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Consumo alimentare consapevole: tutela del "Made in Italy"

Il nostro paese ha un patrimonio culinario ed alimentare ricchissimo sia per l’eterogeneità sia per la qualità dei prodotti commercializzati; questi elementi, uniti alla tradizione culturale del made in itlay pongono l’Italia ai vertici del panorama europeo.

Tale posizione innegabile di leadership nel settore, espone i produttori nazionali di generi alimentari al rischio di subire rilevanti danni derivanti dalla contraffazione nonchè dalla sofisticazione ed alla adulterazione alimentare.

Tali illecite attività rappresentano le tipiche frodi alimentari che interessano il prodotto nella sua costituzione e sono definite come la sostituzione di un alimento con un altro di minor pregio ma che presenta caratteristiche macroscopiche assai affini.

Nell’ambito dell’odierna economia globalizzata e con la disponibilità delle materie prime agricole a basso costo, anche se di dubbia origine, la falsificazione alimentare diventa molto più complessa da scovare perché si basa essenzialmente sullo sfruttamento illecito della reputazione di una DOP e/o di una indicazione geografica o sul falso Made in Italy per i mercati internazionali.

Pertanto, il fenomeno criminale della contraffazione alimentare risulta essere in aumento poiché particolarmente redditizio sia a fronte di ridotti costi di gestione e sia alla facilità del modus operandi. Basti pensare a come possa essere semplice sostituire un’etichetta riportante la data di prossima scadenza di un prodotto alimentare con un’altra artefatta, riportante un’altra e successiva data di scadenza, così da porre in inganno l’ignaro consumatore sulla reale salubrità del prodotto acquistato oppure indicare falsamente in etichetta che un determinato prodotto alimentare risulta essere un “Made in Italy” quando in realtà è stato prodotto e confezionato altrove.

Oltretutto le pene per chi delinque in questo settore, senza arrecare danno alla salute umana, sono lievi e non hanno alcun effetto deterrente, ragion per cui il mercato nazionale ma soprattutto internazionale è invaso dai tarocchi italiani.

Tale circostanza è, tra l’altro, emersa in modo paradigmatico già nel febbraio 2008, in occasione della pubblicazione della nota sentenza della Corte di Giustizia Europea sul caso “Parmesan”.

La vicenda in questione ha reso edotta l’opinione pubblica di quanto, in campo internazionale, il ruolo degli stati membri riguardo la tutela dei marchi collettivi europei fosse praticamente inesistente e in contrasto con l’articolo 13 del regolamento 510/2006 e che l’onere risultasse tutto a carico dei produttori e delle associazioni e/o consorzi di tutela.

La sentenza pur ribadendo che i prodotti registrati come DOP godono di tutela contro qualsiasi “usurpazione, imitazione o evocazione”, e che le denominazioni generiche non possono invece essere registrate e quelle registrate non possono divenire generiche, allo stesso tempo, diede torto alla Commissione Europea sul punto relativo al mancato intervento “d’ufficio” dell’amministrazione tedesca contro gli abusi.

Scaturisce da questa sentenza l’idea di interessare le agenzie internazionali Interpol ed Europol ad aprire un desk sulla contraffazione agroalimentare all’interno dell’ufficio che si occupa dei reati in danno alla proprietà intellettuale. Così, nel dicembre 2011, sotto l’egida delle due agenzie Interpol e Europol è partita la prima settimana di controlli internazionali che ha coinvolto 11 paesi europei, tra cui Francia Spagna, Olanda e Romania.

Quest’ultima è stata la prima iniziativa transnazionale di contrasto alla contraffazione agroalimentare, che ha consentito al Corpo Forestale dello Stato in collaborazione con l’Oclaesp, l’omologo servizio che lotta contro la contraffazione alimentare della Gendarmerie nationale francese, di svelare una frode internazionale ai danni del Consorzio di tutela dell’olio extravergine IGP Toscano.

In ambito nazionale tra gli organi di polizia giudiziaria “tradizionali”, (quali ad esempio la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri, il Corpo Forestale dello Stato, la Guardia di Finanza e la Polizia Municipale), si aggiungono altri enti preposti alle funzioni di vigilanza sull’etichettatura dei prodotti alimentari e non, presenti sia presso le Camere di Commercio territorialmente competenti, nonché presso il Ministero dello Sviluppo economico.

Il controllo, che può avvenire sulla base di segnalazione di soggetti interessati oppure in base ad una programmazione periodica dell’ente camerale, può essere:

  • controllo visivo/formale;
  • controllo documentale;
  • controllo materiale, sul prodotto, con esecuzione di analisi di laboratorio a seguito di prelievo.

Gli organi di vigilanza possono effettuare ispezioni in stabilimenti, magazzini, depositi, laboratori, punti vendita commerciali e riguardare le correlate figure dei fabbricanti, importatori, distributori, grossisti e dettaglianti; nel corso delle ispezioni e dei conseguenti prelievi di campioni i funzionari della Camera di Commercio possono richiedere l’intervento degli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria.

In caso di accertamento di violazioni verranno applicate le sanzioni previste dalla normativa vigente.

La segnalazione del consumatore/acquirente, diviene quindi un elemento indispensabile per la lotta di questa nuova tipologia di condotta criminale che, oltre ad essere dannosa per la salute, risulta essere dannosa per l’economia delle ditte nazionali che producono e commercializzano legalmente prodotti italiani di buona qualità.

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