Licenziato "a voce": va risarcito

Se si è licenziati in tronco, con poche parole e senza la forma scritta prevista dalla legge, il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno, pari alle retribuzioni perse. Lo afferma la Cassazione, che (sentenza 77/2011)  ha rigettato il ricorso presentato dalla Lega Nazionale Dilettanti della FIGC, condannata in secondo grado a risarcire il danno cagionato ad un lavoratore a seguito di licenziamento orale.

Il caso

La Corte d'appello di Roma aveva accertato che il rapporto di lavoro subordinato era stato interrotto da un licenziamento orale intimato dalla Lega e la condannava a risarcire il danno con una somma pari a tre anni di retribuzioni.
La Cassazione, nel confermare la condanna, spiega che "l'assoggettamento del lavoratore a direttive del datore di lavoro circa le mansioni da svolgere, ad un orario di sei ore al giorno ed all'obbligo di giustificare le assenze nonché di chiedere ferie e permessi configura un rapporto di lavoro subordinato". In quanto al licenziamento orale, il lavoratore non fruisce della tutela dell'art. 18 dello Statuto dei lavoratori ma può comunque far valere la nullità del licenziamento, che non interrompe la continuità del rapporto di lavoro.