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Acquisti on-line

Ormai la navigazione in internet, da semplice strumento per consultare e reperire informazioni di vario genere, è divenuto un mezzo che rende la nostra vita più comoda e veloce, utile anche per svolgere le nostre quotidiane azioni come acquistare vari beni di consumo o concludere contratti per la fornitura di forniture e/o servizi.

In tale contesto, ogni attività che poniamo in essere in internet, nonché tutti i servizi che i vari siti ci offrono, devono comunque considerarsi soggetti alle vigenti normative comunitarie e nazionali.

Inizialmente, non esisteva una normativa che regolasse specificamente i diritti dell’utente di internet e, pertanto, potevano applicarsi le normative previste e preesistenti, concepite e promulgate per la tradizionale tutela dei diritti del consumatore.

Recentemente, tuttavia, il legislatore italiano, recependo una direttiva comunitaria (Direttiva europea n.2011/83/Ue ), ha promulgato un decreto legislativo ( D.Lgs del 21 febbraio 2014 n.21) sulle nuove tutele per i consumatori in caso di acquisti a distanza.

La nuova normativa modifica il previgente codice del consumo ( D.lgs n.206/2005), prevedendo ulteriori obblighi di garanzia e informazioni per gli acquirenti/consumatori su internet e in caso di televendite oltre a modificare, in modo più garantista per i consumatori/utenti, il diritto di recesso.

Ebbene, il diritto di recesso, ovvero la possibilità di recedere dal contratto appena concluso, senza dover fornire motivazioni e spiegazioni al venditore, cambia e si amplia da dieci giorni a quattordici giorni, a far data dal giorno di sottoscrizione del contratto o, nel caso in cui si abbia acquistato alcuni beni che poi dovranno essere spediti, dalla data in cui il consumatore acquisisce il possesso fisico dei beni.

Tale disciplina, vale la pena sottolinearlo, è applicabile ai soli contratti conclusi a distanza, cioè sottoscritti o conclusi al telefono o via internet o, ancora, al di fuori dei centri commerciali o dei negozi/centri di assistenza.

Inoltre, al fine di favorire l’esercizio del diritto di recesso, è stato messo a punto anche un modulo standard che potrà essere utilizzato in alternativa a una dichiarazione esplicita della decisione di recedere dal contratto.

Il bene acquistato potrà essere restituito anche in parte deteriorato e il consumatore sarà responsabile solo della diminuzione del valore “risultante da una manipolazione diversa da quella necessaria per stabilire la natura, le caratteristiche e il funzionamento dei beni”.

A seguito di tale diritto, seguono reciproci obblighi sia per il venditore e sia per il consumatore/compratore.

Infatti il venditore/professionista deve rimborsare tutti i pagamenti ricevuti dal consumatore, eventualmente comprensivi delle spese di consegna, senza indebito ritardo e comunque entro quattordici giorni dal giorno in cui e' informato della decisione del consumatore di recedere.

Inoltre il venditore/professionista non e' tenuto a rimborsare i costi supplementari, qualora il consumatore abbia scelto espressamente un tipo di consegna diversa dal tipo meno costoso di consegna offerto dal professionista.

Infine, la nuova normativa riconosce il diritto al professionista, a meno che quest’ultimo abbia offerto di ritirare egli stesso i beni, con riguardo ai contratti di vendita, di trattenere il rimborso suddetto finché non abbia ricevuto i beni oppure finché il consumatore non abbia dimostrato di aver rispedito i beni, a seconda di quale situazione si verifichi per prima.

Per quanto concerne gli obblighi in capo al consumatore/compratore, in caso di recesso, si annovera il dovere di restituire i beni o provvedere a consegnarli al professionista o a un terzo, autorizzato da quest’ultimo a ricevere i beni, senza indebito ritardo e in ogni caso entro quattordici giorni dalla data in cui ha comunicato al professionista la sua decisione di recedere dal contratto.

Il termine è da considerarsi come rispettato, se il consumatore rispedisce i beni prima della scadenza del periodo di quattordici giorni. Il consumatore sostiene solo il costo diretto della restituzione dei beni, a meno che il professionista non abbia concordato di sostenerlo o abbia omesso di informare il consumatore che tale costo e' a carico del consumatore.

Qualora i beni da restituire, per loro natura, non possano essere normalmente restituiti a mezzo posta, nel caso di contratti negoziati fuori dei locali commerciali in cui i beni sono stati consegnati al domicilio del consumatore al momento della conclusione del contratto, il professionista ritira i beni a sue spese.

La nuova normativa in esame, inoltre, cerca anche di reprimere innumerevoli artifizi che alcuni venditori possono architettare per trarre in inganno il consumatore non debitamente informato sui propri diritti.

D’altronde già nel 2003 erano stati introdotti nuovi obblighi informativi per il venditore, il quale, da allora, deve indicare il modo in cui il contratto concluso sarà archiviato e le relative modalità di accesso, i mezzi tecnici messi a disposizione del destinatario per individuare e correggere gli errori di inserimento dei dati prima di inoltrare l'ordine , gli eventuali codici di condotta cui aderisce , le modalità per accedervi in via telematica e l'indicazione degli strumenti di sistemazione delle controversie anche on-line.

Tuttavia, da oggi, alcune informazioni devono essere prontamente reperibili e fornite dal venditore al consumatore come l’indirizzo ed il nominativo del fornitore, l'eventuale richiesta del pagamento anticipato, le caratteristiche del bene o del servizio reso, il prezzo comprensivo delle tasse, le relative spese di consegna, le modalità di pagamento e di consegna ed, infine, come abbiamo già visto, il diritto di recesso e le modalità e le tempistiche per poterlo utilmente esercitare.

Oltretutto al venditore è espressamente vietato di applicare maggiorazioni sulle tariffe se il consumatore sceglie di pagare con carta di credito, bancomat o altro piuttosto che in contanti.

Dopo la conclusione, o al momento dell'esecuzione del contratto, tutte queste informazioni devono essere confermate per iscritto, insieme a quelle relative ai servizi di assistenza e garanzie commerciali, all'indirizzo cui mandare eventuali reclami, a come recedere se si tratta di un contratto a tempo indeterminato o superiore ad un anno, nel cui caso bisogna comunicare anche  le condizioni per poter porre fine al rapporto.

Eventuali omissioni del professionista in merito anche alle tempistiche od alle modalità di esercizio del diritto di recesso, comportano l’estensione del periodo di recesso il quale terminerà dodici mesi dopo la fine del periodo di recesso iniziale.

Dalla breve e parziale analisi del contenuto della nuova normativa in vigore dal 14 giugno, si evince come il legislatore abbia posto maggiore attenzione in merito ai vari doveri di informativa in capo al professionista, così da evitare ipotetiche e disdicevoli situazioni nelle quali il consumatore non eserciti i propri diritti e rivendicazioni, poiché tenuto all’oscuro proprio in merito ad essi, il tutto nell’ottica di un esercizio del commercio e della contrattazione più garantita e garantista, circostanza, quest’ultima, di cui usufruiremo tutti perché, tutti, a seconda dei casi, siamo stati, siamo o saremo consumatori.

La contraffazione oltre l’illecita condotta

I più comuni e correnti dizionari della lingua italiana, definiscono “la contraffazione” come quell’attività posta in essere da chiunque falsifica, volontariamente e coscientemente, un marchio e/o un prodotto.

L’attività volta a falsificare marchi e prodotti è strettamente correlata alle vigenti normative sui brevetti, sulla registrazione dei marchi e sul diritto d’autore, per quanto concerne l’attività di duplicazione/riproduzione non autorizzata, meglio nota come pirateria.

Tuttavia la contraffazione non può essere relegata a mera condotta violante i precetti normativi nazionali ed internazionali.

D’altronde, nell’attività di falsificazione apparentemente entrano in gioco due interessi contrapposti, uno lecito, che è quello dell’autore del marchio e del prodotto - che ha il legittimo interesse di commercializzare proficuamente i propri prodotti - ed uno, illecito, di chi intende lucrare vendendo prodotti contraffatti.

Tuttavia a ben vedere, l’attività di falsificazione, oltre ad essere un’attività vietata e perseguibile come reato, lede innumerevoli interessi, e dunque non solo quelli di chi vende e di chi acquista.

Infatti, la contraffazione costituisce un danno economico per le imprese connesso alle mancate vendite, alla perdita di immagine e di credibilità (soprattutto nel caso in cui il consumatore è acquirente in buona fede che crede di acquistare un prodotto originale con un’aspettativa di qualità dei materiali impiegati ed alla resistenza all’usura del bene, dovuta al trascorrere del tempo), alle rilevanti spese sostenute per la tutela dei diritti di privati e della tutela nell’ambito industriale, con il conferimento di mandato a società investigative private nonché ad uffici legali che possano preventivamente e/o successivamente tutelare gli interessi delle società mandanti, il tutto, ovviamente, a scapito degli investimenti e delle iniziative produttive.

Infine, la contraffazione provoca di per sé un danno sociale connesso allo sfruttamento di soggetti deboli (disoccupati o, prevalentemente, cittadini extracomunitari) assoldati attraverso un vero e proprio racket del lavoro nero, in condizioni di vero e proprio sfruttamento, con evasioni contributive e senza coperture assicurative ed alla conseguente perdita di posti di lavoro senza contare il relativo danno all'Erario pubblico attraverso l'evasione dell’I.V.A. e delle imposte sui redditi.

Inoltre il fenomeno della contraffazione si raffronta con le vigenti normative in merito ai diritti d’autore ed ai prodotti registrati e brevettati.

Infatti presupposto del reato in questione, è la registrazione del marchio nelle forme stabilite dalla legge nazionale ed internazionale a protezione della proprietà intellettuale od industriale.

Dunque, secondo un orientamento giurisprudenziale prevalente, la tutela penale di cui all’art. 473 (e all’art. 474) c.p. deve ritenersi limitata ai soli marchi registrati o per i quali sia stato depositata la relativa domanda di registrazione con la descrizione dei modelli di cui si rivendica l’esclusiva titolarità.

Secondo quanto argomentato finora, appare incontrovertibile che la normativa vigente non sia finalizzata alla tutela del solo interesse del privato, dell’autore/inventore del marchio o del prodotto eventualmente contraffatto, ma che si estenda anche alla garanzia dell’interesse pubblico e della fede pubblica di chi, più o meno consapevolmente, possa subire un danno diretto o indiretto a seguito dell’acquisto di un bene contraffatto.

Tuttavia, la vigente normativa penale, all’art 473 c.p., punisce non solo chi immette nel mercato prodotti falsi che possono venire in contatto con il cliente/consumatore finale ma anche coloro i quali falsificano i prodotti, rendendo confondibili i prodotti falsi da quelli originali.

Pertanto, il legislatore, cerca di arginare il pericolo di immissione nel mercato di prodotti falsi, punendo la condotta di chi, ancor prima di commercializzare prodotti contraffatti, si adopera per porre in essere la condotta di falsificazione.

Tale ratio legis appare assolutamente condivisibile al fine di tutelare maggiormente i vari interessi connessi e potenzialmente lesionabili dalla condotta dei falsari il cui volume d’affari, al solo 2011, risultava essere stimato in circa 3,7/7,5 mld di euro. Di questi, oltre il 60% si riferisce a prodotti d’abbigliamento e di moda (tessile, pelletteria, calzature), il resto a orologeria, beni di consumo, componentistica, audiovisivo, software, importati completi (anche da altri paesi UE dove sono arrivati dall’Estremo Oriente) o perfezionati in Italia.

Pertanto, appare fin troppo chiaro di come l’acquirente finale/consumatore, al quale sono destinati i beni di consumo oggetto di contraffazione, possa essere, soprattutto in questo caso, il vero ago della bilancia per una società più giusta ed un commercio più equo, sostenibile ed infine meno costoso (al di là dell’encomiabile sforzo perpetrato dagli organi di polizia nazionale ed internazionale volto a reprimere ogni condotta illegale), scegliendo consapevolmente di acquistare prodotti originali e prestando maggiore attenzione al c.d. “venditore silenzioso” ovvero a tutti quei presidi, quali ad es. l’etichettatura, volti a garantire l’originalità e la bontà dei prodotti acquistati nell’ottica di un consumo più consapevole antecedente, successivo e concomitante l’acquisto stesso.

Carta fedeltà nei negozi. Sconto acquisti ovunque

IVREA. Una carta fedeltà a punti valida in tutti e 12 i Comuni del distretto commerciale eporediese. Per cui se compro il pane a Bollengo ho diritto uno sconto sull’acquisto di un paio di jeans a Ivrea, o di un dentifricio in farmacia ad Albiano o, ancora, sul cambio dell’olio dal meccanico di fiducia a Burolo. A un euro corrisponde un punto, e a ogni tot punti (quanti è un aspetto che sarà definito quando si avranno le adesioni definitive) i consumatori accumulano una sorta di buono spesa per lo shopping successivo. L’importante è che le compere avvengano solo e soltanto tra i 1.300 negozi che fanno parte del distretto, in virtù del principio a cui si ispira la fidelity card che vuole rivitalizzare il commercio tradizionale a Ivrea e Cintura puntando appunto sulla fidelizzazione dei consumatori all’interno di un circuito ampio. L’iniziativa per ora ha incassato l’ok delle associazioni di categoria (Ascom e Confesercenti) e di una parte dei sindaci coinvolti (Albiano, Banchette, Bollengo, Burolo, Cascinette, Chiaverano, Fiorano, Montalto, Pavone, Salerano, Samone). Per l’assessore al Commercio Giovanna Strobbia, colei che ha lanciato l’idea e che ieri sera in municipio l’ha illustrata ai diretti interessati, i negozianti, si tratta ora di trovare gli sponsor disposti a coprire quei 3mila euro che mancano per far entrare a regime la raccolta punti, oltre ai 2.800 euro su cui il distretto sa di poter contare come fondo cassa. «Ci piacerebbe farla partire a giugno, con un lancio mirato in occasione di Ivrea in musica» dice Strobbia. Il ragionamento di partenza è questo, premette. «Non possiamo pensare di riportare i consumatori nei piccoli negozi se vanno al centro commerciale, possiamo invece stimolarli a fare non un acquisto solo, magari saltuariamente, nel negozio sotto casa, ma più d’uno e ad ampio raggio. Lo sconto sarà parziale o totale a seconda dei punti accumulati e dell’acquisto, ovviamente. Va detto che la nostra intenzione è di coinvolgere anche le attività tradizionalmente escluse come le parafarmacie, i benzinai, le officine meccaniche. Altra cosa importante, la fidelity card sarà a costo zero per i commercianti, che andranno infatti a compensare con i soldi del circuito». La carta sarà leggibile su smartphone e farà da tramite per la creazione di un data base utile alle promozioni. Per il momento l’idea piace. Anche al presidente dell’associazione consumatori Adoc Ivrea Canavese Felice Zuffo. Con un ma: «La logica di fondo mi sta bene perché lascia libero l’acquirente di comprare ciò che vuole dove vuole, purchè nell’ambito del distretto. Mi piace meno che agli operatori non costi nulla. Gira e rigira vince il business».

Simona Bombonato - La Sentinella del Canavese

Bambini è Carnevale... su la maschera, giù i rischi!

Il Carnevale è una festa molto amata soprattutto dai più piccoli, ma è anche un'occasione da festeggiare in sicurezza.

E' per questo che il Ministero della salute invita gli adulti, in particolare i genitori, a fare attenzione alle insidie che possono nascondersi dietro le maschere, i costumi e i gadget venduti in occasione del Carnevale.

Ecco il decalogo del Ministero per divertirsi... in sicurezza:

  1. Non spruzzare schiume e stelle filanti spray negli occhi. Non sono giocattoli e si rischiano gravi danni alla cornea. Attento anche a non spruzzarle addosso alle persone o sui vestiti: potrebbero comunque raggiungere la pelle e il viso
  2. Non usare schiume e spray in vicinanza di fiamme, anche piccole come le candeline per le torte. Molti di questi articoli sono infiammabili ma spesso l’etichetta non riporta correttamente l’indicazione di infiammabilità
  3. Controlla le maschere decorate con glitter e brillantini colorati (i brillantini possono staccarsi e penetrare facilmente negli occhi, nel naso e nella bocca) e le sostanze coloranti contenute, che possono provocare irritazione cutanea
  4. Attento alle piccole parti dei costumi, come i bottoni, facilmente staccabili (se ingoiati possono provocare soffocamento, soprattutto nei bambini più piccoli) o i laccetti presenti nella zona del collo (se afferrati e stretti inavvertitamente possono provocare strangolamento)
  5. Annusa il tessuto del costume e i materiali dei gadget. Se danno cattivo odore, non farli indossare al tuo bambino: potrebbero contenere sostanze chimiche tossiche se inalate o ingerite dal bambino
  6. Quando acquisti un costume leggi bene l'etichetta e fai attenzione che sia classificato come giocattolo (marchio CE). Solo così avrai la garanzia di "non infiammabilità". Il pericolo maggiore dei vestiti è legato proprio a tessuti e materiali che prendono fuoco facilmente
  7. Scegli con attenzione gadget e accessori delle maschere (spade, lance, cappelli, caschi, occhiali, bacchette magiche, coroncine, fasce). Possono presentare bordi affilati e parti metalliche taglienti
  8. Trucca il tuo bambino con cosmetici sicuri e non scaduti. Preferisci prodotti ipoallergenici, adatti all'età. Controlla sempre l’etichetta (data di scadenza o "PAO", periodo di tempo in cui il prodotto può essere utilizzato una volta aperto); i trucchi a basso prezzo e non acquistati nei canali di vendita autorizzati danno minori garanzie di sicurezza
  9. Prima di truccare il tuo bambino, testa il prodotto su un lembo della sua pelle (generalmente dietro l'orecchio) per saggiare un'eventuale sensibilità. Per rimuovere tutto, meglio utilizzare uno struccante delicato e, subito dopo, sciacquare il viso del bambino con abbondante acqua
  10. Evita di applicare il trucco sulla pelle non pulita bene e sulle parti delicate del bambino (occhi e bocca) per evitare che venga ingerito inavvertitamente o irritare la congiuntiva e le mucose.

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