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Comunicato Ryanair

Adoc Piemonte, in coerenza con la campagna di tutela promossa da Adoc nazionale, offre consulenza ed assistenza ai viaggiatori possessori di regolare biglietto per un volo RyanAir nei prossimi mesi.

In caso di necessità ogni viaggiatore potrà rivolgersi agli sportelli di Adoc diffusi sul territorio regionale ed esporre le sue problematiche.

Adoc ha riscontrato gravi carenze informative, sulle quali l'Enac, oltre a monitorare le attività del vettore, a tutela dei passeggeri ha già provveduto a richiamare Ryanair a rendere trasparenti e di più facile consultazione le informazioni pubblicate nel sito per agevolare le richieste di rimborso, riprotezione e compensazione ove dovuta. 

Infine Adoc potrà fornire assistenza per l'ottenimento degli indennizzi di legge e l'eventuale risarcimento del danno.

Sicurezza a rischio, la compagnia aerea deve rimborsare il volo

Tra le cause che posso indurre una persona ad annullare un viaggio già prenotato, il rischio di attentati non è espressamente previsto. Eppure la situazione che si è generata negli ultimi tempi sta spingendo i tribunali ad accogliere le richieste di chi decidere di rinunciare a una vacanza per motivi di sicurezza.

 

Una coppia di torinesi ha impiegato un anno e mezzo per fare valere le proprie ragioni. Alla fine il giudice di pace ha condannato la Turkish Airlines a restituire loro le spese del volo - 363,80 euro - più 500 euro di spese legali per un andata e ritorno da Torino a Istanbul che avevano deciso all’ultimo momento di non prendere.

 

Situazione critica

 

Il biglietto era stato acquistato il 18 settembre 2014 e prevedeva un soggiorno nella capitale turca dal 13 al 16 ottobre. Il 9 ottobre, però, la coppia aveva deciso di lasciar perdere e si era rivolta al servizio clienti della compagnia aerea, che ha sede a Bologna, per ottenere la cancellazione del biglietto e il rimborso della spesa. Lo scenario era cambiato: nei giorni precedenti la situazione in Turchia si era fatta critica e il ministero degli Esteri italiano aveva pubblicato un avviso in cui sconsigliava le partenze.  

 

I due torinesi si sono però trovati a fronteggiare il muro di Turkish Airlines che, in un primo momento ha risposto spiegando che il biglietto acquistato non era rimborsabile in nessun caso. E quando la coppia si è rivolta all’Adoc, Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori, ha semplicemente smesso di rispondere alle mail e alle sollecitazioni inviate dagli avvocati Gianluca Nargiso e Tiziano Lucchese.

 

 

Cause di forza maggiore

 

Si è così arrivati alla causa, avviata più per una questione di principio - e per la determinazione di Adoc - che per avere indietro i 363 euro. Il giudice Costantino Cotterchio ha dato ragione ai legali dell’Adoc, basandosi sulla legge che disciplina la parte aeronautica del Codice della navigazione. «Se la partenza del passeggero è impedita per causa a lui non imputabile, il contratto è risolto e il vettore restituisce il prezzo di passaggio già pagato». Secondo i giudice di pace la norma fa riferimento a «eventi imprevedibili, nella loro generalità», capaci di impedire, suo malgrado, al passeggero di affrontare il viaggio. «La causa del mancato imbarco - e cioè la grave crisi politica esistente in Turchia e sfociata in gravi tumulti e repressioni di piazza nel settembre--ottobre 2014 - non è imputabile» ai due torinesi, «risultando altresì documentata sia a livello nazionale che internazionale». Dunque, «a buon diritto potevano temere per la propria incolumità, non essendo garantito uno standard minimo di sicurezza».

 

Mediazione fallita

 

Infine il giudice ha rilevato che la coppia aveva dato disdetta informando tempestivamente la compagnia e spiegando la rinuncia al viaggio con le raccomandazioni della Farnesina.

 

 

«Questa pronuncia fissa un paletto importante», ragiona Silvia Cugini, presidente di Adoc Piemonte, « e dovrebbe indurre le compagnie aeree a essere più disponibili e collaborative nei confronti dei passeggeri e delle associazioni dei consumatori. Non era nostra intenzione fare causa: abbiamo tentato la mediazione ma di fronte al silenzio di Turkish Airlines non abbiamo avuto scelta».

fonte La Stampa - Torino

Viaggiare sicuri: i diritti del turista

turista perplessa

L'ultimo attentato avvenuto nei cieli del Sinai ha riportato nel caos migliaia di turisti che avevano prenotato soggiorni nei villaggi in Egitto e in altri Paesi del Mediterraneo.

Alcune compagnie aeree hanno bloccato i voli verso Sharm, tra le quali quelle britanniche, olandesi e tedesche, mentre Meridiana e Turkish Airlines hanno confermato i voli, rafforzando le misure di sicurezza.

Per tutti coloro che hanno prenotato un viaggio in località a rischio, tra cui figurano anche le Maldive, si consiglia innanzitutto di consultare il sito della Farnesina viaggiaresicuri.it per monitorare la situazione politica ed il tasso di rischio stimato dal Ministero degli Esteri.

Il fatto che la Farnesina sconsigli una determinata località non è un divieto, ma è un invito a non recarsi in un certo luogo per motivi di sicurezza: il turista che scelga di non intraprendere più il viaggio per timori legati alla propria incolumità, può prescindere dalle indicazioni del Ministero degli affari esteri, se corroborati da elementi che ne provano l'attendibilità come articoli di giornali, pareri di esperti, ecc.

La Corte di Cassazione ha più volte ribadito che il turista ha diritto alla risoluzione del contratto per il venir meno della causa concreta del contratto medesimo, consistente nel trascorrere un periodo di riposo, che verrebbe irrimediabilmente a mancare nel caso in cui si partisse per un Paese che non garantisce la sicurezza delle persone sul proprio territorio.

Dal punto di vista normativo il Codice del Turismo (decreto legislativo n.79/2011) prevede per chi si trovi in una situazione di comprovato pericolo dovuto ad attentati terroristici, il diritto di usufruire di un altro pacchetto turistico di qualità equivalente o superiore senza supplemento di prezzo o di un pacchetto turistico qualitativamente inferiore, previa restituzione della differenza di prezzo, oppure il diritto di ottenere il rimborso entro 7 giorni lavorativi dalla data di cancellazione: in quest'ultimo caso occorre inviare una raccomandata A/R sia al tour operator sia all'agenzia di viaggi in cui si richiede la cancellazione del soggiorno e il rimborso integrale di quanto corrisposto per il viaggio. In caso di mancata risposta o di rifiuto ad adempiere è possibile valutare la possibilità di agire in sede giudiziale.

Per qualsiasi informazione è possibile contattare i nostri sportelli Adoc in via Parma 10 a Torino al numero 011/4364331 o inviare una mail all'indirizzo adoc.torino@tiscali.it

Viaggio Truffa a Tenerife. Vince la causa contro il tour operator

Ivrea. Il giudice di pace dà ragione a una cinquantenne che aveva prenotato in agenzia Rimborsati tutti i 2mila euro spesi. I consumatori: «Documentare sempre i disagi e avere testimoni»

Ad agosto di una anno fa era partita per Tenerife per due settimane da sogno. Relax, spiagge isolate (questo c’era scritto sul depliant), che una volta atterrato l’aereo si sono rivelate un incubo. La signora, una 50enne di Ivrea, si è trovata ad alloggiare in una topaia. Scarafaggi tra le lenzuola, asciugamani strappati, sporcizia negli angoli e al posto della spiaggia una distesa di terra battuta punteggiata di mucchi di immondizia. Da lì l’azione legale contro il tour operator con il quale aveva firmato il contratto. A meno di un anno di distanza il giudice di pace le ha dato ragione. E la signora si è vista risarcita dell’intero pacchetto viaggio (duemila euro). Evento più unico che raro, per cui la donna deve ringraziare solo se stessa, spiegano dall’associazione dei consumatori Adoc Ivrea Canavese: «Primo: ha conservato il depliant – dice il presidente Felice Zuffo -. Secondo: ha documentato i disagi scattando fotografie più che eloquenti e ha segnalato i problemi per iscritto, e subito, al responsabile del villaggio che faceva da interfaccia per il tour operator. Questo le ha permesso di essere rimborsata al 100%, cosa che dovrebbe far rizzare le antenne a tutti coloro che stanno partendo in queste ore».

La turista aveva prenotato il viaggio in un’agenzia della zona. Casi simili i consumatori di Ivrea ne contano in media una decina l’anno, tre dall’inizio della stagione. E se le agenzie consigliano di «evitare le prenotazioni su internet», e di rivolgersi ad «operatori seri di cui si conoscano referenze e professionalità», i consumatori mettono sì in guardia soprattutto chi prenota via web, ma non solo loro. La regola è muoversi subito e non buttare nessun tipo di documentazione servita per prenotare la vacanza. «Facciamo un esempio, il depliant – spiegano dagli uffici Adoc che seguono questi casi –. Vale anche per chi prenota via web. Il depliant, se non ce l’abbiamo in mano, va stampato e conservato. E portato con noi quando partiamo». Deve essere chiaro, anche al turista, a fronte di quali promesse ha scelto quel viaggio, dettaglio per dettaglio. Secondo passo, la documentazione fotografica. Terza prova per un eventuale ricorso, i testimoni. «Se partiamo da soli dobbiamo crearceli facendoci dare i numeri di telefono di persone che potrebbero essere citate a nostro favore». La contestazione va fatta entro dieci giorni dal rientro. Il consiglio è di «rivolgersi direttamente al tour operator, che per legge risponde anche dell’agenzia intermediaria». In fase di transazione il tour operator formula un’offerta del valore del 20-30% del viaggio andato storto, che tra l’altro è recuperabile solo in bassa stagione. Motivo per cui tanti vanno avanti e si affidano alle associazioni consumatori per vedersi riconosciuto il dovuto in sede legale.

Per viaggi fino a 5mila euro risponde il giudice di pace, oltre il tribunale.

di Simona Bombonato

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