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Viaggio Truffa a Tenerife. Vince la causa contro il tour operator

Ivrea. Il giudice di pace dà ragione a una cinquantenne che aveva prenotato in agenzia Rimborsati tutti i 2mila euro spesi. I consumatori: «Documentare sempre i disagi e avere testimoni»

Ad agosto di una anno fa era partita per Tenerife per due settimane da sogno. Relax, spiagge isolate (questo c’era scritto sul depliant), che una volta atterrato l’aereo si sono rivelate un incubo. La signora, una 50enne di Ivrea, si è trovata ad alloggiare in una topaia. Scarafaggi tra le lenzuola, asciugamani strappati, sporcizia negli angoli e al posto della spiaggia una distesa di terra battuta punteggiata di mucchi di immondizia. Da lì l’azione legale contro il tour operator con il quale aveva firmato il contratto. A meno di un anno di distanza il giudice di pace le ha dato ragione. E la signora si è vista risarcita dell’intero pacchetto viaggio (duemila euro). Evento più unico che raro, per cui la donna deve ringraziare solo se stessa, spiegano dall’associazione dei consumatori Adoc Ivrea Canavese: «Primo: ha conservato il depliant – dice il presidente Felice Zuffo -. Secondo: ha documentato i disagi scattando fotografie più che eloquenti e ha segnalato i problemi per iscritto, e subito, al responsabile del villaggio che faceva da interfaccia per il tour operator. Questo le ha permesso di essere rimborsata al 100%, cosa che dovrebbe far rizzare le antenne a tutti coloro che stanno partendo in queste ore».

La turista aveva prenotato il viaggio in un’agenzia della zona. Casi simili i consumatori di Ivrea ne contano in media una decina l’anno, tre dall’inizio della stagione. E se le agenzie consigliano di «evitare le prenotazioni su internet», e di rivolgersi ad «operatori seri di cui si conoscano referenze e professionalità», i consumatori mettono sì in guardia soprattutto chi prenota via web, ma non solo loro. La regola è muoversi subito e non buttare nessun tipo di documentazione servita per prenotare la vacanza. «Facciamo un esempio, il depliant – spiegano dagli uffici Adoc che seguono questi casi –. Vale anche per chi prenota via web. Il depliant, se non ce l’abbiamo in mano, va stampato e conservato. E portato con noi quando partiamo». Deve essere chiaro, anche al turista, a fronte di quali promesse ha scelto quel viaggio, dettaglio per dettaglio. Secondo passo, la documentazione fotografica. Terza prova per un eventuale ricorso, i testimoni. «Se partiamo da soli dobbiamo crearceli facendoci dare i numeri di telefono di persone che potrebbero essere citate a nostro favore». La contestazione va fatta entro dieci giorni dal rientro. Il consiglio è di «rivolgersi direttamente al tour operator, che per legge risponde anche dell’agenzia intermediaria». In fase di transazione il tour operator formula un’offerta del valore del 20-30% del viaggio andato storto, che tra l’altro è recuperabile solo in bassa stagione. Motivo per cui tanti vanno avanti e si affidano alle associazioni consumatori per vedersi riconosciuto il dovuto in sede legale.

Per viaggi fino a 5mila euro risponde il giudice di pace, oltre il tribunale.

di Simona Bombonato

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