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Largo al risparmio con il “Furboconsumo”

Su iniziativa dell’associazione dei consumatori Adoc (organizzazione legata alla Uil) e con il supporto del Distretto Commerciale dell’Eporediese arriva a Ivrea e nei comuni limitrofi l’iniziativa “Furboconsumo”, presentata ieri in conferenza stampa in Comune a Ivrea. Si tratta di stimolare l’uso da parte dei commercianti, prevalentemente alimentari, di scontare quei prodotti prossimi alla scadenza o con involucro rovinato, o, da una certa ora del pomeriggio in poi, di quelle merci non più vendibili il giorno dopo, come, ad esempio, il pane.

A far ieri da “madrina” all’iniziativa l’assessore eporediese al commercio Elisabetta Ballurio, che ha introdotto la presidente regionale Adoc Silvia Cugini, e il presidente eporediese Adoc Felice Zuffo. «La proposta è stata presentata al Distretto commerciale, che l’ha reputata interessante e ha deciso di dare il proprio contributo perché potesse essere attivata sul nostro territorio. Con questo progetto si agisce da una parte cercando di eliminare, o almeno ridurre, gli sprechi, dall’altro creando una consumo sempre più consapevole».
L’iniziativa si rivolge non alla grande distribuzione, ma al commercio di vicinato o, al massimo, alla media distribuzione, al piccolo supermercato sotto casa. Nel primo caso a chi aderirà all’iniziativa verrà fornito un piccolo cartello da banco che ne evidenzia la partecipazione a Furboconsumo. Nel caso dei piccoli supermarket, invece, si procederà alla realizzazioni di piccoli angoli ben evidenziati dal marchio dell’iniziativa, dove trovare i prodotti scontati. Inoltre nella declinazione eporediese del progetto (che già è attivo con l’associazione dei commercianti di via Barletta nella zona Santa Rita a Torino) per meglio identificare gli esercizi commerciali che aderiscono, verrà fornita anche una vetrofania da applicare alla porta d’ingresso. «Nell’esperienza che abbiamo fatto a Torino, nata da circa un anno con la partecipazione della Regione Piemonte, - ha spiegato Cugini - abbiamo avuto una ampio riscontro, per esempio, dai bar e dalle pasticcerie, che dopo una certa ora scontano i loro prodotti, quali i panini imbotti o le paste. Partecipano anche delle gelaterie, scontando non il gelato, ma le torte gelato».
Le modalità di sconto sono ancora da definire. Anche se la preferenza sia dell’Adoc sia del Distretto, sarebbe verso sconti e orari omogenei per tipologia di prodotti, piuttosto che far sì che ogni negozio stabilisca in proprio le regole. «Ma questo lo verificheremo man mano che arriveranno le adesioni - ha precisato Ballurio. Il progetto è infatti sì figlio di un’esperienza torinese, ma deve essere tarato sulle abitudini locali».
Chiunque voglia aderire al progetto, o avere maggiori informazioni, può rivolgersi all’Adoc locale, e a Zuffo in particolare, chiamando lo 0125.63.31.15 o scrivendo a adoc@uilcanavese.it. Verrà realizzata una lista degli esercizi aderenti, lista che verrà pubblicizzata. Inoltre Adoc si impegna a fare periodicamente dei report in merito alla riuscita dell’iniziativa. E se per la Ballurio per andare a regime occorrerà “qualche” settimana, più ottimista è Zuffo: «Ho lasciato il numero di telefono: il primo che mi chiama sarà quello con il quale l’indomani partiamo!».

Marco Campagnolo - localport.it

Petizione popolare per il contenimento dei costi assicurativi

I cittadini firmatari della seguente petizione, considerando che:

  • con la liberalizzazione tariffaria del 1994, dalla quale si attendeva maggior concorrenza, i premi R.C.Auto sono aumentati, di fatto, in modo oneroso per la collettività;
  • l'assicurazione R.C.Auto è un obbligo di legge
  • la mancanza di un efficace sistema di contrasto alle frodi assicurative contribuisce a favorire fenomeni di elusione

Aree tematiche

Utenze domestiche: luce, gas, telefonia ed internet
Avvocati di riferimento: NARGISO - BOARIO - LUCCHESE - BENEVENTI

Compravendita e garanzia dei prodotti
Avvocati di riferimento: NARGISO - LUCCHESE

Controversie con professionisti
Avvocati di riferimento: NARGISO - LUCCHESE

Locazioni e condominio
Avvocati di riferimento: COCOLA

Intermediazioni immobiliari
Avvocati di riferimento: COCOLA

Poste Italiane
Avvocati di riferimento: GRIPPO

Assicurazioni
Avvocati di riferimento: LUCCHESE

Investimenti, finanziamenti e mutui
Avvocati di riferimento: BENEVENTI

Sanità
Avvocati di riferimento: BOARIO

Turismo
Avvocati di riferimento: GRIPPO

Servizi pubblici
Avvocati di riferimento: BOARIO - BENEVENTI

Pubblica amministrazione
Avvocati di riferimento: BOARIO - BENEVENTI

Licenziato "a voce": va risarcito

Se si è licenziati in tronco, con poche parole e senza la forma scritta prevista dalla legge, il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno, pari alle retribuzioni perse. Lo afferma la Cassazione, che (sentenza 77/2011)  ha rigettato il ricorso presentato dalla Lega Nazionale Dilettanti della FIGC, condannata in secondo grado a risarcire il danno cagionato ad un lavoratore a seguito di licenziamento orale.

Rassegna stampa 11 febbraio 2010

INDICE

Quotidiani

La Stampa Torino e Prov. - “Acqua più cara della benzina” - da Specchio dei Tempi - pag. 51

La Repubblica - Famiglie più povere e indebitate, l’industria è in caduta libera - di Elena Polidori - pag. 15

Internet

HelpConsumatori.it - TRASPORTI. Adiconsum annuncia cause collettive contro Trenitalia in difesa dei pendolari

HelpConsumatori.it - TURISMO. Todomondo e MyAir, Consumatori: prorogati termini per insinuazioni al passivo

HelpConsumatori.it - SICUREZZA. Caschi non sicuri, Altroconsumo annuncia ricorso al Tar

HelpConsumatori.it - TUTELA CONSUMATORI. Federconsumatori: milleproroghe, dov’è il blocco delle tariffe richiesto?


La Stampa Torino e Prov.

pag. 51

Un lettore scrive:
«Giovedì ho portato mio figlio al cinema Medusa Multisala di corso Umbria per fargli vedere il film "Avatar"...
«Il bimbo aveva sete e quindi mi sono recato alla gioielleria... pardon... al bar del cinema stesso e mi sono dovuto "arrendere" e pagare 1,40 euro per una bottiglietta da mezzo litro di acqua...
«Posso capire tutto, tasse, spese, ecc. ecc. che può sostenere un esercizio commerciale ma credo che in questo caso si sia superato il limite della decenza».

La Repubblica

pag. 15

(Elena Polodori)

La crisi falcidia il reddito delle famiglie italiane: quello medio, nel biennio 2006-2008, ovvero alle soglie recessione, scende del 4%; quello mensile (al netto delle imposte) si attesta intorno ai 2.679 euro. Ma una famiglia su cinque vive con meno di 1282 euro al mese e una su tre ha un debito sulle spalle. La crisi mette al tappeto anche la produzione industriale: nel 2009 l'indice accusa un calo del 17,4% rispetto all'anno prima (17,5 corretto per gli effetti di calendario). E' il peggior risultato dal 1991.Il primo dato arriva dalla Banca d'Italia, il secondo dall'Istat.Entrambe allarmano i sindacati e i consumatori. «Basta pezze», dichiara il leader Cisl Raffaele Bonanni, di fronte alla crisi dell'industria. «Il governo apra gli occhi e abbassi le tasse», gli fa eco Agostino Megale, commentando i contraccolpi della recessione sulle famiglie. Ma il governo cerca di minimizzare: «Confidiamo nella ripresa, pur se discontinua», assicura il ministro Maurizio Sacconi. Dalla Confindustria arriva invece una stima: a gennaio c'è un aumento della produzione dello 0,8% su dicembre, che compenserebbe il meno 0,7% congiunturale registrato a dicembre su novembre.Un altro numero significativo riguarda l'auto: la produzione industriale di autoveicoli a dicembre aumenta dell'85,1% rispetto allo stesso mese del 2008. Ma nella media dell'anno passato il calo è del 20,5% in termini grezzi e del 21,3% secondo il dato corretto per gli effetti di calendario. Crisi e povertà: una valanga di cifre quantificano gli effetti di questo binomio. In particolare, dalla consueta indagine della Banca d'Italia sui bilanci degli italiani viene fuori che il 20% delle famiglie può disporre di meno della metà del reddito medio, ovvero di appena 1.281 euro al mese. I nuclei familiari che vivono al di sotto della soglia di povertà, sono il 13,4%. Per la cronaca: sono definite povere (in senso relativo) le famiglie con un reddito equivalente inferiore alla metà della media. Nel 2008 questa soglia risultava pari a 8.150 euro netti all'anno, cioè circa 680 al mese. L'indagine rivela anche che i più ricchi sono il 10% del totale, con un reddito mensile di 4.860 euro: da sola, questa fascia di individui, possiede il 45% dell'intera ricchezza netta delle famiglie italiane. Un livello di concentrazione invariato da quindici anni.Un altro numero di rilievo, che è poi l'altra faccia della crisi, svela che le famiglie sono più indebitate di prima. E' interessato al fenomeno il 27,8% dei connazionali, con un aumento del 2%. Il valore è ancora inferiore a quelli dei principali paesi industriali, in particolare nel comparto dei mutui. Non è aumentato il loro grado di vulnerabilità finanziaria, misurato dall'incidenza della rata dei prestiti per immobili sul reddito disponibile: il 17%, in linea con i dati 2006 e con gli altri partner. Se si guarda alla distribuzione geografica del calo del reddito, viene fuori chea soffrireè più il centro Italia, con un meno 4,2%. I più colpiti sono i lavoratori autonomi e gli operai. La ricchezza totale netta è pari a 153 mila euro medi.

HelpConsumatori.it

"Un coro di proteste che si leva dal Nord al Sud della Penisola quello nei confronti del servizio ferroviario di Trenitalia: un servizio fatto di ritardi, cancellazioni e di condizioni igieniche di viaggio a rischio sanitario". E' quanto dichiara Paolo Landi, segretario generale Adiconsum in riferimento ai disagi che sono costretti a sopportare, in Italia, i pendolari. Adiconsum chiede a Trenitalia e a FS di attivare subito i tavoli negoziali, già concordati e sanciti da un accordo, che riguardano:

  • la nuova Carta dei diritti dei passeggeri
  • l'adeguamento dei servii per il trasporto regionale
  • il rispetto delle norme europee.

L'Associazione dei consumatori richiama, inoltre, gli Enti locali, al rispetto delle Finanziaria 2008 che prevede precise tutele per i consumatori, mai applicate né dalle Regioni né da Trenitalia. Le sedi regionali e territoriali di Adiconsum, in assenza di risposte da parte di Trenitalia, raccoglieranno l'adesione dei passeggeri per attivare cause collettive in difesa dei consumatori pendolari, "vittime di un servizio pubblico, ormai ridotto ad un colabrodo".   

HelpConsumatori.it 

È ancora possibile presentare domanda per l'insinuazione al passivo per Todomondo e MyAir. I termini sono stati infatti prorogati e i consumatori possono ancora presentare la domanda. A riferirlo è Federconsumatori, che finora ha raccolto 175 domande di insinuazione allo stato passivo per Todomondo, molte inoltrate anche al Fondo di garanzia nazionale, e 240 domande per MyAir.

Quali dunque gli aggiornamenti?

  • Todomondo: il curatore del fallimento ha ottenuto il rinvio dell'udienza di verifica dal 1° Febbraio al 31 Marzo 2010. Pertanto il nuovo termine per presentare le domande di insinuazione allo stato passivo è il 01/03/ 2010.
  • MyAir: Il tribunale di Vicenza ha decretato il 03/02/2010 il fallimento della compagnia aerea low cost con sede a Torrichia Vartesolo, schiacciata da un passivo di 96 milioni di euro. Dopo questa decisione la Procura vaglierà la sussistenza di eventuali reati fallimentari nei confronti dei responsabili del vettore low cost. Per quanto riguarda le domande di insinuazione i termini sono stati prorogati al 27/03/2010. Pertanto per chi non ha ancora presentato domanda può ancora farlo.

Si può dunque presentare la domanda sia agli sportelli di Federconsumatori sia allo Sportello nazionale per la tutela del turista, almeno dieci giorni prima della scadenza del termine. "Per quanto riguarda i cittadini lasciati a terra dalle compagnie aeree, però, vi è il rischio concreto di non ottenere il dovuto rimborso o risarcimento - informa Federconsumatori - Infatti, l'attuale Fondo di Garanzia Nazionale previsto all'art. 100 del Codice del Consumo, si riferisce ai soli casi di insolvenza da parte dei Tour Operator o delle agenzie di viaggi, senza fare alcun riferimento al fallimento delle compagnie aeree". Per questo l'associazione ha chiesto di estendere la copertura del Fondo anche ai casi di insolvenza delle compagnie aeree.

HelpConsumatori.it

Ancora nessuna risposta dal Ministero dei Trasporti sulla questione caschi da moto poco sicuri. Altroconsumo torna a sollecitare una reazione del Ministero sui risultati del test effettuato dall'Associazione su alcuni modelli di caschi omologati e annuncia il ricorso al Tar per inadempienza sull'effettuazione di controprove tecniche sui test, effettuati da Altroconsumo lo scorso anno, sui caschi integrali. L'Associazione ricorda che l'ultimo test, effettuato a fine gennaio, ha bocciato ben 8 modelli di caschi da moto tipo jet, tra i più diffusi sul mercato, sui 15 esaminati. "In tutta risposta - scrive l'Associazione dei consumatori - il Ministero ci ha inviato i risultati di alcune prove che ha fatto sui caschi integrali che avevamo segnalato come pericolosi un anno fa. In realtà le prove riguardano solo due modelli su quattro: in un caso i nostri risultati sono confermati, ma l'interpretazione che ne dà il ministero è diversa. Restiamo convinti - continua Altroconsumo - della pericolosità del prodotto. Il Ministero ci informa di voler verificare i caschi jet che abbiamo segnalato. Chiediamo che tutte le prove siano effettivamente fatte, in un laboratorio certificato. E alla presenza nostra". 

HelpConsumatori.it

Da Federconsumatori una domanda al momento senza risposta: dove sono finite le proposte per i cittadini su prezzi e tariffe nel decreto milleproroghe? "Abbiamo studiato attentamente il decreto milleproroghe, cercando di scovarvi il provvedimento relativo al blocco delle tariffe promesso dal Viceministro Vegas. Purtroppo non ve ne è traccia": questo il commento del presidente dell'associazione Rosario Trefiletti.  "Il Governo, quindi, ha mentito deliberatamente - continua l'associazione - Anzi, ancora una volta, ha dimostrato la sua particolare attenzione rivolta agli interessi di evasori e speculatori, piuttosto che a quelli delle famiglie, che si troveranno a dover fare i conti con un'ulteriore decurtazione della propria capacità di acquisto, con conseguenze sempre più negative per l'economia". La previsione, ribadita da Federconsumatori, è che nel 2010 si registreranno tensioni su prezzi e tariffe che avranno ricadute per 660 euro annuali. 

Rassegna stampa 11 febbario 2010

Rassegna stampa

 giovedì 11 febbraio 2010   Indice   Quotidiani  La Stampa Torino e Prov. – “Acqua più cara della benzina” – da Specchio dei Tempi - pag. 51   La Repubblica – Famiglie più povere e indebitate, l’industria è in caduta libera – di Elena Polidori – pag. 15     Internet  HelpConsumatori.it – TRASPORTI. Adiconsum annuncia cause collettive contro Trenitalia in difesa dei pendolari  HelpConsumatori.it – TURISMO. Todomondo e MyAir, Consumatori: prorogati termini per insinuazioni al passivo HelpConsumatori.it – SICUREZZA. Caschi non sicuri, Altroconsumo annuncia ricorso al Tar  HelpConsumatori.it – TUTELA CONSUMATORI. Federconsumatori: milleproroghe, dov’è il blocco delle tariffe richiesto?    ______________________________________     

La Stampa Torino e Prov.  

Un lettore scrive:
«Giovedì ho portato mio figlio al cinema Medusa Multisala di corso Umbria per fargli vedere il film "Avatar"...
«Il bimbo aveva sete e quindi mi sono recato alla gioielleria... pardon... al bar del cinema stesso e mi sono dovuto "arrendere" e pagare 1,40 euro per una bottiglietta da mezzo litro di acqua...
«Posso capire tutto, tasse, spese, ecc. ecc. che può sostenere un esercizio commerciale ma credo che in questo caso si sia superato il limite della decenza».

 

 

    

La Repubblica 

 

pag. 15 

 

(Elena Polidori) 

La crisi falcidia il reddito delle famiglie italiane: quello medio, nel biennio 2006-2008, ovvero alle soglie recessione, scende del 4%; quello mensile (al netto delle imposte) si attesta intorno ai 2.679 euro. Ma una famiglia su cinque vive con meno di 1282 euro al mese e una su tre ha un debito sulle spalle. La crisi mette al tappeto anche la produzione industriale: nel 2009 l'indice accusa un calo del 17,4% rispetto all'anno prima (17,5 corretto per gli effetti di calendario). E' il peggior risultato dal 1991.Il primo dato arriva dalla Banca d'Italia, il secondo dall'Istat.Entrambe allarmano i sindacati e i consumatori. «Basta pezze», dichiara il leader Cisl Raffaele Bonanni, di fronte alla crisi dell'industria. «Il governo apra gli occhi e abbassi le tasse», gli fa eco Agostino Megale, commentando i contraccolpi della recessione sulle famiglie. Ma il governo cerca di minimizzare: «Confidiamo nella ripresa, pur se discontinua», assicura il ministro Maurizio Sacconi. Dalla Confindustria arriva invece una stima: a gennaio c'è un aumento della produzione dello 0,8% su dicembre, che compenserebbe il meno 0,7% congiunturale registrato a dicembre su novembre.Un altro numero significativo riguarda l'auto: la produzione industriale di autoveicoli a dicembre aumenta dell'85,1% rispetto allo stesso mese del 2008. Ma nella media dell'anno passato il calo è del 20,5% in termini grezzi e del 21,3% secondo il dato corretto per gli effetti di calendario. Crisi e povertà: una valanga di cifre quantificano gli effetti di questo binomio. In particolare, dalla consueta indagine della Banca d'Italia sui bilanci degli italiani viene fuori che il 20% delle famiglie può disporre di meno della metà del reddito medio, ovvero di appena 1.281 euro al mese. I nuclei familiari che vivono al di sotto della soglia di povertà, sono il 13,4%. Per la cronaca: sono definite povere (in senso relativo) le famiglie con un reddito equivalente inferiore alla metà della media. Nel 2008 questa soglia risultava pari a 8.150 euro netti all'anno, cioè circa 680 al mese. L'indagine rivela anche che i più ricchi sono il 10% del totale, con un reddito mensile di 4.860 euro: da sola, questa fascia di individui, possiede il 45% dell'intera ricchezza netta delle famiglie italiane. Un livello di concentrazione invariato da quindici anni.Un altro numero di rilievo, che è poi l'altra faccia della crisi, svela che le famiglie sono più indebitate di prima. E' interessato al fenomeno il 27,8% dei connazionali, con un aumento del 2%. Il valore è ancora inferiore a quelli dei principali paesi industriali, in particolare nel comparto dei mutui. Non è aumentato il loro grado di vulnerabilità finanziaria, misurato dall'incidenza della rata dei prestiti per immobili sul reddito disponibile: il 17%, in linea con i dati 2006 e con gli altri partner. Se si guarda alla distribuzione geografica del calo del reddito, viene fuori chea soffrireè più il centro Italia, con un meno 4,2%. I più colpiti sono i lavoratori autonomi e gli operai. La ricchezza totale netta è pari a 153 mila euro medi.     

 

HelpConsumatori.it

"Un coro di proteste che si leva dal Nord al Sud della Penisola quello nei confronti del servizio ferroviario di Trenitalia: un servizio fatto di ritardi, cancellazioni e di condizioni igieniche di viaggio a rischio sanitario". E' quanto dichiara Paolo Landi, segretario generale Adiconsum in riferimento ai disagi che sono costretti a sopportare, in Italia, i pendolari. Adiconsum chiede a Trenitalia e a FS di attivare subito i tavoli negoziali, già concordati e sanciti da un accordo, che riguardano:
  • la nuova Carta dei diritti dei passeggeri
  • l'adeguamento dei servii per il trasporto regionale
  • il rispetto delle norme europee.
L'Associazione dei consumatori richiama, inoltre, gli Enti locali, al rispetto delle Finanziaria 2008 che prevede precise tutele per i consumatori, mai applicate né dalle Regioni né da Trenitalia. Le sedi regionali e territoriali di Adiconsum, in assenza di risposte da parte di Trenitalia, raccoglieranno l'adesione dei passeggeri per attivare cause collettive in difesa dei consumatori pendolari, "vittime di un servizio pubblico, ormai ridotto ad un colabrodo".      

 

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È ancora possibile presentare domanda per l'insinuazione al passivo per Todomondo e MyAir. I termini sono stati infatti prorogati e i consumatori possono ancora presentare la domanda. A riferirlo è Federconsumatori, che finora ha raccolto 175 domande di insinuazione allo stato passivo per Todomondo, molte inoltrate anche al Fondo di garanzia nazionale, e 240 domande per MyAir. Quali dunque gli aggiornamenti?
  • Todomondo: il curatore del fallimento ha ottenuto il rinvio dell'udienza di verifica dal 1° Febbraio al 31 Marzo 2010. Pertanto il nuovo termine per presentare le domande di insinuazione allo stato passivo è il 01/03/ 2010.
  • MyAir: Il tribunale di Vicenza ha decretato il 03/02/2010 il fallimento della compagnia aerea low cost con sede a Torrichia Vartesolo, schiacciata da un passivo di 96 milioni di euro. Dopo questa decisione la Procura vaglierà la sussistenza di eventuali reati fallimentari nei confronti dei responsabili del vettore low cost. Per quanto riguarda le domande di insinuazione i termini sono stati prorogati al 27/03/2010. Pertanto per chi non ha ancora presentato domanda può ancora farlo.
Si può dunque presentare la domanda sia agli sportelli di Federconsumatori sia allo Sportello nazionale per la tutela del turista, almeno dieci giorni prima della scadenza del termine. "Per quanto riguarda i cittadini lasciati a terra dalle compagnie aeree, però, vi è il rischio concreto di non ottenere il dovuto rimborso o risarcimento - informa Federconsumatori - Infatti, l'attuale Fondo di Garanzia Nazionale previsto all'art. 100 del Codice del Consumo, si riferisce ai soli casi di insolvenza da parte dei Tour Operator o delle agenzie di viaggi, senza fare alcun riferimento al fallimento delle compagnie aeree". Per questo l'associazione ha chiesto di estendere la copertura del Fondo anche ai casi di insolvenza delle compagnie aeree.       

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Ancora nessuna risposta dal Ministero dei Trasporti sulla questione caschi da moto poco sicuri. Altroconsumo torna a sollecitare una reazione del Ministero sui risultati del test effettuato dall'Associazione su alcuni modelli di caschi omologati e annuncia il ricorso al Tar per inadempienza sull'effettuazione di controprove tecniche sui test, effettuati da Altroconsumo lo scorso anno, sui caschi integrali. L'Associazione ricorda che l'ultimo test, effettuato a fine gennaio, ha bocciato ben 8 modelli di caschi da moto tipo jet, tra i più diffusi sul mercato, sui 15 esaminati. "In tutta risposta - scrive l'Associazione dei consumatori - il Ministero ci ha inviato i risultati di alcune prove che ha fatto sui caschi integrali che avevamo segnalato come pericolosi un anno fa. In realtà le prove riguardano solo due modelli su quattro: in un caso i nostri risultati sono confermati, ma l'interpretazione che ne dà il ministero è diversa. Restiamo convinti - continua Altroconsumo - della pericolosità del prodotto. Il Ministero ci informa di voler verificare i caschi jet che abbiamo segnalato. Chiediamo che tutte le prove siano effettivamente fatte, in un laboratorio certificato. E alla presenza nostra".      HelpConsumatori.it   Da Federconsumatori una domanda al momento senza risposta: dove sono finite le proposte per i cittadini su prezzi e tariffe nel decreto milleproroghe? "Abbiamo studiato attentamente il decreto milleproroghe, cercando di scovarvi il provvedimento relativo al blocco delle tariffe promesso dal Viceministro Vegas. Purtroppo non ve ne è traccia": questo il commento del presidente dell'associazione Rosario Trefiletti."Il Governo, quindi, ha mentito deliberatamente - continua l'associazione - Anzi, ancora una volta, ha dimostrato la sua particolare attenzione rivolta agli interessi di evasori e speculatori, piuttosto che a quelli delle famiglie, che si troveranno a dover fare i conti con un'ulteriore decurtazione della propria capacità di acquisto, con conseguenze sempre più negative per l'economia". La previsione, ribadita da Federconsumatori, è che nel 2010 si registreranno tensioni su prezzi e tariffe che avranno ricadute per 660 euro annuali.  

Rassegna stampa 9 febbraio 2010

INDICE

Quotidiani

La Stampa Torino e Prov. - “Limite di velocità a settanta all’ora nei corsi principali” - di Andrea Tronzano - pag. 68

TorinoSette - Consumatori - pag. 44

Internet

City Torino e Prov. - Limiti di velocità, nei grandi corsi spesso si viaggerà a 70 chilometri orari - pag. 15

City Torino e Prov. - Difesa dei consumatori - pag. 18

HelpConsumatori.it - RC AUTO. Cerchiai (Ania): aumenti in vista. La reazione dei consumatori

HelpConsumatori.it - Legge concorrenza, Antitrust segnala settori

HelpConsumatori.it - TURISMO. Buoni vacanza, CTUC: c’è tempo fino al 30 giugno

HelpConsumatori.it - BANCHE. Abi: 8% famiglie ha cambiato rate mutuo

HelpConsumatori.it - CONCORRENZA. Aiuti di stato e equo compenso, Altroconsumo si rivolge all’Ue

HelpConsumatori.it - TRASPORTI. Incentivi auto, Adiconsum: potenziare servizio pubblico

HelpConsumatori.it - SOCIETA’. AIE: sì a misure fiscali per acquisto libri

HelpConsumatori.it - ENERGIA. Autorità: più garanzie per bollette del gas. Soddisfazione di MC

IlGiornaleDelPiemonte.it - Uno sportello decentrato per le conciliazioni - pag. 15


 La Stampa Torino e Prov.

pag. 68

(Andrea Tronzano)

Quando il buonsenso prevale, non importa se la proposta arriva da destra o da sinistra. Ieri la Sala Rossa ha approvato con 28 «sì» e solo 4 «no» una mozione che impegna il sindaco e la giunta a istituire il limite di velocità dei 70 km all’ora su alcune strade della città. L’ispiratore del documento, Andrea Tronzano di FI-Pdl, aveva elencato nella sua mozione tutta una serie di corsi cittadini da «velocizzare», quelli cioè con più carreggiate e paragonabili a circonvallazioni che consentono l’aggiramento delle zone centrali e semicentrali. Elenco scomparso dalla mozione che però demanda alla giunta e ai tecnici di stabilire quali corsi siano in grado di sopportare, nel rispetto delle normative, i 70 all'ora e mantenendo nei controviali il limite dei 50. «La mozione, garantendo la sicurezza dei pedoni, dà un primo piccolo segnale distensivo agli automobilisti - commenta Andrea Tronzano -. Siamo orgogliosi di questa piccola "rivoluzione culturale". Ora tocca ai tecnici garantire che questo indirizzo politico sia attuato in maniera non restrittiva».
Un entusiasmo contro il quale, sin dall’inizio, si levò la più che comprensibile perplessità del’assessore alla Viabilità, Maria Grazia Sestero: «Lei è proprio convinto che se si alzasse il limite a 70 km/h - aveva detto - questo non si tradurrebbe in un generalizzato aumento della velocità, ergo in un pericolo maggiore per i pedoni e gli stessi automobilisti?». Tronzano aveva replicato ricordando che il Codice della strada impone il limite dei 50 nei centri abitati, ma anche che «l'ente proprietario della strada, nel nostro caso il Comune può elevare il limite a 70 quando le caratteristiche costruttive e funzionali lo consentano». Non solo, lo stesso Codice dopo aver detto «che è obbligo del conducente regolare la velocità allo stato ed al carico del veicolo stesso, ed in particolare alle caratteristiche e alle condizioni della strada e del traffico per evitare ogni pericolo» aggiunge «che il conducente non deve circolare a velocità talmente ridotta da costituire intralcio o pericolo per il normale flusso della circolazione». In parole povere: ci sono strade che per le loro caratteristiche permettono una velocità superiore anche in città e dove andare piano, invece che una sicurezza, si può tradurre in pericolo. E in effetti, «non è che in città non esistano le strade a 70 chilometri orari - aveva detto Maria Grazia Sestero - è che sono pochi i tratti di asfalto a possedere le caratteristiche richieste dal Codice come l’essere lontano dall’abitato oppure che non sia prevista la sosta». Sestero si riferiva all’ultimo tratto di corso Regina verso la tangenziale, a un tratto di corso Unità d’Italia e ad altre tre strade dove si può arrivare ai 70. Cinque strade che il consigliere di FI-Pdl aveva chiesto di portare a 16. Perché? «Perché Torino è una città con grandi corsi a più carreggiate che in alcuni casi fungono anche da circonvallazione, pensate a via Pietro Cossa oppure a corso Lecce o lo stesso Corso Unità d’Italia, tutto e non solo un tratto. L'assenza di omogeneità del limite di velocità ai 70 porta l'automobilista ad avere meno concentrazione su quanto avviene alla guida e più attenzione ai segnali stradali. E poi, il progresso tecnologico ha portato le automobili ad essere sicure e ad avere uno spazio di frenata sempre più ridotto».

TorinoSette

pag. 44

BIBLIOTECA CIVICA CASCINA MARCHESA, CORSO VERCELLI 141/7, ORE 18"La difesa dei consumatori", ciclo d'incontri per informare sui diritti a tutela dei cittadini: "Garanzie legali e convenzionali nelle vendite", a cura di Bartolomeo Grippo. Info 011/4429230.

City Torino e Prov.

pag. 15

Limite di 50 all’ora nei grandi viali? Addio. Presto su molti corsi cittadini entrerà in vigore il limite di velocità a 70 chilometri orari. Il Consiglio comunale ha infatti approvato ieri, con 28 voti favorevoli, 4 contrari e due astenuti, una mozione che impegna il sindaco e la giunta a istituire il nuovo limite di velocità su alcune strade della città. Si tratta dei corsi con più carreggiate che consentendo l’aggiramento delle zone centrali e semicentrali. Tra queste vengono indicati tratti dei corsi Giulio Cesare, Vercelli, Grosseto, Potenza, Lecce, Trapani, Siracusa, Regina Margherita, Massimo d’Azeglio, Orbassano, Bramante, Settembrini, Galileo Ferraris e di via Pietro Cossa e Lungo Stura Lazio. Nei controviali, invece, si prevede di mantenere il limite dei 50 chilometri all’ora.

City Torino e Prov.

Il ciclo di incontri per informare sui diritti a tutela dei cittadini, in collaborazione con la Adoc, propone il tema “La difesa dei consumatori. Garanzie legali e convenzionali nelle vendite”, a cura di Bartolomeo Grippo. Biblioteca civica Cascina Marchesa, c.so Vercelli 141, oggi ore 18, tel. 011/4429230, gratis. Da domani in orario: lun 15-19.45, mar-mer 14-19.45, gio-sab 8.15-14.

HelpConsumatori.it

Si profilano nuovi aumenti per l'rc auto, in media del 15%, che renderanno gli incrementi pari addirittura al 170% se conteggiati a partire dal 1996. A sottolineare questo dato sono Federconsumatori e Adusbef a commento delle dichiarazioni rese oggi dal presidente Ania Fabio Cerchiai in audizione in Commissione Finanze alla Camera. Cerchiai ha parlato di risultati negativi nella gestione dell'assicurazione rc auto che "comporteranno una inevitabile ricaduta sui prezzi delle coperture". Secondo una prima stima, ha aggiunto, su 100 euro di premi incassati nel 2009 ne sono stati spesi 105 e dunque "il conto economico delle rc auto per il secondo anno consecutivo registrerà una perdita tecnica"."Le affermazioni di Cerchiai circa i risultati negativi della gestione dell'rc auto fanno intravedere, ancora una volta, nubi all'orizzonte per gli automobilisti - commentano Federconsumatori e Adusbef - Il bilancio negativo del settore, infatti, vuole esser fatto ricadere sui prezzi delle polizze, come ammette lo stesso il presidente dell'Ania. Noi, invece, chiediamo che vi siano meno sprechi e meno profitti". La previsione delle associazioni è che i rincari medi saranno del 15%, "dato oltretutto denunciato dagli stessi Agenti delle Agenzie di Assicurazione"."Tutto ciò - concludono - in un contesto in cui si susseguono senza sosta i tentativi di smantellare tutte le conquiste ed i progressi fatti grazie ai decreti Bersani, che, immettendo elementi di competitività e trasparenza all'interno di tale settore, hanno suscitato l'ostilità da parte della lobby assicurativa. Non è questa la direzione giusta per giungere ad una riduzione delle tariffe rc-auto. Sarebbe piuttosto necessario proseguire sulla strada delle liberalizzazioni, al fine di innescare una maggiore competitività in un settore che ne ha davvero forte bisogno".Per il Movimento Difesa del Cittadino quanto accaduto pone interrogativi sulla permanenza al tavolo Ania. "Cosa deve accadere perché finalmente le polizze rc auto possano diminuire? Sono dieci anni che dall'Ania ci sentiamo ripetere il solito mantra "Ci vuole ben altro...", anche dopo che sono stati approvati accordi e provvedimenti che dovevano portare con certezza alla riduzione dei costi delle polizze". Questo il commento dell'associazione, che aggiunge: "Questo atteggiamento di continuo gioco al rialzo dei vertici Ania pone un serio problema di verifica del tavolo con i consumatori, perché tutte le disponibilità finora dimostrate dalle associazioni sembrano non portare mai a risultati certi e in favore degli assicurati. Questo provoca un forte senso di frustrazione e ci pone un serio interrogativo se rimanere o no a far parte del tavolo".L'Unione Nazionale Consumatori si sofferma su un ulteriore aspetto che riguarda le frodi. "La proposta dell'Ania di istituire un'agenzia antifrode per i sinistri auto è senz'altro condivisibile, a patto che non sia la solita operazione di facciata - ha commentato Massimiliano Dona, segretario generale dell'UNC, sulla proposta del presidente Ania - E' bene ricordare che in ogni compagnia di assicurazione che si rispetti c'è un ufficio antifrode, perché le truffe ci sono sempre state e sempre ci saranno. In realtà, finora è mancata la volontà di combatterle seriamente, perché è molto più facile aumentare i prezzi delle polizze, facendo così pagare agli assicurati onesti i costi delle truffe".

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In vista della prima Legge annuale sulla concorrenza, l'Antitrust ha chiesto a Parlamento e Governo di rivedere "in via prioritaria le norme che proteggono dalla concorrenza i servizi postali, ferroviari, aeroportuali e autostradali". In particolare l'Autorità segnala che "nelle poche aree liberalizzate del settore postale la concorrenza è ostacolata dalle scelte normative compiute alla fine degli anni '90 che consentono a Poste Italiane, fornitore del servizio universale, di estendere il proprio monopolio in riserva legale anche nelle aree già aperte alla competizione. Entro la fine di quest'anno, con il recepimento della direttiva 2008/6/CE, il settore dovrà essere completamente aperto alla concorrenza, eliminando ogni possibilità di mantenere ambiti di mercato riservati. Vanno inoltre individuate modalità più concorrenziali di finanziamento del costo dell'offerta del servizio postale universale. Da rivedere sia le condizioni di accesso alla rete postale, attualmente nella sostanza definite da Poste Italiane, sia gli aspetti tariffari per la fornitura dei relativi servizi".Nel settore dei trasporti ferroviari, secondo l'Agcm "le difficoltà incontrate dal processo di liberalizzazione si traducono in condizioni di offerta scarsamente concorrenziali sia in termini di prezzo che di qualità del servizio. In particolare hanno pesato la mancanza di una chiara distinzione tra settori aperti alla concorrenza e settori che svolgono il servizio pubblico, insieme alla prassi delle proroghe di concessioni di lunga durata nel trasporto regionale. Il risultato sono stati sussidi pubblici che avrebbero potuto essere inferiori, condizioni non competitive di offerta e in generale bassi standard qualitativi". Per l'Autorità occorre dunque che la Legge annuale indichi chiaramente nuove linee di regolazione del settore: serve una precisa definizione dell'ambito di servizio universale, identificando direttrici e servizi meritevoli di contribuzione e distinguendo fra dimensione regionale e interregionale del servizio. Una soluzione del genere consentirebbe di individuare con trasparenza, pubblicità e verificabilità il perimetro del servizio in affidamento e la corretta quantificazione del relativo corrispettivo. La nuova regolazione di settore dovrà inoltre prevedere l'obbligo di procedere sempre tramite gara all'aggiudicazione della gestione dei servizi di trasporto nelle aree non profittevoli, ad iniziare da quelli regionali, per minimizzare il ricorso ai sussidi pubblici a parità di livelli tariffari e qualità dei servizi resi. Anche i servizi autostradali e aeroportuali, gestiti da concessionari che operano in monopolio, sono insoddisfacenti. L'Antitrust ribadisce, per le Autostrade, la necessità di procedere a selezioni ad evidenza pubblica per l'individuazione del concessionario, e di limitare durata e ambito delle concessioni. Anche sulle gestioni aeroportuali hanno pesato l'assenza di procedure di gara, mediante sistematici rinnovi di concessioni di durata ingiustificatamente lunga (fino a 40 anni) e l'elevata frammentazione dell'attività regolatoria, in parte svolta dall'ENAC, in parte dal CIPE. Per l'Antitrust i corrispettivi applicati dai gestori agli operatori aeroportuali devono trovare la loro base unicamente nei costi effettivamente sostenuti per la gestione dell'infrastruttura. E' necessario inoltre rimuovere le disposizioni regolamentari che, mantenendo restrizioni alle capacità operative dei più importanti aeroporti, costituiscono impedimenti all'incremento del numero dei concorrenti. L'Antitrust si è soffermata anche sulla distribuzione dei carburanti sostenendo "una maggiore indipendenza, nell'ambito della filiera di settore, tra distributori e produttori" senza forme di regolazione strutturale e dei prezzi. "Piuttosto vanno introdotti appropriati incentivi che inneschino un processo di ristrutturazione della rete carburanti basato su criteri di mercato e improntato a criteri di efficienza", scrive l'Agcm. Nel settore bancario e assicurativo, l'Antitrust auspica un riassetto della governante degli Istituti: "il legislatore dovrebbe intervenire con una legge di principi lasciando agli statuti la loro attuazione". Infine un cenno alla necessità di nuovi poteri all'Autorità: "per la tutela del consumatore l'Autorità ritiene essenziale superare la frammentazione delle competenze amministrative concentrandole nell'Antitrust che dovrebbe anche potere inibire, in via amministrativa, le clausole vessatorie inserite nei contratti di massa e standardizzati". Plaude alla richiesta il Movimento Consumatori: "E' il momento di agire concretamente sulla strada delle liberalizzazioni, anche dando maggiori poteri all'Autorità, per tutelare meglio la concorrenza e i consumatori" sostiene Lorenzo Miozzi, presidente del Movimento Consumatori. "La legge annuale rappresenta un'occasione per dare una nuova boccata di ossigeno ad un processo di competitività che ora non può più attendere -spiega Miozzi - I settori su cui ha focalizzato l'attenzione l'Antitrust necessitano di un veloce e efficace ammodernamento, per essere realmente competitivi. Settori che giustamente sono stati definiti critici e per cui si richiedono riforme che determinino nuovi assetti e aprano a scenari di concorrenza reale a vantaggio dei cittadini consumatori. Un percorso che riteniamo debba essere completato al più presto per il bene del nostro Paese".

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"In vacanza al mare o in montagna, un fine settimana in una delle città d'arte - il Governo, attraverso i "buoni vacanze", vuole offrire questa possibilità anche alle famiglie con basso reddito. Il contributo dello Stato è soggetto a dei limiti, ma ciononostante potrebbe essere d'interesse per qualcuno": è quanto commenta il Centro Tutela Consumatori Utenti ricordando che l'iniziativa, lanciata il 20 gennaio scorso con un finanziamento iniziale di cinque milioni di euro, comprende un contributo che può variare fra il 20 e il 45%. I buoni vanno riscossi entro il 30 giugno. Servono naturalmente dei requisiti: "non superare un certo reddito (reddito 2008 secondo 730, Unico o CUD), una meta di viaggio in Italia ma al di fuori del proprio comune di residenza. I buoni potranno essere riscossi presso esercizi convenzionati; questi esercizi, a loro volta, sono obbligati a concedere un ribasso sui prezzi praticati".

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Circa l'8% delle famiglie che ha un mutuo ha cambiato le rate negli ultimi due anni attraverso la rinegoziazione o la portabilità. È il dato che emerge dall'audizione del direttore generale dell'Abi Giovanni Sabatini alla Commissione Ambiente della Camera. Circa 270 mila famiglie si sono dunque rivolte alle iniziative avviate per modificare le condizioni del proprio mutuo sia attraverso la rinegoziazione del contratto di mutuo e delle rate (un provvedimento che ha interessato 195 mila famiglie) sia attraverso la portabilità del mutuo (provvedimento cui hanno fatto ricorso 72 mila famiglie).

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In occasione dell'insediamento della nuova Commissione europea (presieduta ancora una volta da Barroso), Altroconsumo ha presentato due ricorsi al Garante europeo per la Concorrenza Joaquin Almunia. Il primo per concentrazione e aiuti di Stato nei confronti di Tivù (la nuova piattaforma satellitare targata Rai, Mediaset e Telecom), il secondo nei confronti del decreto Bondi sull'equo compenso. "Si tratta di due questioni tutte italiane ben distinte" fanno sapere dall'Associazione, "ma entrambe caratterizzate da accordi per privilegiare gli interessi di alcuni a danno dello sviluppo del mercato tecnologico". Con la creazione della nuova piattaforma satellitare Tivù, Telecom Italia media, Rti (Mediaset) e Rai hanno realizzato una concentrazione in grado di ingessare ulteriormente il mercato pubblicitario. Dinamiche collusive a favore delle imprese interessate e a discapito di incentivi verso lo studio e la realizzazione di programmi di qualità.  "Criptando poi i programmi con un protocollo di codifica incompatibile con quello del decoder Sky, Rai e Mediaset hanno in pratica reso inaccessibile la propria programmazione generalista a 5 milioni di utenti Sky (contro le regole della concorrenza dell'Articolo 101 del Trattato). Ricordiamo però che la Rai è tenuta (proprio perché è un servizio pubblico) a fornire questo servizio. Per questo beneficia già del canone di abbonamento, ovvero un aiuto di Stato giudicato dalla Commissione compatibile con la natura del servizio erogato. Almeno fino a questo momento", scrive Altroconsumo. Altra questione è poi il famigerato decreto firmato prima di capodanno dal ministro Bondi sull'equo compenso; con questa firma è stato esteso il diritto il prelievo da parte della Siae di una quota di prezzo destinato a remunerare gli autori per la copia privata (prima previsto solo su cd, dvd vergini e masterizzatori) a tutti i dispositivi dotati di memoria, come telefoni cellulari, decoder, console di videogiochi. "Una tassa iniqua, un vero e proprio aiuto di Stato alla Siae e all'industria dell'audiovisivo", conclude l'Associazione.

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"Gli incentivi auto sono un espediente per posticipare una crisi del settore già in atto. Rappresentano un bel business per le case costruttrici e un pesante costo per il contribuente" così Adiconsum interviene nel dibattito in corso sulla eventualità di ripristinare o meno gli incentivi. Questo Paese, che ha forte bisogno di riforme continua a produrre auto per un mercato già saturo, mentre ha treni, autobus e metropolitane da Paese del Terzo mondo. "Occorre investire risorse nel futuro; potenziare il settore del trasporto pubblico significa anche creare occupazione, riqualificazione e sviluppo", conclude l'Associazione.

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Defiscalizzazione per l'acquisto di libri, specie scolastici e universitari per contribuire alla promozione dei consumi culturali, ripristino del credito d'imposta sugli acquisti di carta, forme di sostegno e di ammortizzatori sociali per i dipendenti dell'editoria libraria analoghe a quelle dell'editoria periodica, e ancora parificazione del trattamento IVA per libri e periodici ed estensione del regime IVA agevolato anche per i contenuti digitali: sono solo alcune delle richieste per il futuro del libro avanzate oggi dal presidente dell'Associazione Italiana Editori (AIE) Marco Polillo nel corso dell'audizione davanti alla Commissione Cultura della Camera in merito al riordino dei contributi all'editoria. "Si tratta di misure - ha chiarito Polillo - che possono aiutare non tanto gli editori come singoli imprenditori, in una logica di profitto, ma di strumenti in grado di incidere complessivamente sul bene della collettività. Siamo convinti che più si lavora sul potenziale del valore del libro più cresce il Paese perché ne aumenta la lettura e quindi la cultura. L'obiettivo, non dimentichiamolo, è quello avvicinarci alle abitudini di lettura dei nostri vicini: dalla Germania alla Gran Bretagna sino alla Francia".

HelpConsumatori.it

Arrivano più garanzie ai consumatori per letture e bollette del gas: in caso di malfunzionamento del contatore gas, si avrà la sostituzione gratuita del contatore, la restituzione di eventuali somme non dovute e maggiori garanzie sulla ricostruzione dei consumi effettivi. È quanto stabilito dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas. "Con queste nuove regole, semplici e chiare - ha detto il presidente Alessandro Ortis - vogliamo garantire una sempre più efficace tutela dei consumatori anche per la correttezza delle misure e delle bollette". Nel caso in cui si accerti un malfunzionamento del contatore, con la delibera ARG/gas 7/10, che innova il Testo Unico della qualità per i servizi del gas, l'Autorità ha previsto la sua sostituzione, senza alcun onere per il cliente, ed il diritto ad un'esatta ricostruzione dei consumi, a partire dall'ultima lettura ritenuta valida dal consumatore stesso. Al consumatore viene quindi garantita anche la restituzione di quanto eventualmente ingiustamente pagato. L'Autorità ha stabilito, si legge in una nota, che "quando non è possibile determinare con certezza il momento in cui il contatore ha iniziato a non funzionare correttamente, il distributore deve garantire la ricostruzione dei consumi nel periodo compreso tra l'ultima lettura (validata dal distributore e non contestata dal cliente) e la data di verifica sul posto del contatore o quella della sua sostituzione per la verifica presso un laboratorio qualificato. Se non fossero disponibili letture validate, la ricostruzione dei consumi deve essere fatta risalendo fino ad un massimo di cinque anni. Inoltre, se la ricostruzione fosse sfavorevole al consumatore, nel caso in cui il distributore non avesse rispettato la regolazione vigente (in materia di rilevazione, archiviazione e messa a disposizione delle misure dei contatori), al cliente non può essere addebitato l'importo derivante dalla ricostruzione". Soddisfazione è stata espressa dal Movimento Difesa del Cittadino: "Finalmente dopo anni di battaglie tra utenti, Associazioni dei consumatori e gestori, l'Autorità dell'Energia interviene per disciplinare la vera e propria giungla delle letture fantasma, delle fatturazioni presunte per consumi mai effettuati e delle ricostruzioni capestro nel caso di contatori rotti - ha detto Francesco Luongo, responsabile Nuove Tecnologie e Servizi a Rete dell'associazione - Un provvedimento complesso che sarà cura delle Associazioni dei consumatori far rispettare denunciando immediatamente violazioni ed abusi".

IlGiornaleDelPiemonte.it

ASTI. L’assessore provinciale Giovanna Quaglia ha sottoscritto, venerdì scorso a Torino, in Consiglio regionale, l’accordo tra le Province di Asti e Verbania-Cusio-Ossola e il Consiglio regionale sulle conciliazioni del Corecom (Comitato regionale per le comunicazioni) in ambito di comunicazioni.Anche nel capoluogo artigiano quindi, grazie al nuovo servizio decentrato, i cittadini avranno la possibilità di usufruire dell’attività di conciliazione: l’importanza dell’accordo è data dai numeri che attestano che nell’arco del 2009 le pratiche inerenti alle comunicazioni trattate sul territorio astigiano sono state il 3 per cento su un totale di 5mila. Il Corecom, organo funzionale dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, tratta infatti le controversie tra gestore e utente con la figura del conciliatore per cercare di giungere a una soluzione condivisa, senza ricorrere al giudice di pace. La Provincia di Asti con la firma di venerdì sul protocollo d’intesa si impegna a svolgere, presso l’Ufficio Relazioni con il Pubblico (Urp) in piazza Alfieri, una serie di azioni estremamente importanti, quali l’assistenza agli utenti nella compilazione dei formulari di conciliazione e sulle modalità di presentazione degli stessi, la fornitura di informazioni sullo stato della pratica e l’assistenza telefonica. Da parte sua il Consiglio regionale del Piemonte, sempre per mezzo del Corecom, si è impegnato a mettere a disposizione dell’Ufficio Relazioni col Pubblico le procedure informatiche, a organizzare giornate di formazione per il personale Urp e a svolgere la funzione di coordinamento del servizio.

Rassegna stampa venerdì 5 febbraio 2010

Rassegna stampa

 venerdì 5 febbraio 2010    Indice  

Quotidiani

La Stampa – Il giustiziere della spesa - di Roselina Salemi - pag. 23 

 

La Stampa Torino e Prov. – “La strana storia degli occhiali 3D di Avatar” da Specchio dei tempi - pag. 55 

     Internet 

HelpConsumatori.it – PREZZI. Inflazione, i commenti di Consumatori e imprese

 

 

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La Stampa 

 

pag. 23

 

(Roselina Salemi)Appetitose porzioni di frutta dovrebbero sostituire caramelle e cioccolatini davanti alle casse dei supermercati per contribuire a diffondere tra i clienti la cultura di una corretta alimentazione. A dirlo è il ministro tedesco delle politiche Agricole e Alimentari e della tutela del Consumatore, Ilse Aigner. «Un semplice suggerimento - ha sottolineato lo stesso ministro, non certo un provvedimento da imporre con la forza della legge. Comunque non mi stupirei se, chi ha bambini, preferisse frequentare i supermercati che rinunciano a esporre i dolciumi alle casse». Un’idea, questa, che non è affatto piaciuta ai produttori tedeschi di dolci: «La proposta del ministro - ha commentato Torben Erbrath della federazione dell’industria dolciaria - non è nuova e non in grado di contribuire a combattere l’obesità, come sanno bene gli esperti». Il battesimo del fuoco l’hanno avuto con il cenone di Capodanno. Quelli della Mckay, piccola e aggressiva società piena di idee da seminare nel web, hanno messo a confronto prezzi di panettoni e tacchini, lenticchie e zamponi. E hanno scoperto che sì, il metodo funziona. Un mese dopo il lancio, www.risparmiosuper.it è un caso nel passaparola tra i consumatori, l’unico sito in Italia a fare le pulci (gratis) alle offerte speciali dei supermercati, dimostrando che non tutte sono così speciali e che le confezioni-convenienza non sono poi tanto convenienti. Spiega Barbara Labate, che ha lavorato sul progetto due anni: «Abbiamo fatto scoperte sorprendenti. Un’acqua minerale strillata come offerta era più cara di altre, la stessa scatola di pomodori aveva variazioni significative di prezzo da una catena all’altra». Il test, a Milano, è stato un successo. Ci sono stati picchi notevoli (7300 pagine visitate in meno di due ore), e sono arrivate centinaia di lettere, al punto che risparmiosuper.it, sta per aprire i suoi battenti virtuali a Torino, Roma e Palermo (dalla prossima settimana). Come funziona? Con molta pazienza e un pizzico di tecnologia. Gli «inviati» di risparmiosuper.it raccolgono (a mano) tutti i volantini con le offerte della grande distribuzione, aggiornati settimana dopo settimana. Attualmente, sono sotto monitoraggio 13 catene, (Auchan, Carrefour, Diperdì, Esselunga, Euronics, Expert, Gs, Il Gigante, Mediaworld, Pam, Unieuro), ma presto arriveranno a 17. Come funziona.
Le informazioni vengono inserite nel database, che comprende oltre cinquemila prodotti. Il programma fa la comparazione per tipologia, brand, prezzo, peso, confezione, e segnala in rosso le offerte migliori. È pignolo, il programma. Prende in cosiderazione le variazioni di prezzo, (anche il 10 per cento a parità di prodotto, marca e quantità, su olio, birra, vino, banane, per esempio), e non si lascia ingannare da piccole differenze di peso o confezione. In più, registra gli andamenti dall’agosto 2009: periodo piccolo, ma dimostra che qualcuno ha davvero tagliato i prezzi e qualcun altro invece li ha aumentati. Chi si iscrive, può depositare la sua lista della spesa (con la marca preferita, e il tipo di confezione), nel carrello virtuale e, di volta in volta, riceverà la segnalazione del miglior prezzo medio nei supermercati della sua città, senza doverne visitare dieci diversi per risparmiare. Volendo, può avere via email o Sms, le offerte sui prodotti che ritiene più interessanti, o che aquista abitualmente. Certo, può capitare che il super più conveniente non sia quello sotto casa, e qualcuno si lamenta. C’è chi difende a spada tratta il punto vendita frequentato da sempre, non trovandolo tra quelli con le offerte migliori («Siete sicuri?»). C’è chi chiede di controllare i prezzi del suo suermercato di riferimento («Perché non inserite anche il Penny?»). E chi si complimenta, dopo aver controllato lo scontrino. Dieci, quindici euro in meno su ogni spesa possono fare la differenza per chi fatica ad arrivare alla fine del mese. L’aveva previsto Daniela Ostidich, sociologa dei consumi, nella ricerca «La spesa in tempi di crisi», dove spiegava le trappole più frequenti nella grande distribuzione, i rischi del «3 x 2», i segreti dei volantini promozionali: «Se vogliono comprare bene i consumatori devono diventare consapevoli». Ma dedicarsi ad analisi e comparazioni è complicato. Può mancare il tempo. Meglio se qualcun altro lo fa per noi. Il campione. I «clienti» registrati su risparmiosuper.it sono un buon campione dell’Italia metropolitana di oggi. Mettono nel carrello prodotti per 80 euro, tutti generi di prima necessità (anche questo è un segno della crisi, di quella povertà che, secondo l’Istat è arrvata al 13%), ma se si lasciano tentare dall’area elettrodomestici, cliccano le icone di celluari e televisori a schermo piatto. Sono un target trasversale (studenti, professionisti e casalinghe), e tutti gradiscono la schermata con l’elenco dei prodotti a meno di due euro, visitatissima. Al Pam, pasta, pomodori e filetti di sgombro, all’Esselunga, paella surgelata, al Gs, fettuccine e tonno. Si fa lo slalom negli scaffali. Come nella vita.

 

 

 

La Stampa Torino e Prov.  

 

pag. 55 

Una lettrice scrive:                                                                                                                            «Mio figlio quindicenne è andato a vedere Avatar in una famosa e centrale multisala di Torino. E’ arrivato con i suoi occhiali 3D che aveva avuto ad un precedente spettacolo e ha chiesto di “scontargli” il prezzo degli occhiali (così come sembra che alcuni gestori facciano). Gli hanno risposto che non era possibile perché non tutti gli occhiali sono uguali (sigh!) e dopo aver pagato i 10 euro... gli hanno dato gli stessi che già aveva. All’uscita c’era un grosso contenitore dove il pubblico veniva invitato a gettare gli occhiali. Mi chiedo, per farne cosa? Le ipotesi sono 1) imbustarli nuovamente e continuare a guadagnarci. 2) buttarli via aumentando il volume dei rifiuti. E’ così difficile scontare 2 euro a chi li ha già precedentemente pagati?».

 

 

HelpConsumatori.it

Con il tasso di inflazione all'1,3% ci sarà un aumento di spesa per ogni famiglia di 390 euro: questo il commento di Federconsumatori e Adusbef di fronte alle nuove stime dell'Istat per gennaio. "Che in una situazione di grave contrazione dei consumi come questa si verifichi il rialzo del tasso di inflazione è un fatto gravissimo - affermano le due associazioni - Tutto ciò contribuisce a debilitare ulteriormente il potere di acquisto delle famiglie, che, secondo l'Istat è sceso dell'1,6%, ma, per quanto ci riguarda, è sceso dell'1,8-1,9% in termini generali, e del 3,2% per le famiglie a reddito fisso". "Siamo ancora in attesa degli emendamenti per il blocco delle tariffe promessi dal Governo nel decreto milleproroghe", commentano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e di Adusbef, che sottolineano la necessità di bloccare le tariffe. Si rischiano, in caso contrario, aumenti di 660 euro a famiglia nel 2010. "Ricordiamo inoltre - concludono le due associazioni - che questo tasso di inflazione annuale all'1,3%, se non verrà abbattuto, comporterà un aggravio di spesa per ogni famiglia di 390 euro annui, che si riveleranno disastrosi soprattutto per le famiglie meno abbienti e per i pensionati, che hanno visto rivalutare la propria pensione di appena uno 0,6-0,7%". Per Confesercenti, "la crisi gela i prezzi, le imprese e l'occupazione". Commenta infatti l'associazione: "Il gelo della crisi si abbatte sui prezzi ed in particolare sono i prodotti di largo consumo a restare al palo, insieme al capitolo abitazione. La crisi mostra infatti due facce - si legge in una nota - una quella dei prezzi fermi e l'altra quella di un'economia in difficoltà che porta alla chiusura di imprese. Nel 2009, infatti, abbiamo registrato una perdita di 60.000 imprese e di 180.000 addetti. Di questi risultati dobbiamo tenere conto intervenendo con urgenza e determinazione per sostenere le imprese, l'occupazione, la fiducia dei consumatori e per dare prospettive positive all'economia".Per Confcommercio, infine, sono gli alimentari a tenere bassi i prezzi. "La sostanziale stasi dei prezzi degli alimentari, che prosegue ormai da quasi un anno - afferma in una nota Confcommercio - ha portato in 12 mesi il tasso tendenziale d'inflazione dal 3,8% allo 0,3%. Destano, invece, ancora qualche preoccupazione, oltre che i prezzi delle materie prime petrolifere, anche le dinamiche di prezzo dei servizi regolamentati, sia a livello locale che nazionale, da mesi con una significativa tendenza all'aumento".  

 

 

 

 

Rassegna stampa 6 febbraio 2010

INDICE

• Quotidiani

La Repubblica - Badanti e viaggi low cost nel paniere dei prezzi Istat - di Roberto Petrini - pag. 24

La Stampa Torino e Prov. - "L'Eni investa in efficienza" da Specchio dei tempi - pag. 47

La Stampa Torino e Prov. – “Caro aperitivo” da Specchio dei tempi - pag. 47


La Repubblica

pag. 24 (Roberto Petrini)

Cambia la borsa della spesa, mutano le abitudini degli italiani, il paese invecchia e si rinnova il paniere dell'Istat. Fuori acquisti che sembrano anacronistici come i fiammiferi, la riparazione degli orologi e le lampadine a incadescenza (verso l'eliminazione per ragioni ambientali). Dentro il costo della badante, i voli low cost nazionali, gli smartphone e le spese che si fanno dal medico per via privata (normalmente coperte dall'assicurazione). Così anche per il 2010, l'Istat ha aggiornato il paniere dei prodotti per i quali vengono rilevati mensilmentei prezzi per il calcolo dell'inflazione. Altri aggiornamenti volti a rendere più realistica la rilevazione dell'inflazione riguardano l'accorpamento di più prodotti: ad esempio toast, tramezzino e panino rientreranno nell'unica categoria di snack al bar dove si potranno trovare anche altri prodotti più vicini all'evoluzione delle abitudini alimentari. Lo stesso vale per cappuccino e caffè ai quali vengono affiancati il tè e l'orzo, come da nuove mode o abitudini.Il paniere per il calcolo dell'inflazione Nic, cioè l'indice dei prezzi al consumo per l'intera collettività (a gennaio è stato di 1,3 tendenziale contro l'1 di dicembre), registra una crescita del numero dei prodotti: aumentano di 63 unità e arrivano da quest'anno a quota 1.206.L'altro elemento chiave è l'aumento del peso dei servizi cui le famiglie fanno sempre maggior ricorso: si passa dal 41,9 al 43 per cento con l'effetto che un aumento dei prezzi e delle tariffe dei servizi avranno quest'anno un riflesso più forte sull'inflazione. Tra i prodotti e le prestazioni che richiamano maggiormente l'attenzione c'è l'ingresso delle badanti, dovuto ad un invecchiamento della popolazione che porta molte famiglie italiane a ricorrere a questo tipo di assistenza. Ragioni di mutamento di costume, almeno per alcune categorie più agiate, per l'intervento medico in regime privatistico: sono in crescita i parti in clinica privata spesso favoriti da polizze di assicurazione sanitaria. Vengono poi inseriti nuovi prodotti all'interno di posizioni già esistenti che riguardano i consumatori più giovani: ad esempio, le posizioni relative agli apparecchi per la telefonia mobile e ai personal computer, si arricchiscono anche degli smartphone e dei piccoli computer a basso prezzo per connettersi alla rete. Arrivano inoltre i viaggi aerei nazionali low cost che si affiancano quelli dello stesso genere tariffario su rotte europee già presenti. I consumatori tuttavia avanzano alcune perplessità in merito all'aggiornamento del paniere Istat. Adusbef e Federconsumatori criticano l'adeguamento dei pesi relativi di prodotti, come le polizze assicurative che «a volte possono non corrispondere esattamente alla realtà dei costi sostenuti dalle famiglie».

La Stampa Torino e Prov.

pag. 47

Una lettrice scrive: «Mi associo alla lettera di protesta apparsa su Specchio dei tempi per chiedere all'Eni quale senso abbia parlare di rispetto quando poi si devono attendere sei mesi per il rimborso dell’anticipo sui consumi a suo tempo versato. Sicuramente l'Eni farebbe meglio a investire le proprie risorse nel miglioramento delle procedure, anziché spendere milioni di euro in spot pubblicitari che hanno l'amaro sapore di una presa in giro».

La Stampa Torino e Prov.

pag. 47

Una lettrice scrive: «La scorsa settimana consumavo un crodino al banco presso la Caffetteria Nuova Roma ex Talmone di piazza Carlo Felice, servito senza neanche una patatina o un chicco di pop corn. «Al pagamento alla cassa mi vengono richiesti ben 5 euro. Protesto, ma pago ed esco giurando di non rimetterci mai più piede. Poi verifico il costo di un crodino presso qualche supermercato e scopro che il prezzo varia da 0,30 a 0,45 euro la bottiglietta.
«Ora mi chiedo: è forse così che i commercianti credono di poter risolvere la loro crisi? Forse sì, finché troveranno dei “polli” come me. Nel frattempo, le tanto attive associazioni di tutela del consumatore cosa fanno? E il Comune cosa fa? Chissà se almeno uno degli innumerevoli candidati in cerca di voti uscirà dalla giungla di così tanti manifesti mai visti prima e si impegnerà a difendere anche le nostre tasche?».

Rassegna stampa 5 febbraio 2010

INDICE

Quotidiani

La Stampa - Il giustiziere della spesa - di Roselina Salemi - pag. 23

La Stampa Torino e Prov. - “La strana storia degli occhiali 3D di Avatar” da Specchio dei tempi - pag. 55

Internet

HelpConsumatori.it - PREZZI. Inflazione, i commenti di Consumatori e imprese


La Stampa

pag. 23 (Roselina Salemi)

Appetitose porzioni di frutta dovrebbero sostituire caramelle e cioccolatini davanti alle casse dei supermercati per contribuire a diffondere tra i clienti la cultura di una corretta alimentazione. A dirlo è il ministro tedesco delle politiche Agricole e Alimentari e della tutela del Consumatore, Ilse Aigner. «Un semplice suggerimento - ha sottolineato lo stesso ministro, non certo un provvedimento da imporre con la forza della legge. Comunque non mi stupirei se, chi ha bambini, preferisse frequentare i supermercati che rinunciano a esporre i dolciumi alle casse». Un’idea, questa, che non è affatto piaciuta ai produttori tedeschi di dolci: «La proposta del ministro - ha commentato Torben Erbrath della federazione dell’industria dolciaria - non è nuova e non in grado di contribuire a combattere l’obesità, come sanno bene gli esperti». Il battesimo del fuoco l’hanno avuto con il cenone di Capodanno. Quelli della Mckay, piccola e aggressiva società piena di idee da seminare nel web, hanno messo a confronto prezzi di panettoni e tacchini, lenticchie e zamponi. E hanno scoperto che sì, il metodo funziona. Un mese dopo il lancio, www.risparmiosuper.it è un caso nel passaparola tra i consumatori, l’unico sito in Italia a fare le pulci (gratis) alle offerte speciali dei supermercati, dimostrando che non tutte sono così speciali e che le confezioni-convenienza non sono poi tanto convenienti. Spiega Barbara Labate, che ha lavorato sul progetto due anni: «Abbiamo fatto scoperte sorprendenti. Un’acqua minerale strillata come offerta era più cara di altre, la stessa scatola di pomodori aveva variazioni significative di prezzo da una catena all’altra». Il test, a Milano, è stato un successo. Ci sono stati picchi notevoli (7300 pagine visitate in meno di due ore), e sono arrivate centinaia di lettere, al punto che risparmiosuper.it, sta per aprire i suoi battenti virtuali a Torino, Roma e Palermo (dalla prossima settimana). Come funziona? Con molta pazienza e un pizzico di tecnologia. Gli «inviati» di risparmiosuper.it raccolgono (a mano) tutti i volantini con le offerte della grande distribuzione, aggiornati settimana dopo settimana. Attualmente, sono sotto monitoraggio 13 catene, (Auchan, Carrefour, Diperdì, Esselunga, Euronics, Expert, Gs, Il Gigante, Mediaworld, Pam, Unieuro), ma presto arriveranno a 17.

Come funziona
Le informazioni vengono inserite nel database, che comprende oltre cinquemila prodotti. Il programma fa la comparazione per tipologia, brand, prezzo, peso, confezione, e segnala in rosso le offerte migliori. È pignolo, il programma. Prende in cosiderazione le variazioni di prezzo, (anche il 10 per cento a parità di prodotto, marca e quantità, su olio, birra, vino, banane, per esempio), e non si lascia ingannare da piccole differenze di peso o confezione. In più, registra gli andamenti dall’agosto 2009: periodo piccolo, ma dimostra che qualcuno ha davvero tagliato i prezzi e qualcun altro invece li ha aumentati. Chi si iscrive, può depositare la sua lista della spesa (con la marca preferita, e il tipo di confezione), nel carrello virtuale e, di volta in volta, riceverà la segnalazione del miglior prezzo medio nei supermercati della sua città, senza doverne visitare dieci diversi per risparmiare. Volendo, può avere via email o Sms, le offerte sui prodotti che ritiene più interessanti, o che aquista abitualmente. Certo, può capitare che il super più conveniente non sia quello sotto casa, e qualcuno si lamenta. C’è chi difende a spada tratta il punto vendita frequentato da sempre, non trovandolo tra quelli con le offerte migliori («Siete sicuri?»). C’è chi chiede di controllare i prezzi del suo suermercato di riferimento («Perché non inserite anche il Penny?»). E chi si complimenta, dopo aver controllato lo scontrino. Dieci, quindici euro in meno su ogni spesa possono fare la differenza per chi fatica ad arrivare alla fine del mese. L’aveva previsto Daniela Ostidich, sociologa dei consumi, nella ricerca «La spesa in tempi di crisi», dove spiegava le trappole più frequenti nella grande distribuzione, i rischi del «3 x 2», i segreti dei volantini promozionali: «Se vogliono comprare bene i consumatori devono diventare consapevoli». Ma dedicarsi ad analisi e comparazioni è complicato. Può mancare il tempo. Meglio se qualcun altro lo fa per noi. Il campione
I «clienti» registrati su risparmiosuper.it sono un buon campione dell’Italia metropolitana di oggi. Mettono nel carrello prodotti per 80 euro, tutti generi di prima necessità (anche questo è un segno della crisi, di quella povertà che, secondo l’Istat è arrvata al 13%), ma se si lasciano tentare dall’area elettrodomestici, cliccano le icone di celluari e televisori a schermo piatto. Sono un target trasversale (studenti, professionisti e casalinghe), e tutti gradiscono la schermata con l’elenco dei prodotti a meno di due euro, visitatissima. Al Pam, pasta, pomodori e filetti di sgombro, all’Esselunga, paella surgelata, al Gs, fettuccine e tonno. Si fa lo slalom negli scaffali. Come nella vita. 

La Stampa Torino e Prov.

pag. 55

Una lettrice scrive: «Mio figlio quindicenne è andato a vedere Avatar in una famosa e centrale multisala di Torino. E’ arrivato con i suoi occhiali 3D che aveva avuto ad un precedente spettacolo e ha chiesto di “scontargli” il prezzo degli occhiali (così come sembra che alcuni gestori facciano). Gli hanno risposto che non era possibile perché non tutti gli occhiali sono uguali (sigh!) e dopo aver pagato i 10 euro... gli hanno dato gli stessi che già aveva. All’uscita c’era un grosso contenitore dove il pubblico veniva invitato a gettare gli occhiali. Mi chiedo, per farne cosa? Le ipotesi sono 1) imbustarli nuovamente e continuare a guadagnarci. 2) buttarli via aumentando il volume dei rifiuti. E’ così difficile scontare 2 euro a chi li ha già precedentemente pagati?».

HelpConsumatori.it

Con il tasso di inflazione all'1,3% ci sarà un aumento di spesa per ogni famiglia di 390 euro: questo il commento di Federconsumatori e Adusbef di fronte alle nuove stime dell'Istat per gennaio. "Che in una situazione di grave contrazione dei consumi come questa si verifichi il rialzo del tasso di inflazione è un fatto gravissimo - affermano le due associazioni - Tutto ciò contribuisce a debilitare ulteriormente il potere di acquisto delle famiglie, che, secondo l'Istat è sceso dell'1,6%, ma, per quanto ci riguarda, è sceso dell'1,8-1,9% in termini generali, e del 3,2% per le famiglie a reddito fisso". "Siamo ancora in attesa degli emendamenti per il blocco delle tariffe promessi dal Governo nel decreto milleproroghe", commentano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e di Adusbef, che sottolineano la necessità di bloccare le tariffe. Si rischiano, in caso contrario, aumenti di 660 euro a famiglia nel 2010. "Ricordiamo inoltre - concludono le due associazioni - che questo tasso di inflazione annuale all'1,3%, se non verrà abbattuto, comporterà un aggravio di spesa per ogni famiglia di 390 euro annui, che si riveleranno disastrosi soprattutto per le famiglie meno abbienti e per i pensionati, che hanno visto rivalutare la propria pensione di appena uno 0,6-0,7%". Per Confesercenti, "la crisi gela i prezzi, le imprese e l'occupazione". Commenta infatti l'associazione: "Il gelo della crisi si abbatte sui prezzi ed in particolare sono i prodotti di largo consumo a restare al palo, insieme al capitolo abitazione. La crisi mostra infatti due facce - si legge in una nota - una quella dei prezzi fermi e l'altra quella di un'economia in difficoltà che porta alla chiusura di imprese. Nel 2009, infatti, abbiamo registrato una perdita di 60.000 imprese e di 180.000 addetti. Di questi risultati dobbiamo tenere conto intervenendo con urgenza e determinazione per sostenere le imprese, l'occupazione, la fiducia dei consumatori e per dare prospettive positive all'economia".Per Confcommercio, infine, sono gli alimentari a tenere bassi i prezzi. "La sostanziale stasi dei prezzi degli alimentari, che prosegue ormai da quasi un anno - afferma in una nota Confcommercio - ha portato in 12 mesi il tasso tendenziale d'inflazione dal 3,8% allo 0,3%. Destano, invece, ancora qualche preoccupazione, oltre che i prezzi delle materie prime petrolifere, anche le dinamiche di prezzo dei servizi regolamentati, sia a livello locale che nazionale, da mesi con una significativa tendenza all'aumento".

Rassegna Stampa martedì 2 febbraio 2010

Rassegna stampa

 martedì 2 febbraio 2010   Indice   Quotidiani  La Stampa – Frecciarossa, dopo 50 giorni un passo in avanti - di Egle Santolini - pag. 25  La Stampa  – Mutui, sono 187 le banche disponibili a sospenderli – pag. 27 La Stampa Torino e Prov. – “Aspettando Infostrada, da 50 giorni senza fax” – da Lo specchio dei tempi - pag. 51  La Stampa Torino e Prov. – “Difficile farsi rimborsare da Sky” – da Lo specchio dei tempi – pag. 51  La Stampa Torino e Prov. – Caos raccolta porta a porta. E i rifiuti restano in strada  – da Lo specchio dei tempi – pag. 60  La Repubblica – Via alla sospensione dei mutui per 130 mila famiglie in difficoltà  –  pag. 27      Internet  HelpConsumatori.it – PREZZI. Carburanti, Adiconsum: “Chi controlla il Gpl?” 

Il Giornale del Piemonte – Niente multe: per adesso i civich garantiscono l’assistenza – pag. 2

 

 

 

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La Stampa 

 

pag. 25

 

(Egle Santolini)

Stazione di Porta Garibaldi, primo febbraio, zero gradi centigradi. Davanti al tabellone elettronico, decine di pendolari mi-torinesi attendono di sapere da quale binario partirà il Frecciarossa per Porta Nuova delle 18 e 58. «Tutte le sere la stessa solfa», segnala Giovanni, consulente finanziario e pendolare avvezzo a queste attese (in piedi: giacché qui, come a Rogoredo e ora anche a Centrale, le sale d’aspetto sono considerate un lusso inesistente). «Lo segnalano all’ultimo e a noi tocca fare le volate. Tanto più che non ci sono le scale mobili, e nove volte su dieci il binario è al piano inferiore». Sullo sfondo, una voce vellutata sta annunciando che, data la possibilità di ghiaccio sui binari, i treni dell’alta velocità «potrebbero maturare leggeri ritardi». No, i 50 giorni di Frecciarossa non stanno ricevendo la benedizione degli agenti atmosferici. Ma il bilancio complessivo dell’implementazione del servizio, in corso dal 13 dicembre, non è negativo. Si è partiti malino ma si sta recuperando velocemente. Soprattutto, par di capire che sarebbe possibile ottimizzare con qualche piccolo intervento. Prendiamo la faccenda dei taxi. In numero sufficiente qui a Garibaldi, non pervenuti a Certosa, merce rarissima a Rogoredo, dove i posti nel parcheggio dedicato sono nove, di cui cinque francamente invisibili. A Rogoredo, profonda periferia sud, nessun tassista vuole andare, perché i possibili clienti si avvistano soltanto all’arrivo del treno da Torino delle 9 e 50, l’unico in ora di punta. Ma chi glielo fa fare di andarsi a spiaggiare là, dove le attese tra una corsa e l’altra vanno dai 40 ai 70 minuti? E allora il consiglio è, se non si hanno bagagli pesanti, di affidarsi alla linea tre del metrò: in meno di dieci minuti si emerge in piazza del Duomo.                                                                                                    Leonardo, ingegnere toscano, abitante a Torino e lavorante a Milano, dà al servizio un sette e mezzo di voto complessivo. I ritardi?, gli domandiamo. Perché è quello il punto dolente, e non sarà un caso che le FF SS non forniscano dati in proposito, lasciandosi scappare che, visto l’avvio oggettivamente complicato, sarebbe come discutere sul prodotto interno lordo di Haiti. «Guardi, qualche piccolo scarto, ma nel complesso non c’è troppo da lamentarsi. Roba di un quarto d’ora-venti minuti».. E i costi? 31 euro solo andata in seconda.... «A buon mercato no, ma in perfetta linea con i prezzi europei. In compenso, vagoni puliti e personale gentile. Io mi ci trovo bene». Tanto che Enrico, informatico che debutta proprio oggi, si sta lasciando convincere a una vita bipolare. «Se solo ci dicessero a quale binario...»

 

 

 

La Stampa 

pag. 27 

(Luigi Grassia)

Sale a 187 il numero della banche disponibili a sospendere le rate dei mutui alle famiglie in difficoltà. La misura anti-crisi è stata avviata ieri, e oggi sarà completata con l’istituzione di un foro permanente di confronto tra consumatori e banche, per verificare come andranno le cose. L’Adoc invita i mutuatari a «segnalare ogni anomalia o difficoltà, in modo che possiamo intervenire». La sospensione delle rate per 12 mesi può essere richiesta (su un importo massimo di 150 mila euro) dalle famiglie in difficoltà per la crisi economica, colpite da disoccupazione, cassa integrazione o altri eventi eccezionali. L’associazione di consumatori Codacons, che non ha firmato l’accordo con le banche per la moratoria, invita i mutuatari a chiedere la sospensione «solo se sono in gravissime difficoltà», visto che il rinvio dei pagamenti si paga con tassi più pesanti; il Codacons deplora che la moratoria non sia stata prevista a condizioni meno restrittive e più generose. Intanto la Bnl annuncia che estenderà la moratoria alle rate sui prestiti personali.

 

 

 

La Stampa Torino e prov. 

pag. 51

Un lettore scrive:                                                                                                                «Abbiamo avuto la sciagurata idea di passare da Telecom a Infostrada nella speranza di risparmiare ma la cosa si è rivelata un grave errore. «Il commerciale Infostrada ci ha assicurato il passaggio entro 48 ore ma da circa 50 giorni siamo ancora senza linea fax. Considerato che siamo un'azienda, Nuovo Centro Confezioni Tende, e che il 90% dei nostri clienti utilizza il fax per inviarci gli ordini vi lascio immaginare il grave danno che ci stanno causando. Siamo in balia dei call-center che passano la palla tra commerciale e ufficio tecnico, ci hanno anche fatto intendere di non chiamare più, tanto non serve a nulla, in sostanza risolveranno il problema a bontà loro. Noi non sappiamo cosa fare non prevediamo una data di risoluzione e il ritorno in Telecom necessita di 40 giorni!».

 

 

 

La Stampa Torino e prov.

pag. 51

Un lettore scrive:                                                                                                                      «Sono stato abbonato a Sky per una decina di anni ma da ottobre scorso ho deciso di disdire l'abbonamento dopo essermi accorto che l'emittente mi aveva quasi raddoppiato il canone (senza preavvertirmi) e che aveva prelevato la somma tramite carta di credito-rid. Dopo aver spiegato, tramite e-mail, a Sky le ragioni della mia decisione e protestato per il suo comportamento oltre che per la ripetitività dei programmi trasmessi (sempre gli stessi, soprattutto documentari, ripetuti con monotonia per anni e per mesi), ho chiesto la restituzione del canone. A questo punto sono stato subissato di telefonate e mail che mi invitavano a ripensarci, che "avremmo trovato un accordo". Al mio categorico rifiuto, si sono rassegnati precisando che avrei dovuto pagare il canone ancora "per un certo periodo di tempo" e che mi avrebbero rimborsato tramite assegno spedito a domicilio. «Orbene, l'abbonamento è stato interrotto il primo novembre scorso e da allora (sono passati tre mesi) non ho visto né un euro né un accenno sul rimborso, nonostante i solleciti. Vi sembra serio e corretto?».

 

 

 

La Stampa Torino e prov.

pag. 60 

(Andrea Ciattaglia)

È partita a pieno regime da un paio di settimane la raccolta rifiuti porta a porta nel quartiere Lingotto e, come in altre zone della città, residenti e commercianti hanno segnalato i primi disagi. Il sistema, in teoria, è semplice: l’Amiat rimuove i vecchi cassonetti e ad ogni condominio o attività commerciale assegna cinque bidoni (raccolta carta, plastica, vetro e lattine, organico, materiale non recuperabile) da posizionare nel cortile interno, oppure davanti al portone d’ingresso (in questo caso i bidoni sono dotati di serratura e le chiavi consegnate ai condomini). L’obiettivo? Aumentare la percentuale di differenziata senza diminuire la qualità del servizio. In pratica, però, si presenta sempre qualche inconveniente. Secondo Antonio Collaro, «in zona Lingotto da inizio anno sono all’ordine del giorno cestini straripanti d’immondizia, cassonetti attorniati dai rifiuti, sacchetti depositati dove capita. Non fanno eccezione i materiali ingombranti: porte, televisori, materassi». L’appello dei residenti è unanime: «Qualcuno deve intervenire, prima che la situazione diventi insostenibile». La signora Lucia Grillo ci tiene a sottolineare che «le proteste non hanno niente a che fare con il lavoro degli addetti alla raccolta rifiuti, né con la differenziata in sé, quanto con l’organizzazione generale del porta a porta». Dall’Amiat non smentiscono la situazione critica e spiegano: «Si tratta di una zona densamente popolata - e già disagiata dai cantieri per la metropolitana - nella quale si stanno verificando i soliti problemi d’avvio del porta a porta, che oggi coinvolge circa 400 mila torinesi». Il rimedio è pronto: «In questa prima fase cureremo meglio l’informazione sulla differenziata». Per ora, però, i disservizi ci sono. Daniele Serio è proprietario del bar Bibo di via Nizza: «Non mi hanno ancora consegnato i nuovi bidoni per la raccolta porta a porta - dice -. Produco quasi trecento litri d’immondizia al giorno: se utilizzo i contenitori del condominio dove mettono la loro spazzatura i residenti?». Anche Merhamettin Baynal, che ha aperto una pizzeria-kebab davanti al centro commerciale 8 Gallery fa vedere i suoi sei sacchi neri di rifiuti, prodotti in due giorni: «Sono costretto a tenermeli nel cortile sul retro per una settimana, fino al prossimo passaggio dei mezzi». «Da due settimane - dice Carlo Bellini, proprietario di una storica autofficina del quartiere - nessuno viene a ritirare la carta degli imballaggi».

 

 

 

La Repubblica 

pag. 27

Una boccata d´ossigeno per le famiglie in difficoltà: il pagamento della rata del mutuo può scivolare in là, fino al 31 gennaio dell´anno prossimo. Da ieri è entrata in vigore la moratoria firmata dall´Abi e dalle associazioni dei consumatori finalizzata a dare un aiuto a chi, per via della crisi, ha subito una drastica riduzione del reddito e non riesce a far fronte all´impegno. Una situazione in cui si troverebbero 130 mila famiglie italiane: persone che hanno perso il lavoro o sono in cassa integrazione e che hanno difficoltà a versare puntualmente le rate del mutuo stipulato per l´acquisto, la costruzione o la ristrutturazione dell´abitazione principale. Ora potranno richiedere alla banca la sospensione dei pagamenti per un massimo di dodici mesi. Nel periodo di sospensione della rata matureranno gli interessi contrattuali concordati che, come prevede l´accordo Abi/ consumatori, saranno poi pagati «per una durata che sarà definita dalla banca sulla base degli elementi forniti dal mutuatario». Gli istituti possono aderire alla moratoria decidendo di sospendere l´intera rata o la sola quota capitale. La differenza non è di poco conto: un´elaborazione di Progetica dimostra che per un mutuo trentennale a tasso variabile di 100.000 euro stipulato nel gennaio 2003, la sospensione della rata permetterebbe al mutuatario un alleggerimento della sua spesa di 400 euro. Ma se la moratoria fosse applicata solo alla quota capitale, il risparmio «momentaneo» si ridurrebbe di 241 euro mensili. Per lo stesso mutuo a tasso fisso, l´importo della rata sospesa risulterebbe di 615 euro, mentre la limitazione alla sola quota capitale permetterebbe un beneficio di 146 euro mensili.
La moratoria prevede due tetti: 150.000 euro per il mutuo e 40.000 euro di reddito imponibile annuo (per singolo mutuatario). Sono inclusi i mutui cartolarizzati, rinegoziati, oggetto di operazioni di portabilità e accollati. Sono inclusi anche i mutui con ritardi nei pagamenti fino a 180 giorni.Diverse banche, in verità, hanno previsto condizioni migliorative all´accordo: il gruppo Banca Sella ha stabilito che la sospensione può essere richiesta per qualsiasi tipologia di mutuo. Intesa Sanpaolo ha precisato che per il mutuo a rata costante e tasso variabile è possibile solo la sospensione dell´intera rata ed ha anche previsto che gli interessi maturati nel corso della sospensione saranno spalmati sul residuo debito per una durata massima di 15 anni. Il gruppo Montepaschi e la Banca Popolare di Milano, oltre ad aver sospeso l´intera rata, hanno precisato che gli interessi maturati saranno distribuiti sulla durata residua del mutuo. La Banca Nazionale del Lavoro ha deciso di includere nella moratoria anche i prestiti personali dei mutuatari e di quei clienti che hanno finanziamenti in corso esclusivamente con Bnl. Il gruppo Ubi Banca estende la moratoria ai mutui a tasso variabile, rata fissa e durata variabile. Per quanto concerne il folto gruppo delle Banche di Credito Cooperativo, diverse hanno previsto condizioni migliorative che potranno essere visualizzate sul sito dell´ Abi (www.abi.it).

 

 

 

HelpConsumatori.it 

"I petrolieri guadagnano molto di più vendendo GPL piuttosto che benzina o gasolio". E' quanto ha dichiarato Paolo Landi, Segretario generale Adiconsum, denunciando la variabilità del prezzo e della qualità del GPL e la mancanza dei controlli. "Le case automobilistiche - ha aggiunto Pietro Giordano, Segretario Nazionale Adiconsum - alla disperata ricerca di argomenti per convincere il consumatore a cambiare l'auto, hanno colto al volo la sponda green, supportata da provvedimenti restrittivi del traffico improvvisati e vessatori, per proporre affrettate trasformazioni di veicoli progettati ed omologati a benzina, lasciando che il consumatore scopra in proprio la realtà dopo la vendita. L'automobilista - ha sottolineato Giordano - così va incontro a problemi enormi di manutenzione ordinaria con costi aggiuntivi, conseguenti all'alimentazione a GPL su veicoli progettati per l'alimentazione a benzina, e ai rischi di gravi guasti al motore". Adiconsum ha messo poi l'accento sulla variabilità della qualità del GPL erogato da distributori diversi, e anche dallo stesso impianto, in diversi periodi di rifornimento e sulle differenze di consumo dello stesso veicolo, nelle stesse condizioni di guida, anche del 70-80% dopo rifornimenti in distributori diversi. Così come sono frequenti guasti seri, al sottosistema di alimentazione del veicolo, spesso causati da impurità e comunque collegati alla qualità del GPL. Adiconsum chiede che sia definito un parametro univoco del potere calorifico di ogni carico di GPL consegnato al distributore, e che siano esercitati seri controlli all'origine e alla consegna del prodotto, perché il consumatore cessi di trovarsi alla mercé di circostanze, totalmente fuori controllo, che vanificano le attese di risparmio energetico ed economico, tanto pubblicizzate per convincerlo all'acquisto, magari allettato da incentivi solo apparenti, che si rivelano un vantaggio reale solo per la filiera del GPL, alimentata dal denaro del consumatore. "Non è possibile, inoltre - ha concluso Giordano - che con una mano le case automobilistiche prendono i soldi pubblici per gli eco-incentivi e con l'altra firmano le lettere di licenziamento di migliaia di lavoratori metalmeccanici". Adiconsum chiede all'industria del Gas più rispetto per il consumatore che ha diritto a un'informazione completa, chiara e trasparente, e al Governo ed all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato maggiori e severi controlli.

  

 

 

Il Giornale del Piemonte

pag. 2 

Nel primo giorno di validità dell’ordinanza che limita la circolazione in città delle auto diesel Euro 2 con più di 10 anni (vietata dalle 8 alle 19 per i non residenti e dalle 9 alle 17 per i residenti), la polizia municipale ieri ha impegnato le pattuglie disponibili in attività di prevenzione e in controlli in tutte le Circoscrizioni. In particolare, si legge in una nota diffusa dai civich, «il personale della polizia municipale si è impegnato nel fornire assistenza e nel rispondere alle domande dei cittadini, che hanno risposto positivamente all’invito di limitare la circolazione». Insomma, per adesso niente multe. Come annunciato nelle scorse settimane dall’amministrazione comunale, nei primi giorni di stop dei vecchi diesel i vigili urbani si limiteranno a fornire informazioni sulle nuove regole. Un atto dovuto, dopo la confusione che ha regnato nei giorni scorsi, tra continui rinvii e io cambiamenti d’orario voluti dall’assessore all’Ambiente, Roberto Tricarico, dopo il rifiuto di alcuni comuni della cintura ad aderire all’iniziativa.

 

 

 

 

 

 

 

 

Rassegna stampa 2 febbraio 2010

INDICE

• Quotidiani

La Stampa – Frecciarossa, dopo 50 giorni un passo in avanti - di Egle Santolini - pag. 25

La Stampa – Mutui, sono 187 le banche disponibili a sospenderli – pag. 27

La Stampa Torino e Prov. – “Aspettando Infostrada, da 50 giorni senza fax” – da Lo specchio dei tempi - pag. 51

La Stampa Torino e Prov. – “Difficile farsi rimborsare da Sky” – da Lo specchio dei tempi – pag. 51

La Stampa Torino e Prov. – Caos raccolta porta a porta. E i rifiuti restano in strada  – pag. 60

La Repubblica – Via alla sospensione dei mutui per 130 mila famiglie in difficoltà  –  pag. 27

• Internet

HelpConsumatori.it – PREZZI. Carburanti, Adiconsum: “Chi controlla il Gpl?”

IlGiornaleDelPiemonte – Niente multe: per adesso i civich garantiscono l’assistenza – pag. 2

 

 


 

 

La Stampa

pag. 25 (Egle Santolini)

Stazione di Porta Garibaldi, primo febbraio, zero gradi centigradi. Davanti al tabellone elettronico, decine di pendolari mi-torinesi attendono di sapere da quale binario partirà il Frecciarossa per Porta Nuova delle 18 e 58. «Tutte le sere la stessa solfa», segnala Giovanni, consulente finanziario e pendolare avvezzo a queste attese (in piedi: giacché qui, come a Rogoredo e ora anche a Centrale, le sale d’aspetto sono considerate un lusso inesistente). «Lo segnalano all’ultimo e a noi tocca fare le volate. Tanto più che non ci sono le scale mobili, e nove volte su dieci il binario è al piano inferiore». Sullo sfondo, una voce vellutata sta annunciando che, data la possibilità di ghiaccio sui binari, i treni dell’alta velocità «potrebbero maturare leggeri ritardi». No, i 50 giorni di Frecciarossa non stanno ricevendo la benedizione degli agenti atmosferici. Ma il bilancio complessivo dell’implementazione del servizio, in corso dal 13 dicembre, non è negativo. Si è partiti malino ma si sta recuperando velocemente. Soprattutto, par di capire che sarebbe possibile ottimizzare con qualche piccolo intervento. Prendiamo la faccenda dei taxi. In numero sufficiente qui a Garibaldi, non pervenuti a Certosa, merce rarissima a Rogoredo, dove i posti nel parcheggio dedicato sono nove, di cui cinque francamente invisibili. A Rogoredo, profonda periferia sud, nessun tassista vuole andare, perché i possibili clienti si avvistano soltanto all’arrivo del treno da Torino delle 9 e 50, l’unico in ora di punta. Ma chi glielo fa fare di andarsi a spiaggiare là, dove le attese tra una corsa e l’altra vanno dai 40 ai 70 minuti? E allora il consiglio è, se non si hanno bagagli pesanti, di affidarsi alla linea tre del metrò: in meno di dieci minuti si emerge in piazza del Duomo. Leonardo, ingegnere toscano, abitante a Torino e lavorante a Milano, dà al servizio un sette e mezzo di voto complessivo. I ritardi?, gli domandiamo. Perché è quello il punto dolente, e non sarà un caso che le FF SS non forniscano dati in proposito, lasciandosi scappare che, visto l’avvio oggettivamente complicato, sarebbe come discutere sul prodotto interno lordo di Haiti. «Guardi, qualche piccolo scarto, ma nel complesso non c’è troppo da lamentarsi. Roba di un quarto d’ora-venti minuti».. E i costi? 31 euro solo andata in seconda.... «A buon mercato no, ma in perfetta linea con i prezzi europei. In compenso, vagoni puliti e personale gentile. Io mi ci trovo bene». Tanto che Enrico, informatico che debutta proprio oggi, si sta lasciando convincere a una vita bipolare. «Se solo ci dicessero a quale binario...»

 

La Stampa

pag. 27 (Luigi Grassia)

Sale a 187 il numero della banche disponibili a sospendere le rate dei mutui alle famiglie in difficoltà. La misura anti-crisi è stata avviata ieri, e oggi sarà completata con l’istituzione di un foro permanente di confronto tra consumatori e banche, per verificare come andranno le cose. L’Adoc invita i mutuatari a «segnalare ogni anomalia o difficoltà, in modo che possiamo intervenire».

La sospensione delle rate per 12 mesi può essere richiesta (su un importo massimo di 150 mila euro) dalle famiglie in difficoltà per la crisi economica, colpite da disoccupazione, cassa integrazione o altri eventi eccezionali. L’associazione di consumatori Codacons, che non ha firmato l’accordo con le banche per la moratoria, invita i mutuatari a chiedere la sospensione «solo se sono in gravissime difficoltà», visto che il rinvio dei pagamenti si paga con tassi più pesanti; il Codacons deplora che la moratoria non sia stata prevista a condizioni meno restrittive e più generose. Intanto la Bnl annuncia che estenderà la moratoria alle rate siu prestiti personali.

 

La Stampa Torino e Prov.

pag. 51

Un lettore scrive: «Abbiamo avuto la sciagurata idea di passare da Telecom a Infostrada nella speranza di risparmiare ma la cosa si è rivelata un grave errore. «Il commerciale Infostrada ci ha assicurato il passaggio entro 48 ore ma da circa 50 giorni siamo ancora senza linea fax. Considerato che siamo un'azienda, Nuovo Centro Confezioni Tende, e che il 90% dei nostri clienti utilizza il fax per inviarci gli ordini vi lascio immaginare il grave danno che ci stanno causando. Siamo in balia dei call-center che passano la palla tra commerciale e ufficio tecnico, ci hanno anche fatto intendere di non chiamare più, tanto non serve a nulla, in sostanza risolveranno il problema a bontà loro. Noi non sappiamo cosa fare non prevediamo una data di risoluzione e il ritorno in Telecom necessita di 40 giorni!».

La Stampa Torino e Prov.

pag. 51

Un lettore scrive: «Sono stato abbonato a Sky per una decina di anni ma da ottobre scorso ho deciso di disdire l'abbonamento dopo essermi accorto che l'emittente mi aveva quasi raddoppiato il canone (senza preavvertirmi) e che aveva prelevato la somma tramite carta di credito-rid. Dopo aver spiegato, tramite e-mail, a Sky le ragioni della mia decisione e protestato per il suo comportamento oltre che per la ripetitività dei programmi trasmessi (sempre gli stessi, soprattutto documentari, ripetuti con monotonia per anni e per mesi), ho chiesto la restituzione del canone. A questo punto sono stato subissato di telefonate e mail che mi invitavano a ripensarci, che "avremmo trovato un accordo". Al mio categorico rifiuto, si sono rassegnati precisando che avrei dovuto pagare il canone ancora "per un certo periodo di tempo" e che mi avrebbero rimborsato tramite assegno spedito a domicilio. «Orbene, l'abbonamento è stato interrotto il primo novembre scorso e da allora (sono passati tre mesi) non ho visto né un euro né un accenno sul rimborso, nonostante i solleciti. Vi sembra serio e corretto?».

La Stampa Torino e Prov.

pag. 60

(Andrea Ciattaglia)

È partita a pieno regime da un paio di settimane la raccolta rifiuti porta a porta nel quartiere Lingotto e, come in altre zone della città, residenti e commercianti hanno segnalato i primi disagi.

Il sistema, in teoria, è semplice: l’Amiat rimuove i vecchi cassonetti e ad ogni condominio o attività commerciale assegna cinque bidoni (raccolta carta, plastica, vetro e lattine, organico, materiale non recuperabile) da posizionare nel cortile interno, oppure davanti al portone d’ingresso (in questo caso i bidoni sono dotati di serratura e le chiavi consegnate ai condomini). L’obiettivo? Aumentare la percentuale di differenziata senza diminuire la qualità del servizio. In pratica, però, si presenta sempre qualche inconveniente. Secondo Antonio Collaro, «in zona Lingotto da inizio anno sono all’ordine del giorno cestini straripanti d’immondizia, cassonetti attorniati dai rifiuti, sacchetti depositati dove capita. Non fanno eccezione i materiali ingombranti: porte, televisori, materassi». L’appello dei residenti è unanime: «Qualcuno deve intervenire, prima che la situazione diventi insostenibile». La signora Lucia Grillo ci tiene a sottolineare che «le proteste non hanno niente a che fare con il lavoro degli addetti alla raccolta rifiuti, né con la differenziata in sé, quanto con l’organizzazione generale del porta a porta». Dall’Amiat non smentiscono la situazione critica e spiegano: «Si tratta di una zona densamente popolata - e già disagiata dai cantieri per la metropolitana - nella quale si stanno verificando i soliti problemi d’avvio del porta a porta, che oggi coinvolge circa 400 mila torinesi». Il rimedio è pronto: «In questa prima fase cureremo meglio l’informazione sulla differenziata». Per ora, però, i disservizi ci sono. Daniele Serio è proprietario del bar Bibo di via Nizza: «Non mi hanno ancora consegnato i nuovi bidoni per la raccolta porta a porta - dice -. Produco quasi trecento litri d’immondizia al giorno: se utilizzo i contenitori del condominio dove mettono la loro spazzatura i residenti?». Anche Merhamettin Baynal, che ha aperto una pizzeria-kebab davanti al centro commerciale 8 Gallery fa vedere i suoi sei sacchi neri di rifiuti, prodotti in due giorni: «Sono costretto a tenermeli nel cortile sul retro per una settimana, fino al prossimo passaggio dei mezzi». «Da due settimane - dice Carlo Bellini, proprietario di una storica autofficina del quartiere - nessuno viene a ritirare la carta degli imballaggi».

La Repubblica

pag. 27

Una boccata d´ossigeno per le famiglie in difficoltà: il pagamento della rata del mutuo può scivolare in là, fino al 31 gennaio dell´anno prossimo. Da ieri è entrata in vigore la moratoria firmata dall´Abi e dalle associazioni dei consumatori finalizzata a dare un aiuto a chi, per via della crisi, ha subito una drastica riduzione del reddito e non riesce a far fronte all´impegno. Una situazione in cui si troverebbero 130 mila famiglie italiane: persone che hanno perso il lavoro o sono in cassa integrazione e che hanno difficoltà a versare puntualmente le rate del mutuo stipulato per l´acquisto, la costruzione o la ristrutturazione dell´abitazione principale. Ora potranno richiedere alla banca la sospensione dei pagamenti per un massimo di dodici mesi. Nel periodo di sospensione della rata matureranno gli interessi contrattuali concordati che, come prevede l´accordo Abi/ consumatori, saranno poi pagati «per una durata che sarà definita dalla banca sulla base degli elementi forniti dal mutuatario». Gli istituti possono aderire alla moratoria decidendo di sospendere l´intera rata o la sola quota capitale. La differenza non è di poco conto: un´elaborazione di Progetica dimostra che per un mutuo trentennale a tasso variabile di 100.000 euro stipulato nel gennaio 2003, la sospensione della rata permetterebbe al mutuatario un alleggerimento della sua spesa di 400 euro. Ma se la moratoria fosse applicata solo alla quota capitale, il risparmio «momentaneo» si ridurrebbe di 241 euro mensili. Per lo stesso mutuo a tasso fisso, l´importo della rata sospesa risulterebbe di 615 euro, mentre la limitazione alla sola quota capitale permetterebbe un beneficio di 146 euro mensili.
La moratoria prevede due tetti: 150.000 euro per il mutuo e 40.000 euro di reddito imponibile annuo (per singolo mutuatario). Sono inclusi i mutui cartolarizzati, rinegoziati, oggetto di operazioni di portabilità e accollati. Sono inclusi anche i mutui con ritardi nei pagamenti fino a 180 giorni. Diverse banche, in verità, hanno previsto condizioni migliorative all´accordo: il gruppo Banca Sella ha stabilito che la sospensione può essere richiesta per qualsiasi tipologia di mutuo. Intesa Sanpaolo ha precisato che per il mutuo a rata costante e tasso variabile è possibile solo la sospensione dell´intera rata ed ha anche previsto che gli interessi maturati nel corso della sospensione saranno spalmati sul residuo debito per una durata massima di 15 anni. Il gruppo Montepaschi e la Banca Popolare di Milano, oltre ad aver sospeso l´intera rata, hanno precisato che gli interessi maturati saranno distribuiti sulla durata residua del mutuo. La Banca Nazionale del Lavoro ha deciso di includere nella moratoria anche i prestiti personali dei mutuatari e di quei clienti che hanno finanziamenti in corso esclusivamente con Bnl. Il gruppo Ubi Banca estende la moratoria ai mutui a tasso variabile, rata fissa e durata variabile. Per quanto concerne il folto gruppo delle Banche di Credito Cooperativo, diverse hanno previsto condizioni migliorative che potranno essere visualizzate sul sito dell'Abi (www.abi.it).

HelpConsumatori.it

"I petrolieri guadagnano molto di più vendendo GPL piuttosto che benzina o gasolio". E' quanto ha dichiarato Paolo Landi, Segretario generale Adiconsum, denunciando la variabilità del prezzo e della qualità del GPL e la mancanza dei controlli. "Le case automobilistiche - ha aggiunto Pietro Giordano, Segretario Nazionale Adiconsum - alla disperata ricerca di argomenti per convincere il consumatore a cambiare l'auto, hanno colto al volo la sponda green, supportata da provvedimenti restrittivi del traffico improvvisati e vessatori, per proporre affrettate trasformazioni di veicoli progettati ed omologati a benzina, lasciando che il consumatore scopra in proprio la realtà dopo la vendita. L'automobilista - ha sottolineato Giordano - così va incontro a problemi enormi di manutenzione ordinaria con costi aggiuntivi, conseguenti all'alimentazione a GPL su veicoli progettati per l'alimentazione a benzina, e ai rischi di gravi guasti al motore". Adiconsum ha messo poi l'accento sulla variabilità della qualità del GPL erogato da distributori diversi, e anche dallo stesso impianto, in diversi periodi di rifornimento e sulle differenze di consumo dello stesso veicolo, nelle stesse condizioni di guida, anche del 70-80% dopo rifornimenti in distributori diversi. Così come sono frequenti guasti seri, al sottosistema di alimentazione del veicolo, spesso causati da impurità e comunque collegati alla qualità del GPL. Adiconsum chiede che sia definito un parametro univoco del potere calorifico di ogni carico di GPL consegnato al distributore, e che siano esercitati seri controlli all'origine e alla consegna del prodotto, perché il consumatore cessi di trovarsi alla mercé di circostanze, totalmente fuori controllo, che vanificano le attese di risparmio energetico ed economico, tanto pubblicizzate per convincerlo all'acquisto, magari allettato da incentivi solo apparenti, che si rivelano un vantaggio reale solo per la filiera del GPL, alimentata dal denaro del consumatore. "Non è possibile, inoltre - ha concluso Giordano - che con una mano le case automobilistiche prendono i soldi pubblici per gli eco-incentivi e con l'altra firmano le lettere di licenziamento di migliaia di lavoratori metalmeccanici". Adiconsum chiede all'industria del Gas più rispetto per il consumatore che ha diritto a un'informazione completa, chiara e trasparente, e al Governo ed all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato maggiori e severi controlli.

Il Giornale Del Piemonte

pag. 2

Nel primo giorno di validità dell’ordinanza che limita la circolazione in città delle auto diesel Euro 2 con più di 10 anni (vietata dalle 8 alle 19 per i non residenti e dalle 9 alle 17 per i residenti), la polizia municipale ieri ha impegnato le pattuglie disponibili in attività di prevenzione e in controlli in tutte le Circoscrizioni. In particolare, si legge in una nota diffusa dai civich, «il personale della polizia municipale si è impegnato nel fornire assistenza e nel rispondere alle domande dei cittadini, che hanno risposto positivamente all’invito di limitare la circolazione». Insomma, per adesso niente multe. Come annunciato nelle scorse settimane dall’amministrazione comunale, nei primi giorni di stop dei vecchi diesel i vigili urbani si limiteranno a fornire informazioni sulle nuove regole. Un atto dovuto, dopo la confusione che ha regnato nei giorni scorsi, tra continui rinvii e io cambiamenti d’orario voluti dall’assessore all’Ambiente, Roberto Tricarico, dopo il rifiuto di alcuni comuni della cintura ad aderire all’iniziativa.

Rassegna stampa 1 febbraio 2010

INDICE

• Quotidiani

La Stampa - Causa collettiva sulle polizze vita - di Luigi Grassia

La Stampa Torino e Prov. – “Ma l’Eni conosce il rispetto” da Lo specchio dei tempi – pag. 56

La Stampa Torino e Prov. – Sto 14 ore al giorno in negozio non posso ascoltare il gr? – di Emanuela Minucci – pag. 61

La Stampa Torino e Prov. – Radio accesa? Sei multato – di Emanuela Minucci – pag. 61

• Internet

HelpConsumatori.it – PREZZI. Carburanti, Consumatori. “Speculazioni ormai strutturali, intervenire con urgenza”

HelpConsumatori.it – TUTELA CONSUMATORI. Antitrust sanzionano produttori di caschi 465 mila euro.

HelpConsumatori.it – BANCHE. Mutui al via la moratoria per le famiglie


La Stampa

pag. 25 (Luigi Grassia)

Parte una causa collettiva promossa dalle associazioni Adiconsum, Adoc e Lega Consumatori ed è contro le compagnie assicurative Poste Vita e Ina a proposito delle polizze «dormienti». Potrebbero essere interessati migliaia di risparmiatori, non si saprà di preciso quanti finché i potenziali ricorrenti non si saranno fatti avanti, firmando i moduli messi a disposizione dalle tre organizzazioni. In settimana il relatore del decreto Milleproroghe, Lucio Malan, ha presentato un emendamento per risolvere il problema, ma il presidente di Adiconsum, Paolo Landi, dice che «l’emendamento non risolve nulla e la causa legale va avanti».Il problema nasce dal fatto che il ministero dell’Economia ha incamerato i conti correnti bancari e le polizze vita «dormienti», cioè inattivi da tempo. Dei conti dormienti si è parlato molto, delle polizze poco. Le «date di scadenza» sono ben diverse, perché la prescrizione per i conti bancari è di 10 anni mentre quella delle polizze vita è di appena 2 anni. Sennonché, le associazioni che promuovono la causa collettiva osservano che, per esempio, nel contratto di Poste Vita si dice quanto segue: «Poste Vita S.p.A. rinuncia a tale diritto (la prescrizione di due anni) e corrisponde il capitale in caso di morte, purché la richiesta sia inoltrata entro il termine di 10 anni», che è quello della prescrizione ordinaria (di cui all’art. 2946 del codice civile per i casi di eredità.
Nei confronti di Poste Vita e Ina, quindi, esistono i presupposti perché le famiglie possano recuperare gli importi delle polizze dormienti trasferiti al ministero dell’Economia. In concreto: se la signora Rossi, spulciando le carte di un vecchio zio defunto, scopre, poniamo, che lo zio medesimo aveva stipulato una polizza vita con Poste Vita e Ina, e che tale polizza è dormiente da 5 anni, e dunque è stata incamerata dal ministero dell’Economia perché ne sono passati più di 2, la signora Rossi potrà aderire alla causa collettiva e chiedere alla compagnia assicurativa di onorare il contratto, purché non è ancora scoccata la scadenza dei 10 anni. Poi la causa potrà essere vinta o persa, resta da vedere che cosa ne diranno i giudici, ma gli avvocati di Adiconsum, Adoc e Lega Consumatori ritengono di avere dei solidissimi argomenti.
Paolo Landi dell’Adiconsum nota che ci sono casi eclatanti: «Molte di queste polizze vita non erano dormienti affatto, perché gli eredi ne hanno rivendicato subito la liquidazione ma si sono trovati impelagati in questioni di eredità contestate, che possono durare ben più di 2 anni, e nel frattempo si sono visto soffiate il capitale. Sono i più imbufaliti». Perché fare causa a Poste Vita e all’Ina anziché al ministero del Tesoro che è quello che ha preso i soldi? Ancora Landi: «Il diritto contrattuale c’è con la compagnia, anche se poi questa si giustifica dicendo di aver obbedito alla legge. Certo dalla causa collettiva nascerà un conflitto ulteriore». Una nota tecnica: l’azione proposta dalle tre associazioni è una causa collettiva e non una «class action» all’americana del tipo che è stato appena introdotto nel nostro ordinamento; i legali hanno preferito questa strada «perché la procedura è più semplice ed è già disciplinata dal codice di procedura civile», mentre le class action esistono sulla carta ma di fatto non possono partire per impedimenti materiali.

La Stampa Torino e Prov.

pag. 56

Un lettore scrive: «Da qualche giorno l'Eni si presenta con uno spot televisivo che elenca, tra i suoi punti di forza, il “rispetto, quale parola indispensabile”. Detto da loro suona come una solenne presa in giro e spiego il perché.  «Vi scrivo a nome di una parente (utente Eni 130007632123) che ha la sventura di trovarsi fra i tanti che lamentano inutilmente problemi di svariato genere legati alla fatturazione. Vorrei che mi si spiegasse quale razza di “rispetto” hanno per i loro utenti questi presuntuosi funzionari dell’Eni e a quale santo devono votarsi i loro indifesi utenti per soddisfare il sacrosanto e legittimo diritto di poter pagare regolarmente le fatture dei loro consumi, senza attendersi, come inevitabile, un cumulo di debito massacrante.
«Lettere, telefonate , fax, e-mail e quanto altro... tutto inutile perché nessuno di lorsignori dell’Eni si degna di prendere in considerazione i problemi esposti e documentati, né, tantomeno, di risolverli!»

LUIGI LUTTATI, RIVOLI

La Stampa Torino e Prov.

pag. 61

(Emanuela Minucci)

Paolo Bullio non è un patito di tecnologia. Lo dimostra la sua radiolona vagamente Anni Settanta che tiene seminascosta dietro il bancone. Si vede a occhio nudo che non si tratta di un impianto professionale buono per trasformare la sua edicola in una sala da ballo, eppure quando nel suo negozio si è presentata una signorina intenzionata a far chiarezza sulla natura dell’impianto in questione, né le dimensioni della radio, né tantomeno il suo volume, hanno potuto convincerla che un verbale era fuori luogo: «La tengo sempre molto bassa - spiega l’edicolante brandendo il bollettino che le ha lasciato la ragazza per conto della Scf, la Società consortile Fonografici - ma non sembrava che la cosa potesse molto interessare questa giovane ispettrice che non mi ha nemmeno lasciato spiegare che uso facessi io, dell’apparecchio». E aggiunge: «Io sto dentro questa edicola 14 ore al giorno, credo che impazzirei a non sentire nemmeno un giornale radio o un qualsiasi programma di intrattenimento - spiega concitato - e poi mi devono spiegare in che consiste l’intrattenimento nei confronti del pubblico: ha presente quanto ci si impiega a comprare un giornale? Meno di un minuto e da quando ho l’edicola non c’è mai stato un cliente che si sia fermato per ascoltare gratis una canzone...». Il negoziante racconta che nel suo quartiere i controlli sono avvenuti a setaccio: «Tutti i miei colleghi hanno subito la mia stessa sorte, ma i controlli, finiti in un bollettino, non hanno risparmiato nemmeno profumerie, bar, enoteche, cartolerie». E conclude: «Naturalmente, fra loro, ci sono anche coloro che hanno sempre regolarmente pagato la Siae: pensi quanto sono arrabbiati per aver scoperto che in un momento di crisi come questo anche altre case discografiche si fanno vive per esigere un oneroso pagamento, anziché darci incentivi, continuano a massacrarci».

La Stampa Torino e prov.

pag. 61

(Emanuela Minucci)

Abbassa la tua radio per favore. Anzi, fai di più: spegnila. E’ questo il diktat che - a colpi di multe che vanno dai 100 ai 1000 euro - sta raggiungendo i titolari di edicole, negozi di parrucchiere, bar. Tutti colpevoli di un gravissimo illecito: aver acceso all’interno del loro locale una radio. Non importa se a volume bassissimo (magari soltanto per ascoltare i risultati della partita) o medio-alto per rendere più piacevole la permanenza nel locale. Morale: sono scattate - a pioggia - le multe. E il bello è che alcuni dei commercianti nel mirino (in primis le profumerie e i bar) avevano pagato regolarmente i diritti Siae. Questi misteriosi, nuovi esattori, infatti, sono stati sguinzagliati dalla Scf, società consortile fonografici che esige un canone aggiuntivo da versare alle case discografiche. A scoprire il fenomeno è stato il capogruppo dell’Udc in Comune Alberto Goffi che in questi giorni ha ricevuto centinaia di proteste: «Questi commercianti colpiti da salatissime sanzioni soltanto per aver acceso la radio all’interno dei propri negozi erano davvero increduli». A quel punto a Palazzo Civico hanno deciso di vederci chiaro: «Dopo aver esaminato attentamente questi casi abbiamo scoperto - aggiunge Goffi - che i cosiddetti diritti d’autore non sono riscossi solo dalla Siae, ma da uno sconosciuto consorzio Scf che ha mandato agenti investigativi a tappeto (dell’Agenzia Investigativa Hunter, ndr) in ogni esercizio commerciale di Torino e Provincia, al solo scopo di verificare se l’apparecchio radio, tv o cd emettesse un suono per poi sanzionare il malcapitato». Goffi ha poi appurato che la Scf (Società Consortile Fonografici), è stata costituita nel 2000 per «gestire in Italia la raccolta e la distribuzione dei compensi dovuti ad artisti e produttori discografici, per l'utilizzo in pubblico di musica registrata». Ma aggiunge: «Questo consorzio è privato, ed è composto da molte case discografiche major e indipendenti, ma non dalla sua totalità. Precisamente SCF è un ente privato creato dalle più grandi case discografiche per riscuotere non il diritto d’autore (come fa già la Siae) bensì diritti d'autore connessi o collaterali, ovvero quei diritti di soggetti diversi dagli autori, come per esempio gli interpreti o i produttori fono-videografici». A questo punto emergono - sempre secondo il capogruppo dell’Udc - i principali punti in cui Scf risulterebbe fare abuso di potere ed andare anche contro la legge: «Per citarne soltanto alcuni, non essendo un ente statale, Scf non ha l’autorità per entrare nei pubblici esercizi ed elevare sanzioni (per questo adotta l'escamotage di utilizzare l’agenzia di investigazioni Hunter che manda i propri operatori, muniti di regolare tesserino di riconoscimento, ad effettuare rilevazioni all’interno di tali esercizi)». Prosegue: «Il tariffario a cui si riferisce non è chiaro, anzi si può dire che sia in difetto di legge, laddove Scf negozia con i singoli utilizzatori o con le loro associazioni di categoria la misura del compenso dovuto ad artisti e produttori discografici e, attraverso il rilascio di un’unica licenza, consente agli utilizzatori di diffondere in pubblico il repertorio musicale di tutte le case discografiche rappresentate dal consorzio, nel rispetto di quanto stabilito per legge». Conclusione: «Capisco che le case discografiche abbiano ideato questo meccanismo per tamponare la loro perdita di guadagni, ma aggredire il commercio al minuto (tabaccherie, negozi di abbigliamento, parrucchieri..) che già vive un periodo di grave crisi per arricchire le multinazionali della musica è una grande vergogna».

HelpConsumatori.it

Il prezzo del petrolio oggi è sceso a 72 dollari al barile. Ma nonostante questo il prezzo della benzina non accenna a diminuire, anzi sembra che, in Italia, si sia attestato stabilmente a 1,34 - 1,36 euro al litro. È quanto emerge dalle indagini condotte in tutta Italia da Federconsumatori e Adusbef che denunciano: "Questa è la prova tangibile che le speculazioni sui prezzi dei carburanti stanno diventando strutturali. Speculazioni di almeno 8-9 centesimi al litro, che pesano sulle tasche degli automobilisti, comportando un maggiore esborso di 108 euro annui per costi diretti e di 90 euro annui per costi indiretti (dovuti al trasporto su gomma delle merci), per un totale di ben 198 euro in più". E a tutto ciò si aggiungono gli aumenti relativi all'RC Auto ed alle tariffe autostradali. Secondo le stime delle Associazioni dei consumatori gli automobilisti pagheranno 103 euro in più in un anno per l'RC Auto, 15 euro in più per costi diretti e 60 per costi indiretti per l'aumento dei pedaggi autostradali. In totale quindi ci sarà una spesa di 433 euro annui in più a famiglia, che andranno ad influire negativamente su un potere di acquisto già ridotto ai minimi termini. "È alla luce di questa situazione, giunta ormai all'inverosimile - continuano Federconsumatori e Adusbef - che ribadiamo le proposte presentate anche all'incontro con i petrolieri presso il Ministero dello Sviluppo Economico, che devono essere messe in campo con la massima urgenza":

  • costituire presso l'Antitrust o presso il Ministero dello Sviluppo Economico un gruppo di studio e un osservatorio per la rilevazione delle velocità di adeguamento prezzi carburanti;
  • prestabilito un livello per il prezzo del petrolio, in presenza di variazioni percentuali predeterminate che si discostino da tale soglia, stabilire una "accisa mobile" che, nel riequilibrare l'automatico aumento dell'IVA, agisca come strumento di calmieramento del prezzo dei carburanti;
  • superare il divario, divenuto strutturale, tra il prezzo industriale dei carburanti nel nostro Paese rispetto a quelli degli altri Paesi della Comunità;
  • liberalizzare la rete di distribuzione carburanti, facilitando sia l'apertura presso la grande distribuzione, sia l'autorizzazione della vendita non-oil presso gli attuali esercizi;
  • rapida attuazione della legge 99/09 che obbliga la comunicazione del prezzo dei carburanti da parte dei distributori agli organi preposti;
  • eliminare la cifra dei millesimi poiché dannosa e fuorviante ai fini di una reale comparazione tra i prezzi applicati delle diverse compagnie e dai diversi distributori. Transitoriamente si può applicare per questa cifra un corpo stampa decisamente inferiore e pari al 33% delle cifre che compongono il prezzo.

HelpConsumatori.it

Caschi per motociclisti non omologati e che non presentavano tutti i requisiti di sicurezza previsti dalla normativa: questa la pratica commerciale scorretta per la quale l'Antitrust ha sanzionato cinque società - RVM, Vismara, Made in Italy, Cascobene e XMoto - attive nella produzione, distribuzione e promozione di caschi per ciclomotori e motocicli della linea "Stone" e "Stoneline" con cinque diverse multe per 465 mila euro complessivi. La pratica, spiega l'Antitrust nell'odierno bollettino, "consiste nell'aver prodotto e commercializzato i caschi per motociclisti della linea "Stone" e "Stoneline", destinati anche a bambini e adolescenti, senza aver ottenuto le omologazioni richieste dalla normativa comunitaria e/o senza rispettare le condizioni dell'omologazione ricevuta. La pratica è stata realizzata, in particolare mediante le seguenti condotte: l'apposizione sui caschi "Stone" e "Stoneline", da parte di RVM e Vismara, dell'etichetta rappresentativa del marchio di omologazione internazionale previsto dalla regolamentazione europea e la promozione dei prodotti, da parte di Made in Italy, come «omologati secondo la norma europea», nonostante gli stessi non presentassero i requisiti prescritti per il rilascio dell'omologazione; l'utilizzo sui caschi "Stone" e "Stoneline" da parte di RVM e Vismara, di visiere prive della marcatura prevista dalla normativa europea applicabile al mercato italiano di riferimento e la commercializzazione delle stesse da parte di Made in Italy, Cascobene e XMoto; la produzione da parte di RVM e Vismara e la vendita al pubblico da parte di Made in Italy, Cascobene e XMoto dei prodotti senza la consegna dei prospetti informativi prescritti dalla normativa di riferimento; la minaccia della sicurezza dei bambini e degli adolescenti, stante il presunto difetto di requisiti necessari per la marcatura internazionale dei prodotti". In particolare, sottolinea l'Antitrust, le società Cascobene e Xmoto "si sono limitate a vendere i prodotti nella convinzione che questi presentassero le omologazioni richieste dalla normativa di settore", ma "devono essere considerate responsabili per aver trascurato di verificare che sui caschi fossero montate visiere omologate e che gli stessi riportassero l'etichetta con le indicazioni d'uso per gli utenti così come prescritto dal Regolamento CE". Invece le società "RVM, Vismara e Made in Italy hanno prodotto e commercializzato i caschi protettivi a marchio "Stoneline" e "Stone", destinati anche ad adolescenti, apponendo sui caschi il marchio di omologazione internazionale e attestandone nella brochure la conformità alle norme europee, nonostante gli stessi non presentassero i requisiti prescritti dalla regolamentazione di settore per il rilascio dell'omologa; RVM e Vismara, inoltre, hanno utilizzato sui caschi visiere prive dell'omologazione o contrassegnate dal marchio internazionale, senza rispettare i requisiti richiesti per il rilascio". Da qui le sanzioni: 130 mila euro per RVM, 150 mila euro per Vismara, 100 mila euro per Made in Italy, 40 mila euro per Cascobene e 45 mila euro per XMoto.

HelpConsumatori.it

Da oggi le famiglie in difficoltà potranno presentare domanda per la moratoria del mutuo alla propria banca. Parte dunque oggi il "Piano Famiglie", firmato lo scorso 18 dicembre dall'Abi e dalle associazioni dei consumatori. In particolare, l'accordo prevede la sospensione del rimborso dei mutui per almeno 12 mesi, anche nei confronti dei clienti con ritardi nei pagamenti fino a 180 giorni consecutivi:

  • per i mutui di importo fino a 150.000 euro accesi per l'acquisto, costruzione o ristrutturazione dell'abitazione principale;
  • nei confronti dei clienti con un reddito imponibile fino a 40.000 euro annui;
  • che hanno subito o subiscono nel biennio 2009 e 2010 eventi particolarmente negativi (morte, perdita dell'occupazione, insorgenza di condizioni di non autosufficienza, ingresso in cassa integrazione).

Le banche aderenti all'iniziativa potranno anche migliorare tali condizioni. In particolare, dopo una fase di avvio partita con le adesioni delle banche di credito cooperativo, delle banche popolari e di quelle legate al territorio, è arrivata anche l'adesione dei grandi gruppi, ad esempio Banca Popolare di Milano, BNL-BNP Paribas, UBI Banca, Banca Sella, Monte Paschi, Unicredit, Deutsche Bank, Intesa San Paolo.

Bonus Treni per i pendolari

treniA febbraio rimborsi del 20% e del 25% sul costo dell' abbonamento per i pendolari piemontesi. 
Lo ha stabilito il comitato di lavoro misto, Regione Piemonte-Trenitalia, valutando i disagi subiti dai pendolari durante i mesi di novembre e dicembre 2008:

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