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WINDJET: VADEMECUM PER IL RIMBORSO

Tutti i passeggeri appiedati dal vettore aereo possono inviare una raccomandata A/R alla compagnia Wind  Jet all’indirizzo - Baglio della Sementa SP 69/II° - 95121 Passo Martino (CT) - chiedendo il rimborso del biglietto aereo non utilizzato, delle spese sostenute durante l’attesa in aeroporto, della maggiorazione sostenuta per il volo con altra compagnia aerea e la compensazione pecuniaria prevista dal regolamento Comunitario n. 261/04 che prevede un indennizzo a secondo della tratta chilometrica che può variare da € 250,00 a € 600,00.

Per qualsiasi informazione, è comunque sempre possibile contattare Adoc Piemonte dal lunedì al venerdì dalle 9,00 alle 16,00 al numero 011.4364331 o tramite e-mail adoc.torino@tiscali.it

Tangenziale, cosa serve per il rimborso

Ai caselli non è cambiato nulla. L'extra di 20 centesimi scattato dal primo di luglio su tre barriere della tangenziale si continuerà a pagare fino a quando non arriverà una comunicazione dall'Anas. Quando ci sarà il via libera da Roma, tempo ventiquattr'ore, i tecnici di Ativa taglieranno il di più che gli automobilisti dal primo luglio pagano ai caselli di Falchera, Bruere e Settimo. Se ne parlerà all'inizio della prossima settimana, nonostante le sentenze del Tar che hanno bocciato i pedaggi extra decisi dalla manovra Tremonti, compreso quello che dipende dal raccordo che porta all'aeroporto di Caselle. Rimane l'incognita rimborsi e l'Adoc invita a conservare le ricevute dei pagamenti. «È l'unico modo per avere indietro quello che non si sarebbe dovuto pagare secondo i dispositivi dei giudici amministrativi - dice Silvia Cugini, presidente dell'Adoc regionale - se però non si avranno pezze d'appoggio sarà difficile chiedere alla concessionaria il rimborso. Solo chi ha il Telepass potrà fare a meno del talloncino perché si tratta di un sistema che registra in automatico i passaggi». Le associazioni dei consumatori hanno un accordo nazionale con Autostrade. Per avere indietro l'extra sarà sufficiente compilare il modulo e inviarlo, insieme con le ricevute, alla società. «Anche con le altre concessionarie - aggiunge Cugini - l'iter sarà lo stesso. Gli automobilisti possono comunque rivolgersi ad un'associazione per assistenza».

6 agosto 2008

Rassegna stampa

Mercoledì 6 agosto 2008

 

Indice

 

Quotidiani

La Repubblica – "L’Europa lancia la sigaretta che non provoca incendi" – di Luigi Bignami – pag. 1-43

La Repubblica – "Turisti in fuga da hotel e ristoranti, crollano gli incassi" – pag. 21

La Repubblica Torino e Prov. – "Ztl, stop dalle 8 alle 20" –

di Diego Longhin, Marco Trabucco, Stefano Parola – pag. I-II

La Stampa – "Dalla social card al piano casa: le misure" –

di Amedeo La Mattina – pag. 6

La Stampa – "Dalla borsa alle nostre tasche. Le parole della grande crisi" – di Gianluca Paolucci – pag. 9

La Stampa – "Fuga dall’Italia nell’estate nera del turismo" –

di Raffaello Masci – pag. 20

La Stampa – "Il petrolio scende, benzina e gasolio no" –

di Luigi Grassia pag. 22

La Stampa Torino e Prov. – "Ticket d’ingresso per le auto dei non residenti" – di Emanuela Minucci – pag. 53

Internet

HelpConsumatori.it – "CONSUMI. Rapporto Nielsen: nel 2007 il consumo di alcolici è cresciuto del 6%" – (5/08/2008)

HelpConsumatori.it – "INFORMAZIONE. UNC: dietro le promozioni estive della Pay Tv si nasconde l’aumento" – (5/08/2008)

 

La Repubblica

Pag. 1-43

L’Europa lancia la sigaretta che non provoca incendi(Luigi Bignami)

Le sigarette vendute all´interno dell´Ue dovranno essere obbligatoriamente dotate di un dispositivo anti incendio entro il 2011. Lo ha annunciato ieri la Commissione europea. Bruxelles ha riferito di avere chiesto formalmente al Comitato europeo per la standardizzazione (Cen), l´elaborazione di norme europee, in attesa della vendita nei paesi della Ue delle sigarette che si estinguono da sole in caso di abbandono. Non sarà l´ultimo ritrovato per far smettere di fumare, ma certamente potrebbe ridurre di molto il numero di morti causati da incendi innescati dalle sigarette, e risparmiare migliaia di ettari di bosco che annualmente vanno in fumo per un mozzicone. É la sigaretta che l´Unione Europea intende rendere obbligatorie sul mercato a partire dal 2011. Le sigarette in questione dovranno avere come caratteristica fondamentale la capacità di spegnersi nell´arco di un minuto se il fumatore non aspira in quel lasso di tempo. Lo ha annunciato al quotidiano Die Welt il Commissario europeo per la tutela dei consumatori, Meglena Kuneva. L´iniziativa ha un suo fondamento se si considera che solo nei 12 stati Ue di cui sono disponibili i dati, più l´Islanda e la Norvegia, vi sono stati 11.000 incendi all´anno, innescati da sigarette abbandonate o anche da mozziconi lasciati cadere senza essere spenti adeguatamente: incendi che negli ultimi tre anni hanno provocato la morte di oltre 1500 persone. Quasi 5000 sono invece rimaste ustionate più o meno seriamente. Negli Stati Uniti le cifre sono ancora più impressionanti: i morti negli ultimi trent´anni sono decine di migliaia, fra loro molti ragazzi. "Introdurre le sigarette che si autospengono può ridurre fino al 20% gli incendi nelle case", ha detto James M. Shannon, Direttore del National Fire Protection Association. In Italia, solo nel 2006, del 15% degli incendi dei boschi causati involontariamente il 31,7% è stato provocato da una sigaretta accesa. A rendere possibile l´autospegnimento della futura sigaretta saranno due strati di cellulosa o alginato, un sale di acido alginico (composto chimico molto complesso) dal sapore neutro, che spruzzati sul tabacco tolgono l´aria alla brace non appena si smette di aspirare. Ma la ricerca per creare sigarette anti incendio dura da tempo, iniziò negli anni Settanta. Furono messi a punto allora degli additivi per creare una pellicola attorno alla sigaretta, e venne sperimentata l´aggiunta di una soluzione ignifuga alla foglia che ricopre esternamente il sigaro. Negli anni Ottanta poi si cercò di rendere le sigarette strutturalmente meno adatte a causare incendi. Una ricerca concluse che diversi fattori di produzione delle sigarette hanno una grossa importanza nella riduzione della propensione al fuoco: dal tipo di tabacco utilizzato alla riduzione del citrato come additivo (impedisce l´autospegnimento), all´utilizzo di fogli a bassa permeabilità fino alla riduzione del diametro delle sigarette. Ma i test vennero duramente criticati dalle multinazionali del tabacco che impedirono l´emanazione di una normativa in proposito. Solo a partire dal 2000 lo stato di New York (Usa) fece introdurre norme sull´argomento. E alcune case di produzione, come la Merit, introdussero la tecnologia che rende il foglio di copertura non infiammabile. Le sigarette proposte dalla Ue sono già state sperimentate a Bruxelles, e alcuni funzionari si sono detti entusiasti del prodotto dopo averlo sperimentato e averlo visto spegnersi dopo un minuto da che si era smesso di aspirare. Al momento le grandi industrie produttrici non si sono opposte come fecero negli Usa, ma si dicono d´accordo con le autorità di Bruxelles, e spiegano che il prezzo delle sigarette non dovrebbe aumentare, in quanto i costi del procedimento sarebbero minimi. La Finlandia, che pensa alle sue grandi distese boschive, sarà il primo Paese a introdurre la sigaretta richiesta dell´Unione Europea e sta già preparando una legge ad hoc.

 

La Repubblica

Pag. 21

Turisti in fuga da hotel e ristoranti, crollano gli incassi

ROMA - Stagione estiva da dimenticare: 28 milioni di turisti in meno rispetto all´anno scorso. Ad abbandonare il Belpaese come meta per le vacanze sono stati gli stranieri ma soprattutto gli italiani. Un meno 4,8% di presenze complessive «in grado di mandare in fumo quasi 3 miliardi di fatturato reale». Così il presidente di Fipe-Confcommercio, Enrico Stoppani, che ha presentato le stime per l´estate 2008. Pessime: per le mete marittime un calo del 6,8%, per quelle di montagna una flessione del 4%. Solo i centri minori registrano un leggero rialzo (+1,1%). In calo soprattutto gli arrivi dei turisti francesi e tedeschi. Gli esercizi più colpiti dalla crisi sarebbero pizzerie e ristoranti (ma la Fipe afferma che «il 66,7% degli esercenti non ha ritoccato i listini»). E l´indagine di Unioncamere sulle Pmi del settore conferma: nel secondo trimestre 2008 il commercio ha perso il 2,8%, quello degli alberghi e dei ristoranti il 5,1%. Le più danneggiate sono le aziende del Sud che dichiarano perdite del 5,5% e le piccole imprese che chiudono con un calo del 4,9%.

 

 

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. I-II

Ztl, stop dalle 8 alle 20

Ampliare gli orari della Ztl. La discussione è partita, creando vivaci reazioni nell´ultima riunione di giunta. L´idea sarebbe quella di allungare l´orario della zona proibita per chi non ha i permessi con un divieto di accesso dalle 8 alle 20. Non solo. Ci potrebbe anche essere uno «stop» legato alla movida: dalle 20 alle 8 per il Quadrilatero Romano o piazza Vittorio. Idea a lanciata dall´assessore alla Viabilità, Sestero, in una riunione con altri Comuni e il collega all´Ambiente della Regione, De Ruggiero, che si dice favorevole, ma la decisione spetta alle Province. De Ruggiero, però, ha spiegato che l´allungamento degli orari, anche per ragioni di finanziamento, sarebbe imposto dall´Unione Europea. Il problema, quindi, esiste e la discussione riprenderà dopo le ferie nel faccia a faccia fissato per il 10 settembre con l´assessore all´Ambiente di Palazzo Cisterna, Piras.

"Ztl vietata alle auto dalle 8 alle 20"

(Diego Longhin, Marco Trabucco)

Dall´autunno la Ztl centrale potrebbe prolungare a dismisura il suo orario di chiusura per i mezzi privi di permesso: auto e furgoni non autorizzati insomma non potrebbero più entrare nel centro storico dalle 8 alle 20 di tutti i giorni feriali, sabato compreso. Insomma per dodici ore, quattro volte tanto l´attuale limitazione del traffico nella stessa area (il «blocco» vale infatti solo dalle 7,30 alle 10,30 del mattino). La proposta, destinata a far discutere è nata qualche giorno fa nel corso di un incontro che si è tenuto presso l´assessorato all´ambiente della Regione tra l´assessore della giunta Bresso, Nicola De Ruggiero e i suoi colleghi dei diversi comuni piemontesi: un´occasione per fare il punto sulla qualità dell´aria nelle nostre città e nella nostra regione alla luce delle politiche messe in atto nell´ultimo inverno. Qualità dell´aria che è migliorata rispetto all´anno precedente ma che resta molto inferiore a quanto ci richiederebbe l´Unione Europea. Così, anche per evitare eventuali sanzioni pecuniarie della Ue, sarebbe stata proprio l´assessore torinese Maria Grazia Sestero a lanciare la provocazione: «Cosa intendiamo per Ztl? Davvero le zone a traffico limitato sono solo quelle che abbiamo istituito fino ad ora?». E sempre sua sarebbe stata la proposta di allungare l´orario della chiusura al traffico (piuttosto che allargare l´area coinvolta nelle limitazioni). Sempre ieri poi Sestero ha accennato della possibilità di ampliamento dell´orario ai colleghi in giunta comunale, spiegando appunto che l´operazione si dovrebbe fare proprio in ragione delle direttive della Ue e del rischio multe. «L´idea non mi dispiace, ma va verificata - dice l´assessore regionale De Ruggiero - confermo che se ne sia parlato nella riunione con i Comuni in cui abbiamo iniziato a discutere delle prospettive future. Quello che è chiaro a tutti è che la riduzione "naturale" del traffico che si verifica la domenica e i giorni festivi non basta davvero a ripulire l´aria delle nostre città. Un provvedimento di questo genere invece risulterebbe certamente più efficace». De Ruggiero aggiunge anche qualche particolare: «L´estensione dalle 8 alle 20 potrebbe riguardare la Ztl di Torino, ma anche di altre città piemontesi: le aree interessate dal traffico di chi lavora o fa shopping. Mentre invece per altre zone, come Piazza Vittorio o il Quadrilatero, regno della "movida" notturna si può ipotizzare una chiusura inversa e cioè dalle 20 alle 8 di mattina. Comunque non prenderemo nessuna decisione prima del 10 settembre: per quella data è fissato un incontro con gli assessori provinciali. Su questi temi la competenza è loro e non voglio scavalcarli». L´assessore all´Ambiente della Provincia di Torino, Dorino Piras, è in attesa di capire quali saranno le proposte dei comuni: «Estendere l´orario della Ztl? Sarei favorevole e credo che l´assessore Sestero sia convinta della bontà di un´iniziativa del genere sul piano ambientale, ma non penso che alla fine in giunta riesca a passare. Basta vedere come hanno calcolato anche il 20 per cento delle aree chiuse al traffico, mettendo insieme marciapiedi e passi carrai, pur di non allargare l´attuale area. Vedremo a settembre. Va comunque riconosciuto al Comune di Torino di aver pedonalizzato via Lagrange, una scelta ottima, che vale molto».

In via Roma fioccano le prime multe I lettori si schierano: vigili più severi

(Stefano Parola)

Gli automobilisti torinesi più indisciplinati stanno, gradualmente, imparando la lezione: in via Roma non si può più parcheggiare. A nove giorni dall´ordinanza comunale che vieta la sosta e la fermata lungo tutta l´arteria che collega Porta Nuova a Piazza Castello, le auto posteggiate iniziano a diminuire. Anche se non sono ancora scomparse del tutto, in particolare nelle ore di punta e davanti ai negozi più frequentati.

Troppa la tentazione di lasciare la macchina in divieto di sosta per una manciata di minuti, giusto il tempo di entrare, comprare e uscire. Una tentazione che ieri, però, alcuni hanno pagato cara e salata: 36 euro, da versare direttamente nelle casse della tesoreria comunale. Perché i vigili avevano promesso la tolleranza zero contro il parcheggio "selvaggio" e così è stato: fine del periodo di tolleranza, concesso ai guidatori per recepire la novità, e via alla pioggia di multe. Ieri, infatti, i civich hanno compilato almeno una quarantina di contravvenzioni per divieto di sosta, alle automobili ma anche alle moto e agli scooter. A coppie di due, gli agenti della polizia municipale hanno controllato entrambi i lati della via, lasciando foglietti rosa un po´ dappertutto e facendo capire come ormai via Roma sia diventata zona di controllo quotidiano. Se si aggiungono le 60 multe che sono state comminate tra sabato e lunedì, in totale fanno un centinaio di contravvenzioni. Che finalmente pare inizino a far capire l´antifona ai "furbi". Facendo un semplice calcolo, si tratta di almeno 3.600 euro tra tutte le multe fatte dai vigili. Una discreta somma, che tuttavia non sembra spingere gli automobilisti a scegliere i parcheggi sotterranei. Che tendenzialmente continuano ad essere snobbati. Paradossalmente il parcheggio Roma-Castello-San Carlo è il più caro (2 euro l´ora) ma anche il più sfruttato: tra le 17 e le 18, cioè nell´ora di punta dello shopping, faceva registrare il 48% di posti occupati. In due parole: mezzo vuoto. Anche i più economici (1,30 euro l´ora), a pochi passi dal centro, continuano ad essere poco sfruttati: al 32% della capienza complessiva quello sotto piazzale Valdo Fusi, al 35% il parcheggio Santo Stefano, al 23% il parking di piazza Albarello. Uscendo dal centro cittadino, le percentuali scendono ulteriormente, con i picchi di inutilizzo dei parcheggi Molinette (20 posti occupati su 470) e Stura (37 su 610). Intanto la questione "posteggi selvaggi" ha generato diversi commenti su www.torino.repubblica.it. Per esempio un utente, che si firma Ottobre17, si dice completamente d´accordo con la scelta del comune di togliere le strisce blu e anzi invita a utilizzare di più i mezzi pubblici («io e mio fratello lo facciamo - scrive - e come lo facciamo noi possono farlo tutti»), anche in virtù di una prova empirica che ha fatto "sul campo": «L´altro giorno - racconta - ho provato a fare a piedi via Roma prendendo per riferimento un´auto incolonnata. Ebbene ho percorso la via due volte: l´auto aveva fatto appena cento metri». C´è poi chi, come Albis3, chiede ai vigili di essere più presenti, e chi, come Fubar, ritiene che i civich «dovrebbero diventare meno tolleranti davanti alla generale piccola illegalità e inciviltà che cresce ogni giorno di più in città». Non solo, ma ricorda anche che «un tempo esisteva un rispetto per l´autorità dei vigili, mentre ho assistito recentemente ad alcuni episodi che mi indicano il contrario, specialmente con protagonisti i giovani». Landimo, infine, si scaglia contro la cattiva abitudine di parlare al cellulare mentre si guida e pone, polemicamente, due quesiti: «È così difficile fare una campagna seria contro questa abitudine pericolosa? Deve per forza morire qualcuno in centro sotto un auto pirata perché se ne parli?».

 

 

LA STAMPA

Pag. 6

Dalla social card al piano casa: le misure

(Amedeo La Mattina)

Sconto sugli alimentari per i meno abbienti

Nasce la carta sociale per i meno abbienti: la pagherà la Robin Hood tax versata dalle banche. La "social card" sarà consegnata a circa 1,2 milioni di italiani per un valore di 400 euro. Servirà per ottenere un sconto del 10% su alimentari e bollette. In arrivo anche il piano casa per i più poveri: il progetto prevede nuove case per famiglie a basso reddito, giovani coppie, anziani in condizioni svantaggiate, studenti fuori sede e persone sottoposte a procedure esecutive di rilascio. Gli aiuti saranno estesi anche agli immigrati regolari a basso reddito residenti da almeno 10 anni in Italia. Saltano i 550 milioni per l’edilizia pubblica previsti da un decreto del 2007.

Col taglio dei posti letto scompaiono i ticket

La manovra prevede la razionalizzazione dei posti letto negli ospedali e lo spostamento delle prestazioni mediche meno delicate in ambulatorio. Inoltre i dirigenti sanitari vedranno una robusta riduzione del 20% del loro stipendio. Il governo attuerà un programma di severa verifica sulle esenzioni sanitarie e controlli più stringenti sulle prestazioni liberamente rese da erogatori privati.

Via libera anche alla cancellazione del ticket sanitario da 10 euro su diagnostica e specialistica, per un costo di 834 milioni. Per l’abolizione il governo si appresta ad uno stanziamento per il triennio di 400 milioni, mentre i restanti 434 milioni saranno saranno garantiti dalle Regioni.

Regioni, Province e Comuni rinunceranno a 9 miliardi

I tagli complessivi per Regioni, Comuni e Province al 2011 sono di oltre 9 miliardi. La manovra impone una riduzione degli oneri degli organismi politici e degli apparati amministrativi regionali. In particolare, si procederà con riduzioni dei compensi e del numero dei componenti degli organi rappresentativi. Prevista anche la soppressione di enti inutili. Sono sospese inoltre le assunzioni da parte degli enti locali non sottoposti al patto di stabilità interno. Fanno eccezione i comuni con meno di 10 dipendenti a tempo pieno. I sindaci dei comuni «non virtuosi» subiranno un taglio del 30% agli stipendi, mentre saranno 90 i milioni in meno per le comunità montane.

Srl, per cedere una quota non serve più il notaio

La manovra permette la cessione di quote delle srl senza passare dal notaio: basterà il commercialista. Quanto basta per mandare su tutte le furie il Consiglio Nazionale del Notariato, che ha preparato una campagna pubblicitaria con lo slogan "Senza notaio meno sicurezza". Lo scopo, fanno sapere i notai, «è illustrare i rischi derivanti dagli atti di cessione senza il controllo di legalità del notaio ma con firma digitale, come previsto dalla legge di conversione della manovra». La firma digitale, spiegano i notai, «non prevede il controllo della liceità dell’atto sotto il profilo dell’antiriciclaggio, dell’effettiva proprietà delle quote, né alcuna indagine sul complesso dei rapporti giuridici collegati alla quota».

I petrolieri pagano la Robin ma trivelleranno l’Adriatico

Sarà incrementato il prelievo fiscale per petrolieri, banche e assicurazioni. Per le società energetiche, l’aliquota Ires subirà un innalzamento dal 27,5% al 33%. Per banche e assicurazioni invece il maggior prelievo sarà ottenuto con un allargamento della base imponibile.

L’Autorità per l’Energia dovrà vigilare per impedire che il maggior prelievo finisca per essere scontato dai clienti, come le associazioni dei consumatori paventano. Potrebbe partire, fra l’altro, lo sfruttamento dei giacimenti di gas nell’Adriatico, a condizione che Regione Veneto e governo concordino sull’opportunità dell’estrazione a causa dei rischio subsidenza. In più, viene reso automatico il meccanismo di sterilizzazione dell’iva sui prezzi dei carburanti.

Gli immigrati lo avranno se residenti da 10 anni

La stretta sugli assegni sociali riguarderà soltanto gli immigrati, dopo una fase in cui si pensava fossero a rischio quelli di casalinghe e contribuenti con meno di 10 anni di lavoro. Anche gli italiani ultrasessantacinquenni poveri continueranno a percepire l’assegno. Gli immigrati, invece, per usufruirne dovranno avere il requisito di 10 anni di soggiorno legale, in via continuativa, sul territorio nazionale.

Stabilita una proroga al governo di tre mesi, da agosto a novembre, per poter esercitare la delega sui ricongiungimenti familiari e sui diritti dei cittadini dell’Unione europea e dei loro familiari di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli stati membri.

 

 

LA STAMPA

Pag. 9

Dalla Borsa alle nostre tasche. Le parole della grande crisi

(Gianluca Paolucci)

C’è la crisi? Colpa dei subprime. La rata del mutuo sulla casa costa 200 o 300 euro in più? Certo, è salito l’Euribor. Le azioni della banca che sembrava supersolida sono crollate e con esse si sono paurosamente ristretti i risparmi dei piccoli investitori? Aveva comprato troppi Cdo, c’era da aspettarselo. Nell’ultimo anno gli italiani hanno dovuto prendere confidenza con molte, troppe parole nuove. Alcune usate a sproposito. In ogni caso, dopo dodici mesi è bene fare il punto.

SUBPRIME. Mutuo concesso a condizioni onerose a soggetti considerati a rischio. Negli Usa hanno avuto una grande diffusione fino ad un anno fa. Permettevano a persone che non davano proprio tante garanzie di comprare la casa, alle banche di ampliare il portafoglio dei clienti e fare profitti più alti, ad altre banche più grandi di fare affari comprando e vendendo prodotti finanziari nati per ridurre il rischio associato a questi. Poi il gioco si è rotto. Esistono anche i mutui «prime», che sono quelli concessi a soggetti sicuri. Ma non se ne parla mai.

EURIBOR. È il tasso d’interesse al quale le banche si prestano i soldi tra loro. È un sistema basato sulla fiducia reciproca. Un bel giorno, un anno fa, le banche hanno smesso di fidarsi l’una dell’altra e l’Euribor ha iniziato a salire. Chi se ne importa, verrebbe da dire. Se non fosse che poi le banche utilizzano l’Euribor come riferimento per i tassi dei prestiti che fanno ai clienti. Così dall’Euribor dipende la rata del mutuo e se sale l’Euribor ci sono meno soldi per andare in ferie o a cena fuori. Gli inglesi, che amano distinguersi, usano un altro tasso. Si chiama Libor e se possibile è andato anche peggio dell’Euribor. Vedi alla voce contagio.

RATING. I risparmiatori italiani lo conoscono bene, dai tempi di Parmalat. Dovrebbe misurare l’affidabilità di un debitore e la sua capacità di ripagare un prestito ma non sempre ci riesce. Nel caso dei subprime, i risultati sono stati a dir poco deludenti.

CDO. Questa è difficile, ma secondo molti esperti proprio i Cdo sono i principali responsabili del grande macello che è successo da un anno a questa parte. È una sigla che sta per Collateralised debt obligation, obbligazione di debito garantita. Si tratta di un prodotto finanziario costruito su attività che generano un reddito. Generalmente viene costruito mettendo insieme delle attività solide e sicure con altre meno sicure. Solo che alla fine è difficile dire quali sono queste attività anche per chi le ha fatte. Sono stati usati per mettere i subprime insieme a prodotti sicuri e ridurre così il rischio; e venduti in giro per il mondo. Così i mutui suprime si sono sparpagliati dalla provincia Usa fino alla remota banchetta tedesca senza che sia possibile sapere chi è rimasto con il cerino in mano. E quando le cose sono andate male, ha chiuso anche la remota banchetta tedesca.

DERIVATI. Dovrebbero servire per ridurre i rischi di un investimento, ma se le cose vanno bene permettono a chi ci investe di fare grossi guadagni con pochi soldi. E quindi sono diventati dei prodotti altamente speculativi e sempre più complicati. Nati per proteggere i coltivatori del Midwest dai rischi di un cattivo raccolto, adesso vengono elaborati da schiere di matematici e fisici. Alla fine solo loro, matematici e fisici, sono in grado di dire quanto valgono. Ne esistono vari tipi: opzioni, future, swap. Sono molto rischiosi e se fossero venduti in scatola dovrebbero scriverci sopra «non adatti ad orfani e vedove».

CONTAGIO. Se sale la rata del mutuo, restando fermo il reddito, le famiglie hanno meno soldi da spendere e ridurranno i consumi. Consumando meno si frena il pil, il Paese è meno ricco e si rischia la recessione. È il cosiddetto «effetto contagio», dai mutui americani alla grande finanza e da lì, passando per l’Euribor, alle nostre tasche.

RETAIL. Letteralmente significa «al dettaglio». Nel gergo finanziario, sono i correntisti delle banche, i piccoli risparmiatori, quelli ai quali chiedere denaro per aumenti di capitale, proporre investimenti, invogliare a depositare soldi sui propri conti correnti per immettere quei soldi nel grande sistema della finanza mondiale. In altre parole, siete voi. E senza di voi, loro non esisterebbero.

 

 

LA STAMPA

Pag. 20

Fuga dall’Italia nell’estate nera del turismo

(Raffaello Masci)

Gli italiani non hanno soldi e, soprattutto, temono di averne ancora meno in futuro. Le vacanze, di conseguenza, languono. Al più si fanno le «villeggiature» come una volta, nella casa dei nonni o degli zii al paesello. Non solo: i pochi che si concedono una pausa di relax, lo fanno tenendo ben chiuso il portafoglio. Una stretta sui consumi che evoca povertà d’altri tempi.

Già due settimane fa Federalberghi (Confcommercio) aveva illustrato la raggelata dei flussi turistici, con una caduta del 20% delle presenze negli alberghi, e metà italiani (il 48% dei maggiorenni) destinata a non fare vacanze. Quanto all’altra metà, non è che scialasse, tant’è che il 35% avrebbe fatto ferie di durata inferiore a 7 giorni.
Ieri, un altra associazione aderente a Confcommercio, la Fipe - che raccoglie bar, ristoranti, stabilimenti balneari, discoteche e rifugi alpini - è tornata sul problema, misurandolo con il parametro dei consumi, e traendone un ancor più sconfortante panorama.

Non solo alberghi

«Per il 64% dei gestori - dice lo studio - la stagione è iniziata peggio dell’anno precedente e solo pochissimi sperano in un miglioramento per agosto e settembre, facendo scendere al 58% il gruppo dei pessimisti. Il flusso è in calo in tutti e quattro i mesi. La flessione a fine stagione sarà del 4,8%, che in termini assoluti corrisponde a 28 milioni di presenze in meno. La crisi dei consumi nel turismo è dovuta per gran parte proprio al minor afflusso e per il resto ad una minore propensione alla spesa di chi andrà in vacanza: una crisi in grado di mandare in fumo quasi tre miliardi di euro di fatturato reale con un calo del 7% rispetto all'estate 2007».

La vacanza al mare, meta principe di questi mesi, conosce un calo del 6,8% - dice Fipe - con ricaduta negativa su tutti i consumi: non si vendono gelati, birre e bibite. Solo pizzette e acqua minerale tengono il mercato. Perfino i piccoli souvenir hanno subito un tracollo. Non va molto meglio neppure la montagna, dove il mercato ha ceduto un 3,8% rispetto allo scorso anno. Meglio (+1,1%) il turismo nei piccoli centri, che va letto - tuttavia - come un segno di debolezza economica, in quanto gli italiani hanno ripiegato sulle vecchie case di famiglie soprattutto dell’area appenninica.

Mancano i ricchi

Manca soprattutto il turismo ricco, quello capace di spendere, quello americano (penalizzato dal cambio euro-dollaro) e quello dei paesi europei occidentali. L’afflusso dei nuovi turisti, quelli russi e cinesi soprattutto, non è servito a ripianare la falla. I tedeschi sono molto diminuiti in Toscana, sul Gargano, in Puglia e in Costiera. Gli americani hanno disertato l’amata Costiera ma anche Roma, Firenze, Venezia e la riviera romagnola. I giapponesi sono diminuiti ovunque. I prezzi - a detta di Fipe - questa volta non c’entrerebbero, in quanto il 67% degli intervistati ha giurato di non aver ritoccato i listini neppure per l’adeguamento all’inflazione pur di poter lavorare. Ma pare non sia servito.

«Siamo preoccupati da questi dati - ha commentato Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe - ma non impreparati. Non dobbiamo però piangerci addosso, ma dobbiamo darci tutti da fare e puntare sulla qualità dei servizi offerti. Anche la politica, però, deve fare la sua parte. Non basta certo una nuova classificazione alberghiera, per altro nemmeno condivisa da tutte la categorie, per invertire la rotta declinante del nostro turismo».

La Riviera piange "Siamo arretrati"

La «disfatta» è arrivata lo scorso fine settimana, indicato con il bollino rosso e addirittura nero su tutti i depliant di Autostrade per l’Italia: ma dei temuti 50 chilometri di auto in coda tra viadotti e gallerie della Liguria neanche l’ombra. Il traffico era abbastanza scorrevole quasi ovunque. Partenze intelligenti decretate dal caro benzina e da una crisi del turismo che la Riviera non conosceva da anni.
A Portofino la consueta carrellata di vip, a partire da Jennifer Lopez, non è bastata ad arginare una flessione che a giugno ha fatto segnare un meno 28 per cento tra gli italiani. Dall’altra parte della Riviera, a Sanremo, «piangono» lo slot del casinò, oggetto dei sogni della massa di turisti di fascia media che quest’anno però è rimasta a casa o ha scelto mete meno costose.

Romeo Giacon, presidente della Confcommercio e titolare dell’atelier Anna Mode di corso Matteotti, a due passi dal teatro Ariston, ringrazia russi e arabi (non solo miliardari, da quest’anno c’è anche la novità della media borghesia) che con il loro shopping hanno fermato il calo a - 10 per cento. Cifre simili nel Levante: il presidente degli albergatori Stefano Zerbi dà la colpa soprattutto alla crisi del dollaro che ha dimezzato le presenze americane. Un po’ meglio, o meno peggio, negli stabilimenti balneari che, come conferma Giorgio Ciana, referente di Santa Margherita, fanno segnare un pareggio rispetto al 2007. Da Bergeggi, nel Savonese, Riccardo Borgo, presidente nazionale dei bagni marini, parla di giugno e luglio «difficili» ma si consola con il successo di Mister Prezzi e con l’idea di ingressi con forti sconti al pomeriggio apprezzata dai turisti.

Stanno arrivando i primi dati ufficiali ma la crisi della principale industria della Liguria, basata su 1500 hotel e migliaia di spiagge, è già palpabile: a fare affari d’oro sono soprattutto i venditori di pizza e focaccia al taglio e coni gelato, gettonatissimi nei caruggi eleganti di Finale, Loano e nel «budello» di Alassio. Nella città del Muretto, Angelo Galtieri, presidente dell’Unione albergatori della provincia, si consola confrontando i dati con quelli che arrivano da altre regioni. «Indubbiamente però qualcosa non ha funzionato: è in corso una "rivoluzione" del sistema turistico e le nostre risposte sono arrivate in ritardo. A ciò va anche aggiunta una carenza di "governance" a livello regionale».

Americo Pilati, presidente ligure della Federalberghi è preoccupato per i «vuoti» della prima settimana di agosto. «La verità è che la Liguria, per tanti motivi, sta uscendo dall’immaginario dell’ospite. Se la vacanza dura un week-end, perché perdere otto ore per arrivare e magari altrettante per tornare? Di treni poi non ne parliamo. Il taglio del Nizza-Roma è solo l’ultimo esempio clamoroso. Si parla poi di 350 milioni di metri cubi di cemento in Liguria nei prossimi anni. Una giungla di seconde case che potrebbe bloccare definitivamente la speranze di un vero rilancio».

I turisti sono in calo, spendono meno che in passato e anche il fine settimana si accorcia. Una volta si partiva da Torino o da Milano al venerdì, ora molti arrivano solo al sabato. Se poi fa brutto tempo, si torna in anticipo e si risparmiano soldi per il prossimo fine settimana. Un fenomeno emblematico è quello del «paghi uno e stai in albergo due»: forzando sugli orari di arrivo e partenza, coppie o famiglie cercano in pratica di passare due giorni in hotel al prezzo di una notte. Il caro-case spinge molti stranieri ad affittare nell’entroterra, come Manuela Rood di Oslo, che ha trovato un appartamento a Castelvecchio di Rocca Barbena, sopra Albenga. Un messaggio di speranza arriva da Davide Fornara, di Vigevano: «Sono quattro anni che vengo ai bagni Garibaldi di Finale. Certo le spesa di benzina e autostrada si fanno sentire, ma è un sacrificio che vale la pena di fare».

 

 

LA STAMPA

Pag. 22

Il petrolio scende, benzina e gasolio no

(Luigi Grassia)

Siamo alle solite: il petrolio costa meno, e di conseguenza (secondo logica) dovrebbero calare anche i prezzi dei carburanti, e invece i listini di benzina e gasolio in Italia non si decidono a ingranare la retromarcia. Ma stavolta la faccenda è più grave del consueto perché la dimensione è macroscopica: in meno di un mese il barile di greggio sui mercati internazionali ha perso addirittura 30 dollari mentre i carburanti italiani sono arretrati, quando è andata bene, di qualche centesimo appena.

Adusbef e Federconsumatori denunciano la lentezza esasperante dei ribassi e chiedono un taglio dei prezzi di almeno 10 centesimi al litro per scendere attorno a 1,40: il calcolo si basa sull’osservazione che il 5 maggio scorso il greggio a New York costava 118 dollari al barile, lo stesso valore minimo toccato ieri durante la giornata di contrattazioni, ma il litro di gasolio si pagava allora 1,41 cent mentre adesso siamo, quando va bene, a 1,48/1,49 e nella maggior parte dei casi sopra 1,50; presso diverse compagnie e in varie zone d’Italia il presunto libero mercato ci regala addirittura prezzi attorno a 1,58/1,59, come se niente fosse. Per calmierare i prezzi, secondo Adusbef e Federconsumatori, il passo ulteriore è accelerare le liberalizzazioni del settore, ma farlo sul serio, «arrivando ad avere sul territorio almeno 2000 pompe bianche», cioè indipendenti dalle compagnie. Un’altra associazione, il Codacons, chiede l’intervento del governo e dell’Antitrust come unico strumento per combattere «i cartelli e le speculazioni delle compagnie petrolifere». «Rispetto ai massimi - denuncia il Codacons - il greggio ha perso quasi il 20% del suo valore mentre la benzina è scesa meno del 5%». Di conseguenza «il prezzo dei carburanti dovrebbe calare immediatamente del 15%»; il fatto che questo non succede dimostrerebbe che «i petrolieri, come ogni anno, stanno speculando sulle vacanze degli italiani». Carlo Pileri, presidente dell’Adoc, valuta che «i rincari dei carburanti nel 2008 hanno prodotto un danno di 400 euro per famiglia italiana».

Le affermazioni dei consumatori vengono smentite sia dall’Unione petrolifera (che associa le compagnie) sia dai benzinai. «Negli ultimi 15 giorni il prezzo dei carburanti è sceso di 7-8 centesimi al litro, rispecchiando il parallelo andamento del mercato dei prodotti internazionali» rivendica l’Up, mentre Luca Squeri, presidente della Figisc, cioè dei gestori delle pompe di carburanti associati a Confcommercio, smentisce i calcoli del Codacons affermando che il calo dei prezzi internazionali del greggio da metà luglio non è stato del 20% ma del 16,98 e che più rilevante di questo parametro è «la quotazione dei prodotti lavorati sul mercato internazionale, cioè il prezzo Platt’s di benzina e gasolio. Per la benzina esso è calato di 0,069 euro/litro dal 14 luglio (cioè di un -12,85 %) e da allora la stessa benzina al distributore italiano (con il servizio del gestore) è calata di 0,073 euro/litro. Questi sono numeri veri e non parole in libertà».
Si apre un fronte fra i sindacati dei benzinai e Tamoil: la compagnia ha annunciato che dal 15 settembre i gestori potranno fissare il prezzo dei carburanti senza più alcun limite per la disdetta dell’accordo sulla clausola del tetto massimo. Questo, secondo la denuncia dei benzinai, «consente a Tamoil di trasferire sui gestori ben più dell’onere previsto dalla Robin Hood tax».

 

 

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 53

Ticket d’ingresso per le auto dei non residenti

(Emanuela Minucci)

Un «road pricing» per i «city users». Traduzione: un biglietto d’ingresso in città per i pendolari al volante. Almeno 300 mila persone che ogni giorno arrivano a Torino dai Comuni dell’hinterland. Cittadini «mordi e fuggi» che arrivano sotto la Mole per lavorare, utilizzano tutti i servizi della città, ma non contribuiscono per nulla al suo bilancio i termini di tasse o imposte.

L’argomento è stato posto ieri in modo ufficiale in giunta. A chiedere all’assessore alla Viabilità Maria Grazia Sestero di approfondire la questione è stato lo stesso sindaco Chiamparino. E’ la prima volta che Palazzo civico prende in esame il problema di chi la città la usa soltanto durante l’orario di lavoro. Niente di certo ancora, anche perché, come ha fatto notare subito Sestero, non si tratta di un problema facilmente risolvibile dal punto di vista tecnico. Ma intanto la questione è stata affrontata. E visto che gli ingressi della città non sono ancora sorvegliati dalle telecamere (e poi, anche ci fossero, diventa dura andare per esclusione anche usando un file che incrocia questi dati con i numeri delle 600 mila targhe dei torinesi) rimane l’ipotesi dell’abbonamento da esporre sul cruscotto sotto forma di vetrofania. Sestero comunque studierà la soluzione insieme con il collega responsabile dell’Ambiente Domenico Mangone. «E’ qualche settimana che si torna a parlare di road pricing - ammette l’assessore alle Finanze Gianguido Passoni -, certamente non si partirà già da quest’autunno, in ogni caso questa dei pendolari mi sembra un’idea da approfondire».

Ztl tutto il giorno

La discussione in giunta sul ticket d’ingresso è partita, però, da un altro fronte: quello della Ztl ambientale, che, secondo quanto spiegato ai colleghi dall’assessore Sestero, «la Regione vorrebbe estendere a tutti i giorni 24 ore su 24 per rientrare nei parametri europei». Un’ipotesi che per il momento il Comune non ritiene percorribile, ma in ogni caso entro il 10 settembre, giorno in cui ci sarà un incontro in Regione con l’assessore De Ruggiero e i sindaci di tutti i Comuni piemontesi per capire quanti saranno o no disponibili ad estendere orari e perimetri delle zone a traffico limitato.

Le ultime telecamere

Con la delibera che è stata approvata ieri in giunta le telecamere sono arrivate a 40. Molte sono già state installate, le altre saranno sistemate entro il prossimo mese. E così, a partire da novembre, la Ztl ambientale sarà davvero trasformata in un fortino inespugnabile.

Il bus gratis a metà

Sempre ieri mattina l’assessore alle Risorse umane Beppe Borgogno ha portato in giunta quella delibera che sancisce uno sconto del 50 per cento ai dipendenti comunali che si recheranno al lavoro con i mezzi pubblici. «Più che uno sconto si tratta di un abbonamento dal costo dimezzato: il resto lo pagano Comune e Regione».

Via Roma pedonale

La proposta per il momento si fa sottovoce, ma intanto il capogruppo del Pd Andrea Giorgis lo dice: «Va fatto per gradi: ora abbiamo tolto la sosta, in un secondo tempo potremo provare a togliere anche il traffico». Per il momento però, eliminate le strisce blu, bisogna trovare il modo di eliminare la sosta abusiva.

 

 

Help Consumatori.it

(5/08/2008)

CONSUMI. Rapporto Nielsen: nel 2007 il consumo di alcolici è cresciuto del 6%

E' cresciuto del 6% il consumo di alcolici in 53 Paesi del mondo nel 2007. Sidro e Vodka le categorie che hanno registrato una crescita più elevata nel mondo degli alcolici con un incremento del 14% per il Sidro e dell'11% per la Vodka. E' quanto emerge dal primo rapporto globale sul consumo delle bevande alcoliche prodotto da The Nielsen Company dal nome: "What's Hot around the Globe - Insights on Alcoholic Beverage Categories". Lo riferisce Nielsen in una nota. Lo studio misura la crescita delle vendite a valore e l'inflazione può influenzare il trend. Il consumo globale di bevande alcoliche misurato nel rapporto è cresciuto del 6% dal 2006 al 2007, coerentemente con la crescita complessiva delle categorie di cibo e bevande. Le percentuali di crescita variano significativamente tra le regioni e all'interno delle categorie. "In alcuni mercati come Russia e Polonia- ha spiegato Richard Hurst, Nielsen SVP beverage alcohol - assistiamo a un trend di crescita dei consumi delle marche premium grazie ad un aumento del potere di acquisto dei consumatori. L'incremento di alcune categorie nelle bevande alcoliche può essere certamente attribuito all'aumento prezzi, ma è importante tener conto che, per la loro crescita, molte regioni nei paesi emergenti stanno diventando significative per i produttori di queste categorie." Dalla fotografia scattata da Nielsen le categorie top includono: Sidro, Vodka e bevande gassate leggermente alcoliche. In particolare, Con un aumento complessivo del 14% il Sidro alcolico è stata la categoria con la crescita più elevata. Rispetto ai Paesi analizzati, la Gran Bretagna è la nazione che, con una percentuale di crescita del 26%, guida la classifica di questa categoria da un miliardo di dollari. Nei Paesi Baltici come Lituania (44%) e Lettonia (42%), anche se le vendite a volume sono state significativamente più basse rispetto alla Gran Bretagna, si è registrata una forte crescita della categoria nel 2007 rispetto al 2006. La Vodka invece ha avuto una crescita complessiva dell'11%. La Russia (il più grande mercato per la vendita di Vodka) ha registrato un incremento del 7%, mentre la Polonia (secondo mercato) ha avuto una percentuale di crescita del 17%. In Europa Occidentale Gran Bretagna e Francia sono stati i Paesi con la crescita maggiore, rispettivamente con l'11% e il 13%. Infine, le bevande gassate leggermente alcoliche sono cresciute del 7%anche se alcuni Paesi hanno mostrato forti perdite rispetto all'anno precedente. L'Australia, con un mercato da 2 miliardi di dollari e una crescita del 10%, è stata il Paese leader seguita dal Giappone con un incremento del 28% in un mercato da 300 milioni di dollari. Molti Paesi hanno avuto un trend negativo, significativa è la perdita dell'1% negli Stati Uniti (il secondo mercato dopo l'Australia); seguono Gran Bretagna (-6%), Francia (-7%) ed Irlanda (-8%).

 

 

Help Consumatori.it

(5/08/2008)

INFORMAZIONE. UNC: dietro le promozioni estive della Pay Tv si nasconde l’aumento

Dietro l'offerta estiva si nasconde l'aumento. E le promozioni servono per dissimulare i rincari già ufficializzati nei listini. È quanto commenta oggi l'Unione Nazionale Consumatori in riferimento alle offerte estive lanciate da Mediaset Premium e da Sky. "La pioggia di promozioni e pacchetti - commenta il segretario generale UNC Massimiliano Dona - da attivare entro fine agosto, lanciati dalle tv a pagamento in questi giorni d'estate, servono per lo più ad occultare e dissimulare gli aumenti, già ufficializzati nei listini di Sky e Mediaset Premium, che per la prossima stagione si aggireranno intorno ai 50 euro". Per l'UNC le uniche offerte vantaggiose sono quelle per i nuovi abbonati "ma si tratta di sconti - conclude Dona - basati sulla durata dell' abbonamento e sull'abbinamento di vari pacchetti, per cui anche i consumatori più esperti possono confondersi, non riuscendo a percepire l'aumento che si nasconde dietro l'offerta".

 

 

 

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