Strumenti accessibilità

A- A A+

ADOC e PANCREAS COMMERCE: trattative interrotte

Le trattative con la Pancreas Commerce srl si sono interrotte nei giorni scorsi. Adoc Piemonte invita tutti gli interessati a far valere i propri diritti depositando, se del caso, esposto-querela presso l'Autorità giudiziaria competente. Per ulteriori informazioni inviare mail a adoc.torino@tiscali.it o telefonare allo 011.4364331 il Lunedì dalle 15.00 alle 17.00.

PIANO DI RIMBORSO PANCREAS COMMERCE

A seguito dell'incontro avvenuto tra ADOC Piemonte e Pancreas Commerce, nella persona del sig. Riccardo Mazzone, si comunica quanto segue:

  1. il debito consolidato di Pancreas Commerce nei confronti dei consumatori risulta essere di Euro 716.000,00 al netto dei rimborsi ad oggi già effettuati;
  2. La Pancreas si impegna ad effettuare il rimborso del 100% delle somme versate dai consumatori coinvolti secondo il seguente piano finanziario:  euro 150.000,00 da oggi fino ad Aprile 2012; euro 300.000,00 da Maggio 2012 a Agosto 2012; euro 266.000,00 da Settembre 2012 a Dicembre 2012;
  3. I rimborsi avverranno seguendo il criterio cronologico degli acquisti effettuati e da subito verranno rimborsati i consumatori che hanno ordinato la merce nei mesi di Dicembre 2010 e Gennaio 2011 oltre alle posizioni già in pagamento;
  4. Sono stati previsti incontri con l'ADOC ogni due settimane per verificare i rimborsi effettuati ed aggiornare il piano di rientro concordato;
  5. Sono in corso le verifiche sulle garanzie patrimoniali (finanziarie e immobiliari) a sostegno del piano di rientro di Pancreas Commerce.

Ciò premesso, ADOC Piemonte invita tutti i consumatori a mettersi in contatto presso gli uffici di Torino inviando una mail all'indirizzo adoc.torino@tiscali.it al fine di predisporre un piano di rientro aggiornato e completo dei soggetti coinvolti.

LA STAMPA - Due nuove class action contro le banche

(Alberto Gaino)

Due nuove class action in tribunale promosse da Adoc e Altro Consumo contro Banca Popolare di Novara e Intesa Sanpaolo sulle commissioni di massimo scoperto, che «sommate alle penali per i conti non affidati possono superare il tasso usurario», spiega il professor Marino Bin, autore di entrambi i ricorsi. L’obiettivo è ambizioso: «Solleviamo eccezioni di legittimità costituzionale sull’impianto della class action che è stata concepita e varata così per non funzionare - anticipa il legale -. Ci auguriamo che il tribunale le accolga, sospenda le cause e investa la Corte Costituzionale. Così potremmo sperare di avere una vera class action all’americana». Aggiunge il docente universitario: «La non retroattività dell’azione collettiva, possibile solo dal 16 agosto 2009, è vincolo anticostituzionale per definizione. Si pensi a quali disparità creerebbe con una causa per i danni del fumo alla salute. Altra questione rilevante è quella che disciplina i diritti degli aderenti alla class action: i consumatori che possono affiancare il promotore della causa con l’attuale norma non possono partecipare alla causa e subiscono gli esiti negativi senza poi agire individualmente».

(3 Dicembre 2010, pag. 80)

LA SENTINELLA DEL CANAVESE - «Occhio, sempre, all’etichetta»

Felice Zuffo, presidente dell’Adoc di Ivrea, l’associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori, lancia un appello inequivocabile sulla tracciabilità di quanto acquistiamo e dice: «L’etichettatura dei prodotti alimentari, come prescritto dalla normativa comunitaria e nazionale, non deve mai mancare».  Quindi in vista della nuova sistemazione del mercato alimentare eporediese propone: «Sarebbe auspicabile che un’area fosse dedicata ai prodotti a chilometro zero. Questi beni dovrebbero risultare facilmente individuabili per i consumatori e corredati di tutte le indicazioni sulla loro provenienza e qualità. Ci sono delle regole precise per la vendita di frutta e verdura, tanto preconfezionata che sfusa, che dovrebbero essere rispettate, tuttavia non sempre avviene. Ed è un problema sotto gli occhi di tutti».  «Quante volte - prosegue Zuffo - recandoci al mercato o nei negozi ci imbattiamo in prodotti di cui non è specificato alcunché. Sui cartelli dovrebbero sempre figurare, invece, le indicazioni sulla varietà, l’origine, la categoria, eventuali additivi, a volte anche il calibro se previsto e, ovviamente, il prezzo al chilo delle merci vendute. Le informazioni dovrebbero apparire sulle confezioni o sulle etichette dei prodotti in modo chiaro e ben visibile. Si tratta di un servizio dovuto al consumatore che così è in grado di confrontare più prodotti ed orientarsi meglio nella scelta di cosa comprare o meno; un servizio che si dovrebbe sempre pretendere».  Quindi Zuffo: «Purtroppo le persone, un po’ per quieto vivere, un po’ per scarsa conoscenza o semplicemente per la fretta nel fare la spesa, non badano a questi che, dettagli proprio non sono, anche perché possono andare di pari passo anche con la tutela della salute. Le cronache quasi quotidiane riportano episodi che ci invitano a fare riflessioni serie in materia come, ad esempio, quello del concentrato di pomodoro venduto come italiano, ma che in realtà era cinese».  Infine il presidente dell’Adoc spiega: «Forse in pochi sanno che esiste persino un codice del consumo in cui sono state raccolte le diverse disposizioni emanate a tutela del consumatore, con l’obiettivo di rendere i cittadini maggiormente consapevoli dei propri diritti nel momento in cui acquistano un bene qualsiasi. Dispiace sempre constatare come, nella maggior parte dei casi e tranne poche eccezioni, l’esistenza di questi strumenti a difesa dei diritti di noi consumatori siano praticamente ignorati. Tra l’altro lo scorso maggio avevamo anche organizzato una conferenza ad Ivrea su queste tematiche. L’affluenza di pubblico non era stata molta: un peccato».

(30 agosto 2010)

LA REPUBBLICA - "Tangenziale, cosa serve per il rimborso"

L’Adoc: nessun problema per chi ha il Telepass, gli altri devono avere lo scontrino

(Diego Longhin)

Ai caselli non è cambiato nulla. L´extra di 20 centesimi scattato dal primo di luglio su tre barriere della tangenziale si continuerà a pagare fino a quando non arriverà una comunicazione dall´Anas. Quando ci sarà il via libera da Roma, tempo ventiquattr´ore, i tecnici di Ativa taglieranno il di più che gli automobilisti dal primo luglio pagano ai caselli di Falchera, Bruere e Settimo. Se ne parlerà all´inizio della prossima settimana, nonostante le sentenze del Tar che hanno bocciato i pedaggi extra decisi dalla manovra Tremonti, compreso quello che dipende dal raccordo che porta all´aeroporto di Caselle.

Rimane l´incognita rimborsi e l´Adoc invita a conservare le ricevute dei pagamenti. «È l´unico modo per avere indietro quello che non si sarebbe dovuto pagare secondo i dispositivi dei giudici amministrativi - dice Silvia Cugini, presidente dell´Adoc regionale - se però non si avranno pezze d´appoggio sarà difficile chiedere alla concessionaria il rimborso. Solo chi ha il Telepass potrà fare a meno del talloncino perché si tratta di un sistema che registra in automatico i passaggi».

Le associazioni dei consumatori hanno un accordo nazionale con Autostrade. Per avere indietro l´extra sarà sufficiente compilare il modulo e inviarlo, insieme con le ricevute, alla società. «Anche con le altre concessionarie - aggiunge Cugini - l´iter sarà lo stesso. Gli automobilisti possono comunque rivolgersi ad un´associazione per assistenza».
Alla fine, prima di avanzare richieste, bisognerà vedere se il gioco vale la candela. Chi in quest´ultimo mese ha usato in maniera sporadica la tangenziale è difficile che si faccia avanti per avere pochi spiccioli indietro. Così come gli automobilisti che useranno la superstrada in questo primo weekend di esodo agostano. Improbabile che al ritorno provino a farsi restituire i pochi centesimi che hanno pagato in più rispetto alle tariffe precedenti al primo di luglio.

I pendolari, quelli che passano almeno due volte al giorno dai tre caselli dove è lievitata la tariffa, possono avere un vantaggio maggiore. Quantificabile dai dieci euro in su, mentre per gli autotrasportatori, i corrieri e chi va avanti e indietro sulla tangenziale per lavoro le cifre di rimborso potrebbero essere significative.

Alle associazioni dei consumatori in questi giorni sono arrivate diverse lamentele rispetto alle autostrade. Gli automobilisti si lamentano in primo luogo della mancanza di miglioramenti sulla rete, nonostante i periodici aumenti delle tariffe. I motociclisti, invece, guardano con invidia ai sistemi adottati in altri Paesi, come in Francia, dove pagano la metà rispetto ai mezzi a quattro ruote. «Perché da noi no?», si chiedono: «Stesso pedaggio, siamo più penalizzati ed esposti a rischi delle auto».

HELPCONSUMATORI.it - Banche. Torino, prima class Adoc contro Banca Popolare di Novara

Parte da Torino la prima class action dell'ADOC contro la Banca Popolare di Novara. Nel merito l'Adoc, assistita dallo studio legale Bin avvocati associati di Torino, lamenta l'applicazione nei confronti dei consumatori titolari di un conto corrente privo di fido, nel caso di brevi e occasionali sconfinamenti sul proprio conto corrente, della commissione di massimo scoperto e di altre commissioni bancarie diverse ed ulteriori rispetto agli interessi debitori, la cui nullità è stata sancita da una legge del novembre 2008.

Nonostante ciò, la banca a partire dal mese di giugno del 2009, ha sostituito le precedenti commissioni con altre voci, le quali avrebbero persino aggravato i costi dei correntisti, aggirando così i divieti posti dalla legge del 2008. Si stima che i consumatori interessati a questa class action siano circa un migliaio, con possibilità di ottenere risarcimenti che in media si aggireranno intorno ai 450,00€. L'atto di citazione è stato notificato in data odierna e la prima udienza si terrà nel mese di gennaio 2011.

L'Adoc attende i consumatori presso la sede di Torino, in via Parma 10; tel. 011/4364331, fax 011/4364373, e-mail adoc.torino@tiscali.it.

Per maggiori informazioni consultare i nostri siti www.prezziadoc.org e www.causeinrete.it.

(23 luglio 2010) 

LA STAMPA - I rimborsi inghiottiti dal vulcano

Esposto all’Antitrust di consumatori e agenzie di viaggi: “I tour operator non restituiscono i soldi”

I rimborsi inghiottiti dal vulcano

Nei comunicati non si fa cenno alla possibilità di ottenere gli indennizzi

(Raphaël Zanotti)

Ad aprile migliaia di viaggiatori erano rimasti a terra, valigie ai piedi e vacanze rovinate dalla nube del vulcano islandese. Ma oltre al danno provocato dalle bizze dell’Eyjafjallajökull, la maggior parte ha dovuto subire la successiva beffa: nessun rimborso da parte dei tour operator. Ora, però, la situazione potrebbe cambiare. La sezione piemontese dell’associazione dei consumatori Adoc ha presentato un esposto all’Antitrust sostenendo che, in quella settimana di voli cancellati, i tour operator si sono comportanti scorrettamente non comunicando ai clienti la possibilità di riavere indietro il denaro. Oppure, addirittura, negando questo diritto a chi, più informato, ne faceva formale richiesta.
L’esposto è stato firmato dai consumatori insieme ad Autotutela, associazione torinese che raccoglie le agenzie di viaggio, intermediari tra tour operator e turisti e, nella maggior parte dei casi, primi bersagli di questi ultimi. È la prima volta che accade.
Ma cosa contestano Adoc e Autotutela? Semplice: «I tour operator hanno completamente ignorato il codice del consumo - spiega l’avvocato dell’Adoc, Bartolomeo Grippo - Il codice è chiaro. Se per cause di forza maggiore il volo viene cancellato, il consumatore ha diritto a una di queste possibilità: o usufruire di un pacchetto vacanze di valore equivalente o superiore senza dover pagare la differenza, o usufruire di un pacchetto vacanze di valore inferiore con restituzione della differenza, oppure rimborso del 100% del valore del pacchetto entro sette giorni dal recesso o dalla cancellazione». Invece, sostengono consumatori e agenzie di viaggi, i tour operator si sono limitati a offrire buoni viaggio da consumare entro una certa data. Prendere o lasciare. La maggior parte dei viaggiatori ha ricevuto comunicazioni di questo tenore: «Siamo spiacenti per la cancellazione del suo volo, dovuta a forze di causa maggiore. Nello spirito di cortesia che ha sempre contraddistinto la nostra azienda, le proponiamo un buono viaggio del valore di ... da usufruire entro il...». Fine. Una cortese concessione.
A chi non aveva altri periodi di vacanza, o a chi interessava rientrare in possesso della somma già sborsata, non è stata data alcuna alternativa. Come nel caso portato davanti all’Antitrust dai consumatori e dalle agenzie di viaggio. La storia è quella tipica di un consumatore che, dopo aver acquistato un pacchetto vacanza della Alba Tour attraverso un’agenzia di viaggi, ha scoperto che il suo volo per l’Egitto era stato cancellato. Ha chiesto dunque all’agenzia di viaggi di chiedere il rimborso alla Alba Tour. Quest’ultima non ha mai risposto, anche quando nel carteggio è intervenuta direttamente l’associazione delle agenzie di viaggio Autotutela. Si è limitata a spedire all’agenzia di viaggi un buono per un pacchetto vacanze di valore inferiore a quello acquistato dal cliente, senza nemmeno restituire la differenza.
L’Antitrust, di fronte all’esposto delle due associazioni, ha valutato il caso meritevole della sua attenzione e ha aperto un fascicolo di indagine. Se, alla fine della sua analisi, dovesse sanzionare il tour operator si aprirebbe la strada a migliaia di richieste provenienti da tutta Italia.

(5 Luglio 2010, pag. 59)

LA STAMPA - "L'Enel dice che ha firmato mio marito. Ma lui era morto da cinque anni"

Il legale: “Succede sempre più spesso. Ormai usano ogni trucco”

(Raphaël Zanotti)

Un tempo scoppiava uno scandalo ogni volta che si scopriva che, alle elezioni, avevano votato persino i defunti. Oggi, chi e' passato a miglior vita, addirittura firma i contratti. Lo ha scoperto, con grande afflizione personale, una signora di 81 anni delle Vallette che nell'aprile scorso si e' vista arrivare a casa due bollette dell'Enel. «Strano - ha pensato la signora - io ho sempre pagato Iride». Per nulla convinta, la vecchina ha deciso di andare a controllare direttamente agli uffici di corso Regina Margherita. Arrivata qui, ha chiesto delucidazioni: E gli uffici le hanno presentato un contratto: «Ma come, guardi qui, e' tutto regolare, c'e' la firma di suo marito». Il contratto era datato aprile 2009, peccato che il marito della signora, buonanima, fosse defunto cinque anni prima. Com'e' stato possibile? La signora ha deciso di accertarlo. Si e' affidata all'avvocato Tiziano Lucchese, che e' il legale che segue il settore Energia per l'associazione dei consumatori Adoc. Poco dopo e' partita una denuncia penale ai carabinieri delle Vallette. La procura della Repubblica ha aperto un'indagine. Perche' e' abbastanza lampante che qualcuno, pur di far passare la signora da Iride a Enel, ha falsificato la firma del marito. «Purtroppo di casi del genere se ne vedono sempre piu' spesso - racconta l'avvocato Lucchese - Io avro' anche una visione patologica della situazione, nel senso che a me si rivolgono soprattutto persone che hanno problemi con le aziende erogatrici di servizi, ma una volta e' la doppia fatturazione, un'altra la migrazione ad altro operatore senza autorizzazione, senza considerare che molti non rispettano il diritto al ripensamento previsto per legge». Ora, il caso della vedova e del marito che firma contratti dall'Aldila', sara' oggetto anche di una segnalazione all'Antitrust per pratica commerciale scorretta, oltre a un classico reclamo al venditore. L'Adoc ha annunciato che, nel caso l'indagine penale sfoci in un processo, chiedera' di potersi costituire parte civile.

(23 giugno 2010, pag. 71)

LA STAMPA - Torinese cita Intesa per i titoli Lehman

“Non mi hanno avvertito nemmeno il giorno del crac”

(Raphaël Zanotti)

Intesa Sanpaolo non solo vendeva i titoli di Lehman Brothers ricavandone dunque una percentuale come intermediario, ma era anche proprietaria dell'unica piattaforma su cui potevano essere venduti, e dunque ne fissava il prezzo. L'accusa viene dall'associazione dei consumatori Adoc che per la prima volta ha citato in giudizio l'istituto di credito per conflitto d'interessi nel gigantesco crac della banca d'investimenti americana. L'Adoc rappresenta Giuseppina Caffiero, biologa torinese e correntista Intesa, che nel maggio 2008 investi' tutti i suoi risparmi, 39.000 euro, nelle famigerate obbligazioni su consiglio di Intesa Sanpaolo, perdendo tutto nel giro di pochi mesi. «La nostra cliente non e' un'esperta - spiega l'avvocato Bartolomeo Grippo che difende la Caffiero insieme al collega Fabrizio De Francesco dello studio legale Bin - Ha sempre avuto un profilo da investitore prudente. All'improvviso, pero', e' stata contattata dalla banca che le ha offerto l'acquisto delle Lehman Brothers». Secondo i legali, quell'investimento non poteva essere presentato come sicuro gia' all'epoca dell'acquisto. Nei sette mesi precedenti all'acquisto erano gia' stati pubblicati numerosi articoli che dimostravano l'alto rischio che correva Lehman Brothers, ma la banca non ha mai informato la sua correntista della cosa. Addirittura, subito dopo la crisi dei subprime, la Caffiero si era rivolta preoccupata alla banca, ricevendo solo rassicurazioni. E' venuta a sapere dell'uscita dal mercato dei titoli da un amico broker. Quando ha chiamato il suo istituto di credito il 15 settembre 2008, per avere delucidazioni, si e' sentita rispondere: «Ci dispiace, e' cosi', ma ormai non puo' fare piu' nulla. I titoli sono stati espulsi e non possono piu' essere negoziati». Perche' un comportamento del genere da parte di Intesa Sanpaolo? Secondo la tesi dell'Adoc perche' la banca perseguiva un proprio interesse e non quello della sua cliente. Le Lehman Brothers non venivano vendute in Borsa, ma solo su una piattaforma particolare: la Euro Tlx. Quest'ultima e' di proprieta' di Unicredit e di Imi, la banca di investimento di Intesa Sanpaolo. Di qui il conflitto d'interesse. Non solo. Il Consorzio Patti Chiari, di proprieta' di vari istituti di credito e dell'Abi, era nato per fornire indicazioni sicure agli investitori. Una garanzia che, pero', sembra si sia rivelata poca cosa. Ancora il giorno del crac Lehmna, il consorzio indicava i titoli americani come investimento «a basso rischio e basso rendimento». Il fatto che Intesa Sanpaolo sia tra i proprietari del Consorzio e che il presidente dei revisori dei conti di quest'ultimo sia nel consiglio di sorveglianza della banca, ha fatto si' che l'Adoc citasse in giudizio anche Patti Chiari. Il processo iniziera' il 15 settembre.

(23 maggio 2010, pag. 59)

Sportelli del consumatore: i consiglieri regionali promettono impegno

Martedì mattina (il 7/12) le associazioni dei consumatori hanno effettuato con successo uno sciopero degli sportelli di assistenza al consumatore, contemporaneamente si è svolta una manifestazione di dissenso di fronte alla sede del Consiglio Regionale del Piemonte. L’oggetto della protesta era la totale assenza di fondi previsti nei prossimi anni per la tutela del consumatore, in particolare attraverso la capillare rete degli sportelli gestita dai volontari delle associazioni, che costituisce un punto di riferimento per i cittadini su tutto il territorio regionale: i numeri relativi sia all’affluenza che alle pratiche svolte da anni da questi sportelli, dimostrano quanto il servizio sia gradito dagli utenti, essendo sovente l’unico modo per molti consumatori di far valere i propri diritti. Molti Consiglieri regionali, sia di maggioranza che di opposizione, si sono fermati a parlare con i rappresentanti delle Associazioni che protestavano, ed hanno riconosciuto che i pochi strumenti esistenti a tutela del consumatore vanno rafforzati nell’interesse di tutti ed in particolare delle fasce sociali più deboli, e si sono dunque impegnati ad individuare nella legge di bilancio regionale per il prossimo anno, lo spazio per garantire i fondi indispensabili al funzionamento della rete degli sportelli.

Adiconsum Piemonte, Adoc Piemonte e Federconsumatori Piemonte onlus, seguiranno con attenzione i lavori del Consiglio Regionale per far sì che le parole si traducano in fatti ed azioni concrete: la crisi economica non deve essere un alibi per rinunciare alla tutela del consumatore, anzi deve servire da stimolo per varare quei provvedimenti che stimolino il corretto funzionamento del mercato.

Continueremo quindi ad impegnarci affinchè la Regione Piemonte faccia uno sforzo di programmazione e non si rischi di lasciare nei prossimi anni senza tutele centinaia di migliaia di cittadini che si rivolgono agli sportelli del consumatore.

SCIOPERO SPORTELLI CONSUMATORI 7 DICEMBRE

COMUNICATO STAMPA 

Sportelli del consumatore:

sciopero e manifestazione pubblica di protesta



Nonostante la legge regionale 24/2009, che prevede un impegno  costante della Regione Piemonte a tutela dei consumatori,  nel bilancio Regionale in discussione non è ancora prevista alcuna somma per tradurre queste parole in fatti: è incredibile che ogni anno le associazioni dei consumatori debbano mobilitarsi per richiedere che la Regione si "ricordi" di finanziare un servizio, quale quello degli sportelli del consumatore, che è molto apprezzato dalla cittadinanza.

Per quanto sopra e per difendere le nostre prerogative di associazioni di consumatori - ma soprattutto per difendere e tutelare i diritti dei consumatori piemontesi, che hanno visto riconosciuta in una legge la possibilità di usufruire  di una rete di sportelli che gratuitamente li informi e li aiuti  a difendersi - Adiconsum Piemonte, Adoc Piemonte e Federconsumatori Piemonte onlus, intendono, per protesta, chiudere gli "sportelli del consumatore" nella giornata del 07/12/2010 ed organizzano un sit in, alle ore 10 dello stesso giorno, di fronte al Consiglio regionale in via Alfieri a Torino.

Per la giornata di domani le associazioni cercheranno di limitare al minimo i disagi per l’utenza, ma giova ricordare che in un solo giorno lavorativo di “assenza” delle associazioni e dei loro volontari, rischiano di non trovare ascolto 1000 consumatori piemontesi: ci sembra assai miope da parte della Regione non fare un piccolo sforzo di programmazione e rischiare così di lasciare nei prossimi anni senza tutele centinaia di migliaia di cittadini!

La Stampa: " PEDAGGI, GUERRA APERTA TRA PROVINCIA E ANAS"

Alessandro Mondo - Far pagare i pedaggi autostradali a tutti sarà anche «un’operazione di giustizia sociale», come ha detto il viceministro alle Infrastrutture Roberto Castelli durante la cerimonia inaugurale della canna di sicurezza del traforo del Frejus, ma la Provincia non ci sta. E passa dalle parole ai fatti, saldando in un fronte unico anche il gruppo provinciale del Pd e i consumatori. Il primo obiettivo è imporre ad Anas la restituzione dei soldi che la società, tramite Ativa, ha riscosso indebitamente lo scorso mese di luglio. L’aumento delle tariffe alle barriere di Settimo, Falchera e Bruere - disposto per mettere a reddito, seppur indirettamente, il corridoio Torino Caselle finora a scorrimento libero - era stato bocciato dal Tar Piemonte su ricorso della stessa Provincia. Per la verità, inizialmente anche la Regione aveva eccepito sugli aumenti, e sulle loro modalità, salvo defilarsi.

Agevolazioni SMA Torino S.p.A anno 2009

casaSi avvisa che il 31/12/2009 scade il termine per la presentazione al gestore SMA Torino S.p.A della richiesta riguardante l'agevolazione per le bollette per il servizio idrico integrato anno 2009.


L'Autorità d'ambito n. 3 “Torinese” (ATO 3) rinnova l'agevolazione introdotta nel 2005, confermando anche  per il 2009 che le famiglie con situazioni economiche disagiate possono richiederla sulla bolletta del servizio idrico integrato (acquedotto, fognature, depurazione)*.
L'agevolazione si applica in base al numero di componenti del nucleo familiare.

Misura dell'agevolazione: è riconosciuta esclusivamente per l'unità abitativa di residenza, in misura pari a:
6 €/anno per nucleo familiare di 1 persona
8 €/anno per nucleo familiare di 2 persone
10 €/anno per nucleo familiare di 3 persone
12 €/anno per nucleo familiare di 4 persone
14 €/anno per nucleo familiare di 5 persone
16 €/anno per nucleo familiare maggiore di 5 persone

Chi può presentare la richiesta: l'utente con un valore dell'ISEE (Indicatore Situazione Economica Equivalente) inferiore o uguale a € 9000.

Modalità di presentazione della domanda: l'utente deve compilare l'apposito modulo di richiesta disponibile presso gli uffici aperti al pubblico del gestore SMA Torino S.p.A., oppure sul sito internet www.smatorino.it, il modulo va presentato in forma cartacea al gestore, per posta, fax (011/4365575) o per consegna diretta.

Documentazione da allegare: l'utente deve allegare alla richiesta l'attestazione ISEE rilasciata dagli Enti abilitati (INPS, CAF, uffici comunali competenti, etc.) calcolata sui redditi dell'anno precedente a quello per cui si richiede l'agevolazione (ad esempio per l'agevolazione 2009, l'ISEE deve essere calcolata sui redditi 2008).

Quando va presentata: entro il 31/12/2009 al gestore SMA Torino S.p.A., la richiesta ha validità annuale e va presentata ogni anno, pena la decadenza dell'agevolazione, entro e non oltre il 31/12 di ciascun anno.

Modalità di erogazione dell'agevolazione: il gestore SMA Torino S.p.A. provvederà a corrispondere l'agevolazione con accredito su c/c bancario, postale o tramite emissione di assegno circolare intestato all'avente diritto.

Per ulteriori informazioni:

SMA Torino S.p.A., Corso XI Febbraio 14 – 10152 Torino www.smatorino.it Numero Verde: 800 01 08 42

Autorità d'ambito n.3 “Torinese” (ATO 3), Via Lagrange 20 – 10123 Torino www.ato3torinese.it


* L'agevolazione si attribuisce per il 56% al servizio di acquedotto, per il 12% al servizio di fognatura e per il 32% al servizio di depurazione.

Le vie delle multe da oggi arrivano anche alla Soris

Sempre più comodo pagare le multe (anche se non sarà mai un piacere). D’ora in poi, oltre che negli uffici della polizia municipale, nelle tabaccherie, alla posta e via Internet si aggiunge la possibilità di saldare il debito verso il Comune attraverso la Soris spa, il servizio di riscossione dei pagamenti spontanei conseguenti agli accertamenti sanzionatori relativi ad infrazioni al Codice della Strada.

La nuova procedura introduce anche nuove ed importanti modalità di pagamento che, sostanzialmente, possono essere così riassunte: il numero di conto corrente bancario su cui effettuare i pagamenti è stato modificato: 68377266 (intestato a Soris Spa Servizio Riscossioni Polizia Municipale Torino). Sarà anche possibile pagare il verbale presso Soris (via Vigone 80, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 13.30). Ma c’è una terza possibilità, quella di pagare le multe presso i terminali allestiti presso gli uffici bancari Unicredit e gli sportelli Bancomat Unicredit.

Sempre attraverso Soris c’è anche la possibilità di pagare on line, sul sito Soris (www.soris.torino.it). «In questa prima fase, a carattere sperimentale - ha spiegato ieri il comandante di via Bologna Mauro Famigli - è ancora possibile utilizzare tutte le forme di pagamento sinora impiegate e cioè il vecchio conto corrente postale numero 4135 intestato a Città di Torino/Corpo di Polizia Municipale, gli sportelli di via Bologna 74, via Giolitti 2 bis o corso Peschiera 195, l’indirizzo telematico www.comune.torino.it/vigiliurbani/sanzioni/pagamento».
Intanto il Comune fa sapere che ha fatto ricorso contro la sentenza del giudice di pace Vittorio Tango che di recente ha firmato una sentenza che rischia di scompaginare i conti del Comune e i piani di Soris, la concessionaria che ha il compito di recuperare tasse, imposte e, da qualche tempo, anche le multe notificate e non pagate. Secondo il giudice la Soris non può recuperare con le ingiunzioni le multe non pagate dagli automobilisti indisciplinati. Può agire solo per incassare tasse e imposte comunali evase, come la tassa raccolta rifiuti oppure l’imposta di occupazione del suolo pubblico. Per il giudice, l’incasso delle multe tocca unicamente a Equitalia, la concessionaria nazionale ex Uniriscossioni, perché il «recupero delle sanzioni pecuniarie al Codice della Strada può avvenire solo a mezzo di ruoli esattoriali» competenza esclusiva di Equitalia.

Come andrà a finire? «Aspettiamo l’esito del nostro ricorso - conclude Famigli - e poi si vedrà».

"La Stampa" 17/12/2008 pag. 67

Rassegna stampa del 10 dicembre 2008

  • La Repubblica - "Diossina, dopo i maiali le mucche" - di Alessandra Retico - pag. 17
  • La Repubblica - "Decreto mutui, rischio-ricorsi penalizzato chi ha il tasso fisso" - di Roberto Petrini - pag. 26
  • La Stampa - "Scoppia la lite del cotechino" - di Daniela Daniele - pag. 17

La Repubblica - Pag. 17

Diossina, dopo i maiali le mucche

(Alessandra Retico)

ROMA - Sequestri, controlli e molte rassicurazioni. L´allarme diossina ha smosso le istituzioni italiane, meno i consumatori che continuano a comprare bistecche e braciole, anche se dall´Irlanda ieri è arrivata la conferma che pure le mucche hanno mangiato concime avvelenato. Poche, sembrerebbe: 38 allevamenti bovini foraggiati a olio industriale, ma su 11 mandrie analizzate solo 3 sono risultate positive. Il livello di intossicazione è molto basso, due o tre volte superiore ai limiti consentiti, contro gli 80-200 registrati nei suini. L´ufficializzazione del nuovo pericolo mucche non ha avuto effetti al momento significativi in Italia: da Dublino abbiamo importato circa il 7 per cento delle carni bovine, intorno ai 18 milioni di chili. Ben individuabili, visto che l´etichettatura è obbligatoria per carni di manzo e vitello e dunque tutelarsi è più facile. Proprio la tracciabilità è stata anche ieri al centro delle rivendicazioni di agricoltori e consumatori, come pure del Welfare, che ha ribadito l´intenzione di chiedere all´Europa che venga estesa a tutti i prodotti. Il ministro della Salute Sacconi ha tranquillizzato i cittadini («un ingiusto allarme»), e così il titolare dell´Agricoltura Zaia, che ha spiegato come «il ministero fa di routine più di ottomila controlli l´anno, riconosciuti a livello internazionale per la loro qualità». Anche associazioni di agricoltori, operatori del settore e in parte i consumatori smorzano i timori. L´Assica, associazione industriale delle carni: «Abbiamo la rete veterinaria migliore». Paolo Bruni, presidente Fedagri-Confcooperative: «I controlli funzionano, e fidarsi in ogni caso dei prodotti delle cooperative, con marchio volontario di qualità». Il Codacons chiede invece di tenere alta la guardia su zampone e cotechino, sconsigliandoli per le tavole natalizie. Il nuovo bilancio dal Welfare sulla carne suina a rischio entrata in Italia: 89 partite, di cui 42 già sequestrate, 228 supermercati e ipermercati passati al setaccio dai Nas. Gli italiani sembrano fidarsi. Più tecnicamente, siamo consumatori maturi: al momento nessun panico, fettine e braciole finiscono nei carrelli mantenendo stabile il mercato. Non come nel 2001, quando la psicosi collettiva per mucca pazza costò al sistema produttivo perdite da 2 miliardi. E la situazione tiene più che nel 2005, quando l´aviaria ha fatto crollare le vendite di pollame di mezzo miliardo. La Coldiretti ha fatto un primo monitoraggio: sostanziale stabilità degli acquisti sia di carne bovina che suina. Dall´Irlanda d´altra parte arriva solo lo 0,3 per cento di maiali mentre la percentuale sale al 7 per manzi e vitelli. La Cia fa la medesima considerazione: finora, nessun contraccolpo sui consumi. «Secondo le previsioni il 2008 dovrebbe concludersi con un incremento, sia quantitativo che in valore, del 2,3 per cento rispetto al 2007». Oggi è atteso un parere da parte dell´Efsa, l´agenzia sulla sicurezza alimentare europea con sede a Parma, sui rischi per la salute umana; e a Bruxelles i partner europei faranno il punto della situazione. Speriamo basti il messaggio di un macellaio di Fuorigrotta a Napoli che in negozio ha appeso un cartello: «I don´t speak english». Almeno l´ottimismo non è stato intossicato

La Repubblica - Pag. 26

Decreto mutui, rischio-ricorsi penalizzato chi ha il tasso fisso

(Roberto Petrini)

ROMA - Si riapre la partita del «calmiere» sui mutui mentre le entrate fiscali accusano una battuta d´arresto ad ottobre. Secondo i tecnici del Servizio bilancio della Camera che hanno passato al setaccio il decreto anti-crisi, ai primi passi a Montecitorio, il tetto del 4 per cento posto come limite per i soli prestiti a tasso variabile potrebbe provocare una valanga di ricorsi da parte dei mutuatari a tasso fisso, fuori dal «calmiere», che si sentissero discriminati dal decreto. La presa di posizione dei tecnici ha provocato una immediata reazione da parte del relatore del provvedimento Maurizio Bernardo (Pdl): «Gli uffici del ministero dell´Economia sono al lavoro per verificare che esistano disparità ma anche per valutare eventualmente di allargare la misura a coloro che hanno contratto un mutuo a tasso fisso superiore al 4 per cento». In campo anche l´opposizione: «La norma va corretta perché crea un meccanismo di disparità», ha detto Antonio Borghesi dell´Idv. Altre novità potrebbero giungere sul fronte degli ammortizzatori sociali. Le risorse potrebbero «aumentare ulteriormente», ha detto ieri Massimo Corsaro (Pdl), l´altro relatore al decreto anticrisi da ieri all´esame delle commissioni Finanze e Bilancio di Montecitorio. Modifiche sono inoltre attese, ma anche in questo caso servono risorse, per allentare la stretta introdotta sul bonus energia del 55 per cento. Quanto alle misure che dovrebbero favorire un maggior gettito per l´erario, contenute nel decreto legge anti-crisi con l´obiettivo di coprire gli interventi di spesa, sono per i tecnici in alcuni casi «non verificabili» altre volte legate alla «volontaria adesione» dei contribuenti. Rilievi vengono avanzati anche sull´utilizzo del Fas, fondo aree sottoutilizzate: il Servizio Bilancio ha chiesto al governo un prospetto che indichi le effettive risorse contenute nel fondo, al quale hanno già attinto molti provvedimenti negli ultimi mesi. Anche la norma che introduce i «Tremonti-bond», per sostenere eventualmente le banche in difficoltà per la crisi, secondo i tecnici del Servizio Bilancio, non individua l´ammontare delle risorse necessarie demandando questo aspetto ad un decreto del presidente del Consiglio. I tecnici del Servizio bilancio intervengono anche sulla questione, oggetto di una forte contestazione da parte del Pd, del raddoppio dell´Iva, dal 10 al 20 per cento sui canoni di abbonamento della pay- tv: la norma, spiega il rapporto, potrebbe portare ad una riduzione degli abbonamenti e dunque del gettito. Tornando al fisco, in base ai dati diffusi dal ministero dell´Economia, nel periodo gennaio-ottobre 2008 le entrate erariali, al lordo delle una tantum, sono risultate superiori di 6 miliardi (+1,9%) a quelle dell´anno precedente. Nel solo mese di ottobre, tuttavia, rispetto allo stesso periodo dell´anno precedente, si è verificata una discesa del gettito pari all´1,2 per cento. Nei dieci mesi da segnalare un aumento del 6,6 per cento del gettito dell´Ire-Irpef, mentre l´Iva (indicatore anche dell´andamento dell´economia) è cresciuta solo dello 0,7 per cento. In calo l´Ires, l´imposta sulle società, che ha fatto registrare un arretramento del 5,2 per cento.

LA STAMPA - Pag. 17

Scoppia la lite del cotechino

(Daniela Daniele)

L’incertezza vola più sul cenone di Capodanno che sul pranzo di Natale. Per la notte di San Silvestro, infatti, la tradizione raccomanda cotechino o zampone, quel macinato finissimo, saporito e fumante di carni suine, con contorno di lenticchie. Ma i venti di bufera che arrivano dall’Irlanda ci stanno spingendo a prendere in seria considerazione la scelta vegetariana. Cotechino sì, cotechino no. Che fare? Le organizzazioni dei consumatori non hanno dubbi: meglio il principio di massima precauzione, fino a quando tutti i controlli non avranno accertato che certi prodotti la diossina non l’hanno neanche sfiorata. Esplicito l’invito di Carlo Rienzi, presidente del Codacons: «Il governo deve emettere un decreto urgente che imponga subito l’etichetta d’origine sulle carni suine. In attesa che ciò avvenga, non comprate per le prossime festività cotechino e zampone». Si aggiunge il suggerimento dell’Aduc: «Non mangiate carne suina, almeno fino a quando non saranno resi noti i risultati delle analisi». Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori, tuona: «A noi non interessa che l’importazione dei prodotti dall’Irlanda sia marginale, bisogna garantire sicurezza alimentare a tutti i cittadini. Pochi o tanti che siano». Ma i rivenditori contestano la linea del catastrofismo. Il presidente di Assomacellai-Confesercenti, Gian Paolo Angelotti, ricorda che meno dello 0,4% della carne suina è importata dall’Irlanda, e precisa che «le carni suine fresche, quelle che si trovano sui banchi delle 35 mila macellerie italiane, sono per il 90% di provenienza interna». Appelli alla calma arrivano dalle autorità. «La situazione è assolutamente sotto controllo - rassicura Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, Politiche sociali e Salute - è stato tempestivo l’intervento dei Nas e sono state subito identificate le partite sospette». Gli fa eco il sottosegretario Francesca Martini, che assolve cotechini e zamponi. «Questi prodotti - dice - sono stati confezionati prima del 1° settembre, data in cui il mangime contaminato è giunto agli allevamenti». I sequestri, intanto, si moltiplicano. Sono 89 le partite di carne suina importate dall’Irlanda, 42 sono state rintracciate. «Contiamo in brevissimo tempo - afferma Martini - di trovarle tutte». Gran parte dei sequestri sono avvenuti in Lombardia (23), Emilia Romagna (8) e Veneto (6). Gli altri in Trentino, Lazio, Puglia, Basilicata e Calabria. Tutte le partite erano presso grossisti, in attesa del commercio al dettaglio. Nei supermercati sono stati 228 i controlli effettuati dai Nas.

L’altro versante

Ora l’allarme riguarda la carne bovina. «Ma non c’è rischio pubblico», tranquillizza il ministro dell’Agricoltura irlandese, Brendan Smith. Tre bovini su 11 hanno rivelato problemi di diossina. «E’ chiaro - dice l’ottimista Smith - che 8 mucche sono in salute, comunque ogni animale con livelli di tossico non legali sarà tolto dalla catena alimentare e dal mercato». Per la carne bovina esiste obbligo di etichettatura, è più facile identificare subito quella irlandese.E che dire dei prosciutti? I consorzi, come quelli del San Daniele e di Parma, vanno orgogliosi dei loro salumi Dop. I produttori, nella maggior parte dei casi, vantano non solo suini italiani ma anche rintracciabilità della filiera dei mangimi. Assalzoo (Associazione nazionale tra produttori di alimenti zootecnici) chiede comunque di estendere a tutti i produttori di mangimi l’Haccp (Hazard Analysis Critical Control Point, metodo di controllo igienico finalizzato a tutelare la salute del consumatore). Per evitare altri guai.

Ecoincentivi. Stopo al "dietrofront" solo per il 2008

Sommerso da una valanga di critiche, il governo vuole fare marcia indietro su una parte della norma che ha tagliato, nello sconcerto generale, gli ecoincentivi del 55% per le ristrutturazioni «ambientali» degli immobili.

Come ha spiegato il ministro dell’Economia Tremonti, verrà cancellato l’aspetto più paradossale della «stretta»: la riduzione retroattiva per il 2008 degli incentivi fiscali, che avrebbe penalizzato anche chi ha già effettuato lavori di ristrutturazione contando su uno sconto fiscale del 55%. È l’unica concessione del ministro dell’Economia: dal 2009, infatti, gli incentivi per chi cambia caldaia o installa pannelli solari non saranno più automatici. Ed esauriti gli 82,7 milioni messi a disposizione per il 2009 (farà fede l’ordine cronologico delle domande) niente più bonus. Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ieri in una nota ha annunciato la presentazione di un emendamento che dovrebbe cancellare totalmente l’intervento sugli ecoincentivi.
L’autoriduzione degli sconti fiscali, per giunta retroattiva, gridava davvero vendetta al cielo, e corale è stata la protesta. Secondo il testo originario del provvedimento - contenuto nel decreto «anticrisi» - per il 2008 chi aveva già effettuato e pagato lavori di «ecoristrutturazione» invece di godere automaticamente in dichiarazione dei redditi di uno sconto fiscale del 55% (da fruire in tre anni) si sarebbe dovuto accontentare di uno del 36%, da suddividere per giunta in un arco di dieci anni, per lavori di importo non superiore a 48.000e). A sentire Tremonti, sarà solo questa la parte della norma che verrà rivista. Il ministro dell’Ambiente Daniela Prestigiacomo in una nota parla invece di un emendamento per sopprimere tutte le norme relative al credito d’imposta contenute nel decreto anti-crisi; ma oltre a superare il «niet» (di norma insuperabile) di Tremonti, Prestigiacomo dovrà anche trovare una copertura finanziaria alternativa, cosa non facile. Se prevarrà l’impostazione dell’Economia, una volta esauriti i fondi stanziati (82,7 milioni nel 2009, 186 nel 2010, 315 nel 2011) gli incentivi non saranno erogati.
Confindustria, Cna, Confartigianato, in rappresentanza di produttori e installatori, ma anche i sindacati, gli ambientalisti, esperti e scienziati hanno protestato contro un provvedimento che fa a pugni con l’esigenza di sostenere l’innovazione tecnologica e soprattutto combattere il riscaldamento globale, e che peraltro è stato apprezzatissimo dagli italiani. Nel 2008 le pratiche sono state oltre 118.500: il 37% per la sostituzione di finestre e coibentazione di pareti e tetti, il 26% per installare caldaie a condensazione, il 19% per pannelli solari. Quasi 120.000 interventi che hanno messo in moto un giro d’affari stimato in 1,8 miliardi nel 2008, con un risparmio di 70 milioni di tonnellate di CO2 e di 510 MWh di elettricità. Il Wwf, in una nota, chiede al ministro Prestigiacomo di cancellare l’intera norma del decreto, per tutelare l’occupazione e l’ambiente.

(Fonte: "La Stampa" del 4/12/2008)

Partners

regione piemonte

città di torino

camera commercio torino

adoc nazionale