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Le garanzie nella vendita dei beni di consumo

Capita sempre più spesso di scoprire che un bene di consumo, apparentemente perfetto, abbia dei difetti al momento dell’acquisto, che ne rendono impossibile l’uso. In questi casi, la legge predispone una serie di tutele per il consumatore. Prima di analizzare le tutele, occorre chiarire cosa si intenda per “consumatore” e “bene di consumo”. Il D.lgs. 6 settembre 2005, n.206, c.d. codice del consumo, all’articolo 3, così come modificato dal decreto legislativo 23 ottobre 2007 n. 221, definisce come consumatore, affiancando ad esso l’utente, a seconda della natura e dell’oggetto del contratto, come “la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta.” Il bene di consumo, per suo canto, è comunemente definito, in economia, come quel bene atto a soddisfare un determinato bisogno dell’acquirente.

Tuttavia, affinché possa applicarsi la tutela del c.d. codice del consumo, occorre un’ulteriore condizione, ovvero che la persona fisica acquisti il bene di consumo da un professionista cioè da una persona fisica o giuridica che agisce nell'esercizio imprenditoriale o professionale, ovvero da un suo intermediario. In tale contesto contrattuale, il professionista / venditore deve consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita, ossia beni che siano idonei all’uso normale o all’uso particolare voluto dal consumatore, o che siano corrispondenti al modello o campione presentato al consumatore. Non vi è difetto di conformità se, al momento della conclusione del contratto, il consumatore era a conoscenza del difetto o non poteva ignorarlo con l’ordinaria diligenza.

Si presume che i beni di consumo siano conformi al contratto se, ove pertinenti, coesistono le seguenti circostanze:

  1. sono idonei all'uso al quale servono abitualmente beni dello stesso tipo;
  2. sono conformi alla descrizione fatta dal venditore e possiedono le qualità del bene che il venditore ha presentato al consumatore come campione o modello;
  3. presentano la qualità e le prestazioni abituali di un bene dello stesso tipo, che il consumatore può ragionevolmente aspettarsi, tenuto conto della natura del bene e, se del caso, delle dichiarazioni pubbliche sulle caratteristiche specifiche dei beni fatte al riguardo dal venditore, dal produttore o dal suo agente o rappresentante, in particolare nella pubblicità o sull'etichettatura;
  4. sono altresì idonei all'uso particolare voluto dal consumatore e che sia stato da questi portato a conoscenza del venditore al momento della conclusione del contratto e che il venditore abbia accettato anche per fatti concludenti.

Inoltre, il legislatore ha voluto equiparare al difetto di conformità del bene, il difetto di conformità che deriva dall' imperfetta installazione del bene di consumo, ma solo se questa è compresa nel contratto di vendita ed è stata eseguita dal venditore o sotto la sua responsabilità. 

Quando ricorre un vizio di qualità, il consumatore può chiedere, senza alcuna spesa a proprio carico, al venditore:

  • la riparazione del bene;
  • la sua sostituzione;
  • una congrua riduzione del prezzo di acquisto;
  • la risoluzione del contratto di compravendita quando la riparazione o sostituzione del bene siano oggettivamente impossibili o eccessivamente onerose per il venditore/produttore oppure nel caso in cui, nonostante la richiesta di riparazione o sostituzione, il venditore non abbia provveduto entro un congruo termine.

Il codice del consumo, prevede all’art. 128 e ss., determinate responsabilità del professionista e le consequenziali tutele del consumatore le quali, rispettivamente, sussistono e devono essere fatte valere entro determinati termini. Infatti la responsabilità del venditore emerge quando il difetto del bene si manifesta entro due anni dalla consegna. Il consumatore ha l’onere di comunicare al venditore l’esistenza del vizio o del difetto di conformità del bene entro 2 mesi dalla data della sua scoperta. La comunicazione non è necessaria solo se il venditore ha riconosciuto l’esistenza del difetto o l’ha nascosto. Dunque la garanzia opera per 26 mesi dalla data di acquisto del bene.

Il codice del consumo stabilisce poi che il consumatore possa rivolgersi direttamente al venditore del bene acquistato, al fine di far valere i propri diritti, il venditore eventualmente potrà rivalersi nei confronti del produttore del bene.  Se il vizio si palesa entro i primi sei mesi dalla consegna si presume che i vizi esistessero già alla data della consegna; in questo caso il consumatore è esonerato dal provare il difetto di conformità. Se il vizio si manifesta, invece, dopo sei mesi dalla consegna, grava sul consumatore l’onere di provare che il vizio sussisteva già al momento della consegna e non sia stato, invece, determinato dall’utilizzo del bene o dall’usura del tempo.

Infine, l’articolo 133 del codice del consumo individua un’ulteriore garanzia, denominata garanzia convenzionale, che vincola chi la offre secondo le modalità indicate nella dichiarazione di garanzia medesima e nella pubblicità. Tale garanzia deve garantire i seguenti standard minimi: l’indicazione che il consumatore è titolare dei diritti di cui agli artt. 128 e seguenti Codice del Consumo e che la garanzia li lascia impregiudicati; l’oggetto della garanzia; modalità di azione, durata, estensione territoriale e denominazione e domicilio del soggetto che la offre. Inoltre a richiesta del consumatore deve essere disponibile in forma scritta ed in lingua italiana, con caratteri non meno evidenti di quelli di altre lingue.

Le norme del codice del consumo si applicano in sostituzione dell’art 1495 c.c. il quale prevede tempistiche differenti per la denuncia dei vizi del bene acquistato a carico del compratore ( qualora non si tratti di consumatore) il quale deve necessariamente denunciare il vizio entro otto giorni dalla scoperta, pena la decadenza da ogni azione nei confronti del venditore. Infine l’azione di risarcimento può essere esperita entro 1 anno dalla consegna, ma i vizi devono essere sempre e comunque denunciati, dal compratore non consumatore, entro otto giorni dalla scoperta. In altre parole: dal momento in cui si è scoperto il difetto non devono trascorrere più di otto giorni prima di inviare la raccomandata a.r. al venditore. Se, poi, si vuole fare causa contro di questi, in ogni caso non bisogna far passare più di un anno. In tale ultima ipotesi sussiste l’onere probatorio a carico del consumatore, ovvero quest’ultimo, che chiede il risarcimento, deve provare la colpa del venditore, ossia il fatto che questi non abbia tenuto quella diligenza necessaria ad evitare i vizi del bene.

Consumo alimentare consapevole: tutela del "Made in Italy"

Il nostro paese ha un patrimonio culinario ed alimentare ricchissimo sia per l’eterogeneità sia per la qualità dei prodotti commercializzati; questi elementi, uniti alla tradizione culturale del made in itlay pongono l’Italia ai vertici del panorama europeo.

Tale posizione innegabile di leadership nel settore, espone i produttori nazionali di generi alimentari al rischio di subire rilevanti danni derivanti dalla contraffazione nonchè dalla sofisticazione ed alla adulterazione alimentare.

Tali illecite attività rappresentano le tipiche frodi alimentari che interessano il prodotto nella sua costituzione e sono definite come la sostituzione di un alimento con un altro di minor pregio ma che presenta caratteristiche macroscopiche assai affini.

Nell’ambito dell’odierna economia globalizzata e con la disponibilità delle materie prime agricole a basso costo, anche se di dubbia origine, la falsificazione alimentare diventa molto più complessa da scovare perché si basa essenzialmente sullo sfruttamento illecito della reputazione di una DOP e/o di una indicazione geografica o sul falso Made in Italy per i mercati internazionali.

Pertanto, il fenomeno criminale della contraffazione alimentare risulta essere in aumento poiché particolarmente redditizio sia a fronte di ridotti costi di gestione e sia alla facilità del modus operandi. Basti pensare a come possa essere semplice sostituire un’etichetta riportante la data di prossima scadenza di un prodotto alimentare con un’altra artefatta, riportante un’altra e successiva data di scadenza, così da porre in inganno l’ignaro consumatore sulla reale salubrità del prodotto acquistato oppure indicare falsamente in etichetta che un determinato prodotto alimentare risulta essere un “Made in Italy” quando in realtà è stato prodotto e confezionato altrove.

Oltretutto le pene per chi delinque in questo settore, senza arrecare danno alla salute umana, sono lievi e non hanno alcun effetto deterrente, ragion per cui il mercato nazionale ma soprattutto internazionale è invaso dai tarocchi italiani.

Tale circostanza è, tra l’altro, emersa in modo paradigmatico già nel febbraio 2008, in occasione della pubblicazione della nota sentenza della Corte di Giustizia Europea sul caso “Parmesan”.

La vicenda in questione ha reso edotta l’opinione pubblica di quanto, in campo internazionale, il ruolo degli stati membri riguardo la tutela dei marchi collettivi europei fosse praticamente inesistente e in contrasto con l’articolo 13 del regolamento 510/2006 e che l’onere risultasse tutto a carico dei produttori e delle associazioni e/o consorzi di tutela.

La sentenza pur ribadendo che i prodotti registrati come DOP godono di tutela contro qualsiasi “usurpazione, imitazione o evocazione”, e che le denominazioni generiche non possono invece essere registrate e quelle registrate non possono divenire generiche, allo stesso tempo, diede torto alla Commissione Europea sul punto relativo al mancato intervento “d’ufficio” dell’amministrazione tedesca contro gli abusi.

Scaturisce da questa sentenza l’idea di interessare le agenzie internazionali Interpol ed Europol ad aprire un desk sulla contraffazione agroalimentare all’interno dell’ufficio che si occupa dei reati in danno alla proprietà intellettuale. Così, nel dicembre 2011, sotto l’egida delle due agenzie Interpol e Europol è partita la prima settimana di controlli internazionali che ha coinvolto 11 paesi europei, tra cui Francia Spagna, Olanda e Romania.

Quest’ultima è stata la prima iniziativa transnazionale di contrasto alla contraffazione agroalimentare, che ha consentito al Corpo Forestale dello Stato in collaborazione con l’Oclaesp, l’omologo servizio che lotta contro la contraffazione alimentare della Gendarmerie nationale francese, di svelare una frode internazionale ai danni del Consorzio di tutela dell’olio extravergine IGP Toscano.

In ambito nazionale tra gli organi di polizia giudiziaria “tradizionali”, (quali ad esempio la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri, il Corpo Forestale dello Stato, la Guardia di Finanza e la Polizia Municipale), si aggiungono altri enti preposti alle funzioni di vigilanza sull’etichettatura dei prodotti alimentari e non, presenti sia presso le Camere di Commercio territorialmente competenti, nonché presso il Ministero dello Sviluppo economico.

Il controllo, che può avvenire sulla base di segnalazione di soggetti interessati oppure in base ad una programmazione periodica dell’ente camerale, può essere:

  • controllo visivo/formale;
  • controllo documentale;
  • controllo materiale, sul prodotto, con esecuzione di analisi di laboratorio a seguito di prelievo.

Gli organi di vigilanza possono effettuare ispezioni in stabilimenti, magazzini, depositi, laboratori, punti vendita commerciali e riguardare le correlate figure dei fabbricanti, importatori, distributori, grossisti e dettaglianti; nel corso delle ispezioni e dei conseguenti prelievi di campioni i funzionari della Camera di Commercio possono richiedere l’intervento degli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria.

In caso di accertamento di violazioni verranno applicate le sanzioni previste dalla normativa vigente.

La segnalazione del consumatore/acquirente, diviene quindi un elemento indispensabile per la lotta di questa nuova tipologia di condotta criminale che, oltre ad essere dannosa per la salute, risulta essere dannosa per l’economia delle ditte nazionali che producono e commercializzano legalmente prodotti italiani di buona qualità.

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