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CASO WINDJET: INADEMPIMENTO DEL VETTORE AEREO e DIRITTI DEI VIAGGIATORI

Diversi consumatori (la cronaca parla di oltre 300 mila viaggiatori coinvolti) sono stati vittime dell'inadempimento del vettore aereo WindJet, che senza alcun preavviso ha cancellato centinaia di voli a partire dal 11 agosto 2012, lasciando quindi i propri clienti/passeggeri a terra senza alcun preavviso e assistenza negli aeroporti.

Gli stessi consumatori per raggiungere le località prenotate hanno dovuto volare con altro vettore, obbligati, quindi, ed acquistare un nuovo biglietto, pagandone il relativo costo.

In tali casi la normativa europea è molto chiara; il Regolamento Europeo n. 2004/261/CE del 11.02.2004 sancisce che coloro ai quali viene cancellato il volo hanno diritto al rimborso entro sette giorni del prezzo pieno del biglietto oltre all’imbarco sul primo volo disponibile verso l’aeroporto di partenza. Qualora invece i passeggeri siano intenzionati a raggiungere comunque la destinazione scelta allora avranno diritto ad imbarcarsi su un volo alternativo verso la destinazione finale non appena possibile. E non finisce qui, infatti secondo quanto stabilito dalla normativa europea, i passeggeri hanno diritto anche a ricevere un indennizzo, che varia a seconda della lunghezza della tratta oltre al diritto di assistenza, il quale comprende pasti e bevande in congrua relazione alla durata dell’attesa, due chiamate telefoniche, sistemazione in albergo qualora siano necessari uno o più pernottamenti ed infine il trasporto tra l’aeroporto e il luogo di sistemazione.

Riepilogando, quindi, tutti i consumatori in possesso di un biglietto per un volo WindJet cancellato hanno diritto ad ottenere 1) il rimborso del prezzo del biglietto, 2) una compensazione pecuniaria (da € 250 fino ad € 600 a seconda della lunghezza della tratta) e 3) il risarcimento dei conseguenti danni subiti (tra cui il prezzo del nuovo biglietto acquistato).

Tali previsioni valgono in tutti i casi di negato imbarco, cancellazione del volo, overbooking (ipotesi di eccesso di prenotazioni) e per i casi di ritardi prolungati (di oltre 5 ore).

Il Regolamento Europeo si occupa anche delle ipotesi di smarrimento o danneggiamento dei bagagli registrati.

Bagaglio imbarcato: in caso di smarrimento, danneggiamento o consegna ritardata del bagaglio registrato, il consumatore ha il diritto ad ottenere un risarcimento fino a circa 1220 euro dalla compagnia aerea.

N.B.– non si può chiedere un risarcimento se il danno è dovuto a un difetto del bagaglio stesso.

Bagaglio a mano (compresi gli articoli personali): il vettore è tenuto a risarcire il consumatore, se è responsabile dei danni al tuo bagaglio a mano.

Il reclamo deve essere inviato entro 7 giorni dalla consegna del bagaglio (o 21, se la consegna è avvenuta in ritardo).

Il consumatore ha 2 anni di tempo dalla data di consegna del bagaglio per intraprendere altre azioni legali.

Per gli oggetti di valore si consiglia di sottoscrivere un'assicurazione di viaggio privata.

Ben diversa è invece la situazione dei consumatori/passeggeri che hanno comprato il biglietto aereo all'interno di un pacchetto vacanze; questi passeggeri, infatti, sono ancora più tutelati ed hanno ottime chance di ottenere un rimborso dal loro Tour Operator o dall'agenzia-viaggi, i quali hanno stipulato con la clientela un contratto di viaggio, che impone a chi ha organizzato il pacchetto vacanze il compito erogare il risarcimento, indipendentemente dalle vicende che hanno colpito il vettore aereo.

Gli strumenti legislativi per ottenere i rimborsi quindi ci sono, purtroppo però in caso di dichiarazione di fallimento della WindJet si verificheranno allungamento delle tempistiche e aumento delle difficoltà ad ottenere i risarcimenti. Ciò che è certo è che i disagi di questi mesi si sarebbero potuti evitare facilmente se i consumatori italiani potessero usufruire del fondo di garanzia contro i fallimenti delle compagnie aeree, così come stabilito anche dalla normativa europea. Purtroppo, questo fondo, seppur esistente dal 2011 scorso presso il Dipartimento del Turismo della Presidenza del Consiglio, ha risorse molto limitate e offre pertanto una tutela non concretamente apprezzabile.

NOTA: Si consiglia a tutti i passeggeri/viaggiatori/consumatori di inviare il reclamo alla sede legale del vettore aereo sempre e comunque tramite raccomandata con avviso di ricevimento; gli indirizzi aggiornati delle compagnie aeree si possono reperire sul sito www.enac.gov.it.

PANCREASCOMMERCE.IT

Su indicazione di diversi consumatori, segnaliamo il perdurante inadempimento contrattuale della società PANCREAS SRL  consistente nel mancato invio di merce ordinata sul portale internet http://www.pancreascommerce.it/ e regolarmente pagata. La stessa società a seguito delle diffide ad adempiere inviate dai consumatori acquirenti non ha fornito risposte concrete. ADOC Piemonte si rende disponibile ad attivare procedure di conciliazione con il venditore per dare una risposta immediata e concreta.

Tutti i consumatori interessati alla vicenda possono contattare la nostra associazione al n° 011-4364331 il lunedì dalle 15:00 alle 17:00 e il martedì dalle 12:30 alle 15:30, oppure tramite e-mail all'indirizzo  adoc.torino@tiscali.it

FALLIMENTO AIAZZONE e PANMEDIA SPA

Il Tribunale di Torino con sentenza del 20.04.2011 ha dichiarato il fallimento della società PANMEDIA SPA con sede legale in Torino via Cavalcanti  n.5 (Fallimento n. 159/2011). L'udienza per l'esame dello stato passivo è stata fissata il 20 Ottobre 2011 alle ore 9:45 (Giudice Delegato Dott.ssa Vittoria Nosengo). Tutti i creditori della società fallita possono far valere i propri diritti depositando apposita domanda presso la Cancelleria del Tribunale Fallimentare di Torino C.so Vittorio Emanuele II n. 130 entro il termine perentorio di almeno trenta giorni prima dell'udienza di cui sopra.

ADOC PIEMONTE si mette a disposizione dei propri associati e di chiunque fosse interessato alla vicenda. Si prega contattare gli uffici di via Parma n. 10 allo 011/4364331 entro e non oltre il 17 Settembre 2011.

Pubblicato il Bando per il Servizio Civile 2010

E' possibile presentare la domanda entro il 4 ottobre 2010 alle ore 14.00

L'Adoc Piemonte conferma il suo impegno nel servizio civile, per ampliare, migliorare e qualificare la rete di assistenza e d’informazione nei confronti dei consumatori. Il bando è stato pubblicato dal 3 settembre: tutti i ragazzi e le ragazze interessati tra i 18 ed i 27 anni (non devono aver compiuto il 28esimo anno) possono fare domanda presso la nostra sede Adoc (via Parma 10, 10152 Torino) entro il 4 ottobre 2010 alle ore 14.00.

Cosa significa essere volontario del servizio civile: Secondo lo spirito della legge, il servizio civile nazionale concorre alla difesa della Patria con mezzi ed attività non militari. Attraverso di esso si promuovono la solidarietà e la cooperazione a livello nazionale e internazionale. Obiettivi particolari del servizio civile sono la tutela dei diritti sociali, i servizi alla persona, l'educazione alla pace fra i popoli, la salvaguardia e la tutela del patrimonio della Nazione, con particolare riguardo ai settori ambientale, forestale, storico-artistico, culturale e della protezione civile. Infine il servizio civile si pone l'obiettivo di contribuire alla formazione civica, sociale, culturale e professionale dei giovani.

Il Servizio Civile Il Servizio civile dura 12 mesi. Al servizio civile possono accedere volontariamente ragazze e ragazzi di età compresa tra i 18 e i 28 anni non compiuti.

Ruolo ed attività previste per i volontari nell’ambito del progetto I volontari saranno impiegati principalmente nell’attività di divulgazione e di sensibilizzazione del fenomeno stalking. Cureranno sotto la supervisione degli OLP dei legali e degli psicologi la pubblicazione informativa. Non saranno impiegati direttamente negli sportelli considerata la delicatezza del tema. Si occuperanno del back office e della raccolta dei dati provenienti dai questionari.
I volontari aggiorneranno periodicamente il sito dedicato con la diffusione dei dati parziali di progetto e con lo scambio di buone prassi. Con ICS si intende creare una rete di primo intervento che garantisca al cittadino incappato nella persecuzione (stalking) informazioni adeguate e professionali nonché la possibilità di difendersi sia sul piano legale che con un sostegno. Materialmente l'iniziativa si basa sulla capacità di fornire una risposta adeguata di Adoc di fronte ad una casistica precisa di aggressione a cittadini che si sentono ancora più vulnerabili di fronte ad intrusioni nella loro sfera privata. Il progetto intende perseguire l’obiettivo generale di supportare chi si trova in una situazione persecutoria, ma anche di informare e prevenire nella caduta nel reato potenziali stalker, inconsapevoli di esserlo.

BANDO CONCORSO:

  • Numero posti: 1
  • Numero ore di servizio settimanali dei volontari, ovvero monte ore annuo: 1400
  • Giorni di servizio a settimana dei volontari (minimo 5, massimo 6): 5
  • Eventuali particolari obblighi dei volontari durante il periodo di servizio: Ai volontari sarà richiesta massima flessibilità oraria.

COMUNICATO AGLI AZIONISTI EUROSVILUPPO

Il procedimento pendente presso il Tribunale Penale di Milano sez. I° è ancora in fase istruttoria; si presume che entro il mese di giugno 2010 dovrebbe essere fissata l'ultima udienza di discussione prima del deposito della sentenza.

Avremo cura di notiziare sull'andamento del procedimento tutti gli associati costituiti parte civile.

Uffico legale Adoc Piemonte

30 settembre 2008

Rassegna stampa

Martedì 30 settembre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "Stangata confermata su luce e gas, 65 euro in più a famiglia" – di A. Fon. – pag. 22

La Repubblica Torino e Prov. – "Unioncamere, valzer di poltrone" – di P. P. L. – pag. XX

La Stampa Torino e Prov. – "Sulla bici di quartiere si va in giro gratis" – di Elisa Moretti – pag. 66

La Stampa Torino e Prov – "Buoni pasto addio. Arriva la card elettronica" – di N. Ber. – pag. 71

Free Press

City – "Da domani treni senza cani, proteste al via" – pag. 6

Internet

HelpConsumatori.it – "Lehman Broters, Confconsumatori dalla parte degli utenti" –

HelpConsumatori.it – "Istat: inflazione in frenata al 3,8% a settembre" –

 

La Repubblica

Pag. 22

Stangata confermata su luce e gas, 65 euro in più a famiglia

(A. Fon.)

ROMA - A mezzogiorno, il ministro Scajola (Sviluppo Economico) attacca i «profeti di sventura» e annuncia che gli aumenti di luce e gas, anche se inevitabili, saranno più lievi delle previsioni. Sei ore dopo, l´Autorità per l´Energia ufficializza le nuove tariffe che confermano - dicono i consumatori - la mazzata annunciata. Da mercoledì, la bolletta elettrica rincarerà dello 0,8% e quella del gas del 5,8%. Da mercoledì, spenderemo quindi 3,7 euro in più per l´energia elettrica e 61,5 euro in più per il gas (per un totale di oltre 65 euro, questo nel corso di un anno). E´ l´effetto del caro, carissimo petrolio e dell´alta dipendenza dell´Italia dalle forniture estere. Anche l´Autorità, in verità, prova a sdrammatizzare. Gli aumenti per la luce e il gas (più 7,9% e più 4,4% negli ultimi mesi) «sono comunque più contenuti della spesa per il petrolio» (in crescita del 19,7% in euro). Il merito è della diminuzione delle tariffe di trasporto e distribuzione, e «del contenimento di alcuni oneri generali del sistema». La stessa Autorità apre il "paracadute" che assicurerà risparmi del 20% alle famiglie più povere. Il bonus crescerà in base alle dimensioni della famiglia (60 euro l´anno per un nucleo di 1-2 persone; 78 euro per 3-4 persone; 135 euro per 5 persone e oltre). Avrà diritto a questo aiuto chi ha un Isee (cioè un Indicatore della situazione economica) inferiore o uguale a 7.500 euro annui. «A regime, l´Autorità stima che circa 5 milioni di clienti» saranno investiti da questi benefici che scatteranno nel 2009, ma avranno un effetto retroattivo sulle bollette del 2008. Infine l´Autorità se la prende con gli istituti indipendenti che azzardano previsioni di aumenti tariffari poi non confermati nella realtà. Le associazioni Adusbef e Federconsumatori riconoscono che luce e gas crescono meno delle previsioni. Ma la situazione resta tragica perché gli aumenti di tutti gli altri trimestri generano «240 euro di spesa in più a famiglia» nel corso dell´anno. Le associazioni dei consumatori chiedono al governo, per questo, «di bloccare il carico fiscale sulle due bollette equiparando l´Iva al 10% sia per cottura cibi sia per riscaldamento». Mette le mani avanti, infine, Coldiretti. Le nuove tariffe colpiranno «tutte le attività agricole», soprattutto quelle che necessitano di luce e stufe. Il riferimento è alle serre (dove si coltivano fiori, ortaggi, funghi) e ai locali per l´allevamento. Sono queste le voci di costo che salgono di più nel settore, oltre ai concimi. E per questo Coldiretti sembra annunciare prezzi ancora in salita, tra i banchi del supermarket.

La RepubblicaTorino e Prov.

Pag. XX

Unioncamere, valzer di poltrone

(P. P. L.)

Per Unioncamere Piemonte sono giorni particolari. Massimo Deandreis, il direttore che ha contribuito in modo decisivo alla crescita dell´ente nell´ultimo decennio, lascia. Come anticipato da «Repubblica», passa alla superbanca Intesa Sanpaolo, dal primo novembre. Una scelta dettata dalla voglia di misurarsi in una sfida nuova, maturando un´importante esperienza professionale in campo privato dopo quella nel mondo camerale. I candidati più gettonati a sostituirlo sono gli stessi già indicati per il nuovo ruolo di direttore strategico del Centro Estero per l´internazionalizzazione anche se poi il presidente Camillo Venesio ha finito per scegliere un terzo nome: Paolo Trapani, direttore della società che gestisce l´aeroporto di Genova. E dunque i papabili sono Franco Amato e Roberto Daneo, due manager con un indubbio curriculum. Il primo - che, nelle voci di corridoio, viene dato per favorito - ha appena concluso l´esperienza alla Pininfarina, dove ha lavorato per un paio di anni a stretto contatto con Andrea Pininfarina. In precedenza era stato direttore generale della Regione e vicedirettore a Itp, l´agenzia per attrarre investimenti in Piemonte. Daneo, dopo l´esperienza nello staff di Torino 2006, si è guadagnato la notorietà preparando il dossier poi risultato vincente per l´Expo di Milano. Ma nel suo curriculum c´è un´esperienza pure a Bruxelles, particolare che lo avvicina al profilo di Deandreis. Due identikit che dovrebbero soddisfare le richieste di Unioncamere anche se l´esperienza Ceip insegna, può sempre spuntare un terzo nome. Ma prima di scegliere il nuovo direttore, Unioncamere Piemonte dovrà risolvere la partita per la presidenza. Renato Viale, che ha già guidato l´associazione regionale delle Camere di commercio per due mandati, sembra ancora il favorito per la poltrona più importante di via Cavour. Sulla strada però c´è un ostacolo: l´elezione del nuovo presidente dell´ente camerale alessandrino. Anche lì il nome di Viale è stato riproposto ma la rielezione non è così scontata sebbene, pare, possa confidare sulla maggioranza dei voti. A opporsi a un terzo mandato di Viale alla Camera alessandrina c´è il mondo dell´industria che in modo compatto ha proposto per la carica Piero Martinotti, ex numero uno degli imprenditori mandrogni e vice di Confindustria Piemonte. Un nome sul quale si sono trovati d´accordo l´Unione industriale, l´Api, il Collegio costruttori e l´Associazione orafa valenzana: insomma un cartello di un certo peso nell´economia della provincia. Dalla sede dell´Unione industriale ci tengono a sottolineare che la candidatura non è contro la persona, cioè Viale, «della quale c´è la massima stima», ma perché una conferma della stessa, farebbe venire meno il principio a cui il cartello si ispira: la rotazione negli incarichi: «Quindici anni sulla stessa poltrona è un po´ un incarico a vita» sostengono. Comunque, a conferma della stima nei confronti di Viale - che, peraltro, è pure lui un imprenditore, con un gruppo di oltre 500 dipendenti che spazia dall´alimentare (leggi Bistefani) alla distribuzione (la catena Dimeglio) - il cartello degli industriali si è detto pronto a nominarlo nella giunta della camera alessandrina. Un escamotage che gli permetterebbe di essere confermato al vertice di Unioncamere Piemonte, ma che comprometterebbe la vicepresidenza in Unioncamere nazionale. Il derby tra industriali casalesi (anche Martinotti è di quella città, dove guida la Mbs, azienda leader nella produzione di articoli in spugna e nido d´ape) si risolverà tra una settimana: lunedì 6 ottobre è in programma il consiglio che dovrà eleggere il nuovo (o vecchio) presidente. Poi, una volta risolta questa pratica, Viale potrà occuparsi del successore di Deandreis. Sulla sua scrivania i curriculum di Amato e Daneo ci sono già.

LA STAMPATorino e Prov.

Pag.66

Sulla bici di quartiere si va in giro gratis

(Elisa Moretti)

Santa Rita, Mirafiori Nord - Dopo che è andato deserto il bando di concorso lanciato a maggio da Palazzo Civico per realizzare a Torino il «bike sharing», la Circoscrizione 2 ha avviato un progetto simile, grazie al contributo del Programma di Iniziativa Comunitaria Urban 2. «La bicicletta non inquina, ha costi irrisori, fa bene alla salute - dice il presidente Andrea Stara -. Questa è una sfida impegnativa, ma anche una scommessa che punta a migliorare la qualità della vita dei cittadini e a diffondere una diversa, e più consapevole, cultura della mobilità». Le 52 biciclette disponibili si ritireranno da apposite rastrelliere collocate in sei punti del quartiere: Cascina Giaione, Cascina Roccafranca, Piazza Livio Bianco, Villa Amoretti, Centro Dentro di corso Siracusa 225 e Centro Giovani di via Ada Negri. Con 5 euro di caparra, gli aspiranti ciclisti riceveranno una chiave che consentirà di utilizzare le biciclette gratuitamente, ogni giorno, dalle 6 alle 24. La stessa chiavetta elettronica potrà essere utilizzata anche in altri 67 comuni in tutta Italia che hanno attivato il servizio. Una volta utilizzata, la bicicletta dovrà essere riportata nella stessa rastrelliera da cui è stata prelevata; un dispositivo elettronico rileverà eventuali infrazioni. L’obiettivo è incentivare l’uso della bicicletta all’interno del quartiere e creare un’alternativa all’uso dell’auto. Già dalla primavera del 2006 la Circoscrizione 2 si è attivata per promuovere la cultura delle due ruote, attraverso corsi pratici nelle scuole, eventi pubblici e distribuzione di materiale informativo. Molti abitanti del quartiere suggeriscono anche di migliorare la gestione di alcune piste ciclabili, come quella di via Castelgomberto, occupata dai furgoni durante i giorni di mercato, o quella di corso Rosselli, che nei tratti in cui attraversa le strade è considerata pericolosa.

LA STAMPATorino e Prov.

Pag. 71

Buoni pasto addio. Arriva la card elettronica

(N. Ber.)

SETTIMO - Settimo dà l’addio al vecchio buono pasto. Da qualche settimana è già attivo il «borsellino elettronico» dell’alunno, con il quale, attraverso una semplice ricarica, simile a quella del telefonino, le famiglie possono pagare non solo la mensa, ma anche il pre e post scuola e il trasporto. Niente più bollettini, code alle poste o costi aggiuntivi, dunque. All'inizio dell’anno scolastico le famiglie hanno ricevuto l'apposita tessera riportante i dati dell’alunno ed il codice corrispondente, che contiene tutte le informazioni (dati anagrafici, plesso scolastico e servizi attivi), che garantisce l'esatta corrispondenza tra fruito e pagato. Per ricaricarla è sufficiente recarsi in un punto autorizzato, fornire il nome e il codice ed effettuare la ricarica desiderata che sarà automaticamente accreditata. Il piccolo utente da quest’anno si reca alla mensa con la sua tessera e gli operatori passano l'apposita penna ottica, che detrae automaticamente l'importo del pasto. Tra breve sarà disponibile anche il pagamento con carta di credito. Al raggiungimento del credito, un sms ricorderà alla famiglia che la ricarica sta per finire.

City

Pag. 6

Da domani treni senza cani, proteste al via

ROMA - In vista dell’applicazione, da domani, dell’ordine di servizio di Trenitalia (consente il viaggio in treno solo ai cani il cui peso non superi i 6 chili, sempre che muniti di certificato veterinario e chiusi nei trasportini)il sottosegretario alla salute Francesca Martini oggi incontrerà l’ad Vincenzo Soprano. Trenitalia difende le disposizioni: eviterebbero degrado e sporcizia sulle carrozze. Norme "inaccettabili" per Martini; e "in contrasto con il diritto alla mobilità di milioni di possessori di cani".Anche l’associazione veterinari parla di "norme assurde, prive di fondamento scientifico" mentre la LAV invita domani alla "disobbedienza civile: salire in trenoconi cani "fuorilegge".

Help Consumatori.it

Lehman Broters, Confconsumatori dalla parte degli utenti

A fronte della dichiarazione di fallimento ("Chapter 11") della società americana Lehman&brothers il 15 settembre 2008, Confconsumatori mette a disposizione dei risparmiatori l'esperienza dei propri legali. Ad oggi, infatti - spiega l'associazione - vi è la possibilità di agire in giudizio contro gli istituti di credito che hanno venduto obbligazioni Lehman&brothers o polizze index linked connesse alla società. "Gli istituti di credito - spiegano i legali in una nota - in quanto operatori qualificati avrebbero dovuto conoscere la grave situazione finanziaria della Lehman già dal 2007. Molti investimenti sono stati fatti per lo più nel 2008, anno nel quale il gruppo americano, di mese in mese, stava andando a picco". Secondo Confconsumatori, altro presupposto su cui fare valere la responsabilità delle banche e la nullità dei contratti è l'art. 100 bis del Testo Unico Finanziario, che stabilisce l'obbligo di prospetto informativo nell'ipotesi in cui, come nel caso in questione, i bond emessi all'estero ed acquistati da investitori istituzionali (ad es. le banche), siano rivenduti ai piccoli risparmiatori nei dodici mesi successivi. Inoltre, Confconsumatori avverte i cittadini sui rischi connessi alla sottoscrizione di polizze index linked, che non sono polizze assicurative nel senso classico del termine, ma sono di fatto veri e propri investimenti finanziari privi di garanzia per il capitale, essendo direttamente collegate all'andamento del valore di un indice azionario o di un altro valore di riferimento. Risulta all'associazione che numerose polizze index linked collegate a titoli Lehman siano state fatte sottoscrivere da Istituti di credito e Compagnie di assicurazione ad ignari cittadini, convinti di aver stipulato innocue polizze vita. Alla luce di recenti sentenze favorevoli ai risparmiatori, è possibile chiedere la nullità o la risoluzione del contratto, con contestuale risarcimento danni.

Help Consumatori.it

Istat: inflazione in frenata al 3,8% a settembre

Inflazione in frenata a settembre al 3,8%. Lo rileva l'Istituto Nazionale di Statistica (Istat) che ha diffuso oggi la stima dell'indice dei prezzi al consumo (NIC) relativi al mese di settembre 2008. Il NIC ha evidenziato un calo dello 0,3% su base mensile e un incremento del 3,8% su base annuale. L'Istat rileva rallentamenti nel settore energetico (-1,1% su base mensile) e in quello alimentare. Quest'ultimo però associa al rallentamento tendenziale un incremento su base mensile dello 0.3%. Pane e cereali segnano il +10,6% contro il +12,2% del mese precedente. Su base mensile, tuttavia, il settore segna un aumento dello 0,4%. Il prezzo del pane sale dell'8,6% annuo e quello della pasta del 24,8% mentre la pasta di grano duro segna un aumento del 33,6% annuo (+1% su base congiunturale). Per quanto riguarda il prezzo dei carburanti la benzina verde scende dell'1% rispetto ad agosto. Su base tendenziale, invece, l'aumento è dell'11,5% tendenziale (+10,5% il mese scorso). Infine, l'Istat rileva un calo del 3,4% per il gasolio su base mensile e +19% sul 2007 (+23,8% ad agosto).

 

 

 

 

 

 

 

29 settembre 2008

Rassegna stampa

Lunedì 29 settembre 2008

Indice

Quotidiani

La Repubblica – "E’ crisi, tassiamo la pioggia" – di Giuseppe Caporale – pag. 1-18

La Stampa – "Luce e gas, arriva un’altra stangata" – di Luigi Grassia – pag. 23

La Stampa – "Mercato incerto. Il prezzo del mattone corre di meno" – di Agnese Vigna – pag. 24

La Stampa – "Le polizze fanno boom su bufere e grandine" – pag. 25

La Stampa – "La posta di Maggi" – a cura di Glauco Maggi – pag. 27

La Stampa Torino e Prov. – "Specchio dei tempi" – pag. 61

Free Press

City – "Il segreto dei torinesi? Il cinema anti-stress" – di Dan. Va. – pag. 20

City – "Trovata melamina nel cibo di cani e gatti" – pag. 20

Internet

HelpConsumatori.it – "Dal 1 ottobre stop ai servizi a sovrapprezzo" –

HelpConsumatori.it – "Latte contaminato, OMS e FAO lanciano appello per aumentare la vigilanza" –

La Repubblica

Pag. 1-18

E’ crisi, tassiamo la pioggia

(Giuseppe Caporale)

RAVENNA - Benvenuti nella città dove la pioggia si paga. Con la bolletta. Un temporale, in media, incide quasi per il tre per cento sulla tariffa dell´acqua potabile stabilita per ogni utente. La pioggia si paga non solo a Ravenna, ma anche in tutti i comuni della provincia. E non si tratta di uno scherzo. Lo ha deciso l´ente pubblico territoriale che gestisce le reti idriche (l´Ato), con una delibera del gennaio scorso. Poche righe per stabilire che nella tariffa va inserito anche il costo della gestione delle fognature delle acque bianche (acque meteoriche): in pratica, il costo della pioggia. Non solo, la delibera prevede anche il recupero degli anni 2005, 2006 e 2007. In questo modo l´Ato risparmierà, ogni anno, più di un milione di euro. Oltre a recuperarne subito più di tre. Immediata la mobilitazione di associazioni di consumatori (Adoc, Adiconsum, Federcosumatori, Lega dei Consumatori) sindacati (Cgil, Cisl e Uil) e categorie (Api, Confindustria, Cna, Confartigianato). Tutte sul piede di guerra. La lista civica comunale «Per Ravenna», ha inviato un esposto al «Comitato per la Vigilanza sull´uso delle risorse idriche» del ministero dell´Ambiente, denunciando il balzello e chiedendo un pronunciamento sulla delibera che ha imposto l´acqua piovana in bolletta. E il presidente del Comitato, Roberto Passino, ha dato ragione al «fronte del no», tanto da scrivere all´Ato ravennate, invitandolo ufficialmente a «correggere la delibera», perchè l´attuale normativa «esclude» che i costi per lo smaltimento delle acque meteoriche «possano essere imputati al servizio idrico». Al ministero dunque sono d´accordo: non si può pagare una tassa sulla pioggia. Ma c´è un ulteriore colpo di scena. L´assessore regionale all´ambiente dell´Emilia Romagna, Livio Zanichelli, invece si è schierato dalla parte del «fronte del sì»: l´acqua piovana la devono pagare i cittadini, tramite la bolletta dell´acqua, sostiene, allineandosi alle scelte dell´Ato e del Comune di Ravenna: «La disamina della questione alla luce delle sole norme statali rappresenta un esercizio interpretativo inconcludente. I costi per lo smaltimento delle acque meteoriche nel territorio dell´Emilia Romagna devono essere computati nella tariffa del servizio idrico integrato». «Ammesso che il comitato ministeriale abbia ragione - sottolinea Gianluca Dradi, assessore all´Ambiente del Comune di Ravenna - va rilevato che esiste una legge regionale precisa in materia, alla quale l´Ato si è attenuto. I costi della collettività poi, se non si pagano nella bolletta, si recuperano sulla fiscalità generale». E continua: «Questo metodo, invece, ci era sembrato più corretto, perché così, trattandosi di un calcolo di media in percentuale, è costretto a pagare di più chi consuma di più e cioè spesso fabbriche e grandi impianti. Sulla bolletta degli utenti domestici il costo incide davvero poco. E poi, tassa sulla pioggia? Sarebbe come definire "tassa sulla polvere" i costi per la pulizia delle strade, laddove, invece, si tratta di un servizio sulla cui utilità non credo vi siano dubbi e rispetto al quale nessuno ha sino ad ora mosso obiezioni al fatto che i relativi costi debbano essere conteggiati nella tariffa dei rifiuti, come appunto avviene». Intanto la lista civica «Per Ravenna» annuncia il ricorso alla magistratura «per imporre il rispetto della legge violata e ad esercitare l´azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e di risarcimento dei danni a tutela dei diritti degli utenti» conferma il capogruppo Alvaro Ancis. «Si tratta di una tassa mascherata da tariffa - chiosa Ancis - Quel costo non deve essere incluso nella bolletta dell´acqua, ma recuperato attraverso la fiscalità generale, allo stesso modo con cui, per esempio, il costo dell´illuminazione pubblica non si può certo trasferire sulla bolletta dei consumi privati di elettricità, o il costo della manutenzione delle strade, non è trasferibile sulle tariffe dei carburanti dei veicoli stradali?».

LA STAMPA

Pag. 23

Luce e gas, arriva un’altra stangata

(Luigi Grassia)

È inevitabile per le famiglie italiane un’altra stangata sulle bollette di luce e gas: domani l’Autorità aggiornerà (come è costretta a fare) le tariffe dell’energia, e così dal 1° ottobre, e per tutto il quarto trimestre in arrivo, ci toccherà pagare di più per queste voci. Il Garante decide senza dare anticipazioni, ma gli istituti Nomisma Energia e Rie (Ricerche industriali energetiche) ogni volta provano a calcolare l’entità delle variazioni usando gli stessi sistemi dell’Authority, e di solito ci azzeccano: stavolta dicono che dovrebbero esserci rincari fino al 6% per l’elettricità e al 3,7% per il gas. Ovviamente, questo si lega agli aumenti insensati del prezzo del petrolio, che fa da parametro per tutti i costi dell’energia. Nonostante i recenti regressi del barile di greggio dal massimo storico a 147 dollari, il periodo di riferimento per il calcolo è stato di prezzi altissimi, e il meccanismo di adeguamento prevede che si faccia riferimento alle medie delle quotazioni delle materia prime nei precedenti 6 mesi per la luce e 9 mesi per il gas. Questo colpirà duramente gli italiani nei loro bilanci già così problematici: la nuova tornata di aumenti costerà a ogni nucleo familiare una media di 80 euro in più nell’arco dell’anno. I calcoli del Rie e di Nomisma energia non sono identici ma danno risultati molto vicini. Il Rie prevede +6% per il metano e +3,7% per l’elettricità, Nomisma Energia +5,8% per il gas e +2,2% per la luce. La differenza è minima sulla prima voce e più marcata sulla seconda, ma cambia poco quando si fa la valutazione dei costi extra su base annua: il Rie dice 80 euro in più e Nomisma Energia «solo» 74 euro, che rappresentano comunque un ulteriore salasso rispetto ai tanti altri rincari che devono già sopportare i consumatori. Queste stime valgono per la famiglia-tipo con 225 chilowattora di luce consumati in un mese e 1.400 metri cubi di gas bruciati in un anno. Le associazioni Federconsumatori e Adusbef lanciano l’allarme sul fatto che questa nuova stangata si va a sommare a quelle dei trimestri precedenti. «Al di là della diverse stime degli esperti» dice una loro nota congiunta «e pur dovendo attendere i dati ufficiali dell’Autorità di settore, già ci sentiamo di esprimere la drammaticità dell’evento, che sommato a quelli dei trimestri scorsi porta a un totale di oltre 250 euro in più a famiglia per luce e gas». I consumatori chiedono al governo di «bloccare il carico fiscale su queste due bollette, equiparando nello stesso tempo l’Iva al 10% sul gas per cottura dei cibi e quello per riscaldamento, che adesso è gravato da un’aliquota al 20%». Federconsumatori e Adusbef aggiungono che «diventa urgentissima la messa in campo delle bollette con tariffe sociali per le famiglie meno abbienti, con sconti sulle stesse del 20 per cento come già deliberato nella passata Finanziaria». L’Autorità per l’energia rivendica il suo ruolo esclusivo nel determinare le tariffe e ricorda con puntiglio che «le stime diffuse da istituti del settore» risultano «molto spesso difformi dai reali aggiornamenti delle bollette di luce e gas». Intanto la Coldiretti fa i calcoli per il settore che le compete e nota che «l’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia spinge alle stelle i costi di produzione in agricoltura. Il loro aumento medio è dell’11%, con incrementi record per la coltivazione di frumento, mais e riso» dove si registra un +17%. Male anche per la coltivazione del pomodoro (+12%) e per l’allevamento di bovini e suini per latte e carne, dove gli incrementi di costo sono del 9 per cento.

«Ogni bambino paga 1.100 euro di Iva all’anno»

«Ogni bambino versa al fisco 1.100 euro di Iva all’anno». È denuncia uno studio di Krls Network of Business Ethics elaborato per conto di Contribuenti.it-Associazione Contribuenti Italiani, e presentato ieri a Napoli. Gli alimenti per la prima infanzia, in particolare quelli che sono necessari fino al terzo anno di età, incidono per il 22% sul bilancio familiare. In Italia, osserva Contribuenti.it, si esentano dall’Iva alcuni beni di lusso quale l’oro o si applica al 4% ai «biscotti da mare», mentre su prodotti per neonati quali i biscotti specifici, il latte in polvere o vegetale, le carrozzine e i pannolini, viene applicata l’aliquota ordinaria. L’associazione sottolinea che «nei principali Paesi europei viene applicata ai bambini l’Iva agevolata, consentendo anche di detrarre tali spese dalle tasse». «Il bonus bebè è stato "una tantum" e non ha influito sul bilancio familiare - afferma Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it -. Bisogna smetterla di considerare i neonati consumatori finali».

LA STAMPA

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Mercato incerto. Il prezzo del mattone corre di meno

(Agnese Vigna)

TORINO - Anche se la corsa del mattone è in frenata, l’Italia si difende bene rispetto allo scenario europeo del mercato immobiliare. Nel primo semestre 2008 mette a segno un +1,6% di crescita dei prezzi delle case e a fine anno la previsione è per un incremento del 2%. Lo afferma Scenari Immobiliari nel Focus dedicato all’Italia nell’European Outlook 2009. Mario Breglia, presidente dell’istituto di ricerche indipendente si aspetta «un 2009 migliore, grazie a un modesto rimbalzo delle compravendite». L’elemento di ottimismo è nella trasformazione che sta investendo tutti i comparti. «Il primo semestre 2008 - spiega Breglia - è stato critico per il settore immobiliare nella maggior parte dei paesi europei. La situazione economica, l’aumento dei tassi di interesse, le preoccupazioni relative all’inflazione e al mercato del lavoro hanno comportato un clima di sfiducia sia tra investitori istituzionali che tra famiglie. È appena iniziata, però, una profonda trasformazione che sta toccando tutti i mercati. Infatti si sta concretizzando una generazione di prodotti, dal quartiere residenziale al distretto terziario o produttivo, dove conoscenza e risorse finanziarie si fondono per creare nuova energia». Lo scenario del prossimo decennio vedrà prodotti vincenti diversi da quelli attuali, date le grandi trasformazioni della società e dell’economia. «Ma per un miglioramento si dovrà attendere dopo il primo trimestre 2009 - dice Breglia - quando dovrebbero aumentare gli scambi, aiutati da un’inflazione contenuta e da quotazioni in calo. Se questa è la linea di tendenza, anche la fase attuale assume un ruolo relativo, come tappa di un percorso di cambiamento». Ecco le previsioni per i singoli settori del mercato immobiliare europeo.

Mercato residenziale

La percentuale di proprietari di case non ha subito variazioni significative nel corso del 2007 e nella prima parte del 2008. La Spagna ha registrato un lieve calo della percentuale di proprietari, ma resta la più alta a livello europeo. Lieve incremento anche in Italia. A fine 2007 il numero di compravendite ha superato 4,6 milioni, che rappresenta un aumento dell’1,7%. I prezzi hanno toccato un rialzo inferiore al 2% nei principali paesi occidentali, dove è evidente il differenziale tra i prodotti nuovi e ben localizzati e quelli vecchi o situati in posizione marginale.

Seconde case

Circa il 7% del fatturato immobiliare dei cinque principali paesi europei è rappresentato dalle residenze turistiche. Il mercato più consistente è quello francese, con quasi 22 miliardi di euro di scambi, mentre l’Italia concentra meno del 6% del totale. Cala la propensione verso la casa al mare, mentre le correnti di domanda si orientano verso la campagna e le zone interne. In crescita gli acquisti di case oltre Europa, soprattutto Stati Uniti, seguiti da Dubai.

Uffici

Lo stock di immobili ad uso terziario/uffici in Francia, Gran Bretagna, Spagna, Germania e Italia ammonta a circa 905 milioni di metri quadrati. Rispetto al 2007 è in calo la percentuale di spazi di classe C, a fronte di un aumento di quelli di classe A, grazie alla ristrutturazione degli immobili di qualità inferiore e alla realizzazione di numerosi nuovi progetti. Il fatturato di questo settore alla fine del 2007 ha raggiunto 105,5 miliardi di euro, il 3,1% in più rispetto all’anno precedente. Nel 2008 è previsto un calo inferiore all’1%.

Grandi città, Gabetti vede un meno 2,7%

TORINO - Se l’European Outlook di Scenari Immobiliari segnala un mercato immobiliare che corre di meno ma con prezzi ancora in moderata crescita, l’Ufficio studi di Gabetti Property Solutions Spa vede per il mattone nel 2008 un «soft landing», ovvero una frenata morbida. Il direttore Guido Lodigiani spiega che «il numero di richieste d’acquisto è costante, i tempi di vendita si sono stabilizzati su livelli elevati, intorno ai 6 mesi». Risulta diminuita la domanda d’investimento immobiliare privata, che rimane circoscritta ai capoluoghi e ai quartieri universitari. Si registra un surplus di offerta di nuovo nell’hinterland. Le nuove realizzazioni risultano premiate dal mercato in modo selettivo, sulla base della location, funzionalità, efficienza e rapporto qualità-prezzo degli interventi. Lodigiani segnala, poi, come una parte dei venditori stia rivedendo le proprie aspettative di vendita al ribasso: «un fatto positivo per la dinamica degli scambi». Ma i prezzi come sono cambiati in questo periodo? Nel primo semestre del 2008 si sono registrate delle variazioni nelle quotazioni immobiliari leggermente negative. Se si dà uno sguardo alla grandi città in media il calo si è attestato intorno al 2,7 per cento. Fra le grandi città della Penisola le contrazioni maggiori si sono riscontrate a Torino, dove il ribasso è stato del 6,3%. Una contrazione su cui in parte potrebbe aver influito la fine dell’effetto benefico originato dalle Olimpiadi Invernali. Secondo i dati dell’osservatorio Tecnocasa male anche Genova (-4,5%) e in diminuzione del 3,1% le quotazioni delle abitazioni a Savona, e dell’1,2% a La Spezia. In entrambi le città prezzi stabili nel centro città. In controtendenza invece Imperia, dove le quotazioni sono aumentate nei primi sei mesi dell’anno dell’1,4%. Segni negativi marcati hanno toccato anche a Bologna (-4,2%) e Napoli (-4,1%). Dove, invece, le diminuzioni dei valori sono state più contenute sono a Milano, dove il calo è stato appena dell’1% mentre nella Capitale il ribasso ha toccato il 2,4%. Prezzi stabili invece a Cagliari. Per quel che riguarda la dimensione dei mercati, la contrazione dei prezzi è stata più sensibile nei capoluoghi di provincia (-3,4%) piuttosto che nei piccoli Comuni (-2,5%). Ora gli occhi degli operatori immobiliari sono puntati sulle previsioni per il futuro. Per Alessandro Ghisolfi, direttore dell’ufficio studi Ubh, holding di partecipazioni attiva nei settori immobiliare e della mediazione creditizia «durante il 2009 i prezzi delle abitazioni cercheranno un loro nuovo punto di equilibrio sicuramente inferiore rispetto a quello di inizio 2008». Per quanto il 2008 abbia registrato compravendite in calo, con riflessi depressivi sui prezzi, gli appartamenti "in buono stato", cioè che non necessitano di un intervento di totale ristrutturazione, sono diminuiti mediamente del 7% rispetto ai primi sei mesi del 2007. E le transazioni hanno confermato il trend di discesa con una contrazione del 13-15%. Per la fine del 2008 la dinamica di aggiustamento dei prezzi si dovrebbe confermare, secondo il direttore dell’ufficio studi di Ubh, con ulteriori ritocchi al ribasso di 2-3 punti percentuali e le compravendite dovrebbero stabilizzarsi, confermando la percentuale di decremento del primo semestre. Il report semestrale, elaborato con dati raccolti fino alla fine di giugno 2008 dai primi 30 comuni capoluogo italiani, evidenzia che i cali maggiori di prezzi si sono verificati a Napoli e Palermo (-9%), seguite da Roma (-8,3%) e Milano (-8%), anche loro già in leggero calo nel primo trimestre. Torino, ancora in positivo a marzo 2008, vede i prezzi calare in media del 6% circa un po’ come come Bologna, Genova, Firenze e Catania. \

LA STAMPA

Pag. 25

Le polizze fanno boom su bufere e grandine

Il 2008 si concluderà con un vistoso rapporto fra i premi incassati e i sinistri liquidati (o posti in riserva) nel settore assicurativo dei danni a fabbricati di tutte le categorie: case, stabilimenti, attività commerciali ecc. Si parla di un tipo di rischio che si sta diffondendo sempre più in non poche aree del nostro pianeta: trombe d’aria, uragani, bufere, vento e cose da esso trascinate, grandine ecc. I titolari di questo supplemento di garanzia alle polizze-base incendio in pochi anni si sono quasi raddoppiati. Se poi si aggiungono i rischi grandine per le auto, in un solo quinquennio tali coperture sono più che triplicate; in Europa sono sempre più numerose le tempeste che si trasformano in cicloni di tipo tropicale avvicinandosi, in ordine statistico, a quanto accade nell’area del Sud Est asiatico. Quanto può costare all’assicurato l’inclusione della copertura delle calamità naturali nella polizza incendio della casa? Trovandoci in un mercato libero, ogni società applica tariffe e franchigie proprie. Quindi facciamo degli esempi che rientrano nelle gestioni normali. Se la nostra casa vale, per ipotesi, 500 mila euro, il premio di polizza per il solo incendio può risultare di 250 euro. Se in tale contratto includiamo anche le calamità atmosferiche, la tariffa aumenterebbe di circa 100 euro, vale a dire il 40% in più, cioè 350 euro. E’ chiaro che coloro che seguono con una certa attenzione quanto causa nel mondo intero il cambiamento climatico hanno tutto l’interesse che il loro bene immobiliare venga protetto passivamente attraverso l’inclusione nella loro polizza degli eventi atmosferici. La percentuale stabilita per i danni da grandine alle auto si dimostra assai superiore a quella per gli immobili ma, come si vedrà, gli importi assicurati sono più modesti e, quindi, il premio diventa più contenuto: se l’auto vale 15 mila euro, la spesa per la grandine può risultare di 75 euro. Cioè attorno ai 5 euro per ogni mille assicurati. In quest’ultima copertura, però, può essere previsto il risarcimento anche per gli atti vandalici. Per finire, è già accaduto che il tal istituto di credito esiga, prima di dare corso all’iter per il mutuo per l’acquisto di una villetta, che nella polizza incendi sia inclusa anche la garanzia dei danni derivanti da calamità atmosferiche.

LA STAMPA

Pag. 27

La posta di Maggi

(a cura di Glauco Maggi)

Tinteggiatura delle scale

In sede di assemblea condominiale, l'amministratore ha fatto approvare la tinteggiatura delle scale, presentando fra l'altro un solo preventivo. Il sottoscritto e altri si sono opposti in base all'art. 1121 cc che prevede che per la straordinaria manutenzione siano necessario i 2/3 dei millesimi. Chi ha ragione?

L'articolo 1121 riguarda le innovazioni gravose e voluttuarie, non la manutenzione straordinaria. E comunque la tinteggiatura scale è da sempre considerata manutenzione ordinaria. Quanto all'unico preventivo, l'assemblea è sovrana, se lo ha approvato: i condomini avrebbero dovuto darsi da fare per averne altri o quantomeno pretenderli dall'amministratore stesso.Balconi sporgenti e la divisione delle spese

Ancora una volta viene data nella vostra rubrica la solita «non» risposta al quesito in oggetto: «Se un balcone ne copre un altro al di sotto, l'intonaco sottostante dovrebbe essere a carico del proprietario di quest'ultimo». Affermate che non tutti i giudici sono d'accordo. Premesso che gli intonaci normalmente si deteriorano a causa della insufficiente impermeabilizzazione del pavimento sovrastante, desidererei che venissero chiarite in modo definitivo e se davvero il proprietario di un piano paga per l'intonaco del balcone del piano superiore. Anche perché, così, il proprietario del primo piano deve sostenere da solo la sua spesa.

Concordiamo con il lettore: purtroppo però la Cassazione cambia spesso idea. E, in effetti, l'ultimo orientamento sembrerebbe attribuire le spese per i balconi sporgenti solo al proprietario del balcone stesso, con una virata a 180 gradi rispetto al passato. Ci pare in effetti la soluzione più ragionevole.

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 61

Specchio dei tempi

Piazza Vittorio, 1 Chinotto da 7 euro

Una lettrice scrive:

«Vi sembra possibile pagare 7 euro un chinotto, seduti al tavolino di un caffè che si affaccia su piazza Vittorio? «Erano le cinque di un pomeriggio di settembre e, forse, all'interno del locale erano già esposti piattini di stuzzichini. Il chinotto sarà stato considerato un aperitivo? Forse. Allora, quando ci si accomoda ad un tavolino occorre precisare: "Guardi che ho sete e voglio soltanto bere una bibita"? «E pensate anche che, per quel prezzo "da nababbi", sia professionale vedersi porgere un bicchiere, colmo fino all'orlo, da un cameriere che lo regge sul bordo, dove voi appoggerete le labbra?! «E il tavolino? Vogliamo parlarne? Tovaglia sporca di consumazioni precedenti; o meglio, così si spera, perché in piazza volano i piccioni... Mi chiedo se lo stesso trattamento è riservato anche ai turisti che finalmente affollano la nostra bella città».

Perché Trenitalia non ama i cani?

Una lettrice scrive:

«Evviva Trenitalia! Oltre a tutti i disagi che ci offre quotidianamente ora aggiunge il divieto di viaggiare agli animali. Sono ammessi solo sotto i 6 kg di peso: sicuramente hanno avuto un vertice con pulci e zecche che hanno affermato di "viaggiare" solo su animali con peso superiore ai 6 kg. «Vorrei inoltre, far notare che mentre oggi giorno cani sono sempre puliti, vaccinati e profumati, non sempre si può dire ciò di persone e bagagli che viaggiano sui treni, magari senza biglietto. E tali passeggeri oltre a pidocchi e puzza magari lasciano rifiuti e siringhe. Poi agli animali richiedono il foglio del veterinario. Anche il mio cane può ammalarsi vicino a una persona a rischio quindi richiediamo anche per le persone il foglio medico di buona salute...».

city

Pag. 20

Il segreto dei torinesi? Il cinema anti-stress

BOOM DI SPETTATORI Il "Tavolo sulle dinamiche dei prezzi" indica un aumento generalizzato del costo della vita. Ma a un bel film non si rinuncia.

(Dan. Va.)

I torinesi, finché possono, preferiscono non rinunciare alla cultura. È quanto emerge dalla relazione annuale dell’Osservatorio culturale del Piemonte che parla di dati "incoraggianti". Anche se i cittadini fanno sempre più fatica a far fronte alle numerose spese.

Allarme prezzi

In un anno in città sono aumentati dell’8,63% i prezzi per i combustibili, dell’8,13% quelli per il trasporto. Schizzati alle stelle anche i prezzi dei generi alimentari di prima necessità (+ 5,75%). Tra gli altri settori particolarmente "esosi", le spese per la casa, l’acqua e l’energia elettrica. L’allarme è stato lanciato dal Tavolo sulle dinamiche dei prezzi in Piemonte".

Meglio dell’anno olimpico

Nei 111 musei e beni culturali monitorati in Piemonte nel 2007 sono stati rilevati più di 4milioni di ingressi. Solo in città sono stati venduti oltre tre milioni di biglietti, con un aumento della domanda del 9% rispetto all’anno olimpico e del 30% rispetto al 2005.

Aumentano i cinefili

Dati positivi anche per quanto riguarda il cinema. Per quanto riguarda il grande schermo, il 2007 ha registrato un aumento di circa 11% rispetto all’anno precedente, nei 244 schermi monitorati. In Piemonte sono stati venduti nel 2007, quasi 9milioni di biglietti per un totale di 45 milioni di euro di incassi.

Meno risorse alla cultura

Non tutto però è così positivo. I fondi dedicati alla cultura sono in netta diminuzione. Le risorse finanziarie complessive, sia pubbliche sia private, distribuite in Piemonte per la cultura nel 2006 e monitorate dall’Osservatorio culturale del Piemonte sono stimabili in circa 363 milioni di euro, circa il 9% in meno rispetto al 2005. Le risorse pubbliche hanno raggiunto i 279 milioni di euro,il12% in meno rispetto al 2005.

city

Pag. 20

Trovata melamina nel cibo di cani e gatti

Tracce di melamina sono tate trovate in alcune delle 45 scatolette prelevate nei iorni corsi dagli scaffali di vari negozi piemontesi. Si tratta di scatole contenenti cibo per cani e gatti. A rilevare la melamina è stato l’istituto zoo profilattico sperimentale del Piemonte. Il procuratore vicario Raffaele Guariniello ha subito aperto un fascicolo d’inchiesta.

Help Consumatori.it

Dal 1 ottobre stop ai servizi a sovrapprezzo

Agcom: scatta mercoledì il blocco automatico delle telefonate ai numeri a sovrapprezzo e spesso a rischio truffa. Partirà il primo ottobre il blocco automatico delle telefonate ai numeri a sovrapprezzo, tutti quelli (come 144 e affini) particolarmente costosi e critici per le ripercussioni che possono avere sulle bollette. È quanto stabilisce l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Come deciso lo scorso giugno, dal primo ottobre scatterà dunque sulle linee di telefonia fissa il blocco permanente e gratuito delle telefonate verso i numeri a sovrapprezzo: il provvedimento intende ridurre il rischio di ricevere bollette gonfiate e bollette con addebiti per telefonate mai effettuate o servizi non richiesti. Chi vorrà disporre del servizio a sovrapprezzo dovrà dunque chiedere esplicitamente al gestore telefonico l'attivazione e dunque la rimozione del blocco o la sostituzione di uno a Pin. Già lo scorso giugno l'Agcom aveva inoltre deciso una capillare campagna di informazione destinata ai consumatori attraverso spot, annunci sulla stampa e sul web e informazioni in bolletta.

Help Consumatori.it

Latte contaminato, OMS e FAO lanciano appello per aumentare la vigilanza

OMS e FAO hanno lanciato un appello perché i Paesi mantengano alta la guardia per evitare la diffusione di latte e prodotti lattiero-caseari contaminati dalla melamina. E hanno esortato i paesi coinvolti ad assicurare un'alimentazione sicura per ai lattanti e ad aumentare la vigilanza. Così l'Organizzazione Mondiale della Sanità e l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura sono intervenute nei giorni scorsi sul latte cinese contaminato dalla melamina. Per le due agenzie è fondamentale ristabilire la fiducia dei consumatori. "I prodotti contaminati da melamina devono essere immediatamente ritirati dalla catena alimentare per evitare ulteriore esposizione e deve essere assicurato l'approvvigionamento sicuro di prodotti lattiero-caseari": è quanto ha dichiarato il Dott. Ezzedine Boutrif, Direttore della Divisione Nutrizione e Difesa del Consumatore della FAO. Oltre a un'alimentazione più sicura le due agenzie chiedono maggiore vigilanza sui mercati "dal momento che nelle due ultime settimane in molti paesi sono stati segnalati casi di prodotti importati contaminati da melamina". Prodotti contaminati potrebbero arrivare sui mercati di altri paesi attraverso scambi formali o informali: bisogna dunque avere tutte le informazioni sull'origine del prodotto ed effettuare test clinici per verificare eventuali contaminazioni. E se un prodotto è contaminato da melamina deve essere ritirato dal mercato. "È fondamentale - ha aggiunto il Dott. Boutrif - che il settore industriale investa nella sicurezza degli alimenti ed adotti una cultura di sicurezza igienico-sanitaria che copra la catena alimentare dalla materia prima sino al prodotto finale". Ha commentato Jørgen Schlundt, Direttore del Dipartimento per la Sicurezza Sanitaria degli Alimenti dell'OMS: "C'è la necessità per i paesi di investire maggiormente nel rafforzamento dei propri sistemi nazionali di controllo degli alimenti e di sorveglianza delle malattie di origine alimentare per minimizzare il rischio di pericolose situazioni come quella attuale".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

26 settembre 2008

Rassegna stampa
Venerdì 26 settembre 2008
Indice
Quotidiani
La Repubblica – "Latte, l’Europa blocca i prodotti cinesi" – di Alberto D’Argenio – pag. 23
La Repubblica Torino e Prov – "La Cgil sfila da sola contro il carovita" – di V. Sch. – pag. I-II
La Repubblica Torino e Prov – "Alimentari cinesi, scattano i controlli" – di Lorenza Pleuteri – pag. IX
La Stampa – "Troppe spie. Il mondo vuole la sua privacy" – di Paolo Colonnello – pag. 27
La Stampa – "Edison punta sulle famiglie con bollette scontate del 20%" – pag. 35
La Stampa – "Il caromutui: l’Euribor al 5,12 %. Adusbef: 20 euro in più a famiglia" – pag. 39
La Stampa Torino e Prov. – "Tra le code quotidiane 4 ore per un certificato" – di Andrea Rossi – pag. 63-64
La Stampa Torino e Prov – "Specchio dei tempi" – pag. 67
La Stampa Torino e Prov – "Aes e comune: gas più sicuro. Controlli gratuiti sugli impianti" – pag. 71
La Repubblica
Pag. 23
Latte, l’Europa blocca i prodotti cinesi
(Alberto D’Argenio)
BRUXELLES - L´Europa risponde alla minaccia del latte alla melamina chiudendo la porta a tutti i prodotti alimentari per neonati e bambini provenienti dalla Cina e intensificando i controlli su quelli destinati agli adulti. Bruxelles ha infatti deciso che da oggi, in via precauzionale, applicherà le «misure di salvaguardia» contro gli alimenti in arrivo dalla Repubblica popolare che contengano latte in polvere. Quello che in Cina ha causato la morte di quattro bimbi e ne ha contaminati oltre cinquantamila. «Il bando totale - ha spiegato ieri la portavoce della commissaria Ue alla Sanità, Androulla Papadoulaky - toccherà tutti i prodotti alimentari cinesi destinati a neonati e bambini che contengano qualsiasi percentuale di latte». Nel mirino, dunque, cioccolata e biscotti, così come caramelle e merendine. Ma anche le merci destinate agli adulti saranno passate al setaccio, con l´obbligo per i doganieri europei di controllare il cento per cento degli alimenti che abbiano una quantità di sostanze lattiere superiore al quindici per cento. Per quelli già sul mercato, saranno intensificati i controlli a campione a sorpresa. Nessun allarme, invece, per latte e formaggi, visto che l´Europa non li importa dalla Cina. Una lista di misure, ha comunque sottolineato Bruxelles, adottata «per pura precauzione» visto che «fino ad ora in base ai controlli sul mercato comunitario non è venuto fuori alcun prodotto contaminato alla melamina». Un atteggiamento fermo ma rassicurante che ricalca il parere emesso dall´Agenzia europea per la sicurezza alimentare, secondo la quale nel Vecchio Continente non ci sono pericoli concreti: i rischi, al momento, sono del tutto teorici e riguardano i bambini che eventualmente facciano un grande consumo di prodotti contaminati. Insomma, un caso astratto. La Commissione Ue non ha invece voluto commentare direttamente l´allarme lanciato dal sottosegretario italiano Francesca Martini, secondo cui bisogna fare attenzione ai ristoranti cinesi perchè usano prodotti importanti dalla Cina: «Non vorrei lasciare intendere nulla di simile - ha detto una portavoce di Bruxelles - in Europa c´è una legislazione comune che copre tutti gli aspetti del problema» e pertanto «i nostri consumatori sono al sicuro». La stessa Martini ha risposto dicendosi «certa» che «nella distribuzione autorizzata e controllata degli alimenti non vi sia alcun rischio», ma ha ribadito la sua «ansia sulla questione dei ristoranti cinesi». Il bando Ue, che parte oggi, dovrà essere messo in piedi dalle capitali entro dieci giorni, termine entro il quale potranno chiedere alla Commissione di rivedere la misura. In Italia, intanto, proseguono i controlli già disposti dal governo, con i carabinieri del Nas che ieri a Torino hanno sequestrato 80 confezioni di salsa di soia cinese, a Roma 13 quintali di biscotti, tra Bologna e Sassari una cinquantina di confezioni di prodotti dolciari contenenti burro e latte in polvere mentre a Campobasso sono stati ritirati dal commercio 215 confezioni di prodotti cosmetici di origine cinese privi di etichetta. E i controlli sono già partiti anche in Francia e Spagna, mentre il bando totale dei prodotti cinesi è stato attivato da India, Vietnam, Nepal e numerosi paesi africani.
La Repubblica Torino e Prov.
Pag. I-II
La Cgil sfila da sola contro il carovita, è polemica
(V. Sch.)
Domani la Cgil sfila contro il caro-vita. L´appuntamento è in piazza Vittorio, ma la manifestazione si annuncia tra le polemiche: la scelta si sfilare da sola non è piaciuta agli altri sindacati e Giovanna Ventura, segretaria della Cisl, critica la decisione. «Così si incrinano i rapporti in un momento cruciale» sottolinea. Ma dal quartier generale della Cgil fanno sapere che «sfiliamo contro il governo e la politica economica di Berlusconi, non contro gli altri sindacati». Di sicuro però ci saranno i metalmeccanici della Fiom: dopo due anni di tensione è tornato il sereno. La Cgil torinese torna in piazza domani. Lo fa, come nel resto d´Italia, per protestare in modo vistoso e visibile contro la politica economica del governo Berlusconi, ma forse non è un caso se a Torino l´iniziativa coincide con la prima, grande manifestazione pubblica dopo la sconfitta elettorale del centrosinistra di aprile. E lo fa da sola, senza le altre confederazioni, una scelta sofferta ma necessaria per il più grande sindacato italiano, che da un lato rallenta e raffredda il dibattito sulle nuove possibili forme di unità e dall´altro congela e quasi cancella le divisioni interne alla stessa Cgil. Il corteo di domani (partenza alle 15 in piazza Vittorio Veneto, un breve percorso lungo via Po e l´arrivo in piazza Castello, dove parlerà la segretaria della Camera del Lavoro Donata Canta seguita dalle improvvisazioni teatrali dei Quinta Tinta e dalle note dei percussionisti del Siam, il sindacato dei musicisti) ha grandi ambizioni comunicative. Un enorme drago mangia-stipendi rappresenterà la pressione fiscale sui lavoratori dipendenti, grandi maccheroni e pagnotte di gommapiuma cercheranno di far vedere le reali preoccupazioni di chi fa fatica a fare la spesa. La Fiom, fino a ieri ?ala dura´ e dissenziente della Cgil torinese, produrrà invece un adesivo contro il governo Marcesconi, sintesi tra il cognome del presidente del Consiglio e quello della leader di Confindustria Emma Marcegaglia. Un´evoluzione del precedente slogan su ? Veltrusconi´ che rivela tra l´altro l´attuale atteggiamento unitario dei metalmeccanici della Cgil verso il resto del loro sindacato: non è il momento di distinguersi, ma, al contrario, di sostenere una confederazione che scende in piazza e gioca duro in tutte le trattative, come è appena avvenuto per l´Alitalia. «Questa manifestazione non è contro altri sindacati ma contro il governo - sottolinea Donata Canta - Vogliamo difendere salari e pensioni sia diminuendo le tasse, che invece sono aumentare, sia facendo crescere il reale potere d´acquisto. Se il governo non accetterà di modificare le sue politiche economiche e se Confindustria si ostinerà a cercare di ridurre ulteriormente i salari, la nostra risposta sarà un deciso ?no´».
La Repubblica Torino e Prov.
Pag. IX
Alimentari cinesi, scattano i controlli
(Lorenza Pleuteri)
Una ventina di controlli mirati negli empori cinesi di Porta Palazzo e dintorni. Altri venti in quartieri di periferia. Risultato? Un sequestro amministrativo di biscotti, confezionati in scatole con l´etichetta originale non tradotta in italiano e "solo" per questo fuori legge. L´amplificarsi dello scandalo scoppiato in Cina, per il latte in polvere contaminato dalla melammina, responsabile di quattro morti e dell´intossicazione di migliaia di bambini, ha indotto gli agenti della polizia municipale a serrare gli accertamenti in negozi etnici di prodotti alimentari d´importazione. Ieri mattina, dopo un giro di sopralluoghi andati a vuoto, in una bottega orientale all´inizio di corso Giulio Cesare i vigili hanno trovato i 46 pacchetti di snack privi dell´indicazione comprensibile degli ingredienti, latte incluso. La partita made in China è stata prelevata dagli scaffali e sigillata. Multato il titolare della rivendita, per la questione delle etichette, è stata informata l´Asl. «I biscotti - spiega il dirigente del reparto di Porta Palazzo, ispettore capo Corrado Sanfilippo - sono nei nostri uffici, a disposizione dell´azienda sanitaria per le eventuali analisi. Al momento non c´è alcun allarme, nessun pericolo». Anche i carabinieri dei Nas, su input del ministero della Salute, hanno provveduto a campionare cibi e alimenti importati dalla Cina, requisendo in corso d´opera 80 barattoli di soia. «Nel Nord Italia - spiega il colonnello a capo del gruppo che comprende anche il Piemonte, Leopoldo De Filippi - abbiamo raccolto e repertato 12 confezioni di prodotti tipo, inviate ai laboratori di riferimento per le analisi. Fino ad oggi, va precisato, perché altrimenti si rischia di montare un caso che non esiste e di sollevare inutili polveroni, non c´è stato alcun sequestro di tipo sanitario cautelativo, quello che viene disposto dagli organi centrali quando il pericolo è potenziale ed è necessario togliere dal mercato questo o quell´alimento». I torinesi, intanto, sembrano aver capito che una cosa è il latte in polvere contaminato diffusissimo in Cina e un´altra sono i piatti etnici serviti nei ristoranti cinesi. «Non c´è stato un calo della clientela, non ancora - risponde Jian Ming Xu, vicepresidente dell´Associazione regionale immigrati cinesi uniti e titolare di un locale a Moncalieri - perché, nonostante le informazioni scorrette e le esagerazioni, i clienti sanno che da noi questo prodotto non è utilizzato, nemmeno come ingrediente. E sanno benissimo che compriamo il 90 per cento del cibo in negozi italiani». Le allusioni e le battute antipatiche e fuoriluogo, viste le dimensioni della tragedia in madrepatria, purtroppo però non mancano. Lo raccontano allo storico Zheng Yang di via Principe D´Acaja, dove il latte che si usa per i dolci è rigorosamente di cocco o di soia. «L´ignoranza dei governanti italiani e la disinformazione certo non ci aiutano. Il timore è che la gente, leggendo cose assurde e del tutto infondate, capisca male, fraintenda e generalizzi. E diserti i nostri locali, senza ragione».
LA STAMPA
Pag. 27
"Troppe spie". Il mondo rivuole la sua privacy
(Paolo Colonnello)
PIACENZA - Dalla carta fedeltà del supermercato ai dossier dello scandalo Telecom. In fondo non c’è poi molta differenza tra il controllo degli strateghi del marketing sulla nostra spesa e quello effettuato dalla Security dell’azienda di telecomunicazioni sui propri dipendenti. Sono due aspetti della stessa medaglia: la necessità di informazioni e la mancanza di fiducia che stanno alla base di quella che viene definita ormai «la società della sorveglianza».
Paura globale
E visto che le relazioni sociali si basano essenzialmente sulla fiducia reciproca, l’ossessione attuale per una sicurezza che sia il più possibile garantita - quanto effimera - rischia di farci sottovalutare il problema e di andare incontro a «un suicidio della società». E’ uno degli scenari prospettati dalla relazione che il professor David Lyon, docente della canadese Queen’s University e massimo esperto mondiale del settore, presenterà domenica alle 11 presso l’Auditorium fondazione di Piacenza e Vigevano, nell’ambito del Festival del Diritto, kermesse dedicata alle leggi che regolano e trasformano la nostra vita. Iniziativa partita ieri in quel di Piacenza, promossa dall’editore Laterza e dal «Sole 24 Ore», con il coordinamento scientifico di Stefano Rodotà, e che vedrà la partecipazione di giuristi, giornalisti e esperti di ogni campo. Tra i temi affrontati, che vanno dall’Europa alla famiglia, dalla salute all’alimentazione, uno dei più interessanti e attuali è forse proprio quello dedicato alla «società della sorveglianza». «Che non è più un’ipotesi del futuro ma la vita di tutti i giorni», dice Lyon. Il «Grande Fratello», come se lo immaginava Orwell nel suo «1984», è ormai fantasia ampiamente superata dai fatti, e può giusto titolare un programma tivù. La tecnologia e la pervasività dei suoi strumenti, la verifica ossessiva di tutti gli aspetti della nostra vita - dalle intercettazioni telefoniche, ai conti bancari, agli autovelox - il nostro essere controllati e al tempo stesso controllori (vogliamo sapere qualcosa di qualcuno? Basta digitare un nome su Google o su Facebook) ci sta cambiando e cambia le nostre abitudini più di quanto noi stessi ci possiamo accorgere.
Troppe diseguaglianze
«Purtroppo la sorveglianza porta a grossolane diseguaglianze - dice Lyon - che vengono esacerbate attraverso le catalogazioni delle distinzioni di censo, di razza, luogo di nascita e cittadinanza. Inoltre il modello di sorveglianza intrapreso finora ci sta portando in un mondo nel quale verremo sempre meno creduti e dove, amplificando il sospetto, si mette in pericolo la coesione sociale e la solidarietà». Fino a rasentare il paradosso, come quando dotiamo di cellulare i nostri figli per «controllarli»: «E’ un sintomo di mancanza di fiducia. Alcune di queste cose vengono pensate per prudenza ma non è facile capirne il limite». Gli effetti non sono piacevoli. Oltre ad aumentare la sfiducia verso il prossimo (per non parlare dello straniero e del diverso) al tempo stesso diminuiscono i parametri di valutazione interpersonale: i nostri comportamenti non vengono più soppesati da un collega, un superiore, un individuo in genere, ma da una videocamera, una striscia elettronica, un computer che conoscono i nostri gusti e le nostre abitudini più di noi stessi. Conviviamo con la «sorveglianza» 24 ore su 24 e non ce ne accorgiamo nemmeno più. Alcuni controlli, scrive Lyon, appartengono ormai alla nostra routine, come quando prendiamo una multa per essere passati col rosso mentre in giro non c’era nessuno tranne la telecamera. «Di fatto si appartiene a un sistema di controlli che ormai sta alla base della nostra esistenza» e che è la cifra del mondo nel ventunesimo secolo. La privacy diventa così un concetto assai astratto, tutto da rivedere. «Tanto più - scrive Lyon - una società si sviluppa con criteri moderni, necessariamente aumentano i controlli sulle azioni che compiamo». E non è detto che la sorveglianza eccessiva raggiunga sempre i suoi obiettivi, vedi la lotta al terrorismo, anche se «bisogna ammettere che ci fa stare più tranquilli, favorendo così l’economia e lo sviluppo».
Come in una dittatura
Ma è un bene o un male? C’è chi vede in tutto ciò, spiega Lyon, un enorme complotto di forze oscure che richiama totalitarismi o sistemi dittatoriali. Chi invece attribuisce al sistema dei controlli una razionalizzazione delle dispersioni burocratiche e quindi un progresso verso un’amministrazione efficiente della vita. In realtà lo strumento del controllo è neutro. Prendiamo ad esempio il Telepass: può servire a controllare i nostri spostamenti ma al tempo stesso è innegabile che aiuti a snellire le code e a migliorare il traffico. Dunque, dipende da noi e da come ci sapremo organizzare pretendendo leggi e regole sicure sui professionisti della sorveglianza e la trasparenza dei controlli se il sistema ci aiuterà o diventerà uno strumento di oppressione.
Il piano di Pizzetti: Ispezioni contro le telecamere
Il Garante della privacy ha avviato ispezioni in tutta Italia su 40 sistemi di videosorveglianza installati da comuni, scuole, ospedali, società private, istituti di vigilanza che trattano dati personali anche per conto terzi. Obiettivo: verificare il rispetto delle regole fissate dall’Autorità nel 2004 e disegnare un quadro aggiornato sull’attuale impiego dei sistemi di videosorveglianza in diversi ambiti, sia pubblici sia privati. È in crescita costante, infatti, il ricorso alle telecamere di controllo in aree aperte al pubblico e in aree private così come l’utilizzo di tecnologie sofisticate e sistemi miniaturizzati. Attraverso i controlli, il Garante intende acquisire elementi che consentano di verificare, in particolare, l’informazione data al pubblico, il rispetto delle misure di sicurezza, i tempi di conservazione delle immagini in caso di registrazione, i soggetti ai quali i dati vengono comunicati. Le ispezioni tengono contro delle dimensioni della videosorveglianza, della loro incidenza in aree aperte ai minori, dell’utilizzo di tecnologie sofisticate.
LA STAMPA
Pag. 35
Edison punta sulle famiglie con bollette scontate del 20%
MILANO - La promessa di un risparmio del 20% sul costo dell’energia elettrica e una campagna pubblicitaria da 10 milioni di euro che da domenica apparirà a tappeto su tv, giornali, Internet e manifesti. Insomma, sarà anche l’ultimo dei big dell’energia, dopo Enel ed Eni, a scendere in campo per offrire elettricità anche alle famiglie ma sembra decisa a stringere i tempi in fretta, Edison. «Puntiamo ad arrivare al milione di clienti», sintetizza l’amministratore delegato Umberto Quadrino. E così, dopo aver lanciato la sfida all’Eni nell’approvvigionamento di gas che, da quando (il prossimo anno) entrerà in piena attività il nuovo rigassificatore dell’alto Adriatico, arriverà direttamente ad Edison dal Qatar senza passare dai metanodotti del Cane a sei zampe, una settimana dopo riecco Quadrino gettare un secondo guanto di sfida. Questa volta in campo elettrico e per sfilare clienti non solo all’ex monopolista Enel e all’attivissimo Eni, unici finora a coprire con loro offerte il mercato residenziale, ma anche ai cugini di A2A, fornitori di elettricità nella ricca Padania, che di Edison sono gli azionisti di controllo insieme ai francesi di Edf. «Abbiamo presentato l’offerta ai nostri soci che l’hanno approvata», taglia corto Quadrino lasciando intendere che in un mercato dove solo un milione e 800.000 persone hanno finora cambiato fornitore, il 7% del totale, «c’è spazio per tutti». «Partiamo per terzi ma contiamo di guadagnare posizioni», assicura il direttore commerciale Alessandro Zunino presentando l’offerta che garantisce un risparmio del 20% sul costo dell’energia che pesa per il 65% sul totale della bolletta di casa: «Sul restante 35%, somma dei costi di distribuzione, oneri di sistema e imposte, non possiamo far niente», spiega Zunino. Tradotto in numeri, per una famiglia di 4 persone, significa (ai prezzi attuali) un risparmio annuo di 50-60 euro. Insomma, raggiunta quota 17% nella produzione elettrica italiana, al secondo posto dopo Enel, Edison punta a farsi conoscere e a sfondare nel mercato per ora più impermeabile alla liberalizzazione, quello residenziale, nella speranza di ripetere il successo registrato (con il 12% di quota conquistata) nella fornitura di elettricità alle grandi imprese dove fu proprio Edison, nel 1999, a soffiare all’Enel uno dei maggiori gruppi utilizzatore di energia, l’Italcementi, siglando il primo cambio d’utenza del mercato libero.
LA STAMPA
Pag. 39
Il caro mutui: l’Euribor al 5,12%. Adusbef: 20 euro in più a famiglia
Il tasso Euribor a un mese è schizzato al 4,98%, il livello più alto da dicembre 2000, quello a tre mesi, a cui sono legati la maggior parte dei mutui a tasso variabili, ha toccato il 5,12%, il record da novembre del 2000. Le associazioni Adusbef e Federconsumatori stimano che i tre milioni e 200 mila famiglie italiane che hanno mutui variabile «subiranno ulteriori aggravi per circa 20 euro al mese, un dato preoccupante che dovrebbe spingere la Banca centrale europea a tagliare i tassi almeno di un punto percentuale».
LA STAMPA Torino e Prov.
Pag. 63-64
Tra le code quotidiane 4 ore per un certificato
(Andrea Rossi)
All’anagrafe, alla posta, all’Università, all’Inps o all’Inail, la scena è sempre la stessa: una coda infinita. Un nostro cronista ha passato due mattinate tra le file della città. Altro che elogio della lentezza. Andatelo a dire a chi si è fatto quattro ore di coda per avere un certificato di residenza. Oppure ci ha messo tre giorni – tra attese e disguidi - per rimediare a quella volta che ha sbagliato a versare i contributi. O ancora è stato «rinchiuso» per tre ore dentro una segreteria - portone sbarrato per non alimentare la fila oltre l’orario – perché aveva bisogno di informazioni su esami e corsi universitari. Una città in coda, ma solo al mattino, perché al pomeriggio si chiude. Sbuffano, imprecano, cercano di fregare chi è davanti e avanzare qualche minuto. Si indignano e se ne vanno prima che scocchi il loro turno. O resistono. Sbucano dal portone con il volto stravolto dalla rabbia, perché non hanno risolto nulla, sconfitti dalla burocrazia. O sfatti, come reduci da una fatica immane. Altro che elogio della lentezza. Andatelo a dire a chi si è fatto quattro ore di coda per avere un certificato di residenza. Oppure ci ha messo tre giorni – tra attese e disguidi - per rimediare a quella volta che ha sbagliato a versare i contributi. O ancora è stato «rinchiuso» per tre ore dentro una segreteria - portone sbarrato per non alimentare la fila oltre l’orario – perché aveva bisogno di informazioni su esami e corsi universitari. Una città in coda, ma solo al mattino, perché al pomeriggio si chiude. Sbuffano, imprecano, cercano di fregare chi è davanti e avanzare qualche minuto. Si indignano e se ne vanno prima che scocchi il loro turno. O resistono. Prendete la signora Gabriella Pugliese. Dieci e un quarto, cortile dell’anagrafe centrale in via della Consolata: cane ancorato con guinzaglio alla panchina nel giardino, giornale aperto. «Ho bisogno del certificato di residenza. Sono arrivata tre quarti d’ora fa, ho il numero 86. Alle nove e mezza erano al 29; cinque minuti fa, l’ultima volta che ho controllato, al 40». Dentro la ressa: pratiche, fogli, sportelli, addetti che corrono da un ufficio all’altro, voci e lingue diverse che si accavallano, occhi al cielo, giornali usati come ventaglio, sbadigli, rassegnazione. Non una sedia libera, decine di persone in piedi, alcune fuori, «a prendere aria». Gabriella si è fatta due conti: «Di questo passo prima delle due non se ne parla. Meno male che non lavoro». Tempismo quasi perfetto: il certificato arriva all’una e mezza. «Avrei avuto il tempo di leggere due volte il giornale dalla prima all’ultima pagina». C’è poco da lamentarsi: qualcuno si sobbarca ore di attesa senza risolvere le sue magagne. Costretto a ripetere la trafila. E magari assentarsi dal lavoro. Elena Mariella esce quasi di corsa, ogni passo una maledizione verso la burocrazia. Ha le sue buone ragioni. «Alle otto meno dieci ero qui fuori. Gli uffici aprono alle 8,15, volevo essere sicura di non aspettare molto perché ho dovuto prendere un permesso lavorativo». Se l’è cavata in due ore appena. Contenta? «Macché, tutto da rifare: devo tornare domani perché mancava un documento». Quindi? «Un’altra mattinata persa. E un altro permesso da chiedere al mio datore di lavoro». Quando si lavora in proprio la faccenda si complica. «Tre giorni». Fuori dalla sede dell’Inps di via XX settembre, Carlo Misserianni ripete due parole come fosse un mantra. «Tre giorni che, anziché lavorare, mi sbatto da un ufficio all’altro». Ha sbagliato a versarsi i contributi. «Un disguido», dice, «mica l’ho fatto apposta». Prima tappa l’Inail di corso Giulio Cesare. «Un’intera mattina ad aspettare. Quando è arrivato il mio turno mi hanno detto che dovevo andare all’Inps». Ci è andato, «ma era una sede periferica e l’addetta mi ha spiegato che per la mia pratica era competente la sede centrale». Ed eccolo, alle dieci e mezza con quaranta persone davanti. Fuma, all’orizzonte un’altra mattina gettata via. «A mezzogiorno devo andare a prendere i bambini a scuola; dovrò tornare per l’ennesima volta». Domenico D’Agostino è tornato sei volte, ma alla segreteria della Facoltà di Lettere dell’Università. «Tutto per un cambio di facoltà: da Storia a Giurisprudenza. Ogni volta ne mancava un pezzo; ogni volta toccava rifare la fila da capo». E non è questione di minuti, soprattutto ora che l’anno è appena cominciato e i dubbi sembrano essere molti. A venti minuti dall’orario di chiusura (ore 11) la segreteria studenti è un groviglio di corpi e zaini poggiati a terra. Nessun numero, qui la fila si fa piantonando la postazione. E il serpentone, visto lo spazio angusto, prende forme bizzarre. «Uno dovrebbe evitare Scienze della Comunicazione solo per la segreteria», dice Anna Maria Scarfone. A giudicare dall’orda che incombe sull’unica addetta allo sportello non ha tutti i torti. «È così tutto l’anno. Il problema è che su Internet certe informazioni non le trovi, tocca venire qui». Raccontate e commentate on line le code che vi hanno innervosito di più: www.lastampa.it/torino
"Soltanto il web ci potrà salvare"
«È un dato di fatto: il tempo d'attesa troppo spesso è elevato». L'assessore all'Anagrafe del Comune, Michele Dell'Utri, non si nasconde. Conosce la situazione e – assicura - «si sta lavorando sodo per risolverla». Il guaio è che oggi «l'anagrafe centrale è sovraffollata all'eccesso anche a causa di alcuni lavori di ristrutturazione che stanno riguardando uno dei due padiglioni temporaneamente chiuso». I problemi, però, sono soprattutto strutturali. A cominciare da un dato di fatto: «In via della Consolata il numero di stranieri è elevatissimo. Siamo su percentuali vicine al 60 per cento». Significa un altissimo tasso di pratiche cosiddette «lunghe»: cambi di residenza e simili, «per cui ci vogliono anche cinquanta minuti». Il primo intervento riguarda proprio queste pratiche: «Si faranno soltanto su prenotazione – assicura Dell'Utri -. A ogni cittadino verrà dato un appuntamento in modo che, quando si presenterà, non dovrà aspettare e avrà un addetto dedicato». Più rapidità e razionalità. L'obiettivo è dedicare a ogni pratica, o gruppo, un unico sportello. Poi c'è Internet, ma qui il percorso sembra più lungo. «Alcune pratiche come il cambio d'indirizzo si faranno via web. E poi altre ancora: carte d'identità, stato di famiglia». Il problema, per ora, è duplice: «Innanzitutto la marca da bollo. Se la pratica si smaltisce via Internet non si può inserire la marca. Stiamo studiando come risolvere l'intoppo. Poi dovremo comunque consentire a chi non sa usare il computer di utilizzare gli sportelli tradizionali». Sembra l'unica via d'uscita per scongiurare le code chilometriche. Anche perché gli esperimenti per tenere aperti gli uffici anche al pomeriggio – per chi lavora – sembrano non decollare. E soprattutto, all'orizzonte, si delinea il problema del personale. «Per ora non si può parlare di una crisi vera e propria – confida l'assessore all'Anagrafe – ma i prossimi anni saranno durissimi».\
"Troppi studenti non usano ancora l’on line"
«Davvero ci sono lunghe code alla segreteria della facoltà di Lettere? Dice sul serio? E in che giorno sarebbe successo? A che ora? A noi nessuno ha segnalato alcunché. Non ci è arrivata nemmeno una piccola lamentela». Natalina Bolognesi, dirigente della Divisione Didattica e studenti dell’Università, casca dalle nuvole, e si dice «molto sorpresa» della segnalazione di code anche dopo un colloquio con i responsabili della segreteria. Ricorda che «ormai, quasi tutte le procedure si sbrigano on line: dalle iscrizioni ai test d’ammissione ai carichi didattici, la verifica delle carriere o la prenotazione degli esami. Non si va più in segreteria a consegnare la ricevuta delle tasse pagate, né per stampare gli statini». Ci si rivolge agli sportelli di persona «per passaggi di facoltà, ricongiungimenti di carriere e iscrizione a corsi singoli, frequente per chi, una volta laureato, vuole abilitarsi all’insegnamento». Sono procedure, sottolinea, «che riguardano una minoranza di persone. Non certo folle oceaniche: non si possono creare code chilometriche». Eppure, la coda c’è: «La Stampa» l’ha pure fotografata, un paio di giorni fa. «In questi giorni si svolgono anche le procedure per le domande di laurea, che possono aver spinto agli sportelli qualche persona in più. Ma escludo si tratti di file che durano ore». E segnala un paradosso: «Molti di quanti si presentano negli uffici potrebbero evitarlo. Alcuni sembrano specialisti nello scordare un pezzo di pratica a casa. Altri vogliono avere un rapporto diretto con le persone, anziché con il pc, e si presentano agli sportelli per chiedere informazioni che potrebbero ottenere via Internet. Addirittura c’è chi legge una notizia on line, non si fida, e va a chiedere se è vera. Questo tipo di utenti è destinato a diminuire, se non a scomparire, nei prossimi anni, quando la confidenza con la multimedialità sarà definitivamente diffusa».\
LA STAMPA Torino e prov.
Pag. 67
Specchio dei tempi
Il gpl resta carissimo, anche se il petrolio scende
Una lettrice scrive:
«In questo periodo la forte attenzioni delle associazioni dei consumatori, governo, è sui prezzi di benzina e gasolio, che non scendono abbastanza in fretta. E il gpl? Nessuno ne parla, ma sono sei mesi che il prezzo del gpl non scende, anzi sale, ed è inchiodato ai livelli massimi, indipendentemente dalla forte discesa del petrolio. Com’è possibile tutta questa speculazione? Adesso che si parla di ecologia, si incentivano i carburanti alternativi, e quindi c’è più richiesta, ecco che il prezzo sale, e nessuno dice niente. Vorrei invitare coloro che sorvegliano i prezzi a includere nel "proprio paniere di sorveglianza" anche il gpl e non solo le benzine, verdi e gasolio. Mister prezzi dove sei?».
Sconto a chi cerca funghi
Il Presidente della III Commissione del Consiglio Regionale del Piemonte scrive:
«Rispondo alla lettera dell’"appassionato ricercatore di funghi". Le considerazioni del lettore sono quasi del tutto simili a quelle che mi hanno portato a presentare un emendamento alla Legge Regionale n.19, sulle Comunità Montane, approvato in Consiglio Regionale il 1 luglio scorso che, modificando la legge precedente, ha dato la facoltà ai residenti di ogni singola Comunità Montana di acquisire l'autorizzazione alla raccolta dei funghi, unicamente sul proprio territorio, previo versamento di una somma (15 euro), pari alla metà di quella stabilita per l'intero territorio regionale».
LA STAMPA Torino e Prov.
Pag. 71
Aes e comune: gas più sicuro. Controlli gratuiti sugli impianti
Informazioni puntuali e controlli gratuiti degli impianti. Sono i due cardini di «Informati e sereni: il mese della sicurezza del gas», la campagna di comunicazione realizzata da Italgas e da Aes con Comune e Provincia. Si parte da ottobre. L’iniziativa, quest’anno diretta alle famiglie di Torino e dei Comuni della prima cintura serviti da Italgas, prevede un opuscolo in cui sono illustrate le regole a cui attenersi. Previsto un gadget sul quale è impresso il numero verde del Servizio di Pronto Intervento 800.900999. Su richiesta dei cittadini, i tecnici eseguiranno un controllo gratuito dell’impianto evidenziando eventuali anomalie.

25 settembre 2008

Rassegna stampa

Giovedì 25 settembre 2008

 

Indice

 

Quotidiani

 

 

La Repubblica Torino e Prov. – "Tremila occhi, la città del Grande fratello" – di Federica Cravero – pag. VII

La Repubblica Torino e Prov. – "Il libro, assente ingiustificato" – di Simona Savoldi – pag. XIII

La Stampa – "Attenti ai ristoranti cinesi" – di Flavia Amabile – pag. 22

La Stampa – "Piano case, la Cdp lancia maxi-fondo da 1 miliardo" – di Luca Fornovo – pag. 32

La Stampa – "I prezzi dei farmaci arrivano in vetrina" – di Luigi Grassia – pag. 32

La Stampa Torino e Prov. – "Specchio dei tempi" ( Impopolare ed assurdo il costo della tessera per raccogliere funghi) – pag. 59

La Stampa Torino e Prov – "Un conto corrente per ogni condominio" – pag. 67

 

 

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. VII

Tremila occhi, la città del Grande fratello

(Federica Cravero)

Forse ha davvero ragione il garante della privacy Franco Pizzetti che teme che in una città come Torino le registrazioni possano essere usate per usi ben diversi, andando a violare la libertà di movimento delle persone e, chissà, essere addirittura usate come arma di ricatto. La città delle Mole è una metropoli supercontrollata, dove le telecamere pubbliche, cioè quelle del Comune e delle forze dell´ordine sono ormai più di tremila. Le ultime arrivate sono quelle montate sul parabrezza degli autobus, le prossime serviranno a pizzicare gli automobilisti che viaggiano nella Ztl ambientale su un mezzo troppo inquinante. Le telecamere fanno ormai parte dell´arredo urbano della città, posizionate in zone strategiche per la sicurezza o dai privati davanti agli ingressi di ville, banche, supermercati e benzinai. Ovunque si alzi lo sguardo verso l´alto si incrocia un occhio elettronico a fissare chi passa. Difficile calcolare quante esattamente siano le telecamere in città, anche perché, per ragioni di sicurezza, sono spesso nascoste e mimetizzate. Alle tremila «ufficiali» vanno aggiunte quelle installate dall´iniziativa di singoli cittadini. In città le opinioni sul Grande fratello che si è venuto a creare e che soprattutto si sta allargando a vista d´occhio sono discordi. Chi fa appello al bisogno di sicurezza e chi trova questi controlli eccessivi. Dentro il Palazzo di Giustizia ce ne sono 64 che con il piano di potenziamento a fine anno diventeranno 210. Almeno 300 punti di ripresa presidiano le banche di Torino, mentre un numero incalcolabile di pulsanti sono stati sistemati sotto i banconi di farmacie, negozi e supermercati per attivare l´intervento delle forze dell´ordine in caso di rapina. E un centinaio, tante quante in passato, sono le telecamere collegate con la centrale operativa della Questura per il controllo del territorio. Con il patto per la sicurezza siglato con il governo più di un anno fa, inoltre, sono stati incrementati i controlli nelle zone considerate più a rischio: 25 nuove paline Sos che si attivano a chiamata sono presenti nei mercati, 60 nei parchi e 45 nei parcheggi dei taxi. Sempre in aumento sono poi gli occhi puntati sugli automobilisti: almeno una sessantina sono le telecamere collegate alla centrale dei vigili urbani per monitorare andamento del traffico e infrazioni. E poi ci sono quelle posizionate da «5T» sui semafori per regolare lo scatto del rosso e del verde a seconda dei flussi di auto: attualmente sono oltre 200 e diventeranno 300 a fine anno. In primavera saranno potenziati anche i controlli elettronici ai varchi per entrare nel centro città: ai 10 punti iniziali della Ztl, infatti, si arriverà a quota 42 con la videoripresa di tutte le targhe che entreranno nella Ztl allargata, quella ambientale. Nuovi, anzi nuovissimi, i 165 apparecchi sistemati sul parabrezza dei bus: saranno attivati dall´autista ogni volta che un veicolo si troverà sulla corsia preferenziale riservata ai mezzi Gtt. E sempre l´azienda dei trasporti è una delle maggiori «azioniste» del mercato torinese delle telecamere. Alle fermate degli autobus ce ne sono un centinaio, la maggior parte delle quali anche dotate del pulsante Sos. Altre 855 sono a bordo dei mezzi, 180 riprendono gli interni dei treni della metropolitana e 350 sono fissate dentro le stazioni del metrò.

 

La Repubblica Torino e Prov.

Pag. XIII

Il libro, assente ingiustificato

(Simona Savoldi)

Polemiche e ritardi. Una settimana dopo l´avvio delle lezioni mancano ancora i libri di testo negli zaini degli studenti. Il 50 per cento dei titoli, denuncia l´Upc, l´Unione provinciale cartolibrai della Confesercenti, risulta irreperibile. Il dito viene puntato contro gli istituti scolastici, in ritardo nel fornire le liste, e i fornitori - i depositi responsabili della distribuzione dall´editore alla libreria - che hanno raggiunto livelli di inefficienza record. «Noi - spiega il presidente dell´Upc, Luciano Maestri – non possiamo far altro che attendere l´arrivo dei testi, facendo code fin dal mattino presto davanti ai magazzini e spesso è un´attesa inutile». Se non si riesce nell´impresa, infatti, bisogna ritornare. «A volte - continua Maestri - per reperire lo stesso titolo dobbiamo ritornare tre o quattro volte». Il problema è che i libri arrivano con il contagocce e, se non si coglie l´attimo, si rischia di rimanere a secco per più di una settimana. «Dallo scorso mese di maggio - precisa Sonia Calarco della libreria Paravia - noi abbiamo interrotto i rapporti commerciali con il distributore di zona perché era impossibile lavorare e oggi trattiamo direttamente con Pbm (Paravia Bruno Mondadori). Siamo una delle ultime realtà in centro che si occupa, tutto l´anno, di scolastica e possiamo inviare solo un ordine la settimana, il sabato sera. Questo significa che se un cliente arriva con la lista dei libri il lunedì, deve aspettare almeno 15 giorni». La situazione, insomma, è critica. «Noi chiediamo di rivedere l´intero sistema - sottolinea Giovanni Fariello, segretario Sil Upc, sindacato italiano librai, della Confesercenti - per trovare una soluzione di comune accordo. I librai sono l´ultimo anello della catena e spesso si trovano tra l´incudine e il martello». Gli insegnanti, ansiosi di cominciare il programma, cominciano a fiatare sul collo degli studenti e i genitori, impazienti, prendono d´assedio i banconi delle librerie e delle cartolerie. I commercianti, da parte loro, denunciano lunghe code presso i fornitori, con frequenti interventi delle forze dell´ordine per sedare gli animi, magazzini disorganizzati e tempi biblici nelle consegne. «Un ordine - puntualizza Luigi Porrino, titolare di una cartolibreria – mi arriva, con il corriere, dopo nove o dieci giorni e in magazzino, dopo 12 giorni di attesa, magari ti consegnano due titoli». A mettere i bastoni tra le ruote, poi, ci pensano anche le scuole. «Anche su di loro ricade una parte di responsabilità - accusa Maestri -. Se cambia il docente, cambiano anche le adozioni, cosa che per legge non dovrebbe accadere. Così, a maggio, consigliano di attendere la nomina di tutti i professori di ruolo per ordinare i libri e questo manda in tilt il sistema: anziché tre mesi di tempo per la raccolta libri, tutto si riduce a soli 15 giorni».

Editori contro la Gelmini "Mille posti a rischio"

(Tiziana Catenazzo)

GLI editori piemontesi bocciano la Gelmini. L´articolo 5 del decreto legge 137 che limita le adozioni dei libri di testo, da parte delle scuole, per cinque anni, ha suscitato un coro di proteste: per il Piemonte soprattutto, con autori e case editrici tanto attive nel settore dell´editoria scolastica (Sei, Lattes, Il Capitello, Loescher, Petrini, Paravia?) è un duro colpo: «Significherà decadimento culturale e perdita di posti di lavoro, che avrà forti ripercussioni sulla città che ospita la Fiera del Libro - denuncia Paolo Tartaglino, direttore editoriale Lattes - oltre allo sdegno provato a causa di provvedimenti assunti senza il minimo confronto con chi di libri scolastici si occupa da generazioni». Posti di lavoro a rischio? In Piemonte oltre mille posti: bisogna infatti pensare alle diverse figure professionali impiegate nell´intera filiera, dagli autori a quanti svolgono attività di propaganda, o seguono i servizi editoriali, grafici e di stampa. «Grottesco, pretendere di resettare ogni cinque anni i testi di scuola - spiega Ulisse Jacomuzzi, amministratore delegato della Sei - visto lo sviluppo delle conoscenze e le continue necessità di aggiornamento, oltre al compito di recepire le riforme ministeriali che costringono all´intera revisione dei piani didattici, rendendo impossibile ricorrere a brevi supplementi». Il libro scolastico è uno strumento molto complesso. Non si può guardare solo al prezzo di copertina: «Perché il libro scolastico - aggiunge Jacomuzzi - non è solo uno strumento informativo ma ?formativo´, facendosi carico della socializzazione dei ragazzi, ad esempio attraverso la proposta di esercizi e laboratori comuni: il libro aiuta lo studente-lettore a costruirsi un proprio personale bagaglio di conoscenze e di strumenti di pensiero, elaborando il proprio vissuto personale». Ma cosa fare, allora, per contenere i prezzi? Innanzi tutto, partire da informazioni corrette: "Se l´aumento reale è stato dell´1,6%, i media hanno denunciato un 30% se non addirittura il 40% - lamentano gli editori - Ma si potrebbe anche contrastare seriamente il mercato nero, del libro usato. E ancora, fra le possibili strategie, offrire la possibilità alle famiglie di detrarre, con la dichiarazione dei redditi, le spese sostenute per l´acquisto dei libri scolastici".

 

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"Attenti ai ristoranti cinesi"

(Flavia Amabile)

ROMA - Carlin Petrini ha lanciato il sasso e i cerchi si stanno allargando. Ristoranti cinesi nel mirino. Dopo il tormentone aviaria è la volta del latte alla melammina, ovvero di quei prodotti che potrebbero contenerne traccia. Così l’ispiratore di Slow Food, nello sconsigliare la frequenza al desco con le bacchette, pur riconoscendo che «esistono locali del tutto affidabili», fa seguaci. In prima fila, il sottosegretario alla salute Francesca Martini, che ammette: «Mai mangiato in un ristorante cinese». E aggiunge: «Adesso, a maggior ragione...». Secondo l’onorevole Martini il rischio esiste, «perché questi locali utilizzano prodotti di base importati dalla Cina. Noi stiamo facendo un grande lavoro di controllo anche sulle derrate già presenti in Italia, illegalmente o legalmente, rispetto a prodotti che potenzialmente contengono latte». I gestori dei ristoranti capitolini negano, tranquilli. Per ora, nessun calo nelle presenze della clientela. «Macchè pericolo - dice uno di loro del quartiere Esquilino, la Chinatown romana -, io compro tutta roba italiana. Il pesce lo prendo alla Metro...». E il titolare di un bar etnico frequentato, sia da cinesi sia da italiani, assicura: «Il latte che serviamo è tutto italiano». «La cucina cinese non utilizza né il latte né i derivati del latte quindi il problema non ci tocca - spiega il titolare del Green Tea, zona Pantheon, Giacomo Rech -. Per alcuni piatti usiamo altri tipi di latte quale soia, riso o cocco. Ma nella cucina cinese non si trovano nemmeno il burro o i formaggi. I nostri clienti sanno che possono stare tranquilli». Stesso discorso al Ruyi di via Valadier: «Non usiamo il latte e in più ci serviamo solo di prodotti italiani». Confermano al Hua Li Tu di via dell’Umiltà, dietro Fontana di Trevi: «L’uso di prodotti italiani tranquillizza noi e i clienti». Ma la diffidenza è ormai in pista. Anche il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, non mette piede nei ristoranti cinesi. «Penso che si debba aiutare il mondo della ristorazione nazionale», dice, e per evitare rischi consiglia di «consumare prodotti della nostra agricoltura». E assicura che i «nostri controlli funzionano». Il Codacons alza il tiro e il suo presidente, Carlo Rienzi, invita il sottosegretario Martini («se ritiene che vi siano rischi per la salute») a prendere provvedimenti a tutela dei cittadini. E chiede che i Nas facciano un controllo a tappeto di tutti i ristoranti cinesi. Carlo Petrini ce l’ha, dunque, con la cucina cinese? No. Ce l’ha con chi non rispetta la qualità. «Quella della maggior parte dei ristoranti in questione - dice - è piuttosto modesta, soprattutto se paragonata con la vera cucina cinese: varia e affascinante». E il latte non c’entra.

 

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Piano case, la Cdl lancia maxi-fondo da 1 miliardo

(Luca Fornovo)

TORINO - Alfonso Iozzo, il presidente della Cassa depositi e prestiti (Cdp), punta sul business del mattone. Ieri il cda della Cdp ha deciso di creare una società di gestione del risparmio (Sgr) che avrà il compito di gestire un maxi-fondo immobiliare da circa 1 miliardo, che servirà a finanziare il piano-casa inserito dal governo nel decreto, che contiene la manovra, varato prima dell’estate. In collaborazione con i ministeri dell’Economia e delle Infrastrutture, la nuova Sgr della Cdp nascerà verso l’inizio del 2009 dopo l’ok della Banca d’Italia. Due gli obiettivi prioritari: il primo è quello di sostenere la realizzazione di nuove unità abitative (20 mila quelle previste entro l’anno prossimo) da destinare a categorie svantaggiate, tipo famiglie a basso reddito o giovani coppie. L’altro obiettivo è aiutare gli enti locali a valorizzare il proprio patrimonio immobiliare. Una norma che servirà a rimpinguare le casse dei Comuni in vista dell’arrivo del federalismo fiscale. I numeri del piano casa non sono ancora noti. Ma secondo l’Ance, l’associazione degli operatori delle costruzioni e dell’edilizia abitativa, il sistema integrato di fondi immobiliarì (Sif, che dovrà finanziare il piano) avrà una disponibilità iniziale di un miliardo di euro, di cui 250 milioni in arrivo dalle fondazioni bancarie (tra cui giganti del calibro di Cariplo, Compagnia di San Paolo, Crt) 150 dal cofinanziamento statale e 600 milioni verranno messi dalla Cdp. Queste somme potrebbero però lievitare fino a 3,3 miliardi di euro, grazie al fondo di 700 milioni per l’edilizia sociale istituito dal governo e agli 1,6 miliardi di euro attesi dal cofinanziamento privato, tra cui fondi pensioni, casse previdenziali e assicurazioni. Così il numero degli alloggi potrebbe passare dai 20 mila stimati fino a 100 mila. Gli appartamenti verranno costruiti un po’ in tutta Italia e in particolare nelle grandi città. C’è da scommetterci che un occhio di riguardo verrà rivolto a Milano, dove in vista dell’Expo 2015, l’investimento immobiliare potrebbe rivelarsi particolarmente redditizio. Peraltro in Lombardia la Cdp è già attiva con il fondo etico «Abitare Sociale 1», che svolge interventi di edilizia sociale nella Regione e partecipa anche al Fondo Milano I , che ha lo scopo di valorizzare il patrimonio del capoluogo meneghino. L’iniziativa della Cdp viene, però, criticata da Assoimmobiliare, l’associazione dell’industria immobiliare, perché esclude i privati. «Rinchiudere la Sgr nel recinto pubblico - accusa Gualtiero Tamburini, presidente di Assoimmobiliare - non è il miglior modo per renderla efficiente. Non a caso, Iacp e Aler sono società pubbliche che nella gestione dell’edilizia sociale non si sono rivelate dei campioni d’efficienza».

 

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Pag. 32

I prezzi dei farmaci arrivano in vetrina

(Luigi Grassia)

I prezzi dei farmaci arrivano in vetrina. Scatta l’operazione trasparenza sui prodotti da banco: in base a un accordo promosso dal Garante Antonio Lirosi («Mister Prezzi»), presso ogni punto vendita dei medicinali, che si tratti di farmacie, parafarmacie o «corner» nella grande distribuzione, un cartello informativo riporterà il prezzo di vendita di 20 confezioni di farmaci da banco. La campagna informativa partirà il 16 ottobre presso i punti vendita che sceglieranno di aderire e nasce dalle richieste dei consumatori, che finora non trovavano indicazioni così immediate ed evidenti e perciò avevano difficoltà a confrontare i prezzi e a verificare eventuali sconti. Delle 20 confezioni in vetrina solo 15 saranno le stesse ovunque (e verranno selezionate nell’elenco dei cinquanta prodotti maggiormente commercializzati); le altre 5 invece saranno scelte autonomamente dal singolo esercizio, a seconda di quali confezioni risultino più in voga nella località. L’intesa è stata firmata oltre che dal Garante dei prezzi anche dal sottosegretario allo Sviluppo economico e presidente del Cncu Ugo Martinat, dal ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali e dalle associazioni Federfarma, Assofarm, Anpi-Parafarmacie, Ancc-Coop, Federchimica Anifa e Farmindustria. Ieri è stata resa nota una ricerca («Medici in difesa») commissionata dall’Ordine dei medici della provincia di Roma e condotta su 800 dottori da cui risulta che il 60% dei medici prescrive farmaci anche quando non è necessario; inoltre il 50% invia i pazienti a fare una visita specialistica non per necessità del malato ma per paura di ripercussioni legali, e il 70% dei medici prescrive un eccesso di esami in una misura che varia dal 20 al 40%. Il costo complessivo di questi abusi a carico del Servizio sanitario nazionale è stimato dal sottosegretario con delega alla Salute Ferruccio Fazio fra i 12 e i 20 miliardi di euro all’anno (ovviamente in tutta Italia e non solo a Roma e provincia) ed è equivalente a una pesante Manovra economica correttiva. I dottori si comportano così perché cedono alle pressioni degli assistiti e vogliono evitare conseguenze legali o fastidi personali. Solo 4 medici su 10 dicono di non avere mai ceduto alla paura e di essersi rifiutati di firmare ricette non necessarie. I farmaci più prescritti in «via difensiva» sono quelli per l’apparato cardio-circolatorio (33,8%), digerente (28,3%) e respiratorio (27,9%). Il sottosegretario Fazio parla di «sfarinamento del rapporto di fiducia medico-paziente».

 

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 59

Specchio dei tempi

Impopolare ed assurdo il costo della tessera per raccogliere funghi

Un lettore ci scrive:

«Sono un pensionato quasi settantenne, e dall’età di 8 anni sono sempre stato appassionato ricercatore di funghi. «Da quando è stata istituita la tessera ho sempre versato il mio obolo alla Comunità montana della Val Sangone, ma ora il balzello passa da 15 a 45 euro con la conseguenza che tanti come me rinunceranno a uno dei pochi passatempi rimastici. «Trovo questa regola assolutamente anti popolare: coloro che non hanno problemi ad arrivare a fine mese godranno della minor concorrenza e aumenteranno i soliti furbi che non hanno mai pagato e non pagheranno mai una lira. «Il fatto che il permesso diventi regionale è un’agevolazione per pochi, in quanto la grande maggioranza dei ricercatori conosce i suoi posti e solo quelli frequenta».

 

LA STAMPA Torino e Prov.

Pag. 67

Un conto corrente per ogni condominio

La domanda di E. R.: «L'amministratore è obbligato ad avere un conto corrente per ogni singolo condominio?»

Risponde l’avvocato Renato Binello Vigliani: «La legge non stabilisce con quali modalità l'amministratore debba gestire le entrate e le uscite condominiali; ma egli è tenuto a rispettare il dovere di trasparenza e buona amministrazione, anche con riferimento all'art. 1130, n. 3, c.c. relativo alla contabilità condominiale. E' evidente che tenere un unico conto corrente comune che confonda il patrimonio dell'amministratore con quello del condominio, o comunque di più condominii tra loro, rende problematica la tracciabilità ed il riscontro dei movimenti contabili nonché l'accredito (o l'addebito) degli interessi. Proprio per questo, alcuni giudici (tra i quali il Tribunale di Torino, sent. 3 maggio 2000) hanno qualificato "grave irregolarità gestionale" quella dell'amministratore che non istituisca un conto corrente per ogni condominio da lui gestito. «Un tale dovere può naturalmente essere rafforzato o da una specifica previsione del regolamento condominiale o da delibera assembleare che impegni l'amministratore a procedere in tal senso. Ovviamente il solo legittimato ad operare sul conto corrente resta l'amministratore, che è peraltro tenuto a permettere la visione degli estratti conto ai condomini che lo richiedano».

Da G.: «Ho il diritto di vedere la documentazione del condominio?».

«Secondo la giurisprudenza - spiega l’avvocato - si ha diritto di ottenere dall'amministratore la visione dei documenti contabili, senza doverne specificare le ragioni, e averne una copia a proprie spese. Per la convocazione dell'assembla ogni condomino ha diritto di prendere visione ed estrarre copia della documentazione sull'ordine del giorno; la violazione pregiudica la formazione della maggioranza assembleare e ciò determina l'annullabilità delle delibere approvate; grava sui condomini la prova che l'amministratore non ha permesso loro di esercitare tale diritto (Cass. 12650/2008)».

 

 

 

Carovita: i rincari dei prodotti di consumo di base e l’inflazione alle stelle svuotano il carrello.

Ancora pesanti rincari ed ennesima emergenza caro-vita, tanto da costringere l’Istat a rivedere i proprio dati preliminari precedenti all’estate secondo cui il costo della vita sarebbe sceso nel mese di agosto.  

Tale dato è rimasto, invece, allo stesso livello di luglio pari, cioè, al 4.1 %. I dati presentati dall'Istat sono allarmanti: il tasso d'inflazione è stato rivisto al rialzo e segna a fine agosto, infatti, un +4,1%.

Aumentano, principalmente, i prezzi dei prodotti alimentari di base provocando quindi un taglio netto ai consumi a tavola di 6 famiglie su dieci, costringendole a cambiare le proprie abitudini alimentari: la Confederazione Italiana Agricoltori evidenzia infatti che il 35% delle famiglie è costretta a rinunciare alla qualità dei prodotti.Gli aumenti dell'ultimo anno sono stati tutti a due cifre: pane e pasta (+20%), frutta e verdura (+15%), elettricità e riscaldamento (15%), mutui e prestiti (+20%), telefonia mobile (+15-30%), tariffe e servizi pubblici (8-15%).I maggiori rincari si faranno sentire soprattutto nei carrelli delle famiglie più numerose, con tre o più figli, che arriveranno a spendere 476 euro in più all’anno.Le associazioni dei consumatori indicano «speculazione finanziaria e caro-petrolio», unitamente a comportamenti irresponsabili di numerosi operatori, come le cause del forte aumento dell'inflazione e della caduta dei consumi. Una tendenza che avrà ripercussioni pesantissime sulle tasche dei cittadini, e determinerà a fine anno una maxi-stangata da 1.700 euro a famiglia.E gli effetti di questa delicata situazione non tardano a verificarsi: una mensilità di lavoratori e pensionati è stata bruciata dagli aumenti già avvenuti ed altrettanto sarà consumato dall'aumento delle tasse, causa inflazione.
Non c’è giorno che non sia accompagnato dalla notizia di nuovi aumenti e dalla denuncia di speculazioni, furbizie e ricarichi ad opera dei vari attori della filiera.
L’ unione nazionale consumatori ha denunciato decine di irregolarità ottenendo l’intervento della Guardia di Finanza e delle autorità competenti, a cominciare dall’Autorità Antitrust e Mister prezzi ed è, come tutte le associazioni di difesa dei consumatori, intenzionata a dare battaglia.Resta la necessità di offrire la giusta educazione ai consumatori; la stessa unione nazionale consumatori ha elencato, a tal proposito, regole di autodifesa per fare acquisti consapevoli e salvaguardare il bilancio familiare:

  1. Andare a fare la spesa con un elenco ben preciso di prodotti da comprare.
  2. Diversificare gli acquisti tra il mercato, supermercati e hard-discount (dove ad esempio i detersivi per la casa costano tra il 50 e il 60% in meno così come la carta igienica o la carta da cucina, mentre frutta e verdura acquistati ai mercati rionali costano meno, soprattutto a fine mattinata, quando i negozianti temono l’invenduto).
  3. Al supermercato le confezioni più convenienti sono sempre le più grandi.
  4. Non farsi condizionare dalle marche famose. Spesso prodotti con loghi sconosciuti costano meno e sono altrettanto buoni.
  5. Non fermarsi ad acquistare prodotti posizionati sugli scaffali centrali. I prodotti più convenienti sono sistemati in basso (i prodotti più convenienti sono generalmente quelli con il cartellino “primo prezzo”).
  6. Approfittare delle offerte promozionali ma controllare sempre il prezzo al chilo e fare confronti anche con prodotti non in offerta.
  7. Prima di acquistare un prodotto in offerta controllare sempre la data di scadenza.
  8. Leggere sempre con attenzione le etichette: non farsi abbagliare da packaging accattivanti, ma a volte poco sinceri. Attenzione agli asterischi.
  9. Salumi e formaggi venduti al taglio costano meno al chilo di quelli già confezionati.
  10. Nei reparti ortofrutta acquistare sempre prodotti di stagione.
  11. Il pane più è “speciale” (all’olio, al burro, con i cereali, con le olive, al latte etc.) e più costa. (il pane tradizionale costa fino a - 30%.).
  12. Nei reparti carni acquistare anche tagli di carne provenienti dal quarto anteriore dell’animale (sono nutrienti allo stesso modo ma più economici dei tagli più “nobili” (costano fino al - 30% in meno).
  13. Fra le acque minerali non c’è una sostanziale differenza qualitativa. Salvo precise prescrizioni mediche (acque povere di sodio o diuretiche), conviene sempre acquistare quella al prezzo più conveniente (si può risparmiare fino al - 50% e il - 70%.
  14. Quando si acquista la verdura considerare gli scarti: i fagiolini costano più della bieta o del cicorione ma hanno meno scarto.
  15. Si stanno diffondendo nella grande distribuzione prodotti alimentari venduti sfusi (caffè, latte, pasta, legumi secchi etc.) che consentono di risparmiare fino al 40% rispetto ai confezionati.

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