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Rimborsi Smat, già 1200 ricorsi accolti

IVREA. Più di 1.200 rimborsi accettati e una raffica di richieste a firma degli amministratori di condominio da via Torino, via Jervis, via Verdi e via San Giuseppe, a Ivrea, come da via Pavone e via Castellamonte a Banchette, e da via Circonvallazione ancora a Pavone, paese in cui le richieste di indennizzo andate a buon fine sono 600 su un totale di 800. Rimborsi che nel caso specifico sono bollette a credito, una media di 200-300 euro per una famiglia standard.

Il caso delle bollette Smat, con applicata la tassa di depurazione a utenti che il servizio di depurazione non l’hanno mai visto nemmeno in cartolina, raggiunge numeri da record tanto a Ivrea quanto nei 13 Comuni dell’Eporediese dove non tutte le abitazioni sono collegate ai depuratori. Numeri da record che promettono di lievitare dopo le ferie.

Il caso è stato segnalato l’autunno scorso dall’associazione consumatori Adoc di Ivrea e Canavese, la prima a sollevare la questione sottoponendo a Smat le richieste di risarcimento che hanno fatto da apripista. Poi si sono mobilitati i Cinque stelle di Ivrea chiedendo in Consiglio la mappa della città con segnalate le zone non collegate al depuratore (mappa mai fornita, ma da Smat si è saputo che trattasi della non meglio specificata zona a sud della Dora), e ora anche il gruppo di minoranza in Consiglio Viviamo Ivrea sposa la causa lanciando la campagna “Smat, riprendiamoci i nostri soldi”, campagna che se per il momento punta sull’informazione, a settembre vedrà aprire degli sportelli ad hoc.

Unico punto dubbio: la data di scadenza c’è o non c’è? Se per Viviamo Ivrea la richiesta di rimborso va inviata a Smat entro il primo ottobre, per Adoc e per la stessa Smat non ci sono termini entro i quali agire. «Non ci sono termini di scadenza, a me questo non risulta proprio» assicura l’amministratore delegato Smat Paolo Romano. «Nessuna scadenza - garantisce Alberto Iorio Valtorta, vicepresidente Adoc - A Quincinetto è un conto, perché hanno sospeso il pagamento. Negli altri casi, invece, funziona così: se pago oggi ho tempo cinque anni da oggi per chiedere il risarcimento.

E a Ivrea il caso è particolare: sembrava che le utenze a sud della Dora fossero esentate dalla tassa di depurazione in quanto scaricano direttamente in Dora». Aspetto, questo, chiarito e confermato da Smat in primavera. «E invece è saltato fuori che non è così: nella famosa zona a sud della Dora ce n’è di gente che paga anche se non deve. E infatti Smat lì ha riconosciuto dei risarcimenti. Facendo però una proporzione con gli altri paesi, Ivrea, che conta circa 24mila abitanti, è ancora indietro. Non aiuta nemmeno il fatto che la prima richiesta di rimborso venga cassata». Succede nel 10% dei casi, ha ammesso Smat. «Solo nel 10% dei casi - ha confermato Romano - Gestiamo 350mila utenti in tutta la provincia e non è sempre facile, davanti a un ricorso, andare a vedere dove l'utenza scarica, dove è allacciata e poi ripercorrere le ramificazioni della fognatura. Alla recidiva degli utenti, scattano verifiche più approfondite che portano a volte a questi casi. Ma non sono molti, a occhio l'ordine di grandezza sarà di 15-25 casi».

Chi chiede il rimborso lo fa in virtù della sentenza della Corte costituzionale 335 del 15 ottobre 2008, nel punto in cui dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 14, della legge del 5 gennaio 1994 nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti «nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi».

Gli utenti hanno diritto a cinque anni di rimborsi, che tradotto in cifre significano cinque anni di tasse di depurazione già versate, all’incirca il 40-50% di ogni bolletta. Sono soldi che in 1200 si sono visti riconoscere come bollette a credito a conclusione di un iter durato mesi e in alcuni casi passato per più di un ricorso.

«Fa piacere che di tutta questa vicenda si stia interessando anche la politica» commenta il presidente Adoc Felice Zuffo. E Francesco Comotto di Viviamo Ivrea: «Sorprende che al riguardo l’amministrazione comunale non abbia mai preso posizione. Vero che il servizio è in mano a Smat ed è a lei che ci si deve rivolgere, ma sono i tuoi cittadini. Informarli no?».

Simona Bombonato - La sentinella del Canavese

Disservizio Wind Infostrada

Richiesta indennizzo a favore degli utenti per il disservizio Wind-Infostrada del 13.6.2014

ADOC Piemonte invita tutti gli abbonati al servizio di telefonia fissa e mobile Wind-Infostrada a rivolgersi presso le nostre sedi per inoltrare formale reclamo all'operatore telefonico colpevole del grave disservizio causato ai propri utenti nella giornata di venerdì 13 giugno 2014; è infatti diritto degli utenti ottenere l’indennizzo previsto dall’Autorità Garante per le Comunicazioni (AGCOM) tanto per sospensione o cessazione che per malfunzionamento del servizio telefonico (Delibera 73/11/CONS).

Maxi bolletta ridotta a un decimo

La fine dell’incubo è arrivata tre mesi dopo: Smat ha accordato le richieste avanzate a suo nome dall’associazione dei consumatori di Ivrea Adoc. E ha tramutato la maxi bolletta da 24mila euro per l’acqua consumata nel secondo semestre 2013, in un bolletta più umana pari a 2.400 euro da pagare in dodici rate. Adoc, che si era preso in carico il caso, è riuscita a centrare l’obiettivo. E ora, a spendersi in ringraziamenti e visite di riconoscenza, nella sede di via Gariglietti, a Ivrea, è direttamente lui, il pensionato 75enne che per colpa di una perdita alla rete idrica che alimenta un suo terreno fuori paese, ha rischiato di giocarsi irrimediabilmente il sonno. Il punto lo fa Alberto Iorio Valtorta, vicepresidente Adoc. «Smat ha accettato la nostra proposta - riassume - è cioè che al signore andasse fatta pagare l’acqua al costo di base, non al costo di quinta fascia che viene fatto valere davanti a utenti che fanno grandi consumi, in virtù del principio per cui più acqua usi più sale il costo al metro cubo che ti viene applicato». Trattandosi di una perdita, quindi di un consumo inconsapevole, era secondo Adoc inaccettabile calcolare l’importo moltiplicando il costo massimo al metro cubo per i 7.900 metri cubi di fatto a carico del pensionato. «Abbiamo chiesto la tariffa minima - riprende Valtorta. In soldoni, dopo tre mesi, è saltato fuori che il pensionato deve pagare un decimo della cifra di partenza. Bene». È stata stornata inoltre sia la depurazione sia la tassa della fognatura.

Alla fine, insomma, Smat ha fatto un passo indietro dopo un primo periodo in cui sembrava non voler sentire ragioni, appellandosi viceversa alla delibera del Consiglio di amministrazione del 25 giugno 2008 che disciplina i casi di questo tipo.

«Abbiamo trovato una soluzione, sono contento - commenta l’amministratore delegato di Smat, Paolo Romano. Questo dimostra che ascoltiamo il territorio e che siamo aperti a fare verifiche e cambiare idea nel bene degli utenti, se serve».

Intanto continua la pioggia di rimborsi a Pavone per la tassa di depurazione pagata negli ultimi cinque anni per un servizio mai reso. Da Adoc ne calcolano in media una decina a settimana. In tutto, su 800 utenze ne sono state indennizzate 600 e nel 10% dei casi si tratta di risarcimenti chiesti in seconda battuta dopo un primo no da parte del gestore del servizio.

Simona Bombonato - La Sentinella del Canavese

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