gestione delle acque di scarico. Entro il 2008 AQP modificherà i propri oneri di servizio pubblico in modo da lasciare aperta la possibilità agli utenti interessati di realizzare in maniera autonoma gli allacciamenti alla rete idrica o fognaria, senza dovere obbligatoriamente ricorrere alle prestazione di AQP. Resta di competenza di AQP l'attività di verifica e collaudo degli allacci realizzati da altre imprese: la tariffa applicata per questa attività dovrà tuttavia essere rigorosamente parametrata ai costi effettivamente sostenuti, per evitare che, proprio attraverso questa tariffa, AQP possa di fatto disincentivare il ricorso da parte degli utenti a imprese terze per la realizzazione degli allacciamenti. AQP ha inoltre assunto una serie di impegni che vanno in favore degli utenti, rileva l'Antitrust: a partire dal 1° gennaio 2009 viene eliminato l'obbligo di pagamento anticipato degli oneri relativi al contratto di somministrazione, sarà possibile rateizzare l'intero importo dell'allacciamento, viene eliminato l'aumento del 15% del costo dell'allacciamento per rimborso spese. Queste misure, secondo l'Antitrust, sono idonee a superare l'eccessiva onerosità delle condizioni contrattuali di allaccio considerate nel provvedimento di avvio. AQP attuerà infine modalità contrattuali on-line e realizzerà una rete di sportelli informatici per garantire agli utenti un miglior accesso ai servizi offerti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Adoc Piemonte in TV: "Sconto o ricevuta?"

Oggi Adoc Piemonte parteciperà alla trasmissione "Orario Continuato" in onda su Videogruppo Television, dalle ore 13:00 alle 14:00 per discutere del tema fisco, garanzie per il consumatore e dell'importanza dello scontrino fiscale.

Bonus sociale: fino al 20% di risparmio sulle bollette, ma solo a certe condizioni!

Interessati 5 milioni di utenti in condizioni di disagio economico, con il bonus sociale fino a 135 euri di “sconto”. Da gennaio 2009 sarà operativo il nuovo regime di protezione sociale che garantirà fino al 20% circa sulle bollette dell’energia elettrica ai clienti domestici in condizione di disagio economico.

Il valore del bonus sarà differenziato a seconda della numerosità del nucleo familiare:· 60 €/anno per nucleo familiare di 1-2 persone· 78 €/anno per nucleo familiare di 3-4 persone· 135 €/anno per nucleo familiare superiore a 4 persone. Possono farne richiesta, presso il proprio Comune di residenza, tutti i nuclei familiari che dispongono di un ISEE inferiore o uguale a 7500 euri.Si prevede che il godimento del bonus sociale possa essere retroattivo per tutto il 2008, per le richieste effettuate entro il 28 febbraio 2009.  Il nuovo regime, in vigore dal prossimo anno, comporterà un alcune novità relative alle tariffazioni:una diminuzione di spesa di qualche punto percentuale per i consumi medio-alti (2700-4800 KWh/anno) nelle abitazioni di residenza, un aumento di spesa per i consumi molto alti (sopra i 5000 kWh/anno) e per quelli bassi.

17 novembre 2008

Rassegna stampa

Lunedì 17 novembre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "Ecco i voli cancellati in settimana. Roma – Milano, annullato uno su tre" – di Lucio Cillis – pag. 4

La Repubblica – "Conto alla rovescia per il lancio dei Tremonti-bond" – di Giovanni Pons – pag. 19

La Stampa – "Il piano anti-crisi del governo" – di A. L. M. – pag. 1-6

La Stampa – "Italiani malati di antibiotici" – di Elena Lisa – pag. 16

La Stampa – "L’ Opec: il 29 non taglieremo la produzione" – pag. 25

La Stampa – "Il conto rende se è virtuale" – di Gianluigi De Marchi – pag. 27

La Stampa – "La giungla delle polizze Rc Auto" – di Giuseppe Alberti – pag. 27

La Stampa – "La posta di Maggi" – a cura di Glauco Maggi – pag. 29

Free Press

City – "Pochi soldi? Boom di clienti nei mercati rionali – pag. 3

 

La Repubblica

Pag. 4

Ecco i voli cancellati in settimana. Roma – Milano, annullato uno su tre

(Lucio Cillis)

ROMA - Un volo su tre cancellato tra Roma e Milano e disagi in aumento su tutta la rete. Da oggi Alitalia mette mano ad una stretta di emergenza che costringerà i passeggeri a ulteriori sacrifici dopo una settimana di caos e polemiche che non accennano a diminuire. Allo scontro con piloti e hostess, si sommano quindi tutti i nuovi voli cancellati volontariamente dalla stessa compagnia di bandiera. Le cause di questa ulteriore cura dimagrante per l´operativo della compagnia, secondo la Magliana, vanno ricercate nel «persistere del comportamento anomalo nelle procedure operative nonché del consistente aumento delle assenze per malattia, di una parte del personale di volo». Ma, a quanto risulta a Repubblica, accanto alla protesta del personale navigante, che applica alla lettera le normative, vanno registrate anche delle difficoltà nel monitorare gli aeromobili più anziani della flotta. È il caso degli Md80 impiegati sulla trafficatissima tratta Roma-Milano. Sono aerei sicuri ma che richiedono un maggior numero di interventi di manutenzione rispetto agli altri velivoli più moderni. Da qui la scelta di alleggerire ulteriormente la flotta in vista del passaggio verso Cai e la fusione con Air One. I tagli sull´operativo riguardano soprattutto i collegamenti tra Roma Fiumicino e Milano Linate e una parte di quelli tra la Capitale e Torino. Sulla tratta Roma-Milano, secondo quanto comunica il call center di Alitalia, verranno cancellati 12 voli al giorno oggi e altrettanti domani. La compagnia, da parte sua, non comunica ufficialmente i tagli effettuati venendo meno al regolamento europeo numero 261 del 2004 che tutela i diritti dei passeggeri. La lista ottenuta da Repubblica è frutto dunque di una ricerca effettuata tramite il call center (06-2222) che supplisce alla carenza di informazioni. Di certo si sa solamente che i voli cancellati ieri da Alitalia sono stati circa 60. Le sigle autonome, da parte loro, sottolineano l´anomalia del taglio programmato ai voli da parte di Alitalia e confermano le difficoltà del gruppo: «L´annuncio di Alitalia - dicono - non va assolutamente addebitato a problematiche operative causate dal personale navigante». Le cancellazioni, per le associazioni professionali in trincea «sono per lo più causate da ragioni tecniche derivanti dalla mancanza di pezzi di ricambio e dal mancato o ritardato caricamento degli aeromobili da parte della società di handling Alitalia Airport che fornisce ad Alitalia organici insufficienti che non effettuano ore di straordinario». Alitalia dunque, «in modo assolutamente strumentale, addebita ad agitazioni di piloti ed assistenti di volo queste cancellazioni, pur avendo a disposizione equipaggi completi e disponibili». Nella serata di ieri, tra l´altro, è rientrato nella norma il numero di bagagli "disguidati", cioè rimasti a terra, a causa dell´annullamento di decine di voli. Dagli oltre 300 della mattinata, tutti guardati a vista dalle forze dell´ordine, si è scesi a poche decine in serata. Oggi, infine, è atteso un nuovo round in una delle sedi del ministero del Lavoro sul tema degli ammortizzatori sociali, a 24 ore dall´invio già programmato delle lettere di assunzione diretta al personale. Domani, infatti, partiranno i primi contratti nominativi, forse la prova più dura che attende piloti e hostess del fronte del "no" alle assunzioni con Compagnia aerea italiana.

La Repubblica

Pag. 19

Conto alla rovescia per il lancio dei Tremonti-bond

(Giovanni Pons)

MILANO - Forse è la volta buona. Dopo tanti annunci e dichiarazioni, a volte anche contrastanti, in questa settimana il governo dovrebbe varare un terzo decreto legge nel quale saranno compresi nuovi provvedimenti di finanziamento delle banche. L´obbiettivo, più volte indicato dal ministro dell´Economia Giulio Tremonti, non sarà quello di salvare le banche (per i casi di fallimento provvede già il precedente decreto) ma di permettere agli istituti di stabilizzare la propria raccolta di capitali e quindi di continuare a prestare regolarmente il denaro alle imprese e alle famiglie. Attività, quest´ultima, che recentemente era in qualche modo stata messa in discussione dalla necessità per le banche di tenersi in casa la liquidità a causa dell´elevato costo del mercato interbancario e della difficoltà nel raccogliere denaro dai clienti e dai risparmiatori spaventati dalla grave situazione di incertezza sui mercati. Le ultime indicazioni provenienti dai tecnici di Tremonti, inoltre, sono tali da aver dissipato alcune precedenti diffidenze tra i banchieri. Si parla infatti di prestiti obbligazionari perpetui, subordinati nella distribuzione dei dividendi, convertibili in azioni ordinarie solo a richiesta delle banche. E senza alcun effetto sulla governance. In questi termini l´intervento del governo sarebbe di puro supporto e assolutamente non invasivo ed è per questo motivo che i principali istituti bancari del paese stanno seriamente pensando di cogliere questa opportunità. Intesa Sanpaolo dovrebbe essere l´istituto che emetterà il bond di maggiore entità, tra 3,5 e 4 miliardi di euro, manovra che andrà ad aggiungersi a quelle già annunciate da Corrado Passera nei giorni scorsi. La non distribuzione del dividendo permetterà infatti a Intesa di portare il proprio rapporto Core Tier 1 (che misura il livello di patrimonializzazione) dal 5,7% al 6,2%. Livello che potrebbe crescere ulteriormente fino a raggiungere il 7,5-8% con l´applicazione completa dei parametri di Basilea 2 e con la realizzazione del piano di dismissioni già annunciato da Passera nei mesi scorsi. Lo stesso discorso vale per Unicredit con la differenza che la banca guidata da Alessandro Profumo ha già approvato la distribuzione del dividendo in azioni e un aumento di capitale da 3 miliardi. Due misure che hanno portato il Core Tier 1 al 6,7%, livello giudicato sufficiente dal management ma che potrebbe salire ulteriormente grazie all´emissione di un bond da 3 miliardi sottoscritto dal Tesoro. Ma sarà soprattutto il Monte dei Paschi ad avvantaggiarsi dell´iniziativa di Tremonti in quanto con l´acquisizione di Antonveneta il Core Tier 1 senese si è fermato al 5,5%, un livello considerato troppo basso dai mercati di questi tempi. Ubi Banca e Mediobanca, invece, assai ben patrimonializzate, potrebbero comunque attingere al Tremonti-bond per mantenere quella "distanza di sicurezza" rispetto agli altri istituti di credito che fin qui ha permesso loro di restare ai margini della bufera. L´unico elemento ancora non chiaro, infine, riguarda la volontà del ministro di legare in qualche modo l´emissione dei bond a misure di garanzia sotto il profilo dell´erogazione dei crediti. Poiché si tratta dell´aspetto più importante per un´economia che si avvia ad attraversare un periodo di recessione, c´è da aspettarsi un sussulto di creatività sotto questo aspetto.

LA STAMPA

Pag. 1-6

Il piano anti – crisi del governo

(A. L. M.)

Il governo italiano prepara il suo piano anti-crisi. Tra i primi provvedimenti ci sarebbe il taglio degli acconti fiscali per i redditi bassi e le imprese. Confermato l’annunciato rinvio della detassazione delle tredicesime. Intanto Obama assicura che gli Usa sono pronti a fare la loro parte. La sua ricetta prevede aiuti a chi rischia la casa e il salvataggio delle case automobilistiche.

Acconto Irpef il governo studia i tagli

ROMA - I sondaggi sul governo e sul premier continuano ad avere percentuali «imbarazzanti», ma Berlusconi è ben cosciente che potrebbero calare a causa della crisi economica. Tuttavia il Cavaliere non ha intenzione di cambiare linea: vuole andare avanti con le riforme programmate. «Anche perché - confida ai suoi, dopo il suo rientro dal G20 di New York - non è possibile dialogare con questa sinistra che ha diverse linee al suo interno ed è condizionata in maniera pesante da Di Pietro. Vedi il caso Rai». Berlusconi è tornato in Italia con il coltello tra i denti e il suo primo bersaglio è l’opposizione, che ha governato in maniera «inconcludente e dannosa per il Paese». Una sinistra che pensa di essere sempre in campagna elettorale e che fa «dell’insulto la sua pratica quotidiana». Ieri mattina, dal convegno dei Popolari di Giovanardi dove era atteso, un’agenzia aveva diffuso la voce di un suo malore in aereo. «Non mi spiego come sia nata la voce. Sarei dovuto andare a Montecatini (alla riunione dei Circoli di Marcello dell’Utri, ndr) e a Verona, ma c’è stato un ritardo di due ore nel programma e non ce l’ho fatta. Avrei creato scontentezze scegliendo l’uno o l’altro, così non sono andato. Ma io sto benissimo. Ho la gagliardia di un ventenne». Chiuso questo capitolo, nel collegamento telefonico con il convegno di Giovanardi, il Cavaliere si è soffermato sul pacchetto di misure anticrisi (gli 80 miliardi di aiuti per le famiglie e le imprese italiane), senza però entrare nei dettagli. Secondo alcune anticipazioni, nel pacchetto anticrisi non dovrebbe essere detassate le tredicesime. Costa troppo. E’ invece possibile una riduzione degli acconti fiscali di fine anno, per i quali a novembre i lavoratori devono versare il 97% dell’Irpef e le imprese il 100% di Ires. L’ipotesi più probabile è che questa misura sia limitata ai redditi più bassi. Molto dipende dalle risorse disponibile del Tesoro. Le riduzioni degli acconti fiscali potrebbero variare tra i 3 e i 4 punti percentuali: se fossero spalmate su tutti i contribuenti, il costo sarebbe di oltre 2 miliardi. In ogni caso, l’obiettivo è quello di immettere liquidità nelle tasche degli italiani e nelle casse delle imprese. Con la speranza che questa iniezione di denaro si possa trasformare in maggiori consumi, soprattutto nel periodo delle feste natalizie. Entro la fine del mese, assicura il ministro Brunetta, verrà approvato il decreto per contrastare questa profonda emergenza economica, ma «i fondi saranno compattati a pochi grandi interventi e non impiegati in mille rivoli». E’ la filosofia del G20 che il governo vuole mettere in atto. Ma il leader della Cgil Guglielmo Epifani è scettico. Ricorda che la maggior parte degli 80 miliardi era già stata stanziata tra fondi europei e risorse per le infrastrutture: ciò che il governo vuole tirare fuori dalle sue casse è «pochissimo, è del tutto insufficiente». Secondo Epifani, Berlusconi e Tremonti hanno «paura di un confronto trasparente», non vogliono confrontarsi alla luce del sole, preferiscono gli «incontri segreti» con Cisl, Uil e Confindustria. La cosa che più gli ha dato fastidio è stata la presenza di Emma Marcegaglia all’incontro segreto: «Posso immaginare che se riceve un invito faccia fatica a dire di no. Ma almeno in quella sede credo che debba dire: guarda ma manca il più grande sindacato del Paese. Io non mi sarei seduto senza avere Confindustria mentre erano presenti altri datori di lavoro». Si apra invece a Palazzo Chigi «un confronto vero, magari anche la settimana prossima», ha aggiunto il segretario della Cgil. Che conferma lo sciopero del 12 dicembre e ricorda di avere mandato un pacchetto di proposte senza avere avuto una risposta». La risposta del governo, ha spiegato il ministro Calderoli, sarà l’intervento annunciato da Tremonti e Berlusconi. «Tutto quello che i governi di centrosinistra o di centrodestra non erano stati in grado di realizzare o non lo hanno voluto fare, questa volta lo si farà. Verranno ancora più messi all’angolo quelli che, con i loro scioperi, vogliono buttarla in politica, o peggio in vacca, con il "tanto peggio tanto meglio"».\

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Italiani malati di antibiotici

(Elena Lisa)

MILANO - Pillole per il mal di testa, aspirine, blandi sedativi e, adesso, gli antibiotici. L’abuso di medicine ha raggiunto livelli altissimi: in Italia un milione e mezzo di persone prende ogni giorno un antibiotico, ma solo una su due sa realmente che cosa sia e cosa curi, e quattro su dieci li assumono senza prescrizione medica. Il super consumo ha due cause, dicono i medici: il timore delle malattie e il desiderio di guarire sempre più in fretta, perché non abbiamo più il tempo di lasciare che la malattia segua il normale decorso. E le conseguenze sono devastanti: stanno nascendo ceppi di batteri così forti da rendere inefficaci gli stessi farmaci e molte infezioni non si possono più curare. L’allarmante quadro è tracciato dall'Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, che ha pubblicato una relazione sull'uso dei farmaci contro microbi e batteri per una campagna d'informazione. Ma l'antibioticoresistenza ha proporzioni così ampie da aver richiesto l'intervento delle più importanti istituzioni internazionali tra cui l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e il Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc). Il risultato è stato quello di indire per domani la giornata europea per l'uso corretto degli antibiotici. Spiega Guido Rasi, direttore generale dell’Aifa: «Il consumo eccessivo di antibiotici ci sta riportando all'impossibilità di curare alcune malattie come prima che questi farmaci venissero scoperti e un numero crescente di batteri è diventato resistente alle terapie per la cura di ceppi. Ad esempio il micobatterio della tubercolosi, che è in grado di sopravvivere a tutti gli oltre cento antibiotici disponibili». La situazione, che non va sottovalutata nemmeno per il Consiglio superiore di sanità, è paradossale. Gli errori che commettiamo sono proprio quelli che i medici considerano più gravi. Se gli specialisti, infatti, sottolineano l'importanza di rispettare le prescrizioni e le modalità di assunzione indicate, cioè non interrompere né cambiare la cura autonomamente e non prendere mai antibiotici per curare il raffreddore o l'influenza, in cima alla lista di un sondaggio condotto dall'Aifa sui comportamenti più frequenti scopriamo che il 29% del campione consultato prende antibiotici per curare l'influenza, il 14% per guarire dai raffreddori e il 40% non ha portato a termine la cura. «Lanciamo l'allarme da anni - dice Walter Marrocco, medico di base e membro della commissione tecnico scientifica dell'Aifa - e ci rivolgiamo a tutti. Ai genitori che pensano che imbottire i figli di antibiotici sia garanzia di buona salute, ai figli che fanno lo stesso con genitori anziani e a coloro che buttano giù compresse come fossero caramelle». Regola principale e tassativa per l'uso di antibiotici è quella della prescrizione: «E’ fondamentale che sia stato il medico a consigliarli per controllare possibili rischi di allergie». Pruriti, orticarie fino a gli edemi sono le reazioni avverse più diffuse, ma per fortuna non frequenti. Gli antibiotico sono banditi per coloro che soffrono di disturbi renali, epatici e per chi sta assumendo farmaci di altro genere. «Le vie di eliminazione degli antibiotici - spiega ancora Marrocco - sono fegato e reni. Se le funzionalità di questi organi sono già deboli meglio evitare o comunque rivolgersi al proprio medico». Negli ultimi sette anni sono state segnalate 6411 sospette reazioni avverse agli antibiotici. Nel 55% dei casi riguardavano gli adulti, nel 32% gli anziani, nel 9% bambini e nel 4% adolescenti tra i 12 e i 17 anni. L’Italia è al quarto posto in Europa per consumo di antibiotici dopo Francia, Grecia e Cipro. Un abuso in costante aumento: se dal 2000 al 2007 i consumi sono cresciuti in media del 18%, per alcuni prodotti le prescrizioni sono aumentate del 400%. Sotto particolare osservazione dell’Aifa sono proprio le ricette dei medici, che spesso accusano i pazienti di «costringerli» a prescrivere farmaci: «Fra le cause più frequenti - dice Rasi - le infezioni delle vie respiratorie (60%), del sistema urinario (9%), dell’orecchio (6%), del cavo orale (6%). Il maggior numero di prescrizioni riguardano bronchite, faringite, tonsillite e influenza nonostante nella maggior parte di queste malattie, a prevalente causa virale, l’uso degli antibiotici non sia raccomandato».La Procura della Repubblica di Brindisi ha avviato un’indagine per accertare le cause della morte di una donna di 77 anni, Santa De Laurentis Specchia, preside in pensione di una scuola media di Ostuni (Brindisi), deceduta per una sospetta embolia insorta dopo un intervento chirurgico al femore. La morte risale al 14 novembre. La vittima - riporta l’edizione di Brindisi del «Nuovo quotidiano di Puglia» - era stata operata nell’ospedale di Ostuni il 12 novembre e, due giorni dopo, era stata trasferita nel nosocomio di Francavilla Fontana (Taranto) per ulteriori accertamenti. Proprio nell’ospedale del tarantino la donna è morta la sera stessa del ricovero. Il pm ha disposto l’autopsia dopo aver ricevuto la denuncia dei familiari della vittima.

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L’Opec: il 29 non taglieremo la produzione

Nel vertice dell’Organizzazione dei Paesi produttori di petrolio del 29 novembre non verranno prese decisioni sulla produzione. L’ha fatto capire ieri il ministro dell’Energia dell’Algeria Chakib Khelil, presidente di turno dell’Opec. I produttori hanno deciso a Vienna in ottobre di ridurre l’estrazione di greggio di un milione e mezzo di barili al giorno a partire dal primo novembre per contenere la caduta dei prezzi, ma la mossa non è servita. L’Opec, ha spiegato il ministro, punta a un prezzo che oscilli tra i 70 e 90 dollari al barile, «poiché questo è il prezzo del costo marginale di sviluppo dei nuovi giacimenti, in particolare di quelli situati in acque profondo». Invece il barile è ora a 57 dollari.

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Il conto rende se è virtuale

(Gianluigi De Marchi)

Borsa allo sbando, mercati finanziari in tensione, investimenti volatilizzati: gli ultimi avvenimenti spingono i risparmiatori italiani verso lidi sicuri, in attesa di tempi migliori. Si è così tornati in massa verso la liquidità. Formule redditizie sono quelle disponibili su Internet, presso le cosiddette banche virtuali. Ing offre il Conto Arancio. Attualmente il tasso base è del 3% per depositi a vista. Con vincoli di 6 mesi si può ottenere, a seconda dell'importo versato, dal 4,20% al 4,70%, e per vincoli a 12 mesi, dal 4,40% al 5% (interessi calcolati giornalmente ed accreditati a fine anno). Tutti gli interessi scontano la trattenuta del 27%. E' in corso una campagna promozionale che assicura un tasso del 4,75% per 12 mesi ai nuovi clienti. Il rendimento successivo è fissato dalla banca. Iw bank offre Iw Power Deposito, che rende il 4,25% lordo, con accredito mensile degli interessi (netto 3,15% con l'aliquota del 27%). Spingendosi su investimenti a 10 anni (ma liquidabili a vista) in obbligazioni della banca indicizzati al tasso BCE si può avere attualmente il 4,25% lordo (3,72% netto, con la trattenuta del 12,50%). Santander offre Santander Time Deposit con un tasso del 5,40% lordo (poco meno del 4% netto) vincolando i capitali per 12 mesi. Fineco dispone di Fineco SuperSave, un servizio che consente l'acquisto di Pronti contro Termine online (sia in euro che in dollari, caso unico nel panorama italiano), remunerato al 4,10% lordo (3,6% netto); per importi superiori a 150.000 euro l'interesse sale al 4,4% lordo (3,85% netto). Nella versione in dollari, rendimenti sono dell'1,58% netto (fino a 150.000 dollari) e dell'1,75% netto (oltre 150.000 dollari). We@bank ha lanciato MyProfit, con un tasso che può toccare il 3,5% netto. Il conto base (denominato Conto@me) rende attualmente il 4,15% lordo, indicizzato sul tasso Bce. Banca Sella ha lanciato l'offerta di ContoTrader riservata a chi effettua almeno 150 operazioni al trimestre. Potrà ottenere, sul saldo del conto, il 4% lordo a partire dal 5 settembre. Il risparmiatore puro dovrà invece vincolare il capitale per almeno un anno se vuole ottenere il 4,5% lordo (3,28% netto). Banca Ifis ha lanciato Rendimax, un conto deposito che rende il 4,75% lordo (3,53% al netto dell'imposta del 27%). Il tasso resterà in variato fino ad eventuali modifiche del tasso ufficiale della banca centrale europea. Il deposito è prelevabile in ogni momento; gli interessi vengono calcolati giornalmente ed accreditati ogni trimestre. Il cliente non paga l'imposta di bollo, che è a carico della banca. CheBanca! si è fatta notare per la formula innovativa del pagamento anticipato degli interessi per chi accetta un vincolo almeno trimestrale: a 3 mesi si può ottenere il 4,3% (pari al 3,14% netto), per salire, con vincolo di 123 mesi, al 4,70% lordo (3,43% netto). Sul conto disponibile a vista ci si deve accontentare di un 4% lordo (2,9% netto). Barclays offre un tasso del 5% netto sotto forma di pronti contro termine, con l'ausilio anche di una massiccia campagna pubblicitaria che sottolinea l'importanza, per il risparmiatore, del rendimento netto e non lordo. Però il tasso è garantito solo con un vincolo di 12 mesi e sottoscrivendo anche altri prodotti (conto corrente e conto titoli).

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La giungla delle polizze Rc Auto

(Giuseppe Alberti)

La caccia alle polizze auto da parte delle compagnie avviene anche attraverso vistose campagne pubblicitarie tramite televisione, radio, e-mail, sportelli bancari e carta stampata. Quindi l’automobilista si trova nella possibilità di optare per la formula assicurativa più conveniente. Gli slogan non variano molto: sconti del 30, 40 o del 50 per cento e quasi mai si riferisce su quale base scattino questi sconti. E pensare che sino a qualche anno fa, il ramo Rc era quasi snobbato da non poche imprese. Nel campo della Rc si sta riscontrando la diminuzione della sinistrosità e, quindi, c’è un migliore rapporto fra premi incassati e sinistri liquidati. Inoltre, con la ridotta presenza di agenti e sub agenti, la situazione viene a incidere positivamente sui bilanci dei costi di gestione. Che dire, poi, quando alla vendita di contratti assicurativi provvede la banca presso cui operiamo? Anche in questo caso, nulla grava ai fini provvigionali, e ciò può far scattare riduzioni tariffarie. Ma stando ad un’indagine campione, la maggioranza degli assicurati si appoggia ancora al tal agente, che, magari da molti anni, gli amministra le polizze. In parole povere, il mercato assicurativo italiano si sta trasformando molto lentamente: con il solito inconveniente che si pubblicizzano le riduzioni tariffarie, ma non le regole contrattuali di prestazioni varie e della non operatività per la tal garanzia. Ad esempio, è prevista la formula standard della «rinuncia alla rivalsa» quando, per ipotesi, il conducente che ha cagionato il sinistro si trovava sotto gli effetti dell’alcol? Oppure, quali regole valgono se nella polizza è contemplata la guida esclusiva della tal persona ma il sinistro è cagionato da altro conducente? Queste e molte altre regole non si recepiscono nei vari messaggi. Come detto, è vero che taluni tipi di polizza contemplano tariffe superscontate, ma è anche vero che andrebbero pure illustrate le varie limitazioni ed esclusioni di valide coperture: infatti, è cosa da rabbrividire quando, appunto, veniamo messi a conoscenza che la tal garanzia non rientra nelle prestazioni di contratto.

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La posta di Maggi

(a cura di Glauco Maggi)

L’amministratore è deceduto

E' morto l'amministratore in carica poco prima della convocazione dell'assemblea condominiale. Qual è la prassi da seguire e quali le maggioranze necessarie?

L'articolo 63 del codice di procedura civile recita: "In mancanza dell'amministratore, l'assemblea tanto ordinaria quanto straordinaria può essere convocata a iniziativa di ciascun condomino. L'avviso di convocazione deve essere comunicato ai condomini almeno cinque giorni prima della data fissata per l'adunanza". Comunque l'assemblea già convocata si può tenere, perché la presenza dell'amministratore, pur utilissima, non è mai necessaria. La nomina del nuovo amministratore deve essere fatta con le maggioranze previste (quella dei presenti in assemblea e dei millesimi). Se non si riesce ad ottenerla, ciascun condomino può richiedere al tribunale che sia fatta d'ufficio.

Fatturazione e teleriscaldamento

Con il teleriscaldamento e relativa fatturazione ai singoli condomini l'amministratore può richiedere una percentuale sull'ammontare della spesa?

No, a meno che esistano precisi patti a proposito in un incarico scritto o a meno che in sede di approvazione del rendiconto condominiale tale percentuale gli venga riconosciuta. Ma non vediamo il perché.

Tre scale un portone

Il condominio nel quale vivo è composto da tre scale. Nel caso una scala voglia rifare il portone d'ingresso, la spesa relativa è da imputare a tutto il condominio?

Se il portone serve tutte le tre scale, la decisione deve essere presa da tutto il condominio con le maggioranze previste per legge (a seconda del tipo di lavoro, in seconda convocazione la maggioranza dei presenti che possieda almeno un terzo dei millesimi o per le riparazione straordinarie almeno 500 millesimi). Pagano dunque tutti, in proporzione ai millesimi che si possiedono. Se una scala vuole sopportare da sola la spesa senza che ci sia l’assenso assembleare, ci si può rifare in questo caso all'articolo 1102 del codice civile. Con una sola clausola: purché non venga messo in pericolo il decoro del fabbricato.

A chi tocca la spesa per riparare i tetti dei box?

Vogliamo sostituire lastre in cemento-amianto che coprono i box. Il regolamento di condominio recita: «Costituiscono proprietà comune… i tetti… e le opere in genere indispensabili alla conservazione e all'uso comune ai sensi delle norme di legge sul condominio e che comunque, per legge, uso e destinazione sono da ritenersi comuni». Pagano solo i proprietari dei box?

La clausola del regolamento ci pare «di rito», nonostante il richiamo generico ai tetti. Nella nostra interpretazione, ci sembra che ci si voglia richiamare alle parti comuni senza le quali il condominio non potrebbe esistere, quali tetti dello stabile, muri portanti, androne, scale eccetera. In assenza di ulteriori specifiche, ci sembra applicabile il secondo comma dell'articolo 1123 del codice civile («Se si tratta di cose destinate a servire i condomini in misura diversa, le spese sono ripartite in proporzione dell'uso che ciascuno può farne»). Pertanto le spese delle coperture dei box andrebbero ripartite solo tra i proprietari degli stessi.

city

Pag. 3

Pochi soldi? Boom di clienti nei mercati rionali

ROMA – In tempi di crisi gli Italiani tornano nei mercati rionali. Sono 25,5 milioni, nel 2008, le persone che fanno almeno un acquisto a settimana sui banchi degli ambulanti, in crescita del 2,6% rispetto al 2006. I dati emergono da un’indagine della Fiva Confcommercio. Il consumatore tipo del mercato è donna (78%), di età compresa fra i 31 e i 50 anni, casalinga ma anche impiegata, con un carico familiare di 34 persone. Il 38% di coloro che vanno al mercato lo fa per motivi economiche, il 42% per l’assortimento dell’offerta, il 28% per socializzare.

 

 

 

 

 

 

 

ADOC Piemonte in TV

Martedì 11 novembre la Presidente dell’Adoc Piemonte, Silvia Cugini,  parteciperà alla trasmissione di Videogruppo in onda dalle ore 19:30 alle 20:00.Contenuto del confronto fra gli ospiti presenti sarà il sempre più attuale tema del carovita che tanto preoccupa i cittadini così come le associazioni impegnate da sempre nell’approfondimento dei temi più importanti della vita quotidiana

6 novembre 2008

Rassegna stampa

Giovedì 6 novembre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "Famiglie, crescono i debiti e cala la ricchezza" – di Aldo Fontanarosa – pag. 33

La Repubblica Torino e Prov. – "Sconti di Natale, mossa anticrisi" – di Diego Longhin – pag. III-IV

La Repubblica Torino e Prov. – "Sbagliata la cifra della pensione. Beffa da 29 mila euro per l’ex prof" – di Lorenza Pleuteri – pag. III-XV

La Stampa – "Comprare cavalli con la liquidazione" – di Vanni Cornero – pag. 28

La Stampa – "Giro il mondo alla faccia della crisi" – di Vincenzo Zaccagnino – pag. 29

La Stampa Torino e Prov. – "Aiuti, la Regione inizia dalle famiglie" – di Maurizio Tropeano – pag. 67

La Stampa Torino e Prov – "Specchio dei tempi" – pag. 67

La Stampa Torino e Prov – "Finiti gli errori, adesso la posta sarà puntuale" – di Giulia Vola – pag. 70

La Stampa Torino e Prov – "Fermo posta" – di Giulia Vola – pag. 63 (4/11/2008)

Internet

HelpConsumatori.it – "Cittadinanzattiva: bene Commissione inchiesta su errori medici. Si introduca conciliazione" –

HelpConsumatori.it – "Sconto benzina, Regione Lombardia lancia proposta al Governo" –

 

La Repubblica

Pag. 33

"Famiglie, crescono i debiti e cala la ricchezza"

(Aldo Fontanarosa)

ROMA - Le famiglie italiane sono meno ricche - tra marzo 2008 e giugno hanno perso 40 miliardi - e tornano ad indebitarsi a livelli allarmanti. Lo calcolano gli statistici della Banca d´Italia che allargano poi il confronto. Per scoprire che i milioni evaporati sono 265 milioni tra il secondo trimestre del 2007 (aprile, maggio e giugno) e il secondo del 2008. La ricchezza, ovvio, è fatta di mille voci. Le azioni sono tra quelle più dolorose: gli italiani le vendono oppure, quando le trattengono, le scoprono più fragili. Da fine marzo a fine giugno, il valore di quelle possedute si è contratto di 55 miliardi. Come si riducono i Fondi Comuni di Investimento gestiti da quelle società di gestione cui affidiamo i nostri risparmi: mancano all´appello 15 miliardi. Va giù a cascata anche la voce assicurazioni, che perde altri 8 miliardi da un trimestre all´altro. In questo scenario, tornano di moda i vecchi rassicuranti titoli di Stato. A giugno, possedevamo 741 miliardi di quelli a medio o lungo termine (quasi 21 in più rispetto al trimestre precedente). Forse spaventati dal fantasma di un crollo delle banche, gli italiani maneggiano volentieri anche i contanti. Tra biglietti, monete e depositi a vista, sono in crescita di 14 miliardi. Nel supplemento al Bollettino Statistico, la Banca d´Italia registra anche un ritorno all´indebitamento. Un peccato. Tra gennaio e marzo le famiglie erano riuscite a contenere i debiti, che a giugno invece tornano sopra la soglia critica dei 643 miliardi. L´insieme di questi numeri preoccupa Matteo Colaninno del Pd. «il governo sottovaluta la crisi», dice, «preferisce la politica degli annunci e trascura di confrontarsi con le opposizioni». Le piccole imprese, a cascata le famiglie meriterebbero - aggiunge - una politica mirata di aiuti. Battono un colpo anche i consumatori: «La Banca d´Italia conferma che la crisi finanziaria ha ricadute immediate sulle famiglie », dicono Adusbef e Federconsumatori. Uno studio delle due associazioni calcola in 1.827 euro annui gli effetti diretti (andamento dei titoli azionari e perdite di prodotti finanziari tossici) e indiretti (caduta del Pil, aumento delle rate dei mutui a tasso variabile, aumento del costo dei prestiti, aumento dei costi di investimento delle imprese e ricadute sui prezzi dei beni). Fin qui la radiografia di Bankitalia. L´istituto di Via Nazionale fa anche una comunicazione tecnica per la prossima operazione di prestito dei titoli governativi dell´area dell´euro presenti nel portafoglio d´investimento della Banca d´Italia. Le novità riguardano intanto le procedure operative. In aggiunta alla presentazione dei titoli in garanzia nel corso della stessa giornata dell´operazione, le controparti interessate potranno presentare collaterali anche nel periodo intercorrente tra un´operazione e l´altra. A proposito dei titoli offerti in garanzia, nel caso le garanzie siano rappresentate da Abs, sono accettate tranche subordinate (rispetto a tranches non subordinate).

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. III-IV

Sconti di Natale, mossa anticrisi

Nel piano anticrisi messo a punto nella prima riunione del comitato ci sono gli sconti di Natale. Lo ha confermato la presidente della Regione Bresso alla fine della riunione che ha visto presenti i rappresentanti di tutte le categorie - dai sindacati agli imprenditori, dalle banche agli artigiani, ai commercianti -: «Dobbiamo copiare l´idea di Londra , favorire gli sconti sugli acquisti prima delle feste natalizie, magari entro il 10 dicembre, per incoraggiare i cittadini a tornare a comprare come prima». Ma se la Regione - d´accordo con le varie categorie - tenta mosse anticrisi, gli effetti della congiuntura negativa sono tutt´altro che scongiurati: l´ultimo allarme è per Seat Pagine Gialle. Secondo i sindacati nel piano che il management presenterà oggi ci saranno almeno 150 tagli su 1300 dipendenti del gruppo che ha a Torino il maggior numero di dipendenti.

Nel piano anticrisi di Bresso gli sconti anticipati per Natale

(Diego Longhin)

Anticipare gli sconti a prima di Natale per evitare il rischio che la spesa si concentri tutta durante i saldi e per rimettere in moto da subito i consumi. La giunta Bresso ha inserito nel piano della Regione, dopo la prima riunione del tavolo anti-crisi, le promozioni pre-Natalizie. L´idea, lanciata dal presidente della Confesercenti di Torino, Giuseppe Bagnolesi e discussa nella riunione, è di importare il modello sperimentato a Londra. E i leader dei commercianti, nonostante le perplessità, si sono detti favorevoli. L´iniziativa sarà studiata nei prossimi giorni dall´assessore al Commercio, Luigi Ricca, con un coordinamento composto dai rappresentanti delle categorie del commercio. Il gruppo di lavoro metterà a punto una proposta, che potrebbe essere quella dello «sconto di Natale» per coloro che faranno i loro acquisti entro il 10 dicembre. In pratica, prima acquisti e più risparmi. «Parlare di saldi a Natale - ha detto Bresso - non è corretto a livello legislativo e non pare bello. A Londra però lo si è fatto per affrontare la crisi. Ho quindi proposto di seguirne l´esempio: si potrebbe così spalmare il periodo degli acquisti, con un vantaggio sia per le famiglie che per i commercianti. In assenza di uno stimolo il rischio è che tutti aspettino gennaio e i canonici saldi per spendere». E l´assessore al Commercio, Ricca, aggiunge: «Non ci sono i tempi per modificare la legge - spiega - quindi l´ipotesi è di concordare con i commercianti una campagna di sconti da mettere subito a disposizione dei consumatori. Ci è sembrata la strada più facile. La sosterremo». Il tavolo sarà permanente e nelle prossimi riunioni verranno invitati il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, il presidente dell´Upi, Antonio Saitta, e dell´Anci, Amalia Neirotti e «chiederemo a questi ultimi due enti di nominare un rappresentante ciascuno delle Province del Piemonte 2». Nella prima riunione con tutte le associazioni di categoria e i sindacati si sono condivise le altre scelte già prese dalla giunta Bresso. Mentre nel pomeriggio la presidente, insieme al vice Paolo Peveraro e all´assessore Andrea Bairati, ha incontrato le fondazioni bancarie e le associazioni di assistenza. In particolare si è discusso delle situazioni più a rischio, quelle vicine alla povertà, degli effetti delle ristrutturazioni aziendali, tra precari lasciati a casa, operai in cassa integrazione e mobilità. Due le novità. Si sta studiando un sistema per permettere alle persone che hanno perso il posto di lavoro di avere un´immediata autocertificazione Isee, con una verifica successiva, per accedere ai servizi e alle tariffe agevolate senza dover aspettare mesi e la nuova dichiarazione dei redditi. E poi si arriverà ad un censimento, mettendo insieme i dati delle fondazioni e della associazioni che si occupano di assistenza, per arrivare ad un elenco dei piemontesi in difficoltà. «C´è tutta una fascia grigia - spiega Bresso - che non è conosciuta. E se vogliamo intervenire per sostenere le famiglie dobbiamo prima di tutto sapere quali sono». L´altro problema sono gli ammortizzatori sociali: «Con la ridefinizione dei fondi per la cassa in deroga - dice l´assessore al Lavoro, Angela Migliasso - cercheremo di inserire la mobilità anche per quelle categorie, aziende o figure che non hanno questo ammortizzatore, come ad esempio la Motorola». Confermato lo stanziamento di 20 milioni per aumentare fino ad alcune centinaia di milioni la possibilità di accesso al credito delle aziende «e ci aspettiamo un contributo sostanzioso anche da parte del governo». In più non verranno restituiti alla Regione i 49 milioni già erogati negli anni scorsi per consolidare il patrimonio dei confidi. «Stiamo anche elaborando un piano per la riduzione dei tassi di interesse che le imprese pagano alle banche, in modo da fronteggiare la crescita dell´indebitamento e un programma di azioni per la ricapitalizzazione delle piccole e medie imprese», dice Bresso. Verranno anche stanziati 350 milioni per realizzare un pacchetto di opere, e quindi di lavoro, da mettere in cantiere nel corso del 2009.

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. III-XV

Sbagliata la cifra della pensione. Beffa da 29 mila euro per l’ex prof

(Lorenza Pleuteri)

LA VOCE inciampa. Le lacrime lucidano gli occhi, dietro le lenti spesse degli occhiali. Giuseppe Soldiviero è un vecchio professore di lettere, insegnante di ginnasio, scientifico e magistrali nella sua Basilicata e poi vice rettore dei convitti di Aosta e di Torino, dopo una parentesi a Prato. Non si vergogna a mostrarsi sull´orlo del pianto, a 80 anni suonati. Si vergogna - ripete, nel tinello démodé di casa, alle spalle di corso Francia - perché si è sentito trattato come un ladro, uno che in malafede avrebbe carpito quello che non gli era dovuto. Invece è un´altra storia, se la si guarda dal punto di vista del diretto interessato, carte alle mano. Una storia di malaburocrazia, lentezze, ritardi, decreti mai notificati, lettere criptiche. Uno «tsunami emotivo e psicologico, oltre che economico» - parole sue - che ha sconvolto l´esistenza dell´ex docente e della moglie, Maria Grazia. Il professor Soldiviero è andato pensione 16 anni fa, dopo l´università e 36 anni filati al servizio dello Stato e della scuola. Ora l´Inpdap, dopo tutto questo tempo, gli chiede di restituire 29mila e rotti euro. La ragione? «Un indebito pensionistico», lo chiama l´Istituto. L´importo erogato al professore a partire dal 1992, quando ha lasciato il lavoro, era considerato "provvisorio" dal Provveditorato agli studi e dalla cassa di previdenza per i dipendenti pubblici. Ci sono voluti più di tre lustri, e una causa promossa dallo pensionato nel 2004 per una questione di ricostruzione della carriera, per mettere mano alla pratica e arrivare a stabilire la cifra "definitiva". Il conto finale fatto dall´ufficio scolastico provinciale - il 28 marzo 2008, il giorno preciso che sta scritto nella pratica - è calato a freddo sulle spalle dell´ignaro professore, come una mazzata, come dieci anni di vita tolta. Con una sola concessione. La possibilità di rateizzare la restituzione della somma incassata in più, limata di poco per il riconoscimento della «buona fede» fino al 1995. «Posso ammettere che qualcuno abbia commesso un errore - si sfoga il pensionato - ma perché non se ne sono accorti prima? I soldi che mi sono arrivati all´inizio, confrontati con le ultime buste paga, sembravano congrui, proporzionati, giusti. Il sospetto che la somma non fosse corretta non mi ha nemmeno sfiorato. E mai mi hanno detto che era una situazione provvisoria, da rivedere. Un anno, due anni, tre anni.... Ne sono passati 16, prima che venissero a chiedermi indietro la differenza. E quel che è peggio è che accusano me di essere in malafede, di aver incassato in modo truffaldino quei soldi che loro stessi mi hanno in più. Ho servito lo Stato con abnegazione e fedeltà assoluta, lo Stato mi sta ricambiano a rovescio... Dite voi se è giusto». La batosta ha tolto il sonno a lui e alla moglie, gente modesta, che ha cresciuto tre figli e che pensava di godersi una vecchiaia serena e la compagnia di tre nipoti, dopo una esistenza di sacrifici e rinunce. Il professore guarda le foto dei bimbi, si commuove e si arrabbia, non ce la fa a continuare. «Non riusciamo più a dormire - continua Maria Grazia - per questo pensiero fisso in testa, l´assurdità che ci è piovuta addosso. Siamo vecchi. Siamo pieni di malanni. I soldi alla fine sono il meno. Il peggio è il danno morale, psicologico. È l´amarezza che viene dal fatto di essere considerati dei ladri. Al di là della somma, che pure non è poco, ci fa male l´ingiustizia, l´impotenza. Dopo 16 anni ci hanno mandato una comunicazione astrusa e incomprensibile. Ci elencano gli importi versati dall´Inpdap a titolo provvisorio, non indicano quali erano quelli giusti. Vengono citate leggi e disposizioni, nulla è detto in modo chiaro e decifrabile. Questa storia ci sta ammazzando». La via d´uscita? I coniugi Soldiviero, dopo gli inutili pellegrinaggi all´istituto, «risultati zero», si sono affidati ad un legale, Paolo Casetta. «Presenteremo ricorso alla Corte dei conti - anticipa l´avvocato - puntando sulla illeggitimità del provvedimento di recupero».

LA STAMPA

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Comprare cavalli con la liquidazione

(Vanni Cornero)

VERONA - Per allevare un cavallo serve qualche migliaio di metri di terra, ma a prezzi che vanno sino a 60 mila euro l’ettaro, almeno quella per i purosangue, che preferiscono prati argillosi e con erba tutto l’anno. Un investimento non da poco, visto che a un cavallo serve mezzo ettaro (5000 metri quadri) per un suo giusto spazio, ma la tendenza ad avere cavalli aumenta, così come aumenta l’interesse per il mondo che li vede protagonisti. A dimostrarlo ci sono i numeri di Fieracavalli, che si apre oggi a Verona e sino a domenica accoglierà - secondo le previsioni - almeno il 10% in più dei 145.000 visitatori dell'anno scorso. Storia, folclore, sport, ma anche business, visto che la popolazione equina del Paese (peraltro censita approssimativamente al di fuori dei settori più regolamentati) si aggira su 750.000 capi, dai purosangue ai puledri bradi. E se i primi valgono qualche milione di euro quelli avvicinabili dal grande pubblico hanno un cartellino attorno ai 2 o 3.000 euro, a volte anche meno. Un giro d’affari tutt’altro che trascurabile, su cui sono sempre di più a fare i conti: dai proprietari di agriturismi ai gestori di hotel di lusso, consci di come poter offrire ai loro clienti la possibilità di una cavalcata dia valore aggiunto all’azienda (circa un milione di persone l’anno sceglie questi luoghi di vacanza per cavalcare). Costi? Strutture e terreno a parte nemmeno eccessivi, se si calcola che per tenere a pensione un cavallo si spendono circa 500 euro al mese, a cui si aggiungono un centinaio di euro per la ferratura, da rinnovare ogni quaranta giorni, e le spese per le visite veterinarie. Un investimento che, soprattutto per un appassionato, vale la pena fare, anche considerando che oggi i bilanci aziendali possono essere aiutati ricavando energia dalle biomasse e utilizzando i terreni marginali, la cui gestione fa parte di un’area beneficiata dalle iniziative di sostegno dell’Unione europea. Questo perché la tendenza è di privilegiare l’allevamento semibrado (cavallo fuori tutto il giorno e in scuderia solo quando fa buio) più congeniale al carattere di questo animale e quindi garanzia di comportamenti più equilibrati, con conseguenti minori tempi - e costi - per la doma e il dressage. Oltre alla passeggiata, i concorsi e la corsa si aprono nuovi spazi: quello degli attacchi, ovvero la guida di calessi e carrozze, o quello del polo, che sta prendendo piede anche da noi. E ancora: lunghi viaggi in sella, con punti di sosta confortevoli per cavallo e cavaliere. Poi c’è l’horse watching, come nel Gennargentu in Sardegna, dove si va ad ammirare mandrie di cavalli ormai autoctoni e assolutamente bradi da oltre un secolo.

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Giro il mondo alla faccia della crisi

(Vincenzo Zaccagnino)

ROMA - In questi giorni di crisi finanziaria sono tempi duri anche per i grandi viaggiatori. Ma perché rinunciare a una vacanza quando si può spendere poco? Lo scrive un cameraman americano, Matt Gross, diventato famoso da quando il New York Times ha riservato ampio spazio ai suoi resoconti di viaggio, definendolo il «frugal traveler», il viaggiatore frugale. Ed è nato immediatamente un sito, nytimes.com/frugaltraveler, con un affollatissimo blog e dei divertenti filmati dell’autore. Ha pubblicato in settembre il suo Frugal Grand Tour e a metà ottobre è tornato sull’argomento scrivendo Frugal New York. In tredici settimane, partendo da Dover e arrivando a Edimburgo, il frugal traveler ha girovagato per sedici nazioni europee, spostandosi in aereo, treno, corriera, traghetto e con autostop. Tutto compreso il suo investimento non ha superato i 100 euro al giorno. L’itinerario seguito da Matt Gross, dopo aver lasciato l’Inghilterra in traghetto, prevedeva l’attraversamento della Francia con soste prolungate a Calais, Parigi e Muret ai piedi dei Pirenei. Successivamente una visita al Principato di Monaco e quindi in Italia, con soggiorno a Roma. A seguire Malta, Cipro, la Romania a Bucarest, la Lituania a Vilnius, la Polonia a Gdansk, la Germania a Berlino e l’Olanda ad Amsterdam. L’ultimo volo lo ha portato al capolinea di Edimburgo. In Francia e Italia ha usato il treno, per andare da Roma a Malta e poi a Cipro e Bucarest ha preso l’aereo, per proseguire con autobus nell’Europa dell’Est. Il blog è pieno di consigli per i futuri frugal traveler. Quelli forniti direttamente da Gross sono sintetizzati in sei punti fermi: pensa come i locali, renditi utile, lascia perdere l’Eurail-Pass, fai affidamento sulla gentilezza degli stranieri, ricordati che la frugalità è premiata con la generosità, ridi e finisci l’Europa. Ogni affermazione è supportata da esempi. Per vivere come i locali ha evitato gli alberghi frequentati dai turisti. A Parigi, dove è rimasto una settimana, ha affittato, tramite Internet, un appartamentino per 350 euro. Ha spesso cucinato in casa, andando a fare la spesa nei più economici fra i supermercati (Marchè D’Aligre e Franprix) e comprato dell’ottimo agnello per pochi euro nelle macellerie Halal nel quartiere scelto (10° Arrondissement) abitato da molti immigrati. Ha attraversato la città con le biciclette messe a disposizione gratis dal comune. Si è poi reso utile, andando a lavorare gratis in una fattoria sotto i Pirenei, in cambio di vitto e alloggio. L’ha trovata facendosi socio, con 15 euro di iscrizione al World Wide Opportunities on Organic Farms (www.wwoof.org), il programma internazionale per il lavoro volontario. A Montecarlo ha lavorato su un mega yacht, guadagnando 100 euro al giorno. Un amico gli aveva consigliato di rivolgersi ai comandanti delle barche più sfarzose. C’è sempre qualcuno che ha bisogno di un membro d’equipaggio, anche se inesperto. Ha trovato l’Eurail-Pass, la carta viaggio utilizzata sui treni francesi e italiani, eccessivamente costosa. Consiglia perciò di usare i voli low-cost, ormai diffusissimi o gli autobus della Eurolines che collegano 500 città Europee da Tallinn a Istanbul. Con una corsa notturna, come quella da lui citata da Vilnius a Gdansk, si dorme sulla poltrona del bus e si risparmia l’albergo. A Cipro, dove si è mosso solo con l’autostop, ha sperimentato la gentilezza di chi gli ha dato un passaggio e a Roma la generosità che premia la frugalità, frequentando piccole osterie di quartiere.

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Pag. 67

Aiuti, la Regione inizia dalle famiglie

(Maurizio Tropeano)

Il piano anti crisi coordinato dalla Regione Piemonte inizia a prendere forma. Due interventi saranno operativi a breve termine. Il primo: la Società di committenza regionale sottoscriverà un mutuo di 180 milioni per completare alcune opere pubbliche che rischiavano di essere bloccate per mancanza di liquidità. Altri 75 milioni saranno messi a disposizione nel 2009. In tutto si tratta di un pacchetto di 17 infrastrutture. Il secondo: Regione, Fondazione bancarie ed enti locali aumenteranno il fondo per l’aiuto all’affitto. Altre due misure di intervento saranno oggetto di un approfondimento per individuare gli strumenti più idonei. La prima punta a sostenere i consumi attraverso l’introduzione dello «sconto di Natale». Spiega la presidente Mercedes Bresso: «La Regione in accordo con le associazioni dei commercianti punta a garantire alle famiglie che acquistano beni di consumo prima dei saldi di ottenere una riduzione del prezzo». Il secondo intervento è rivolto alle famiglie in difficoltà che a causa della crisi si sono viste ridurre il loro reddito. Per ottenere da subito gli sconti sulle tariffe delle bollette, riduzioni legate ala dichiarazione Isee, dovrebbe bastare l’autocertificazione 8la proposta è del gruppo regionale di Prc) da parte del capo-famiglia. I controlli saranno effettuati a posteriori. Nei prossimi giorni i dettagli di questa manovra saranno discussi in una nuova riunione del comitato di indirizzo anti-crisi che si è insediato ieri. Oltre alla Regione il tavolo è composto dai vertici delle associazioni industriali, bancarie, commerciali e sindacali del Piemonte ed è stato allargato al sindaco di Torino e ai rappresentanti dell’associazioni dei comuni e della province piemontesi. La riunione del Comitato anti-crisi è servita per cercare di lanciare un messaggio meno pessimistico sulle conseguenze della crisi economica che sta investendo il Piemonte e Torino in particolare. La parola d’ordine che ha messo d’accordo istituzioni pubbliche e soggetti privati è stata quella di «evitare allarmismi» perché «il Piemonte resta una regione forte e tutti insieme possiamo uscire dalla crisi». L’idea è quella di creare una rete di intervento diretta sul mondo della produzione e una seconda di sostegno alle famiglie. Nel pomeriggio la Bresso ha incontrato i vertici delle fondazioni bancarie, il direttore della Caritas e il responsabile dell’ufficio del lavoro della diocesi per cercare di «capire quante sono le famiglie che hanno veramente bisogno di un sostegno economico a causa della crisi».

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 67

Specchio dei tempi

L’improvviso blocco degli euro 2 diesel

Una lettrice scrive:

«Scrivo riguardo all'accordo con cui il Comune di Torino e i comuni limitrofi hanno deciso che dal 12 gennaio gli euro 2 diesel non potranno più circolare per tutto il giorno. Vorrei sollevare una questione: i rappresentanti dei Comuni si sono accorti che con questa ordinanza penalizzeranno tutti gli euro 2 diesel immatricolati nel 1997? Infatti non potranno più circolare per tutto il giorno e non usufruiranno del contributo statale per un nuovo acquisto, perché limitato ai veicoli immatricolati prima dell’1 gennaio 1997».

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 70

"Finiti gli errori, adesso la posta sarà puntuale"

(Giulia Vola)

Non credono al caso, vogliono essere «i più bravi». Luca Palermo, 38 anni, amministratore delegato della divisione indirizzato di Tnt Post Italia, l'agenzia partner che consegna la posta in alcune zone di Torino - ma anche di Milano, Firenze e Roma, solo per citare le maggiori città - va al sodo: «Abbiamo già provveduto a sanare i disservizi dei giorni scorsi. In questa fase non possiamo permetterci errori». Raccolte le lamentele dei torinesi che da una settimana non vedono ombra di lettere e plichi nella buca, l'agenzia olandese leader nel mondo che l'anno scorso ha fatturato 11 miliardi di euro, è passata dalle parole ai fatti in meno di 24 ore.

Che cosa è successo a Torino?

«In primavera abbiamo vinto il bando, le Poste ci hanno assegnato 89 linee, noi abbiamo messo altrettanti furgoni e un centinaio di operatori, tra cui anche 30 assunti da Defendini che già operava nel territorio. L'Azienda di Stato ha formato il personale che ora sta facendo del suo meglio. All'inizio c'è sempre qualche problema: il servizio è entrato a pieno ritmo il 20 ottobre e siamo a Torino appena da un anno».

È il primo passo verso la scomparsa del postino in bici?

«Assolutamente no. Noi non ci sostituiamo alle Poste, anzi. Da una lato li affianchiamo, dall'altro li sfidiamo: sono i nostri partner e i nostri primi concorrenti. Per quanto riguarda il primo aspetto è molto semplice: ogni mattina gli 89 operatori salgono sui furgoni e vanno negli uffici postali, caricano i plichi, ricevono le indicazioni sul giro da fare e partono con le consegne della posta ordinaria, tranne in zona Tazzoli dove recapitano anche le raccomandate, circa 3200 al giorno. Per quanto riguarda la concorrenza, abbiamo aperto la sfida con Formula Certa, il servizio che si basa sulla tecnologia satellitare GPS per certificare luogo, data e ora di avvenuta consegna. Ebbene, a Torino sono arrivati 70 nuovi porta lettere in divisa arancione che in un anno, e solo in città, ne hanno già effettuate 600 mila, un milione contando anche l'hinterland».

Il 2011 e di conseguenza la liberalizzazione del servizio è alle porte. Che cosa cambierà per il cittadino?

«Basti questo: oggi, per spedire una lettera si pagano 60 centesimi per il monopolio di Stato. Domani, grazie alla competizione, si potrà scegliere l'agenzia più efficiente ed efficace. E poi ci sono le possibilità per le piccole e le medie imprese, il tessuto dell'economia del Paese, nel gestire il loro direct marketing, la pubblicità in buca che in Italia è un mercato da scoprire».

Quali sono i vostri prossimi investimenti su Torino?

«È un mercato molto interessante e molto difficile. Nell'aprile 2009 apriremo uno stabilimento in via Reiss Romoli, vicino a quello delle Poste, dove lavoreranno circa 200 persone. Inoltre stiamo aprendo un ufficio di 200 metri quadrati in via Madama Cristina. Abbiamo investito qualche milione di euro, stipulato contratti pluriennali per gli stabilimenti, e assunto nuovo personale. Uno dei nostri consulenti è un ex direttore della Defendini. Dobbiamo fare bene e meglio, vogliamo diventare i più bravi». L’inchiesta de La Stampa pubblicata l’altro ieri sui disservizi postali in alcune zone della città. Le più colpite risultavano Crocetta e Centro, con ritardi di una settimana nella consegna.

LA STAMPA Torino e Prov.

(4/11/2008)

Pag. 63

Fermo posta

(Giulia Vola)

C’è il postino che suona due volte e quello che per una settimana non si fa vedere. Non accade al cinema ma a Torino. E allora, se in via Reiss Romoli il citofono squilla al mattino e al pomeriggio, in altre 80 zone il silenzio regna sovrano. «Abbiamo chiesto come mai la posta ordinaria non arrivasse più - spiegano dallo studio legale dell’avvocato Roberto Bruzzo in corso Einaudi 5 - Ma abbiamo ricevuto risposte vaghe». E ancora: «Non ricevo nulla da più di una settimana» gli fa eco Pietro Faravelli, veterinario che ha lo studio al numero 15. Stesso discorso nel bar della zona: «Niente posta, di nessun tipo - racconta Irina de "Le Petit Boulevard" -. Ormai sono giorni che non vediamo postini». La spiegazione c'è e riguarda la gara d'appalto che si è aggiudicata la Tnt Traco per coprire 80 zone della città su 400 totali dopo un accordo stipulato un anno fa a Roma con il ministero delle Comunicazioni: «L'obiettivo era salvaguardare 2.500 posti di lavoro a rischio - spiega Antonio Sgroi di Poste Italiane - tra gli impiegati delle 70 agenzie partner che collaborano con le Poste da anni. E' normale - aggiunge scusandosi - che all’inizio si verifichino rallentamenti». Ritardi che qualche ignaro cittadino ha attribuito al postino in ferie o in maternità: «Mi hanno detto che è in vacanza - spiega Nicoletta Echaniz, residente in corso Einaudi - ma mi sembra strano che non abbiano trovato un sostituto». Non a torto, dal momento che chi imbuca c'è, ma è poco riconoscibile: «La gente è abituata a vedere lo stesso postino da anni - spiega Sgroi - per questo non notano i nuovi arrivati». Chiariti i motivi, restano i fastidi che, innanzitutto ricadono sulla testa di chi, ogni giorno, dovrebbe consegnare lettere e plichi e invece si ritrova con la sacca vuota e nel caos. «Senza contare gli insulti che ci prendiamo - dice una delle postine della Crocetta -. Le consegne date in appalto hanno implicato una riorganizzazione interna, con nuovi ripartitori che non conoscono il territorio e che devono stilare le tabelle per la distribuzione della posta con le vie e i nominativi dei residenti». Tanto per fare un esempio, la Crocetta dipende dalla posta di via Nizza 12: «Ora è tutto bloccato. Anche se uno dei residenti si rivolgesse all'ufficio competente, non è detto che riesca a ottenere la corrispondenza arretrata: nessuno ha ancora visto assegnarsi la nuova tabella». Il caos calmo ha colpito anche piazza Carlo Felice e Lagrange. «Ci sono molti uffici che hanno urgenza di avere la loro posta ordinaria» lamenta Antonia Garau, custode nello stabile di piazza Lagrange 1. Laura Capogrosso, segretaria dello studio di commercialisti Zucchetti è tra loro: «Molti clienti hanno la sede legale delle loro attività da noi. Se la situazione continua diventerà un problema». Emilio Chiriaco, 55 anni e un albergo in piazza Carlo Felice 35 è stufo: «Mi ha telefonato la Telecom dicendo che non avevo pagato bollette che non ho mai ricevuto. Il problema non è di oggi, va avanti da anni». Iacomino Carmine, custode di via Gramsci 10 ma portalettere dei 3 palazzi che si affacciano nel cortile, è un fiume in piena: «Al ritorno dalle ferie ho trovato 2 sacchi di posta arretrata da consegnare: in un mese hanno cambiato almeno 5 postini e ora anche ditta. Prima che i nuovi arrivati prendano il giro ci vorranno mesi e noi ne pagheremo le conseguenze». Le Poste assicurano che il disguido sta rientrando e mostrano il loro fiore all'occhiello: il postino che suona due volte. «Se la sperimentazione in via Reiss Romoli andrà bene - conclude Sgroi- la estenderemo».

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Cittadinanzattiva: bene Commissione inchiesta su errori medici. Si introduca conciliazione

Bene la Commissione d'inchiesta sugli errori medici ma no alla loro depenalizzazione. E si introduca la conciliazione nella Sanità. Questa la posizione espressa da Cittadinanzattiva nei confronti della decisione della Camera dei Deputati: l'Aula ha infatti approvato ieri la proposta di legge che istituisce una Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi regionali. "Siamo soddisfatti del varo della Commissione di inchiesta sugli errori medici. Una iniziativa che ci vede d'accordo perché può lavorare nell'interesse dei cittadini e migliorare la qualità del servizio sanitario": è quanto afferma Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva. "Ci chiediamo però come questo possa essere conciliato con un progetto di legge sulla depenalizzazione dei reati medici - continua Petrangolini - Se gli errori esistono, vanno studiati e prevenuti ma non si può eliminare la responsabilità di chi causa un danno ai cittadini. Modificare i profili di responsabilità civile e penale del solo personale medico attuerebbe una discriminazione nei confronti di tutti gli altri professionisti e degli altri delitti contro la persona, andando quindi a ledere il principio d'uguaglianza garantito dalla Costituzione. E tra l'altro, non costituisce la risposta più adeguata alle attuali criticità del sistema giustizia: in primo luogo occorre introdurre lo strumento della conciliazione in sanità, come abbiamo suggerito nel corso di una audizione al Senato".

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Sconto benzina, Regione Lombardia lancia proposta al Governo

Sconto benzina, la Regione Lombardia lancia una proposta al Governo per mantenerlo. Questi i punti principali: attribuire alla Lombardia una quota aggiuntiva di compartecipazione all'Iva per poter sopportare l'onore finanziario dei rimborsi per la vendita a prezzi ridotti della benzina nelle aree di confine con la Svizzera; adeguare lo sconto medio praticato alla pompa nelle stesse zone in modo da tenere il prezzo finale costantemente allineato a quello della Svizzera. L'iniziativa è stata presentata dal presidente della Regione, Roberto Formigoni, insieme all'assessore regionale alle Risorse, Finanze e Rapporti istituzionali, Romano Colozzi. Lo riferisce la Regione in una nota. Le misure presentate al Ministero dell'Economia mirano a consentire di mantenere in vita il provvedimento con cui a partire dall' 1 luglio 2000, in 244 Comuni delle province di Como (115), (93), Sondrio (33), Milano (2) e Brescia (1) sono stati garantiti sconti (0,18 e 0,10 euro a seconda della distanza dal confine) sulla vendita di benzina ai residenti possessori di una apposita Carta (circa 450.000 quelle attualmente attive) in 248 impianti di rifornimento. "Si rendono necessarie - ha speigato Formigoni - per garantire la prosecuzione di questo provvedimento, attualmente non più sostenibile da un punto di vista finanziario. Si stima infatti in oltre 20 milioni di euro per il 2009 il costo che Regione Lombardia dovrebbe sopportare interamente sul proprio bilancio per poter mantenere l'attuale sistema". "Il drastico calo dei rifornimenti di benzina - ha aggiunto l'assessore Colozzi - dovuto tra le altre cose al rafforzamento dell'euro, alla maggiore diffusione del gasolio, al minor consumo di benzina delle auto e agli sconti attuati anche oltre confine, ha avuto come conseguenza il fatto che questo provvedimento non è più in grado di autofinanziarsi". Il presidente della Regione Lombardia si è detto "molto fiducioso" in una risposta positiva da parte del Ministero delle Finanze. "La nostra - ha concluso Formigoni - è una proposta ragionevole che conviene a tutti: ai cittadini, ai gestori degli impianti di distribuzione del carburante e allo Stato"

 

 

 

 

 

 

 

 

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