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Sicurezza a rischio, la compagnia aerea deve rimborsare il volo

Tra le cause che posso indurre una persona ad annullare un viaggio già prenotato, il rischio di attentati non è espressamente previsto. Eppure la situazione che si è generata negli ultimi tempi sta spingendo i tribunali ad accogliere le richieste di chi decidere di rinunciare a una vacanza per motivi di sicurezza.

 

Una coppia di torinesi ha impiegato un anno e mezzo per fare valere le proprie ragioni. Alla fine il giudice di pace ha condannato la Turkish Airlines a restituire loro le spese del volo - 363,80 euro - più 500 euro di spese legali per un andata e ritorno da Torino a Istanbul che avevano deciso all’ultimo momento di non prendere.

 

Situazione critica

 

Il biglietto era stato acquistato il 18 settembre 2014 e prevedeva un soggiorno nella capitale turca dal 13 al 16 ottobre. Il 9 ottobre, però, la coppia aveva deciso di lasciar perdere e si era rivolta al servizio clienti della compagnia aerea, che ha sede a Bologna, per ottenere la cancellazione del biglietto e il rimborso della spesa. Lo scenario era cambiato: nei giorni precedenti la situazione in Turchia si era fatta critica e il ministero degli Esteri italiano aveva pubblicato un avviso in cui sconsigliava le partenze.  

 

I due torinesi si sono però trovati a fronteggiare il muro di Turkish Airlines che, in un primo momento ha risposto spiegando che il biglietto acquistato non era rimborsabile in nessun caso. E quando la coppia si è rivolta all’Adoc, Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori, ha semplicemente smesso di rispondere alle mail e alle sollecitazioni inviate dagli avvocati Gianluca Nargiso e Tiziano Lucchese.

 

 

Cause di forza maggiore

 

Si è così arrivati alla causa, avviata più per una questione di principio - e per la determinazione di Adoc - che per avere indietro i 363 euro. Il giudice Costantino Cotterchio ha dato ragione ai legali dell’Adoc, basandosi sulla legge che disciplina la parte aeronautica del Codice della navigazione. «Se la partenza del passeggero è impedita per causa a lui non imputabile, il contratto è risolto e il vettore restituisce il prezzo di passaggio già pagato». Secondo i giudice di pace la norma fa riferimento a «eventi imprevedibili, nella loro generalità», capaci di impedire, suo malgrado, al passeggero di affrontare il viaggio. «La causa del mancato imbarco - e cioè la grave crisi politica esistente in Turchia e sfociata in gravi tumulti e repressioni di piazza nel settembre--ottobre 2014 - non è imputabile» ai due torinesi, «risultando altresì documentata sia a livello nazionale che internazionale». Dunque, «a buon diritto potevano temere per la propria incolumità, non essendo garantito uno standard minimo di sicurezza».

 

Mediazione fallita

 

Infine il giudice ha rilevato che la coppia aveva dato disdetta informando tempestivamente la compagnia e spiegando la rinuncia al viaggio con le raccomandazioni della Farnesina.

 

 

«Questa pronuncia fissa un paletto importante», ragiona Silvia Cugini, presidente di Adoc Piemonte, « e dovrebbe indurre le compagnie aeree a essere più disponibili e collaborative nei confronti dei passeggeri e delle associazioni dei consumatori. Non era nostra intenzione fare causa: abbiamo tentato la mediazione ma di fronte al silenzio di Turkish Airlines non abbiamo avuto scelta».

fonte La Stampa - Torino

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